Il secolo che muore, vol. IV

Part 17

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Da tante parti assalito, il povero uomo male si poteva schermire; egli non chiese, nè l'animo altero gli avria consentito chiedere soccorso; pure, chi sa? Già aveva incominciato ad affacciarglisi allo spirito la nota sentenza che dicono di Dio: «maledetto l'uomo che confida nell'uomo.» Ma se gli si affacciò, non ebbe tempo a compire la immagine, perocchè subito sentisse un battere di colpi frequenti e poderosi come di mazza sopra la incudine, e schiusi gli occhi alcun poco vide Curio avvampante così, che pareva mandasse faville: afferrata con la destra la brocca del wiskey e con la manca quella della birra rimaste su la tavola, pestava giù busse da stritolare le ossa; nè Filippo gli rimaneva addietro, che adoperava il suo bastone di punta dando nei fianchi ai ribaldi, i quali, sfidati di poter durare il combattimento ad armi pari, trassero fuori delle tasche il _bowieknife_, ovvero _coltello piegatoio_, che gli americani maneggiano con maestria terribilmente celebre: non era tempo di gingillarsi cotesto; però Filippo e Curio, recatesi in mano le rivoltelle a sei colpi, le armarono e ad una voce imposero:

— Giù i coltelli!

E siccome i tessiani parevano tentennare, Curio riprese:

— Io voto a Dio di bucarvi come crivelli, marrani! Costuma nel vostro paese di libertà avventarsi in tre contro un vecchio disarmato?

I tessiani misero subito, o finsero mettere il cervello a partito, e ripiegati i coltelli dissero:

— Caramba! al diavolo il Sandiford, il Talaveyra e la presidenza della Contea; su via, _bagnamo la parola_ e non pensiamoci più.

— Andate pei fatti vostri, cercate i vostri amici tra i comanchi, ubbriacatevi con loro: noi vi sputiamo.

I tessiani si allontanarono brontolando come mastini vergati. Allora i nostri amici si volsero a curare il vecchio: il sangue per virtù dell'acqua e dell'aceto fu ristagnato; e se togli l'occhio infaonato, il naso gonfio e un forte senso di bruciore nella fronte, non rimase altra traccia di battaglia sopra la faccia del vecchio.

— E adesso, signore, che cosa pensate di fare? domanda Curio; e l'altro:

— Penso tornarmene al mio _ranchero_; tanto fino a domani l'altro, e sarebbe bazza, il battello non può essere restaurato; di cavalli non patiamo penuria; in cinque minuti ne trovo due per voi; qui presso pasce il mio, e se gli mando un fischio mi comparisce in men che non balena davanti: affrettandoci, fra due ore ci possiamo trovare a casa.

— Signore, dalle vostre parole ricaviamo come voi intendiate menarci a casa vostra; della cortesia gran mercè, ma noi, con vostra licenza, abbiamo deciso rimanerci qui, finchè l'_Erebo_ non sia risarcito.

— Ed io non vi do nè devo darvi questa licenza; perchè voi non conoscete con che schiuma di ribaldi l'abbiate a fare. I nativi del paese e coloro che mi offesero sono tessiani puro sangue, vanno composti per un terzo di ferocia ereditata dai selvaggi cannibali, per un terzo d'ipocrisia infusa gratis dai preti nella loro anima, e finalmente per un terzo di rapina, istinto loro naturale educato da Cortez, da Pizzarro, e un po' anche dal generale Jackson, presidente della Unione. Guai a voi se anche una notte sola vi fermaste qui! Prima che tramonti il sole fate con seco gli ultimi convenevoli, perchè su in cielo voi non lo vedrete ricomparire mai più. Siccome questo non posso sopportare io, dunque meno parole e a cavallo.

Come il vecchio aveva già detto, il suo cavallo, chiamato dal fischio del padrone, in un attimo ricomparve; tutti gli arnesi aveva addosso, tranne briglia e morso, che avvolti assieme pendevano dal posolino della sella. Appena si ebbe palesato il bisogno, vennero offerti al vecchio colono parecchi cavalli; egli scelse quelli i quali giudicò più mansi; ma prima che gli amici salissero in sella li interrogò:

— Siete usi a tenervi bene in arcione?

