Part 15
— Non fa caso; ci metteremo in due al medesimo remo.
— Questo è buono per andare di là; ma per tornare da quest'altra parte chi ci darà mano?
— O che in capo al giorno non ci ha a capitare qualche passeggero che voglia venire dove ci troviamo adesso?
— Difficile, signori miei, difficile, perchè tutte le città lungo il fiume giacciono dalla riva sinistra.
E non era vero.
In questo ecco udirono intronarsi da fischi acutissimi e ripetuti, onde volgendo subito il capo videro l'aria dintorno annuvolata da getti di fumo, come avviene quando parecchie vaporiere s'incontrano in una stazione.
— E questo che è? domanda Filippo al negro, il quale da prima esitava a rispondere grattandosi il capo; poi di un tratto, come se avesse trovato lo scappavia, prese a urlare:
— Novità! Padroni, novità... non perdete un momento a mettervi in barca, se volete passare dall'altra parte... in barca..! in barca...! Cora, giù i remi... per avere il contento di servire le vostre signorie, ecco, voglio usarvi l'agevolezza di traghettarvi per cinque dollari solamente... gli è quasi per nulla... in tutti e due, s'intende.
I nostri viaggiatori, che non possedevano dollari da sbraciare con la pala, messi anche in sospetto dalla calca delle offerte tentennavano; intanto ecco dalla parte opposta del fiume venir via a golfo lanciato parecchi palischermi: certo ognuno procedeva spinto da quattro paia di remi, ma se la corrente fosse stata impetuosa come i negri asserivano, non si sarebbe potuta tagliare così addirittura; i palischermi non sursero tutti nel medesimo punto, bensì sparpagliaronsi lungo la riva, e i marinari, appena scesi, presero a urlare a squarciagola:
— Chi vuol passare dall'altra ripa? Chi vuole imbarcarsi per Lagrangia, per Colombo, per Bastrop, per Austin, faccia presto; si passa a credenza...
Curio e Filippo non si poterono astenere da ridere di cuore della furberia dei negri, i quali non si fecero più brutti, perchè questo era impossibile; peggio accadde quando i nostri amici, per istraziarli, si scusarono di non approfittare delle loro offerte; pure per commiserazione diedero loro mezzo dollaro di elemosina e se ne andarono. I negri presero a storcersi in atti di rabbia e di minaccia; scagliarono loro addosso il mezzo dollaro, e poi recatesi le mani alla bocca ci susurravano parole le quali avventavano contro i bianchi a guisa di sassi: certo ci è da scommettere che non erano benedizioni.
Di corto, i nostri viaggiatori, in compagnia di parecchi tessiani, da più parti usciti fuori della selva, s'imbarcarono e giunsero sopra la ripa opposta; dove videro ancorati due piroscafi, i quali seppero navigare su e giù regolarmente il Colorado fino a cinque o sei miglia sopra la città di Austin, dove la rapidità della corrente non si può vincere con veruno argomento umano inventato fin qui.
I capitani dei due piroscafi avevano sbarcato tutta la loro ciurma e spedita in giro per la terra, perchè a suono di trombe e di tamburo ragunassero gente e le ammonissero, mediante diversi stendardi bianchi segnati di nero, che chi voleva andare a Colombo per la elezione del presidente della Contea Austin avrebbe potuto imbarcarsi pel prezzo di otto dollari a testa, due pasti compresi, senza vino, nè birra. I piroscafi erano due, uno chiamato l'_Erebo_, l'altro la _Furia_, ed entrambi offrivano le condizioni medesime. Di corto sparvero almeno mezzi gli stendardi bianchi e ne comparvero altri più grandi gialli, dove si leggeva tinto in rosso l'avviso: impossibile buon prezzo; passo su l'_Erebo_, sei dollari fino a Colombo, due pasti compresi. Subito dopo ecco sventolare immensi stendardi celesti, che presentavano scritto in bianco: incredibile rinvilio; passaggio sopra la _Furia_, sei dollari fino a Colombo, due pasti e birra. La calca eccitata si stringe sopra un piazzale, dove il capitano dell'_Erebo_ si trova in faccia a quello della _Furia_, rossi come i barbigli di gallo o come galli gladiatori in procinto di battersi; ed eccoli subito instituire fra loro un incanto di noleggio con gara feroce. — Cinque dollari, due pasti e birra. — Cinque dollari, due pasti, birra e wiskey. — Quattro dollari. — Tre dollari. — Due. — Uno. — Più