Il romanzo della guerra nell'anno 1914
Part 3
— I Francesi? gaudenti, lascivi, scettici, pacifici _fermiers_, pacifici _rentiers_, intenti a tagliare _coupons_! E chi non è _rentier_, fa il rivoluzionario per diventare _rentier_. Hanno oro molto, ma sono oramai in pochi a difenderlo. Hanno ingegno da vendere. Ma fanno troppe commedie. Ha seguito il processo Caillaux? Una delle più belle, ma anche una delle più disastrose commedie francesi. Ora si alza il sipario della tragedia.
Ma il pensiero di Missiroli procede ancora:
Tutto questo costituisce il _buon diritto_ della Germania; e la guerra che essa combatte è guerra essenzialmente rivoluzionaria e democratica: di una democrazia in pieno sviluppo. Quella democrazia che odia la violenza, ha compiuto la sua parabola. La guerra presente avrebbe fatto delirare di entusiasmo Carlo Marx, che ne fu il profeta. Ecco perchè i socialisti tedeschi marciano sotto il vessillo dell'Imperatore; ecco perchè il posto logico dei socialisti del mondo sarebbe là!
Ma il pensiero di Missiroli prosegue ancora, e senza pace:
— L'egemonia germanica non è che una fase della storia moderna, di quella storia che io chiamerei _protestante_, perchè comincia con Martin Lutero!
Lutero, Rousseau, Rivoluzione francese: ecco i tre grandi momenti. Così si inizia la democrazia moderna! Ma la Francia si è fermata a Rousseau, alla democrazia sentimentale ed astratta; al tentativo di conciliare la _trascendenza_ col _razionalismo_.
Tutta la tragedia della Francia è qui!
Ora la _trascendenza_ è vera quando arriva alle ultime conclusioni, cioè al dogma morale, alla rivelazione: al cattolicesimo puro in una parola.
In caso contrario, conviene arrivare alle ultime conseguenze del _razionalismo_, cioè a Kant, ad Hegel, pel quale la _verità_ e la _giustizia_ non sono cose immutabili, ma una continua creazione dell'uomo, un perpetuo divenire.
Ed infine bisogna arrivare a Carlo Marx, che è l'erede della filosofia classica tedesca: che è l'azione di questa filosofia.
— La conclusione?
— La conclusione è questa; miei cari amici — dice Missiroli (perchè egli dice _miei cari amici_ anche quando parla con una persona sola): intendendo così la vita come una serie perenne di azioni che non coincidono mai con qualcosa di fermo e di vero, la vita perde ogni fine ed ogni senso.
Quel sublime ideale — chiamiamolo Dio — che trascende la vita, che la guida e la giudica, viene distrutto.
_Decapitaro Emanuel Kant Iddio,_ _Massimiliano Roberspierre, il re._
Per tal modo l'uomo espia la ribellione primordiale, immolandosi ad una divinità senza termini, ed in una lotta che non si chiuderà mai. Abolita qualsiasi Autorità che possa distinguere la cosa giusta dalla cosa ingiusta, è fatale rimettersi alla guerra...
È strano! Mentre Missiroli parlava mi veniva alla mente qualcosa di simile, da me letto in quell'abborrito e pure originalissimo libello, i _Dialoghetti_, che il padre di Giacomo Leopardi, il conte Monaldo, scrisse nel 1831.
Missiroli proseguiva:
— Questa tragedia è fatalmente senza tregua e senza epilogo. Il suo principio porta alla guerra e vive di guerra; tutta la vita è concepita sotto la categoria della distruzione. Tutti gli egoismi e tutti gli istinti sono scatenati. Essa assume le forme più diverse e più paradossali, i nomi più strani, le armi più insidiose: _lotta per la vita e selezione nel mondo animale_, _spietata concorrenza_ nel mondo della produzione e distruzione e sperpero di ricchezza, _lotta di classe_ nel campo sociale, _guerra_ nella vita internazionale. Dappertutto ira e furore.
La guerra attuale non è altro che un episodio saliente e riassuntivo della guerra che si perpetua ogni ora in tutti i campi del pensiero e dell'azione; è il quadro tragico e orribile dell'orgoglio umano, ribellatosi alla parola di Dio.
Ecco perchè la democrazia razionalista è impotente contro la guerra e non sa, non può, non osa nessuna azione contro il flagello terribile, che abbatte tutte le dignità umane. In nome di quale autorità, in virtù di quale principio assoluto, il razionalismo, la democrazia, possono condannare la guerra e gridare una parola di pace, se essi vivono appunto della negazione di tutto ciò che può offrire all'umanità un assetto veramente civile, una vita veramente umana?
