Chapter 15
--Sogno, sì, ed eccoti proprio quel che ho sognato... Ecco come ho rifatto la scena accaduta la sera del 14 gennaio... Il pittore era nella stanza con la ragazza di Via degli Amieri... Bobi doveva essere inferocito contro il pittore; forse egli ti sospettava di avere una tresca con lui, mentre stavi in casa sua alcune ore della giornata, forse sentiva sempre più vergogna, vedendo che egli ti tradiva, che amoreggiava con un'altra... Lo ha aspettato, nascosto nel Vicolo, e quando è uscito dal convegno lo ha pugnalato... Poi è fuggito... E' accorso Nello, il povero pazzo, ha frugato il ferito, lo ha trascinato sino all'entrata del suo tugurio, e si è gettato sul suo giaciglio, macchiato di sangue, e nascondendo gli oggetti preziosi, che aveva preso... Di dove è uscito Isacco? ove si trovava mentre si compieva il delitto? Come è entrato nella stanza? Qui principiano i miei dubbii... E' certo che egli non era un complice di Bobi, perchè è lui che ha salvato la ragazza, che l'ha portata pel Ghetto, che di là ha trovato modo di farla fuggire, aiutato certamente da te, bellissima Lina!...
E il birro cercava di afferrarla per le vegete braccia e attirarla a sè.
Lina si alzava tutta infuocata nel volto, lo respingeva, e gli domandava ansiosa:
--E che cosa ora intendete di fare?
Dopo alcuni istanti di pausa, il birro che figgeva in lei gli occhi imbambolati, soggiunse con piglio truce e severo:
--Intendo di fare il mio dovere... denunziar tutto alla giustizia... La mia nomina a capo agente è combattuta dai miei rivali... Si accorgeranno tutti sempre più che razza d'uomo è Lucertolo, e che con lui non si combatte!
--Lucertolo!...--disse Lina.
Il birro sgranava tanto d'occhi e tendeva le orecchie, avido di ascoltar quello che la ragazza faceva sembiante di voler dire...
--Voi--continuò Lina--non agirete così!... Sarebbe una grande viltà--e la bella ragazza si faceva sempre più rossa nel volto, i suoi occhioni sfavillavano, e in un gesto di rabbia le era caduta un po' in giù la vesticciuola leggiera, lasciandole scoperta quasi tutta una spalla, bianca come il marmo, grassetta, e di linee voluttuose.
--Ma denunziate pure--riprese la ragazza, alzandosi, rassettandosi addosso la veste, e gettando al birro sguardi pieni di odio e di sprezzo--denunziate pure la ragazza di Piazza degli Amieri... come voi la chiamate... denunziate il pittore... e poi? Vi assicuro io che vi troverete con un brutto partito alle mani. Ah! voi credete che nessuno possa lottare con voi?... Proverete... Voi volete attaccare due persone influenti, che hanno alte relazioni... due persone innocentissime... e io son pronta a deporre in modo da provare la loro innocenza.... Ebbene.... vedremo che cosa accadrà...
Lucertolo badava poco a quello che la ragazza diceva.
Non si lasciava commovere dagli sproloquii di lei.
Ma la guardava, gli appariva così fresca, così robusta, così appetitosa: ad ogni movimento, che essa faceva in quell'angusta stanzetta, gli veniva a passar quasi daccanto, le vesti di lei lo toccavano; respirava il fiato caldo, ardente, che usciva dalle tumide labbra, rosseggianti nell'ovale paffutello del volto delizioso.
--Innocenti!... innocenti!--esclamò il birro, contorcendosi, con un atto che voleva significare suprema indifferenza.--Lo dici tu... innocenti... Se tu sapessi però quanto ha lavorato la mia testa... Capisco che avrei da combattere con due donne e con due donne nel giuoco... anche in affari di polizia... si perde sempre!...
Lina era ferma in mezzo alla stanza, tutta pensosa, e si mordeva le labbra, come se l'ira che le covava in seno le avesse richiesto quello sfogo.
--Io... avrei un gran disegno--disse a un tratto Lucertolo, sporgendosi innanzi, con un gomito appoggiato sulla punta del ginocchio, e sostenendo il mento sul pugno chiuso.--Un progetto col quale, invece di farci del male, potremmo giovarci, esserci utili, a vicenda, completarci, o carissima Lina!
