Il secolo che muore, vol. III

Part 10

Chapter 103,953 wordsPublic domain

[30] V. _Storia di un Moscone_, e come si dieno le mogli a prova in Corsica.

Già eravamo presso a finire la moneta ricavata dalla vendita del diamante, e Fabrizio, rifuggendo dal rinnovare le parti dell'ebreo Shylock,[31] quantunque a malincuore, si fece a trovare il socero, il quale da un pezzo in qua visitava la figliuola di rado e sempre più breve; questi lo accolse con visibile imbarazzo: avesse potuto svignarsela! Ma poichè altra via non gli si parava dinanzi, eccetto la cappa della stufa, voltata faccia alla fortuna con la consueta inverecondia, tra le altre queste cose favellò al suo genero:

[31] V. _Mercante di Venezia_.

— Caro mio, tu lo sai, dalla mia paga in fuori io non possiedo in questo mondo un becco di quattrino; nell'altro non credo averci fatto troppi avanzi. Però io non te lo tacqui; tu non potresti dire onestamente che ti abbia posto di mezzo: ci dovevi pensare prima di metterti in mare; senza biscotto non si naviga, nè tu eri un pargolo da ignorare come stia la cuffia a Crezia, e assai praticasti la Bianca per prendere di lei conoscenza intera: questo ti ho voluto dire per rammentarti che io non ti piantai dinanzi il dilemma: o mangiare questa minestra o saltare questa finestra, non già perchè valga a levare un ragnatelo da un buco. — Mettiamo dunque in sodo, ch'io non posso sovvenirti in nulla; — e non lo devo: non mi fare bocchi, Fabrizio, che io te lo provo. — Con l'onorario di presidente e trovandomi solo, su per giù alla meglio me la sgabello da pari mio: ora figurati ch'io te ne dessi un terzo; che ne avverrebbe? Patirei io, non solleverei te: scomparirei io e non compariresti tu; e poichè uno di noi altri due deve stare allo stecchetto, io, dal mio punto di vista, ho ragione a volere che ci stii tu; e ciò con tanto maggior fondamento, in quanto che dipenda proprio da te volerci stare, perchè pretenderesti che le beccacce ti volassero intorno alla mensa belle e arrostite coi crostini sotto l'ale e la salsa in un cestino nel becco!

Ah! tu presumi che ti vengano a profferire fino a casa il danaro? Alla rana, che non chiese, non fu data la coda.

— Ma io non sono uso a chiedere. Ho creduto convertirmi in magistrato, non già in accattone per limosinare alla porta dei conventi dei frati una pentola di minestra.

— Qui non ci entra minestra, bensì raccogliere moneta, che basti per provvedere alla pubblica sicurezza ed al pranzo intero di magistrato rispettabile...

— E posto che io mi piegassi a chiedere, ma dove avrei a volgere le mie domande?

— Di questo dovresti informarti tu, ma per me credo con molti la via retta più corta, e per ciò difilato al presidente del Consiglio dei ministri.

— E s'ei non mi dà udienza?

— Le sono coteste pituite di malinconia; S. E. ascolta tutti per essere di natura urbanissimo, e poi per debito d'ufficio, massime quando si tratta di ufficiali preposti alla sicurezza pubblica.

— Caso mai mi ammettesse al suo cospetto, e che potrei dirgli io? Io mi consumo correndo dietro a furti, ingiurie, ferimenti, omicidi e via discorrendo, tanto da parere un gatto che si sbizzarrisce a ruzzolare trucioli. Non mi è capitato mai un delitto di _spolvero_; mi tocca stare terra terra come la porcellana; ed io non mi posso mica stampare una causa celebre da mandare sottosopra gli uomini e i giornalisti.....

— E chi ti para?

— Come! Che avete detto?