Se la stessa verità intellettuale è una creazione del nostro pensiero, se la giustizia e la verità sociale non sono conseguibili se non attraverso la faticosa e dolorosa elaborazione della storia, alla quale le vite umane vanno immolate — come gli antichi immolavano alle deità bugiarde le vite degli animali — quale protesta può elevare la nostra coscienza, quale parola di pace?
Dicono di volere raggiungere una maggiore giustizia. Ma quale giustizia?
La giustizia, se pur fosse realizzabile con la guerra, non compenserà mai l'umanità dei dolori e delle tragedie che l'accompagnano. E poi la giustizia è crudele! Essa ha fatalmente vittime e condannati, vinti e sconfitti. Non può essere la giustizia l'ideale umano, ma la carità, nell'eguaglianza assoluta di tutti gli uomini nella rinuncia.
«Bello! — pensavo tra me — Peccato che la storia secolare del dogma, della trascendenza pura, dei Papi, sia grondante di sangue nè più nè meno di quella del razionalismo francese o tedesco».
Prosegue Missiroli:
Il socialismo è l'erede di questa dottrina spietata.
Ecco perchè la Germania da mezzo secolo si prepara alla guerra, in modo inesorabile, senza il pentimento di un'ora! Ecco perchè i socialisti tedeschi lealmente già avvertirono il mondo: «Quando suonerà l'ora della guerra, badate! noi saremo col Kaiser!» Ah il Kaiser, cari amici, il Kaiser! il militarismo germanico! dicono i nostri democratici.
I nostri perfetti democratici credono, che lo Stato germanico sia lo Stato _ancien régime_, lo Stato anti-democratico perchè è militare, perchè è disciplinato!
Colossale errore!
Stato, con un'S maiuscola enorme! Stato moderno, Stato in cui il cittadino e lo Stato si identificano. Esercito che è lo Stato! Imperialismo che è l'ultima parola della democrazia; e la guerra è il suo mezzo.
— Allora, caro Missiroli, sotto i baffi a punta e l'elmo a chiodo dell'Imperatore spunta la testa barbuta di Carlo Marx! Ma è mostruoso!
— Niente mostruoso! semplicemente logico, come logica sarà la egemonia di una razza sull'altra, come logica sarà la concezione mostruosa del popolo eletto.
— Ma intanto i nostri democratici protestano — dissi io.
— Ah, solo noi — esclamò egli dolorosamente — abbiamo il diritto di protestare in nome del Cristianesimo che nega razze e nazioni elette; il solo che possa garantire la fratellanza umana!
* * *
Mentre Missiroli parlava, io sentivo, anche più dolorosamente che mai, l'impressione di tutto quel _grosse_, di tutto quel _kolossal_ che è nei Tedeschi, come se avessi avuto sulle spalle la raccolta di tutti i volumi del Giornale Storico della Letteratura Italiana.
E quando Missiroli finì di parlare, gli domandai:
— Non le pare, caro Missiroli, che questa forma primordiale di lotta, quale è la guerra, sia in contraddizione con la _Kultur_, la _Litteratur_, la grande scienza germanica...?
— Ma la _scienza_ dalle molte pagine non è propriamente la _sapienza_ che è di poche parole — dice Missiroli. — La sapienza può valere per me, per lei, per gli anacoreti..., ma nella vita...!
* * *
Camminammo a lungo per via Rizzoli. Io non ho parlato.
Sono sotto l'impressione di un raccapriccio umano; e mi pare inutile discutere. Mi guardo i piedi, le mani, guardo le vetrine eleganti, colme di cravatte, guanti, scarpe, calze di seta. Sotto il riverbero della luce elettrica sta tutta l'attrezzatura del vestire maschile e femminile. Ho un po' di schifo di appartenere alla razza umana. Razze giovani, razze vecchie; razze forti, razze deboli, filosofia di una specie, filosofia di un'altra specie... Ci credo poco.
Ma un'idea era persistente:
— Senta, Missiroli — gli chiesi —, non ha lei così, per capo, per una specie di intuizione sensitiva dell'epidermide, il terrore di un enorme peso sul collo? Il giogo teutonico?
Povero e caro Missiroli! Sì, questo lo sentiva anche lui e lo confessò con candidezza, diafana come le sue mani.
