Chapter 6
La sua tragica fine era motivo di stupore.
Lucertolo si era fermato sotto la Tettoia, detta de' Pisani, grottesca e barocca costruzione, tirata su a metà del caseggiato, che formava allora il lato della piazza di contro al Palazzo della Signoria.
La Tettoia serviva di riparo alle finestre degli Uffici Postali, rispondenti sulla Piazza, dalle quali si faceva la distribuzione delle lettere.
Visto comparire il capo agente del quartiere. Lucertolo lo salutava e gl'indicava il famiglio venuto da Brozzi, di bizzarra apparenza co' suoi rozzi panni, e che raccontava per la cinquantesima volta la catastrofe della notte precedente.
--Ebbene!--disse il capo agente--lasciate vociare quel tanghero!...
I birri delle città, specialmente quelli residenti in Firenze, si consideravano molto superiori ai famigli che servivano nei Capitanati.
--Lasciatelo vociare!--soggiungeva l'agente.--E' l'elogio funebre che merita un arnese, com'era quel Bobi... E' affogato... e meglio per lui... Altrimenti ne avrebbe fatte un giorno delle sue... Ricordatevi che nel Corpo dei Pompieri non ce l'avevano più voluto... Era stato un bel regalo per la polizia...
--Ma credete voi--osservò Lucertolo, tutto pensoso--che il Carminati sia affogato davvero?
--E chi ne può dubitare?
--Io!--replicò Lucertolo con voce cupa.
--Siete pazzo?
--Chi sa!
--Spiegatevi.
I due birri, camminando mentre discorrevano; erano arrivati all'imboccatura del Chiasso dei Lanzi.
--Sì! io ne dubito--tornò a dire Lucertolo.--Il Carminati è un uomo capace di tutto... A quest'ora chi sa dove se l'è svignata.
--Ma perchè?
--Eh, perchè... perchè... lo so io, insomma. L'uomo da un pezzo non si sentiva più tanto sicuro. Aveva capito che io mi era accorto... e che un giorno o l'altro sarebbe rimasto alla pania, che io gli tendevo... E così ha preso il volo... Lo riacchiapperò, lo riacchiapperò!...
E Lucertolo si accendeva nel parlare.
Il suo confabulatore non si raccapezzava bene in quella foga di parole, poichè il birro discorreva, come se rispondesse a' suoi interni ragionamenti, in modo confuso e interrotto.
--C'è qualche cosa di nuovo!--osservò l'agente.
Infatti una gran folla si andava sempre più accalcando in un certo punto della piazza.
Tra la folla si sbracciava, vociava un contadino tutto trafelato e senza cappello.
Costui giungeva da Montelupo e recava notizia che un cadavere era stato gettato dalle acque gonfie sopra un greto del fiume.
Il cadavere dell'annegato aveva però la testa tutta sfracellata.
La violenza della corrente lo aveva di certo sbattuto forte contro le pile dei ponti. Il cranio si era spaccato, gli occhi pesti, il naso infranto, la bocca squarciata; era impossibile riconoscerlo.
Il colore dei capelli, della barba, la statura inducevano a credere che l'affogato fosse il Carminati.
Il cadavere era vestito di una giacchetta simile a quella che indossava il birro.
Due famigli di Montelupo avevano dichiarato esplicitamente di riconoscere nel cadavere il Carminati, per quanto fosse arduo ritrovare il ricordo di note fattezze su quella testa così lacerata.
--Domani--asseverava il contadino--il cadavere sarà seppellito!
Lucertolo si sentiva affranto.
Tutto cospirava contro di lui.
Ormai le sue ricerche per provare l'innocenza di Nello sarebbero state anche più difficili.
Gli restava però una speranza.
L'orma del piede scalzo da lui scoperta sul tappeto doveva almeno rivelargli un complice.
E il birro entrava in una via di nuove e strane ipotesi.
Strane, perchè l'orma del piede scalzo, come già forse ha indovinato il lettore, era stata lasciata sul tappeto dal povero ebreo Isacco la sera del delitto, quando era accorso a liberare Antonietta.
E Lucertolo sarebbe mai arrivato a scovare l'ebreo?
VI.
