Part 16
— Ed anco noi siamo digiuni da ieri.
— Dunque venite meco, che saprò io dove darmi di capo.
Curio e Filippo tennero dietro al tessiano, maravigliando forte com'egli s'incamminasse verso la spiaggia dove aveva investito l'_Erebo_; ma la maraviglia loro crebbe oltremodo quando da un fianco del battello incagliato videro un nugolo di maestri di ascia, segatori, carpentieri, calafati ed altri operai siffatti, usciti come per incanto di sotto terra, che lavoravano a furia per risarcirlo; dall'altro fianco del battello, immediatamente a canto, sorgeva sopra la spiaggia una baracca ornata di festoni di rami, di bandiere nella massima parte americane; fra quelle delle altre nazioni primeggiavano le papaline, venivano dopo le inglesi; scarse le francesi; delle italiane nessuna. Sopra la baracca una immensa bandiera bianca di bambagina, dove avevano dipinto in fretta con tinta nera: «grande banchetto elettorale tessiano; tre mense; antipasto, pranzo, frutti, pasticcerie, birra e wiskey tutto compreso; un dollaro a testa».
La guida dei nostri viaggiatori tentennò il capo e sorridendo disse:
— Per far quattrini su l'acqua gli americani danno dei punti al diavolo. — Poi volto ai compagni soggiunge: — che ve ne pare?
— Parcene bene; ma com'entra qui la bandiera del papa?
— Ci entra come la civetta per pigliare le lodole: la più parte dei tessiani appartengono alla religione cattolica; e l'americano si serve della bandiera del papa per richiamo a fare una bella retata. Vale il pregio che voi ci assistiate, siete forestieri e deve riuscirvi dilettevole conoscere i costumi del paese.
— Dispensateci, signore, la nostra povertà non ci permette il lusso di simili banchetti.
— Ciò non tenga; pregovi accettare il mio invito.
— Signore, rispose Curio alquanto alterato, la nostra educazione ci vieta accettare di questa maniera inviti da stranieri.
— Straniero io! Voi siete italiani, ed io sapete dove nacqui? A Novara; dunque venite meco, e non mi state a seccare.
— Ma noi non vi conosciamo; e voi come sapete che noi siamo italiani?
— Ci voleva Colombo a scoprirlo! Mentre ci troviamo insieme, voi senza accorgervene avete ricambiato tra voi un paio di dozzine di parole lombarde. Non mi conoscete! Oh! che l'uomo si può chiamare straniero all'uomo; anzi l'italiano all'italiano quando la ventura glie lo fa incontrare in luogo lontano dalla patria? Orgoglio! orgoglio! Il poeta ha detto:
. . . . . . . . regale è cosa Serbar nelle sventure altero il nome;
ma io innanzi tratto mi professo popolano, nè voi, chiedo scusa, non mi parete tagliati dal legno onde si fanno i duchi; a noi pertanto corre il debito di aiutarci; e non ho mai sentito dire che la ospitalità umili l'ospite; certo questa non è casa mia, ma come pubblica posso esercitarvi ottimamente l'offizio della ospitalità.
Le parole sapevano di brusco, ma così dolce le temperava la soavità della voce, che i nostri viaggiatori gli tennero dietro senz'altro parole.
Dentro la baracca stavano disposte quattro tavole per lungo; in fondo, in luogo più eminente, una per traverso; dietro a questa, anche più in alto, un pulpito con allato una campana di bordo. Sul pulpito faceva bella mostra di sè il capitano vestito di nero con la cravatta bianca; la sua destra guantata pure di bianco teneva la catena della campana. Le mense spoglie di tovaglioli, bocce e bicchieri; un solo piatto per uomo, ed una sola posata: sopra le mense a mucchi carote, cipolle, patate e batate, pannocchie di maiz o granturco bianco, rape, navoni ed altre siffatte galanterie.
— Attenzione! urla il capitano. Adesso incominciò a sonare la campana a distesa; poi fermo; dopo tre tocchi... primo... secondo... terzo; al terzo ognuno pigli posto, si serva e mangi come può e quanto può.