— Andate franco; noi siamo da bosco e da riviera.

— Scusate! Non ho inteso pregiudicarvi; era debito mio avvertirvi, perchè questi cavalli, comecchè mi sieno sembrati a bastanza quieti, pure sono _mustanghi_, che si agguantano col laccio per servircene, e dopo serviti si rimandano al branco, se pure non giudichino di tornarci di proprio moto scaraventando il cavaliere in mezzo della strada. Basta, uomo avvisato è mezzo salvato.

Partirono i cavalli, senza stimolo presero a correre via come il vento; il loro cammino era in mezzo ad un mare di biade mature, dove altri cavalli passando avevano lasciato la traccia; imperciocchè l'aspetto della campagna troppo comparisse mutato da quello che fu; e dove un giorno s'incontravano macchie fitte, dentro le quali qualche albero intaccato serviva di guida, e per passarci bisognava abbassare il capo fin sul collo del cavallo, onde non investire nei rami degli alberi inestricabilmente avviticchiati, adesso la vista spaziava sopra una superficie senza confine: però il terreno coperto dalle paglie abbattute non si vedeva, sicchè se i cavalli non fossero stati provvisti di garetti di acciaio, avrebbero traboccato ad ogni momento a cagione dei solchi o di qualche fossa cieca. La furia della corsa appena permetteva ai cavalieri di respirare; in terra gli oggetti circostanti sparivano via come larve di morti allo spuntare del primo raggio del sole; in cielo le nuvole sembrava corressero a precipizio per rovesciarsi su i cavalieri. Dopo un lungo imperversare giunsero in parte dove comparve una via tracciata, non però massicciata; cavalli e cavalieri erano sfiniti e grondavano sudore, e procedendo a furia senza cautela si correva rischio di non potere più levare le gambe da coteste fitte.

Rallentato il passo, quieto alquanto l'ansare angoscioso, Curio favellò:

— Mio riverito amico, se al vostro paese così si chiama andare di trotto, mi garberebbe proprio sapere da voi che nome abbia andare a rotta di collo.

Il vecchio rispose:

— Era mestieri camminare così per giungere a casa prima che abbui.

— O che dista molto di qua il vostro _ranchero_?

— Eccolo là.

E il vecchio additava una gran casa bianca, in apparenza lontana tre miglia; intorno alla casa sorgeva non una foresta, bensì parecchi gruppi di magnolie, di cui le foglie smaltate di smeraldo riflettevano in luce di oro i raggi del sole occidente e la vestivano di un nimbo luminoso pari a quello che i sacerdoti ponevano e pongono intorno al capo degli dei e dei santi; di sul tetto scappava un pennacchio di fumo, che candido e grazioso si spandeva per l'orizzonte, come lo invito della ospitalità ai pellegrini bisognosi di cibo e di riposo.

Di un tratto le tenebre scendono su la terra, e dense così che i nostri viaggiatori non vedevano più la casa, meta del cammino; ma il vecchio, preparato al caso, cavò un sibilo acutissimo da un fischietto di marina, e subito dopo le finestre della magione apparvero illuminate; dalle porte aperte trassero altresì persone con torce di pino accese. Di corto toccarono le soglie della casa; il vecchio saltò giù destro e leggero; gli altri lo imitarono con meno sveltezza, sentendosi mezzo rotti e scorticati per intero; tuttavia egli, presili per mano ed introdottili in sala, lietamente favellò:

— Se potessi restituirvi la patria, lo farei; ma consolatevi; voi non vi potete più dire di trovarvi in terra straniera, poichè il vostro capo si posa sotto tetto italiano.