— Io? Dico quello che mi hanno insegnato le sacre carte: _pulsate et aperietur vobis;_ chi cerca trova. La tua promozione e la insegna di cavaliere mi furono promesse; però a patto che dovessero servire di compenso a qualche segnalato servizio da te reso al governo, e fino ad ora la fortuna non ti ha fatto gli occhi dolci; ma, caro mio, buona cura vince sventura: perchè non ti sei tenuto bene edificato il ministro? Perchè non t'insinuasti fra i suoi familiari? Bisognava tu t'industriassi a entrare in grazia a taluno di casa sua; nei principii non bisogna stare sul doge; innanzi di celebrare le messe si servono: tale, ricordati, entrò in palazzo per la gattaiola, che poi all'uscirne non gli bastò gli aprissero le porte a due battenti... ma adesso, lo vedo anch'io, mi sembra tardi... siamo con le spalle al muro... tanto è, mi proverò a toccarne di nuovo al ministro... ma anche tu, vedi, avresti a fare una cosa... dovresti... mandare... anche a nome mio... a sollecitare... il ministro... la Bianca.

— La... Bianca?

— Sicuro, o che ci trovi tu di sperpetua? Forse non ci vanno tutto giorno a frotte le principali gentildonne del regno?

— La Bianca!

— Già, caro mio, la è cosa vecchia, che quando ci si mette di mezzo una donna si ottiene presto e bene. Considera questo, anche la nostra religione cattolica ci persuade ricorrere alla intercessione della Madonna, perchè Dio ci faccia la grazia. La donna, o sia madre, o figlia, o sposa, ascoltasi benignamente sempre e da tutti, i cortesi perchè si sentono commossi, gli zotici soggiogati: anche quando non si voglia o non si possa concedere la cosa domandata, è difficile che la donna si trovi messa alla porta con maniere inurbane: insomma, la donna esercita soave e nonpertanto irresistibile violenza sopra l'animo dell'uomo o con la bellezza, o con la favella, o con la pietà... Vedi... il cuore mi presagisce che se mandi la Bianca a perorare la tua causa presso S. E., tu riuscirai di certo.

— E voi ci avreste mandato la vostra moglie?

— Io? Ma sicuro, quante volte mi è occorso ho mandato la moglie ai ministri, e anche a S. M. il nostro augusto padrone, e me ne trovai sempre bene.

— E non vi sorse nell'animo...?

— Che mai?

— Il sospetto... capite... vorrei che voi m'intendeste.

— _Ohibò!_ Nè manco per sogno. In _primis_ mi rendeva tetragono ai colpi del sospetto la inestimabile stima professata da me a quella santissima donna, che fu la tua socera, e poi la moralità a prova di bomba dei personaggi cui ella si faceva a sollecitare nell'interesse della famiglia. Se avessi mai potuto concepire un sospetto sopra di lei, sai tu quando avrei sospettato? Allorchè si andava a confessare.

— Ma le dicerie della gente maligna non vi mettevano in pensiero?

— Chi mal pensa, male abbia: per abbaiare di cani non si eclissa la luna. A te bastino per quiete dell'animo la rettitudine delle tue intenzioni e il conoscimento della dignitosa coscienza e netta della tua consorte.

— Per me ce ne sarebbero di avanzo; il male è che non bastano agli altri: noi pur troppo viviamo incastrati nel mondo, e se sarebbe viltà condannarci a fare a modo suo, nè anco possiamo avere la prosunzione di fare in tutto a modo nostro; specchiatevi in Cesare, che non sofferse neppure tenersi attorno la moglie sospettata.

— Caro mio, tu hai da sapere che cotesti esempi antichi sono come i pesci, i quali non si mangiano senza prima levarci le lische. Cesare potè gettare polvere da gonzi negli occhi ai Quiriti, nei nostri dì ai vecchi criminalisti non avrebbe potuto: egli prima afferma Pompeia innocente di adulterio con Clodio, e poi la repudia. Tu hai a convenire che simile contegno, se gatta non ci covasse sotto, non avrebbe capo nè coda. To'! prima la proscioglie da ogni colpa propria, e dopo la punisce per la colpa altrui; intendi che Cesare sapeva di avanzo che cosa aveva bollito in pentola, ma aborrendo tirarsi addosso la nomea di minotauro, argomento perpetuo di trafittura, comecchè immeritata, volle donare a Pompeia la prova legale della sua onestà rispetto al pubblico; tra lui e lei la prova legale non bastava per levare di mezzo la prova reale; quindi scappò fuori col gingillo che hai detto per rimandarla a casa. Il popolo, il quale nei grandi ammira di più quello che intende meno, plause al logogrifo; noi altri posteri, che spesso non ereditiamo i beni degli antenati, e la imbecillità loro ereditiamo sempre, lo abbiamo a volta nostra applaudito; ma tu, caro mio, vivi sicuro che Cesare, anche innanzi di passare in Brettagna, sapeva di essere stato in Cornovaglia. Ed ora, che adempiendo al debito io ti ho avvertito, tu fa' quello che giudichi più vantaggioso per te; dal canto mio non mancherò sovvenirti come posso; ed ora lasciami in pace, che mi aspettano a pranzo dal conte Seigatti, il quale è in procinto di essere promosso senatore; e tu sai che un desinare riscaldato è delitto di lesa cucina.

