Il secolo che muore, vol. III

Part 7

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La fanciulla venne mirabilmente leggiadra; di capello nero lustro e copioso, gli occhi pur neri luccicanti di voluttà, nei moti serpentina, facile al pianto, facile al riso; e piangente e ridente, leggiadrissima; ma piangente più, imperciocchè ridendo le labbra e i denti davano sembianza vera di gelsomini in mezzo ad un cerchio di ranuncoli, ma le lacrime moltiplicavano i raggi alle pupille: un secentista avrebbe cantato ch'ella piangeva brillanti: vestiva da pinzochera, e cotesta foggia cresceva la procacia della sua venustà: ti sarebbe parsa Venere immascherata da suora del Sacro Cuore di Gesù. La chiamavano Bianca, e la stupidità del notaio, che scrisse _Alba per errorem_ sopra una pagina del suo protocollo pressochè tutta nera, applicata a lei sarebbe stata arguta definizione,[20] imperciocchè casta di corpo veramente ella fosse, ma di spirito corrotta per modo che più non avrebbe potuto; insomma, ella era una botte di petrolio sotto a un forno, una polveriera accanto ad una fucina.

[20] I notai, allorchè lasciano nei protocolli loro una pagina bianca, ci scrivono: _bianca per errore_; ora, certo notaio, avendo rovesciato il calamaio su di un foglio, scrisse nel cantuccio di quello rimasto bianco per caso: _alba per errorem_.

La madre, chiusa nella sua cameretta a recitare rosari, viveva sicura che la figliuola nel silenzio della propria meditasse sopra la _Manna dell'anima del Padre Segneri_, ovvero intorno il _Panierino degli odoriferi fiori offerti al Sacro Cuore di Gesù_ del Padre Birma, e la indovinava perdio, ch'ella produceva la veglia alle ore più tarde della notte rivoltolandosi nella sozzura delle lettere lenone di Francia. So troppo bene che di laidezze non andarono immuni le letterature greca e latina, e nè anche pur troppo la italiana; ma non so di coteste o la eccessiva volgarità dei concetti, o la forma classica del dire, o la nudità repulsiva, o altre qualità che non importa discorrere, ci fanno conoscere subito come le siano un portato della immaginazione, anzichè un ritratto dei costumi attuali; onde avviene che per loro non si meni strage della onestà come dai _Galeotti_ di Francia.[21] Non indico nomi, non contrasto l'ingegno, nè la leggiadria del dettato; ma quanto più questi ammirabili, tanto maggiormente colpevoli di avere cagionato la decadenza delle virtù cittadine.

[21]

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

V. Commentatori a questo verso di Dante.

E' pare che di siffatte disposizioni della figliuola Vinneri si fosse accorto, e almeno ne sospettasse, perchè seco stesso fermò levarsela ad ogni costo d'intorno; di vero, invece di avere per la morte della moglie ricuperata intera la sua libertà, si trovò ad averla perduta, sentendo la necessità di vigilare con diligenza la fanciulla; già s'intende non per amore a lei, nè per istudio di onestà, bensì in virtù di questo ragionamento: poichè dote io non le posso assegnare, mi tocca ingegnarmi a pescarle un marito al brumeggio della bellezza e della buona reputazione: maritata che sia, io me ne lavo le mani; chi la cavalca la selli.... — Insomma, il credito della figliuola gli stava a cuore, come a cui torna di mezza notte a casa preme che il moccolo gli duri acceso per le scale fino alla porta.

Rapito alle geniali abitudini del giuoco, il presidente Vinneri si rendeva a casa sul calare del giorno, e quivi, avvoltolata la persona nella vesta da camera, i piedi nelle pantofole e il capo coperto dal berretto di cotone — elmo dei mariti militanti — almanaccava col cervello per creare o per chiappare eventi capaci di porgergli il destro per mandare al diavolo l'unica e dilettissima figliuola; l'interesse non rifiniva mai di spronare la immaginazione, la quale pigliava a correre di carriera pei vasti campi della speranza; invano, perchè tutta sudata se ne tornasse sempre alle mosse senza mai avere vinto il palio; fuori dei quattrini non gli sovvenivano chiodi capaci di conficcare un marito in croce.

