Il romanzo della guerra nell'anno 1914

Part 5

Chapter 53,660 wordsPublic domain

In terza pagina l'_Avanti!_ ha un articolo del prof. Giovanni Zibordi: _Il socialismo italiano e il socialismo europeo._ Il semplicismo di questa prosa è implacabile come una vignetta a base di scheletri dello Scalarini. Dire: _guerra a nessun patto nemmeno contro l'invasore_, è un'idea buddista, un'idea tolstoiana, mi pare: e sta bene. Ma l'insistere nell'affermare che questa immane guerra non è altro che la guerra borghese contro il proletariato è..., è intollerabile. Noi sappiamo che vi sono molti pescicani orribili fra i borghesi; ma sappiamo anche che fra i proletari vi sono molti e orribili uomini, indegni pur di procrear prole.

Via! Anche i preti, che dividono gli uomini in due categorie, o tutti in inferno o tutti in paradiso, hanno sentito che questa partizione assoluta era deficiente, ed hanno creato il purgatorio! Volete essere più preti dei preti?

* * *

Un gruppo di giovanotti scamiciati (due fiaccherai, il garzone del macellaio, un facchino ecc.) sdraiati alquanto liberamente sui cuscini d'una vettura ferma, vedono la testata dell'_Avanti!_ che sto leggendo.

Uno mi interpella: — Be', come va questa guerra? Ci saremo fra poco anche noi?

— I Tedeschi sono a Parigi... — rispondo.

Lo sanno, e perciò domandano: — E verranno anche qui?

Chi lo sa?

Ho pronunciato una frase imprudente. Colpa la lettura dell'_Avanti!_ Ho detto: — Se anche verranno, per voialtri non andrà mai male; andrà male per noi.

— Come sarebbe a dire?

Bisognò spiegare: — Se lì, nelle scritte, invece di esserci, _Regio Governo Italiano_, ci fosse scritto, _Kaiserlich-Königliche Regierung_, a voi cosa vi fa? Quando il grano, quando il vino fosse a quel prezzo, quando corresse il denaro, quando le vostre leghe andassero avanti bene, a voi che cosa vi fa?

Io ho parlato mitemente, senza amarezza, senza ironia: una pura constatazione.

Pensano un po'. Uno abbocca e dice: — Ah, per me è lo stesso.

Dice uno: — Vuol dire allora che l'andrà male pei signori.

— Anche per i signori andrà lo stesso. Faranno i loro affari, viaggeranno sulle loro automobili....

Scattò il fiaccheraio: — Ah! i signori che viaggiano sui cuscini rossi delle automobili, che ci buttano tutta quella polvere negli occhi..., che fanno la mattina una spesa che il mercato non basta mai...

— Disprezzate i cuscini rossi delle automobili, disprezzate i milioni di Torlonia, (è il paragone, qui, delle favolose ricchezze), disprezzate la superfluità della vita, disprezzate le pietanze delicate, e sarete superiori ai signori...

Devo aver detto queste parole con calore, perchè restano un po' pensosi. Uno dice additandomi: — Non vedi lui come è vestito? (Scalzo e senza colletto).

Ma il fiaccheraio, bizzarro, viso da salapuzio, obbietta e dice: — Ma le donne tutte in ghingherli, le belle donne dei signori come si possono avere senza soldi? A noi non ci guardano nemmeno....

— Ma non avete le vostre donne?

— Nere come la madonna di Loreto, buone a fetare come i conigli, e poi puzzano di pesce. Vogliamo anche noi le donne bianche con l'odor della cipria e che non facciano tanti figli...

Scoppia una risata. Io non so che rispondere: la donna, l'eterno lievito! Il fiaccheraio esemplifica con eloquenza zoliana. Ma il macellaio, più serio, gli impone silenzio. — Sta zitto tu, brutto matto! Lascialo parlare! — E a me domanda: — E allora per chi l'andrà male?

