Chapter 21
Coloro che avevano una speranza nel cuore mostravano dei visi più animati o più tristi. Il loro tipo era più individualmente marcato. Ma anche i più giovani avevano quell'aria di caducità, cui la mancanza di cure igieniche, del magnetismo femminino, dell'aere battuto e rinnovellato di lontano, del sentimento della lotta nella società, stempera sulle fisonomie. L'indifferenza è un terribile deprimento fisiologico.
In generale, si parla basso. Rari canti. Si canta talvolta in prigione, ma quando si è soli o si può isolarsi anche in mezzo della folla. Il sorriso era ammalato; e se era fragoroso, gli era un ringhio convulsivo. Non atmosfera per le idee; si ripete stamane ciò che si era borbottato ieri, forse in un tuono più alto o più basso. La parola sembra incolora, malgrado il fitto buio della tinta del gergo. La voce istessa perdeva la sua individualità accentuata e diveniva un'eco monotona del tuono generale del bagno. Si vedevano degli occhi spenti fiammeggiare di un lampo e riestinguersi subitamente come un razzo che cade nell'acqua. Tutti si lamentavano. Nessuno accoglieva il gemito di altrui per addolcirlo, alleviarlo, o consolarlo. La conversazione era stupida come un dizionario. Imperciocchè se qualcuno ha un pensiero vivente, lo nasconde e lo rumina sul suo origliere, o lo susurra all'orecchio di un complice come un secreto. Al bagno non vi hanno amici: non si ha che complici del medesimo sovvenire o della medesima speranza: ieri o dimani! L'uomo che vive all'altra estremità della catena che li lega, è un incubo spaventoso, abborrito, intollerabile; il bagno li fa gemelli della disperazione e dell'odio. Trascinare dietro a sè _un altro_ quando si ha appena un _me_, gli è il supplizio di Mesenzio che ribadiva i vivi ai cadaveri. Non potere astrarsi, gli è un sentirsi vuotato di anima, espropriato di sè stesso. La vita, impantanata, di già, diventa fetida e mortale. Malgrado l'aria aperta, si respirava male, ed un odore nauseabondo ed indefinibile si sprigionava da dovunque e da chiunque,--dalle mura, dai cenci, dai corpi, dagli sguardi, dagli aliti.
I _politici_ essi stessi subivano questa putrefazione del morale sotto l'abbiosciamento del fisico. Ciascun d'essi era accoppiato con la catena ad un condannato per delitto comune. Di guisa che, e' non potevano neppure più abbandonarsi all'attrazione reciproca: la corrente era franta da questi corpi repellenti. Il loro ascendente di educazione, di fortuna, di nascita, si annientava: essi non aveano alcuna presa sopra quelle nature inaffini. L'uomo addimestica le creature più feroci del deserto, della savanna, delle jungle; egli non addomestica mai il sentimento dello schiavo: l'uno è un istinto; l'altro una volontà.
Il gruppo dei politici, incrostato di quella _ganga_ involontaria, ascoltava i rumori del di fuori, cui Filippo aveva acciuffati alla grata da un parente che era venuto a vederlo. La polizia terrorizzava Napoli. Dei numerosi arresti avevano avuto luogo. L'Austria faceva avanzare un esercito negli Stati del papa. L'Inghilterra brontolava. Il signor Guizot si faceva piccino piccino per scivolare tra le dita dell'Austria. Pio IX tuonava. Carlo Alberto stava in agguato, in aria torva e selvaggia.... e che so ancora. Tutto ciò abilmente frammisto a speranze onde provocare a terrore, onde paralizzare l'azione.
Gabriele si ravvicinò. Filippo parlava alto; non vi era dunque indiscrezione ad udire. I politici commentavano quelle novelle, ciascuno secondo il suo criterio;--ciò che Filippo desiderava anzi tutto. Il bagno era per la polizia il termometro dell'opinione pubblica al di fuori. Tutto ad un tratto, Filippo si rivolse a Gabriele e gli disse:
--Paglietta, io ho ancora qualche novelluccia per te.
--Per me? rispose Gabriele; tu t'inganni. Io non ne attendo alcuna.
--Ed ecco appunto perchè essa viene.
--Di chi dunque? Io non ho padre, io non ho madre, io non ho nè fratelli nè sorelle....
--Ma tu hai una moglie....