giù non potevano calare; per un dollaro non c'incastrava neppure la ripresa del carbone; confidavano rifarsi nelle altre corse alle varie città lungo il fiume. La folla si divise correndo dietro all'uno od all'altro capitano, secondochè si sentiva più gusto per l'_Erebo_ o per la _Furia_: i passeggeri giunsero presso i bastimenti con un palmo di lingua fuori; lì furono sospinti per di sotto, tirati in fretta e in furia per di sopra e poi arrandellati peggio dei sacchi di biada sul ponte: rinnovansi fischi da fare rizzare in piedi dall'antica sepoltura Adamo con le mani agli orecchi; su l'àncora, come si tira la secchia dal pozzo, e via: i due piroscafi passarono lo stretto di conserva, e da principio si mostravano un riguardo che prometteva assai bene; li teneva d'accordo la paura di stritolarsi nelle angustie del passo; venuti poi in acque più larghe, dove ognuno potè governarsi a danno dell'altro con fiducia di non pregiudicare sè stesso, prendono a correre con tristissimo consiglio di sghimbescio uno addosso all'altro, tentando colpirlo di fianco e sommergerlo: le scellerate industrie diventavano più sottili nelle giravolte del fiume, dove il piroscafo che navigava in mezzo procurava abbrivare la prua addosso all'altro che rasentava la sponda, e così costringerlo a rallentare il corso e levargli la mano. Nei luoghi spaziosi lottavano con gara più leale e più bella, ma con poco frutto, essendo i piroscafi pari in bontà e i marinari ugualmente capaci. Il capitano dell'_Erebo_, sul quale eransi imbarcati Curio e Filippo, stando ritto sopra il terrazzino traverso ai tamburi, si dimenava, gestiva, urlava da spiritato: con voce rantolosa non ismetteva mai di ordinare:
— Fuoco alla caldaia!
I suoi sottoposti, invasi dalla medesima rabbia, buttavano giù senza posa carbone a palate; ma siccome l'emulo capitano della _Furia_ adoperava lo stesso e peggio, non si veniva a capo di nulla: entrambi serpi che mordevano lime, quantunque essi corressero nella fuga infernale da _venticinque a ventisette miglia all'ora_, per modo che il soverchio moto, trasformando alla vista gli oggetti circostanti, facesse apparire le piante e gli alberi delle due sponde quasi due striscie continue di panno verde. Il capitano dell'_Erebo_, non avendo altro da rodere, per la rabbia si rodeva le mani; intantochè i passeggeri con terrore avvertivano le faville della cappa del camino cascare a gruppi su certe balle di fieno e di cotone caricate in coperta con pericolo presentissimo, anzi certezza d'incendio; e poichè parve loro, e veramente era, ogni indugio pernicioso, deliberarono mandare alcuni di loro in deputazione al capitano, affinchè la salvezza comune non patisse detrimento. Il capitano, poichè l'ebbe udita, rispose a denti stretti:
— Quando anche doveste andarvene tutti all'inferno, vi parrebbe caro il viaggio a cinque franchi e trenta centesimi a testa?
E senza confondersi più oltre con loro, rivolto ai suoi:
— Che Dio vi danni, pigliate quanti barili di sego troverete nella stiva e buttateli tutti nel focone.
E fu fatto: per un momento fumo, faville, cigolìo della macchina cessarono, ma dopo pochi minuti secondi ecco il fumo prorompere nero, vorticoso, affannoso dieci cotanti più di prima; le fiamme dardeggiano fuori del fumaiolo orribili come lingue di serpenti; la macchina urla e smania quasi ci fosse dentro l'anima dannata di un papa o di un re. Pur troppo quello che si prevedeva accadde: le balle del fieno e del cotone avvamparono. Ora sì che lo sgomento dei passeggeri giunse al colmo, i quali si videro soprastare tre morti una peggiore dell'altra: annegati nell'acqua diaccia del fiume, o cotti nell'acqua bollente delle caldaie, ovvero inceneriti nelle fiamme del fieno e del cotone; arrogi per soprassello di terrore che si vedevano abbrivati con irresistibile spinta contro uno dei soliti puntoni composto di tronchi di alberi che occupava quanto era largo il fiume, eccetto forse una sessantina di braccia. Un passeggero americano, che al lato di Curio stava con molta attenzione a considerare lo spettacolo, a quel punto tirò giù la lunga carabina che portava ad armacollo e prese la mira al timoniere che stava alla ruota.