In una stanza al primo piano d'un antico palazzo, appartenuto a gloriosa famiglia fiorentina, la mattina del 20 decembre 1831 era seduto davanti ad un gran banco, tutto ingombro di libri, di fogli, un uomo piuttosto corpulento, con la testa calva, di bellissime linee, chinata sopra le pagine ingiallite di un grosso volume, ed ogni tanto la agitava, la scrollava nel modo più significativo.
Lo studioso, entrato nella stanza con un lume acceso fin dalle primissime ore della mattina, non si era alzato, nè distratto un istante, sebbene in quel momento scoccassero le dieci.
Di tratto in tratto, pronunziava a voce alta qualche parola.
Le parole da lui proferite erano: Fisco... indizii... Tribunale supremo:
E interrompeva la lettura e scriveva con mano febbrile alcune righe.
La stanza era altissima, sul soffitto erano dipinte ad affresco donne simboliche, dalle forme massiccie, con elmi in capo, con ampli panneggiamenti dai colori vivaci, circondate da nubi, da amorini paffutelli, da genietti scherzosi, ridanciani, chiassoni.
Le pareti, scombiccherate anch'esse da scene mitologiche, nelle quali si era sbizzarrita la fantasia di un pittore, che vedeva tutto grasso, paffuto, adiposo, erano fortunatamente quasi tutte coperte sino ad una certa altezza da scaffali pieni zeppi di libri.
Come abbiamo detto, suonavano le dieci.
Lo studioso non pareva stanco, anzi era forse più che mai infervorato nelle sue ricerche.
La stanza aveva tre porte, ognuna aprentesi a una diversa parete; porte da palazzo, larghe e pesanti, verniciate di bianco, luccicanti e filettate d'oro.
Da circa due minuti una mano leggiera picchiava lentamente ogni pochi secondi ad una delle porte.
Ma il nostro personaggio, assorto nella lettura e nelle sue meditazioni, non aveva udito.
Alla fine fu dato un picchio più forte, poi un altro.
Lo studioso alzò la testa, guardò verso la porta da cui veniva il rumore, quindi, come se non si fosse accorto di nulla, tornò a leggere.
La persona che stava di fuori pare avesse motivo di insistere perchè dette un terzo colpo.
Allora lo studioso cessò di nuovo la lettura, e guardando la porta con un lieve sorriso che rivelava un sentimento dei più teneri e soavi, domandò:
--Chi è?
--Io!--rispose una vocina molle, carezzosa, la quale si capiva che doveva vibrar su due labbra anch'esse sorridenti in quel momento.
La porta si aprì, ed entrò una giovane signora, ravviluppata in una magnifica veste da camera, coi capelli sciolti e cadenti sulle spalle in un disordine delizioso.
L'uomo si alzò dalla poltrona, lasciò il banco, i libri, i fogli, e come dimentico di tutto, corse incontro alla incantevole visione...
Pareva un altro.
Gli occhi erano coruscanti, da tutta la fisonomia gli traspariva una grande contentezza.
Baciò le mani, che gli tendeva la giovane signora, le ribaciò, e la guardava quasi estatico.
--È tanto che batto lì alla porta!--essa disse, rivolgendosi indietro.
--O come?
--Tu eri forse troppo occupato, e non mi hai sentito... Sai che ho ordine di non entrare qui nello studio senza avvertirti... E non volevo, entrando all'improvviso, procurarti uno di quei sussulti, che anche il medico ha detto ti sono molto nocivi, e che ti procura facilmente il più piccolo rumore, quando sei tutto distratto, pensoso, in mezzo a' tuoi scartafacci.
La giovane sorrideva con un'espressione quasi celeste.
Fra lei e il marito vi era una notabile differenza di età, poichè essi aveva oltrepassati di poco i ventotto anni: il marito si avvicinava ai sessanta.
Ma essa lo adorava: e que' due cuori battevano uno per l'altro con tutto l'entusiasmo sincero delle vere e profonde affezioni.
--Ti levi ora, mia cara!--disse l'uomo grave, e piuttosto corpulento.--E' il primo raggio di sole che entra nella mia stanza.--E tutto ilare le accarezzava i bei capelli biondi.--Vieni, siedi...
--No! no!... c'è un tale che aspetta da una mezz'ora in anticamera, e che dice ha bisogno di parlarti ad ogni costo... Non ti hanno avvisato perchè al solito ho voluto esser io la prima, come tutte le mattine, a entrare nello studio.