«Per me, per noi che siamo i veri signori!» Ma in verità non so spiegarmi. Dico soltanto: — Per me...

— Già — dice il macellaio che ha capito —, lui vuol dire, o ignoranti, che io, o tedeschi o italiani, seguiterò lo stesso ad ammazzare le bestie. Ma lui è impiegato del Governo, e può darsi che perda il posto.

Ah, in verità, v'è un altro posto, un altro capitale ben più prezioso che si può perdere!

* * *

Lunedì, 7 Settembre.

Prego il postino, un buon uomo che ha aggiunto alla naturale semplicità un po' di conoscenza dell'alfabeto, di cambiarmi un assegno della Banca d'Italia.

— La Posta non cambia.

Lo sapevo: ma lo domandai di progetto.

— Perchè?

Risponde gravemente come ammaestrandomi: — Perchè non si fa niente nel mondo senza interesse!

Eppure i Romani scrissero _che l'acqua e il fuoco si devono dare gratuitamente_. Oh, buon postino, v'è chi dice che non sei istruito abbastanza. Ma tu sei stato all'università. Romagna, Romagna, se perdi quel poco di generosità e di _charitas_ che ancora possiedi, che ti rimarrà?

* * *

— È vero che si fa la pace? — mi chiede il salumiere. Ha letto il titolo del giornale, che ha lì sul banco. Lo compera per l'occasione, ma gli ci vuol troppo tempo, a leggerlo, e poi libri e giornali van bene per i pensionati o per quelli — come me — che non hanno niente da fare. Ad ogni modo ha letto: «I Governi inglese, francese e russo si impegnano mutuamente a non concludere la pace separatamente durante la guerra attuale.»

È la guerra terribile, senza fine, senza quartiere. La Francia è l'incudine su cui Russia ed Inghilterra batteranno il tremendo ferro teutonico. Oh, non mai così vera la voce del poeta: _Perchè viva la Francia, oggi si muore!_

Il dottore ammette che il Kaiser passerà qualche notte insonne.

Il grande Stato Maggiore Tedesco ha preveduto tutto: forse non ha preveduto che avrebbe offeso l'anima del mondo.

* * *

Non ho voglia di far dell'ironia. Germania! Non amabile Germania; ma ammirabile e, in tante cose, inimitabile Germania! Dicono che oggi s'è americanizzata, che è stata presa dal fasto all'americana. Ma il Reno scorre ancora al lume della luna; la Foresta Nera è ancora piena di leggende; vi sono ancora sui muri e nelle volontà tanti _verboten_ che fanno contrappeso ai nostri: _facite chillo che vulite, e chi se ne frega?_ I suoi giovani — occhi azzurri — hanno un orgoglio nazionale immenso, questo l'ho veduto e lo so, ma hanno anche un sorriso facile, aperto! Germania! Sì, anche la feudale Germania del Kaiser, mi pareva che avesse una missione nel mondo. Dirò di più: guardando giù nella storia, ho sempre sostato davanti al mausoleo del grande ostrogoto Teodorico. Gli ultimi re Longobardi mi sono apparsi eroici e magnifici e mi sarebbe parso bene che essi avessero potuto dare unità all'Italia e fonder le stirpi. Ma Federico Secondo di Svevia, il gran Federico, mi parve, nell'Evo Medio, luce di civiltà in cui il genio latino e germanico si confondessero. E perchè no? Il Kaiser che sosta meditabondo davanti alle desolate ruine di Castel del Monte, il castello di Federico, mi si adombrava come un nobile cavaliere emergente dal flutto di queste scomposte nostre democrazie. Ho ammirato le pazienti ricostruzioni dei suoi dotti ed archeologi ma senza entusiasmi. Anzi quando, io giovanetto, sentivo dire, per indicare celebrità vera «noto anche nella dotta Germania», provavo un senso di dignità offesa. Ma quando un occhialuto della dotta Germania entrava in una nostra biblioteca, che reverenza! Non ho mai capito quello che ripetevano i nostri dotti, «che il libero pensiero comincia con Martin Lutero». Forse un po' prima! Ma, ripeto, ho sempre creduto la Germania grande popolo ed organo ammirabile nella vita del mondo. _Frisch, fromm, frei!_ Ma benissimo! _Fresco, pio, libero!_ È quello che ci vuole. Sì, bravi Germani, rinfrescate, fate un po' religioso questo nostro mondo di miscredenti a buon mercato, di scettici! Da noi si deride la vostra disciplina perchè — dicono — è passiva; si esalta la nostra riottosità perchè — dicono — è individualismo. Rinfrescate, rinfrescate, o Germani!