— Maledetto abbaco! — Fu udito spesso taroccare con seco; invece di venerabile, io mi aspetto vedere un giorno o l'altro esposto sotto la residenza l'abbaco; nel ciborio porranno a custodire l'abbaco, e la eucarestia da ora in avanti sarà amministrata a tutti i fedeli con un cavurrino da due franchi. O tre e quattro volte beati padri circassi! A voi una bella figliuola rende più di un podere in Chianti. Io non so se la donna nascendo portasse via una costola all'uomo, fatto sta che la figliuola quando si marita ne porta via sei a suo padre. Colà, in quelle terre felici, a un bisogno si vende la figliuola, e se ne fa quattrini senza che alcuno vi suoni le tabelle dietro. All'inferno i filosofi! E' fu in grazia loro, che invece di estendere le facoltà del padre di famiglia fino a vendere i figliuoli bianchi, gli hanno tolta quella di mettere all'asta i neri. Gente irrequieta, brontolona, fastidiosa, la quale odia il tondo perchè non è quadro, e se diventasse quadro arrangolerebbe a restituirlo tondo.

Così dopo avere vagellato un pezzo, uggito fino alla morte, messo da parte il presidenziale decoro, chiamava la serva, e per _ammazzare_ il tempo si adattava a giocare a _briscola_ con lei.

Mentre però egli stava per buttarsi via come disperato, ecco la fortuna parargli davanti il fatto suo. Certo dì, mentre scende le scale umide e melmose del pretorio, gli accade di mettere un piede in fallo e dislogarselo ad un tratto; le avrebbe ruzzolate fino all'ultimo scalino, se per sorte, trovandosi lì presso Fabrizio, con mani pronte non lo agguantava tenendolo su ritto; poi con lo aiuto di altri lo mise in carrozza, volendo ad ogni patto accompagnarlo a casa, dove presolo in quattro lo adagiarono sopra il letto. Chiamato il cerusico, dopo tastata la parte, giudica non grave il caso, trattarsi di semplice lussazione guaribile di leggeri: intanto non si muova l'infermo; rinnovino al collo del piede fomente diacce di acqua saturnina; ripasserà più tardi per vedere se ci fosse caso di applicare le mignatte; e a rivederci.

Fabrizio, nel prendere commiato dal presidente, chiese licenza di tornare a informarsi della sua salute, e questi prontamente:

— Caro avvocato, se io le dicessi sarà per sua grazia, direi poco e male, ella mi farà proprio una carità fiorita, perchè chi sa per quanto tempo mi toccherà a starmene fitto nel letto: intanto le rinnuovo le proteste della mia riconoscenza; e tu, Bianca, rammenta che se questo egregio giovane non era forte, a questa ora tu non avevi più padre.

La figliuola, che aveva capito la ragia per aria, cavatosi un candido fazzoletto di tasca se lo accostò agli occhi per asciugarsi una presunta lacrima, e alle parole paterne, come corda armonizza con corda, aggiunse:

— Dio gliene renda merito, signore... signore?

— Fabrizio ai suoi comandi.

— Signor Fabrizio; e se potessi sperare che le mie preghiere valessero qualche cosa presso di lei, io vorrei supplicarla a favorirci più spesso che può.

Poffar del mondo! Non ci era mestieri di tanto, però che voi abbiate a sapere come i giovani nel tastare il piede infermo del presidente si fossero toccate le mani; e nel chinarsi a esaminarlo i capelli loro insieme si confondessero. Ora è provato che i capelli sieno potentissimi conduttori di elettricismo due cotanti meno dei labbri, ma due cotanti più dei fili di zinco; ed eransi altresì ricambiati parecchi sguardi a punto interrogativo, e non so nemmeno io quanti sorrisi _reziari_.[22] Breve. Uno aveva votato contro l'altro tutto il turcasso delle quadrella di Amore.

[22] Reziari erano gladiatori i quali portavano sotto lo scudo una rete, che gittavano sui mirmilloni per agguantarli. I mirmilloni su l'elmo avevano un pesce per cimiero.

Il Vinneri, il quale, comecchè talvolta bestemmiasse per lo spasimo, pure non cessava di tenere un occhio al gatto e l'altro alla padella, fra sè ebbe a dire:

— E' pare che la girandola pigli fuoco.

