Il secolo che muore, vol. III

Part 25

Chapter 251,375 wordsPublic domain

— Ma sono io che ho da fare con vostra signoria reverendissima.

— Rifiuto recisamente.

— In questo caso, guardie, ammanettate costui come ladro colto in _flagrante_ e trasportatelo a piedi alla questura.

— Obbedirò per forza.

Il prete di pallido diventò giallo; le passioni dei preti non conoscono altri colori; le tinte del loro arcobaleno circoscritte a due; tinta di odio e tinta di paura; giallo di burro e giallo d'uovo; entrambi andati a male.

— Come le pare, ma obbedisca.

— Però protesto.

— Quanto vuole; favorisca.

Il prete entrato nella camera a parte, sempre infellonito, ma vedendosi capitato in male branche, così favellò:

— Signor mio, noi non siamo usi a saccheggi nè a piraterie; la buon'anima della signora Amina, non potendo disporre altrimenti delle sue sostanze, a me suo confessore consegnava spontanea certi oggetti di sua pertinenza, onde io ne disponessi a seconda della sua intenzione; anzi, poichè senza offesa del segreto sacramentale, questo posso palesare, per erogarli in suffragio per l'anima sua, e per quella di un altro defunto, del quale avrà forse... senza dubbio contezza il signor Egeo. — E qui gittò di traverso un'occhiata ad Egeo, che parve un colpo di lesina. — Ora io domando, signor questore, se il suo governo, non contento di tribolare i vivi, astia che sieno sollevati dalle pene anche i morti!

— Signor curato; innanzi tutto le ricorderò che il mio governo è anche il suo, e poi che egli veglia perchè i cittadini tutti osservino le leggi. Qui in casa il padrone è il signor Egeo; e voi, lo giudico dalle vostre parole, non ignorate il contratto intervenuto fra la sua consorte e lui. E quando ciò non fosse, chi vi dà il diritto di entrare nelle case dei cittadini, col pretesto di religione, per isvaligiarle? Come mi proverete che la signora Amina vi donava quanto eravate in procinto di portar via?

— Il mio carattere sacro non basta?

— Passò l'usanza.

— Allora io non devo nè posso invocare altra testimonianza, quando anche non avesse a Dio spiegate l'ale...

— La bell'alma innamorata, continuò cantarellando il questore. — Bravo reverendo, ma bravo, la ci va fino di _Lucia di Lamermoor_...

Ma il reverendo, quasi sdegnoso di servire di bersaglio ai motteggi plebei del questore, soggiunse con molta dignità:

— Ecco che io depongo quanto mi fu dato liberamente, protestando però davanti agli uomini e davanti a Dio del sacrilegio commesso sopra la mia persona.

— Eh! reverendo, vi risponderò come un dì rispondevano i vicerè di Sicilia a quelli che li minacciavano ricorrere a Dio e al re per le loro angherie; Dio è in alto e il re lontano; però quanto ha fatto non basta, bisogna che adesso estenda la sua compiacenza a farsi frugare dalle mie guardie, le quali nello esercizio di questa parte penosa del loro ministero uniranno, vostra reverenza non ne dubiti, uniranno alla solerzia ogni possibile riguardo.

— Come, ardireste mettere le mani su l'unto del Signore?

— Poi ci laveremo le mani col sapone.

Il curato tremava di rabbia e di paura; l'abitino gli pesava al collo; onde rivolto ad Egeo, con piglio che parve terribile ed era codardo, esclamò:

— Ah! siete voi, signor Egeo, proprio voi che volete si strugga nel fuoco penace il meschino di cui gli occhi appannati dalla morte stavano perpetuamente innanzi alla vostra defunta? Voi che esponete agli ultimi oltraggi un sacerdote di Dio?

— Ma io... rispose Egeo esitando. E il prete mascagno chiappa la mosca a volo e rincara la posta...

— Or bene, io vi ammonisco, e riponetelo bene nella mente, che non passerà l'anno che voi vi raccomanderete a mani giunte perchè accetti e porti all'altare di Dio la offerta che gli contrastate adesso: prima che scada un anno vi cito a comparire innanzi la Corte di assise del paradiso, per rendervi ragione del vostro iniquo operato...

— O a me non tocca? domanda il questore.

— Di voi e dei pari vostri non si occupa Dio... nè il diavolo; oggi m'insolentite per ordine del padrone; domani, se il padrone ve lo comanda, mi bacerete le mani; voi non avete diritto all'odio altrui; qualcheduno, per mera generosità, potrà disprezzarvi. Adesso, signor Egeo, fatemi frugare come un borsaiolo.

