Il processo e l'assoluzione di "Mafarka il Futurista"
Chapter 7
Ah, se lo Swinburne diceva: «a me ripugna immaginare certe cose che essi hanno saputo scoprire nei miei versi», io temo che Marinetti possa fare eguale discorso. E potrebbe anche lui aggiungere: «evidentemente, io non sono virtuoso abbastanza sì che io possa intenderli, e ringrazio il cielo di non esserlo. La mia corruzione arrossirebbe del loro pudore».
Dunque, riassumendo, l'arte classica non vi giova, non giovano alla vostra tesi gli esempî dei più illustri scrittori della letteratura europea.
Vediamo se vi giovi l'opera precedente del Marinetti. È vero che il mio amico Cappa vi diceva stamane: condannate pure lui, e salvate _Mafarka_; ma questo è impossibile, caro amico, questo è un volo poetico, perchè la condanna investirebbe l'autore e il romanzo insieme. Quando voi, vedete, mi prendete fra le vostre forbici accusatone il Sig. Marinetti e volete arrostirlo con quattro mesi di reclusione e 1000 lire di multa, dovete giudicarlo un po' anche lui; _Mafarka_, va bene; ma anche F. T. Marinetti, scrittore.
Ora l'opera letteraria di lui, in sintesi, è questa (non so quale sia la sua vita e non posso giurare che corrisponda all'opera): egli è un odiatore delle donne--peccato, perchè è un bel giovane--un misogino. Se scrive la _Conquête des Etoiles_, imbevuto, in quel momento, di pessimismo leopardiano, immagina l'assalto delle onde contro le stelle, l'ira delle onde per non poter raggiungere il cielo, quasi a simboleggiare la suprema aspirazione degli uomini verso l'irraggiungibile infinito. E le donne non compariscono. Se scrive _Destruction_, forse potrà essere incriminato come anarchico, non certo come offensore del pubblico buon costume. Se scrive il _Roi Bombance_, egli fa la satira spietata dei bassi e volgari appetiti del potere; ma di donna nemmeno l'ombra. E quando trasporta _Roi Bombance_ sulla scena, non si sentono che delle voci di donne in lontananza, fuggenti, indignate da quello spettacolo di bassezza sensuale, (nel senso puro della parola, signor rappresentante del P. M.), dato dai ghiottoni che sono al proscenio. Se scrive _Mafarka il futurista_, vi premette il suo credo letterario e morale di superuomo e di misogino, in una prefazione diretta ai suoi compagni di idee e di fede. E quando descrive gli spettacoli di lussuria che fanno sorridere voi, signor accusatore, li descrive con lo sdegno di un uomo amareggiato e dolente che le virtù della stirpe e del popolo si frangano, si perdano, rovinino, si macerino nel letamaio della corruzione sessuale. Ora, col leggere alcuni brani del romanzo, i difensori non hanno inteso di opporre cose belle a cose brutte, come se queste potessero essere discriminate da quelle, ma argomenti a prova del contenuto etico dell'intenzione dell'agente, in opposizione al _dolo_ che, comunque considerato, l'accusa sostiene contro di lui. E qui, signor rappresentante del P. M., voglio anche darvi ragione, per quanto abbiate torto: non dolo specifico, dolo generico, ma dolo. Il quale è costituito, in ogni modo, dei due essenziali elementi di _coscienza_ e di _volontà_; coscienza che le cose che si dicono possano offendere la pubblica morale, volontà diretta ad offenderla. (_Bene!_)
PUBBLICO MINISTERO. (_Fa cenni di diniego_).
AVV. SARFATTI.--Sì, è proprio così. Questo è il dolo, cioè questa è l'intenzione. Perchè quando voi parlate di fine e leggete le sentenze di Cassazione che parlano di fine, alle quali sentenze aderiamo, voi cadete nell'equivoco, del resto comune, di confondere l'intenzione col fine, mentre il fine è uno degli elementi dell'intenzione ma non è l'intenzione. Il fine è la méta verso cui si dirige l'intenzione.