--Sentiamo.
--Nessuno si occupa più del delitto... Ormai è dimenticato... La grazia del Sovrano ha perfino risparmiato una revisione del processo che poteva dar luogo a nuove ricerche, a incidenti tali da compromettere qualcuno... Il pittore so che ha risposto abilmente a tutti coloro che lo interrogavano sul modo con cui era stato attirato nel Vicolo la sera del 14 gennaio... Egli ripete che è stato tanto tempo fuori di sè, a causa della ferita, che non si ricorda più di nulla... Lo strattagemma è buono, specie in un uomo della sua autorità, e mentre nessuno è più interessato a scuoprire il vero in quest'affare... La ragazza di... Piazza degli Amieri, dice che è stata rapita da gente crudele, che l'hanno sottoposta a mali trattamenti, l'hanno atterrita con minaccie, nel caso si fosse data a conoscere, l'hanno venduta ad un grande impresario forestiero, che ora soltanto l'ha lasciata libera... Un romanzo più divertente della _Tavola Rotonda_, o del _Guerino_... La gente lo beve perchè costei è oggi la grande, la celebre, la bella Amieri... e come è bella!... tutti vogliono farle la corte, ingraziosirsi; e prima della sua fuga era così poco conosciuta... La conoscevano alcune donnaccole, le sue pigionali in piazza degli Amieri, e il maestro Brinda, una buona testa, un uomo sottile come un filo di rasoio, e che contribuisce a far accettare a tutti per oro di coppella le storie che si raccontano, e che forse sono in parte sua invenzione...
--Ma il progetto... il progetto?...--domandò Lina.
Il birro non si attentava a esternarlo e però si compiaceva nel pigliarla da più lontano che potesse.
--Tutto dunque--seguitò--cospira in nostro favore... Si deve a me, a me questo edificio così bene architettato... Senza le dichiarazioni di Isacco, Nello sarebbe sempre in galera... e bisognava salvarlo!... Però con una parola io posso distruggere la tranquillità in cui vivono i tuoi amici...
--E non la direte...
--Se la dirò...
--Vi sfido!
La ragazza, avvampante di collera, invasa tutta da un fremito, acquistava nuove, irresistibili seduzioni.
--Non la dirò ad un patto...--soggiunse Lucertolo balbettando.
E quasi barcollante, con gli occhi semichiusi, le braccia protese si avanzò verso la ragazza.
--Indietro!--gridò Lina sbigottita, raccapriccita al contatto delle mani del birro.
Ma Lucertolo la teneva stretta con le sue dita, forti come tenaglie, e che le si ficcavano nelle carni floride, dure, prosperose.
--Lasciatemi!--diceva la ragazza con voce soffocata, cercando divincolarsi con sforzi disperati da quella stretta.
--Ti lascio!--rispondeva Lucertolo, mettendosi dinanzi a lei in atteggiamento umile e supplichevole.--Ti lascio ad una condizione!
--Non voglio altre condizioni--ribattè Lina indispettita.--Dovete subito andarvene!
--Anderò, ma prima voglio che tu ascolti una parola... Io sono innamorato... innamorato...
--Voi, voi innamorato... voi, Lucertolo?
--Innamorato...
--Scherzate!
--Innamorato... di te...
--Finiamola!--interruppe Lina.--Andate!...--E si avvicinava all'uscio per aprirlo.
--Dalla notte che ti sorpresi là--e il birro ammiccava la camera vicina--che ti vidi... a quel modo... tutta agitata... gettarti ai miei ginocchi... non ho avuto più pace. Mi sei ribollita sempre nel sangue!--e il birro fece un gesto energico.--Il mio progetto... il progetto, che non mi riusciva di confessare... sarebbe quello di sposarti... Tu sei libera... io fra giorni, forse a ore riceverò la mia nomina di capo-agente...
Lina si accostò a Lucertolo, che si era abbonito, e gli mise una mano sulla spalla, ridendo, anzi sghignazzando.
