Il secolo che muore, vol. III

Part 4

Chapter 43,753 wordsPublic domain

Udendo Elvira (fino dalle prime ore del giorno convenuta insieme alla turba degl'interessati nelle tribune della Camera) coteste strane parole, non potè frenarsi da esclamare:

— Tondo ti conobbi e tondo ti rimarrai. — _Bos in patria, asinus undique_, come scrisse certo bell'umore per lo epitaffio di un deputato vivo.[12]

[12] Così, prima che su la tomba, fu scritto su lo stallo del Boncompagni, deputato, _et haud memorabilis_ compare in Toscana di tutti i consorti e moderati, i quali ci hanno ridotti a tale, che di petto a noi Stenterello pare Agamennone.

Omobono, con parole fumanti più del fiato del cavallo che abbia corso a staffetta, strideva negli orecchi all'Elvira:

— Perdio! Qui giochiamo di noccioli... O questa conchiusione come ci casca? Ci sia caso che costui mangi a due palmenti? Non sareste fra voi tutti di accordo?

Elvira, punta sul vivo, rimbeccava come un aspide:

— O che credete che i ministri si comprino come mazzi di sparagi? Io vi ho ripetuto le migliaia di volte, che quanto a guadagnarci questo ministro col danaro, non bisognava pensarci nè manco; poi non era con dugentomila lire che si sarebbe potuto acquistare; aspettate; forse chi sa che la delicatezza ostentata non sia una figura rettorica, una _finta di cartoccio_ per riuscire meglio nello intento.

— Maledetta virtù, grugniva Omobono, io me la trovo sempre fra le gambe come una veste di fiasco.

— Zitto! soggiunse Elvira; ecco, adesso piglia a parlare il deputato Ramassi.

— Ed è dei nostri _lui_?

— Figurarsi! Come le dita della mia mano! O non vi ricordate di averlo incontrato venti volte almeno a pranzo in casa mia? E sì, che non si dovrebbe dimenticare tanto facilmente, perchè, masticando nel punto stesso da tutte e due le ganasce, non si sa bene s'ei mangi o stia a modello dei mascheroni da fontana.

Il Ramassi nella commedia del Parlamento sostiene le parti di _Rimestino Rodipoco_, e non è il solo. Certo non costa molto; si piglia facilmente per la gola a modo dei pesci: amava di amore sviscerato i preti a tavola, perchè ci prendeva i quartieri da inverno con loro, e non meno diletti li teneva fuori di tavola, perchè sovente ce lo invitavano. Se egli si fosse trovato nei piedi di Esaù, avria venduto non una, bensì dieci primogeniture, non però per un piatto di lenticchie. In tutto e per tutto d'accordo col reverendo suo direttore spirituale, in un punto dissentiva ricisamente da lui, ed era: che a suo parere la cena mistica si componeva di troppo poco: pane e vino pei sacerdoti, pei laici pane solo. Ora, Gesù Cristo non ha insegnato egli stesso: _non solo pane vivit homo_? Dunque, alla più trista, bisognerebbe aggiungere nella Eucarestia una braciuola cotta alla navicellaia coll'aglio e il finocchio; e il bello poi stava in questo, ch'egli lo sosteneva sul serio. Se oltre la gola tu poni uno staio di servilità, un quarto di trivialità e un bossolo di scurrilità, tu avrai messo insieme un altro Ramassi; e nondimeno considerando gli arnesi co' quali costumava bazzicare, era mestieri dire: _per gobbo è fatto bene_.

Costui, spifferando uno sciolema lungo quanto la quaresima de' Greci, accompagnato da lazzi e buffonerie, esagerò in guisa la esposizione fatta dal ministro, da renderla argomento d'inesauribile ilarità: nel delirio dell'adulazione egli chinò troppo la testa, e troppo buttò in alto il turibolo, donde avvenne ch'egli rompesse due nasi: uno fu il suo pel battere forte ch'egli fece della sua faccia in terra, e l'altro del ministro sfracellato dal fiero urto del turibolo. Omobono, smanioso, mormorava negli orecchi all'Elvira:

— Ohimè! Dove diavolo me lo avete scavato? Tanto valeva cercare il male per medicina.

