Il Re burlone: Dramma in 4 atti

Part 6

Chapter 62,681 wordsPublic domain

FERDINANDO supplichevole.

Voi siete arrabbiato con me, Monsignò?... Voi siete arrabbiato con me?...

COCLE si avvia per uscire.

FERDINANDO trattenendolo.

Monsignore...! Monsignore!... La vostra santa benedizione!... La benedizione!...

COCLE lo fissa un momento, poi scrollando vivamente il capo.

No!

FERDINANDO gli cade a' piedi ginocchioni, tremando, picchiandosi il petto, baciandogli il mantello.

Perdonatemi... Monsignore... Perdonatemi!... Perdonatemi!...

FINE DELL'ATTO TERZO.

ATTO QUARTO.

Nel Palazzo Reale di Caserta. Gabinetto da lavoro di Ferdinando II.

SCENA PRIMA.

FERDINANDO e il BATTIFARNO. — Ferdinando è seduto alla scrivania e finisce di leggere un largo foglio manoscritto. Il Battifarno è in piedi a due passi dalla scrivania. Poi in fine il colonnello MÜLLER.

FERDINANDO prorompendo in una sghignazzata.

Ah! Ah! Ah! Ferdinando II, il grande...

BATTIFARNO china il capo approvando e facendo un inchino ad ogni aggettivo.

FERDINANDO.

... Il benigno... l'incomparabile, l'eccelso... l'immortale!... La possente e benefica mano Ferdinandea! Sti paglietti pennaruli sortanto quanno se tratta de scrivere 'na domanda de grazia, sanno trovà i complimenti e le frasi di giusto encomio, p' 'u re loro. Gratta, gratta, sotto all'avvocato tu trovi sempre 'u Giacobino!

BATTIFARNO.

Verissimo, Maestà!

FERDINANDO.

Ma se gratto anche te, lo trovo pure 'u paglietta!

BATTIFARNO.

Vostra Maestà non sarebbe mai per cedere?... Vostra Maestà, mi permette di esprimere un mio, non oso dire consiglio, ma...

FERDINANDO.

Tira 'nnanze. So che mi sei buon servitore!

BATTIFARNO.

Non accettate il ricorso! Nessuna grazia intempestiva...

FERDINANDO.

... Se pe' firmà a grazia m'ànno data apposta la possente e benefica mano Ferdinandea?

BATTIFARNO.

Oggi la vostra mano, sia possente! Benefica lo è già stata troppo!

FERDINANDO leggendo.

Benigno...! Incomparabile!

BATTIFARNO.

Non fidatevi, Maestà! Gli avvocati estensori del ricorso, hanno mostrato abbastanza tutta la loro maravigliosa malafede con le arti subdole, con le quali sono riusciti, di cavillo in cavillo, a prolungare di altri sei mesi il processo Alliana, che, secondo la vera giustizia di Domine Dio,

abbassa il capo, lo abbassa anche Ferdinando

si sarebbe sbrigato in meno non di sei... ma di tre ore!

FERDINANDO.

E allora non averria avuto manc' o tiempo d'addiventà... eccelso ed immortale!

BATTIFARNO.

Immortale, Maestà, lo siete per la vostra stessa natura; ed eccelso, nella bontà, sino all'imprudenza.

FERDINANDO.

Neh! Neh! Caro barò...

BATTIFARNO.

Firmate un'altra grazia e avremo un'altra cospirazione...

FERDINANDO.

Dimme nu poco, barò..., tu hai arrubato na predica a Monsignore e na reprimenda a mia moglie?

BATTIFARNO.

Quella...

indicando il ricorso.

è la stessa gente facinorosa... che rende necessario, almeno pro forma, un simulacro di costituzione. In proposito, non dimenticate, Maestà: _verba ligant homines..._

FERDINANDO interrompendolo.

_Ligant homines_ ma non i re! Stò latino o saccio meglio de te!

BATTIFARNO.

Le regole di un saggio governo, le avete scritte voi stesso con la vostra sapienza di Stato a re Luigi Filippo...

FERDINANDO.

A chillo zio mio, 'u pancione, che fa tutto facile?

BATTIFARNO accennando di sì.

«La libertà è fatale ai Borboni. I miei sudditi, obbediscono alla forza e si sottomettono. I miei sudditi, non hanno bisogno di pensare e di riflettere...» Ed ora, Maestà, con una grazia, che non è pietà, ma debolezza, volete sconfessare...