Passammo ad altro. È vero, come scrive Ivanoe Bonomi, che la _Triplice_ è già un'alleanza cadaverica e che l'Italia non deve fare i sei mesi di lutto prima di passare a nuove nozze?
Per Missiroli la triplice alleanza sussiste ancora, ed adduce l'autorità di Bismark; ma forse un cadavere c'è...
Si parla dell'onorevole Bissolati, che fino a ieri era contro le «spese improduttive», ed ora fa gli esercizi militari a Roma. Ma il popolo può avere l'alta coscienza, la lealtà dell'on. Bissolati? Il popolo viene sotto le armi dalle officine, dai campi. Sente dagli ufficiali: «Italia, onore, dovere, disciplina, bandiera!» Sono le parole contro le quali essi hanno imparato di stare in guardia!
Andiamo a cena insieme.
Leggiamo una lettera di un famoso nazionalista. È fuori della grazia di Dio! Ieri voleva far la guerra alla Francia, oggi — almeno — all'Austria. Un po' troppo!
* * *
Sono tornato a Bellaria, convinto che tutto è finito Riposo un po'. È vespero. Sento di là la voce di Serra. Ci salutiamo; entra nella stanza; si siede nella poltrona. Gli espongo — così, un po' convulso — i ragionamenti di Missiroli.
Serra ascolta senza dir nulla. Credevo che rispondesse con un lungo discorso. Intravvedo un lieve moto delle spalle. Dice soltanto: — Sì, Missiroli, un bravo ragazzo! pieno d'ingegno! Ma se ne dicono tante oggi!
— E adesso?
Risponde: — Io non ho perso ancora la speranza di fare alle fucilate....
La sua voce è piana, ma mi pare, là nell'ombra della poltrona, che il suo nobile corpo abbia un fremito.
— Ma è una pazzia, Serra!
— Ma no, una pazzia! — risponde con calma.
Siamo usciti. Ho accompagnato Serra a piedi per il sentiero delle alte marruche finchè giungemmo alla strada maestra. La luna nuova continuava, col suo biancore, il dolce crepuscolo.
Riandiamo le fasi della battaglia tanto per dire qualcosa, per spiegare ciò che è inesplicabile. I Belgi si sono chiusi in Anversa, e avran detto: Noi abbiamo fatto anche troppo! Seppure non hanno accolto segrete proposte. I Russi, probabilmente, fanno la guerra per onore di firma. E poi, Russia ed Inghilterra che hanno a temere? Danno il colpo. Se il colpo va male, si ritirano in casa. Chi li va a pigliare? Sull'incudine, rimane la Francia. E, dopo la Francia,... noi!
— Ma può scomparire la nostra civiltà latina? — domando.
— Problema di violenza. Perciò quello che ora occorre è la violenza: l'arma.
Ai lati della via maestra, presso le case coloniche, si trebbiava. Ogni tanto nella penombra del crepuscolo si presentava il profilo di un plaustro colmo di strame, e la bianchezza dei grandi buoi si appressava con l'alito mite del presepio.
Esiste la guerra?
Ci siamo lasciati tristamente. Egli montò in bicicletta e scomparve per la via bianca, sotto la piccola luna: io ripresi il sentiero al mare, fra le alte marruche. Ripetevo le parole di Serra: «Problema di violenza!» È la violenza che conta. E la civiltà? Una maschera che rode se stessa.
La Titì, quella sera, fu più affettuosa del solito. Domandò a bruciapelo:
— È vero che vengono i Tedeschi?
Quasi mi venne da piangere. Non risposi. Un suo ricciolo, attorno al mio dito, pareva un magico anello d'oro. Hanno fucilato anche dei bimbi nel Belgio. Nel piroscafo, affondato da una mina «Barone Gausch», ci furono più vittime di quelle pubblicate dai giornali: v'erano cento creature, ancora anonime: dei bimbi.
Penso: Chi sono? Sono stati gli igienisti tedeschi a studiare, precisamente, quante centinaia di bacilli di diverse famiglie formano razza nell'intestino dei bimbi, ammalati di paratifo? Chi sono? Sono stati i filologi tedeschi a studiare quanti Omèri hanno concorso a formare Omèro? Oh, ma il gran vecchio vide con le cieche pupille più di quello che voi non vedeste!
Piero, mio figliuolo, è indignato. Ha letto il _Corriere_. Come i Francesi non sapevano che i tedeschi avevano mortai da 420 mm.?
— Che mortai?