E gettava le sue braccia, che uscivano nude e meravigliose di venustà dalle ampie maniche, al collo del marito.
Egli accoglieva con giubilo, con una allegria giovanile quelle caste effusioni: la sua testa intelligente si appoggiava ad una spalla della graziosa signora, e si rialzava come irradiata da lampi di tenerezza.
--Tu sei il mio angiolo, Ilma--ripeteva il marito innamorato--il mio caro angiolo, nessuno può esser più felice di quanto sono io nell'amarti... Oggi pensi di uscire?... quali sono i tuoi disegni per la giornata?... parla, Ilma, da' ordini al tuo schiavo, che è così orgoglioso di obbedirti.
E l'uomo serio, lo scienziato, faceva un gesto di amabile ostentazione, inchinandosi dinanzi alla moglie, e rimirandola come se pendesse dal suo labbro per ascoltare i comandi, che a lei fosse piaciuto di impartirgli.
Eseguire quei comandi preziosi, esaudire i desiderii di colei che aveva tutto il suo amore, era per lui sempre la più grande consolazione della giornata.
--Dunque parliamo!
E così dicendo, aveva porto il braccio alla moglie, e con lei si era messo a fare alcuni passi per la stanza, tutto gaio e quasi leggero nella sua corpulenza.
--Ma...--interrompeva la moglie--di là c'è sempre quell'uomo... E pare che abbia un affare di gran premura.
--Hai ragione! hai ragione!... Ha detto chi è?
--Sì.
--Chi?
--Un agente della polizia.
--Un agente?... che cosa vuole?--domandò a se stesso l'avvocato Arzellini (poichè siamo appunto nello studio del celebre avvocato).
--Basta!... io ti lascio!...--disse la signora Arzellini, avvicinandosi alla porta e, prima di uscire, facendo al marito con la sua mano bianca un affettuoso cenno di addio.
L'avvocato, rimasto solo, suonò il campanello. Entrò un vecchio servitore.
--C'è qualcuno che domanda di me?--egli chiese subito.
--Sì, signore--rispose il vecchio.--C'è un birro...
--Vi ha detto il nome?
--No, ma io l'ho riconosciuto... E' quel famoso Lucertolo!...
--Lucertolo! Lucertolo!--mormorò l'avvocato.--Ah, ho capito!--ripeteva fra sè.--E' il birro che non mi si staccava mai dattorno, durante il processo di Nello. Che cosa vorrà?... Fatelo pure passare.
Poco dopo il servitore tornava ad aprire la porta, e Lucertolo entrava, col cappello in mano, un po' imbarazzato, e fermandosi in mezzo alla stanza, salutava l'avvocato nel modo più rispettoso.
--Voi siete un agente...--domandò l'avvocato.
--Sì, signor avvocato!--rispose l'altro, senza lasciarlo finire--e sono venuto a trovarla per un motivo di molta importanza.
L'avvocato squadrò l'agente di polizia con un'occhiata, e quindi, allargando le braccia, e chinando leggermente il capo, fece un gesto, come se volesse dire:--Parlate pure, io vi ascolto!
--La sera del 14 gennaio--così esordì Lucertolo--mentre fu commesso il delitto nel Vicolo della Luna io era di servizio nel Ghetto...
--Ah!--interruppe l'avvocato, mostrando una grande attenzione.
--Sebbene il delitto accadesse lì, a due passi, l'assassino operò con tali precauzioni, che io non ne ebbi notizia sino al momento in cui giunsero varii agenti, varii ufficiali, guidati dall'Ispettore che, incontratomi nella Piazza dell'Olio, mi domandarono se avessi a denunziare nulla di nuovo... Risposi negativamente... Soltanto dichiarai che avevo udito un grido acuto entro il Ghetto proferito di certo da una donna, e che ero subito accorso, ma senza poter riuscire a scuoprir nulla... L'Ispettore mi rispose brusco, irritato, e proseguì, accompagnato dagli agenti, fino alla cantonata di Via Naccaiòli. Si svoltò, arrivammo al Vicolo... trovammo il cadavere...
--Scusate--osservò l'avvocato con una certa espressione di diffidenza--quale scopo vi proponete nel farmi questo racconto?
