Il Re burlone: Dramma in 4 atti

Part 4

Chapter 43,335 wordsPublic domain

nel giardino si vedranno altri servitori e contadini.

ROSALIA turbandosi.

Il Cocle?

ALLIANA.

È naturale; per le feste del Presepio... Per le messe... di Natale!... Andiamo!

indicando l'uscio a destra.

Gli svizzeri di guardia, hanno l'ordine di lasciarmi passare!...

FANNYA.

No! Un momento! Lasciatemelo vedere!...

ALLIANA.

Perchè?... Perchè?...

ROSALIA.

Lo vedrai stasera, domani... anche troppo!

Rosalia, Fannya, Alliana, via.

VOCE FORTE dal giardino.

Presentat'... Arm!

tutti s'inginocchiano nel giardino e dentro sulla scena; anche il Tenente Holtmann e il 2º Ufficiale.

VOCE FORTE c. s. più vicino.

Presentat'... Arm!

Si avanzano nel giardino monsignor Cocle, impartendo la benedizione, e il colonnello Müller. Monsignor Cocle è vestito da prete, con una croce d'oro sul petto e con la stella dell'Ordine Costantiniano. Il colonnello Müller a capo scoperto tiene il keppy, con una mano, appoggiato sul fianco. Il Cocle e il Müller si presentano sull'uscio dì mezzo.

FERDINANDO entra: ha le spalline e la sciabola: giunto dinanzi al Cocle, s'inginocchia con un ginocchio solo a terra. Il Müller fa altrettanto. Il Cocle, benedice.

SCENA NONA.

FERDINANDO, COCLE, MÜLLER, HOLTMANN, 2º UFFICIALE, GAETANO, CARMINE, AGNESE. Nel giardino SERVI, CONTADINI, E SOLDATI.

FERDINANDO al Cocle.

Monsignore, vi bacio le mani, e umilmente mi prostro, implorando indulgenza e perdono.

COCLE.

Non a me, ma al Signore, che rappresento, per suo volere, sebbene indegno!

sollevandolo.

Io sono. Maestà, il più devoto e sottomesso dei vostri sudditi!

impartisce in giro un'altra benedizione.

TUTTI si alzano e si allontanano, meno il Müller, il tenente Holtmann e il 2º ufficiale.

COCLE a Ferdinando.

La buona e savia Regina?

FERDINANDO.

Teresa sta à letto, e se raccomanda a vuie, Monsignò, perchè possa ottenere 'a grazia dalla Madonna del Parto, la venerata Schiavotella di Pozzuoli, tanto miracolosa!

COCLE.

Per sua Maestà, rifulgente delle più belle virtù e veramente Pia Regina, noi abbiamo sempre ottenuto specialissime grazie dalla infinita bontà del Signore. Egli ha voluto manifestare il suo pieno aggradimento, per questa vostra seconda unione santificandola con la fecondità, che dà tanta gioia e sicurezza alla vostra casa.

FERDINANDO.

Volete, Monsignore?... Su... nelle vostre camere?...

COCLE.

No, no, mai! Non vi deve recare il benché minimo disagio la mia povera persona. Ovunque si trova il Re e la reggia, ovunque si trova un ministro del Signore, è la chiesa...

FERDINANDO a Müller.

Come gli altri giorni, nessuno può avvicinarsi: nemmeno Sua Altezza il principe Francesco!

MÜLLER saluta militarmente; parla con i due ufficiali, che manda uno a destra e l'altro a sinistra, poi richiude i battenti.

SCENA DECIMA.

FERDINANDO, Monsignor COCLE, MÜLLER.

FERDINANDO si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola, si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha appeso al collo con una catenella d'oro.

Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro i Fratelli, i Giacobini?

COCLE alza gli occhi al cielo.

FERDINANDO inquieto.

Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?

COCLE.

Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi ammonimenti.

FERDINANDO indicando una poltrona.

Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.

COCLE.

Prima...

diventa serissimo, come compreso da un pensiero mistico, e recitando sottovoce un'orazione si alza una falda del lungo mantello e la offre al bacio di Ferdinando.

FERDINANDO impallidendo.

Il mantello di Sant'Alfonso?

COCLE accennando di sì col capo.

Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...

FERDINANDO.

Salvezza... dell'anima?

COCLE.

Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro cugino, Luigi XVI.

FERDINANDO indietreggiando con un grido.

Eh?

COCLE.

Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia... Voi...