Come disse fece; al terzo tocco un rovinìo di gente si affolla verso la mensa, e, come accade, ci furono spintoni da stramazzare un bufalo e gomitate da rompere una coppia di costole almeno, pestamenti di calli da far vedere tre soli in cielo e bestemmiare in terra: alla meglio o alla peggio aggreppiaronsi tutti, e senza alcun riguardo pel prossimo ognuno stese le mani rapaci e pronte al mucchio dei vegetali, procurando grancirne quanti più poteva; subito dopo tuffatili nel pimento presero a sgretolarli a morsi, sicchè subito si levò la soave armonia che menano i cavalli quando masticano fave. Parecchi i quali avevano abusato del pimento, sentendosi bruciare la gola, gridavano: bere! da bere!
Il capitano agita da capo la campana, ed ecco uscire dalla banda del bastimento e scendere per lo scaleo in cadenza una processione di negri a due a due, i quali portavano gravemente inzuppiere di metallo; accostaronsi alle mense e quivi stettero bianco vestiti e impalati. Obbedendo poi a nuovo ordine, loro significato mercè il rintocco della campana, depongono le inzuppiere sopra le tavole e tornano su ritti. Venti mani calarono in un attimo sopra ciascheduna inzuppiera e la scoperchiarono:
— Dannazione! Vuote! Come vuote? Perchè vuote? urlano i commensali voltisi verso il capitano e tendendo contro lui i pugni chiusi.
— Attenzione! senza punto commoversi grida più forte il capitano, e rincalza la sua voce col suono della campana. La mensa, o cittadini, esercita due forze; la prima sul principio, la seconda all'ultimo; una è centripeta; di fatti vi vedo seduti tutti, e Dio vi benedica; l'altra è centrifuga, e pasciuti che foste, vi sperdereste di qua e di là, e bravo chi vi agguanterebbe; io vi ho contato e voi siete giusto duecentoquindici: ognuno deponga il suo dollaro nella inzuppiera, e riscosso che abbia il costo del pranzo io ve lo continuerò sotto i lieti auspicii coi quali l'abbiamo incominciato.
Gli americani non si adontarono dello strano ragionamento: anzi taluno esclamò:
— Molto benissimo! — intanto che gettava il suo dollaro nella zuppiera.
Qualche tessiano di origine spagnuola parve volersene risentire, senonchè la coscienza, tirandogli una falda del vestito, gli susurrò dentro all'orecchio destro: giù la superbia, che tu sei fantino non solo da scroccarti lo scotto, ma sì di portarti via la posata. E la fame, tirandolo per l'altra falda, gli urlò nell'orecchio sinistro: arrabbio: ond'egli si adattò a pagare, e gittando il dollaro tempestava percotendo del pugno su la tavola: da bere! da mangiare!
Allora il pranzo riprese il suo andamento con tale puntualità, che meglio non avrebbe potuto ordinare il capitano Lamarmora, _buon'anima_, se togli che questi alla campana avrebbe sostituito il figlio della sua predilezione, il _tamburo_... Ed ella che vuole, signor lettore, che mi fa cenno di parlare? Udiamo, via, che ho fretta... sicuro! Siamo d'accordo! Se il confessore glielo avesse consigliato, il capitano Lamarmora avrebbe tenuto ferma la campana e sagrificato il _tamburo_, — anche Abramo per piacere a Dio non si ammannì a sagrificare Isacco; — molto più ch'è fama la campana inventasse san Paolino vescovo di Nola, e il tamburo sia di origine turca.
Di che cosa andasse composto il pranzo non vale il pregio di scrivere; ci furono braciole di bove arrostite; — e poi lombate di bove arrosto; — e poi daini, oche, anitre salvatiche girate nello spiedo; pesce su la gratella, e tutto spolverizzato di pimento in guisa che ci pareva piovuto sopra; le ultime mense andarono composte di torte di salmone salato, mosciama, buttagra, salacche e simili altre delizie da mettere il fuoco in corpo al Mongibello. Con questo tiro furbesco avvenne che le vivande bastarono e ne avanzarono, un po' perchè ce n'era copia, e un po' perchè cucinate in modo, che nè anche all'inferno si farebbe peggio; ma del bere avevano patito penuria, ed ora boccheggiavano a labbra asciutte più assetati che mai; però bisogna dire, a onore del capitano, che nè anche l'acqua del Colorado convertita in birra o in wiskey, rhum e cannella sarebbe bastata per cotesta razza gorgozzuli. Il capitano si coperse il capo e con voce sonora disse:
— La seduta è sciolta, chi vuol bere se lo paghi.