— Che fate voi? grida Curio deviando vivamente la carabina dello americano, il quale pacato risponde:
— Affinchè l'_Erebo_ si fermi non ci vedo altra via che ammazzare il timoniere; e si riprovava, senonchè in questo istante un urto terribile mandò la più parte di quelli che si trovavano sul ponte a gambe levate; il capitano stesso capitombolò giù dal terrazzino, e fu creduto precipitasse nella stiva.
I cumuli di tronchi e di rami di alberi, ed anche di alberi interi mescolati con terra, di cui fu tenuto proposito, li formarono i secoli, e giunsero a tale da turare il passo del fiume, non già impedire lo scorrere delle acque per di sotto; in lingua paesana questi cumuli si chiamano _draft_; si sollevano e si abbassano con le acque del fiume, come quelli, che sopra esse galleggiano; appunto sul Colorado ne occorreva uno lungo ben diciassette leghe, che gli anglo-sassoni americani, questi titani del nuovo mondo, tagliarono pel mezzo praticandovi un canale: questo poi in taluni punti offre bastevole larghezza; in altri si stringe così, che i rami fronzutissimi degli alberi cresciuti lungo le sponde, intrecciandosi per di sopra, vi formano come una volta; quivi non penetra raggio di sole, e il buio vi dura tutto l'anno fitto, sicchè ti sembra traversare una botte forata nelle viscere dei monti.
L'_Erebo_ era ferito: il paragone del guerriero col costato trafitto da una freccia non farebbe al caso, però che dalla ferita del guerriero trabocchi fuori il sangue, mentre da quella del piroscafo l'acqua irrompe dentro gorgogliando: mentre l'_Erebo_ si versa in cotesto terribile pericolo, ecco la _Furia_ passargli da canto, strisciarlo come ad oltraggio e sparire via più ratto di saetta volante, urlando: _urrà!_
Curio aveva chiuso gli occhi mormorando: _in manus tuas me commendo_; quando li riaprì vide il diavolo del capitano al suo posto, che impartiva ordini con voce squillante, che parevano rintocchi di campana a martello; costui era caduto a capo fitto sul ponte, ma senza pur perdere tempo a riscontrare se si fosse slogato spalla o braccio, arrampicandosi su di una corda aveva ripreso il posto nel terrazzino: quinci in un battere di occhio conobbe come il timoniere, per colpa del fumo, perduta la vista della prua, avesse urtato sconciamente nel _draft_, e qualche tronco, sfondando le staminare, penetrato nel corpo; — si guarda attorno, e poi breve e vibrato:
— Attenzione per chi intende salvare la vita. — Fieno, cotone, tutto all'acqua...
In meno che non si dice, accesi o spenti, fieno e cotone giù nell'acqua; e il capitano da capo:
— Con tutta piena forza — l'_Erebo_ indietro potentemente.
Pilota, timoniere e macchinista, molto per amore della vita, e moltissimo per la paura del capitano Brawler, avvezzo a pagare le partite di disobbedienza in moneta di _rewolver_, operarono di concerto tale uno sforzo, capace di sbarbare, non che l'_Erebo_, il Colosseo di Roma. Il piroscafo, liberato dal tronco feritore, lascia aperta una via all'acqua, che minaccia farlo passare per occhio in pochi minuti: qui non ci ha tempo da perdere; di fatto la voce stridente del capitano si ode da capo:
— Attenzione! Tutta pienissima forza — a poggia.
E il buon battello gira agile a destra come uscio si volge sopra arpioni bene unti. Il capitano allora con immenso urlo insiste:
— Forza... tutta forza — _urrà!_ contro terra...