Fabrizio, ritornato a casa, si mostrava più balordo del solito: sopraggiunta la notte, alla moglie chiedente se andavano al teatro rispose aggrondato: no; se a veglia: no; se a fare due passi: no, no, con sempre crescente cupezza; allora la Bianca si spogliò cheta cheta e si mise a dormire.

Fabrizio rimase levato a passeggiare per la stanza da letto.

Vittore Ugo nei _Miserabili_ ha scritto di certa _procella sotto un cranio_, che a diritto viene stimata mirabile cosa; ora, anco sotto il cranio di Fabrizio turbinava una fiera tempesta: io non la descriverò, imperciocchè porre il piede dove altri lascia l'orma non mi garbò mai e non mi garba: chi va dietro altrui non gli va mai innanzi, così Michelangelo Bonarroti lasciò per ricordo a me e a tutti quelli che ne vogliono approfittare: pertanto io, sentendomi pure incapace di precedere in niente nessuno, ad ogni modo desidero camminare con le mie gambe. Devo però avvertire che la conchiusione di Fabrizio mise capo a termine del tutto diverso da quello del Valjean; imperciocchè questi si risolvesse a magnanima azione, mentre Fabrizio si decise a partito in apparenza onesto, ma nel suo cuore sentito abietto; già incomincia a contentarsi che le sue azioni di faccia a sè e ad altrui paiano non sieno quello che dovrebbono essere. Ma la Francia è il paese dei miracoli; colà i galeotti solo (in grazia dei romanzieri, i quali ne spediscono loro le patenti) godono il privilegio di compire le belle imprese; in Italia la galera è galera; qui il ladro non avviene mai che sostenga la parte di Agamennone, mentre persone stimate dabbene troppo più spesso che non vorremmo commettono lamentabili bruttezze.

Fabrizio, presentita la Bianca se avrebbe provato repugnanza di presentarsi a S. E. il presidente del Consiglio dei ministri, per sollecitarlo allo adempimento delle promesse fatte in pro suo, sentì rispondersi da lei: magari! che non avrebbe fatto per avvantaggiare il suo caro marito e sè? veramente nel fôro della coscienza, come accade sempre, la sintassi procedeva in ordine inverso, che il _sè_ veniva prima ed il _marito_ dopo; alla quale diversità, d'altronde di poco rilievo, vanno ordinariamente soggetti gli umani pensieri nel viaggio che fanno dal cervello alla lingua.

Dunque ella andò.

Il ministro, un po' per iattanza, difetto che sta agli ingegni petulanti come i nèi alla bellezza procace, e un po' per le moltissime faccende che lo assediavano, soleva dare udienza dalle ore dieci di notte fino alle tre, alle quattro, e talvolta fino alle sei del mattino; nella libidine di lode costui si riprometteva che la gente udendo della sua prodigiosa solerzia dovesse esclamare: Atlante, sostenitore su le sue spalle il mondo, è redivivo; Briareo centimano, figliuolo del Cielo e della Terra, dall'olimpo ha trasferito il suo domicilio nel ministero dello interno!

Non avendo la Bianca riputato spediente chiedere udienza particolare, si mise in combutta con gli altri attendenti. Gli uscieri però, obbedendo al comando dei superiori, costumavano introdurre prima le donne, poi gli uomini, per la qual cosa se la Bianca non entrò per la prima, nemmeno fu l'ultima ad essere introdotta; messa dentro, si rinvenne circondata da tenebre, onde su quel subito pensò: i ministri sarebbero per sorte come i gatti, che vedono al buio? Ma ciò accadeva per essere vastissima la stanza e il ministro se ne stesse seduto davanti una immensa tavola nell'angolo opposto diagonalmente a quello ove si apriva la porta donde la donna era entrata, ed egli per giunta si riparasse dietro un grande paravento, per amore degli sbocchi di aria che irrompevano continui nella stanza da cinque porte, le quali senza posa aprivansi e chiudevansi: aggiungi che la lampada incappellata non ispandeva lume oltre una zona di poco più larga della tavola. La Bianca, confusa dal tempo, dal luogo e dal buio inaspettato, peritandosi a un tratto di comparire davanti a personaggio tanto spinto allo empireo dall'interesse di pochi e dalla pecoraggine di molti, si fermò, nè prese animo a muoversi finchè una voce squillante di piacevol suono le ordinava:

— Avanti!