Tuttavia quest'uomo dabbene ebbe avvertenza, perocchè in una baracca succursale, fabbricata dietro la baracca da pranzo, era instituita canova di vino e di ogni altra ragione liquori.
I nostri italiani, quantunque avessero piuttosto riso che mangiato, pure il pimento aveva loro messo il diavolo in bocca; il wiskey gliel'avrebbe finita di sgallare; la cervogia la più parte degli italiani giudica medicina; onde l'ospite gentile, che questo conobbe, desideroso di gratificare i patriotti, commise che portassero qualche bottiglia di bordò. Adesso accadde che mentr'essi centellavano il prezioso liquore, alternando di bei ragionamenti, tre tessiani, di cui uno il promotore della candidatura del presidente _schiavista_, senior Talaveyra y Musquito di Gonzalez, si assettassero a canto loro, e fumando e bevendo bicchieri colmi di rhum, urlassero a coro; di un tratto ad uno di essi saltò in capo la fantasia di voltarsi al nuovo amico dei nostri personaggi e interrogarlo con piglio arrogante:
— Dunque vostra signoria è risoluta recarsi ad ogni costo a Columbus, per quivi sostenere la candidatura del Sandiford alla presidenza della Contea?
— Esattamente come dice vostra signoria; votare e far votare per lui.
— E che cosa muove la signoria vostra a pigliarsi queste scese di capo pel Sandiford?
— Pel Sandiford! Io non lo conosco neppure; io non parteggio per l'uomo, bensì pei principii di libertà del genere umano ch'egli dichiara di professare.
— Scusi, signore, ma che ella ha ricevuto il mandato di procura per trattare i negozi del genere umano?
— Certo; cristiano sono, e come cristiano sento corrermi il debito di fare altrui quello che vorrei fosse fatto a me.
— Oh! non ha sentito vostra signoria che il signor Gesù Cristo, quando predicò tutti gli uomini uguali, intendeva parlare dei bianchi, non già dei neri? In questo il signor predicatore su l'asino aveva ragione da vendere.
— Il signor predicatore ne sballava di così grosse, che nè anche l'asino sul quale predicava si è potuto reggere. Cristo ha parlato per l'anima dell'umanità, non pei corpi, e voi presumerete interpretare i suoi precetti con la tavolozza dei pittori. Ai tempi di Cristo non esistevano etiopi? Ed egli non li conosceva? Ignora vostra signoria che non mancano dottori i quali sostengono che Adamo nacque di razza nera?
— Ma che vostra signoria parla sul serio? Le basterebbe il coraggio di bandire, che vostra signoria, che io, che tutti questi idalghi, siamo uguali ai sacchi di carbone chiamati neri?
— Scusi, vostra signoria è cristiano?
— Certo, e per giunta cattolico.
— Allora mi farebbe la finezza di chiarirmi perchè nelle chiese cattoliche di Bogota, dirimpetto all'altare dove si venera il Cristo bianco espongono il Cristo nero? Perchè il papa ammette agli ordini sacri preti neri? Perchè consacra perfino vescovi neri? Ognissanti di San Domingo, questo eroe della libertà, non era nero? Ha vostra signoria mai letto le opere degli scrittori e dei poeti neri, ve ne ha perfino nere, e di che cuore!
— Queste, mio signore, sono eccezioni.
— Ah! ella dunque crede regola la sapienza della razza bianca? — Buon pro le faccia! Ad ogni modo i negri creature umane sono, e caso mai avessero ereditato dalla natura meno della razza bianca, senno ed amore consigliano ad uguagliare per quanto da noi si può la parte nostra con la loro, affinchè essi con rabbia e con rapina non si piglino tutte e due, la nostra e la loro. Nè noi bianchi, consideri vostra signoria, fummo sempre come adesso siamo dottori che vadano per la maggiore; anzi, ai giorni nostri scienziati di grido dimostrano per filo e per segno, che vostra signoria, che io, in fin di conto, siamo scimmie piallate.
Il tessiano di un salto si alzò da sedere, ma l'altro pacato continuò:
— E poi che serve recalcitrare con la forza del secolo e il genio della umanità? Così decretava solennemente il congresso degli Stati Uniti; — e se è lecito, anzi dovere del libero cittadino discutere la legge, finchè mandata a partito non riesca vinta, vuolsi rispettare una volta votata. Pensi al misero Brown; egli pretese contrastare alla legge, la quale allora permetteva la servitù, e venne senza misericordia impiccato...