E l'_Erebo_ si precipita a investire la sponda con lo impeto del disperato, il quale dà del capo contro il muro per finire la vita; ma per l'_Erebo_ non fu così, imperciocchè il capitano, con occhio di falco, avesse visto essersi formato a destra della spiaggia certo spazio arenoso, dove il battello incagliandosi, il pericolo di colare a fondo era vinto. La fortuna secondò l'ardire, ed egli subito, agguantato un cavo, si lasciò scorrere fino a terra, dove si mise a considerare con diligenza il luogo: parve soddisfatto dello esame, dacchè, volta la faccia in su, così arringasse i passeggeri affacciati in diversi atti di paura o di ansietà dalle paratie del battello:
— Coraggio! Per ora non affogate più: sarà per un'altra volta; — potete scendere. Domani dopo mezzogiorno ripiglieremo il viaggio: tenetevi per avvertiti; chi intende aspettare, bene, rimane fermo il contratto; chi no, perderà mezzo nolo; e poichè giudico io che siamo presso a _Columbus_, ch'è quanto dire a tre quinti del viaggio, vedete bene che vi regalo un tanto.
Ai passeggeri non parve vero abbandonare l'_Erebo_ a sì buon patto; tutti avrebbero volentieri renunziato al dollaro, e qualcheduno ne avrebbe dato un altro. Ciò fatto, il capitano, sempre con la medesima foga, chiamato a sè il dispensiere, in brevissime note gli significa il voler suo; dopo il dispensiere il carpentiere, e con lui adopera nella medesima guisa; finalmente convoca i negri che si trovano a bordo, cava fuori il taccuino, scrive una pagina e la stacca, poi due, poi sei, poi dieci, le consegna ai negri, e col cenno più che con la voce li spinge in diverse parti; i negri corrono via come se fra loro si contrastassero il palio. Allora il capitano, preso un pizzico di tabacco, se ne fece una _spagnoletta_, ponendosi a passeggiare su e giù, ed a fumare come se nulla gli fosse accaduto.
Curio e Filippo, senza prendere partito, si misero anch'essi andare aioni per la selva, nè si dilungarono gran tratto che occorsero in parecchie brigate di gente delle quali ognuna tirava dietro la sua bandiera; ma a poco a poco tutte le bandiere rimasero deserte, eccetto sol due; celeste l'una, l'altra vermiglia; in entrambe leggevasi un nome tinto in bianco: le accompagnavano il solito strepito di trombe, di tamburi e di conchiglie: urli e fischi da parere il finimondo; chi portava ceste, chi panieri o corbelli; chi a piedi, chi a cavallo, e sovente sul cavallo o sul ciuco due; qualche volta anche tre; le donne più strepitose di tutte sciorinavano smanianti stoffe di vari colori e dello schiamazzo proprio s'inebriavano: arrivate le due processioni sopra un prato, deposero a un tratto ceste, corbelli e panieri, e misero in mostra bocce, bicchieri e di ogni maniera vasi di liquori e mangiari. Qui stavano tutte le facce appuntate, ma quando te lo aspetti meno un vocione si fa sentire dall'alto; ti giri, non vedi nulla; guardando meglio ti si mostra mezzo nascosto dalle fronde sopra un albero certo personaggio grosso, panciuto e in faccia rosso come pomodoro maturo: come diavolo costui fosse riuscito ad erpicarsi lassù è difficile darci ad intendere; ma per troncar corto egli incominciava a concionare subito in questa sentenza alle turbe; e col braccio destro abbracciato un ramo, col sinistro gestiva come vela di molino a vento. A quanto fu dato capire egli sermonò della scelleraggine della servitù, della necessità di sperderne dalla faccia del mondo fin la memoria, della urgenza di eleggere a presidente della Contea Abramo Sandiford di Bastrop... A cotesto punto un groppo di proietti vegetali, vari di mole e di famiglia, interruppe l'oratore; egli, mostrando il viso alla fortuna, con la man manca come meglio poteva si schermiva, ma quasi sempre infelicemente, da quell'uragano di batate, di patate, di carote, _et similia_, e mostrava volere continuare ad ogni costo; allora ebbe principio il getto di corpi più voluminosi, ma sempre morvidi; e l'oratore: forbici! Subentrano zolle e sassi; non bastando più la mancina alla difesa, chiama in soccorso la destra, onde il povero uomo, perduto lo equilibrio, rovinò giù sul terreno. Si levano attorno risa sgangherate con la miscela dei soliti urli, fischi e grugniti: forse taluno della turba sentendone pietà lo avrebbe raccolto, ma la pietà non ebbe tempo a sfondare il guscio, perchè dal lato opposto sorse una voce:
— Attenzione, cittadini!