FERDINANDO alzandosi seccato.

Finiamola mò e miettete chesto 'n capo, che chillo che tu ce miette na settimana a penzarlo, io l'aggio bello che fatto in cinque minuti! Per il marchese Rosalis e per gli altri complici, l'ordine del bagno... Pel capitano Alliana...

cerca, prende un foglio sulla scrivania

La risposta mia al ricorso di grazia è chesta. A farai vedè a monsignor Cocle, che certamente ne rimarrà contento. A l'esecuzione ce penzarrai tu!

congedandolo senza dargli la mano

Buon giorno e statte buono!

BATTIFARNO s'inchina e s'avvia per uscire.

FERDINANDO guarda l'orologio della scrivania.

Il colonnello Müller fallo venì ccà!

BATTIFARNO va via.

FERDINANDO accigliato, prende un sigaro, lo rompe, poi lo butta via senza fumarlo; entra il colonnello Müller: Ferdinando si rasserena.

MÜLLER si ferma ritto, in posizione militare.

SCENA SECONDA.

FERDINANDO e il colonnello MÜLLER poi GAETANO e il VEROLENGO.

FERDINANDO siede, chiamandosi vicino il Müller.

Viene 'nnanze! Io ti tengo in conto di amico, non comme a chillo là!...

accenna al Battifarno

'U barone non è che tiene affezione pe' me, ma pe' isso stesso!

risata.

Se non fosse persuaso di perdere l'impiego e lo stipendio, coi Fratelli e coi Giacobini, diventerebbe nu liberalone!... E invece del capitano-professore, farìa fucilà pure a Monsignore! So quasi 'e cinque

ammiccando dell'occhio

'U Piemontese, seccatore e carbonaro, starà aspettando ch'io lo faccia chiamare per la sua udienza. Vieni, avvicinati, caro Müller!

gli prende una mano e gliela stringe.

Lo sai che io te so' molto affezionato, e te ne voglio dà na prova... La Croce dell'Ordine di San Ferdinando starrà molto bene ccà.

toccandogli il petto.

E la pensione ccà...

gli tocca la tasca

dint'a sacca.

MÜLLER.

Tutta la mia devozione, e la mia fedeltà.

FERDINANDO ammiccando con gli occhi.

Il tenente Holtmann e i quattro soldati?

MÜLLER.

Pronti, Maestà.

FERDINANDO.

Scelti fra i più sicuri? Fra i nostri bravi svizzeri?

MÜLLER.

Sicuri, Maestà!

FERDINANDO.

'A carrozza? Alla porta di sinistra? in fondo al parco?

MÜLLER.

Pronta.

FERDINANDO.

Il piroscafo?

MÜLLER.

Il _Miseno_. Pronto. Appena il conte di Verolengo...

FERDINANDO.

Sst! Abbassa la voce!

sorridendo.

Tieni 'na voce che pare na cannonata!

MÜLLER piano.

Appena il Conte di Verolengo sta per uscire, quattro soldati lo afferrano, il tenente Holtmann gli chiude col bavaglio la bocca: io gli punto due pistole contro il petto: lo si porta di peso, lo si chiude in carrozza: dalla carrozza sul piroscafo che partirà subito, direttamente per Genova.

FERDINANDO inquieto.

Chiuso in carrozza 'u Piemontese, tu e il tenente Holtmann venite subbeto ccà.

stringendogli la mano

Io te voglio sempre vicino a me.

MÜLLER.

Sempre ai vostri ordini, Maestà.

FERDINANDO ridendo.

Lo stesso scherzo, lo abbiamo fatto a un altro scocciatore, mezzo carbonaro pur'isso: il ministro Intonti. Chillo l'avimmo fatto viaggià pe' terra; chiesto ccà 'o facimmo viaggià pe' mare!

risata.

Tu che ne dici? Io songo persuaso che chi è stato carbonaro... porta sempre co' sè 'a jettatura!

suona.

GAETANO entra e si ferma sull'uscio.

FERDINANDO.

Di a 'u conte Verolengo che po' trasì.

GAETANO via.

MÜLLER fissando Ferdinando.

Nella lotta... se... disgraziatamente sfuggisse... un colpo di... pistola?...

FERDINANDO.