Ora quando avete dimostrato che il fine non è necessario, non avete ancora dimostrato che il fine costituisca l'intenzione, e questa, ripeto, non è la méta verso cui ci si dirige, ma la molla che spinge verso la méta. L'intenzione è costituita sempre di coscienza e di volontà, nella più esatta, sicura, concorde interpretazione dell'Art. 45 del Cod. Penale. E guardate bene che l'intenzione soltanto salva e discrimina le opere d'arte dalla pornografia. Se i giudici non dovessero fare l'esame della intenzione, sarebbero trasformati in letterati carnefici, i quali dovrebbero oggi condannare un grande autore, domani un piccolo autore, oggi una bella opera di pittura e di scultura, domani un poema d'immagini follemente alate, un romanzo di rappresentazione spietatamente verista, un dramma d'intensità profondamente umana. Ciò che salva i giudizii di questo genere anche dai fulmini degli uomini nuovi, persino dei _futuristi_, è appunto la ricerca dell'intenzione. Con questa non condannerete l'_Autobiografia_ di Benvenuto Cellini, i mosaici di S. Marco, il Nettuno del Giambologna, le commedie del Macchiavelli e del Bibbiena, la carne trionfante nelle pagane novelle di messer Giovanni Boccaccio. E non condannerete _Mafarka il futurista_, come (ne parleremo subito, del vostro esempio classico) come non avreste dovuto condannare e non avete condannato _Quelle Signore_. Insomma, il solo elemento discriminatore tra l'arte e la pornografia è l'intenzione; e quando Cappa, in quella sua meravigliosa e vagabonda improvvisazione, vi legge delle belle frasi marinettiane e mafarkiane, e quando Barzilai entra con più profondo specillo nelle viscere degli aneddoti da voi incriminati, l'uno e l'altro, ve l'ho già detto, intendono soltanto a distruggere quello che voi sostenete essere il dolo. L'intenzione del Marinetti non credo sia stata morale; ma è stata soltanto di natura, a dir così, artistica e intellettuale. Quando egli vuol rappresentarvi il suo eroe, ha bisogno di rappresentarvelo svincolato dalle oppressioni della carne. (_Applausi_).
Nato, il nostro autore, fra due popoli, l'italiano e il francese, tra due razze, la bianca e la negra, nutrito, dice una sua biografia, di latte sudanese--io credo già che il latte abbia lo stesso colore sotto tutte le latitudini--egli ha voluto in Mafarka, di progenie regale araba, rappresentarvi il tipo dell'eroe, che, per essere, come tutti gli arabi forti, veemente e temerario, non dimentica di essere astuto, previdente e provvidente. La duplice, quasi contradditoria anima dell'arabo è tutta nell'anima eroica di Mafarka il futurista, e, se avete letto il libro (io credo che intero non lo abbiate letto, perchè, se l'aveste letto, non vi sareste limitato a leggere i passi secondo voi offensivi al pudore).
PUBBLICO MINISTERO.--L'ho letto.
AVV. SARFATTI.--Me ne congratulo con voi: fa parte della _letteratura europea_. Dunque, se avete letto il libro, avrete visto che Mafarka il futurista, fino ad un certo punto, è un eroe umano, cioè a dire con la più raffinata delle astuzie, col più temerario e ardito dei coraggi, egli vince gli avversarî, s'incorona della corona di re, diventa padrone assoluto di un regno contrastato e ambito.
Ma, alla difesa di Tell-el-Kibir, suo fratello Magamal è ferito a morte da un cane rabbioso: l'avete letto voi «_Mafarka il futurista_», e avete provato l'impressione che il capitolo dei «Cani del sole» sia veramente un grande capitolo di poesia epica? Avete voi mai pensato che chi scrisse quel capitolo non può essere un uomo da mandare in galera? Se non lo avete pensato, peggio per voi! (_Applausi fragorosi_).
Scusi il Tribunale se sono un po' vivace: dico _peggio per lui_, perchè è giovane, e si lascia sopraffare da sofismi contro il bello.
Dunque, arrivato ad un certo punto, poichè il solo legame che lo teneva unito a questa terra gli manca e gli manca il modo così tragico, Mafarka diventa un dio; non è più un eroe umano posto in rilievo dalla fantasia dell'autore, diventa un eroe soprannaturale, vorrei dire religioso, se fosse lecito dire tutte queste parole in quest'ora e senza una spiegazione.