Dopo si fece schierare davanti tutti i negri addetti al servizio domestico, e due bianchi, che alle sembianze si davano a conoscere per tessiani, e tale lor disse in suono di padrone:

— Don Giacinto, e voi, don Patricio, voi siete del paese e non ci ha mestieri troppe parole per farvi comprendere di che si tratti: abbiamo litigato; ci è corso un po' di sangue; poteva esser peggio, ma in grazia di questi gentiluomini i miei nemici non hanno potuto mordermi; pertanto attendete con diligenza a far governare i cavalli; poi ordinate ai negri della stalla chiudano porte e finestre e le assicurino dentro con le stanghe traverse; voi chiudeteli nella stalla assicurandovi che in qualunque evento non possano uscire; con diligenza pari chiudete e sprangate tutte le porte e le finestre del piano terreno e del primo piano; traete dall'armeria cinque carabine di precisione a sei colpi, con le sacchette della munizione; provate e riprovate se si trovino in punto; due tenete per voi; le altre servono a questi signori e a me; sturate le feritoie e stieno allestite la contessa e la marchesa: andate. — Di voi altri, soggiunse volto ai negri, due stieno al servizio di questi signori; tu, Antonio, verrai meco; i tre che restano apparecchino la mensa e ammanniscano cena. Su presto, andate e procurate di rompermi stoviglie meno che potete.

Dopo questo discorso, i tre che dovevano attendere alla cena salutarono e partirono. I due negri addetti al servizio di Curio e di Filippo, precedendoli co' candelieri accesi, li condussero in due bellissime camere che davano sopra un cortile interno tutto piantato di spalliere di gelsomini volti a pergola, con una magnolia grandiflora, magnifica a vedersi, nel mezzo. I negri, per essere reverenti in atto, non procedevano meno risoluti e ratti, perchè, senza profferire parola, agguantati i nostri personaggi, in un attimo li spogliano, li inondano di acqua diaccia e di aceto; li stropicciano, prima con le spazzole, poi con le spugne; asciugati, li rivestono di tela bambagina odorosa; i nostri volevano rivestire i propri panni, ma i negri assolutamente impedirono, dicendo che i panni loro dovevano prima asciugare del sudore onde erano pregni, e dopo spolverarli e ripulirli; e poichè la ragione parve buona, si lasciarono fare in tutto e per tutto, sicchè in breve si sentirono ricreati.

In questa ecco l'ospite azzimato, anch'egli biancovestito, con varie strisce di drappo nero ingommato su la faccia, comparire nella stanza di Curio, attigua a quella di Filippo, il quale, dopo licenziato i negri, invitò gli ospiti a sedere, ed egli pure essendosi seduto così disse loro:

— Capisco, amici miei, che io devo esservi comparso uomo strano e bizzarro, mentre non vi ha cosa che tanto mi piaccia e mi garbi praticare quanto la semplicità: in breve vi chiarisco intorno alla mia condotta: se avessi sofferto lasciarvi questa notte a Columbus, ora sareste carne fredda o prossimi a diventarlo... e mi pare avervelo già detto... lo so... lo so, e me ne fido; giovanotto! non istate a tentennare il capo ghignando; fidato nella forza e nella animosità vostre, voi ne avreste ammazzati tre, quattro, ma all'ultimo avreste dovuto soccombere; per la medesima causa io vi ho fatto correre a scavezzacollo, timoroso che non c'inseguissero e non ci assalissero per via. Ora siamo salvi, ma, notatelo bene, non già sicuri da nuovi assalti, perchè la diversità che corre tra l'americano di razza inglese e l'americano di razza spagnuola è questa: l'americano anglo-sassone rifugge dai conti lunghi; liquida presto ogni cosa, amori, odi, merci, fondi rustici e urbani; ti fa la quitanza di una ferita come di una cambiale: la morte si salda da sè: paga l'oste, muta l'oste; tale la sua divisa; l'americano spagnuolo infila la vendetta come un paternostro di più al suo rosario, e lo recita la mattina e la sera, finchè non si sia vendicato. L'anima dello americano spagnuolo, voi lo sapete, è una società in accomandita costituita da tre soli azionisti, il prete, il filibustiere e la _pelle rossa_. Forse m'ingannerò, ma ci è caso che questa notte stessa vengano ad assaltarci i nostri elettori di Columbus, onde io mi sono armato di provvidenza per riceverli come si meritano.

— Voi lo temete?

— Anzi, pensandoci meglio, ne vado sicuro.

— A quale ora li aspettate? E in quanti giudicate che verranno?

— Verranno nell'ora che ci crederanno immersi nel sonno, e in maggior numero che potranno; pari in tutto alla pantera, che non conosce generosità, e quanto più l'è dato sbranare con sicurezza, tanto meglio per lei.