--Alto là! gridò Gabriele levando fieramente la testa. Sta attento, Filippo!
--Attento a che? rispose la spia. Se tu non vuoi udire, vattene. Io parlo a questi signori.
--Tu ne hai già dato ad intendere troppo. Bisogna tutto dire adesso, e senza riguardi.
--Io non vorrei pertanto farti della pena.
--Parla, parla. Ti fo grazia della compassione.
--Non vedete voi che triste carattere di uomo! Io non pensava al postutto che ad aprirgli gli occhi, ad evitargli il più grande dei cordogli. Ciò che è grave oggi, potria divenire irreparabile dimani.
--Ti sbellicherai tu, alla fine? urlò Gabriele divenuto pallidissimo.
--In fin dei conti, che mi importa tutto codesto? me ne mischio forse io?
--Ma che dunque? che dunque?
--Ebbene, me lo hanno detto, io lo ripeto. Certo, non l'ho mica visto io di qui, ed io non sono uomo da inventare simili infamie, sopra tutto a proposito di una giovane che un giorno amai.
--Ma, per il sangue di Cristo! che vuoi tu dire di Concettella? Non è a lei che tu fai allusione?
--Ebbene, signorsì. Del resto, l'era previsto, e tu stesso avresti dovuto attendertelo ed impedire il male quando tempo n'era. Comprendete voi, signori? si lascia una giovine, ancora bella, entrare al servizio d'un prete di quarant'anni, tagliato come una statua di fontana pubblica; essi abitano insieme, giorno e notte, solo a sola. La giovane è saggia, io l'ammetto; la giovine ama un altro uomo, ne convengo; ma quest'uomo è lontano, è là donde non si esce a piacere, di dove ei non manda nulla. La giovane ha una piova di stracci addosso, non ha anima che le dia un buon consiglio e la sostenga. Il prete non ha scrupoli. Egli è arso dall'astinenza; subisce le tentazioni. Essi si parlano oggi, poi la sera nel crepuscolo prima che si accenda la candela, poi si conversa dopo cena. Si rivangano i malanni; si confessa una storia d'amore; la testa si riscalda; il cuore si apre; l'immaginazione galoppa; si favella più basso, più basso ancora; s'impallidisce Dio santo! cosa volete? si è infine stanchi di resistere; si ha un momento di obblio; la preoccupazione dello avvenire sopravviene; la fame è immorale; i cenci sul corpo di una bella fanciulla sono una negazione di Dio; non un ricovero pel verno che picchia; non una buca per la notte; mendicare, mendicar sempre; tutte le porte chiuse. La ragione parla, il cuore sanguina, ma insomma la testa pensa; si chiudono gli occhi; si trangugiano le lagrime, ma alla fine....
--Ma alla fine? replicò Gabriele cogli occhi sbarrati, i pugni convulsi, l'alito sospeso, le narici frementi, divaricate.... ma alla fine?
--Ahimè! è l'istoria di tutte le fanciulle. Dopo aver lottato, l'anima si accascia, il corpo soccombe senza avvedersi... e Concettella diviene la ganza di Don Diego Spani.
--Tu menti! gridò Gabriele.
E nel tempo stesso si avventa di uno slancio sopra Filippo e lo percuote al viso.
--Sangue di Dio! urlò Filippo a volta sua, tirando di sotto la giubba un lungo coltello e precipitandosi sopra Gabriele.
Gabriele non si mosse. Gli astanti s'interposero.
--Io beverò il tuo sangue! continuò a gridare Filippo dibattendosi tra le braccia delle persone che lo attorniavano.
--Quando vorrai, rispose Gabriele; ma tu hai mentito. Concettella ha potuto subire delle tentazioni, ma ella è rimasta fedele.
I politici si tenevano a parte ed indifferenti. Gli altri galeotti appoggiavano Filippo, avvegnachè lo odiassero tutti.
--Filippo, gridò di botto Gabriele, per la misericordia di Dio! di' di' che tu hai voluto scherzare, ed uccidermi. Non è vero? no, ti hanno mentito. Tu sei innocente; io ho avuto torto di essere brutale e percuoterti ma confessalo, confessalo dunque, che tu credi che ti hanno ingannato. Concettella....
--È la concubina di quel prete, interruppe Filippo.