Legge: «Enormi mortai adoperati dai Tedeschi. _Un deputato al Reichstag ha telegrafato al corrispondente della Frankfurter Zeitung di qui, che la presa di Liegi e la ragione della rapida caduta di Namur si deve all'entrata in azione di un mortaio del calibro di 420 mm., al quale nessun strato di cemento può resistere. L'esistenza di tale mortaio era un segreto noto a pochissimi in Germania. Anche la maggior parte degli ufficiali l'ignoravano._ Adesso, come hanno preso Namur, prenderanno Epinal, Verdun, Parigi....
È atterrito.
— Sì, sono questi i grandi microbi, inventati dai Tedeschi.
La lampada si va spegnendo: Vado su e giù per la stanza: — Del resto, ragazzo mio, io sono più avanti negli anni dell'amico Serra: io ero bambino quando è cominciato il mio germanizzamento: dalla prima ginnasiale, grammatica latina tedesca, grammatica greca tedesca, ginnastica tedesca, bastone Jäger tedesco. Tuo padre però ha l'onore di non aver fatto carriera! I letterati italiani, quando vogliono scoprire la verità, ricorrono, fatti i debiti inchini, al tedesco Gasparry. Così i nostri socialisti, quando sono incerti sulla via della luce, vanno a consultare l'oracolo di Treviri. Nelle scuole tedesco! Anche nel liceo, tedesco! I cervelli degli uomini si sono vestiti alla tedesca come le gambe delle donne, alla francese. Milano? Troppo tedesco; _Kaiserbier, Kaiserfleisch!_ Troppa tronfia paccotiglia architettonica alla tedesca! Perchè sto bene a Bellaria? Perchè qui si parla puro italiano! Una volta un personaggio autorevole, mi pare al tempo della guerra di Libia, credè opportuno sostituire all'ordine di «pacifismo!» l'ordine di «patriottismo!», ma lo disse in tedesco: _Vaterland über alles!_ Sciocchezze! Del resto io non odio i tedeschi. Sono ammirabili! Quella è la loro _forma mentis_: ma le scimmie mi fanno disgusto. Dovevi sentire, ragazzo mio, il Carducci quando dalla bocca amara sprigionava i versi del Berchet: «Su nell'irto increscioso alemanno, su Lombardi, puntate la spada.» Perchè odiare? Nel mondo c'era posto per tutti, senza bisogno di farsi luogo col cannone!
Ma Carducci è un sorpassato! Dicono loro!
Supponi, figliuolo, domani un'egemonia teutonica. Essi diranno: «Internazionale! Macchè patria!» E tutti saranno contenti. Va a letto!
Perchè Solone giudicò beatissimo Tello Ateniese? Perchè visse con modeste sostanze, perchè i figli ed i nepoti morirono combattendo per la patria...
Un'idea mi tempesta nel cervello: Val la pena di dare la vita per la patria? Per sentire questa bella commemorazione: «Quei guerrafondai, quei bruti, che non conobbero la fratellanza universale!
* * *
Notte insonne. Apro la finestra che ancora è notte. Il carro dell'Orsa! Tutti hanno osservato di prima sera il carro dell'Orsa; e molti ridicendo: «Vaghe stelle dell'Orsa!» Ma chi le ha viste al mattino le vaghe stelle? Che strana sensazione vedere quelle mirabili stelle in altra zona del cielo da quella dove le lasciammo la sera, e tutto precipiti in giù, col timone fino a toccare il mare! Come hanno viaggiato nel cielo? — Sembrano più fiammeggianti le stelle, quando il cielo traspare per la nascente alba. V'è una stella crinita fra le stelle dell'Orsa. È la cometa della guerra? E il sole sorge sempre più in là, verso laggiù. Passa i tetti delle casette ad una ad una, passa le pioppe, e poi tornerà verso quassù. Vengono in mente le parole di Serra: tutto automatico, tutto ripetuto, tutto perpetuo! Il pensiero, ecco, la sola cosa libera, e vana: il pensiero, l'anima, cioè; e gli uomini l'hanno collocata presso Dio, fuori di questa materia automatica. In verità gli uomini avevano molto ingegno e concepirono l'idea di una vita migliore, anche senza la guerra. Ma e poi? Gli uomini non erano filosofi, non erano contemplatori di stelle: si sono annoiati, si annoierebbero, e perciò fanno la guerra. Le stelle! Non so qual lagrimoso consenso risorge in me, e come veri mi appaiono i versi irreali del Petrarca che andavano ripetendo l'altro giorno con Serra, quelli a Sennuccio del Bene:
_or vedi insiem l'uno e l'altro polo_ _le stelle erranti e lor viaggio torto._
Guardando le stelle, mi sono pacificato coi Tedeschi. Nel secolo nostro, voi, brava gente, volete occupare tutto il mondo? Se Dio ve lo dà, pigliatevelo. Noi ci restringeremo. Ma l'anima sia salva!