E come nella prima metà del libro, (ch'è tutta intessuta di elementi che attengono al paese che viene descritto, alla razza che vi si agita, agli eserciti che vi cozzano), questo eroe umano campeggia sul grande sfondo del quadro, come un eroe antico, classico, come un eroe di Virgilio e di Omero, nella seconda metà del libro diventa un'astrazione filosofica. Mafarka il futurista vuol liberarsi dei vincoli carnali, e concepisce l'idea, mi pare piuttosto grandiosa, di fabbricare un uomo in concorrenza con le donne, di fabbricarlo senza le donne, di dare a questa creatura che dovrà essere la padrona, la soggiogatrice dello spazio e del tempo, che non dovrà più camminare su questa misera terra e trovare in Piazza Beccaria dei rappresentanti del P. M., di dare a questa creatura, che munirà di ali, tutte le qualità necessarie per librarsi alta su queste regioni materiali di tempo e di spazio per essere la vincitrice del tempo e dello spazio. Ora se questo è, ed è veramente, se il Marinetti ha voluto il suo eroe così, se lo ha voluto liberato da questi vincoli, è vero, signor rappresentante del P. M.?, così umani, e qualche volta, ahimè, così dolci, se egli l'ha voluto così,--come poteva contemporaneamente volere l'offesa al pudore? Come poteva volere nello stesso tempo il bianco e il nero, il possibile e l'impossibile? Come poteva volere che Mafarka il futurista, il quale mette sotto i piedi tutto quello che è concupiscenza carnale, si dilettasse, invece, di rappresentazioni sporche ed ignobili, di stupri di negre e di cose di questo genere?
Il libro è stato criticato soltanto in Francia, perchè la vostra sapiente opera è intervenuta subito a impedire che fosse criticato in Italia, e il fine del libro e le intenzioni dell'autore sono così sintetizzati in questa _Chronique de la France du Nord_, in un articolo a firma di Arturo Maquaire, nome che non appartiene alla letteratura europea, ma che appartiene alla letteratura francese:
«Mafarka è la volontà umana svincolatasi da tutti quei vincoli terrestri che cercavano di trattenere il suo volo verso il cielo, sicuro di non conoscere più il sonno, la vecchiezza e la morte. Voi pensate bene che questa pretesa di liberare l'umanità dalla doppia servitù della paura e della donna, due pericoli davanti ai quali si rannicchiano tutti gli uomini, rischia di far lanciare dei gridi acuti ai passatisti, che tremano e si agitano al solo pensiero di abbandonare per un solo momento, per un secondo, il festino della voluttà, il festino del piacere». (_Applausi fragorosi_).
Questa è, come è stata capita, come è stata sintetizzata da questo autore e da molti altri, che io passerò a voi, come documentazione della causa, questa è la sintesi filosofica del pensiero di F. T. Marinetti. Il quale è chiamato a rispondere di oltraggio al pudore, per tre capitoli, per tre aneddoti, sostanzialmente. È vero, signor rappresentante del P. M., che voi ne avete letti degli altri; ma questo, se fa parte della vostra cultura futuristica, non fa parte dell'accusa. E i tre aneddoti sono questi: _Lo stupro delle negre_; _Il racconto sotto la tenda_; _Il ventre della balena_; e, se volete, vi do anche il quarto: _L'offerta delle vergini al vincitore Mafarka_.
Ebbene, io non leggo perchè è tardi; ma quando Mafarka si trova dinanzi allo spettacolo dello stupro delle negre (quattromila negre stuprate nei fossati di Tell-el-Kibir) quando si trova davanti a questa specie di postribolo sotto le stelle, Mafarka vi unisce il suo compiacimento? No: insorge contro i generali sporchi e vigliacchi che volevano demoralizzare l'esercito, ai soldati concedendo: vulve, vulve e vulve (ho detto vulve tre volte e ve ne chiedo scusa). E quando vengono offerte a lui le più belle fanciulle di Tell-el-Kibir, seminude, che si presentano al vincitore con tutte le grazie ed i doni di che le rese belle madre natura, e che, diciamo la verità, avrebbero fatto gola anche a voi, Mafarka il futurista le respinge, non le vuole, le ingiuria. Riconosce che, fin da quel momento, è consacrato al regno e alla vittoria, e non vuole contatti con le donne, che gli farebbero dimenticare il fine ultimo, grande, nobile della sua missione.