--Te ne supplico, per le sette piaghe di Gesù Cristo, Filippo, continuava Gabriele, non torturarmi così. Lasciatelo dunque, voi altri; ch'egli stermini il mio carcame che non sarà più nulla se ho perduto quella donna. No, oh! no; non è vero, Filippo, che la persona che ti ha raccontato questa storia non merita alcuna fede? Tu l'hai amata quella povera figliuola, tu non puoi calunniarla. Vedi, te la cedo; sì, Filippo, lo giuro per tutte le sante reliquie! te l'abbandono, e convieni innanzi a questi signori che tu ti sei ingannato. Che vuoi tu che io divenga dopo codesto! Tu puoi uccidermi, va. Un prete! è ciò possibile, ciò! Ella avrebbe soccombuto ad un prete, ella che ti ha resistito, a te che l'amavi, un così bel giovane, la gloria e l'orgoglio del popolo di Napoli, un uomo che ha fatto le più belle canzoni!.... e credereste voi codesto, signori? Un bel signore che l'avesse compra, abbagliandola con dell'oro.... ciò si è visto, ciò succede ogni giorno.... Ma un prete arrugginito, che l'ha affogata in una vecchia spoglia di religiosa.... ah! Filippo, l'invenzione non è brillante.
--Ma gli è proprio ciò, brigante, gli è proprio codesto, te lo giuro per tutte le statue dei santi del tesoro di San Gennaro. Ella si è data a quel Don Diego Spani, ella è la ganza di quel Don Diego Spani. Come bisogna dirtelo dunque? La persona che mi ha raccontata questa infamia ne fremeva, e si congratulava meco che fossi sfuggito a questo vitupero. Non s'inventano codesti orrori; si ripetono perfino a voce sommessa.... Io voleva trattarti con riserbo..... ma, per la passione di Nostro Signore! tutto il sangue tuo non basta adesso per lavar l'oltraggio che mi hai fatto.
--Io ti darò tutte le soddisfazioni che vorrai; tu mi ucciderai come un cane se ciò ti gradisce.... che m'importa la vita a me? Io viveva per lei.... Se fossi fuori, avrei a vendicarla.... Ma passeranno degli anni, prima che io mi sciolga da questa catena.... Allora, tu lo vedi, tu farai di me ciò che si fa di una carogna. Io non dimando che una cosa.
--Nessuna condizione! gridò Filippo interrompendo.
--Non si tratta di condizioni: te le lascio mettere tutte. Io non voglio che questo: voglio vedere un'ultima volta Concettella. Fammi grazia di questa dilazione. Ella verrà, oh! sì, ella verrà ancora, colpevole o no. Mi diede tanti giuramenti! Ha tanto sofferto! voglio sapere come ha soccombuto; fino a quale fondo d'abisso è rotolata. L'è la passione di Gesù Cristo che quelle cadute! si ha il suo Calvario prima di morire. Io sento che se io fossi al tuo posto, ti accorderei la dilazione cui ti dimando. Ci batteremo poi anche una volta al coltello, tu sai che io non ho paura, e che non può essere per paura che ti dico: Aspetta ancora qualche giorno. Io non ebbi gioia o dolore che per lei. Comprendi tu che giorni d'inferno saranno questi di aspetto per me? Sarà la tua vendetta, questo mio supplizio dei giorni prima che rivegga quella donna. E la vedrei poi.... Orrore! no, no, uccidimi all'istante. Lasciatelo dunque. E' sarebbe troppo soffrire.
--In guardia allora, gridò Filippo, cui gli altri forzati lasciarono libero, mettendosi in parata.
In quello stesso momento, dal fondo del cortile la voce di un carceriere gridò:
--Gabriele Esposito, una donna ti domanda al parlatorio.
--Ohè! Gabriele Esposito! si gridò da tutti i punti.