Fabrizio, com'è da credersi, tenne la parola, forse più spesso che non conveniva, ma padre e figliuola fecero finta di non se ne accorgere. Fra le tante, una volta, trovandosi solo a canto il letto del Vinneri, questi prese la mano al giovane, e strettagliela amorevolmente gli disse:

— Caro Fabrizio, le cure affettuose che vi date per me mi fanno sentire più amara la infelicità di essere privo di figliuoli, ma poichè a ragione vi amo e tengo in luogo di figlio, non posso tacervi alcune considerazioni, che mi sono venute in mente pensando ai casi vostri. Perchè, ditemi, avete cessato di frequentare i tribunali? Perchè dopo la prima arringa, che vi fruttò tanto onore, vi siete ammutito? Donde questa deplorabile accidia a cui vi siete abbandonato? Non me lo nascondete, apritevi a me come a padre....

Ed anco qui sarebbe stato sufficiente stimolo di molto minore, perchè Fabrizio stranamente commosso prese a vomitare vituperii su i giurati a bocca di barile; il presidente lo lasciava dire, quando poi lo vide sboglientito, chiappata la palla al balzo riprese:

— O che siate benedetto, chi mai vi ha consigliato a sciupare il vostro ingegno in isteriche fatiche? _Crimen non dat panem_, dichiara pure l'antico proverbio del fôro. Furti pernici, omicidi anatre, falsi accegge, avvelenamenti fagiani, non toccano a voi: per voi sono i furti storni, accusati gheppi, insomma da rompercisi i denti a masticarli; e poi, o come si fa a confondersi co' giurati? Questi bottegai si sono impancati a recitare da giudici in onta alla legittima magistratura. Figuratevi! Per costume vecchio essi non usano mai dare agli avventori la libbra di dodici once con le proprie; ora, parvi possibile che vogliano smettere il vizio con le bilance della giustizia? Gente capace a scambiare Puffendorfio con un'isola, Catilina con una benemerita; a scrivere Francesco coll'acca, la Italia col _g_; gente incapace a fare un _o_ con la canna. Dove siete ito, Dio vi perdoni, a sciorinare eloquenza e dottrina? Tanto voleva dare la crema con la vainiglia ai bufali. Con costoro non si sa mai il punto di coltura; se per caso hai pestato su i calli al presidente dei giurati, impiccati, il tuo cliente è sicuro di sentirsi arrandellata tra capo e collo una sentenza capitale senza circostanze attenuanti; — se non offristi il braccio alla sua moglie quando usciva di chiesa, o non facesti ballare la figliuola al festino, o se fuggisti traverso una maglia dalla rezzola che ti gettarono addosso per pescarti marito, guai a te, annegati; arringando davanti a loro tu farai condannare in galera a vita la stessa innocenza. All'opposto, se il difensore va ai versi al giurato, che importa che dieci testimoni concordi attestino _de visu_? Che importa perfino che l'accusato confessi avere ucciso un uomo? Che se i cerusichi fiscali riferiscano averlo sparato? I giurati a muso duro sono fantini da sentenziare che non è vero nulla, che il morto non è morto in virtù della parola cabalistica: _non consta_. Come! Noi altri, che fino da piccini andammo a scuola per imparare a rendere giustizia, su dieci volte sbagliamo nove; ed essi presumono avere la scienza infusa? Eh! via, ognuno faccia il suo mestiere; _tractent fabrilia fabri_; non confondiamo le carte da tarocchi con quelle da bambara, nè la manteca co' tartufi; i giudici sieno giudici, i sacerdoti sacerdoti, cuochi i cuochi, i nobili nobili: in conclusione, il mondo rimanga diviso in classi, in ceti, in professioni, in condizioni, e stati, arti e mestieri, e se io comandassi lo vorrei distinto in colori come usano lassù nella China. Bel gusto, in fede di Dio, stillarci ad ammannire un pranzo di cinque o sei serviti, per farne poi un buglione prima di metterci a tavola! Tale nei suoi principii e nei suoi effetti tu proverai _circum circa_ la diavoleria della uguaglianza fra gli uomini: così predicano il giurato figliuolo della libertà; per me non glie l'ho visto fare, ma sarà; in questo caso però bisogna dire, ch'egli è uno di quei figliuoli che gli spartani buttavano nel baratro. Da ogni parte sento bociare: rendete i diritti a cui spettano. To'! o chi si oppone? O noi altri giudici non ci siamo a posta per questo? Se la plebe campagnuola usurpò il legnatico o il pascolo sul feudo del padrone, non glie lo facciamo rendere di rincorsa? Il possidente creditore di pigioni, il banchiere di pagherò, ricorrono al nostro ministero invano? Non mandiamo _illico et immediate_ i bravi uscieri a gravare i mobili dello inquilino moroso? Non v'impiombiamo il vostro fallito in prigione? Che cosa è mai questo rendere al popolo i suoi diritti? Forse ai monelli la facoltà di tirarmi le sassate? Ai bottegai di assolvermi parricidi, repubblicani, giornalisti, barattieri ed altra simile risma di gente, a cui in buona coscienza potremmo senza tanti processi legare un sasso al collo e scaraventarla nel Naviglio? Voi, Fabrizio, se un mal genio non vi tirava pei capelli, avreste brillato fra i vostri pari; invece di poggiare in su, voi forviaste, e siete andato in giù; di cui la colpa se invece di trovare l'azzurro del cielo v'imbatteste nel nero di fumo dell'inferno....