— E di quali forze possiamo disporre per difenderci?

— Poche, ma bastano e ne avanzeranno; _in primis_ questa casa resiste a qualunque assalto; a nostro danno non possono adoperare altro che carabine e rivoltelle; essi combatteranno di fuori, noi per di dentro; essi scoperti, riparati ottimamente noi; sicchè li potremo ammazzare quasi a man salva; i combattenti dalla parte nostra sono meno di quelli che condusse in Grecia Serse: io, voi e i due _peoni_.

— O i negri?

— I negri non si vogliono adoperare, perchè facili a sgomentarsi e a fuggire: presso me ne tengo pochi impiegati nel servizio di casa; gli altri stanno su i poderi, o badano il bestiame; all'opposto i _peoni_ idonei ai traffici, ai trasporti, alla ragioneria ed alla difesa; e però essendomi capitato di fare buon mercato, comprai quei due che avete visto in casa.

— Non ci capisco un'acca, riprese Curio; o come va che emancipate i neri e poi comprate i bianchi?

Il vecchio sorridendo rispose:

— Io vi chiarisco in quattro parole. Messicani o tessiani, in questo somiglievoli agli antichi germani, di cui ci narra Tacito, che disperati al giuoco, dopo perduto beni mobili e immobili, armi, cane, cavallo e donna, buttavano su per posta la propria libertà. Il messicano e il tessiano, quantunque capaci di tendere insidie alla vostra vita, osservano religiosamente il contratto che li fa schiavi altrui: onde ciò avvenga, la sua ragione ci ha da essere; mi basta così, senza che io mi pigli la gatta a pelare di rinvenire la causa di queste perpetue contradizioni umane. Qualche volta avviene che il _peone_, sebbene disposto a servire fedelmente, si trovi per l'acerbezza del padrone alla porta della pazienza co' sassi: allora di due cose l'una; gli preme o non gli preme la vita; se non gli preme, fende il cuore al padrone, e poco dopo è impiccato anche lui; ovvero gli preme, e chiamato il padrone in disparte tale gli favella succinto:

— Consiglio vostra signoria a vendermi senza perdere tempo, perchè l'avviso che, tenendomi presso di lei, prima che domenica arrivi io avrei pensato di tagliarle la gola.

Allora il padrone non si tiene le mani a cintola, si dà moto dintorno per disfarsi del _peone_ come di cavallo che abbia il tiro secco. Da questo in fuori non ci è verso che uomini bianchi vengano a servirvi per salario; non li emancipo perchè ho bisogno di loro, ed affrancandoli non si fermerebbero meco nè anche un minuto; ma da loro non esigo lavori servili, li tratto co' riguardi che meritano; hanno mensa e stanza separate dagli altri; da me solo dipendono; non diffido, ma neppure mi addormento in grembo a loro, e fin qui li ho riscontrati puntuali. Quanto a coraggio non preme parlarne; mangerebbero il fuoco. Oltre queste difese che vi ho detto, avremo di rinforzo due signore, le quali fanno grazia accorrere in mio soccorso quando le chiamo; confido che anche voi le avrete a commendare per buone e per belle; io non le baratterei con le Camille, le Pantesilee, le Marfise antiche, nè con la moderna nostra Scannagatta; è provato che scendono da nobile sangue, onde noi chiamiamo una contessa e l'altra marchesa; qualora io le trovi cortesi secondo il consueto, e come non dubito, mi procurerò l'onore di presentarvele.

Curio e Filippo si guardarono in faccia confusi, dubitando che il cervello dell'ospite avesse preso di un tratto la via dei campi, ovvero li uccellasse, e stavano in procinto di chiedergliene spiegazione, quando comparve su la soglia della camera un _peone_, il quale con molto sussiego avvisò:

— Le vostre signorie sono servite.

Scesero tutti nel tinello, con mirabile eleganza addobbato e imbandito; dopo assettatisi a mensa l'ospite domandò agli ospiti:

— Piacevi, signori, che inviti la marchesa e la contessa?

— O signore, che dite mai? Noi l'avremo per grazia.

— Giacinto, Patricio, abbiate la compiacenza di condurre fin qua le nostre signore.