--La prego di aver pazienza, signor avvocato--riprese il birro con un piglio di grottesca dignità--e quando avrò parlato lei saprà...
--Vi avverto che sono molto occupato...
--Ho capito!--disse il birro alzandosi con mal simulata alterezza.--La riverisco! Da alcuni mesi io mi affatico, ho perduto il sonno, mi logoro il cervello per fare ricerche, indagini contro le indagini e le ricerche già fatte dalla polizia, e tutto per provare l'innocenza di Nello...
--Pigliate una sedia!--E l'avvocato proseguì con tuono autorevole, e meravigliato della serietà con cui parlava l'agente:--Ora vi comprendo! Voi volete dirmi cose che è mio dovere professionale l'ascoltare... Voi, a quello che intendo, siete disposto ad associare le vostre forze alle mie per provare l'innocenza di un accusato... Ma, permettetemi di dirvi che nella vostra condizione di «esecutore» l'idea che vi è venuta è un po' strana!
--Non le parrà strano se ha la bontà di lasciarmi parlare.
--Dunque, parlate!
--Dalla sera del delitto io ebbi un solo pensiero, prendere una rivincita della umiliazione subita, riparare lo scacco, che avevo ricevuto, e che poteva nuocere alla mia carriera.... Prevedevo che i miei rivali se ne sarebbero valsi... Cominciai dal ripensar bene tutte le circostanze del delitto... Subito vidi chiaro che la polizia aveva messo le mani sopra un disgraziato, il quale aveva contro di sè i più gravi indizii... in apparenza, ma che il vero delinquente c'era sfuggito.... Insieme ad un esecutore, mio collega, principiammo una serie di nuove ricerche e avevo trovato alla fine il vero colpevole.
--Eh?--interrogò l'avvocato, divenuto tutto acceso nel volto, e battendo un pugno sul banco.
--L'argomento è delicato... è inutile che io raccomandi alla sua prudenza quello che le confido...
--Andate avanti...
--Mi sono dato alle mie ricerche con tutta l'anima, con tutto l'ardore. Per me si trattava di arrivare a mostrare che tutta la polizia era caduta in errore, di liberare un innocente, di metter il vero colpevole nelle mani della giustizia, di distinguermi su gli altri, di trionfare.
--E dunque?
--Le mie pene sono state inutili.
--Ma non avete trovato l'assassino?
--Ora sono certo di averlo trovato...
--Bravo!
--Però non potremo raggiungerlo.
--Perchè?--domandò ansioso l'avvocato, inchinandosi verso Lucertolo.
--Si è suicidato!...--rispose il birro con voce lenta e solenne.
--Suicidato?...
Lucertolo raccontò la catastrofe avvenuta, la supposta caduta del Carminati nelle acque del fiume, accennò al cadavere ritrovato.
Palesò all'avvocato come fossero sorti in lui i primi sospetti sul Carminati, parlò della sua visita notturna alla casa del pompiere, dello spavento cagionato dal suo arrivo, della fuga pei tetti, delle menzogne della sorella, del modo col quale aveva scoperto che il Carminati era in casa quella notte.
Ma fu magnifico, eloquente, allorchè si mise a descrivere l'effetto da lui provato ascoltando l'arringa dell'avvocato Arzellini dinanzi alla Rota. Il suo entusiasmo per l'oratore, che aveva così acutamente indicato la via, che avrebbe dovuto seguire la polizia nelle sue indagini, lo inebriava.
Un lieve sorriso di compiacenza sfiorava le labbra dell'avvocato.
Lucertolo rammentò che, finita l'udienza, aveva subito messo ad effetto l'idea manifestata dal difensore di far ricerche nel sozzo locale della Palla.
Riferì tutto il dialogo con la Sguancia; insistè sulle particelle di materia insanguinata che aveva raccolto, sulla catinella, che aveva trovato nel rovescio tutta impiastrata di sangue, e di sangue che vi si era accagliato, e poteva esser rimasto lì fin dalla sera del delitto.
--L'ho fatto esaminare--soggiunse Lucertolo con un gesto pien d'orgoglio--ed è sangue umano!
L'avvocato dette in uno scroscio di risa.
--Di che lei ride?--chiese il birro perplesso.
--Ve lo dirò... ve lo dirò!... Continuate!