Ma quale mostruosa deità era sotto il _frisch, fromm, frei_? Ma così da divenire Germania, giogo e catena del mondo, no!

Ma oggi, oggi, v'è qualcosa che in me si ribella. Oggi i Germani ripetono: _Noi temiamo Dio e nessun altro nel mondo._ Ebbene, no! E se anche questo disse Bismark, Bismark lo dedusse dall'anima barbarica degli Svevi, quando mandarono il messaggio a Cesare: _Noi temiamo Dio e nessun altro nel mondo._ Questa orgogliosa sfida al mondo non può avere corona di vittoria, perchè distruggerebbe la tua stessa civiltà, o Germania. O vuol dire, o Germani, che secondo vostra filosofia (Kant, Hegel, Marx, Bismark), tutto si risolve nella vostra coscienza, che la vostra coscienza è il vostro Dio? che soltanto quella temete? Immenso orgoglio allora, ma anche immensa debolezza, perchè l'uomo non è il domatore della vita. Basta un po' di mal di pancia, un microbio ostinato, a far perdere all'uomo-dio di Hegel tutta la sua divinità!

* * *

I Russi hanno vinto in Galizia.

Dicono che la spina dorsale dell'esercito austriaco è rotta.

Ci vuol altro!

Si sente dire: _Finis Austriae!_ Ci vuol altro! L'Austria è come quei gattacci che uno scaccia di qua, uno percuote di là, uno gli mozza la coda, uno gli fa sanguinare l'orecchio. Ma eccolo ancora lassù sul tetto con la coda più lunga e gli occhiacci più grifagni di prima! Vive in tutti i climi, nelle aule auliche, sui cuscini nuziali, nelle fogne, sui tetti, ma vive!

* * *

Molti sono per la guerra: Alceste de Ambris, il sindacalista. Un uomo di fegato, in verità. Anche la anarchica Maria Rygier è per la guerra. Non so se costei andrà a combattere. Ma dopo aver fatto l'apologia dei soldati italiani indisciplinati, mi sembrano un po' avventate queste dichiarazioni di guerra. Sì, Hervè ha sconfessato in Francia la sua propaganda antimilitarista. Ma la Francia ha l'elaterio del senso nazionale di una vivacità immortale.

Ma l'Italia è come un cane che fa: _bu! bu!_ Si vorrebbe lanciare: un salto avanti, uno indietro: ma più che _bu! bu!_ non può fare.

* * *

Ivanoe Bonomi scrive che subito, ai primi d'agosto, il Governo Italiano avrebbe dovuto dire: «neutralità; ma da questo momento strappiamo il trattato di alleanza e ci riserbiamo libertà d'azione».

Era un bel gesto, bisogna convenirne. Ma occorrevano due cose almeno: possedere la nazione in pugno come un'arma, sicura; occorreva un uomo della grande ora! Ma gli uomini di stato che l'Italia potè dare, furono sempre quelli del giorno per giorno; non della grande ora. Di chi la colpa?

