Part 20
Per le quali ragioni, ella vede bene, signora Verdiana, che la presenza della Eponina giusto nel punto d'impedire uno sciaratto, si spiega naturalmente senza miracoli: e caso mai ci fosse mestieri miracolo, o che la opposizione dovrebbe muovere proprio da lei? Da lei che crede come articolo di fede che sant'Antonio da Padova si trovasse nel punto stesso a Padova e a Lisbona!
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Mentre Ludovico si stropiccia il collo e fa prova di tossire onde assicurarsi che nella gola non ci ha nulla di guasto, Curio sempre ardente come tizzo acceso così rampogna la sorella:
— Ahi! trista, chi mai avrebbe detto che a te basterebbe il cuore di fuggire via da noi, che ti amavamo come la pupilla degli occhi? Senza rispetto pei parenti, senza vergogna per te, tu ti sei messa dietro al tuo seduttore; ahimè! a vederti mi trovo costretto a coprirmi la faccia.
— Curio, — rispose Eponina, ficcando i suoi occhi dentro gli occhi del fratello — tu sei giovane troppo ed inesperto delle passioni umane per erigerti giudice delle medesime: tuttavia sappi che la seduzione è parola vuota di senso: vivi e proverai; la donna conosce ottimamente quello che fa, e sebbene paia talora che si governi per moto improvviso dell'animo, va' sicuro, che ella ha pensato più di una volta a quello che intende di fare: se poi ella s'inganna, ciò avviene perchè i ragionieri stessi nei loro calcoli sbagliano: ad ogni modo, io non mi sento donna da lasciarmi sedurre. Ho seguìto Ludovico, lui inconsapevole, egli ignorava la mia partenza da casa e la mia presenza qui; ora per la prima volta gli apparisco davanti, e se la tua avventatezza non era, non mi avrebbe mai vista: però io voglio che tu sappia che lo considero come sposo dell'anima mia e intendo essere sua per la vita. E poichè questo avrei fatto anco sapendolo colpevole, tanto più mi tengo obbligata di farlo adesso che, quantunque al buio del suo segreto, pure lo so innocente ed infelice... Fratello Curio... giungono questi sensi così nuovi al tuo cuore che ti abbisognino maggiori spiegazioni?
Così avendo favellato, Eponina sorrise blanda al suo Ludovico e gli porse la mano in segno di pace; cui egli si recò alla bocca coprendola di baci, ma più di lacrime assai. Curio trasognato guardava un po' l'uno, un po' l'altra; lungamente tacque e parve meditare; all'ultimo proruppe:
— Orsù vi credo; maledico la mia furia e vi domando perdono. Ludovico, ti ho fatto male? Lasciami guardare un po'.... ti è rimasta una striscia rossa, ma non è nulla, sai.
— Certo.... certo.... gusto non ce l'ho avuto.... ma non pigliartene pensiero; con un po' di gargarismo spero uscirne.
— Bene, per ora addio, tornerò a parlarti, perchè parlarti mi bisogna, quando ti sarai rimesso in sesto.
— Accomodati come ti piace, ma per me se tu parlassi addirittura, l'avrei caro....
— Magari! e in due parole mi sbrigo. O perchè non ti sposi Eponina e poi senza tanti andirivieni ve ne tornate tutti e due a casa?
— Perchè non posso.
— O come non puoi? E chi ti tiene?
— Il debito di un uomo onorato, intendimi bene, Curio, m'impedisce sposare tua sorella, che amo quanto me stesso, mi divide dalla madre e dalla patria, a me, dopo Eponina, sopra ogni altra cosa dilette.
— Arzigogoli! Senti una cosa, Ludovico: o tu sposi Eponina, o io ti ammazzo.
— Ecco daccapo la bestia che ti piglia il sopravvento — disse Eponina — guardami e considera se ci può essere donna al mondo più dolorosa di me: il padre potrebbe consentire le mie nozze con Ludovico, e non vuole; Ludovico le vorrebbe, e non può; ne domando la ragione ad ambedue, ed ambedue me la negano, come se non ci andasse di mezzo l'anima mia, ed io accetto rassegnata il mio destino di donna, che è quello di nascere, soffrire e morire.
— Quanto al nascere ci ho già consentito e quanto a morire quasi assicuro che a suo tempo ci acconsentirò, ma circa al soffrire io voglio avere le braccia libere. Pertanto, Ludovico, mettiamo le minaccie da parte, molto più perchè adesso che ci penso, quantunque io ti abbia detto che ti ammazzerei, potrebbe darsi benissimo che tu ammazzassi me.