--Non ti burlar di me!--tornava a dire l'agente.--Non credi che potremo esser felici? Tutti ti guarderanno... tutti vorranno conoscere la Ninfa, che ha fatto rompere il collo a Lucertolo... E poi tu hai bisogno, ora che sei sola, di un braccio, di un petto come questo per difenderti--e il birro drizzava con orgoglio la sua robusta, quasi immane corporatura.--Hai bisogno di me anche per un'altra cosa... Dopo aver fatto tanto per scuoprire la verità, lavorerò insieme con te perchè nessuno la scuopra!... Ed ecco che Lucertolo sarà diventato un occultatore di prove. Lucertolo, che rinunzierà ad una brillante operazione di polizia per due occhiacci neri, neri... Un capo-agente, che entra al servizio dell'amore!... Pronunzia un _sì_, un _sì_... così grosso.
E Lucertolo faceva un gesto, allargando le braccia.
Lina teneva gli occhi sul birro.
Infine, Lucertolo era un bell'uomo! alto, fortissimo, con una fisonomia intelligente, con modi assai buoni per uno della sua condizione. Gli si leggeva nel volto quell'abbandono confidente, quella certa simpatica spavalderia, che hanno gli uomini di carattere non tristo, e che sanno di poter contare, al bisogno, sui proprii muscoli.
Lì per lì la ragazza avrebbe voluto rispondergli, motteggiandolo, o adirandosi; le venne però in mente che era più opportuno per lei in quel momento di non irritarlo.
--L'idea è nuova!... vi assicuro che a me non era mai venuta!--replicò Lina.--Sono cose che domandano tempo... riflessione... Vedremo... vedremo... Ma sarebbe strano, non è vero?
E dava a Lucertolo una di quelle occhiate alle quali il birro andava in visibilio e si sentiva fervere il sangue come lava.
Egli si era di nuovo accostato a Lina e le aveva schioccato un bacio su una delle sue spalle d'avorio.
--Ora basta davvero!--disse la ragazza, tirandolo dolcemente per un orecchio.
Lucertolo lasciava fare, tutto lieto di quella curiosa carezza.
--Ora basta! è tempo che baciate... il chiavistello.
Si avvicinò con lui alla porta e lo accompagnò su lo squallido, angusto pianerottolo, tenendolo sempre per l'orecchio.
--Buona notte, assassina!--mormorò il birro a traverso la porta, quando Lina con la sua mano bianca l'ebbe richiusa.
--Buona notte, Lucertolo!--mormorò una vocina scherzosa dall'altra parte.
XXIX.
Due giorni dopo la scena avuta con Lucertolo, Lina partiva da Firenze.
La sera del 1° luglio, come era stato convenuto, essa aveva seguitato Antonietta, il Brinda e Roberto all'Ospedale dei Pazzi.
I due vecchi, Enrico e Agatina, il padre e la madre di Antonietta, a' quali il dolore aveva fatto smarrir la ragione, erano stati preparati abilmente dai medici all'incontro, sul quale costoro contavano per una guarigione immediata. Ma occorreva che tutto fosse fatto con cura, e ogni precipitazione fosse evitata. Un'impressione troppo violenta, improvvisa, poteva aggravare la infermità delle stanche e così vacillanti intelligenze dei vecchi: deboli fiamme, che ogni soffio troppo forte avrebbe spento per sempre.
Da vario tempo essi erano tenuti appartati dagli altri ammalati.
Antonietta profondeva il suo denaro perchè fossero trattati con ogni attenzione, e non mancasse ad essi nella lor penosa condizione alcuna dolcezza. Mangiavano soli, come già abbiamo veduto, e ogni sera, dopo la loro refezione, sull'ora del crepuscolo, si mettevano in giro, passando da una stanza all'altra, e cercando ansiosi la figliuola.
Ormai i dottori li avevano assicurati che la ritroverebbero, che si era risaputo che era viva e che da un'ora all'altra poteva arrivare.
I due dementi scuotevano la testa in atto d'incredulità, e si rimettevano alle loro instancabili ricerche. Ma il sogno che aveva fatto Agatina, e che essa aveva raccontato ad Enrico, li aveva scossi ambedue, e speravano di dover alla fine ritrovare il loro angiolo.
La sera dunque del 1° luglio 1833, mentre si avviavano al solito verso la stanza ov'era il cembalo, i vecchi si fermarono come trasecolati.