E quando, a premio della vittoria, nel _Ventre della balena_, i sotterranei di Tell-el-Kibir, così chiamati dalla fantasia zoologica del Marinetti, quando nella oscurità due bellissime donne vanno agli uomini per saggiare dove le guiderà l'istinto del sesso, e una è guidata verso di lui, non solo la respinge, ma--Mafarka era un po' esagerato e leggermente selvaggio e brutale--ordina ai suoi schiavi di gettarla nell'acquario, pasto ai pescicani e ai topi del Nilo.
E quando, signor rappresentante del Pubblico Ministero, sotto la tenda, Mafarka narra di quel particolare che voi avete chiamato equino e che doveva trasformarsi in virile, egli lo fa perchè ha bisogno di quell'aneddoto per acuire il desiderio carnale dei negri, i quali, abbrutiti dall'alcool e dalla concupiscenza, e slanciati contro di lui, finiranno poi per uccidersi fra di loro, nello stesso esercito, in un tragico reciproco scambio di colpi di lancia.
E quando voi, signor accusatore, andate anche fuori del campo dell'imputazione, e vi trovate di fronte al vecchio costruttore, il quale, a un certo punto, si libera da una femmina che gli è vicina, e che tiene la sua barba sotto il _culo_ (È necessario questo? Vedremo dopo se è necessario; in ogni modo, era necessario usare una parola dispregiativa in questo momento), che cosa leggete? Ecco: «Si libera da questa donna, gli gronda di sangue il mento, ma specchiandosi in un'acqua madreperlacea sotto la luna, egli gridò dallo stupore al vedersi ringiovanito di trent'anni; il suo corpo era rinvigorito, uno sguardo solo gli bastò per terminare il vascello» (_Bravo! Applausi_).
Sintesi suprema del romanzo, ch'è tutto un inno alla più grande liberazione dello spirito umano, ch'è tutto una requisitoria contro le basse voglie carnali che tengono l'uomo inchiodato alla terra, ch'è forse una delle più alte parole di speranza e di fede che siano state scritte, suprema parola di giovinezza, di fede, di audacia, illuminatrici della vita! (_Applausi_)
E allora dove va a finire il dolo?
Ma il Tribunale di Parma--avete cambiato un po' d'opinione alla Procura del Re di Milano?--ha ben giudicato, ha fatto benissimo ad assolvere? Perchè? Forse perchè in quel libro non si dicono delle cose crude? L'ho difeso io assieme con altri colleghi, l'ho difeso con la coscienza di difendere una causa giusta, sono stato felice dell'assoluzione di Notari; ma badate bene che quel libro contiene delle grossissime porcherie; e con la vostra teoria del dolo costituito esclusivamente della coscienza di dire porcherie avrebbe dovuto essere condannato. Avete letto «_Quelle Signore?_» Non lo avete letto? E, se non l'avete letto, perchè ne dite bene? perchè dite che il Tribunale di Parma doveva assolvere? Se l'avete letto, come potete sostenere il dolo contro il Marinetti, quando, proprio per la ragione dell'intenzione considerata all'infuori della coscienza di dir cose offensive della morale e del pudore, il Tribunale di Parma ha assolto il Notari? _Aut aut_; o parlate di quello che non sapete, e lodate «_Quelle Signore_», nella speranza che qui non si possa commentare la sentenza che lo ha assolto; o sapete esattamente quello che dite, e all'assoluzione di Notari, per gli stessi argomenti che voi approvate, dovrebbe conseguire l'assoluzione di Marinetti, su richiesta vostra. Infatti, perchè Notari è stato assolto? Perchè, rappresentando un postribolo, non poteva mica inscenare delle donne oneste, doveva per forza muoversi fra quelle che si dicono donne di piacere, forse perchè loro non ne provano affatto e ne danno poco anche agli altri. Ma, signor rappresentante il P. M. (non potete contraddirmi, perchè il Tribunale non lo permetterebbe, ma ne parleremo poi, da buoni amici), se assolvete nella vostra coscienza il Notari, già assolto, perchè ha rappresentato un postribolo, che voi, naturalmente, non conoscete, e allora per quale ragione non domandate l'assoluzione del Marinetti il quale ha rappresentato una terra che voi non conoscete, persone che non conoscete, climi che non conoscete, latitudini e longitudini che avete solo letto sulla carta, paesi, questo lo san tutti, dove s'agita una vita fatta di brutalità, di voluttà, di sporcizia, tutte cose che eccitano la povera carne umana, come direbbe un predicatore in quaresima. O pretendete che descriva l'Africa come volete voi? Ma egli descrive quello che vide; perchè la realtà dell'artista non è la mia, non è la vostra, è quella che vede lui; questa è la sua realtà. E voi gli dite: tu devi veder l'Africa così e così. (_Ilarità. Bene!_)
Devo correre, correre affrettatamente, e saltar di palo in frasca.