FERDINANDO.

Io? Io?

COCLE.

È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.

FERDINANDO tremando, con la voce rotta.

Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!

COCLE.

Ascoltate...

FERDINANDO.

Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati! No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...

COCLE.

Calmatevi... ascoltate.

FERDINANDO fuori di sè.

Confessatemi, per Dio!

spaventato dalla bestemmia, segnandosi.

Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!

COCLE stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.

Sant'Alfonso...

FERDINANDO.

Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più miracolosa di Campiglione...

COCLE avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.

Calmatevi, raccoglietevi, da bravo, e incominciate.

FERDINANDO sempre tremante e convulso; in fretta.

Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?

COCLE.

Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!

FERDINANDO.

No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue... Coprire le nudità dei quadri...

COCLE.

E poi? Avanti!

FERDINANDO.

Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello Stato...

COCLE.

Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.

FERDINANDO.

Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...

COCLE.

E poi?

FERDINANDO china il capo con un gemito.

COCLE più forte.

E poi?

FERDINANDO precipitosamente.

Dico bugie, ogni giorno, sempre.

COCLE.

Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?

FERDINANDO.

Nu poco... d'ogne qualità!

COCLE.

Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la bugia che dite, può esservi utile. E poi?

FERDINANDO fa un sospiro.

COCLE.

E poi?

FERDINANDO.

Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi giorni, ho paura...

balbettando

Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no! Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani... vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!

Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di dieci...

COCLE.

E non mai meno di sei!

FERDINANDO singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.

COCLE dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.

Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi impellenti, i gravi doveri dei sovrani.

FERDINANDO.

Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa, che ho contro di me!

COCLE scrollando il capo.

Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina, pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo Pontefice!

FERDINANDO afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande trasporto.

Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?

COCLE gravemente.

Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che si vendica, oppure il re costretto a punire?

FERDINANDO vivamente.

Il re! Il re!

COCLE.

Allora, non c'è peccato!

FERDINANDO.

alzandosi di un balzo, con un grido di gioia.

Sono innocente, Monsignore, so' innocente?

COCLE restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di nuovo inginocchiare.

Raccoglietevi... e poi?...

FERDINANDO.

Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?

COCLE.

E poi? E poi?

FERDINANDO in fretta.

La collera... L'ira... peccati veniali!...

COCLE severo.

L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.

FERDINANDO.

Qualche piccolo mancamento di gola...

COCLE.

Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!

FERDINANDO fa un atto di terrore.

COCLE.

Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa solleticare il vostro gusto.

FERDINANDO umilmente.

Sì, Monsignore...

COCLE.

Recitate con me un atto di contrizione

si raccoglie, recitando la preghiera a voce sommessa, poi benedice Ferdinando a mezza voce.

_Ego te absolvo..._

Le altre parole si perdono fra le sue labbra. Si alzano tutti e due insieme: il Cocle, subito, leva il mantello a Ferdinando e lo depone sulla poltrona, dopo di averlo baciato e averlo fatto baciare al Re.

FERDINANDO prorompendo.

Parlate! Parlate! Tutto! Parlate voi adesso, senza esitanze! Ve lo comando, sono il vostro re!

cambiando, abbracciandolo.

Siete il mio conforto, il mio amico, l'amico mio più caro!

COCLE con ironia.

Prego per voi, e veglio su di voi, ma non sono io! È il conte Verolengo il vostro amico!

FERDINANDO.

Chillo è 'u seccatore mio!

COCLE fissa, scruta Ferdinando.

Oggi stesso?... E stato qui?

FERDINANDO.

Io non l'ho ricevuto! Non gli ho dato udienza! Non l'ho visto!... Dunque? Dunque? Il tradimento? Che tradimento? Chi mi tradisce?

COCLE.

Proprio quelli stessi che mi vogliono allontanare da voi! Bandire, scacciare dal regno! I miei... i nostri nemici, sempre più temerari!

FERDINANDO.

più sicuro di sè e a sua volta ironico.

Ah! ah! per questo, allora, mi avete onorato delle vostre tanto gradite premure, Monsignore; pecchè nu pericolo o state pè passa vuie, non io!

COCLE gli ferma il riso con un'occhiata.

Una vasta congiura militare... Vogliono impadronirsi di voi, domani notte, mentre vi recate in espiazione alla Chiesa dei Miracoli...

FERDINANDO di nuovo impaurito.

Come avete saputo? Scoperto?...

COCLE.