Curio e Filippo tenevano tesi gli sguardi sopra la porta donde erano scomparsi i due _peoni_, quando un ruggito formidabile li costrinse a voltarsi dal lato opposto, e videro da due postierle praticate nella parete sbucare fuori una pantera ed una orsa spaventevoli per mole e stupendamente belle. L'ospite avendole chiamate pei loro nomi, esse con segni manifesti di allegrezza si affrettarono a posargli il muso una su la coscia sinistra e l'altra su la destra; egli le brancicò, tirò loro le orecchie, i peli del muso, e con soddisfazione scambievole ricambiaronsi lezi e carezze; iterate tre volte e quattro le gentili accoglienze, l'ospite offerse all'orsa pannocchie di maiz abbrustolite, ch'ella parve gradire moltissimo, essendosi messa immediatamente a sgretolarle come se fossero cialdoni; alla pantera distribuì parecchie braciuole di montone, che ella accettò con gradimento punto minore.

Curio e Filippo sentirono loro malgrado pigliarsi da uno sgomento, che paura non si poteva dire, bensì un desiderio di mano in mano più intenso, che coteste belve se ne andassero pei fatti loro; ma l'ospite, dilettandosi dello imbarazzo dei nostri amici, vôlto ad essi con allegra faccia favellò:

— Signori, sembra che voi non siate usi a corteggiare dame, perchè a quest'ora voi non avreste mancato di offerire i vostri convenevoli a queste signore.

— Vi siete apposto alla prima: noi siamo vaghi di femmine come il cane delle mazze.

— Queste dame, quantunque non battezzate, sono use a rendere bene per male; quindi per insegnarvi carità e gentilezza verranno da voi a presentarvi i loro complimenti.

— Ci fareste grazia di avvisarle che oggi le dispensiamo; sarà per un'altra volta.

— Scortesi! Contessa, marchesa, consolatevi; chi non vi vuole, non vi merita; e poichè a trattenervi più oltre con questi villani la vostra dignità ci scapiterebbe, così v'invito a ritirarvi.

E preso un nerbo lo alzò per confermare le parole col cenno: le belve, capita la ragia, partirono brontolando; anzi l'orsa per vezzo ammiccò un pugno al padrone. Scomparse che furono, Curio non potè trattenersi dal domandare all'ospite:

— Ed ora, che capestreria è cotesta di tenervi con tanta domestichezza al fianco belve le quali in un estro di ferocia potrebbero sbranare voi o taluno della vostra famiglia?

— Le bestie, anche ferocissime, caro mio, quando non facciate loro penuriare il cibo e non le vessiate, amano vivere in pace con tutti, nè io me le tengo in casa per capestreria, bensì per bisogno. Voi avete a sapere che qui nel Texas costuma allevarci in casa orsi, pantere e leopardi, ma di questi meno, perchè sovente li proviamo codardi.[17] Chi sa che non abbiamo a vedere le bestie al cimento; allora giudicherete da per voi stessi che cosa sieno capaci di fare.

[17] «Sur la route de Fredericksbourg la ferme d'un monsieur Masenbach est gardée par des ours apprivoisés en guise des chiens». Domenech, _Journal d'un missionaire au Texas et au Mexique_, p. 39. Questo fatto confermano parecchi altri viaggiatori.

Sederono a mensa, dove i negri, sorvegliati da Giacinto e da Patricio, rigidi osservatori di ogni regola di governo della buona famiglia, ministrarono: comecchè apparisse piuttosto parca che copiosa la cena, e i commensali fossero sobri, tuttavia tanto presero diletto nei mutui ragionari, che produssero la notte alle tardissime ore; e già le stelle cadenti persuadevano al sonno, quando di un tratto la casa rintronò di spaventosi ruggiti, e subito comparve su l'uscio don Giacinto, armato di carabina, che disse:

— Signore! dallo strepito che fanno le canne di zucchero violentemente troncate arguisco che si accosta un branco di cavalli a corsa...

— E di cavalieri, aggiunse il padrone senza alterarsi nè moversi da tavola; don Patricio dov'è?

— Di sentinella a tramontana.