Eccoci all'_offerta in vendita_.
Ah! voi dite: «quest'è un sofisma, che può essere sostenuto da Aristo Mortara; non da me». Si può avere una opinione contraria, anzi si deve manifestarla, se la si ha.
Ma badate bene che l'argomento svolto con tanta sottile profondità dall'amico Barzilai non si supera così facilmente. Libro _offerto in vendita_: perchè la legge non dice venduto?
Perchè se il libro non è specificamente, espressamente _offerto_, il comperarlo e il leggerlo rientra nelle offese al privato pudore, non è più offesa alla collettività; quando, s'intende, questo libro, esposto, nulla abbia di oltraggioso per il pudore. Le fanciulle, le bambine, i bambini, tutta l'innocente coorte infantile, tutta la legione, diremo così, bianca, può passar davanti a qualunque vetrina e veder la copertina di _Mafarka il futurista_, senza restar offesa nel proprio irritabile pudore. Perchè una tale lesione avvenga, bisogna comperare un libro osceno, e leggerselo, _a domicilio_. È chiaro?
A meno che... a meno che il libraio non ecciti gli avventori con l'allettamento della materia grassa celata dalla copertina indifferente e neutrale.
Ecco l'argomento del Barzilai, tratto dall'interpretazione che della legge ha dato Aristo Mortara. Mi par degno, in verità, di essere preso in considerazione, per lo meno, di esser esaminato seriamente dal giudice. I libri, quando sono scritti per i bambini, portano una leggenda, una vignetta, una riga, un qualche cosa che ne indica la destinazione.
Quando Luigi Capuana--e a lui vada la nostra parola di riverente ossequio--questo veterano delle buone lettere, che all'Italia ha dato _Il Marchese di Roccaverdina_, e _Malia_, e _Giacinta_, ed altri romanzi ed altri drammi, che non sono precisamente per i bambini--quando Luigi Capuana ha voluto raccogliere nell'età matura i ricordi della sua fanciullezza, e ha scritto il «_C'era una volta..._», ha proprio fatto stampare sulla copertina che questo libro era per i bambini. Ma gli altri libri non sono nè per i vecchi, nè per i giovani, nè per gli uomini, nè per le donne: sono per tutti.
«Io prevengo--diceva Swinburne--io prevengo le madri di famiglia che quello che ho scritto non è per le loro piccole bambine. I miei versi sono di un uomo giovane. Pubblicare un libro non vuol dire cacciarlo per forza nelle mani di ogni madre, di ogni balia del Regno Unito, come il cibo più conveniente e necessario alle bambine. A vedere se un libro fa o no per lui ci pensi anche chi deve comperarlo. _Caveat emptor_.
Si può dire che l'argomento dell'offerta in vendita sia stato dimostrato un sofisma?
Ed a proposito di ciò mi sia consentita un'altra osservazione.
È vero, signor rappresentante del P. M.: basta la potenzialità del danno, basta che un libro offerto in vendita _in un modo di cui dovremo discutere_, possa offendere il publico pudore; ma non dovete confondere la potenzialità del danno, elemento insito nell'opera, con l'offerta in vendita, elemento estrinseco, posto in essere, normalmente, da altri all'infuori dell'autore.
E mi sia anche consentita una parentesi. _Quelle Signore_, il giorno in cui s'è presentato difeso da tre o quattro scavezzacolli che rispondono ai nomi di Berenini, di Fabbri, e dell'umile, dirò così, sottoscritto, era stato venduto in un migliaio circa di copie. È bastata la sentenza d'assoluzione per spingerlo a una vendita inusitata e insperata, in Italia; e, varcato l'Atlantico, è diventato nutrimento intellettuale dei lavoratori italiani, al di là dell'Atlantico è stato letto un po' dappertutto e un po' da tutti; e Notari s'è avviato alla celebrità... e a nuovi processi (ne avrà uno il 27 di questo mese), attraverso a una vendita... americana.