— Costui fu arruffapopoli, e quando lo impiccarono non gli diedero il suo avere.
— Scusi, vostra signoria gli avrebbe dato, oltre la forca, il vantaggino? Il Brown venne al mondo troppo presto; in tutte le umane faccende per pigliar pesci bisogna levarsi presto, eccettochè nelle politiche, dove chi si affretta busca croce, o corda, o fuoco: Arnaldo da Brescia, Giovanni Hus, Girolamo da Praga apparvero primaticci, e furono arsi; Lutero sbucciò a tempo, e fece la riforma. Adesso veda vostra signoria in che acque ella navighi: la guerra di _secessione_ è finita: adattiamoci ai fatti conchiusi; non rimescoliamo le ceneri dei morti; inchiniamoci riverenti davanti al sepolcro insanguinato di Lincoln.
— Dunque, secondo lei, per avere ragione bisogna vincere? E chi le ha insegnato di barattare il diritto con la forza? Dunque gli americani ebbero torto quando sorsero contro la madre patria? Torto il Messico e le altre parti dell'America Meridionale quando scossero il giogo della Spagna? Torto allorchè noi tessiani volemmo le nostre sorti separate da quelle del Messico? Fino dal tempo delle missioni cattoliche, avevamo o no la schiavitù noi altri tessiani?
— L'avevate.
— Senza le braccia dei neri avremmo potuto dissodare tante terre incolte.
— Sarebbe stato a mio parere difficile.
— Sa vostra signoria che, quando il Messico levò la bandiera della ribellione contro la Spagna, e il Texas gli tenne dietro, don Agostino Iturbide imperatore abolì la schiavitù da per tutto, ma, penetrato della necessità di mantenerla nel Texas, ne permise la continuazione a patto che non traessimo i negri dalla parte del mare, bensì ci entrassero unicamente da quella di terra?
— Lo so: quanto vostra signoria afferma è verità.
— Di punto in bianco al Messico viene il dolore di corpo di abolire intieramente la schiavitù, vietando che s'introducessero i neri nel Texas, sia dal lato di mare, sia dal lato di terra: allora tutti noi altri abitatori della contrada, disperati, levammo gli occhi al cielo gridando: _consumatum est!_ Ora sa ella chi furono coloro che in cotesti tempi facevano fuoco nell'orcio, onde noi, armata mano, a cotesta abolizione contrastassimo? Gli americani, che accolti ospiti nel 1821 in numero di trecento sotto la scorta di Stefano Austin, vi si erano allargati come la macchia dell'olio: anzi, sopportando molestamente che gli animi non procedessero accesi a forma della loro impazienza, proposero al governo del Messico di comprarci a contanti, ma quello non ne volle sapere. Ora donde tanta smania di dominare su di noi? Eccogliela pronta: per mantenerci la schiavitù, imperciocchè il Texas fosse per essi un mercato dove smaltivano lo scarto dei negri della Carolina Meridionale, della Virginia, dell'Arkansas, del Missurì, del Tennessee, non che per avvicinarsi alle miniere e all'Oceano Pacifico.
— Tutto questo può darsi; anzi è.
— Gli americani, scottati nel proprio interesse, non sapendo più dove ripiegare coteste sferre di negri, ci aiutano addirittura a ribellarci dal Messico: uniti vincemmo in vari scontri; per ultimo, superati i nemici nella battaglia di San Giacinto, rotto Santanna, e prigione del generale Houston, avemmo pace e ci legammo con gli Stati Uniti, co' quali vivemmo di amore e d'accordo godendoci insieme i benefizi della schiavitù. Più tardi gli americani e noi, venuti in lite col Messico per cagione di confini, ripigliammo le armi; i successi sul principio vari, finalmente si volsero favorevoli a noi, onde pel trattato Guadalupa-Hidalgo del 1848 furono stabiliti a Rio Bravo fino a Bagdad sul Golfo nel Messico; può vostra signoria negarlo?
— Le sono cose note a tutti; e quello che vostra signoria afferma non fa una grinza.