8 Settembre. Natività di Maria Vergine.

Come è persistente l'_Avanti!_ nella sua terminologia! Commentando il terribile patto di solidarietà fra Francia, Inghilterra, Russia, dice che questa guerra non è altro che un conflitto di interessi tra due imperialismi. «Tutto il resto è lustra, frangia, polvere negli occhi pei gonzi».

La cosa non è così semplice. È che il mondo vuole la pace; ma non la _pax germanica_. Forse oggi è maturo il mondo per dichiarare in fede che questa corazza d'acciaio gli mozza il respiro. Ma la _pax germanica_, no!

L'Impero di Roma nel tempo della sua maggiore estensione, dal Tigri al Danubio, non aveva oltre trecento mila legionari a guardia dei confini; quanti oggi ne arma un piccolo Stato!

* * *

10 Settembre. Il _leader_ socialista tedesco, Ludwig Frank, è morto alla guerra. Deputato, giovane, avvocato di grido: _odiava le teorie vacue_. Era figlio di popolo. Morto con una palla alla tempia, in Lorena, all'avanguardia. I giornali riportano di lui alcune espressioni ben commoventi.

Ma era necessario affinchè tu fossi grande, o Germania, questa orribile guerra?

* * *

Il _Corriere della sera_ di oggi reca: «I socialisti si riunirono ier sera al Teatro del Popolo per accordarsi sull'atteggiamento da tenere nell'attuale momento politico.

Hanno parlato autorevoli oratori: ma si è fatta mezzanotte. Il resto a domani. _Follia guerresca, neutralità ad ogni costo, guerra borghese, proletariato che non ha patria, patria di lor signori, proteste contro la guerra, guerra santa del proletariato_ ecc. Il resto a domani. Queste frasi mi fanno l'effetto di visioni di sogno, che cozzano sorprese dal terribile risveglio della realtà. Non si è fatta mezzanotte. È l'alba! Ludovico Frank! Germania! Germania! Ammaestratrice tremenda della crudele realtà che governa il mondo! Che peccato che il dio Thor ti abbia preso la mano!

V'è però nel discorso di B. Mussolini, uno degli oratori, un pensiero che è stato troppo spesso il mio pensiero, e ben doloroso, e non ho osato dirlo e non oserei dirlo! Certo lo direi con tristezza, non con parola di sarcasmo come fa quel signore. Parla di _autocandidatura_ dell'Italia a grande nazione. Pur troppo! Noi nella storia del _Risorgimento_ abbiamo attribuito, come un'etichetta eroica, ma falsa, a tutto il popolo d'Italia, compresi i vostri proletari, ciò che fu opera di pochi, di eroi, ovvero di immensa fortuna.

I nazionalisti inveiscono invece contro i socialisti, contro i bravi mercanti e moderati lombardi e il loro _piede di casa_! «_Grande Italia!_», «_Piccola Italia_». Sono i due gridi, che ricordano quelli danteschi: _perchè tieni? perchè burli?_

* * *

L'enciclica del nuovo papa contro la guerra non mi piace niente. Va bene per le beghine. Doveva dire: «il vecchio dio del Kaiser non ha che fare col giovane Cristo che fece olocausto di sè perchè cessasse l'olocausto degli uomini». Ma lasci stare la Madonna! La bestemmiano anche troppo, qui, la Madonna. Povero Pio X, buon curato di Riese!

«Io non benedico niente e benedico tutti!» disse, o almeno si dice che abbia detto all'ambasciatore d'Austria, quando lo pregò di benedire le armi imperiali.

Avrebbe voluto, come il predecessore suo che andò contro Attila, andare contro il vincitore tremendo? Ma a quei tempi apparvero anche S. Pietro e S. Paolo.

Vaticano, fortezza dell'idea trascendente, bisogna uscire di neutralità! Avete paura dei mortai teutonici? Non si colpisce l'idea. Dalla cupola di San Pietro, sfondata, uscirà più vincitrice l'idea.