Inghilterra e Germania! Due cugini: uno aveva le pere l'altro aveva il formaggio.
Se li potevano dividere in santa pace. Macchè! Si prendono a cannonate.
«Bambino mio — dicevo ad un bambino — perchè non vuoi essere buono?
Faccio l'elenco di tutti i vantaggi della bontà.
— Sì, è vero! Ma mi annoia.
Domando a che vale la _Kultur_ e la _Litteratur_!
27 Agosto.
Il Kaiser ha telegrafato alla nuora: «Mia cara figlia, con quale magnificenza il nostro buon vecchio Iddio ci ha aiutati! Io conferisco a Wilhelm la croce di ferro di prima e di seconda classe, ecc.».
Ma se è così, questo è il vecchio Dio degli Ebrei. Un feroce dio che minaccia esterminio a chi tocca il popolo eletto. E gli Ebrei se lo portavano al campo, nell'Arca Santa, il loro dio. Oppure è il terribile dio Thor col martello gigantesco che picchia? Infatti l'Imperatore ha detto: Picchiate sodo!
Risorgono i paurosi iddii germanici nei paesi evangelisti? risorgono dal millenario letargo? Le Valchirie trasportano i guerrieri morti nel Valalla dove li attende gran sidro e sanguinante cinghiale.
C'entrerà Kant, Hegel e Marx nel pensiero tedesco, come dice Missiroli: ma c'entra anche il dio Thor.
Ma l'idea del _popolo eletto_ è inconcepibile per la nostra mente. Ci fu Roma bensì che romanizzò il mondo. Ma noi non siamo i Daci, gli Illirici, i Celti, i Numidi, i Garamanti! _Tu regere imperio populos, romane, memento!_ Ciò fu detto venti secoli addietro in latino; cioè una sola volta nella storia, perchè, forse, fu necessario. Ma ora!
V'è qualcosa di più terribile del _buon vecchio iddio_ del Kaiser. Sono i socialisti tedeschi. La loro _internazionale_ si rivela, in sostanza, come una forma di germanizzazione del mondo. La gran patria germanica assorbirà tutte le altre patrie minori. E chi non è minore rispetto alla gran patria germanica?
Deve essere questa la principale ragione perchè i socialisti tedeschi si sono messi in testa l'elmetto da ulano.
Dunque, Dio Thor Kaiser e Marx, ecco per i nostri miscredenti un esempio del come possa benissimo esistere una divinità in tre persone.
Mi viene in mente l'on. Filippo Turati. Egli è stato per tanti anni, come dire? il più autorevole agente di Carlo Marx, l'ajo marxista di questa nostra Italia. Dovrebbe quel signore trovarsi, oggi, un po' in imbarazzo.
* * *
Una voce fermenta, cresce, si propaga fra gli uomini: _Barbara Germania!_
Gherardo Hauptmann protesta poderosamente contro la parola «barbara». Dice: «Ci avevano messo un anello di ferro intorno al petto, e il nostro petto ampliandosi, doveva o rompere il cerchio o cessare di respirare. Ma la Germania non cessò di respirare e preferì rompere il cerchio».
Medito su le parole: _il nostro petto ampliandosi..._ È quello che diceva Serra, sulla riva del mare, quando io gli chiesi: «Ma perchè questa guerra?» Ma chi, ma chi aveva _messo l'anello di ferro attorno al petto della Germania_? Ma chi — fra l'altro — l'avrebbe osato? Certo la Germania domanda oggi il dominio del mondo. Il mondo — fuori di Enver bey — risponde di no. Certo la Germania è oggi assalita da implacabili nemici.
* * *
Stasera furono da noi a pranzo le contessine F***. Hanno una loro governante tedesca, un cosino così: docile, devoto. Ha due fratelli alla guerra: ma ciò non la preoccupa. Ella è convinta del benefizio e dell'onore che la Germania fa al mondo di educarlo alla tedesca. È preoccupata osservando che il mondo non accetta di buon grado questo beneficio, questo onore. È terribile, un popolo che ragiona così!
* * *
29 Agosto: Tutti ci vogliono bene. A Vienna, a Berlino sono contenti di noi. Niente più _traditori_, come fino a ieri: ma savie persone neutrali. «Seguitate così e tutto andrà bene». Mi pare il consiglio del notaio a Renzo Tramaglino: «Pensate al vostro onore, figliuolo!»