L'ho saputo in tempo. Basta, Maestà!

mettendosi una mano prima sulla bocca, poi sul petto.

Segreto di confessione.

FERDINANDO.

Chi? Chi? I complici? I complici?

COCLE.

Molti ufficiali superiori, tra cui un generale.

FERDINANDO violento.

L'esercito! Tutti Murattiani!

COCLE.

E il marchese Rosalis di Milano, sotto il falso nome di maestro Savoldi!

FERDINANDO.

Il maestro della prima donna?

COCLE.

Ma la mente che dirige, il braccio che deve colpire, è l'istitutore del Principe ereditario, la creatura del Verolengo!

FERDINANDO.

L'Alliana?

COCLE.

Il capitano Alliana!

FERDINANDO chiamando.

Colonnello Müller! Colon...

COCLE fermandogli le parole.

Che cosa volete fare?

FERDINANDO.

Arrestarlo! Subito!

COCLE.

L'Alliana non ci sfugge più; ma un'imprudenza potrebbe salvare gli altri, i lontani...

FERDINANDO.

Del Carretto? Il Marchese Del Carretto!

COCLE.

Del Carretto, no! Non potete più fidarvene! Ve lo prova questa cospirazione: o non sa, ed è un inetto, o sa, e allora tradisce...

FERDINANDO.

Il mio ministro?

COCLE.

L'antico carbonaro, fornica coi liberali! Se ci sono fratelli, i più... venerabili saranno salvati in tempo.

FERDINANDO.

Ma è il mio ministro! La Polizia è nelle sue mani!

COCLE.

Appunto per ciò! Non arresti che facciano chiasso. Il processo vero, che deve svelare tutto, si farà qui, questa notte stessa, sorprendendo i colpevoli nel sonno. Voi, Maestà, io, il colonnello Müller, il barone di Battifarno, che vi ha già dato prova di tanta devozione! Dopo, per il processo, pro forma, e la condanna, la Commissione di guerra.

FERDINANDO.

Qui? Sono qui?... L'Alliana... e poi? Chi altro?

COCLE.

Il Giglio d'Oro, il nido degli amori di quelle donne...

FERDINANDO.

'A cantante e 'a sorella?

COCLE.

Era il covo della cospirazione. Quelle donne devono saper molto. Tutto!

alzando gli occhi al cielo.

Sono stato illuminato nel mio consiglio! Le abbiamo qui... sotto mano... Il marchese Rosalis, si recava anche di notte, segretamente, al Giglio d'Oro... col capitano Alliana.

FERDINANDO.

L'Alliana? Col Rosalis?...

COCLE.

Il Rosalis, non più il Savoldi maestro di musica! Il Rosalis travestito, con gli occhiali, spacciandosi per un tedesco, per un impresario di Vienna. Delle due donne, una, è l'amante del Savoldi, l'altra, la più giovine, del capitano Alliana. Ed ora scacciatemi pure, Maestà, con gli altri religiosi del mio Ordine, e chiamate il Del Carretto!

FERDINANDO implorando.

Nun me lasciate, Monsignò! Nun me lasciate!

COCLE.

Largite, voi pure, un'ampia amnistia pei delitti politici, come quella di Pio IX; — tutti l'hanno encomiata, persino il Gran Sultano! — Fate concessioni, date costituzioni, come Carlo Alberto...

non più ironico, minaccioso.

e come Luigi XVI aprite le porte della Reggia alle nuove idee e ai nuovi ideali di libertà... e vi entrerà scamiciata, feroce, la violenza della piazza! È recente la storia, ed è storia della vostra famiglia! Se non sapete essere re, e Dio ve ne punirà con l'inferno, siate uomo! Avete... una moglie... delle figlie... Guardate dinanzi a voi, quel cadavere ignudo informe di donna... Guardate come... quale scempio ne hanno fatto!... È il cadavere di una vostra parente...

piano all'orecchio.

Non era una vostra parente, la principessa di Lamballe?

FERDINANDO si precipita sulla tavola, cadendo con le due mani sulla spada. Ha i capelli irti; è pazzo di terrore.

Colonnello Müller! Colonnello Müller!

Si apre la porta del giardino; si presenta sull'uscio il colonnello MÜLLER. Gli altri due ufficiali, restano di guardia, più in fondo.

FERDINANDO si calma a poco a poco, e fa cenno al Müller di avvicinarsi.

Avvicinatevi, colonnello... Viene ccà.