Gabriele ricevè come un colpo al cuore. Quella donna non poteva essere che Concettella. Dio gliela gittava sotto la mano perchè egli la giudicasse, al momento stesso che la si accusava. Ella era innocente. Ma, innocente o no, egli la rivedrebbe un'altra volta. Ah! sventura a Filippo se egli l'aveva calunniata! Se costui era stato ben ragguagliato e che Concettella fosse veramente rea, a che gli servirebbe la vita, poichè e' non poteva vendicarsi? Trascinare questo martirio nella mente per degli anni! nudrire questo avoltoio dei briccioli del suo cuore! contemplare questo spettacolo, notte e giorno, nel sogno e vegliando, quel prete e quella giovane tanto diletta, allacciati come la Fede e la Carità, traversare la vita come Francesca da Rimini e Paolo traversano l'eternità nel magnifico quadro di Scheffer! Ciò era insopportabile. La morte era l'obblio, la pace. Egli guardò dunque Filippo con aria grave e severa, e, cessando dal supplicare, gli disse:
--Vieni.
Filippo esitò. Un mormorio scoppiò infra i galeotti, e l'un d'essi, un politico, gli disse:
--Se non l'hai calunniata a disegno, bisogna andare. La vittima ha la parola.
Filippo celò il suo coltello sotto la giubba e rispose:
--Io prendo Dio a testimone che io ho ripetuto ciò che mi hanno detto. Ma se la calunnia vi è, io ucciderò il calunniatore, e felice quanto lui dell'innocenza di quella giovane, offrirò a Gabriele la riparazione che esigerà.
Filippo prese il braccio di Gabriele, il cui passo barcollava, e lo trascinò al parlatorio. I galeotti li seguirono in massa.
Si permetteva agli uomini ed ai fanciulli di entrare nelle corsie e nel cortile per vedere i parenti: le donne erano ricevute in una piccola sala, divisa in due da un duplice cancello, separato da venticinque o trenta centimetri d'intervallo. Potevansi vedere, parlarsi, darsi la mano, passare dei piccoli involti, ma ecco tutto. Delle massicce porte corazzate di ferro, armate di gattaruole ove vigilava un aguzzino, erano praticate dai due lati della sala, l'una che si apriva al di fuori, l'altra nel bagno.
Il luogo era vuoto, di guisa che Concettella si trovò sola. Ella attendeva con ansietà.
La porta si aprì. Gabriele, seguito da Filippo e da una frotta di condannati, irruppe nello spazio riserbato ai prigionieri.
Quella vista, quel corteggio inusitato, agghiacciarono di terrore la giovane donna. Ella abbassò il velo di religiosa, cui aveva appena rialzato aspettando Gabriele.
XXIII.
Vi sono dei giudici in galera.
Concettella aveva lasciato Napoli la vigilia.
Don Diego, uscendo dalla prigione in uno stato di convalescenza poco avanzata, aveva ricevuto da Concettella quelle cure intelligenti e devote cui due categorie di donne sanno dare solamente: la madre e l'amante quando ama.
Nella devozione della donna maritata e della sorella, comunque angelica essa sia, si sente il dovere; nella devozione della madre e dell'amica domina l'abnegazione.
In quel frattempo, il conte di Craco gli aveva mandato i pieni poteri di delegato delle due Provincie presso il comitato centrale.
Il conte di Craco, più serio, migliore conoscitore degli uomini che suo figlio Tiberio, non aveva ritirata la sua stima a Don Diego. Egli non lo aveva giudicato sulle apparenze o l'irritamento delle passioni di un momento; non aveva punto diminuito la sua credenza nell'alta nobiltà d'animo di quel prete. Egli aveva quindi scritto a suo figlio di mettere maggior gravità nel giudicare gli uomini.
Quando il marchese di Sora raccontò al colonnello Colini l'ammirabile contegno di Don Diego nei tormenti, l'ammirazione aveva ceduto il posto al dubbio ingiurioso, e Don Diego aveva raddoppiato quel sentimento di rispetto e di fede con la sua modestia, non menando parata di martirio, non esigendo riguardi di sorta, e non ambizionando altra parte che quella cui volevano assegnargli. Egli aveva ricominciato il suo lavoro pel canonico Pappasugna all'Ospedale, e lo conduceva innanzi alacremente. La prova della muda e dell'aculeo l'aveva purificato. I disegni infami che aveva formati sulla sua sorella, in un momento di eccitamento cerebrale, gli rodevano il cuore, annegato nel rimorso. Non carezzava dunque che una speranza, ritrovarla, rassicurarla, restituirla alla sua casa.
Ma qui una nuvola nera si sollevava sovra i suoi sogni color di rosa. Poteva egli far convivere sotto lo stesso tetto Bambina e Concettella, il petalo bianco dell'innocenza e la camelia rossa gualcita?
