# Il Principe della Marsiliana Romanzo romano

## Part 9

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--La ringrazio di avermi avvertito; ma esaminando la sua coscienza, non si sente punto colpevole di aver fomentato la gelosia della principessa?

--No,--rispose francamente Fabio.--Io non sono mai andato dalla principessa se non invitato da lei; ho evitato molte domande suggestive, e quando ho parlato, mi sono sempre guardato dall'attizzare la gelosia da cui mi accorgevo che era ròsa. Se non crede a me la interroghi.

Don Pio riprese a passeggiare nella stanza, e fermandosi poi a un tratto dinanzi a Fabio, gli disse:

--Saprò fare in modo che la principessa sia accompagnata alla inaugurazione da altri che da lei; non le dica nulla di questo nostro abboccamento, e sia sincero con me, assolutamente sincero, se tiene a risparmiarmi delle noie.

Quando essi uscirono dal _fumoir_, trovarono Maria, come una sentinella, sulla porta. Era pallida e guardava ora Fabio ora il principe per leggere sui loro volti il risultato dell'abboccamento. Fabio le rivolse uno sguardo riconoscente e si affrettò a tornare in redazione, dove erano i suoi colleghi, e il principe rimase muto di fronte a Maria.

--Il Rosati le ha detto tutto?--le domandò con voce appena intelligibile.

--Sì.

Una lunga e penosissima pausa tenne dietro a questa risposta; Maria era profondamente turbata; il principe tremante, agitato, più che mai desideroso di lei, non sapeva come rompere il silenzio.

--Non voglio che alcuno soffra per me--diss'ella guardando il principe mestamente,--e non posso permettere che mi si giudichi colpevole. La prego dunque di non occuparsi più punto di me, di dimenticarmi, e io, senza precipitazione, senza dar nell'occhio, saprò far cessare tutti i tormenti e tutti i sospetti.

Ella parlava lentamente, pesando le parole prima di pronunziarle, con una serietà, che rivelava la persona assuefatta alle persecuzioni della sorte, assuefatta a non sgomentarsi delle sventure, sentendosi sorretta dall'illibatezza della sua coscienza e del suo pensiero.

--Maria,--le disse il principe con voce concitata,--non parli di allontanarsi, non ammetta neppure che io possa dimenticarla, non sacrifichi me per soddisfare il capriccio geloso di una donna, che non mi ama, che non mi ha mai amato, e che fin qui ha tollerato senza affliggersene la mia indifferenza e la mia trascuratezza; non mi tolga tutte le gioie che provo a vederla. Non mi tolga la speranza che un giorno si lascierà intenerire dal mio amore e mi amerà. Tutte le donne mi sono divenute indifferenti, mi pare che lei sola sia la donna capace di rendermi felice. Lei è il movente di tutte le mie azioni, lo scopo di tutti i miei pensieri, la mia ambizione, la mia consolazione: non mi lasci, non mi abbandoni!

Maria non ebbe campo di togliere a don Pio ogni speranza. L'on. Carrani si avanzava verso di lei sorridente. Egli era tornato quel giorno stesso dopo un viaggio in Romagna e recava liete novelle. Il paese era scontento del Governo e non aveva nessuna fiducia negli uomini che erano al potere. I deputati delle regioni visitate dall'on. Carrani, erano pronti a mettere, alla prima discussione, il Presidente del Consiglio nella necessità di chiedere alla Camera un voto di fiducia. La Camera, dai calcoli fatti, o negava il voto o lo dava a scarsissima maggioranza; una crisi era inevitabile e il vecchio Presidente del Consiglio non poteva negare dei portafogli agli uomini del loro partito. Ormai si trattava di giorni, e quei giorni dovevano essere abilmente sfruttati dalla _Stampa_ con attacchi abili contro il ministro di Grazia e Giustizia e contro quello della Marina, gli uomini più moderati del Gabinetto e per questo più invisi ai progressisti. Il primo doveva essere attaccato per la tolleranza illegale di cui dava prova lasciando che gli ordini religiosi acquistassero sempre maggiori affigliati, lasciando che, nonostante la legge che proibisce i conventi, questi si popolassero di continuo ai nuovi frati e di nuove monache; quello della Marina doveva essere attaccato nel sistema di costruzioni navali che aveva adottato; bisognava dimostrare che le grandi navi già varate e quelle che erano sui cantieri assorbivano somme enormi e che erano insufficienti a difendere le coste italiane.

