Il secolo che muore, vol. I

Part 16

Chapter 163,789 wordsPublic domain

I periti _naturalmente ancora_ ratificarono in tutto e per tutto la perizia da loro depositata negli atti. Il presidente allora domandò prima agli accusati, poi ai difensori, se avessero cosa da osservare. Gli accusati tacquero; Fabrizio fece col capo atto di diniego, ma uno dei difensori del prete, quegli dai tre figliuoli donati allo Stato, levatosi in piedi, dopo avere salutato a destra ed a mancina, per davanti e per di dietro, e confettati i periti di valorosissimi e di dottissimi, li interrogò: «Dicano, nella loro scienza e coscienza, se per operare la strangolazione e la frattura del cranio del neonato, ci sia stato mestiere di forza superiore a quella di cui l'accusata poteva essere capace, in specie considerando lo stato di parossismo nervoso, nel quale si versava in cotesta occasione. _In subalterna ipotesi_, dicano se la frattura del cranio possa essere stata cagionata dal percotere, che per avventura fece il parto cadendo sul pavimento.» I periti risposero per la verità, che la forza per istrangolare la debolissima creatura appena partorita, la madre poteva avere, ed anco di avanzo; non così per operare la frattura del cranio, la quale poteva probabilissimamente essere successa nella caduta del parto sul pavimento.

Chi avesse mirato il volto del prete dopo siffatto responso dei periti, lo avrebbe visto illuminarsi di un subitaneo raggio, ma fu lampo appena apparso represso, ed ei si ricompose tosto nel melanconico atteggiamento, il quale gli procurava la simpatia dello universale.

Dopo i periti interrogarono la Brigida Travicelli; ahimè! Non era Ettore, eppure quanto mutata dalla Brigida di un'altra volta: il suo deposto orale fu perpetua contradizione dello scritto. Ora ella affermava il reverendo nel commettere alla custodia di lei la giovane, averle premurosamente raccomandato di pigliarne cura come se le fosse sorella; non averle taciuto come per bontà di cuore l'accogliesse ospite in casa sua per rimettersi in salute; dove deludendo la vigilanza della sorella era caduta in leggerezza con qualche giovinastro del paese, adesso egli trovarsi nel maggiore imbarazzo che mai gli fosse capitato nel mondo, che nè a metterla per la strada, nè a ricondurla in cotesto arnese al padre gli bastava l'animo: la retta egli aveva pagato puntualmente sempre, e se altra volta attestò diverso, lo fece, Dio la perdoni, per istizza, dacchè credendo allora che il reverendissimo don Liborio avesse lo zampino in cotesto pasticcio, a lei non pareva di essere ricompensata come si meritava, e il prete, secondo il solito, fatta la grazia, avesse gabbato il santo; ma avendolo riconosciuto innocente, come il bambino allora allora battezzato, o giù di lì, e che tutto egli aveva fatto per carità, ed ora si trovava in brutti guai, cadutale la rabbia, aveva fatto proponimento di riparare, come poteva meglio, allo errore commesso.

Fabrizio, avendola fatta interrogare, come, perchè, e a persuasione di chi, ella avesse mutato credenza, ella rispose:

— Degni sacerdoti averle fatto toccare con mano come stavano le cose.

— Difatti le vostre parole sanno di sagrestia: e dite, vi hanno dato denari od altro, o vi hanno promesso ricompensarvi più tardi del mutato deposto?

— A me non hanno dato nulla.

— Promesso?

— Se più tardi vorranno darmi qualche cosa, sono una povera vedova e non posso rifiutare la carità altrui.

La mula era ferrata a nuovo; ond'ella continuando disse circa alle lettere, che veramente la Felicina spesseggiava a scriverne quanto più si avvicinava il tempo del parto, ma a cui le indirizzasse ella non lo poteva dire, non sapendo leggere: chi fosse l'amatore della Felicina, nè questa averglielo mai confessato, nè ella essere giunta a conoscere, ma dando spesa al suo cervello essersi immaginata, che fosse qualche soldato dell'esercito di Sua Maestà, e questo argomentava dalla furia con la quale la ragazza correva alla finestra appena sentiva sonare la tromba dei bersaglieri: in cotesti momenti non l'avrebbero potuta tenere nè manco gli argani.