Il cembalo mandava un suono che subito aveva colpito le loro orecchie.
Poi a quello si unì il suono di una voce limpida, argentina, che s'inalzava sempre più puro, più melodioso, e riempiva le stanze tutt'all'intorno.
I due vecchi erano arrivati in mezzo ad una sala.
Nascosti, agli spiragli di due porte semichiuse, stavano il Brinda, Roberto, Lina, i due medici.
--Agatina!--esclamò subito Enrico.--Ma questa... è la voce della nostra figliuola!
Agatina non rispose.
Essa stringeva la mano del marito e ascoltava ansiosa, tutta tremante.
--È lei!... è lei!...--disse a un tratto, e lasciando la mano del cieco si precipitò nella stanza.
Ma al cembalo non vi era più alcuno. Conformandosi a' consigli ricevuti dai medici, Antonietta si era nascosta, appena aveva udito che la sua povera mamma si avvicinava.
E il nascondersi le era venuto opportuno. Dopo le prime note da lei emesse con tanto affetto, con tanta soavità; note di una canzone, che suo padre le aveva insegnato sin da bambina, e della quale aveva udito le migliaia di volte ripetere i motivi da lui e dalla madre, le lacrime le erano salite agli occhi e i singhiozzi la soffocavano.
Già il cieco aveva raggiunto la moglie nella stanza in cui era il cembalo.
--Non c'è nessuno! non c'è nessuno!--esclamò Agatina gettandosi al collo di Enrico.
I due vecchi piangevano a dirotto.
Le lacrime rigavano la maestosa e triste faccia del cieco come nella sera in cui, cessati i tocchi della campana del Bargello, era uscito insieme con la moglie in cerca della figliuola.
--Non c'è!... non c'è!...--ripeteva il vecchio, cupo, desolato.
Ma tutti e due quegli sventurati avevano provato una immensa commozione.
Quella acuta sensazione di dolore risvegliava lentamente la loro ragione, che una gioia immoderata avrebbe più che mai disordinato, travolto.
I vecchi non potevano scostarsi dal cembalo, Dimoraron nella stanza più che non solevano le altre sere: il cieco fece più volte, come era usato, scorrer le sue dita sulla tastiera.
Era una magnifica serata di estate.
Da due finestre, che si aprivano sopra un giardino, entrava un'aria carica di effluvii fragranti; il cielo nitido, e tutto un blando riso di luce, che diffondeva innanzi a sè un grandioso, stupendo tramonto.
Alla fine i vecchi risolvettero di allontanarsi.
Quando si mossero per uscire dalla stanza, cominciavano a cadere le prime lievi ombre della sera.
Parevano calmi, rassegnati.
--Non la rivedremo dunque più... più... la nostra angioletta!--diceva il cieco ad Agatina.
--Non ti ricordi--replicava la vecchiarella--quello che tu mi hai sempre risposto: che Dio...
--Ah! hai ragione--interruppe il vecchio--che Dio... ci aiuterà... E lo credo... sai... lo credo sempre.
Si cercò in seno la crocellina d'oro, e se la portò alle labbra, come aveva fatto la sera del 14 gennaio, dopo aver pregato.
Per alcuni minuti i vecchi stettero nella sala, dalla quale avevano udito la prima volta i suoni.
Seduti l'uno accanto all'altro, immersi in una meditazione profonda, non si parlavano.
L'oscurità aumentava.
Un raggio di luna pallido, incerto batteva su una parete della sala.
--Enrico--disse a un tratto Agatina, rompendo il silenzio--è tardi... Andiamo via di qui!
E i due vecchi si alzarono.
Quando ebbero fatti pochi passi, si fermarono.
Lo stesso suono usciva dal cembalo, lo stesso suono che poc'anzi avevano udito, e una voce giungeva alle loro orecchie, modulata al solito con un accento ad essi familiare, delizioso.
I due non si mossero più.
Ascoltavano col più grande raccoglimento, estatici, beati, assolutamente felici, scossi come da un brivido.
La voce celeste continuava i suoi gorgheggi, le note venivano a loro, per l'aria, nel silenzio, nella calma di quella bella sera, squisitamente melodiose: trasfondevano in essi la commozione che le ispirava.