La Bianca, essendosi sentita rimettere il cuore in corpo dalla benignità di cotesta voce, si fece innanzi graziosa e leggera...

Signora, o che la mi permetterebbe ch'io in due tocchi la informassi del come si presentò vestita la Bianca a S. E. il ministro? Veda, con uno schizzo mi sbrigo. Che la Bianca fosse una leggiadra femmina già io gliel'ho detto; forse più leggiadra che bella, ed anche questo, parmi non averglielo taciuto, sicchè fermi al chiodo del come apparve vestita: mi sembra vederla..... oh! senta. Portava un cappellino di velluto nero guarnito di una piuma nera cadente da un lato; la fodera di raso colore bianco-perla inquadrava (se avessi descritto il marito era più proprio il vocabolo incorniciava, parlando della moglie mi sembra stia meglio inquadrare) la sua magnifica capellatura, donde scaturiva il gambo di una rosa con alquante fogliuzze dintorno, la quale pareva si arrampicasse lungo la parete di raso bianco; la rosa era artificiale, s'intende, ma bisogna dire che non se ne sarebbe accorta la stessa natura, tanto compariva eccellentemente fatta. La venusta donna, a rendere più compìto l'inganno, l'aveva intinta leggermente nell'essenza di rosa. Se o busto, o imbottitura, o faldetta avessero emendato in lei qualche vizio del seno, o dei fianchi, per me non glielo posso dire; fatto sta che Diana cacciatrice non gli avria desiderati più belli, tanto fasciati dalla casacca di velluto nero cotesti della Bianca apparivano divini; non portava cintura, nè altro ornamento di sorta, eccetto due bottoni di diamanti agli orecchi ed uno spillo pure di diamante, che teneva appuntato un nastro intorno al collarino di punto di Malines: la gonnella di grossa stoffa di seta marezzata colore smeraldo; le mani brevissime e snelle coperte di guanti bianco-grigi pari alla fodera del cappello.

Il ministro con gli occhi fitti nel buio vedeva avanzarsi una figura, che di attimo in attimo rivelava maggiore avvenenza; e quando sul volto e la persona di lei, entrata nella zona luminosa, la lampada diede in pieno il suo splendore, egli rimase estatico a contemplarla.

Ed ella, signora mia, sarà bene che avverta, il ministro, quantunque due o tre denti finti avesse in bocca, e degli anni fra il tocco e non tocco verso i cinquanta, essere stato piacevolissimo uomo, lindo, attillato e di modi urbani quando se ne ricordava: con l'amore egli non aveva avuto mai baruffe; al primo assalto dava le mani vinte, a patto però che non lo incatenasse; ed ora con le parole di messer Francesco Petrarca, quel solenne maestro di amore, avrebbe potuto dire:

Io ardo quanto son men verde legno.

Come per ordinario avviene, la Bianca si trovò imbarazzata dello imbarazzo del ministro; si guardavano, tacevano, si riguardavano ancora, e non sapevano come rompere il diaccio; la stupidità aveva fatto loro nodo alla gola; nè so come la sarebbe ita a finire, se non avesse balenato un sorriso sopra le labbra di ambedue: per lui cotesto sorriso fece le parti di Mercurio; per lei quelle d'Iride: quegli messaggero di Giove, questa di Giunone: sciolto il gelo, le parole vennero giù anco troppe; la donna dritta come filo di spada al suo scopo, ch'era la promozione del marito e la croce dei soliti santi per giunta: il ministro si difendeva alternando uno scambietto a destra ed ora a sinistra, da mettere la disperazione addosso al più svelto _toreador_ che siasi trovato a repentaglio co' tori meglio maliziati dell'Andalusia: accenna di sotto, vibra di sopra, batte finte, diritte, striscioni, manrovesci, fendenti, insomma tutte le industrie della scherma pose in gioco la donna (e bada ch'era tutto talento naturale non perfezionato dall'arte), sicchè il ministro, messo alle strette, soffiava come se avesse salite mezze le scale che avevano a condurlo in paradiso; alla fine, facendo uno sforzo, con accento risentito le disse:

— Mia signora, ho promesso promuovere il suo signor marito, ed anche ottenergli dalla liberalità del re nostro signore e padrone la croce dei santi Maurizio e Lazzaro, e non mi disdico; solo le piaccia ricordare ch'io ci apposi la condizione necessaria ch'egli rendesse prima al governo qualche servizio segnalato, il quale mi fornisse motivo plausibile per chiedere alla Corona siffatta liberalità, per non chiamarla parzialità; altrimenti, che cosa potrei io dire al re? Come giustificarmi di faccia all'opposizione?

— E che cosa è questa opposizione, che sembra darle noia?

— Ecco, nel Parlamento intervengono sempre due signore, una attempata e pingue come avvezza a non lasciarsi patire; l'altra più giovane e mingherlina perchè esposta a digiuni non comandati; la prima fa il mestiere di dire sempre _sì_; la seconda al contrario quello di dire sempre _no_.

— Ho capito, una specie di suocera e nuora; ho indovinato?

— Giusto, così a un dipresso com'ella dice.

— Non le si dà retta e si tira innanzi pel nostro cammino.

— _Circum circa_ è quello che vorrei fare sempre io, ma qualche volta non riesce, e qui sta il guaio dei governi costituzionali; ma, per tornare al nostro proposito, il servizio che posi per patto alla promozione del suo signor marito egli potrebbe renderlo, ed io lo so... veruno lo sa meglio di me; e conoscendolo in facoltà di farlo, dalla sua renitenza arguisco il mal volere. Un partito, mia signora, o piuttosto una setta quanto debole di numero, altrettanto potente di scelleraggine e di audacia, cospira a mettere sottosopra l'ordine sociale e rovesciare la monarchia: importa spengere il male nei suoi primordi: ora, il suo signor marito conosce questi colpevoli conati quanto me... più di me... altro non dico; questo gli riferisca... adempia il debito suo, ed io non mancherò al mio.

La Bianca capiva, e non capiva, ma uscendo a cotesto mo' dal ministro, le sembrava tornarsene a casa con le mosche in mano, onde insisteva per cavargli di sotto qualche cosa di attuale, di effettivo, sicchè nell'ardore della perorazione piegò alquanto il fianco su la tavola, e abbandonato il busto sopra il braccio destro, con la mano si fece a puntellare il volto, di cui gli occhi brillavano di lacrime e i labbri raggiavano di sorrisi: un giorno di primavera.

Mi rincresce proprio che qui la similitudine del rospo e del cardellino non c'incastri, perchè nè anco con le tanaglie si potrebbe paragonare la Bianca con un rospo, molto meno il ministro a un cardellino, e tuttavia questi sentivasi attratto irreparabilmente verso di quella; ma egli, facendo uno sforzo supremo e appuntellate le mani ai braccioli del seggiolone, si alzò di scatto, e porta con bel garbo la destra alla Bianca, così le andava susurrando negli orecchi:

— Mia signora, ella è troppo bella, nè io abbastanza vecchio perchè la sua prolungata dimora qua dentro non dia luogo a commenti ingiuriosi alle persone che qui fuori aspettano impazienti: a me preme troppo la sua reputazione, mia bella signora, per patire che ciò avvenga... mi conceda pertanto il piacere di accompagnarla... e così dicendo si accostava bel bello verso la porta.

La mano di _lei_ aperta e nuda posava sopra la mano aperta e nuda di _lui_, ricambiandosi fiumane terribili di fluido elettrico; i globuli del sangue al ministro pareva che gli corressero il palio a campanile dentro le arterie verso il cuore; per la quale cosa costui, da quel sagace diplomatico che egli era, per lasciare l'addentellato a nuovi avvenimenti, intantochè l'accompagnava, lasciò cadere, come monete in terra per tentare altri a raccattarle, queste parole:

— Dove mai... se per avventura (locuzione piemontese proprio del Piemonte) si desse il caso.... se ella reputasse spediente... di suo interesse... avere un'altra... qualche altra conferenza meco... ella adesso conosce a prova come il luogo meno adatto per trattare meco di affari sia per lo appunto il ministero...