Lucertolo si diffuse nello esporre le prove che egli aveva sulla tresca, sulla intimità fra la Sguancia e il Carminati; rivelò il turbamento cui la donna era stata in preda durante l'interrogatorio al quale l'aveva sottoposta; corroborò di tutti gli argomenti, che aveva alle mani, la sua convinzione circa la reità del Carminati.
Finito che ebbe il suo discorso, vi fu una breve pausa.
L'avvocato era pensoso, teneva sugli occhi la mano sinistra, come in atto di raccogliersi.
Poi, drizzandosi sulla persona, proruppe in queste parole:
--Voi siete ingegnoso, intelligente! Ma non mi pare che vi siate messo ad una bella impresa per far carriera, come desiderate...
Il birro inarcava le ciglia dallo stupore.
--Nello non è reo... voi sapete quanto io ne sono convinto... ma è reo, come voi dite, il Carminati?... Prima di tutto, siete sicuro che egli sia morto?
--Il suo cadavere--rispose Lucertolo--sebbene la testa fosse sfracellata e deformata, è stato riconosciuto da due famigli, sono stati riconosciuti alcuni vestiti...
--E voi credete?...
--Io credo che il Carminati, ridotto alle strette dalle mie ricerche insistenti, avvisato del mio dialogo con la Sguancia, avvertito da certe mie occhiate, si sia impaurito, si sia gettato nel fiume... non ammetto che vi possa esser caduto inavvertitamente per... sfuggire alla sua pena...
--Ah! inezie!... inezie!... Dato che questo Bobi fosse l'assassino, gli uomini come lui non si suicidano... L'idea dell'onore può armare la mano di un gentiluomo, che ha commesso un delitto in un momento di aberrazione, contro sè stesso, ma non udirete mai che un delinquente volgare si sia ucciso per sottrarsi alla giustizia... E, del resto, le prigioni sono piene di gente che ve lo dimostrano... Non riconosco qui il vostro acume... E poi, a che scopo il Carminati avrebbe commesso il delitto?
Lucertolo rifletteva.
L'avvocato gli scuopriva un altro punto debole delle sue ricerche.
Egli aveva negletto di risalire all'origine del reato.
Però non si perdette d'animo.
--La massima legale che l'autore del delitto deve ricercarsi in colui al quale il delitto giova, signor avvocato, non è sempre vera, e lei deve saperlo meglio di me... Ci sono delitti, il cui movente è così nascosto, così celato, che sfugge alle nostre prime osservazioni. Nella ricerca di essi bisogna procedere per induzioni. E bisogna diffidare ad ogni passo di mettere il piede in fallo. Quando un agente lavora per scoprire un delitto è alle volte disposto ad evitare le cose più facili, a non tener conto delle circostanze più semplici, a supporre in tutti i delinquenti un grande artifizio... E questo è causa di molti errori... Inoltre, nelle ricerche spesso si vede un lato solo, e si trascurano gli altri... Io sono sicuro che Nello è innocente, che il Carminati era il reo, e le giuro che presto avrò trovato la prova materiale di questi fatti.
--Spiegatemi il vostro ragionamento, ditemi in qual modo con le vostre ipotesi voi ricostruirete, per così dire, il delitto.
--Ecco... Io sono persuaso che il Carminati ha dato il colpo di pugnale... Quindi egli è fuggito alla Palla... Là ha parlato con la Sguancia... si è lavato il sangue... il sangue di cui restano tuttora scarse, ma sufficienti traccie, quasi distrutte, ma evidenti, nella lurida cucinaccia, ove di rado è adoperata la scopa e dove, pare, si fa risparmio di acqua.
L'avvocato dette di nuovo in uno scroscio di risa; come aveva fatto poc'anzi, quando Lucertolo gli aveva parlato della catinella da lui trafugata, e che conservava come un prezioso indizio.
--Mi rincresce di dover demolire a pezzo a pezzo l'edificio da voi architettato... Ma mi fa troppo ridere l'insistenza che voi mettete a voler considerare come un grande indizio quelle traccie... trovate in un tal luogo... in casa della Sguancia.
--Sangue umano!--disse Lucertolo bruscamente.
L'avvocato continuava a sghignazzare.