Dopo la Brigida, venne uno stormo di beghine e di preti, tutti ampissimi fidefacienti della moralità, della probità, della santità, di una sporta insomma delle virtù, che finiscono in _a_; e il reverendo don Liborio, in sembianza compunto:

Stavasi tutto umìle in tanta gloria,

come madonna Laura.

Quanto a Felicina, l'avvocato Fabrizio reputò spediente citare per testimoni alcune fanciulle sue compagne d'infanzia e pari di anni, avvisandosi che come giovani avrebbero più agevolmente aperto l'animo a sensi di pietà, e messo per lei parole di difesa. Se (egli aveva pensato) se cuori induriti da lunghe offese non reggono alla vista di tanto infortunio, come non si commoveranno coteste anime verginali? E di simile commozione egli si avvisava far capitale per aprire una breccia dentro ai crani dei giurati.

Non lo avesse mai fatto! Pari ad un nugolo di insetti maligni, ognuna di loro si provò a spuntare il proprio pungiglione sopra le carni della povera Felicina, e lei dipinsero proterva e invereconda, degli amori altrui insidiatrice: invidiosa e spietata, sicchè non pareva esser contenta, se tutti i giovani non tirava a sè, nulla curando la disperazione delle compagne. Sovente avere presagito fra loro ch'ella non poteva, se non capitar male, ed ora essersi pur troppo verificato il presagio: della sua fine esse aver sentito dolore, non meraviglia.

All'avvocato Fabrizio cocendo essersi scottato le dita, venne in mente d'interrogare alcuna per qual modo poteva affermare che la Felicina toglieva altrui gli amanti, e fece peggio, perchè la interrogata come vipera rispose che questo non diceva per lei, perchè innamorati, ella non aveva avuti fin lì; e caso mai li avesse avuti, oh! la Felicina non sarebbe stata bastante a levarglieli di sotto: averlo sentito dire da altre.

Insistendo Fabrizio, ond'ella dicesse da quali indizi argomentasse lo istinto rapace nella Felicina di levare gli innamorati alle sue compagne, sentì rispondersi:

— Mi ha seccato.

Intervenne il presidente, il quale disse:

— La non si stia a seccare di più, e risponda con garbo.

Ora, siccome costei compariva magrissima, non è da dirsi quale e quanta ilarità destasse nell'uditorio la lepidezza del presidente; e la testimone indispettita osservò:

— Caro lei, subito che per colpa sua i giovanotti lasciavano le ragazze, ciò significa che se li pigliava per sè.

Le passioni, massime le passionacce, ragionano sempre così.

Le beghine a carico deponevano avere veduto la Felicina sbadigliare alla messa: ed una volta, alla predica del padre Giabolò, domenicano, si era addormentata: decisamente religione ella non ebbe mai.

Per ciò che spetta ai documenti, quelli che concernevano la Felicina procedevano a rovescio degli altri allegati sul particolare di don Liborio, cominciavano bene e finivano male; mentre i secondi mostravano patente brutta sul principio, e giù giù conchiudevano in lode. Era curioso considerare come la buona fama di queste due creature facesse l'altalena nel mondo, mentre la reputazione dell'uno declinava, quella dell'altro andava in su, e viceversa. Ci voleva altro che Fabrizio per combattere le arti dei gesuiti, e posto che egli avesse potuto sopperire alle arti manifeste, come avrebbe riparato alle segrete?