_Venne Cephàs e venne il gran vasello_ _Dello Spirito Santo, magri e scalzi._

Dicono che il nuovo papa sia grande politico.

* * *

12 Settembre. Leggo come anche il Consiglio Comunale di Milano plaude alla neutralità. Filippo Turati vi commemora, con parole molto poetiche, Giovanni Jaurès. Esclama: «Questo assassinato è ancora vivo. Questo ieri è il domani!» Quando?

Curiosa una cosa: l'On. Turati adopera la parola, irrazionale, _destino_. Naturalmente ne domanda scusa. Ma no, ma no, onorevole! Quando non sappiamo che cosa dire, quando la causa causante sfugge alla nostra ragione, noi diciamo ancora: _Destino_, _Fato_, _Dio_, _Maria Vergine_, ed altre parole irrazionali.

* * *

Ma certamente non è dell'opinione del defunto Jaurès, nè dell'on. Turati, nè del Consiglio Comunale di Milano, nè dell'_Avanti!_, un socialista marxista, il cui nome mi è nuovo e che scrive nella terza pagina dello stesso numero dell'_Avanti!_ un articolo, _Guerra e socialismo_, in sostegno della guerra, mentre tutti sono per la neutralità. È un articolo che può sembrare meritevole della camicia di forza. Ma in sostanza si tratta di uno che prende la baionetta di una sua logica rudimentale e l'innasta. Il ragionamento, spoglio delle impurità verbali, dice così: «Compagni, non siamo tutti d'accordo che questa è la guerra borghese? Ebbene, la presente guerra borghese abbatte e sconvolge tutti i valori, brucia tutti i codici sacri della borghesia: diritto privato, chiese, diritto internazionale, banche, famiglia, proprietà dell'ingegno, brevetti ecc. Orbene: questa, guerra esterna non è altro che la preparazione della nostra guerra interna. Il ministro inglese Asquith ha promesso che la guerra borghese durerà almeno venti anni. Aiutiamo, dunque, gli Stati borghesi a rovinarsi. Dopo comincerà la nostra guerra, la quale sarà così tremenda, con milioni di proletari, gridanti vendetta, che la attuale sarà in paragone, piccola cosa. Dopo di che avverrà la purificazione ideale. Bismark è stato il cancelliere di ferro della borghesia, Carlo Marx è il cancelliere di ferro del proletariato. Picchiamo, dunque, sodo (come dice il Kaiser), o compagni!»

Non so perchè, invece di sorridere di queste profezie, mi è venuta una gran tristezza: non so per quale successione di idee mi è balzato in mente quello che si legge concordemente, cioè che i tedeschi fanno uno spreco enorme delle vite dei loro soldati: poi i _matrimoni della guerra_, ordinati dal Kaiser, matrimoni spicci — spiccia fecondazione di donne prima della morte. Affinchè non manchino i _milioni e milioni di proletari_ da qui a vent'anni? Poi Bismark e Marx, i due germanici cancellieri di ferro ravvicinati. Il pensiero di Missiroli! poi la barba di Marx dietro i baffi del Kaiser. Poi Thor, Siva, Moloc, gli dei sanguinari della distruzione. Materialismo moderno, materialismo di antiche religioni: orribile connubio.

* * *

_Spunti di cronica_, dello stesso giornale, istesso giorno (12 settembre): _Alla Toscana: non so proprio più dove andare di notte._

_Come? Alla «Toscana» di via S. Pietro all'Orto!_

_Ma che ambiente è?_

_Simpaticissimo, familiare. Verso le 3, mentre stai facendo il chilo, giungono i giornalisti e ti portano notizie fresche fresche della guerra._

_Perdio questa è una bella cosa!_

_Ed un'altra bella cosa è... la polenta cogli uccelli, pronta a tutte le ore._

Perchè no, manicaretto di carne umana?