Tutto questo il presidente Vinneri spifferò di un fiato; se non lo fermava un nodo di tosse, chi sa dove sarebbe riuscito; tacque per bere e per asciugarsi il sudore.

Fabrizio sostenne codesto rovescio di acqua sudicia a capo chino, sentendosi ora avvampare dalle caldane ed ora gelare dai sudori freddi; poi, temendo che costui saltasse su a squadrargli una seconda di cambio, disse:

— La reverenza che io le devo grandissima non mi concede, signor presidente, di venire in disputa con lei. Per natura e per istudio io professo diverse dottrine: i miei convincimenti mi portano a secondare le aspirazioni della gioventù italiana, le quali, se ci sconfortano talora con qualche disinganno, ci consolarono sempre per la loro magnanimità....

Coteste parole fecero nel presidente l'effetto di una bottiglia di birra stappata sotto le froge del barbero; diede un balzo e proruppe:

— _Vanitas vanitatum et omnia vanitas, praeter francesconem_[23] m'insegnò un dì certo dotto e sentito magistrato toscano. Che significano esse le aspirazioni della gioventù? Le aspirazioni dell'uomo giovane e dell'uomo vecchio tendono sempre al medesimo scopo, e in ogni tempo e in qualunque paese. E voi per lo appunto avete ribadito e andate tutto giorno ribadendo con i vostri arzigogoli il chiodo fitto da madre natura nei nostri cuori; valga il vero: voi vi affaticate a demolire Dio, e volete l'anima morta col corpo: bene sta, ma chi ha fede nella vita futura potrà (non potendone fare a meno) accomodarsi alle miserie della vita presente; ma se al cessare del fiato si spengono i moccoli, voi mi costringete a crescere da questa parte quanto mi fate perdere dall'altra, a riportare nella casa di qua le suppellettili che aveva mandato ad arredare la casa di là. Vero è che per sollievo mi lasciate la fama; ma fatto ch'io sia tutto terra, a che mi approda la fama? Per significare cosa inane sogliamo dire: gli fa come l'incenso ai morti; ora la fama è meno dello incenso, perchè la è vento senza odore; e ora soffia di qua, ed ora di là, conforme le frulla.[24] Le aspirazioni delle creature viventi consistono nel condurre la vita con meno dolori e con più gioie che sarà possibile: varie le vie che mettono a questa patria comune, chi piglia la più breve, chi la più lunga, chi va per la strada maestra, chi per tragetti; la differenza sta nel metodo: se ci fosse dato potere giudicare per l'affetto, non per l'effetto, tale leviamo a cielo che condanneremmo a dieci anni di galera, e _viceversa_. Siamo alle solite: fine della vita è godere; la cottura e la salsa non fanno vivanda, sono arti del cuoco. Belle, in fede di Dio, le aspirazioni magnanime della gioventù italiana! Ogni dì vediamo qualche repubblicone dei vostri dare il tuffo nella monarchia, a mo' dei gabbiani nel mare per buscarvi una sardina; almeno i gabbiani, agguantato il pesce, ripigliano il volo in su, mentre i vostri repubblicani nel dare il tuffo perdono l'ale. Che montano tante smorfie? Fate addirittura come noi, non fosse altro avrete il merito della sincerità. Io, professandomi servitore umilissimo della monarchia sabauda dall'_a_ fino alla _zeta_, mi scappuccio a tutto l'alfabeto monarchico costituzionale, quantunque in una cosa mi muova la stizza, e mi basterebbe il cuore per dirgliela in faccia; ella ficcando sempre gli occhi nel buio della parte sinistra arriva a scoprire qualche bagliore, che crede torcia, ed è un lume a mano; allora mette in opera ogni suo studio per farlo suo, ma nel moverlo le si spegne, ed ella s'impuzza di moccolaia.....