Egli amava di già Concettella come amano gli ascetici,--i quali, all'età di quarant'anni, incarnano in una donna venticinque anni di visioni edenitiche, dei desideri incomprensibili, delle voluttà divine, una rabbia inscandagliabile dei sensi. I sensi, il cuore, il cervello, il cervelletto, l'anima, la midolla spinale, il giudizio, la immaginazione, tutti gli organi del pensiero e della vita sono presi ad un tempo in questo amore-Sahara: l'incantesimo divino del godimento s'innesta alla malia infernale del delitto. Un amor simile per un prete è un anatema. Come mai si sarebbe egli dunque separato da Concettella? Ma vi era altra cosa ancora.
Concettella era stata amata, aveva amato, aveva patito moltissimo, ma era caduta pura nelle braccia del prete. Ella aveva rotolato a traverso tante avventure, malori, sofferenze, ma il suo candore muliebre non si era incespato all'onta. La sua immaginazione più che il suo cuore si era esaltata nella brama di sposare Filippo, nel suo giuramento di fede eterna a Gabriele. Ella diligeva costui come un fratello violentemente ammirato, ma non come un amante irresistibilmente desiderato. Questa circostanza aumentava la passione di Don Diego. Egli aveva scandagliato il cuore della giovane e vi aveva letto, non ancora l'amore per lui, ma quel turbamento immenso che precede la passione tempestosa, quell'insurrezione della vita che rompe tutte le dighe, invade tutto, trascina tutto colle sue forze oceaniche. Egli spiava ed attendeva lo scoppio.
Ora, ecco che una sera, la sera più solenne della sua esistenza, egli ritrova quella sorella fuggita dal nido, incontra Bambina quasi svenuta sul banco del padiglione di lady Keith. Gettarsi su lei, serrarsela fra le braccia, coprirla di baci frenetici, sovvenirsi in un lampo di tutto il loro passato, di tutti i suoi torti, di tanto affetto, indirizzarle mille domande di una sola parola, colmarla di carezze, slacciarle il busto per darle aria, esprimere mille terrori... fu l'affare di qualche secondo. Vedendola là, e' comprese tutto. Una parola, che il marchese di Sora disse all'orecchio del colonnello Colini, e cui costui ripetè a Don Diego ed agli altri congiurati lo fece tremare. Egli prese sua sorella fra le sue braccia, la trasportò fuori la villa, la portò fin dove potè trovare una carrozza e più non parlò. Aveva paura al presente.
Il re alla villa di lady Keith? tutti arrestati stanotte? Bambina in mezzo a questo diavoleto? ella, che probabilmente aveva introdotto il re, dar poscia l'allarme? che dramma! quali tenebre gittate di nuovo sulla sua condotta! qual delitto compiuto o quale nuova sciagura toccata! Egli rinculava, spaventato, innanzi alle spiegazioni. Ma le spiegazioni non dovevano farsi aspettare.
Bambina comprese il silenzio e l'ansietà, di suo fratello. Il delitto è un'equazione di cui non si afferrano i termini che quando essa è risolta. Allora si scorgono tutti quegli anelli, fin là distaccati, formare catena, di cui si consideravano con terrore il peso, la lunghezza, la solidità. Le membra divengono corpo.
Bambina ebbe un'intuizione completa dell'opera cui aveva compiuta. Ella sentì l'onore di suo fratello compromesso, il proprio perduto. Ella vide la croce episcopale al collo di suo fratello come un anello della gogna; il proprio viso cauterizzato dai baci sacrileghi del gesuita; un abisso! E la scandagliò tutta questa visione infernale, durante il subito silenzio ch'era succeduto allo slancio affettuoso di Don Diego, nel tragitto dal Vomero all'angiporto della via Campanile. Bisogna dirlo? Ella non si spaventò. Una voce intima le susurrava dolcemente, solennemente: tu hai fatto il tuo dovere! l'infamia che ne spruzza ricade sopra coloro che ti han messa in questa necessità, prima, e che ne profittano, dopo. Laonde, quando ella si trovò ancora una volta assisa nel piccolo salone del suo alloggio, in faccia di suo fratello che la squadrava con aria severa, rischiarata appena da una smilza candela, quando la ebbe rimandata fuori con un segno altero della sua testa Concettella tremante, ella disse con voce calma e sorda:
--Diego, tu sei libero e tu sei vescovo!
