Il re dei re, vol. 2 Convoglio diretto nell'XI secolo

Chapter 11

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Il vescovo di Vercelli era altresì cancelliere dell'impero nel regno d'Italia. Gregorio si aspettava che costui gli fosse venuto incontro sulle porte della città onde fargli riverenza ed offrirgli ospitalità. Ma per tal guisa non avvenne. Poichè, non solamente il vescovo non gli andò innanzi nè si recò al palazzo municipale per salutarlo, ma, invitato due volte di presentarsi al pontefice, si rifiutò. Grave sospetto prese allora a travagliare l'animo di Gregorio, che alla contessa Matilde confidò. Infatti poco di poi giunsero novelle che l'arcivescovo di Ravenna aveva accolto un esercito ne' suoi Stati ed un sinodo a Pavia. Gregorio insiste per vedere il vescovo di Vercelli. Questi infine, dopo tanto strepitare ed urgere, si presenta. Ildebrando lo accoglie con piglio minaccioso ed altiero, ma colui, senza neppur tanto curare il broncio del papa, gli va davanti e dice:

--Pontefice, come cancelliero dell'impero vi comando di uscire da questa città, la quale, fedele ad Enrico, non può nè vuole ricettare nelle sue mura un nemico dell'imperatore e della Germania.

--Ser vescovo, risponde con calma altiera Gregorio, ed io ti comando di deporre le insegne vescovili, di lasciare la carica, di prostrarti della faccia nella polvere alla nostra presenza, di constituirti cattivo, e sperare nella nostra misericordia del quando e del come sapremo farti giustizia.

--Gran mercè della vostra buona intenzione, pontefice! sclama il vescovo. Solamente io vi chiamo a considerare che, ad obbedire alle vostre proposte, io non sono mica disposto ancora, nè per qualche tempo sarò. Invece, per far si che voi obbediate ai miei comandi, gli è ben che sappiate aver io ai miei ordini tal numero di gente da non udire nè scrupoli, nè forza per costringervi.

--Vescovo di Vercelli, furibondo riprende allora Gregorio, tu sei uno scellerato che verrai punito da tutti i fulmini della Chiesa e dalla forza laicale. Enrico intanto, alla dieta di Augusta, udrà da noi della tua infame condotta.

--Se questo è il vostro pensiero, ser Ildebrando, risponde il vescovo, non andrete fino ad Augusta per denunziarci. Enrico è in Italia.

---Enrico è in Italia! grida il pontefice alzandosi da sedere percosso dalla novella. E direste voi il vero, monsignor di Vercelli?

--In Italia, continua il vescovo con fermezza, ed alla testa di formidabil esercito, il quale altro non cerca che vendicare le offese del suo signore.

--Sire Iddio! grida Gregorio levando al cielo le mani e l'occhio corruscante di sdegno, o che io muoio e ti rinnego come Pietro, o che infine strapperò affatto codesto Enrico dal soglio di Germania e d'Italia.

FINE DEL SECONDO VOLUME

INDICE

LIBRO TERZO.--La notte di Natale. Pag. 5 LIBRO QUARTO.--Il Concilio di Roma. » 93

NOTA DI TRASCRIZIONE:

Sono state effettuate le seguenti correzioni:

{La|Le} mie persuasioni ho aggiunte

Noi allora indicammo un {sinode|sinodo} ad Erfurt,

{ghermita|ghermito} al maestro di palazzo di quel barone,

di {ciba|cibo} e di vino il viso del buffone

{caccciati|cacciati} i gheroni della camicia,

--Ecco i commissarii del Papa, largo, {fatteli|fateli} passare.

questo partito fra gl'insorti; {infie|infine} e' piegarono

Un cri part, et {sudain|soudain} voila que dans la plaine

di lui non meno {nasioso|ansioso}, dimanda:

quell'imporgli di sfrattare dalla {regia|reggia}

Un cri part, et {sudain|soudain} voila que dans la plaine

La citazione scorretta

Noi veggiam come quei ch'ha mala luce Le cose, disse, che ne son lontane. _Inf._, XIII.

non è stata corretta in _Inf._, X.

L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.