Una fanciullina però fu vista accostarsi al malcapitato oratore, rialzarlo amorosa ed asciugargli il sangue che gli colava dal naso rotto; forse gli era figliuola o piuttosto nipotina.
La moltitudine tutta di un pezzo si era volta dall'altra parte a mo' di bandierola sul camino quando muta il vento; e certo le si parò dinanzi agli occhi uno spettacolo degno di essere veduto. Un omaccione tirato giù con l'accetta, colore di olio vieto, con barba e capelli più che pece neri, ombreggiato il capo da un cappellaccio d'immensa grandezza, stava ritto sul basto di un asino che gli serviva di pulpito (quanti predicatori fra noi non ne meriterebbero altro più illustre) donde prese a sermonare le turbe:
— Che cosa è mai la schiavitù? Su la coscienza mia, io confesso che non ci capisco niente. Sul principio del mondo Dio disse all'uomo: io ti costituisco re di tutte le bestie, delle quali ti servirai e ti ciberai secondochè te ne piglierà il ticchio: al quale intento io ti regalo due paia di denti canini. Glielo disse, o non glielo disse? Glielo disse: dunque il punto sta qui: i neri sono uomini come noi, ovvero sono bestie? Ora, per usare una felice espressione dei francesi, che sono la ingegnosa gente che tutto il mondo sa: porre così la quistione torna lo stesso che risolverla. Farei torto ai gentiluomini che mi fanno l'onore di ascoltarmi se mi attentassi temerariamente paragonarli ai neri, di cui so che qualche famiglia di scimmie rifiuta la parentela. Ad ogni modo la servitù pei neri vuolsi considerare proprio una manna di Dio; di fatti ai loro paesi non cessano mai di straziarsi con la guerra...
— E noi altri viviamo in pace?
— Silenzio! Udite! udite!
— I prigionieri da prima ammazzavano, arrostivano e morfivano, ma dopo, che trovano conto a venderli, li serbano vivi... e questo bisogna convenire che è un vantaggio... un progresso della umana virtù...
— La quale fa passi da gigante in questi baratti di carne umana con acqua di fuoco; così i vincitori muoiono per ubriachezza, i vinti per frustate...
— Chetatevi! Non è vero nulla; noi li raccogliamo a braccia aperte, noi li mettiamo a parte della famiglia, noi li nutriamo...
— Polenta di maiz poca e cattiva; condita coll'acqua, coll'acqua e poi coll'acqua...
— Subito che non muoiono, vuol dire che possono vivere.
— E le frustate per companatico non le mettete in conto?
— Chi ben picchia, bene ama. Il sapiente re Salomone ha lasciato detto: gastiga il tuo figliuolo e tu ne sarai in riposo: ed egli darà di gran diletti all'anima tua.[16]
[16] Prov., c. 29, n. 17.
— E dollari alla tua borsa.
— O che pretendereste, che noi gli avessimo a trattare meglio dei nostri figliuoli? D'altronde la esperienza insegna il bastone essere l'unica grammatica che il nero impari presto e bene; ma quelli i quali affermano che noi li percotiamo a morte, non sanno quello che si dicono; essi credono che noi non abbiamo cuore per calcolare che se il negro infermo non lavora, se muore, noi perdiamo il capitale che ci costa.
— I condannati in galera travagliano meno di loro.
— Nego, ricisamente nego, perchè il nero, quando ha lavorato sedici ore, può impiegare a suo benefizio quello che gli avanza del giorno: aggiungi poi che i missionari non rifinano di predicare il lavoro essere la migliore preghiera che l'uomo possa fare a Dio, onde noi, facendo lavorare i negri più che possiamo, crediamo in buona fede provvedere alla salute delle anime loro; più lavorano, più si tengono bene edificato il Padre delle misericordie; inoltre il vestito non lo contate per nulla?
— Un paio di calzoni ed una camicia l'anno!
— Sicuro! A questi calori ogni di più li farebbe morire.
— E cappelli?
— I nostri cappellai sono le palme. Sta' a vedere che questo cappellone che porto è pelo di castoro?
— O le scarpe?
— Le scarpe! La esperienza, questa madre del sapere, insegna che le scarpe al negro gli fan male ai calli.