— Quindi ecco rifiorire il traffico dei negri nella sua pienezza, ecco rilevarsi l'agricoltura; tutte le benedizioni di Dio piovere sul paese. Saturno scappato di Europa pareva venuto a letificare il Texas. Protettore nostro, e degno di corona civica il generale Jackson, potente signore di armenti di bufali e di negri, e quindi sviscerato promotore della schiavitù. Quando ce lo aspettavamo meno, ecco saltar su un fungo, un uomo da nulla, un legnaiolo, povero in canna, che per pisciare sul suo doveva pisciarsi in mano, che non possedeva un dollaro da far dire una messa, insomma un plebeo, un operaio... Lincoln!
— Ah! vostra signoria parlava di Lincoln?
— Sicuro. Di questo saltimbanco che si arrampicò alla presidenza della Unione come una zucca su la pergola dello zibibbo; per lo appunto, costui compiacendo all'astio e alla paura dei mercanti falliti del Settentrione, ecco farsi a bandire anche qui l'abolizione della schiavitù; mette in ballo Cristo, la umanità; sputa paroloni da misurarsi col metro; i compari di Europa gli battono le mani, e il dannato, che Dio confonda, appicca il fuoco a quella terribile guerra che tutto il mondo sa. Si signori, per affrancare quattro uomini, più che tre quarti bestie, i quali non sanno che farsi della libertà e la venderebbero per una scodella di lenticchie, si mandano a morte centinaia di migliaia di uomini liberi pieni d'intelligenza, si butta sottosopra lo Stato, sicchè tra sperpero di pecunia e sperpero di vite, prima che la Unione si riabbia ci vorrà un bel pezzo... Dunque dica su, vostra signoria, le pare che noi abbiamo torto?
— Certo, grandissimo torto.
— Torto! Come torto? urlò il tessiano tutto alterato, e l'altro tranquillo soggiunse:
— Se mi ascolterà con pazienza, in quattro parole mi sbrigo. Vostra signoria sa come le azioni umane, eziandio quelle che paiono in vista maggiormente virtuose, sieno soppannate di vizi, ed è bazza quando non sono delitti: ai discreti deve bastare ch'esse accennino al buono e al meglio, e lo producano: non fa prova di senno chi si tribola a penetrare più oltre. La causa dell'abolizione della schiavitù in sè è ottima: tutto sta nell'esaminare se per voi altri ci si trovi il tornaconto, perchè, vedete, io non intendo discutere con voi se l'uomo deva promovere il bene morale anche a scapito del proprio danno materiale: pur troppo questa dottrina ebbe in ogni tempo tanti confessori in teoria, quanti pochi esecutori in pratica. Pertanto io giudico fuori di dubbio che la schiavitù, come nociva alle qualità morali dei tessiani, così pregiudichi smisuratamente i loro interessi. Potrei dirvi che la vostra causa, essendo andata perduta in onta alla possanza degli Stati meridionali, delle ricchezze profuse, degli sforzi estremi tentati per farla prevalere, si deve credere che Dio nella sua giustizia l'abbia condannata; ma lasciamo Dio nella sua beatitudine e non lo mescoliamo alle nostre miserie: — questo però vi sostengo; che il lavoro libero produce benefizi maggiori del lavoro forzato; tanto gli scrittori affermano e la esperienza ha provato.
— Lavoro libero! Ma vostra signoria parla del Texas, ovvero del mondo della luna?
— Parlo del Texas; e chiedo in grazia a vostra signoria di porre mente alle mie parole. Prima del 1820 sole seimila anime abitavano il Texas, disperse a Sant'Antonio di Bexar, ai forti Bahia e Santissimo Sacramento, e nel cantone di Nacodoches; poco dopo erano sessantamila divise in centodiciassette contee: città e villaggi sorgono dalla terra più presto e più fitti delle pannocchie del maiz; nel 48, senza contare gli indiani, che nessuno conterà mai, sommavano a ben quattrocentomila; adesso se non arriviamo a un milione, poco ci manca. Dunque, vede bene che le braccia non mancano; e noi possiamo lavorare con profitto pari alla sicurezza.
— Noi lavorare! Per avventura vostra signoria lavorerebbe? E giudica il lavoro manuale degno di un gentiluomo?
— Eh! tanto più lo giudico degno del gentiluomo, quanto ho stimato sempre l'ozio il distintivo del furfante.