No, amico mio caro; non voglio avè guai con mio cugino, il re di Sardegna! Anzi, faccio nu voto 'a Madonna du Carmine, pecchè 'u mare sia quieto!

guarda se entra il Verolengo, poi al Müller confidenzialmente

Fa 'e corna!

tocca il medaglioncino sul petto

Io ce tengo ccà 'a reliquia! Sai chi davvero lo è? Chella cantante... 'a Mirabella!... Hai visto come guarda? È essa che ha jettato Alliana e Verolengo!

VEROLENGO entra, si ferma sull'uscio inchinandosi.

FERDINANDO alzando il tono della voce, al Müller.

Dunque, resta inteso così: domani mattina la grande parata. Io sarò in piazza d'Armi alle sette precise.

al Verolengo

Comme staie, don Alberto?

MÜLLER saluta Ferdinando, e il Verolengo: via.

SCENA TERZA.

FERDINANDO e il VEROLENGO.

FERDINANDO.

Comme staie, don Albertuccio? Staie buono?

gli dà la mano, poi si tocca senza parere la reliquia sul petto.

Me fa tanto piacere! Anche Teresa, la Regina — ringraziando 'a Madonna e Sant'Alfonso — sta benissimo. Andremo tutti a Gaeta, dopodomani. D'estate è bello sta vicino a 'u mare. Fa più fresco pecchè sul mare tira sempre un poco di venticello. Ho molto da fare in questi giorni. Mia sorella viene con me; la Duchessa di Berry viene con me; Popò viene con me! Ho molto da fare in questi giorni!

in atto di congedarlo, senza dargli la mano

Bravo, don Alberto! Statti buono; ti ho visto con tanto piacere.

VEROLENGO umilmente, piegando un ginocchio a terra.

Maestà! Vostra Maestà, si degni di ascoltarmi!

FERDINANDO cambia espressione: lo guarda serio, torvo.

VEROLENGO alzandosi.

Io sono colpito dalla vostra disgrazia: ho provato la mia innocenza, ma sono rimasti i sospetti e l'avversione. Mi vedo sorvegliato, spiato... Eppure vi sono sempre stato e vi sarò sempre devoto e fedele! Lo giuro, Maestà! Il giorno nel quale ho lasciato il Piemonte e sono venuto qui per seguire la mia povera Regina, ho dimenticato di essere un Piemontese: sono stato, sono e sarò sempre suddito vostro. È un'ora terribile, questa... Eppure spero... Spero in Voi, nella vostra clemenza... E un giorno vedrete, forse, che i miei nemici, non sono i migliori amici vostri!

FERDINANDO ironico.

Un'ora terribile, questa?... È un'ora, anzi, nella quale, più che soddisfatto, tu dovresti essere contentone.

VEROLENGO lo guarda ansioso.

FERDINANDO.

Ho ascoltato i tuoi buoni consigli «concedere per non cedere» e mi sono persuaso a dà 'a carta, 'a costituzione! Che vuoi di più?

VEROLENGO scoppia in lacrime.

FERDINANDO

Che vai facenno? Non voglio scenate, ccà dinto! Vattene!

VEROLENGO.

Mia figlia... muore!

FERDINANDO.

Io non sono medico! Va a chiamare un medico!

VEROLENGO.

Mia figlia muore se l'Alliana è fucilato!

FERDINANDO.

Vattene!

VEROLENGO rizzandosi pallido e fiero.

Avete ben capito, Maestà, queste mie parole? Mia figlia muore se l'Alliana è fucilato!

FERDINANDO.

Voi, per la Chiesa, per me, non avete figli, conte di Verolengo! Vostra moglie, la vostra legittima moglie, non ve ne ha dato.

VEROLENGO.

Rispondete così, a me, perchè sono un uomo!... L'ho provato per voi, il mio coraggio e la mia forza! A quelle due donne, una morente, l'altra impazzita, dovete dare questa risposta!

FERDINANDO fa un atto sdegnoso.

VEROLENGO violento.

Per i vent'anni che sono stato il vostro... servitore, non vi domando altro!

FERDINANDO.

Non le voglio vedere! Rifiuto di vederle! Vattene!

VEROLENGO.

Avevo preveduto anche il vostro rifiuto!

gli presenta una lettera.

La grazia... la grazia per quelle due donne di essere ricevute da voi, Maestà, vi è chiesta dalla giovine regina Vittoria d'Inghilterra che raccoglie sul suo capo tanto amore, tanta benedizione di popolo.

FERDINANDO beffardo.