Al che la Bianca rispose prontissima:

— O chi para, solo che piaccia a lei, vederci altrove?

E questo la donna disse con tanta ingenuità e suono naturale di voce, che il ministro ci rimase preso, onde per non indurla in sospetto egli si trattenne da stringerle la mano, anzi con accento un po' burbero aggiunse:

— Ebbene, vedremo... ella tenga in sè... occorrendo... sarà avvisata fino a casa.

Si separarono, e la Bianca scendendo le scale mulinava nel segreto dell'animo questi pensieri: — come sono baggiani questi uomini che la trinciano a talentoni: o per le corna, o per le orecchie, o per la coda, noi altre donne li agguantiamo sempre quando ci piace. Credono menare e sono menati, come dice Mefistofele del dottor Fausto.

Di fatti certo dì, per mezzo di discreto messaggero, ella ebbe avviso, il ministro aspettarla nel proprio palazzo; l'ora assegnata giusto quella in cui Fabrizio correva come gatto dietro ai trucioli, a perseguitare volgari facinorosi; in capo alla via una carrozza chiusa l'attendeva; entrerebbe in palazzo non già per la porta maestra, sibbene per la porticina, che si apriva su di un vicolo. — Ella intese e andò.

Andò, e da quel giorno in poi i diamanti da lei venduti furono ricattati; nè questo solo, ma ai diamanti di _stras_, che per penuria di moneta ella aveva tenuti fin lì mescolati co' buoni, ne surrogò altrettanti per purezza di acqua mirabili. Il marito poi non si accorgeva di niente, come quello che inesperto di siffatte novelle non sapesse distinguere i brillanti dai culi di bicchiere.

Fabrizio, per le insistenze della moglie, e per le pittime del socero, aveva messo il cervello a partito in traccia del modo di soddisfare ai desiderii del ministro; pensandoci su comprese come gli sarebbe tornato facile ad un punto e difficile: anche per lui tutto stava nell'allungare la gamba e saltare il fosso (chè la similitudine del passo del Rubicone è troppo pomposa) alla maniera del Menabrea, e la sua coscienza errava di su e di giù a guisa di anima lungo le rive dell'Acheronte, che non si trovi l'obolo in tasca per pagare il navalestro infernale; provava la sensazione dello arrostito vivo a lento fuoco; forse sarebbe morto col picchiotto della porta del delitto in mano, sempre incerto di battere per farsi aprire, ma un punto solo fu quello che lo vinse.

Ai quotidiani vituperi discorsi, scritti e stampati co' quali lo perseguitavano gli antichi compagni, se ne accrebbe un altro, che veramente colmò la misura: pubblicarono un foglio a guisa di avviso di asta, mediante il quale si fingeva dare ragguaglio dell'esito dello incanto a cui erano state esposte persone diffamate, fra le quali il presidente Vinneri, il sostituto procuratore regio Fabrizio e la Bianca moglie di lui: mediante cotesto foglio informavasi il pubblico che il Vinneri, come roba di presa, era stato comprato per un sacco di ossa; di Fabrizio essere andato deserto lo incanto, perchè il governo lo voleva acquistare col ribasso del venti per cento sul prezzo di stima; la Bianca liberata a S. E. il presidente del Consiglio dei ministri con la riserva dei _vizi redibitori_.

Il mordace libello destò nei maligni, vale a dire in sette ottavi dei cittadini, risa inestinguibili; per due o tre giorni la marea crebbe, poi cadde, dove caddero sempre vizi e virtù, eroi e furfanti — nell'oblio. — Però lo ingiuriato non dimentica nulla; segna la ingiuria con una tacca nel cuore e lo pone in custodia alla vendetta.

Quantunque ognuno dei tre presi di mira dal libello famoso dovesse rifuggire da tenere proposito di cotesta brutta avventura, pure riuscì loro impossibile tacerne del tutto. Il Vinneri ogni discorso circa cotesto argomento finiva stendendo l'indice sul piano del tavolino, come se intendesse ficcarcelo a forza, e con una maniera di squittìo ripeteva: — Adagio, veh! a modino, ma senza pietà.