Qui successe un po' di silenzio, imperciocchè cotesta sentenza avesse trafitto il tessiano più acuta della punta di un ago.
— Dunque noi zapperemo, noi correremo dietro al bestiame?
— E chi le dice questo? Noi possiamo avvantaggiarci della opera così dei bianchi come dei neri, scambiando il lavoro col danaro, e rimettendo in potestà dei medesimi l'andare o lo starsene.
— Dando ai neri siffatta facoltà, crede sul serio che ei rimarrebbero?
— È un fatto; io lo concessi, e tutti sono meco rimasti.
— Perchè ignorano che la schiavitù sia stata abolita.
— Vostra signoria prende errore; essi lo sanno quanto noi: ad ogni modo io li ho informati a voce, e provvedendoli dei giornali, dove hanno letto il progresso di questo grave avvenimento. Aggiungi che anche prima si agitasse la quistione della schiavitù nel congresso, io li lasciai sempre liberi di stare o di andarsene con Dio; soli tre tolsero commiato, e dopo non bene quarantotto ore due tornarono supplicando genuflessi onde io li ripigliassi; il terzo non rividi più; temendo gli fosse incolto qualche malanno, feci frugare dintorno le macchie e ne trovarono le ossa; le pantere lo avevano divorato. Signori, se voi terrete i negri come figliuoli, essi vi ameranno come padri. Qualche scarto in tutte le cose s'incontra sempre, così negli animali come nei frutti e nei fiori, ma nel sottosopra, per esperienza fatta, i negri sono buoni come i frutti sono grati e i fiori odorosi.
— Ma vostra signoria come paga i suoi negri?
— Io? Non li pago. Detratto il seme, dividiamo il raccolto; io compro la parte che spetta loro di cotone, di cocciniglia, d'indaco e di caccao; del grano, del maiz, della segala, dello zucchero e del caffè procuro ne mettano da parte tanto che basti loro per l'annata corrente e per l'avvenire; il di più vendesi: di caccia e di pesca non patiscono mai penuria; contribuiscono meco a pagare i medici e i maestri; spese di culto non corrono, perchè io sono il prete e questo è il tempio (qui dirizzato il dito in su mostrò il cielo).
— Se noi ci governassimo come vostra signoria, in capo ad un anno andremmo a gambe levate.
— Io, all'opposto, ogni anno compro un ettaro di terreno e ne dissodo due.
— Questo succede perchè vostra signoria avrà portato tesoro di Europa; il che per altro non è credibile.
— Certo; però di Europa portai due sacchi di dobloni, e li tengo sempre addosso; — e sorridendo mostrava le braccia.
— Vostra signoria non ha figliuoli?
— Dica piuttosto che io non ho vizi, perchè, come diceva ottimamente Beniamino Franklin, un vizio solo costa più di cinque figliuoli...
— Ma dunque, interruppe il tessiano indispettito, vostra signoria è proprio decisa di votare per la presidenza del Sandiford di Bastrop?
— Giusto come dice vostra signoria: votare e far votare.
— E se io le dichiarassi che vostra signoria fa male?
— Rispetterei la sua opinione e farei a modo mio.
— E se io glielo impedissi?
— Vostra signoria si guarderebbe bene da farlo, perchè ciò offenderebbe la libertà naturale e civile del cittadino.
— Contrario o no, offenda o non offenda, ponga che io glielo impedisca.
— Con che, di grazia?
— Con la forza.
— Allora io le spaccherei il cranio.
Questa fu la favilla che suscitò lo incendio; perchè i due litiganti saltarono su da sedere in atto di gladiatori combattenti; il tessiano, agguantato il braccio del vecchio, gli diede un poderoso strettone per isbatacchiarlo in terra, e non gli riuscì; mentre l'altro, per botta risposta, tale gli abbrivò con la mano libera un pugno nel mezzo del petto, che costui fu obbligato di rimettersi a sedere boccheggiando; e così sarebbe finito il conflitto, senonchè subito sottentrava il compagno, il quale colpiva alla sprovvista il vecchio nel naso, per modo che questi si coperse con ambedue le mani la faccia insanguinata; nè qui rimase la soperchieria, che al secondo si aggiunse il terzo, il quale prese a picchiare senza misericordia il meschino sul capo.