Le risposte del prete, mirabili per semplicità e per modestia; egli la contava così: essendo accaduta la disgrazia alla sciagurata Felicina, mentre la ospitava in casa sua, vergognò aprirsene coll'amico, ed anco temè per la figlia e pel padre; per lui, che quantunque dabbene, violentissimo uomo era; per lei, che dubitò ne sarebbe morta di onta: egli per troppo tenera (e se così vuolsi) per troppo pusillanime natura in mal punto si ritrasse dal retto cammino, e con quanto inestimabile danno! Procurò nascondere un fallo, e più tardi ebbe a rivelare un delitto, e il padre.... il povero padre, che sarebbe rimasto desolato alla notizia del fallo, a quella del delitto cadde spento d'apoplessia fulminante.... (e qui si asciugò gli occhi). La stessa debolezza lo assalse, allorchè avendo divisato portare il morticino al curato viciniore, perchè lo seppellisse, incominciò a ragionare per via: «Che cosa mai avrebbe detto il degno sacerdote a vederlo in cotesto arnese? Come non lo avrebbe umiliato per essersi messo in cotesto salceto? Qual senno, quale discretezza verrai a mostrare, non dirò di uomo anziano, di teologo, di parroco commesso alla cura delle anime, ma sto per dire di giovine scapestrato?» Si vergognò: perse il lume dagli occhi, povero di consiglio, non sapendo più dove andare, nè che si fare del carico infelice, dopo avere vagato un pezzo, capitò in un luogo remoto, quivi lo depose e fuggì via. Non ci è dubbio, egli confessava pianamente, tutto questo essergli successo per castigo dei suoi peccati, ma potere levare le mani al cielo e prendere Dio per testimone, ch'elle erano pure di delitto. Troppo cara gli era costata una imprudente carità, pure non se ne lamentava, e riverente piegava il capo ai decreti della divina Provvidenza.... ed aggiunse certe altre erbuccie che si tralasciano per brevità.

E pur con queste vele e con questi remi voga da secoli e accenna volere vogare un pezzo la galera della umanità.

Felicina interrogata non rispondeva: la sua mente vagava altrove; durava fissa nella immagine di un pargolo natante entro una pozzanghera di sangue: non cessava di udire il grido, che incominciò vagito e finì in singhiozzo di agonia. Sollecitata da Fabrizio, scossa dai giandarmi, finalmente si guardò d'intorno stralunando gli occhi; poi prese a strillare con lo odioso strido della civetta:

— Scellerata! Scellerata! Io sono la scellerata!

Cotesto ululo, a molti di coloro che lo udirono mise addosso spavento, a veruno pietà; nè ci fu verso di cavarle altro di bocca. Fabrizio sudava per la pena, e con la mano coperta dalla sottovesta si lacerava il petto.

Il procuratore del re (se io fossi re, nè manco per tutto l'oro della Sonora, gli permetterei chiamarsi mio procuratore) sorge, e principia col tirarsi su le maniche della toga, vorrei dire, come il sacerdote che si accinge ad immolare la vittima, ma il paragone mi sembra troppo di lusso; dirò come il gladiatore in procinto di scendere nel circo a duellare contro un uomo che non conosce e non odia. Anco questa comparazione mi pare di soverchio onorifica: lo ufficio del pubblico accusatore supera ogni similitudine, egli è unico; pari a se stesso; non lo confondiamo con altri, i confronti varrebbero a smussarne la punta, la quale importa che rimanga tagliente nella sua truce acutezza.

Se mai avvenga che nel casamento dove abiti con la tua famiglia torni di casa un macellaio, tu dà la disdetta e al termine dell'affitto vattene; se un procuratore del re, paga l'annata e vattene subito: lascialo isolato, esposto al bersaglio della pubblica esecrazione. Se cotesto mostro fosse vissuto ai tempi di Ercole, avrebbero celebrato capitale fra le sue fatiche quella di purgarne la terra. Difensore della legge sappiano che deve reputarsi e salutarsi colui il quale pone ogni studio di salvare lo innocente alla famiglia e alla patria; nel dubbio, si astiene; non già l'altro che spinge feroce le creature di Dio sotto la mola, onde la pena macini. Gli uomini se la pigliano con gli istrumenti del supplizio, scaraventando di tratto in tratto nel fiume cesti, assi e mannaie, e si maravigliano di vederli drizzati su un'altra volta come se fossero tornati a galla dal profondo delle acque; in che voi altri differite dagli orsi, i quali si arrovellano contro lo spiedo che li ferì, senza pensare alla mano che lo vibrava? Non contro gli arnesi del supplizio, bensì contro chi ordina che s'innalzi, bisogna voltare l'obbrobrio e l'ira; questi, non quelli, conviene sbalestrare quando capita.