[23] Vanità delle vanità, tutto è vanità, eccetto il _francescone_, moneta del valore di lire 5,60.

[24] A pochi è noto il seguente caso, come a molti tornerà grato saperlo. — Pio IX nel 1855 andò a fare un giro pei suoi Stati; giunto a Ravenna, volle naturalmente visitare il sepolcro del gran padre Alighieri; il popolo gli traeva dietro, in parte plaudendo e in parte imprecando: sciolto il voto, gli fu presentato un libro dove i pellegrini sogliono scrivere il proprio nome; il papa prese la penna e scrisse:

Non è il mondan romore altro che un fiato Di vento, che or vien quinci e or vien quindi, E muta nome perchè muta lato.

(P. 11).

Non essendo allora dichiarato infallibile, qualche lucido intervallo di tratto in tratto lo chiappava.

Fabrizio, sentendosi vicino a dare nei lumi, giudicò opportuno levarsi, e tolto con viso acerbo commiato uscì dalla stanza; allora il presidente si percosse della palma la fronte, e non disse, ma pensò come Tiberio quando sentì che Camuleio si era sottratto con la morte spontanea alla condanna: _Ah! me evasit_, mi è scappato! Se non che Bianca, sentendosi la principale interessata, affinchè ciò non succedesse, gli corse dietro per rammendare, se l'era possibile, lo strappo; Fabrizio tutto sconvolto non pose mente a cui lo seguitava rischiarandogli il cammino; giunto all'uscio di casa lo aperse, e giù difilato a furia per le scale; ma sul punto di tirare su il saliscendi della porta di strada, ecco una voce soave e piena di amore domandargli:

— E ti basta il cuore di lasciarmi così? E che cosa ti ho fatto, Fabrizio?

Come vedete, l'amore aveva progredito con passi lunghi, si sarebbe detto che fosse montato su i trampoli. Fabrizio, nel volgere il capo, vide cascare dagli occhi della Bianca due lacrime, che l'Amore si saria affrettato a suggere con un bacio, per donarle a Venere madre, ond'ella ne arricchisse lo scrigno delle sue gioie più care. Ed ora, che importa che io vi riferisca quali fossero le parole che i due amanti scorrucciati ricambiaronsi sopra la soglia di casa? Voi lo sapete, come entra Amore di mezzo, i negoziati non menano a lungo; basta per _ultimatum_ un sorriso; per _ultimatissimum_ un bacio.

Quando Bianca tornò in camera al padre si pose a piè del letto levando il dito, quasi per ammonirlo, ma l'altro non la lasciò nè manco cominciare:

— Sta' zitta, egli disse, io non so più mezze le messe; e sì che mi era accaduto più volte, che per cuocere troppo presto la torta i' l'ho bruciata. Ho fatto come i bimbi quando tirano su un castello di carte, i quali nel metterci a vanvera il tetto rovinano ogni cosa.... ma veniamo al grano.... ritorna?

— Se ne discorre nè meno! rispose la fanciulla con tale un gesto di superba sicurezza, che non gli legherebbe le scarpe quello di Napoleone, quando, buttato all'aria il cannocchiale, esclamava: — La vittoria è mia!

— Va', tu meriti una statua _equestre_, — ed aggruppate le dita il presidente colse sopra le proprie labbra un bacio e glie lo gittò.