Ah! Ah! Avete fatta na bella penzata! Prevedendo il rifiuto du Re di Napoli, vi siete rivolto alla potente Regina d'Inghilterra!... Sta bene! Quelle due donne saranno subito ricevute!

calmandosi, sorridendo e salutandolo anche con la mano.

Buon giorno, amico caro. E statte buono!

VEROLENGO fa per uscire, poi vinto dall'angoscia si ferma.

Maestà, perdonatemi, Maestà!

FERDINANDO continua a salutarlo con la mano e sorridendo.

VEROLENGO via.

FERDINANDO uscito il Verolengo, corre ad ascoltare vicino all'uscio.

VEROLENGO d. d.

Vigliacchi! Vigliac...

FERDINANDO corre a guardare dalla finestra.

E fa buon viaggio sotto la protezione della bella, graziosa e potentissima regina Vittoria d'Inghilterra!

suona

GAETANO entra.

FERDINANDO.

Chelle femmene!... Aspetta nu poco!

toccando il piccolo medaglione.

Chi è il gentiluomo che le accompagna?

GAETANO.

Il cavaliere del Castelluccio.

FERDINANDO.

Fa passà!

GAETANO via.

FERDINANDO fissando la lettera.

Ah! Ah! Per forza avete voluto essere ricevute?... Lo sarete!

SCENA QUARTA.

FERDINANDO poi di nuovo GAETANO, che introduce ROSALIA, FANNYA e il CASTELLUCCIO.

FERDINANDO ritto vicino alla scrivania si tiene voltato in modo da non guardare nè Rosalia, nè Fannya.

Bravo, Andreo!...

Gaetano via.

FERDINANDO al Castelluccio.

Anche tu ti metti contro di noi!

CASTELLUCCIO.

Io, Maestà? Contro di voi? Contro il mio Re?...

fa per correre a baciargli la mano.

FERDINANDO rifiuta.

Te l'ho detto: anche tu avrai nu grosso guaio! Il tuo servizio con oggi è finito. Invece de venì a Gaeta, resterai a Napoli con tua moglie!

CASTELLUCCIO s'inchina ritirandosi in fondo alla scena.

FERDINANDO a Rosalia, sempre senza guardarla.

Ho acconsentito a ricevervi, perchè non voglio, nè posso usare uno sgarbo alla Regina d'Inghilterra. Ma non vi concedo di parlare. Sappiate soltanto che nessuna grazia è possibile. Cavaliere del Castelluccio, l'udienza è finita.

FANNYA cade ginocchioni.

CASTELLUCCIO fa un passo verso Fannya, ma un'occhiata di Ferdinando lo ferma.

ROSALIA senza lacrime, senza tremare, con la voce sicura e una calma che contrastano col pallore strano del viso.

Io non vi domando una grazia. La vita di mia figlia è nelle vostre mani, e mia figlia non deve morire. Siete un re, il Re: per me no: voi siete un padre in faccia a una madre!

sorride.

Non è vero? Se uno dei vostri bambini corresse un pericolo, io darei, non una parola o un ordine soltanto, ma la mia vita per salvarlo!... Dunque? L'avete vista?

avvicinandosi a Ferdinando che indietreggia, sempre senza guardarla.

L'avete vista?... È là!

sorridendo

Sempre così! Non parla più! Non piange più!... Muore!

SCENA QUINTA.

Il colonnello MÜLLER e detti.

FERDINANDO interroga il Müller con gli occhi: il Müller fa un cenno affermativo. Dopo un momento, sempre senza guardare Rosalia e toccandosi il piccolo medaglione.

Vi sono necessità di Stato, madama, che s'impongono pure alla nostra buona volontà. Io non posso andar contro l'opinione dei miei ministri, nè al deliberato dei giudici. Quello che posso fare per voi, madama, è di sospendere ogni procedimento in confronto vostro e di agevolare la vostra partenza da Napoli.

al Müller

Fai capire al Cavaliere che l'udienza è finita!

MÜLLER si avvicina al Castelluccio, che lo interroga ansioso scrollando il capo.

FANNYA è sempre in ginocchio, muta, con gli occhi fissi in Ferdinando.

ROSALIA guarda tutti esterrefatta, poi a Ferdinando, prorompendo prima con la voce sorda, poi con uno scoppio d'ira.

... Non avete capito, dunque?... Non si tratta di una grazia... Io non domando una grazia; è una legge sacrosanta di umanità!... Ma dunque non è vero?... Voi non credete in Dio!