MÜLLER si avanza: fa il saluto militare.

FERDINANDO ride, ma le gambe gli tremano: sottovoce.

Stanotte, ma bada,

indica silenzio.

guai! Tutto il reggimento sotto le armi... pronto. Io e Monsignore avremo bisogno di te, questa notte... e dei tuoi bravi soldati!

sorridendo.

Prepariamo nu scherzo grazioso ai nostri, cari amici!

sghignazzata.

Aje capito? Và!...

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

Nel Palazzo Reale di Caserta: l'alcova e la camera da letto di Rosalia. In fondo, a sinistra, un uscio a vetri e tendine trasparenti. A destra, un uscio e una finestra.

SCENA PRIMA.

ROSALIA e FANNYA sono dinanzi allo specchio della toelette; si acconciano i capelli per la notte.

FANNYA appena alzato il sipario, si udrà una lunga e allegra risata di Fannya, che fa scorrere tra le mani, lisciandoli e pettinandoli, i capelli di Rosalia.

Ah! Ah! Ah!... Un capello bianco!... Sì! Sì! Guardalo!

glielo fa vedere tra due dita: sottovoce

Non si può più passare per mia sorella.

ROSALIA sorridendo.

Cerca bene! Ce ne sarà più d'uno!

FANNYA arrabbiandosi.

No, invece!... E anche questo non è bianco! È soltanto più chiaro!

ROSALIA.

Hai paura di avermi dato un grande dolore con la tua scoperta?

FANNYA.

A te no, e a me, sì!... Perchè per me tu sei la cosa più bella che ci sia al mondo!

Rosalia sorride sempre scrollando il capo.

FANNYA.

Sì, bella, bella! E mamma, mamma, mamma!

stringendola e baciandola con passione.

Dio; che bisogno di dirti mamma! E come mi secca quel sorella! Sorella! è così poco in confronto di mamma!

le dà un altro bacio.

Mamma!... Mia!.,.

accarezzandola

Come mi piaci! Che bei capelli! Che begli occhi!.. Che bella bocca!.. Che bel naso!... Sì! Sì! Hai un naso che è un amore!

glielo bacia.

ROSALIA.

Cara!... Ti piaccio tanto, perchè sono la tua mamma!

FANNYA.

E per questo sei bella!

indicandole lo specchio con graziosa civetteria

Guarda anche me, là dentro... Ti par possibile che io possa essere la figlia... di una mamma brutta?

ROSALIA ridendo si fa sedere Fannya sulle ginocchia, pettinandola lei.

Per punire la tua vanità, ti ricorderò anche domani questo che mi hai detto.

FANNYA.

Ho detto?

ROSALIA.

La «cosa» che al mondo ti piace di più, sono io!

FANNYA.

Domani, dopo, sempre!

ROSALIA ammiccando dell'occhio, e accennando col capo verso la finestra.

E... quello là?... Il capitano?

FANNYA.

Il capitano?

ROSALIA.

Se sono io... non è più lui; ricordati!

FANNYA.

Già... se sei tu...

con un grosso e comico sospiro.

Sei famosa per far domande imbarazzanti!

ROSALIA.

Pazienza questo, ma è a lui... che vuoi anche più bene!

FANNYA crucciata.

No!

ROSALIA.

Proprio... no?...

FANNYA

Cattiva! Sei cattiva!

ROSALIA.

Amalo! Amalo!... Lo amo anch'io perchè lo ami!

FANNYA di nuovo sorridendo.

E perchè... mi ama!

fa per trascinare Rosalia verso la finestra.

Andiamo a vedere.

ROSALIA.

No, basta! A furia di farmi ammirare la luna a quella finestra...

guarda l'orologio della caminiera.

sono quasi le due!... Cara, si va subito a letto!

FANNYA c. s.

Andiamo a vedere se la sua finestra è chiusa, se è tutto bujo, se dorme e allora... pazienza!... Andremo a dormire anche noi!

vanno alla finestra.

ROSALIA.

Vedi?... Tutto chiuso e tutto bujo!

FANNYA con disappunto.

Tutto bujo!... Dorme, il professore!

ROSALIA.

Dunque, anche noi si fa altrettanto... A letto!...

FANNYA appoggiandosi alla finestra.

Che bella voce avevi, stasera!... E il Re, quanti complimenti! Vedrai... dopo le feste del Presepio, ti fa... cavaliere!

ROSALIA.