Di fatti, dopo due sere Fabrizio rivolò a tiro di ale al dolce nido, dove si trattò senz'altre lungaggini di nozze. Cari miei, con fanciulle sparvierate, e babbi lesti, l'Amore, voglia o non voglia, è mestieri che entrato subito in barca agguanti il timone, e sciolte le vele al vento drizzi la prua alle rive del Sacramento, che non è quello di California, bensì del santissimo matrimonio.

Io non dirò, chè forse non direi il vero, che tra Fabrizio e il Vinneri la cosa andasse tra galeotto e marinaro, certo è però che entrambi fecero il conto senza l'oste; imperciocchè il socero, avendo tastato il futuro genero sul modo di rizzare su casa, questi gli spiattellò trovarsi corto a quattrini, non volere toglierne in presto dal fratello, e non potere acconsentire che per lui i genitori menomassero la sostanza domestica: avrebbe sopperito co' quattrini della dote. Eccoci al Rubicone. La Bianca lì presente sentì darsi un tuffo al sangue; il presidente cominciò con un: Caro mio — nel suono della più dolce melodia, che mai posero natura od arte sopra labbri mortali; — proseguì, stringendo le mani del genero nelle sue mani di socero, quasi in due manette candite; — chiamò con tutte le potenze dell'anima due lacrime su gli occhi, ma queste fecero orecchi di mercante e non ci vollero andare, — e dopo siffatti esordi gli sparò lì a brucia pelo che la dote della Bianca, di natura eterea, siccome lei, erasi svaporata nell'universo.

Durante cotesto colloquio parve a Bianca essere stata confitta a domicilio coatto in cima all'Ecla, che è un vulcano in Islanda sopra un monte coperto di neve sempiterna, perchè con vicenda assidua ella trapassava dal ribrezzo alle caldane; nè anco San Lorenzo si sentì rosolito dai carboni ardenti come Fabrizio dagli sguardi della cara fanciulla innamorata, finchè ei si tacque. Ora dunque qualsivoglia fanciulla, vaga di nozze, copiosa di affetti e corta a quattrini, immagini l'abisso, l'oceano, la immensità delle contentezze nelle quali sprofondava il cuore della Bianca quando Fabrizio, dopo stato alquanto su di sè, rispose risoluto:

— Non importa, provvederò in altra maniera; con la dote o senza, la mia Bianca mi sarà cara del pari.

Più avvisato della figliuola, il padre, ora che seppe il genero quasi _vergente alla inopia_, mentre fin lì lo aveva incalzato a mezzo ferro per farlo restare su la botta, eccolo schermirsi con le parate e dire: che alle cose, le quali si fanno una volta sola, bisogna pensarci due. Pareva lo facesse per amore, ma non ci pensava nè manco per ombra; egli voleva chiarirsi prima come Fabrizio avrebbe rizzato su casa, e come mantenuta; non voleva mica trovarsi ad avere giuocato di noccioli; maritando la figlia desiderava ricuperare la libertà perduta durante il periodo del tempo matrimoniale, però poneva per condizione _sine qua non_ delle nozze moglie e casa; secondariamente suo scopo finale risparmiare i danari pel mantenimento della figlia, per goderseli a carte o a tavola; che se un giorno gli si fosse rovesciata con marito e figliuoli a casa... misericordia! Ci si sarebbe appuntato il cavicchio sul ginocchio. Io non so, nè mi curo saperlo, come Fabrizio ne uscisse; fatto sta ch'egli fornì di arredi assai sufficienti la casa e lo studio, dove mise libri in abbondanza, perchè gli avvocati senza libri somigliano agli speziali senza barattoli.

Il presidente, nel contemplare tutte queste cose agli occhi suoi dilette, andava in fregola dalla contentezza, e si stropicciava soddisfatto le mani, appunto come il Cavour in procinto di applicare un nuovo balzello al buon popolo italiano: ma accadendo dei desiderii nella guisa che avviene con le ciliege, il presidente pensò che bella cosa era stata maritare la figliuola senza dote, divina sarebbe potere cavare costrutto dal genero, onde certo giorno chiamatolo a parte così gli favellò: