Il processo e l'assoluzione di "Mafarka il Futurista"

Chapter 6

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«Supponiamo invece che sia esposto in vendita un libro dall'esteriorità perfettamente onesta, che si annunzi con titolo insospetto, ma che nel suo contenuto sia osceno. Chi giungerà a corrompere quella esposizione ed offerta in vendita? Ma certamente soltanto coloro che avranno acquistato il volume e nel segreto della propria casa ne avranno compiuta la lettura. La demoralizzazione non è inerente al fatto dell'annunzio, _parte veramente liberata alla pubblicità_, ma è conseguenza dell'atto proprio di colui che volle del libro fare acquisto, e pascere la mente alle lubriche narrazioni che contiene; quindi non offesa al costume pubblico, ma sibbene e solo a quello privato.» (_Applausi_)

E qui viene l'obbiezione del Pubblico Ministero:

«Senonchè si può obbiettare che la pubblicità, la réclame in sè stessa, non ha altro scopo che quello di diffondere un libro il quale è offensivo del costume. Il mezzo usato per la offerta in vendita, per quanto rivestito di veste bella, deve diventare obbietto di sanzione penale appunto perchè ha l'attitudine di raggiungere un fine vietato dalla legge.» E allora leggiamo:

«Stimiamo necessario di porre in guardia da queste precipitate conclusioni... Noi le impugniamo perchè alla moralità privata o individuale debbono provvedere i singoli cittadini; ciò rientra nell'ambito della educazione domestica, e non tocca la mansione legislativa; la scelta della letteratura e quindi l'acquisto di un libro buono ed utile, anzichè di un libro immorale e dannoso, non si può neppure in via indiretta far rientrare nel codice penale.»

O signori del Tribunale, ecco che noi scopriamo la intenzione del legislatore, ecco che noi vediamo perchè dopo essersi proposto nella dichiarazione della relazione ministeriale di non invadere il campo della morale, ma di punire l'oltraggio al pudore solo quando reca pubblico scandalo,--sono le parole del legislatore,--dopo avere esentato da ogni responsabilità la rappresentazione di oscenità fatta in privato, il legislatore non potesse pensare a colpire altra cosa fuori di quel che costituisce è l'incitamento pubblico, la rappresentazione di un qualche cosa che abbia nella sua esteriorità, nella sua offerta, lo stigma delle oscenità e quindi pubblicamente, indipendentemente dall'esame e dalle indagini particolari che ciascuno andrà a fare di questo corpo del reato in casa sua, costituisce un pericolo e un danno per la società e per i cittadini.

Guardate, o signori del Tribunale: con una frase molto semplice, in un altro punto, in un altro suo libro il magistrato che io vi ho ricordato pochi minuti or sono, descriveva quale è il diritto che si è voluto tutelare con queste sanzioni. Io purtroppo ho perduto le carte, ma mi ricordo a memoria. Diceva Aristo Mortara in un'altra pubblicazione:

«Il legislatore ha voluto che il galantuomo il quale va a spasso con la sua signora o con i suoi bambini non sia turbato e offeso da qualche cosa che sotto forma di disegni o sotto la forma di scritture gli sia offerto in vendita nè posto sott'occhio.» Voi conoscete, voi tutti sapete che vi sono dei girovaghi nelle pubbliche strade i quali si avvicinano a Tizio, a Caio, e dicono e promettono: «noi abbiamo, noi possiamo, noi vi diamo; guardate, leggete....» e vi invitano in un portone, in un cantuccio ad esaminare la merce. E noi abbiamo quelli che vendono cartoline postali oscene e libri i quali nell'interno non contengono alcuna oscenità, ma per eccitamento del pubblico hanno delle magnifiche _planches_ straordinariamente oscene sulla copertina.

Questo è ciò che tocca il pudore pubblico che, solo, il legislatore ha voluto sanzionare e difendere. Il legislatore non può andare a domicilio: ci sarebbe andato per altro titolo. Il legislatore mostra con tutte le sue disposizioni in questo campo del codice, con la stessa larghezza con cui ha lasciato il cittadino privato arbitro della sanzione penale, mostra che in materia di moralità pubblica meno processi si fanno e più la moralità ne guadagna. (_Applausi fragorosi_).

E questo la legge dice riguardo alle lesioni gravi, gravissime che intaccano l'ordine della famiglia e offendono la pubblica moralità: e voi, Pubblico Ministero, dovete sofisticare per far rientrare nei cancelli del codice tutto ciò che il codice ha escluso, come cosa che va fuori del suo dominio, della sua giurisdizione, della sua missione sociale?

Quindi nessuna offerta in vendita, quindi nessuna effettiva offesa al pudore come per altra via ha dimostrato il prof. Capuana, cui mi è grato di rendere in questo momento l'omaggio che è dovuto ad un augusto veterano dell'arte, che come diceva l'amico Cappa non sarebbe venuto qui a barattare la sua coscienza o il suo criterio artistico per far comodo a noi o al signor Marinetti. Ed io, o signori del Tribunale, mentre affermo e sostengo che in tutto questo che ci è passato innanzi agli occhi manca in ultima ipotesi il materiale del reato, vi soggiungo e dimostro con la lettura che ho fatto dei testi di legge e delle loro interpretazioni più sicure, che non poteva nemmeno, ove diversa fosse l'ipotesi del Pubblico Ministero, che non poteva nemmeno, questa sostanza, essere di dominio, di competenza di una azione e di una persecuzione giudiziaria.

Io credo, o signori del Tribunale, che voi comprenderete come l'ufficio che vi è in quest'ora demandato, sia alto ufficio civile. Guardate: stamattina mi arriva questo giornale da Roma, dove vi è un brano di una lettera rivolta a me, e in cui mi si dice che faccio meglio ad occuparmi di processi che non di politica.

«Meglio occuparsi delle cose nostre come fai tu ora in tribunale difendendo una causa che è molto importante, perchè si tratta di arrestare la vecchia gesuiteria, Barzilai mio. Pensa a quello che accadrà dopo un rinforzo di gesuiti esuli dal Portogallo con molti quattrini per giunta.» (_Applausi fragorosi_).

Voi siete magistrati moderni, siete magistrati che conoscete i limiti del vostro ufficio, che sapete come l'avvenire della specie, gli interessi supremi della moralità e della civiltà esigano sanzioni, che forse forse non dovrebbero essere lasciate sotto questo rispetto all'arbitrio del privato, contro i fatti che riflettono il costume, ma non siete in ogni ipotesi uomini disposti a rompere lo specchio perchè vi riflette ciò che lasciate e dovete per certe ragioni lasciare impunito quando si verifica nella realtà! Non siete magistrati i quali vogliano trovare questo nuovo argomento di critica storica e letteraria: i mesi di reclusione.--Eh! lo so; essi furono in vigore; ma non credo che abbiano raddrizzato la letteratura e l'arte, giacchè non credo che sia l'arte che crea la moralità, ma sia la moralità che crea l'arte.

E il Marinetti ha fatto un libro discutibile, un libro che come dicevo, io sono stato ben lieto di leggere perchè volevo venir qua e dirvi il bene e il male che penso della sua opera, un libro che è la manifestazione di un'arte la quale suscita entusiasmi da un lato, suscita riprovazioni dall'altro, ma è grande arte.--Non vi leggerò tutto ciò che del _Mafarka_ hanno scritto uomini che hanno un diritto di cittadinanza incontestabile nel campo della letteratura. Vi ripeterò ciò che uno dei più importanti, forse il più importante giornale di critica letteraria francese, _Le Mercure de France_, per opera di una illustre scrittrice (Rachilde), dice di questo libro, tributandogli un elogio che io non vorrei leggere per non abusare della modestia del mio raccomandato.

«Vi ripeto, scrive Rachilde, che ho trovato veramente bellissimo questo romanzo, perchè F. T. Marinetti è veramente riuscito a farmi vedere il suo enorme sogno. Ora, se uno scrittore mi _fa vedere_ realmente un'esistenza pazza, riesce realmente a darmi la visione dello stravagante, io non domando di più per trovare in lui del genio.

«Non mi piace il procedimento impiegato dall'autore, e non discuto la sua esagerazione spesso di cattivo gusto. Egli possiede d'altronde tutti i difetti di Victor Hugo, ma sta con regale disinvoltura nel disordine. Se constata che la voce di un muezzin è violetta, non ne sono urtata: mi ci adatto, quando mi trovo davanti al quadro dei _Cani del Sole_. Mafarka che combatte accanto a suo fratello Magamal l'arrabbiato è una pagina favolosamente impressionante. Il festino dei mostri del mare e l'orgia che segue sono capitoli meravigliosi.

«Certo, tutto ciò non è affatto castigato: certo, vi è terribilmente sparso il pimento africano e il romanzo odora furiosamente di negro (specialmente nello _Stupro delle negre_); ma è pieno di vita, poichè, in fondo, nulla è più vivo di incubo. Credete voi che il fabbricare da capo a piedi un uomo artificiale e il farlo camminare non sia difficile, quando s'abbia dell'immaginazione? Lo credete? Io penso invece che sia difficilissimo essere Dio. Ed io credo di non far dispiacere a Marinetti paragonandolo a questo primo autore del primo volume dell'umanità. (_Applausi_).

«Ma ciò non ha nulla a che fare con la ragione quotidiana. Se fossimo proprio sinceri, confesseremmo che la ragione, come la vita quotidiana, ci annoia ancor più nei libri che non fra le nostre quattro mura.

«Io non raccomando la lettura di quest'opera straordinaria ai giovani che tagliano il loro pane quotidiano in tartine; ma prego i poeti, questi uomini tanto felicemente dotati di pazzia, di fermarsi davanti a questa immagine: _Sotto la volta altissima, la luce azzurra della notte si ritirava lentamente, come una donna cerimoniosa che esce, indietreggiando, dalla terrazza, facendo inchini e abbassando in cadenza le braccia da cui pendono cenci._ A me sembra signori, che questa frase, copiata a casaccio in un libro nel quale se ne trovano molte dello stesso valore, dovrebbe da sola salvare il futurismo» (_Bene!_).

Vi leggerò inoltre ciò che di un altro libro del Marinetti ha scritto un critico d'arte, Ettore Janni, su questo giornale di Milano: _Il Corriere della Sera_.

Si tratta del libro _Le Roi Bombance_ (Re Baldoria). E voi da questo brano vedrete come si possono fare delle accuse al temperamento complessivo dello scrittore, ma come tutto ciò che urta il senso del Pubblico Ministero sia lontano dalla intenzionalità, dalla intenzionalità determinata e oltraggiosa del pudore pubblico, ma sia piuttosto, ripeto, connaturato a un sistema, a uno stile particolare:

«Lasciamo stare i nomi e prendiamo l'occasione. Il Marinetti--e ne sono già prove i suoi due poemi: _La Conquête des Etoiles_ e _Destruction_--ha bisogno dell'enorme per ispirarsi, stavo per dire... eccitarsi, in tutti i sensi di questa parola: ha bisogno di accordar la sua musica frenetica a un rombo catastrofico, ha l'avidità ed il gusto dello smisurato.

«Era naturale che quella _vasta sala popolare tutta appestata di stupidità brutale_, gli facesse balenar l'idea della tragedia satirica ed era naturale che questa divenisse il turbine senza confine delle eterne cupidigie umane, una specie di Giudizio Universale grottesco, il Giudizio Universale di tutte le deformi e colossali idropisie corporali e mentali--una larga visione artistica, piena di difetti, scintillante d'ingegno, simbolica, decadente, secentistica, mariniana.... marinettiana, che è quanto dire; ricchezza invidiabile, ma deplorevole abuso d'immagini--una vera _imagorrea_:--quasi ogni aggettivo condannato a portarsi appesa una proposizione maggiormente esplicativa, tutti i pensieri e tutti i paragoni in così alto rilievo che vi manca del tutto la virtù della gradazione: un bel talento che ha l'aria di essere un po' infermo di satiriasi...

«Ma passerà, poichè tutti questi difetti si riducono a uno solo: alla sovrabbondanza o, per dir meglio, ad una insolente incuria giovanile della misura: e questo è un difetto che fa mettere i colpevoli alla destra dei giudici: alla sinistra vanno gli stitici, che si grattano il capo un anno prima di trovare un'idea o una metafora, e l'anno seguente vi raccolgono intorno due volumi» (_Bene! Applausi_).

Dunque è lo stesso Marinetti che dà tanto sui nervi giuridici del Pubblico Ministero, è lo stesso Marinetti con la stessa sovrabbondanza, con lo stesso grottesco, con la stessa arte piena di immagini, di sovrapposizioni e di esagerazione, è lo stesso temperamento.

Il Janni propone una cura, e la cura la affida alla critica letteraria, al gusto del pubblico, al procedere degli anni, a quella selezione naturale di tutte le esagerazioni che nel procedere dell'opera d'arte si possono compiere: è magari severo contro di lui, ma domanda che all'arte o all'intenzione dell'arte si contrapponga qualche cosa che rispecchi l'arte diversa, non contrappone, onorevole rappresentante dell'accusa del 1910, ad una forma d'arte la forma di galera che ella propone. Il proporre la cura dei mesi di reclusione che non si dànno nè allo stupratore, nè a coloro che fanno atti di libidine, nè a coloro che commettono adulterî quando paghino la parte lesa, infliggerli ad un galantuomo che ha dato tutta la sua attività, tutta la sua giovinezza, tutto il suo patrimonio a questo ideale d'arte, onorevole rappresentante dell'Accusa, è soverchio. Lei è giovane, ed io spero avrà un brillante e nobile avvenire. Ma io le auguro che questa sua requisitoria ella possa cancellarla dal suo stato di servizio professionale, come auguro, e sono certo che il mio augurio sarà coronato dal successo, che magistrati come voi siete scriveranno una sentenza come quell'altra lodata dal Pubblico Ministero e che voi ora non dimenticherete e che fu resa a Parma riguardo a un'altra causa; una sentenza la quale, si occupi o non si occupi del valore letterario dell'opera, ma non sia una sentenza infamatrice di un'arte discutibile ma non degna, però, di essere messa alla gogna come vorrebbe il Pubblico Ministero.

_(Questa formidabile perorazione è salutata da interminabili applausi. È una vera, entusiastica ovazione all'illustre uomo politico, che viene calorosamente felicitato da tutti i letterati e da tutti i giornalisti presenti)._

La replica dell'avv. Cesare Sarfatti

_La causa pare ormai vinta. I giuristi presenti, colpiti d'ammirazione per la novità e la profondità della tesi giuridica sostenuta dall'onor. Barzilai, non esitano a dichiarare che la requisitoria del P. M. è assolutamente schiacciata. Il P. M. fa una breve ed inefficace replica, dopo la quale prende la parola l'illustre avvocato socialista Cesare Sarfatti, che subito assale il Tribunale con la sua bella eloquenza ironica, insolente e aggressiva._

Mi si consenta non solo di rispondere al Pubblico Ministero, ma di soggiungere poche cose alle moltissime che hanno detto i miei onorevoli colleghi, dei quali io sento ancora la voce mentre parlo.

Io devo parlare mentre ascolto ancora. E devo parlare non perchè io sia qui nel Collegio di difesa, ma perchè non sia lecito alla dignità e alla moralità di questa causa che l'ultima parola non sia quella della difesa di Marinetti. E mi studierò, per risparmiare a me la fatica, a voi la noia, di essere il più breve e più sintetico possibile.

Argomenti d'arte e argomenti di diritto. Ci si consenta una pregiudiziale. Se voi ritenete _Mafarka il futurista_ un'opera d'arte, voi non avete nè competenza, nè giurisdizione a giudicarla, perchè, onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, il Tribunale è competente a giudicare la pornografia, non le opere d'arte. Intendiamoci: ho detto _il Tribunale_, perchè poi ogni giudice a casa sua e negli amichevoli conversari può essere più competente di ogni altro. Ma il Tribunale giudice di letteratura è un non senso: qualche cosa che è fuori dell'arte e fuori del diritto. Perchè badate alle conseguenze dei Tribunali giudici d'opere d'arte, e dei pubblici ministeri persecutori, e delle circolari del profeta che dirige le sorti della politica italiana; ecco le conseguenze: che il profeta, il quale ha studiato molto, scrive nella famosa circolare: di perseguitare l'immoralità, ecc., ecc., eccezion fatta per l'_Arte classica_. Ora qual'è l'arte classica?

Onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, voi che avete parlato di arte europea, la conoscerete, voi, l'arte che si studia sui banchi delle scuole e soprattutto si vede per le chiese d'Italia, l'arte classica, e soprattutto nei musei d'Italia, dove, la domenica e le altre feste comandate, il governo eccita alla corruzione i grandi e i piccoli, le bambine e i bambini, gli scolari e i maestri. L'arte classica, mio caro signore, è l'arte che ha la sanzione del tempo. Se non m'inganno, _Mafarka il futurista_ (io non ho nessuna riserva a fare, nemmeno quelle del mio amico On. Barzilai), _Mafarka il futurista_ diventerà un'opera classica. Quando? Quando il Marinetti non sarà più futurista: questa è una cosa che appartiene al futuro. Ma l'arte classica signor rappresentante del Pubblico Ministero, è il vivaio di tutte le porcherie, di tutte le offese al pudore, di tutte le esaltazioni della carne sullo spirito che abbiano dato al mondo i più grandi artisti. (_Applausi fragorosi_).

Io non vi dirò più niente sul «non è necessario» o «non era necessario». Quella parte lì, Innocenzo Cappa ve l'ha messa davanti come un tale rimorso, che voi ne domanderete scusa al vostro professore d'italiano e di letteratura latina: ma l'arte classica è la _Mandragola_ del Macchiavelli, è la _Calandra_ del Bibbiena, che si recitavano alla Corte di Leone X tra uno stuolo di cardinali e di prelati; l'arte classica è il Nettuno di Giambologna, al quale in verità _non era necessario_ che lo scultore fornisse di un membro, diciamo, così _equino_; l'arte classica è la statua del David, che i tardi nepoti hanno ricollocato, in una brutta copia, alla porta d'ingresso del Palazzo Vecchio.

PUBBLICO MINISTERO (_interrompendo_).--C'è discussione!

AVV. SARFATTI.--C'è discussione, ma è al suo posto, e non le consiglio di andare sotto a quella statua perchè non le venga in mente d'incriminare il _prevenuto_ Michelangelo Buonarroti (_Ilarità_).

L'arte classica sono le scene di accoppiamento nella chiesa di S. Marco, di cui un poeta passatista, e ahimè passato, ha scritto: _El mio San Marco xe 'na maravegia de luse, de colori e de armonia, xe de splendori una superba regia_; ma l'esaltazione del poeta dev'essersi fermata davanti a certe gustose scenette che S. Marco, proprio nell'atrio, offre agli spettatori. È vero che sono cattolici e religiosi.

L'arte classica è nei capitelli del Palazzo Ducale a Venezia; l'arte classica è nel Palazzo di Mantova, dove le consiglio di andare; e quelle sono cose non _offerte in vendita, ma esposte al pubblico_. L'arte classica vada a vederla nel Museo di Napoli (lei è stato, è vero? a Napoli, dove ha anche studiato e ha anche imparato la storiella sporca del professore?)

PUBBLICO MINISTERO (_Fa cenni di diniego_).

AVV. SARFATTI (_continuando_).--E se non c'è stato, ci vada, e impari tra le magnificenze e gli splendori formali di esseri umani, equivoci e ambigui, impari là tra accoppiamenti di uomini e ahimè! di donne, che cosa è mai l'arte classica. (_Applausi_).

E qual competenza avete voi, signor rappresentante del Ministero Pubblico in fatto d'arte classica o non classica? Voi dite _moralità media_, _moralità corrente_, vi mettete nel cervello dell'artista, ripetete: _moralità corrente_, _moralità media_, gli gridate: _dovete rispettarla_. Moralità, moralità con quel che segue; e allora siate logici: tutto ciò che è stato il nostro nutrimento spirituale e intellettuale, tutta l'arte classica che noi abbiamo ammirato, datela in pasto ad esecutori di giustizia, perchè se quell'arte classica non deve poter impunemente offendere il pudore, la pudicizia, ecc., ecc., ebbene, caro signore, siate logico, imitate Fra Gerolamo Savonarola, date al rogo quante opere dell'arte classica, incriminabili, vi capitino fra mani, e non paventate, se potete riparare dietro il pappafico del profeta. (_Bene!_)

L'arte classica, caro signore, dovreste farla distruggere per le vie, per le piazze, per i musei d'Italia e, badate bene, molto più di quello che non abbia osato di fare Fra Gerolamo Savonarola, il quale--sia detto fra parentesi--meriterebbe tutto il nostro odio, se non fosse stato un martire, perchè fra altre cose senza di lui immortali, pare abbia bruciata o fatta bruciare un'opera del divino Leonardo.