E la Elvira a sua volta, stizzita, rispose:

— Voi dite unicamente; la prima volta ch'ei torna a pranzo a casa, e sarà in breve, io vi giuro di fargli condire le pietanze col sale d'Inghilterra.

— E adesso chi è mai quell'altro che si leva? domandò con trepida esitanza Omobono.

— Gli è un deputato della opposizione, non già della corrosiva, bensì di quella acidula, leggermente purgativa, la quale finisce sempre o per ringraziare il ministro, o per chiamarsi soddisfatta, o per ritirare il suo _ordine del giorno_.

— Ho capito, notò Omobono, resistenza tanto che basti a salvare l'onore della capitolazione, resistenza che voialtre donne pare abbiate insegnato agli uomini politici.

— Quanto a questo, caro mio, disse di rimando la Elvira, la è quistione sempre indecisa, come quella: _ditemi chi fu pria, la messa o il prete_.

— Misericordia! continuò Omobono, come costui è avvampato nel viso! Pare un fiasco di vino di Chianti lasciato per dimenticanza sopra la tavola dove desinano i deputati; ditemi, costui parla o mesce?

— Non mesce, no; egli parla, e bene, rispose sorridendo Elvira.

Il deputato dalla faccia vinosa riepilogò con molta chiarezza i molteplici vantaggi della ferrovia in discorso, secondo l'ordine col quale li era venuti indicando il ministro, appiccando però ad ognuno certa sua glossa, nella medesima guisa che nelle litanie ad ogni salutazione tiene dietro: _Ora pro nobis_. Egli non trovava lodi che bastassero ad encomiare la comunicazione accelerata delle parti estreme d'Italia, ma a patto che gli abitanti loro si trovassero spesso insieme per raccontarsi la scambievole prosperità, mentre non avendo altro a raccontarsi, per ora, che le scambievoli miserie, non distingueva proprio che pro potessero cavare dal vedersi frequentemente. Sicuro, l'agricoltura promossa ed ampliata farà la mano di Dio a questa nostra società messa a soqquadro dagli antichi e moderni scommettitori; ma io non so come la si voglia sovvenire opprimendola co' balzelli, che ogni dì più allungano i denti; lo stesso dicasi per le industrie ed i commerci. Gli è vero, non però in tutto, ciò che scrive il Filangieri, che l'arte del finanziere sta nel mettere il peso al posto dove si possa portare: cento libbre sopra le spalle non recano fastidio, sul naso te lo schiacciano; e va bene; ma poni che il peso sia di una _tonnellata_, allora poco preme un luogo piuttostochè un altro; dovunque te lo mettano, tienti per ispacciato. Signori miei, il ministero (e parlando di ministero intendo comprendere tutti i ministri che ci governarono, imperciocchè essi tutti partecipino della natura degli enti, che compenetrandosi di tre se ne fa uno solo), il ministero fin qui mi rassomiglia a colui che tagliasse prima le gambe ai cavalli e poi li spronasse a correre. Noi non abbiamo lasciato passare occasione per ammonirlo, ma egli ci ha risposto come quel cuoco il quale costumava scorticare le anguille vive: e' ce le ho avvezze! E poi il ministro ci ha sbatacchiato su gli occhi lo specchio delle rendite dicendo: — Ecco qui, l'entrate crescono; ed è vero, perchè più stringi il torchio, più spremi sangue dal popolo stritolato.... ma badate bene, che alla fine del salmo viene _il gloria_. Certo, se tu abbatti la tua foresta in un anno solo, tu ne caverai costrutto maggiore che se tu la tagliassi regolarmente in dieci, ma allora con che ti scalderai dopo il primo anno? Con una secchia di acqua cavata dal pozzo. Mi si allarga il cuore quando volgo la mente ai tanti paduli che voi asciugherete, ma adesso che siamo qui in famiglia, ditemi: o non sarebbe stato meglio a pensare un po' più che non intristissero quelli che erano di già asciugati? Le strade aperte in mezzo ai boschi, signori miei, sono spade a due tagli; e taglieranno a vostro scapito se non ci manderete prima forze sufficienti ad esplorarle, e dopo con savi provvedimenti non opererete in modo da far toccare al masnadiero, che troverà maggior conto a lavorare che a rapinare; e nel frattempo, per facilitare la intelligenza, un zinzino di forza non farà male a nessuno...