Egeo, per coteste parole, sentì smuoversi dentro; lo prese il tremitò e balbettando pregò l'amico questore lasciasse andare in pace il curato: anzi stette in forse di pregarlo a ripigliarsi la roba che affermava avergli dato l'Amina, ma non ebbe il tempo, perchè il curato, tiratosi il mantello su gli occhi, appena n'ebbe agio, come uno spettro, sparì.

— Ouf! sospirò egli a petto dilatato, appena si fu chiuso nella camera della sua canonica, sono stato a un pelo di passare per occhio; _tamen_, anche per questa volta san Pietro non ha calato la rete in mare invano; e tratti fuori della tasca dell'abitino della Madonna del Rosario i biglietti di banca, li ripose in compagnia degli altri con arti non migliori acquistati.

Singolare poi fu quest'altro, che Egeo, quantunque non fosse _Filippo_ e molto meno il _Bello_, pure per lui il curato fu Giacomo Molay, e la citazione di lui per comparire innanzi che finisse l'anno al tribunale prese a trottargli pel capo; la sua fantasia si accese pensandoci su; all'ultimo la sua salute ne rimase alterata: muscoli, nervi, ossa e le altre parti del suo corpo, come creditori arrabbiati dello attendere lungo, si presentano a un tratto per farsi pagare i vecchi conti, si voltavano al vizio onde li sollevasse dalle sequele dello abuso ch'ei ne aveva fatto: aggiungi che nei casti amplessi maritali egli aveva non già sorbito, ma tracannato il veleno sifilitico; e se più breve fu in lui la infermità che sfilaccicò la vita della sua moglie, non per questo ci la provava meno spasimosa: appena ne sentì i morsi, mandava pel curato, il quale venne sì, ma con un viso che pareva Longino. Tosto egli prese a gettargli nell'anima tali e tanti terrori da fare rizzare i capelli, non che ad altri, al Biancone di Piazza; per un pezzo continuò il tristo gioco del gatto col topo con lui, finchè un bel giorno, ficcategli le granfie in corpo, lo costrinse a lasciargli con amplissimo testamento quanto si trovava a possedere, il quale si giudicò oltre il valsente dei quattrocentomila franchi senza vincolo di sorta alcuna, comecchè corresse fra loro la condizione tacita che la eredità si avesse a dividere in tre parti eguali, di cui una avesse a servire pel suffragio dell'anima sua, l'altra per quella di Amina, finalmente la terza pel povero innocente tradito da tutti, e per giunta morto senza sacramenti. Anzi negli ultimi giorni della sua vita provava consolazione grandissima a contare col curato quante messe, quanti uffizi e quante esposizioni del venerabile sarebbero toccate per anima; non rifiniva mai di raccomandare al curato, badasse bene che la ripartizione si facesse giusta; ogni avanzo si applicasse sempre all'anima del povero innocente. Ricordare Omobono non si attentava; solo, _in extremis_ ebbe il coraggio di susurrarne il nome nell'orecchio al prete.

— E soprattutto, egli disse, vi raccomando Omobono, anche prima di me.

Le quali parole fornirono argomento al prete, ogni volta in seguito gli veniva fatto favellare di lui, di uscir fuori con questa scappata:

— S'egli si fosse trovato alla passione di Gesù Cristo, poteva darsi il caso ch'egli ci presentasse la parte del buon ladrone.

*

E per rendere a tutti la dovuta giustizia, il curato non _bruciò il pagliaccio_ a quelle anime poverine, imperciocchè se si mostrava scarso con esse a uffizi e a esposizioni, di messe ne spedì loro a bizzeffe, tutte asciutte e ben condizionate, uscite dalla sua fabbrica, e per maggiore precauzione celebrate _tutte_ da lui.

Ancora eresse un monumento a Egeo, di marmo di Carrara, però _ravaccione_; e, come stato un dì professore di rettorica, di sua mano (doveva dir testa, ma io so ch'ella non ci ebbe che fare) gli compose l'epitaffio in latino: stette un pezzo fra due se ci avesse a incastrare l'_integer vitæ_, _scelerisque purus_ di Orazio, ovvero l'_insignis pietatis vir_ di Virgilio; alfine vinse Virgilio, ed Egeo di Gorgonzola resta raccomandato ai posteri per le medesime qualità che, secondo quello ci racconta Virgilio, ornarono Enea Troiano.

FINE DEL TERZO VOLUME.

INDICE DEL TERZO VOLUME.

Capitolo XV. _Pag._ 7 Capitolo XVI. 57 Capitolo XVII. 103 Capitolo XVIII. 249 Capitolo XIX. 349

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (moria/morìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.