--È lei!... è lei!--gridò Agatina, e tenendo per mano il cieco entrò di nuovo nella stanza, che era ormai quasi all'oscuro.
Le parve vedere un'ombra bianca dinanzi al cembalo.
Era Antonietta in una vesticciola leggera, coi suoi copiosi capelli biondi sciolti sugli omeri.
I vecchi erano rimasti sulla soglia. Agatina aveva trattenuto il cieco dall'andare più oltre.
--Forse non è lei!--gli aveva mormorato alle orecchie.
Quella penosa, viva ansietà, quel concentramento di tutte le loro facoltà, quel ravvivarsi di speranze dell'amore paterno e materno rendeva a' due infelici la ragione.
Agatina si accostò piano piano ad Antonietta, che cantava sempre.
--E' lei! è lei!--urlò ad un tratto la vecchia, che aveva riconosciuto, aguzzando gli occhi nella scarsa luce, che veniva dalle finestre aperte e pel chiarore della luna nascente, il colore singolare dei mirabili capelli di Antonietta.
E cominciò a cuoprirli di baci.
Antonietta non seppe più rattenersi.
Si alzò precipitosa, raccolse tra le sue braccia i due vecchi, e stringendoli forte, forte, e baciandoli in fronte, sospirava di quando in quando.
--Babbo!... mamma!...
Ma già il Brinda, Roberto, Lina, i due medici erano accorsi.
--L'affetto filiale, l'affetto di padre e di madre--disse il medico più attempato--hanno fatto uno dei loro miracoli... I vecchi sono salvi!
Agatina e Enrico non udivano più nulla.
Essi accarezzavano, abbracciavano la figliuola: piangevano.
Momento sublime, che ad esser descritto domanderebbe penna di poeta, ben diversa dalla mia; momento sublime come tutti quelli che nella vita riempie la divina poesia, traboccante da cuori che si amano!
Due giorni dopo, come ho detto, Lina partiva e traversava il confine del ducato di Lucca.
XXX.
Arrivava a Candino, presso Pescia: limite estremo del confine toscano, e di là al ponte dell'_Abate_, dove cominciava il ducato lucchese, e dove la bella ragazza s'incontrò ne' carabinieri del duca, quel giorno in alta tenuta per una festa di Stato, che la sbirciarono e l'accolsero con motti allegri. Ma Lina non badava a loro: troppo era abituata a sentirsi scoccare, suonar intorno alle orecchie parole di elogio alla sua fresca, aitante bellezza.
Neppure il ricco vestiario de' carabinieri ebbe da lei uno sguardo: e sì che era sfarzoso, come ricordano i vecchi; vestiario di foggia spagnuola; giubba lunga con mostreggiature rosse, buffetterie bianche, elmo, con una folta criniera, che ricadeva giù sulle spalle: tutti uomini di corpo prosperoso, di alta statura, quasi tutti còrsi.
Fatto circa un miglio oltre il ponte dell'Abate, Lina scese dalla diligenza e inforcò un viottolo, che andava tortuoso in mezzo ai campi, poi entrò in una strada più larga, salì una collinetta, a metà della quale sorgeva un bianco lungo caseggiato, che aveva accanto una chiesa, e un piccolo campanile.
Proprio nel momento in cui Lina saliva, il suono di due campane, garrulo, acuto, vibrava nell'aria pura e tranquilla della serena mattinata di luglio.
Un uomo seguiva Lina ad una grande distanza, tenendola sempre d'occhio, balzando da un luogo all'altro, talora appiattandosi dietro un albero, un cespuglio, o scendendo in qualche fossato, in qualche borratello, donde solo a tratti sguizzava fuori, volendo tenersi nascosto, e non essere scoperto dalla ragazza, che pedinava con tanta alacrità.
Lina si era messa per una selvetta, che circondava il caseggiato, e di tanto in tanto le pareva di udire uno stormìo di frasche, uno scalpiccìo, come se altri corresse dietro a lei, e si era voltata più volte, senza che però le venisse fatto di veder alcuno.