Mi viene in mente il signore, mio vicino. Dice, un po' seccato: «Non si può mai sapere con precisione il numero dei morti». Un pacifico, benpensante signore. Vive nella sua casetta di campagna, come il grillo nel suo buco. Coltiva a tempo perso l'orticello. Egli non si affretta verso i giornali del mattino. Attende sino alle quattro che gli portino il suo _Corriere della Sera_. Ma non legge subito, ma dopo pranzo quando fa siesta e fuma la pipa. Non ha figli che corran pericolo, non capitali in azioni che corran pericolo. «E, dice lei che vengano fin qui a bombardare?» mi domanda.

«Ma è un fatto che non si può sapere il numero dei morti».

* * *

Forse Giacomo Leopardi ha ragione quando cominciò il terribile inno ad _Arimane_, re vero del mondo, creatore degli uomini. Ma non lo terminò. Tutto è vano: anche l'inno del poeta. Penso anche alla sublime canzone della _Ginestra_.

* * *

Non ho osato mai in questi giorni fermare alcuna nota sulla carta, temendo ogni mattina, all'aprir del giornale, un disinganno. Ma è oramai un fatto che nel campo di battaglia, da Parigi a Verdun, i Francesi da sei giorni ributtano il nemico. Orlando e la Pulcella ne posson gioire. No, i Francesi non vinceranno, ma i Germanici forse dovranno correggere il loro giudizio su la «imputridita» razza latina. Intanto ammettono che i Francesi _non furono mai vili_.

13 Settembre.

Come è trasformata la Francia! Deroulède, che pareva un maniaco, un superstite di altre età, è morto ieri; e rivive in ogni francese. La canzonetta del De Musset, _Nous l'avons vu votre Rhin allemand_, che si affievoliva nella malinconia del vecchio tempo romantico, oggi squilla a battaglia. Pare quasi risorgere il mito della religione, l'idea trascendente nell'empia terra di Francia.

14 Settembre, lunedì. Il _Carlino_ — strappato proprio all'arrivo del treno (attendevo in casa della Sig.ra M***, la madre del giovinetto che vuol far l'_ussaro della morte_) ha un titolo che fa tremare il core: _La rapida conquista del territorio francese da parte degli alleati, Gli Austriaci battuti su tutta la linea di battaglia._

Joffre, il generale taciturno, ha parlato: «La nostra vittoria si afferma sempre più completa».

È autentico? Pare cosa portentosa. L'immensa mole tedesca è arretrata oltre la Marna? O non piuttosto la Marna ha arretrato il suo corso? Chi operò il miracolo?

Mi sta tuttora nella mente una descrizione del giornalista Campolonghi, dove è, con tocco d'arte inconsapevole, rappresentato il passaggio dell'esercito germanico per Bruxelles. «L'impressione che danno le schiere germaniche sfilanti senza tregua, è quello di un fiume gonfio, inesauribile, di liquido acciaio, e sulla cui onda, uniformemente grigia, un artista cerchi di ricamare con la mano possente qualche imagine umana».

(Nelle stanze del giovanetto, dove leggo il giornale sta il ritratto del Kaiser col colbacco e col teschio).

Chi ha avuto l'ardimento di venire a contatto con quel fiume di morte?

Lo stupore, il senso del miracolo ha percosso Parigi prima della gioia. In Nostra Donna di Parigi (il tempio dalle chimere marmoree,) si adunò folla immensa. Instancabilmente la gente ripeteva: «Dio di clemenza, Dio vittorioso, salvate la Francia».

Appare la statua equestre di Giovanna d'Arco e tutto il popolo grida: «Liberatrice della patria, salvateci!»

Il mio giovane _ussaro della morte_ è avvilito.

— L'aquila spennacchiata dalle botte, dai tacchini, dai galli...

— Eroico gallo di Francia....

— Ah, signore, non può essere! Il Gran Stato Maggiore tedesco ha preveduto anche questo. Deve essere una mossa strategica. Ah, potere trovarsi là!