Dunque, arte classica, no intanto: moralità corrente, nemmeno: queste sono scuse, sono pietosi artifici, con cui un giovane d'ingegno cerca di sostenere un'accusa che gli sfugge.

Marinetti però è in buona compagnia: _Madame Bovary_ è stata processata. Il nome dei magistrati che l'hanno incriminata si raccomanda alla storia soltanto per l'assurda accusa. Credo che Flaubert si raccomandi per qualche altra cosa. Certo è che la sorgente, la polla sorgiva (mi corregga il Marinetti, se non dico esattamente, perchè, per quanto egli sia uno scrittore pornografico, in letteratura mi fido più di lui che di me), la polla sorgiva della letteratura naturalistica europea, _Madame Bovary_, ha dovuto subire gli oltraggi di un vostro collega francese. Eppure _Madame Bovary_ appartiene all'arte classica.

E vi faccio grazia dei _Fleurs du mal_, di quello spirito irrequieto e profondo che fu uno dei più grandi poeti di Francia, ho nominato Baudelaire; ma non posso tacere di un'imputazione che ha colpito lo Swinburne, il quale quando pubblicò il suo _Poemi e ballate_, si trovò di fronte un vostro collega inglese che incriminò sopratutto l'_Ode ad Anactolia_, per chi nol sapesse l'amica e amante di Saffo, il più turpe amore che si possa immaginare, perchè non è diretto, secondo la Bibbia, alla fecondazione. (_Mormorii_).

Arte classica ancora! Orbene, lo Swinburne è stato anche condannato; ma ciò non gli ha impedito di essere salutato dalla pudica Albione come uno dei suoi più grandi poeti.

«Alla pubblicazione dei _Poemi e ballate_, osserva il Chiarini, scoppiò in Inghilterra _a sudden thunder from the serene heavens of public virtue_. Gli anonimi custodi della pubblica morale scattaron su, come tanti diavoletti dalle scatole alle quali si cavi il coperchio, scattaron su dalle _Riviste_, dai _Magazines_, gridando all'empio, all'immorale, al pagano». E i tribunali ordinarono che il libro fosse ritirato dalla circolazione.

L'autore finì dichiarando che il _verdetto dei suoi giudici era per lui materia di assoluta indifferenza_, che poco gl'importava apparisse agli occhi dei suoi critici _morale o immorale, cristiano o pagano_; fu, dice egli stesso, costretto da alcune circostanze che accompagnarono la prima e la seconda edizione del suo libro, a rispondere; e rispose, cioè, gittando agli altri sarcasmo e disprezzo, rispose ad uno dei suoi critici, la cui opera riconobbe essere d'un nemico sì, ma d'un gentiluomo.

Nei _Poemi e ballate_ Swinburne è artista, niente altro che artista e, come tale, non sa intendere che cosa abbiano a che fare con l'arte le idee di morale sanzionate dalla società umana; si meraviglia dello scandalo prodotto dalle sue poesie, a quel modo che il Canova, certamente non immorale nè irreligioso, avrebbe, credo, fatto le meraviglie se lo avessero accusato di oltraggio alla decenza, perchè aveva scolpita la sua Venere senza neppure un cencio di camicia che le coprisse il petto e le coscie. (_Bene!_)

Aggiunge il Chiarini che è impossibile determinare esattamente il punto nel quale un'opera d'arte può incominciare a divenire un'offesa alla morale, ciò dipendendo sopratutto dalla diversa impressione che può fare nelle persone che la considerano, secondo ch'è più o meno gentile e colto l'animo loro. E qui cita l'esempio della Venere del Canova, davanti alla quale l'artista si esalta perchè non vi vede la carne (come la vedete voi nei romanzi contro i quali fulminate le vostre accuse), e, invece, il facchino vede una bella donna che vorrebbe fosse ridotta in carne per goder di _quelle cose_ che le porte aperte non ci consentono di nominare, perchè nessuno sa, proprio nessuno, di che roba si tratti.