Io di certo non mi condannerò al castigo di riportare la parlantina smollata nel sangue di cotesto _acaro legale_[26]; riferirò per sommi capi la sua orazione: pertanto egli parlò della ineffabile angoscia che gli travagliava l'anima per dovere mettere parole in tanto deplorabile negozio (come se non fosse stato dieci volte padrone di tirarsi giù dalla finestra prima di parlare!); pur troppo considerarsi, ed a ragione, i difensori della legge soldati; anzi per cui dirittamente guardi più dei soldati da compiangersi assai, imperciocchè questi riportino talora ferite nel corpo per ordinario sanabili, mentre i difensori della legge si sentono sempre trafitti nell'anima, così che nè per tempo, nè per mutare di stato possono consolarsi giammai. Tuttavia senza ira, senza amore, come senza viltà avrebbe compito il debito suo: soldato del dovere.

[26] Degli acari ve ne ha di più maniere, acaro ricino, acaro reduvio, ed è animale che si attacca al bestiame; _tiene il capo tuffato nel sangue e, non emettendo escrementi, per pletora muore_. Plinio, _Hist._, l. II, c. 40.

E qui si forbì le labbra, che gli pareva avere sbancato Marco Tullio Cicerone, poi con la estrema diligenza, che mette il sacerdote a rinettare col dito la patena quando ha celebrato la messa, si mise costui a raccattare i minimi frammenti della vita di Felicina, e commetterli insieme con cemento di perfidia e di sofisma: lei disse colpevole della bellezza funesta di cui la ornarono non amici i cieli; in lei indizio di futura pravità la gaiezza, onde giovanetta folleggiava nei sentieri della vita; lampo di libidine il talento di ornarsi di fiori, pigliando esempio dalla natura, e vincerli nella fragranza e nel colore; prova di corruzione in lei la cupidità di tirare a sè gli amanti altrui, scompigliando in questa maniera, senza verecondia, come senza pietà gli amori delle compagne; e con istinto più tristo dei cacciatori, _conciossiacosachè_, questi, chiappati gli uccelli, non li curano più, mentre ella all'opposto li curava per godere del tardo pentimento loro e dell'angoscia delle amiche tradite.

— Voi la vedete — sclamò quindi additando Felicina — questa rea femmina sta dinanzi a voi. Gli uomini della scienza esclusero la insania: dubitano vada soggetta a qualche passeggera aberrazione, che potrebbe essere conseguenza del rimorso, ma io lo nego, e affermo che finge; dunque, di quanto ella fa possiede conoscimento intiero; la volontà le persuade la elezione dei suoi atti; ebbene, diede ella alcun segno di pentirsi? Fors'ella accolse docile e sommessa l'esortazione del magistrato, onde chiarisse la giustizia di questo mistero di delitto? E lasciamo da parte il magistrato, giunse a intenerirla suo padre, che supplice le s'inginocchiò davanti? E quando cotesto infelicissimo traboccò nel sepolcro per ischianto di angoscia della sua contaminata canizie, si desolò ella? Chiese perdono a Dio del suo peccato? Desiderò un confessore per versargli nel seno tutta l'anima sua e procurarsi il sollievo che emana dalla penitenza, da questo fonte che la misericordia divina pose nel mondo, non meno portentoso di virtù che quello del battesimo?....

A questo punto un curato non potè stare alle mosse e gridò: _Bravo!_ Il quale bravo destò l'eco necessaria dell'usciere, che non ripetè cotesta parola, ma urlò: _Silenzio!_ Il regio procuratore continuava:

— No, anzi essendole stato proposto, lo respinse dispettosa. Dirò aperto quello che sento: in giovane donna io non vidi mai tanta durezza, tanta pervicacia, tanta impassibilità. Egli è perciò, che quando il troppo caritativo sacerdote le offre ospitalità nel suo tetto, se non sacro, almeno religioso, e la pone al fianco di piissima donna, ella non rabbrividisce al pensiero d'inquinare l'ospizio e di tradire l'ospite, rendendogli, ingrata! in compenso del pane che le offre, un serpente: non la spaventa la considerazione di immergere l'uomo di Dio in un mare di guai: concetto che io per me giudico tanto più proditorio, inquantochè il nostro sacerdote ebbe con lunga battaglia ed indefesso studio a combattere propensioni naturali non per certo felici, e le vinse; ed ora che da lungo tempo era uscito vittorioso dall'acerba tenzone, e così superiori come inferiori, a ragione reputandolo simile a Giacobbe, uomo provato nelle prove del Signore, lo proseguivano di altissima stima, per non dire venerazione, eccolo da un punto all'altro messo a repentaglio di perdere tutto: egli gustò l'aceto del carcere, egli il fiele dell'accusa; egli sentì l'obbrobrio, la detrazione, e le infamie di cui il secolo scapestrato è liberale contro la religione, âncora della società, e contro i suoi venerandi ministri....