Arrivò dinanzi al caseggiato e si fermò sotto un porticato dal quale era l'entrata principale. Sulle due pareti laterali si leggevano scritte a grossi caratteri, da una parte, le parole: _Dio ti vede!_--dall'altra:--_Penitenza, o Inferno!_
La parete di fondo era quasi tutta occupata da una amplissima porta, sul davanti della quale penzolava una corda greggia, e assai lurida, che serviva per tirare il campanello.
Lina era ad un Convento di cappuccini.
Che cosa vi andava a fare la seducente e florida ragazza?
Guardò a destra e a sinistra, come se le stesse a cuore che nessuno in quell'istante potesse vederla, poi accostò alla corda una mano quasi tremante.
Subito udì lo scampanellìo di un grosso campanone: poi un ciabattare lungo il corridoio: finalmente gli occhi lucenti di un fratacchione scintillarono tra i buchi di un piccolo reticolato infisso nella porta.
--Sia laudato Gesù Cristo!... Che cosa vuoi, figliuola?--domandò con un vocione robusto.
--Sempre sia!...--rispose Lina tutta rossa.--Desidero parlare a Fra Leone...
--Credo sia a pulire la chiesa... ma vado a chiamartelo e sarà qui nel tempo che tu dici un _Gloria patri_.
Poco dopo Lina udiva di nuovo un rumore di sandali, di tonache battute nelle gambe di coloro che camminavano, udì cigolare un grosso catenaccio e la porta si aprì.
Un frate di elevata statura, pallido, macilento, con lunga e folta barba nera, comparve sulla soglia.
Vista la ragazza, socchiuse la porta dietro a sè, fece alcuni passi e con ogni cautela si allontanò dal porticato, tenendo per mano Lina e guidandola verso un luogo più remoto, tutto coperto da alberi, su uno dei fianchi del caseggiato.
--Sorella!--disse il frate dopo un breve silenzio, con voce esile, quasi appena gli restasse la forza di respirare.
La ragazza cominciò a parlare, con voce anche più sommessa, quasi all'orecchio del frate, facendo vivissimi gesti, tutta concitata come se proferisse parole che le scottassero il labbro, girando sempre attorno gli occhi per timore che altri la spiasse.
Al frate sfuggì due o tre volte un gesto di sodisfazione, una volta levò le mani al cielo, come in atto di preghiera e di ringraziamento.
--Ma c'è qualcuno tra quelle piante!--disse a un tratto Lina, raccapriccita, indicando al frate la punta di due alberetti, quasi accosto l'uno all'altro, e che si agitavano in modo strano, non ostante che non vi fosse alito di vento in quella calda mattinata.
Il rumore tra le foglie aumentò. Apparve fra il verde un grosso cappellaccio, poi un uomo che si faceva largo tra gli arbusti con le braccia lunghe e nerborute, e spiccando un salto balzò in mezzo al frate e alla ragazza, e arrivò così bruscamente e all'improvviso, che i due, i quali avevano cessato il dialogo, gettarono insieme un grido di spavento.
L'uomo, arrivato così in mal punto, era Lucertolo.
Ficcò gli occhi addosso al frate, poi, facendo un ghigno sinistro, dando in un urlo di gioia, lo aggranfiò con le sue mani di acciaio sotto il mento, e scuotendolo, squassandolo con quanta forza aveva:
--Ti ho ritrovato alla fine--esclamò.--Ti ho ritrovato, Bobi Carminati!... Ah, sei vivo anche tu... Il mio trionfo doveva essere completo.
Il frate barcollava, affranto, atterrito da quella improvvisa apparizione, e Lucertolo dovette spingerlo a sedere verso un alto mucchio di sassi perchè non cadesse.
--E che cosa volete fare ora?--domandò a Lucertolo Lina.
L'uno e l'altra stavano in piedi dinanzi al frate, che era quasi disteso, prostrato sui sassi.
--Intendo, prima di tutto, di sapere come Bobi è arrivato qui... Voglio che mi spieghi la storia dell'annegato!
Bobi Carminati fece il suo racconto in brevi parole.
La notte in cui egli si trovava insieme con un altro famiglio a perlustrare lungo la sponda dell'Arno, si erano incontrati, come già sa il lettore, in alcuni ladri che, udite le intimazioni dei famigli, avevano lasciato in terra varie sacca che portavano, e si erano dati alla fuga.