Or via, ragioniamo; tu sei giovane onesto, almeno fin qui ti conobbi tale; però credo indovinare che qualche riguardo o impegno grosso ti faccia impedimento a palesarmi la causa che ti muove ad agire come fai: però tu stesso devi conoscere che questo negozio così per aria non può stare: considera se ti convenga aprirtene con qualcheduno; già s'intende sotto sigillo di confessione e con promessa solenne di silenzio assoluto. Tu designa persona, la quale non dubito che per la sua onoratezza piacerà ad Eponina ed a me; tu la informerai e noi staremo a quanto giudicherà, taciuti i motivi del suo giudizio; insomma basterà che ci dica: Ludovico ha ragione; noi allora piegheremo il capo alla sorte maligna, la quale pur troppo ne può più di noi.
— E tu accetti il partito? — chiese Ludovico ad Eponina.
E questa gli rispose:
— Poichè tu non vuoi riporre la tua fiducia in me, mi adatterò.
— Ebbene datemi un'ora per pensarci su, che per me la è faccenda gravissima: per altri d'importanza suprema; ho bisogno di raccogliermi; lasciatemi solo.
Eponina e Curio si ritirarono; anzi per somma delicatezza uscirono entrambi; e così ella per la prima volta vide le strade di Vienna. Trascorse due ore e più, si ridussero da capo allo albergo, dove rinvennero Ludovico dolente in vista, ma pure risoluto, il quale disse:
— Sta bene: voleva non farlo, anzi mi era meco stesso obbligato a non farlo, ma Curio ha profferito una savia parola: la malignità della sorte ne può più di noi. Qui però siamo stranieri, non conosciamo persona in cui ci potessimo fidare: e per giunta io non conosco la lingua del paese.
— Dunque? — interrogò Curio a cui subito era saltata la mosca al naso.
— Dunque — riprese umile Ludovico — ho pensato, che la persona più acconcia a ricevere ed a custodire il mio segreto sei tu, e tu il più atto ad ottenermi fiducia da Eponina.
— Io? — replicò Curio esitando, ma poi aggiunse: — Bene, sia: a quando?
— Subito.
— Dove?
— Qui o altrove a tuo piacimento.
— Usciamo.
— Usciamo.
Eponina desolata li vide partire, e col cuore ancora più chiuso dopo breve spazio di tempo li vide tornare: si tenevano a braccetto per non traballare; le faccie e i colli a terra come se li gravasse un medesimo giogo d'ineffabile affanno. Curio non trovava bandolo per cominciare, Eponina per chiedere; un gemito di lei tenne luogo di domanda. Allora Curio reggendosi con la destra ad una tavola a voce fioca favellò:
— Sorella, Ludovico ha ragione; nel rifiutare le tue nozze egli fa prova di rettitudine e di gentilezza. La sorte maligna ci vince. Io quanto posso ti scongiuro, sorella, di tornartene a casa: là nelle braccia di nostra madre riparati, finchè la tempesta duri e, se non cessasse, morite almeno consolate con la mutua pietà. Dammi, sorella un abbraccio; dammi un bacio.... venti baci, e addio.
— Ed ora dove vai, Curio? — domanda con crescente angoscia Eponina.
— La gioventù italiana è corsa alla chiamata del Garibaldi nel Tirolo a combattere le ultime battaglie della patria: io vado a cercarvi la morte.
Ed avventatosi al collo della sorella, dopo averla baciata e ribaciata, corre via precipitoso; senonchè, giunto in fondo al corridore, ritorna sopra i suoi passi ed affacciato all'uscio della stanza di Eponina, esclama:
— E rammentati bene, Eponina, che io, tuo fratello, ti faccio testimonianza come Ludovico, ricusando di palesare a te e ad altri le accuse che lo movono a respingere le tue nozze, dimostra tale generosità di cui non avrei mai creduto capace la creatura umana. Ludovico, addio, e tu pure rammenta che sei andato troppo in su per durarci un pezzo: chi la piglia troppo alta ordinariamente fa stecca.
FINE DEL VOLUME PRIMO.
INDICE DEL PRIMO VOLUME.
PROLEGOMENI _Pag._ 3 Capitolo I. 55 Capitolo II. 75 Capitolo III. 103 Capitolo IV. 123 Capitolo V. 145 Capitolo VI. 171 Capitolo VII. 205 Capitolo VIII. 239 Capitolo IX. 303
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (àncora/âncora, seguito/seguìto e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.