SCENA SESTA.

FRANCESCO e detti. Francesco entra correndo e spingendo un piccolo cannoncino. Fuori dell'uscio si vedono il tenente HOLTMANN e il 2º UFFICIALE.

FRANCESCO.

Jammo! Jammo! Jamm...

si ferma vedendo Rosalia e gli altri.

FERDINANDO vivamente.

Viene ccà, Lasà!

ROSALIA.

E Dio c'è, Dio esiste, perchè è Dio che ti manda! Che ti manda qui, in mezzo a noi, bambino bello, ridente, felice!

a Ferdinando

Pregherò tanto, sempre per lui, per questo bell'angelo vostro! Angelo! Angelo! Angelo! Tu sei volato qui come un angelo! Pregalo tu, il tuo papà, nel nome dolce della tua mamma... Pregalo, perchè sia buono... Perchè diventi buono... La tua mamma...

FRANCESCO fissando Rosalia.

La mamma dice sempre che il papà è troppo buono, e i napoletani, tutti cattivi, cattivi e devono essere _casticati_!

ROSALIA con un grido.

La razza! Ah! La razza!

FANNYA all'ultima parola di Francesco, cade con la testa sul pavimento.

ROSALIA si volta osservandola e rimane immota.

FERDINANDO afferra Francesco, e lo porta con sè.

Via! Via!

via con Francesco.

Il tenente HOLTMANN e il 2º UFFICIALE entrano precipitosamente.

HOLTMANN corre insieme al Castelluccio a sollevare Fannya.

CASTELLUCCIO a Rosalia.

È svenuta! È soltanto svenuta!...

ROSALIA sempre immota, sorridente e fissando il cannoncino

Cara!... Tesoro!... Anche la mia Fannya... bambina... era così! È sempre stata così!... I bambini cambiano, diventando grandi... Fannya no!... Sempre la stessa!... Con la sua piccola faccia rosea e allegra! Sempre allegra!

ride.

MÜLLER le afferra un braccio per condurla via, mentre il tenente Holtmann, il 2º Ufficiale e il Castelluccio, portano Fannya fuori del gabinetto.

ROSALIA al Müller sempre sorridendo.

Perchè poi mi fate male?

cerca Fannya con gli occhi: la chiama, sempre sorridendo.

Fannya! Fannya!... Aspetta!... Non andar via senza di me!

seguendola

Viene anche la tua mamma, con te, cara, tesoro!... Aspetta la tua mamma!

FINE DEL QUARTO ED ULTIMO ATTO.

Opere di Gerolamo Rovetta

Romanzi e Racconti:

=La Moglie di Sua Eccellenza.= =Mater Dolorosa=, romanzo. =Il tenente dei Lancieri=, romanzo. =L'idolo=, romanzo. =Baby=, romanzo. =Ninnoli=, racconti. =Il processo Montegù=, romanzo. =Le lacrime del prossimo=, romanzo. =Sott'acqua=, romanzo. =Il primo amante=, romanzo. =Tiranni minimi=, racconti. =La baraonda=, romanzo. =La Signorina=, romanzo. =Cavalleria assassina=, racconti. =Casta Diva=, novelle.

Teatro:

=Romanticismo=, dramma in 4 atti. =Un volo dal nido=, commedia in tre atti. =La moglie di Don Giovanni=, dramma in quattro atti. =In Sogno=, commedia in quattro atti. =Gli uomini pratici=, commedia in tre atti. =Scellerata!...= commedia in un atto. =Collera Cieca!= commedia in due atti. =La contessa Maria=, dramma in quattro atti. =La Trilogia di Dorina=, commedia in tre atti. =I Barbarò=, dramma in un prologo e quattro atti. =Marco Spada=, commedia in quattro atti. =La cameriera nova=, commedia in due atti, in dialetto veneziano. =Alla città di Roma=, commedia in due atti. =La realtà=, dramma in tre atti. =Madame Fanny=, commedia in tre atti. =Principio di Secolo=, dramma in quattro atti. =I disonesti=, dramma in tre atti. =Il Ramo d'ulivo=, commedia in tre atti. =Il Poeta=, commedia in tre atti. =Le due coscienze=, commedia in tre atti. =La moglie giovine=, commedia in quattro atti. =A rovescio!= commedia in un atto. =La baraonda=, dramma in cinque atti.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.