--Per Bacco!...--esclamò a un tratto Lucertolo, battendosi la fronte. Poi, lasciando ricadere la mano sul ginocchio, e chinando la testa, mormorò:
--L'equivoco è troppo ritorto!... Ora capisco--proseguì Lucertolo a voce più alta--perchè anche la Sguancia rideva alcuni giorni dopo... e quasi mi sfidava. Aveva già preparato una difesa... se pure...
--Su che fondate ancora--ripetè con serietà l'avvocato--le vostre presunzioni circa l'innocenza di Nello e la reità dei Carminati?
--Non potrei specificarlo con più minuti particolari di quelli che le ho riferiti.... Ma è una convinzione che io sento, che mi domina, che mi viene da un esame attento, da una sorveglianza continua di certe persone, che per alcuni mesi ho sempre pedinato; una convinzione che è nata, si è rafforzata in me, dopo certi sguardi che ho sorpreso, dopo che ho veduto in alcuni momenti certi volti impallidire... Insomma, sono uomo vecchio del mestiere.... ho fiducia assoluta che proverò l'innocenza di Nello.
--Ve lo auguro... Intanto io dubito che la Consulta accetti il ricorso in grazia, che ho già presentato, e prevedo che Nello fra qualche settimana sarà esposto alla gogna, insieme all'ultimo assassino condannato dalla Rota, e poi mandato a Pisa, a Livorno, o altrove, a fare i pubblici servizii con altri galeotti. Ed è innocente! innocente!...--ribatteva l'avvocato, esasperandosi.
--Anderà a scontare la sua pena, sì... ma ne uscirà... Anni sono,--così si esprimeva Lucertolo--quando io era famiglio nel capitanato di Siena, mi sono trovato a un caso, il cui ricordo ravviva ora tutte le mie speranze. Una donna dimorava in una casetta ad un solo piano insieme col marito. Dormivano separati, ciascuno in una stanza diversa... Un amante della donna si arrampicava talvolta di notte ad una terrazza, di là entrava nella camera della donna... Una notte entra, spinge la fragile porta, che dava nella terrazza, si accosta dove credeva che fosse la sua innamorata... La chiama, essa non si muove. Tenta di scuoterla, e si sente le mani bagnate... Riesce ad accendere un lume, e vede la donna immersa nel proprio sangue, con una gran ferita sotto la mammella sinistra... L'amante fugge, ma nel fuggire lascia sul muro traccie delle sue mani insanguinate. La mattina si scuopre il delitto... Nessuno pensò ad accusare il marito!... Si sapeva che la donna aveva un amante. La polizia si recò alla casa di quest'ultimo, gli trovò le vesti insanguinate, fu riscontrato che la traccia sanguinosa lasciata nel muro corrispondeva alla mano di lui... Due donne deposero che il giorno innanzi avevano udito fra i due amanti un grande alterco, seguito da violenti minaccie... Le circostanze, gl'indizii erano gravi contro l'inquisito... Fu condannato...
Lucertolo si riposò un istante, quindi aggiunse:
--Anche allora io dubitavo della reità dell'inquisito... A forza di induzioni, e di domande, mi parve di avere scoperto che il marito era sonnambulo. Ci nascondemmo per alcune notti in quattro persone, tutti d'accordo, nella casa... Una notte, sentiamo un rumore... L'uomo esce dalla sua camera con un lume, va nella cucina, prende un coltello, si accosta alla camera dove aveva dormito la defunta sua moglie, si avvicina al letto, che vi era sempre, e fa l'atto di menar giù un colpo di coltello. Tutti gettammo un grido!... Il sonnambulo si svegliò, il mistero era spiegato.
L'avvocato si era alzato e passeggiava su e giù per la stanza.
Si fermò dinanzi al caminetto, e volgendo le spalle al fuoco, mentre guardava il birro, che, sempre seduto, si dimenava sulla seggiola per vedere in viso il suo interlocutore, l'avvocato dette in un'esclamazione.
--Ah! ah!--egli ripetè--se io volessi raccontare tutti i casi ne' quali dopo una condanna, è stata riconosciuta l'innocenza di un inquisito, vi dovrei trattenere qui un pezzo... Sono quasi quarant'anni che esercito la mia professione, e mai, fortunatamente, fino ad ora, io mi era trovato nel caso di difendere un innocente e vederlo condannato... Ma oggi, oggi è altrimenti... Io sono certo che quel ragazzo non è reo.
--Dunque?...