— .... Se dopo si rimanesse in vita, come credono i giovani....

— Ma morire per una gran causa non è morire.

* * *

Più grave, pare, la condizione dell'Austria. V'è chi la dà per disperata. Ma chi ricorda i prodigi di resistenza militare di quell'Impero, ne può dubitare. Comunque, pare grave. Certo, dopo il 1866, l'Austria privata della secolare base germanica (Sacro Romano impero) costretta (_Drang nach Osten_) a cercare con la conquista altra base d'Impero in Oriente, ha qualcosa di fatale. La Prussia, per quanto cavallerescamente fedele, non darà mai ciò che Guglielmo I e Bismarck tolsero con Sadowa.

I nunzi degli immani colpi di maglio che l'esercito russo impone, hanno una ripercussione impressionante in Italia. «Abbasso l'Austria», fu gridato ieri a Roma. C'erano persone di tutti i partiti. Ma è possibile ora? Forse quel sabato sera che venne Renato Serra da me, al mio ritorno da Bologna, e un fremito scoteva il suo corpo come nel presentimento di un attimo storico perduto.

Sarebbe cosa nobile, ora? Si racconta che, quando avvenne il terremoto di Messina, fu detto in Austria: «Questo è il momento buono!» Ma diremo noi lo stesso?

Martedì, 15 Settembre.

Barzini, in uno dei suoi migliori scritti da Parigi, dice che i Parigini ci hanno preso gusto al _Die Taube_, l'areoplano tedesco scaglia-bombe. Inesauribile popolo! «L'ora della Taube» come si dice, «l'ora del the».

Un'elegante donna parigina dice alla compagna: — _Cochon d'alboche, il fait caca sur nous!_

Ma Gabriele d'Annunzio è ormai legato alla mola perpetua della letteratura! Una bella disgrazia per un uomo di ingegno così portentoso! In altre _Faville del maglio_, datate da Parigi, descrive: «la cortigiana abbandonata dal mantenitore su gli alti tacchi con un gioco sapiente di ginocchi e di lombi nella gonna stretta, lungo le botteghe chiuse, sotto l'ingiuria delle oneste portinaie, già pronta ad accogliere il dragone bavaro o l'ussero della morte.»

Dice anche cose note con parole ignote per il loro fulgore:

«Dove il carnaio si disolve, quivi nascono i fermenti sublimi. Dove si sprofonda il peso mortale, quivi la libertà dell'anima si leva. Quanto più larga sarà l'offerta, tanto più alto sarà il prodigio».

Ma l'ha già detto Cristo: _Sine effusione sanguinis non fit remissio._

L'uomo saggio e ben nato, o Poeta, anche nel giorno più sereno della sua vita, deve domandarsi: Temerai tu la morte? Noi non rifiutiamo la guerra e la morte, ma glorifichiamo una più alta lode della vita. Altra _Laus vitae_!

Mercoledì, 16 Settembre. Ho scoperto il mistero del mio mite ussero della morte. Abbiamo parlato ieri, mentre tristamente annottava, lungo il mare.

I suoi vecchi erano al servizio di Casa d'Este, e vecchia nobiltà era la sua: ora più nulla! Un suo antico scortò, nel '59, Francesco V da Este nella fuga da Modena a Mantova. Ne ebbe in compenso non so quale magnifica villa. Ma il nuovo Governo, la democrazia, la rivoluzione non riconobbero il dono. Rimangono soltanto lo stemma, memorie araldiche, nomi di parentado in Austria, o che altro disse. Alcun che di confuso, povero figliuolo! di esagerato: ma alcunchè di vero ci doveva pur essere.

— Dunque lei non è italiano?

— Italiano sì, ma italiano austriaco.

— Non è, allora, nemmeno monarchico...

— Il re vada là — accennava i monti — in val di Moriana. È il suo posto quello lì?

— Quale?