Qui a sinistra uno stridore di denti; a destra un bravo così potente da tirare giù le travi del soffitto. L'oratore continua...

— Chiedo scusa agli onorevoli miei colleghi di sinistra... io, lo sapete, fui sempre con voi a gridare: morte alla morte, e guerra alla guerra; mi ripiglio del _lapsus linguae_, tuttavia confessando che fra la morte _allopatica_ di una dozzina di palle sul petto, e la _omeopatica_ delle celle del carcere penitenziario, non mi sembra che ci corra un tiro di cannone. Se le promesse che hanno fatto alla Italia i ministri, che vi hanno preceduto, voi poteste vendere a una palanca la grossa, voi paghereste gli undici miliardi che ci troviamo di debito, e ce ne avanzerebbe. Volete sapere che cosa dice il popolo di voi? Io non ho soggezione a ripetervelo, a patto che non ve ne arrechiate. Il popolo con lingua dolosa dice: che la menzogna visitava spesso il governo subalpino, ma non ci aveva preso stabile domicilio; ci stava a locanda; fu il glorioso Conte di Cavour che ce l'accasò, anzi ce la impiombò come un cardine di porta, onde dopo lui la menzogna può chiamarsi un cardinale della monarchia...

Gli avversari del ministero giubilano, i suoi amici due cotanti più.

— La linguaccia del popolo aggiunge: le bestie fino _ab antiquo_ ebbero sempre parte cospicua nella istruzione; ai tempi di Achille il ministro della istruzione era Chirone, mezzo uomo mezzo cavallo; oggi questa uguaglianza fra le parti non si è mantenuta....

Scoppi di risa da tutte le parti; l'oratore continua:

— Ed anco la parte del cavallo ha ceduto il luogo a bestie di qualità inferiore.

I nemici dei ministri vanno in visibilio, gli amici pel soverchio ridere piangono; l'oratore imperturbato seguita:

— E dice altresì, che per avere una idea giusta della grandezza dei nostri ministri di Stato bisogna guardarli col cannocchiale alla rovescia; mercè vostra, o ministri di tutti i luoghi e di tutti i tempi, i maligni detrattori della monarchia hanno potuto sbottonare dei re queste parolaccie: Dio, affermano le sacre carte, mutò un re in bestia; bella forza! Si aveva a provare, per far conoscere la sua onnipotenza, di trasformare un re in uomo, e allora anch'egli avrebbe veduto ch'era un altro paio di maniche....

— Onorevole signor deputato, la invito a tenersi al soggetto, lo interruppe il presidente.

— Scusi, io parlava di ministri, e mi pareva non dilungarmi dalla questione.

— Chiedo perdono, ella parlava di bestie....

— La è tutta una, così grida una voce stentorea dalle tribune.

— Silenzio! urlò il presidente. Silenzio! i bidelli. Silenzio! parecchi deputati, e fu fatto silenzio; ma l'eco di cotesta voce durò a vibrare un pezzo dentro al cranio di parecchie eccellenze.

Il deputato dalla faccia vinosa, sempre con quel suo piglio beffardo, riprese:

— Signori, io era rimasto ai briganti; e però dico ai ministri, che se non penseranno sul _serio_ alla sicurezza del transito, i malandrini, in grazia della opera vostra, si vedranno provvisto il mercato da svaligiare; e avvertite, che potrebbe darsi il caso ch'ei per ceppo vi mandassero i capponi a casa. — E di questo tenore cotesto cervello bizzarro continuò per parecchio altro tempo, mettendo sempre davanti con fino accorgimento obietti facili a vincersi, nel modo stesso col quale nei circhi dei giuochi equestri vediamo porre dinanzi al pagliaccio cinque cerchi impannati di carta o sei, perchè di rincorsa quegli li sfondi tutti, con meraviglia non meno che con diletto degli spettatori. Infatti il ministro, ripigliando mansueto il suo dire, passò in punta di piedi sopra la poca cura posta dai suoi predecessori a mantenere le conquiste fatte sopra i terreni paludosi, e deplorandola la scusò, notando esserne stata colpa i tempi grossi nei quali troppo maggiori cure dava la salute d'Italia, che quelle dei bonificamenti dei paduli non sono. Adesso la negligenza non avrebbe scusa; essere disposto a compire con tutta alacrità il debito proprio: lo consigliassero i deputati, lo sovvenissero; egli non desiderare di meglio; da tutto e da tutti potersi ricavare del bene, anche dalle vipere.