Don Diego balzò sulla sua sedia come trafitto da mille serpenti, si rizzò di tutta la sua altezza e gridò:
--Vescovo! vescovo! vescovo!
Bambina squadrò a sua volta suo fratello con occhio freddo. L'irradiamento subìto da quell'uomo l'umiliava. Ella comparava la sua grandezza morale a quella di suo fratello, e lo disistimava. Si vide più grande di cento cubiti che quell'uomo cui aveva sempre considerato come un gigante. Un istante ancora, e le lagrime stavano per inondare il suo viso. Bambina si alzò e, senza aggiunger sillaba fuggì nella sua camera e vi si chiuse.
Don Diego non la trattenne. Un tremuoto aveva scosso la sua natura di bronzo. Egli ebbe uno di quei colpi di metempsicosi violenta, che nei conclavi dei papi si chiama Spirito Santo, e che trasforma un porcaro come Sisto V, un lanzichenecco come Odescalchi, un barcarolo come Giulio II, in vicario di Cristo, un frate in re! Una tempesta equatoriale si scatenava in quello spirito: vi furono flutti furiosi, vertigini, scosse spaventevoli, fosforescenze terrificanti, abissi mostruosi, sollevamenti all'altezza delle Andes, distruzioni, creazioni... Don Diego non si potè risolvere ad andarsi a coricare, e restava assiso, a chiamare Bambina o Concettella per rompere la malia del delirio. Passeggiò nella camera tutta la notte, dopo avere spenta la candela per non vedersi, ed aperte le finestre per dare più aria ai suoi polmoni dilatati.
Dal palpitar delle stelle si sarebbe detto che la notte avesse ambascia come lui!
L'indomani, Bambina gli raccontò tutto.
Egli aveva bisogno di parlare liberamente a sua sorella, di rimuginare in tutti i dettagli di questo affare annerito da tante orride peripezie. Vedeva Bambina in disagio. Leggeva nello sguardo della giovinetta, portandosi da Concettella a lui, un rimprovero pieno di dolore. La sentiva offesa, vituperata. Dette a Concettella due giorni di congedo, le parlò basso nella cucina e la mandò a Procida.
Concettella si sentì colpita. Ella si credeva sì ben penetrata in quella famiglia, così identificata a quell'uomo, e la si trovava tutto ad un tratto essere un'intrusa, una straniera! Ruppe in lagrime. Don Diego la consolò. L'amore è comunicativo e leniente. Ella si lamentò. Il prete la calmò. Al suo ritorno, all'indomani, la situazione sarebbe chiarita, regolata, giustificata; Concettella sarebbe ammessa ed accettata, o Bambina sarebbe stata collocata altrove.
Bambina non era più la stessa: ella si era atteggiata a giovane indipendente.
Ahimè! Don Diego non aveva compreso ciò che aveva di grande e di eroico quella nuova attitudine di sua sorella!
Bambina che doveva tenere la sua promessa al gesuita, Bambina che vedeva l'amore di suo fratello per Concettella, non voleva impedire il libero esaltamento di quella passione e non voleva contaminare suo fratello, caricandolo della responsabilità della sua condotta verso il P. Piombini. Lo rendeva felice e lo purificava, riserbando per sè sola tutte quelle macchie che mordevano come ferite, tutti i sacrifizi, tutti i rimorsi e tutti i dolori.
Rassicurata, consolata, Concettella partì per Procida sulla barca a vela che faceva il tragitto giornaliero tra l'isola e Napoli. Ella vedeva ciò non ostante tutto confuso nel suo avvenire. L'amore per Don Diego aveva fatto esplosione in quella crisi; Bambina l'attirava; sentiva una pietà fraterna per Gabriele.... Come accordare tutto ciò? ecco il problema. Ella riflettè a codesto lungo il viaggio, malgrado il mal di mare, la notte nell'albergo di Procida, ove arrivò tardi la sera ed ove il sonno rifiutò visitarla. Ella vedeva nondimeno due speranze brillare in quell'oscurità: Bambina si mariterà, pensò ella; Gabriele non saprà nulla. E quando poscia egli uscirà dal bagno, noi saremo morti o saremo così vecchi, così vecchi.... L'alba la rinfrancò. Concettella si addormì.