Anche il gran generale austriaco, Conte Conrad von Hotzendorf, assicura che egli non ha nessuna intenzione aggressiva verso l'Italia — e pare che per il passato ne avesse. Idee di vendetta, assolutamente no!
Queste dichiarazioni sembrano a molti italiani molto confortevoli, e l'Italia, in pace fra tanta guerra, sembra godere di un trattamento privilegiato.
Eppure la condizione d'Italia è ben tragica: o grande Slavia o grande Germania.
Nei canti di quei terribili Serbi e Montenegrini si canta: _Da Trieste a Cattaro, tutto slavo!_
Penso a quella buona massaia che dava il becchime alla sua gallina e le diceva: «Ti metterò a lesso oggi o arrosto domani, gallinella?» Certo è preferibile attendere domani, ma l'entusiasmo non può essere di troppo.
L'amico Serra nutre, invece, molta fiducia nella dolcezza dei canti slavi: «Certe nenie melanconiche di quel popolo, che canta la morte prima di avere provato la vita....» Sarà, caro Serra: ma veda: io ho conosciuto, in una bella città d'Italia, una signorina slava, alta pallente come spiga, profumata come il mughetto d'aprile. Ella era intonatrice di cori in una chiesa russa, tutta d'oro.
— Venga con me nella chiesa russa tutta d'oro? — mi disse.
Era di Marzo. Ella aveva un'enorme pelliccia: il volto di madreperla usciva da quella pelliccia.
— Vede i russi? — proseguiva — Signori russi, dame russe si recavano alla chiesa. Piccoli, gravi inchini.
Sentirà — ripeteva gioiosa — come è bella la musica russa! — Ma io ero distratto quella mattina di marzo. Pensavo a tutta la deliziosa bianchezza che era raccolta dentro quella pelliccia russa. Basta, lasciamola là, caro Serra. La musica russa, il canto russo è realmente profondo e delizioso. Ma mi fido poco. Anche la signorina era mistica, ma specialmente nella voce.
Miei cari amici, mi diceva Missiroli a Bologna ieri l'altro sera, al _restaurant_, con supremo sconforto — miei cari amici, noi siamo in questa terribile inconfessabile situazione, di dovere aspettare e dire: Combatteremo con chi vincerà! Ma, miei cari amici, dirà allora il vincitore, non so che farmi del vostro aiuto: ieri sì, oggi no. Voi volete venire in soccorso del vincitore. Grazie del disturbo. È orribile!
* * *
La nomina del duca degli Abruzzi ad ammiraglio supremo, un colpo alla gerarchia burocratica dell'esercito, fanno credere che qualcosa si stia preparando.
Ma dove è l'uomo di genio, il divinatore del momento? Cavour è morto da tempo, e i nostri uomini politici si consumano nel provvedere come arrivare alla sera.
* * *
Noi non odiamo la Germania — siamo d'accordo, come scrive Borgese nel _Carlino_ d'oggi. Noi anzi non abbiamo mai odiato. Nel '48 permettemmo la ritirata di Radetzky da Milano nel Quadrilatero, e si poteva tagliare a pezzi la serpe ferita — come voleva Cattaneo: nel '59, dopo Magenta, nessuno torse un capello agli Austriaci che evacuavano Milano disperatamente: nel '66, a Custoza, il buon tenente De Amicis lagrimava! Latin sangue, troppo gentile!
Ma Borgese vede ancora la Germania spirituale di Schiller, Beethoven: di Arrigo Heine, no! Arrigo Heine amava troppo la verità ed il sarcasmo; ed i suoi compatriotti non gliel'hanno mai perdonata.
La Germania romantica, formata di uomini, tutto spirito, che camminano per la neve, fra i boschi, ragionando soltanto di metafisica e di morale, non esiste più che in letteratura!
29. Sabato. Stamattina, patatrac! Il treno aveva un'ora di ritardo. Il piccolo monello che viene coi giornali a furia dalla stazione, sulla bicicletta, è assalito.
Vedo l'intestazione del _Carlino_: _Sette eserciti tedeschi invadono la Francia._ Non c'è bisogno di leggere altro. Il _Mattino_, francofilo, non dice nulla. Parla dell'avanzata russa. Ma io non credo più ai Russi. Sono un mito. Godono di una fama usurpata i Russi. I Cosacchi devono essere dolci persone.