Questo ultimo tratto andava diritto a colpire il deputato dal viso di vinaccia, che pronto rimbeccò:

— Sicuramente, se ne cava il brodo, che fa bene ai tisici: — ma si chiamò soddisfatto, e finì col dire che, riponendo ogni fiducia nel ministro, avrebbe votato per la legge.

Il popolo ridendo di cuore esclamò: gli ha dato il pane con la balestra. Qualche destro disse: bravo! La sinistra, arrapinata per cotesto voltafaccia, come se a questa ora tanti suoi sozi (avverta il proto nel comporre questa parola a metterci una z sola) non ce la dovessero avere assuefatta, mostrò i denti e il pugno chiuso, come fa la scimmia quando le rubano le noci.

Il pallone ormai è gonfiato: una sottile corda lo trattiene appena sopra la terra; l'orizzonte s'_indomenica_[13] per fare onore al volo trionfale.

[13] _Indomenicare_, vestirsi da domenica, acconciarsi pel dì delle feste.

Chi è colui che sorge come vapore da paese guasto a spandere dintorno la desolazione e la morte? Egli ha nome Probo Seigatti. La natura, dicono, stava per fabbricare una nuova specie di avoltoio monaco, e già lo aveva quasi condotto a fine, quando, sul punto di agguantare un'anima di bestia qualunque e ficcargliela in corpo, sbagliò barattolo, e prese un'anima umana. Così nacque costui; ma egli, sentendosi a cotesto modo non finito, per completarsi tolse in prestito un altro paio di artigli, e se ne fece due mani; poi negò restituirli, opponendo la prescrizione all'uccello di rapina, che gli aveva dati in accatto. Nella prima gioventù il suo istinto di avoltoio lo condusse a ghermire quanto gli si parava davanti; mise gli artigli dentro la filosofia ed anche dentro la poesia, diede di becco nelle lingue, si avventò alla gloria, e stette a un pelo di cavarle gli occhi: ma, accortosi di breve come ben potesse sgraffiare tutte le cose buone ed oneste, non però staccare da loro il minimo brandello per proprio uso, prese a maledirle, e per giunta a struggersi d'invidia contro tutti quelli che, attendendo religiosamente allo studio delle discipline umane, ne riuscirono felici cultori. Allora la invidia, siccome costuma, piantò sopra la faccia di lui la sua bandiera colore di bile, ci risucchiò il sangue, nè si rimase finchè non l'ebbe convertita in insegna di morte. Se mai avveniva ch'egli stringesse la mano a qualche creatura, ecco tale c'insinuava un diaccio di tarantola, che per qualche minuto ci sospendeva la circolazione del sangue; se toccava fiori si seccavano; fiatoso aveva l'alito; l'anima due volte più: pesi come il piombo cascavano i suoi occhi colore di piombo sopra la gente; se accadeva che i fanciulli venissero a fissarli, fuggivano a rimpiattarsi dietro le gonnelle delle mamme: così i pulcini presentendo la cornacchia si rannicchiano sotto l'ale della chioccia. Probo viveva giorni fastidiosi, a sè grave, in abominio altrui, quando Abramo, medico e sensale ebreo, considerandolo un dì male disposto della persona, lo volle visitare sottilmente, ma non ebbe mestieri specularlo a lungo, che, appena tocco il polso, esclamò quasi rapito in estasi:

— Dio di Abramo! Esulta, o popolo d'Isdraele; il tuo soccorso è nato: ecco il promesso Messia: poi lo baciò in fronte, e proseguì: ah! tu non sai qual tesoro tu racchiudi in te? Me fortunato, che venni eletto a rivelarti la tua missione sopra la terra! Da' retta.... e ascolta nell'alto una voce che grida: tu sei il figliuolo della mia predilezione.....

— Ma insomma, interruppe Probo impazientito, o Abramo, tu mi hai preso a godere.... ch'è questo che tu trovi in me?

— Trovo, rispose solennemente l'ebreo, che il polso ti batte con le pulsazioni dell'ottanta per cento.... sangue purissimo dell'usura.... nelle vene del Rothschild non circola migliore; e qui fece per inginocchiarsi dinanzi a lui.