— I neri uomini sono, e cristiani come noi pel battesimo, dunque perchè non hanno ad essere cristiani come noi nella libertà?
— E dai, con questa benedetta uguaglianza! È qui, signori miei, che mi è cascato il ciuco; qui dove pigliarono equivoco ministri, missionari, preti, frati, filosofi, insomma tutti; gli è chiaro come l'acqua che Cristo ha predicato pei bianchi e non pei neri; e valga il vero. Vi basta l'animo di trovarmi un nero fra i dodici apostoli, o fra i settantadue discepoli? Tutti erano bianchi ai tempi di Cristo, fin Caifasso, fin Pilato, fin Giuda...
— O Melchiorre mago era bianco?
— Melchiorre?
— Si, Melchiorre.
— Melchiorre era un re, non era un uomo.
Filippo, che da parecchio tempo se ne stava ascoltando l'oratore, accanto all'asino, piano piano, non parendo fatto suo, aveva cavato di tasca un pezzo di esca e, accesala, la cacciò destramente, senza che veruno se ne accorgesse, nell'orecchio che più gli era vicino, al ciuco, il quale, sentendosi scottare, spara una coppia di calci mandando a capo fitto il predicatore, che piglia ad andare con le mani e coi piedi carpone per terra; ma l'asino, inseguendolo, gli pose le zampe anteriori su la groppa, sicchè parve volesse cavalcarlo; di qui un riso inestinguibile e nuvoli di polvere levati dal pestare dei piedi in terra, e urli, e un battere delle mani che andava alle stelle.
Fin qui commedia, ora incomincia la tragedia, perchè, si sa, i casi umani, onde sieno perfetti, hanno da presentare i caratteri della tragicommedia; invero il giumento, infellonito dal bruciore dentro l'orecchio, spicca un salto, e saltando tira un'altra coppia di calci, che spaccarono il cranio come una melanzana al predicatore della schiavitù: egli era paesano del Texas, e perciò aveva condotto seco moglie, due nuore e cinque figliuole e un cappellano; perchè si professasse cattolico, apostolico e per giunta romano; siccome in America non usano svenimenti, le donne misero il malcapitato nelle mani del cappellano e ripresero il cammino di casa loro conducendo seco l'asino. Gli astanti sparsero di terra l'erba insanguinata, e le cose ripresero l'aspetto di prima.
I due uomini che parevano i capi delle processioni, ristrettisi insieme a parlamento, in breve si trovarono d'accordo a continuare il broglio delle elezioni, remossa qualunque predica: impertanto posero sopra due ceste voltate sottosopra due corbelli zeppi di polizze celesti e rosse co' nomi dei due candidati alla presidenza della Contea; uno era, e l'ho già detto, Sandiford di Bastrop, abolizionista, l'altro Talaveyra y Musquito di Gonzales, impenitente per la schiavitù: a chi pigliava una polizza mescevano un bicchiere di liquore a scelta; spesso gli elettori, se inavvertiti tornavano a bere la seconda e la terza volta, comecchè taluni appartenessero alle confraternite della temperanza, se scoperti erano abbaiati e respinti; e allora, impronti più delle mosche cavalline, ostentando cruccio, si facevano a pigliare le polizze e a bere dall'altra parte.
— Ma a votare dove vanno? — domandò Curio a quello che pareva capo del partito _abolizionista_.
— A Columbus, gli fu risposto.
— E quando?
— Domenica prossima.
— Credete che domani potremo rimbarcarci su l'_Erebo_?
— Nè manco per sogno.
— Dunque il capitano è imbroglione? Sono queste le virtù che professano i cittadini americani?
— Il capitano reputano universamente uomo lealissimo: egli non inganna perchè ha fede che la sua volontà basti a risarcire il suo battello per domani, e certo egli non lascerà nulla addietro onde ciò avvenga: e poi avvertite che l'americano si fa a dire: io non costringo nessuno a credermi; sono libero di affermare la mia opinione intorno ad un fatto che casca sotto gli occhi di tutti; sta al giudizio degli altri accertarsi se la mia opinione possa verificarsi; — e ciò basta alla sua coscienza mercantile. Ma qui, aggiunse guardando l'orologio, l'ora si fa tarda, e prima di tornarmene a casa mi occorre mangiare qualche cosa.