Non posso onestamente sostenere che i giudici di Parma non sieno stati efficaci cooperatori di una tal vendita, amichevoli collaboratori del Notari.
Ma dico anche (senz'alcuna amarezza, perchè Marinetti non ha un gran bisogno di vendere): questo libro potete assolverlo, caso mai, tranquillamente, perchè non sarà mai venduto, quale sia per essere la sua sorte, assoluzione o condanna.
Perchè non offende la moralità media (se la offendesse sarebbe avidamente comperato e letto); soprattutto perchè è oscuro di allusioni e di simboli, e, per capirlo e gustarlo, bisogna penetrarvi dentro, esser quasi un iniziato.
E i _futuristi_, appunto perchè futuristi, non mi sembrano la maggioranza del paese e non lo diventeranno mai. (_Mormorii prolungati_: «_Speriamo di sì!_» «_No! No!_»)
E il libro non sarà comperato perchè urterà sempre contro la moralità media, dal punto di vista letterario, rappresentata così bene dal banchiere Weill-Schott.
«Ho incominciato a leggerlo, mio caro Marinetti, il tuo _Mafarka_--ha risposto quel simpatico banchiere--ma, l'ho detto anche a te, non sono stato capace d'andare in fondo».--Questo libro simbolico, di eccitazione, grido di guerra, battaglia, sfida, questo libro che contiene il credo di una nuova scuola letteraria ed etica, questo libro non sarà mai pane per i denti del gran numero. Questo libro, destinato ad allietare gli ozii pensosi, ricercanti le profonde ragioni della vita, le alte aspirazioni verso l'infinito, non sarà mai nutrimento e dilettamento di perditempi oziosi e viziosi, di giovinetti guasti il palato e lo stomaco di un qualche mal pornografico.
Io credo, signori, di avere risposto, come era da me, come consentivano il tempo scarso e la stanchezza dell'ora, agli argomenti principali del Pubblico Ministero. Credo di aver aggiunto qualche piccola cosa sfuggita forse alla ricerca sapiente dei due valorosi colleghi, che hanno costruita una mole defensionale intatta ancora.
Ma devo aggiungere un altro argomento, modesto, pedestre, volgare; non se ne abbia a male il mio amico Marinetti: quando faccio l'avvocato, devo fare del _passatismo_, tutt'al più del _presentismo_. È un argomento dei più umili. Volete sentirlo?
F. T. Marinetti: «_Mafarka il futurista_» romanzo, traduzione dal francese di Decio Cinti; «_Mafarka le futuriste, roman africain_». Ora voi come avete fatto la vostra requisitoria? In sintesi (non entro negli spiragli, nelle pieghe delle vostre argomentazioni), in sintesi, la vostra requisitoria è questa: a me piace o può piacere _Mafarka il futurista_. Ammetto anche il fine nobile, ma il fine non giustifica i mezzi. C'è la forma, è vero?, la forma che mi offende. Quando voi dite: _membro_, noi siamo collettivamente offesi; quando voi dite: _culo_, il nostro pudore è violato. Dante Alighieri dice _culo_, e Dante Alighieri si legge nelle scuole. Se non erro, il verso è: «Ed egli avea del cul fatto trombetta». Quando Dante Alighieri dice _puttana_, dice puttana, e non v'è nessuna offesa. È vero che certe scene le ha trattate con reticenza; ma le ha trattate anche con sincerità, e la sincerità richiede, prima di tutto, la parola propria. Io non appartengo alla scuola cui appartiene il mio amico on. Barzilai, cioè io non dico che a questo mondo non si debbono mai dare dei pugni. _I pugni non servono a far penetrare nella testa gli argomenti!_ ci vogliono anche i pugni. (_Applausi fragorosi_).
Ma l'argomento di diplomatica finezza presentato da quell'artista della parola e della forma che è il nostro amico Barzilai, non attiene alle ragioni della sincerità dell'arte.