Allora Probo Seigatti ebbe una visione: come dentro al raggio di sole che penetri per un foro nella camera oscura vediamo mulinare miriadi di atomi luminosi, così a lui fu rivelata la moltitudine infinita degli scrocchi, dei barocchi, dei retrangoli e dei lecchifermi; gli si schierarono davanti le specie innumere dei _babbi morti_, dei _carrozzini_, degli stellionati, dei finti telegrammi, delle false novelle, dei supposti corrieri; vide le coperte insidie, le segrete trappole, le suste, le carrucole, le corde, onde la rendita pubblica ed ogni valore si alzano e si abbassano: gli fu aperto il segreto di impietrire il sangue del popolo e darlo ad intendere diaspro; di congelare le lacrime e farle passare per perle, di colare i gridi di disperazione traverso il vaglio di giornalisti traditori, e giurarli applausi entusiastici, anzi _frenetici_. Al fine della visione una lingua di fuoco gli cascò sul capo, e quivi cominciò a bruciare alimentandosi con tutto quanto avanzava nel cuore di Probo di palpito umano, e nel suo cervello di pensieri gentili. Quello che costui escogitò e mise in opera per procacciarsi moneta l'animo rifugge raccontare; da questo uno argomenta gli altri: si fe' mezzano per provvedere danaro alle faine d'Italia, affinchè, pagando il soldo ai nibbi stranieri, prolungassero il martirio di questa nostra povera patria.

Costui pertanto incominciò dal discorrere in succinto dei vantaggi che doveva partorire la nuova legge, confermando pienamente quanto avevano accennato gli oratori precedenti, poi sollevandosi a sfere più sublimi mise i deputati dentro alle future cose. — L'Asia, egli disse, voi lo vedete, sta in procinto di riversarsi sopra l'Europa per novelle vie, o piuttosto per le vie del vecchio mondo, rinnovate adesso; il Mediterraneo ritorna la fiera delle produzioni di tre parti del globo; molto, fin qui, averci sovvenuto la provvidenza di Dio, presidio immortale dell'alma madre Italia; ma avvertiamo, signori, non ne abusiamo, che a lungo andare sta la sentenza: _Chi si aiuta, Dio aiuta_; ei si corruccia con gli accidiosi: ed anche quelli che ogni loro fiducia ripongono nella fortuna sogliono dire: ch'ella non si ferma a bussare le porte chiuse; se non le trova aperte tira di lungo pel suo cammino. La nuova ferrovia mi sembra destinata a servire di spina dorsale all'Italia, le molteplici ramificazioni che si partiranno da lei la muniranno di costole; il portentoso porto di Brindisi restituito alla pristina magnificenza; le Alpi Cozie forate, dopo le Marittime, e le Retiche, e le Giulie, e le Carniche, mentre leveranno la nostra contrada ad inaudita prosperità, faranno fede al mondo del genio italico, il quale, se per inclemenza di fato, durante molti anni, non parve fuora, ei si rimase sotto terra come il grano nei giorni iemali, vo' dire per cestirvi e trionfare in primavera. Ed anco bisogna riflettere a quest'altro: l'America per lo passato fu uno dei gusci della bilancia dell'universo, ora però, estendendo l'azzurro della sua bandiera a nuove stelle, è chiaro che di guscio aspira a diventarne l'ago, però a noi altresì corre l'obbligo di levarci in alto per produrre lontano il nostro sguardo nei tempi. Signori, ponete mente; sentite voi lo strepito pari a quello di venti cascate di Niagara che precipitino dentro uno abisso di tenebre? Lo udite? Ebbene, sapete voi da che cosa nasce? Dal brontolìo delle moltitudini che ripetono: la natura ci donò la terra come il sole: il sole tuttavia possediamo, perchè veruno ce l'ha potuto togliere; la terra no; ce l'hanno rapita; ripigliamola. Signori, diamo opera indefessa a studiare il come per noi si possano chiamare le moltitudini a parte del retaggio costituito dal Creatore alle sue creature, mercè la scienza ed il lavoro. Certo, le moltitudini strascinano la ignoranza come una palla di ferro ribadita al piede del condannato, ma ricordate che i pugnali di Spartaco e degli altri servi ribelli furono fatti col ferro delle loro catene; ora poi le moltitudini hanno interesse più di noi perchè il civile consorzio non vada a soqquadro; per noi il tumulto significa mezzo pane; pel popolo, fame intera; dunque mettiamogli in mano la scienza come una lucerna, affinchè s'illumini il sentiero e miri dov'abbia a posare il piede, per procedere con sicurezza non meno che con utilità. Lodando dunque con pienezza di cuore l'alto concetto di questa magnifica arteria di vita italiana, ed affrettandone il compimento con tutti i miei voti, siami, o signori, concesso separarmi dal governo intorno alla convenienza di costruirla piuttosto co' danari stranieri che co' nostrani. Io, che soglio aprire ingenuo e schietto quanto sento nell'animo, non mi sembra come ciò possa fornire nè anco materia di dubbio; perchè ecco in qual modo ragiono: noi prevediamo che questa impresa produrrà danno, ovvero utile agl'interessati; nel primo caso non sarebbe onesto, e lasciamo l'onesto a casa sua; non sarebbe di utilità alcuna precipitare in impresa ruinosa i capitali così nostrani come forestieri; — i forestieri, a modo che un dì ci chiamarono terra dei morti, oggi ci saluterebbero col nome di terra dei naufragi. Ma io pongo che abbia a giovare; e allora con qual consiglio, con qual giudizio faremo sì che, esclusi i cittadini, abbiano ad avvantaggiarsene gli avveniticci soltanto? Ognuno ripari all'ombra del suo fico e della sua vite. A questo arrogi: noi figli d'Italia, che tante fatiche durammo, tanti pericoli corremmo, tanti sacrifizi patimmo per rivendicare la patria dalla oppressione dispotica degli stranieri, soffriremo con animo quieto vedercela mancipia della tirannide economica dei medesimi? (Movimento prolungato su tutti i banchi e nelle tribune).