A letto! A letto!... Non sei abituata a far tardi!

FANNYA rassegnata, guarda sempre verso la finestra mentre Rosalia cerca di condurla verso l'alcova. — A un tratto, con un grido di gioia

C'è il lume!... La finestra è illuminata!

si scioglie vivamente da Rosalia e torna di corsa alla finestra. A questo punto, si vedranno passare dietro ai vetri dell'uscio a sinistra, alcuni soldati svizzeri col fucile.

ROSALIA guardando con Fannya dalla finestra, naturalmente.

Quanti soldati nel cortile! Ad ogni uscio, un soldato di guardia!

FANNYA

Si vede che nella casa dei re il sonno scappa facilmente.

ROSALIA con una prima, vaga inquietudine.

E Alberto? Sarà rimasto a Caserta, o sarà ritornato a Napoli?

FANNYA.

Il babbo ha detto che ritornava a Napoli.

ROSALIA.

Ma... quei soldati?... Li vedi laggiù... in fondo?

FANNYA.

Ci sarà il cambio della guardia! Laggiù, in fondo, c'è lo scalone della Biblioteca!

ROSALIA a mano a mano più inquieta.

Sopra la Biblioteca, ci sta l'Alliana?

FANNYA ridendo.

È naturale!... Il professore dorme sui libri.

ROSALIA sempre c. s.

Non cambiano la guardia!... Si allontanano... con un uomo... guarda!

voltandosi dinanzi alla finestra per impedire a Fannya di avvicinarsi.

No!... Non guardare!

FANNYA cominciando pure a spaventarsi.

Perchè?

ROSALIA calmandosi.

Impossibile!... Così lontano!... È stata un'impressione... strana...

FANNYA.

Che impressione?

ROSALIA.

Mi è parso di vedere in mezzo ai soldati un ufficiale arrestato...

FANNYA.

Vincenzo!

ROSALIA.

Ti giuro! È stata un'impressione! Una allucinazione...

FANNYA.

Voglio vedere...

ROSALIA.

Guarda; non c'è più nessuno!

per tranquillarla.

E guarda la finestra del tuo Vincenzo!.. È sempre illuminata!

FANNYA torna a sorridere.

Sì! È vero!... Che spavento ho avuto!

prende una mano di Rosalia: la stringe contro il petto.

Senti il mio cuore... Come batte!...

torna a spaventarsi.

Mamma!... Mamma!... Anche la nostra finestra è aperta... è illuminata!... Perchè Vincenzo non apre la sua?... Perchè non si fa vedere?... Ah mio Dio, mio Dio! E non poter gridare! E non poterlo chiamare!

risoluta, senza lacrime.

È successo qualche cosa, lo sento! È successa una disgrazia!

tremante, va cercando per la stanza, trova, prende una sciarpa, si avvolge il capo: tutto ciò mentre segue il dialogo.

Andiamo giù! Voglio andar giù!

ROSALIA pure tremando, balbettando.

A che fare?...

FANNYA.

Per sapere... interrogare....

ROSALIA.

Interrogare... chi?...

FANNYA.

I soldati... qualche ufficiale...

si appressano all'uscio a destra, lo aprono: si presenta il Tenente Holtmann: le due donne indietreggiano: Fannya sola dà un grido, avvinghiandosi stretta al collo di Rosalia.

SCENA SECONDA.

ROSALIA, FANNYA, il tenente HOLTMANN; poi il colonnello MÜLLER.

ROSALIA dopo un momento, ritrova la forza, non la voce, e fa ancora un passo verso l'uscio.

HOLTMANN rimane immobile, serio, impedendole l'uscita: a questo punto, si sente il rumore di vari calci di fucile che si mettono contemporaneamente al pied'arm.

MÜLLER entra; dall'uscio a vetri con le tendine trasparenti, si scorgono alcuni soldati svizzeri.

ROSALIA al Müller, con impeto.

Qui?... In camera nostra?..

MÜLLER.

Ordine di Sua Maestà.

FANNYA fa un movimento di terrore stringendosi di più al collo di Rosalia.

ROSALIA con fierezza.

Non temere! Siamo ospiti del Re! Abbiamo accettato, con fiducia, l'onore di un suo invito... Tutto ciò è incomprensibile ma...

con angoscia.

Parlate!... Spiegatevi!...

di nuovo a Fannya tenendola sempre abbracciata.

Siamo ospiti del Re! Non abbiamo nulla da temere!