— Da cotesta parte non ci hanno porte, e gl'impostoni a piano sono chiusi e bene assicurati; pure riscontrate meglio; poi andate a terreno e appuntellate gli usci della porta maggiore e delle laterali. Dove avete ripiegato i neri?

— Nel dormentorio.

— Chiudeteceli a doppia chiave, chè se escono mettono per paura a scompiglio ogni cosa; sturate le feritoie alle sole tre finestre di sala; qui portate le armi da taglio e da tiro, e deponete tutto su questa tavola; spegnete i lumi, ma lasciate accese le lanterne sorde.

Il _peone_ andò a fare l'officio; il vecchio continuava tranquillo:

— Non ci ha dubbio, e' sono i nostri amici di Columbus che vengono in forze a visitarci; se non arrivano in mille non sarà colpa loro; ma una trentina li aspetto; a loro danno noi gl'insegneremo che tal bue crede andare a pascere e poi va al macello.

Intanto cresce il fracasso, ed a giudicarne dal rovinio, avevano ad essere una gran frotta. I _peoni_ tornano in sala, riferiscono eseguiti a capello i comandi; dispongono su la tavola armi e munizioni, sturano le feritoie, spengono i lumi. Ora bazza a chi tocca. Il vecchio si alza, prende una carabina a sei colpi e con suono metallico di voce comanda:

— La finestra di mezzo difendo solo; don Patricio, e voi, signor Filippo, compiacetevi appostarvi alle feritoie della finestra a manca; don Giacinto, signor Curio, facciano lo stesso a quelle di destra; veruno spari senza ordine mio. Giacinto, Patricio, le signorie vostre si sono obbligate senza restrizione a difendermi, ma caso mai la loro coscienza li rinfacciasse sostenere causa ingiusta, ovvero aborrissero da combattere i propri paesani, io li dispenso da pigliar parte nel combattimento.

— A vero dire, rispose don Patricio, io nacqui a Matamoros, e perciò fui e sono messicano; ma non rileva; ladroni giudico quelli che vengono ad assalirci, ed i ladroni, a mio parere, non hanno patria nel mondo.

— Sentenza di oro da legarsi in oro, soggiunse don Giacinto; con l'aiuto di Dio, della beata Vergine e dei santi Pietro e Paolo, noi li ammazzeremo come cani.

Dopo ciò tacquero: gli assalitori, supponendo che gli abitanti del _ranchero_ dormissero la grossa, e nella fiducia di coglierli alla sprovvista, mano a mano si accostano, adoperano precauzione, scendono pianamente da cavallo e girano attorno alla casa per riconoscerla. Non si vedevano ma si sentivano giù a piè del muro tentare le porte; allora al vecchio parve bene mandarli a salutare, ed ordinò il fuoco. Cinque palle volarono a un punto, tre senza costrutto, ma due ebbero il debito recapito, a giudicarne da due stramazzoni per terra e da un diluvio di bestemmie. Gli assalitori scostaronsi, e addopatisi dietro il fusto degli alberi circostanti, quinci impresero un fuoco alla dirotta; gli assaliti barattavano tre pani per coppia: a giudicarne dai tiri simultanei, gli assalitori, se non arrivavano a cinquanta, meno di trenta non erano.

Il vecchio, sboglientita la prima furia, considerava e codesto mo' sprecarsi polvere e palle senza levare un ragnatelo dal buco, per la qual cosa ordinava cessassero il fuoco, tenessero le armi ammannite; egli voler vedere un po' che almanaccassero i nemici. Gli assalitori si valgono della tregua per consigliarsi su quanto era da fare; deliberarono lo incendio, a tal fine raccolgono mucchi di canne da zucchero, foglie secche, arbusti, e fattane catasta davanti la porta maggiore ci appiccano il fuoco: era loro disegno, appena la porta incendiata avesse concesso l'adito, entrare in casa e quivi mettere a ruba quanto capitasse loro alle mani; se poi questo non avessero potuto fare senza troppo pericolo, allora avrebbero lasciato abbruciare la casa con tutti quelli che ci erano dentro.

Il vecchio aguzzava la vista e lo udito, ma non veniva a capo d'indovinare quello che gli assalitori armeggiassero.