Intanto Probo stendeva e ritirava gli artigli, dai quali si vedevano pendere brindelli di pelle scorticata.

— Per verità, proseguiva costui, non può negarsi che taluno di questi ospiti morisse mentre stava dintorno a rosicchiare l'Italia; e certo gli eredi suoi non si fecero vivi per riscattarne le ossa, ma scesero giù di rincorsa a raccoglierne la eredità, se prima di morire i parenti non l'avevano fatta ricapitare a casa. Come! versammo fiumi di sangue per isfrattare di casa nostra inquilini molesti, ed ora non sapremo stemperare un po' di calce per imbiancarcela? E nel presagio di vicini irrequieti, nemici naturalmente di pace, di cui parte intende a ricuperare una signoria, ed altri ad acquistarne una nuova, consentiremo noi che un nugolo di essi venga a studiare palmo a palmo le nostre pianure, i nostri monti e le nostre valli? Per me credo che se noi altri permettessimo questo, ci avremmo a proibire la via San Gallo, dove occorrono la stamperia del giornale la _Nazione_ e lo Spedale dei Matti, perchè temerei che il dottore Bianchi mi agguantasse pel petto in vicinanza di Bonifazio, dicendomi: «Passi qui dentro per farsi raccattare due maglie al suo cervello.» Ma ora sento obiettarmi: quanto ella dice è oro rotto; ma in Italia ecci volere? A questa domanda io mi sento tutto rimescolare dentro, e rispondo: e come siffatto dubbio può uscire da labbri italiani? In qual modo l'Italia vinse la barbarie dei secoli? Col volere. Come la lunga, varia e greve dominazione straniera? Col volere. Come ricostruire la perduta unità? Col volere. Quando Umberto dalle bianche mani, affacciatosi alle Alpi, stese il suo sguardo per quanto è lunga la Italia, sclamò: tutta mia! tutta mia![14] E fu questo magnanimo volere, che trasfondendosi di secolo in secolo nei suoi non manco magnanimi nipoti, di concetto prese forma di realtà; ed in breve, così giova sperare, noi lo vedremo compìto. L'astro di Casa Savoia non può fallire...

[14]

Della reggia su la vetta, Del palazzo sul pendìo, Canti pure la civetta: _Tutto mio! tutto mio!_

(Guadagnoli, _Poesie_)

Applausi dalla destra, dai due _ventrigli_ ed anche dalla sinistra.