Qui mormorio di approvazione per tutta la sala; ma l'usciere, assumendo le parti di Eolo, sorse in piedi guardando con piglio minaccioso i susurroni; per la qual cosa i mormorii ebbero a rinsaccarsi senza poter prendere la forma di un secondo _bravo_.

— Certo — continuava il pubblico ministero — il sacerdote doveva fare del cuore rocca, e ricondurre senz'altro la figlia al padre, svelandogli il suo peccato: non gli bastò l'animo: temeva non gli sarebbero mancati (tuttochè ingiusti) rimproveri di negligente custodia: sapeva che lo infelice genitore sarebbe morto d'ambascia, nè parve esagerato il presagio, poichè pur troppo lo verificò lo evento. Ora mettiamoci la mano al petto: chi di noi conoscendo uccidere lo amico, partecipandogli una notizia, non repugnerebbe dal farlo? Che partito in simile frangente sovveniva a don Liborio? Egli si mostrò certo generoso e pietoso; incauto forse, ma io vo' mettere anche incauto senza forse; e che perciò?... Io svolgo e risvolgo il volume della legge, ma non ci trovo qualificata come delitto la carità incauta; e neppure nella mia coscienza, dalla quale argomentando mi arrisico ad affermare, prestantissimi giudici, che nè anco voi la troverete nella vostra. La donna non palesò mai per preghiera, nè per minaccia il nome del suo complice, ed io, o signori, ho dovuto pensare, come avrete senza dubbio pensato anco voi nella vostra perspicacia, se lo poteva ella? Non si trova ella forse nella condizione di colei, che correndo scalza nel pruneto non sa dire qual pruno l'abbia punta? Costei scrisse, ci narra un testimone credibile, moltissime lettere senza mai ottenere risposta; e ciò a parere mio dimostra ad evidenza, che da lei s'indirizzavano ad uomini diversi, imperciocchè noi tutti ci sentiremmo sgomenti del silenzio altrui, e smetteremmo scrivergli più innanzi, o per cruccio del disprezzo che ci parrebbe patire, o per disperazione di vincerlo; quindi s'ella continuò il carteggio, è chiaro che deve averlo fatto con persone diverse. Allorchè la scaltrita donna ebbe picchiato a tutte le porte, e non gliene fu aperta alcuna, allorchè conobbe respinta da tutti la obbrobriosa genitura, ecco si volge _in extremis_ al pietoso sacerdote, che accorre, e giunge.... o Dio! in qual momento egli giunge? Sarebbe pietà lasciare sepolto nelle tenebre quanto accadde in cotesta notte scellerata.... Il soffio del Creatore accese un'anima, il soffio di una madre la spense.... il primo latte della madre alla sua creatura non fu il bacio su le labbra, sibbene la stretta delle dita intorno al collo, donde uscì un solo vagito — primo ed ultimo; — per battesimo egli ebbe la strangolazione! poi cadde, e si ruppe il cranio. Però importa, prestantissimi giudici, che voi poniate in sodo, come una sola fu la causa della morte della creatura; prima di cadere era stata strangolata.

Per procedere con la imparzialità che per me è religione, mi sono mosso un obietto: perchè l'accusata si dispose a commettere il delitto? Non era più sicuro gettare il neonato nella ruota dei trovatelli? (Baratro degli uomini inciviliti, largo a ingollare, scarso a rendere anime viventi. _Apotete_ spartano, riveduto e corretto ad uso della civiltà cattolica.) Su questo proposito rispondo: e che so io? O che sono tenuto io di entrare nel cervello del colpevole, e cercarvi, e trovarvi un nesso logico nei suoi divagamenti? Signori, io pensai sempre, e penso che il delitto assai più che dalla pravità del cuore, nasca da un calcolo sbagliato dello spirito. Con la morte del figliuolo forse l'accusata immaginò fare scomparire non solo la traccia, ma perfino la memoria del successo; le mancò il senno, e comparve il suo concetto infelicissimo così nello scopo, come nella esecuzione, e ciò perchè, come predica il proverbio antico _a cui vuole male Dio toglie il senno_. — E aggiunto un diluvio di ragioni di simile risma conchiudeva: — il tempo perverso domanda esempi virili; non vi trattenga la mostra di demenza, ond'ella vi sembra dominata, perchè usa per costume inveterato a fingere, chi ci assicura, ch'ella non finga? E nè anco vi commuova il rimorso, che per avventura a voi potesse parere che ella sentisse, imperciocchè il rimorso in ogni caso sarebbe il foriero delle pene che Dio le destinò nella vita futura, ma a Dio l'altra vita; la presente a noi: a lui lo spirito, a noi il corpo; nè il cielo volle mai usurpare le pene della terra, nè la terra quelle del cielo. La società offesa, chiede vendetta, e più della società la famiglia: considerate tutto intorno a noi minaccia rovina: ogni cosa agli urti incessanti della rivoluzione accenna sfasciarsi, mettiamoci, metteteci se pure n'è tempo, riparo per non rimanere sepolti sotto i frantumi... colpite, e al fiero esempio le vostre figliuole pensino, e tremino... Chiedo pertanto, che lo accusato don Liborio venga dimesso a carcere sofferto, e quanto all'accusata Felicina chiedo le sia applicata la disposizione dell'articolo 531 del Codice penale. —

Al finire di questo discorso, dove non sai se primeggi lo assurdo o la ferocia, comecchè entrambi v'insaniscano tiranni, fu udito un bisbiglio come di labbra susurranti _avemarie_ e _paternostri_; di fatti non poche beghine avevano cavato fuori di tasca il rosario e devotamente lo recitavano.

Invitato a dire, sorse il giovane Fabrizio: il sudore gl'imperlava la fronte,

Non avea membro che gli stesse fermo:

con la destra si tirò dietro le tempia i capelli, e vibrato uno sguardo sopra il procuratore del re, che parve lo strale di Apollo contro il serpente Pitone, come se un demone lo agitasse proruppe:

— Sono quelle che ho udito parole di uomo civile in tempi civili? Vi contenterete voi padri di conservare caste le vostre figliuole per terrore della gogna, della mannaia e del capestro? Porrete voi custode alla verecondia delle vostre figliuole il carnefice? Per ritrovarla inalterata inchioderete la castità delle vostre figliuole sulla croce come lo schiavo romano? O padri, poichè voi non sentiste il debito di protestare in nome delle vostre figliuole, lo faccio io, e dichiaro che movendo il primo passo nel fòro, non avrei mai creduto inciampare in tanta indegnità.

Guardatevi di favellare alle vostre figlie di colpe, di delitti e di patiboli, bensì dite loro, che la società minacciata di naufragio ha gettato sopra esse l'âncora della speranza; e, od esse la salveranno, o veruna altra cosa potrà; serbino non pure i corpi, ma sì le anime incontaminate da ogni malefico influsso: quando le ammaestrerete fate di porre il dito sul vangelo, colà dove predica: «voi avete udito che fu detto dagli antichi non commettere adulterio, ma io vi dico, che chiunque riguarda una donna per appetirla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore»: dite loro che l'anima della donna ha da essere un santuario di pensieri casti e soavi; dalle sue labbra devono fluire sempre parole di consolazione e di amore; e dalle sue mani, pari agli arbori di mirra e d'incenso emanare perpetuamente atti di carità. Dimenticate i concetti sciagurati del pubblico ministero; sperdeteli al vento, e caso mai vi tornassero alla memoria sbanditeli come la tentazione del maligno.

E voi, fanciulle, la testimonianza delle quali, troppo fiducioso io invocai, invece di sovvenire alla vostra sorella caduta, voi avete portato fascine al rogo e fuoco per ardervela sopra; — voi sole siete quelle che potete far tesoro delle parole del difensore della legge.