--Intendetevi con Ubaldo;--disse il principe che non seguiva per nulla il Carrani nella sua esposizione,--egli è di là che scrive e lo troverete subito.

L'on. Carrani non capì che il principe lo voleva allontanare e si diede a insistere sulla necessità di trovare un tecnico per attaccare il ministro della Marina.

--Ne conosco uno, un ex-ufficiale, eccovi un biglietto per lui, fatelo cercare,--e scritto in fretta due parole col lapis su una carta da visita, la consegnò al Carrani.

Maria si era allontanata dal principe e presa la _Nouvelle Revue_, che era posata su un tavolino, si era messa a leggerla attentamente.

--Che cosa mi risponde, che speranze mi dà?--le domandò il principe appoggiandosi alla spalliera della poltrona su cui ella era seduta, e sfiorandole quasi con la bocca i capelli.

--Non ho altro che una preghiera da rivolgerle,--disse Maria senza togliere gli occhi dal libro.--La prego di dimenticarmi e di riportare sulla donna che soffre, sulla donna che ha diritto di essere consolata, il suo pensiero e il suo affetto.

--Questa non è una risposta,--disse il principe,--io domando di essere consolato ed ella aggrava la mia afflizione rammentandomi dei doveri incresciosi.

--Allora,--disse Maria alzandosi,--io non le parlerò più dei doveri suoi; le parlerò di me, della mia tranquillità, del rispetto cui ho diritto, e che ho saputo meritarmi a prezzo di grandi sacrifizi. Allora le dirò che voglio non si occupi più di me.

--È impossibile,--disse il principe.

--Quello che pare a lei impossibile, lo renderò possibile io, allontanandomi.

--E suo marito?

--Mio marito ignorerà tutto; io saprò trovare dei pretesti per lasciar Roma, senza turbare la sua pace, che mi è cara, senza porre ostacoli alla sua operosità.

--Maria, la supplico in ginocchio di non mandare ad effetto la sua minaccia; Maria, rimanga; Maria, non mi privi della consolazione che mi viene da lei!

--Come vuole che io rimanga, che non abbandoni il posto, perseguitata dall'amore suo come sono, e dalla gelosia di una donna?

Il Carrani tornava insieme col Caruso, combinando l'attacco contro il ministro di Grazia e Giustizia.

--Bisogna fare una specie di statistica, domani subito, dei conventi che son sorti qui a Roma dopo che è stata applicata la legge della soppressione delle corporazioni religiose,--diceva avvicinandosi sempre più al principe,--e poi continuare quella statistica a Firenze, a Napoli, a Milano, e su quella incominciare l'attacco. Avete un redattore che possa prendere qui informazioni precise?

--Sì, il Rosati,--rispose Caruso, e premendo il bottone di un campanello ordinò a un usciere di chiamare Fabio.

Don Pio era rimasto in faccia a Maria, senza parlare, e la guardava fisso sperando sempre che ella pronunziasse una parola che lo autorizzasse a sperare.

Intanto che aspettavano il Rosati, il quale era sceso in tipografia a fare alcune correzioni, don Pio disse al Caruso:

--Dicevo appunto alla sua signora che mi pareva stanca e sofferente e le proponevo di accompagnarla a casa.

--Sì, Maria ha un aspetto insolito stasera. Va a riposarti e se il principe è così amabile di accompagnarti, approfitta della sua offerta; io non posso muovermi ancora.

Maria non seppe che rispondere e poi desiderava un'ultima spiegazione col principe, sperava d'indurlo a rinunciare a lei.

--Sono pronta,--disse dopo aver data la buona sera all'on. Carrani e al marito. Ella scese sollecita le scale della redazione per evitare di appoggiarsi al braccio di don Pio, che la seguiva.

Neppure per la strada si appoggiò a lui e quando furono a una certa distanza dalla _Stampa_, ella si fermò risolutamente e gli disse:

--Prima di risolvermi a lasciare Roma, ad abbandonare la casa dove ho vissuto felice, ad abbandonare mio marito in preda a sè stesso, a rinunziare a questa esistenza agiata e tranquilla che mi è parsa il paradiso in terra, dopo tanti tormenti che ella ignora, io la supplico, se è vero che ha un poco d'affetto per me, di rinunciare a delle speranze che, io viva, io consciente, non appagherò mai. Si sente la forza di fare questa promessa?

--Purchè rimanga, purchè io la veda, prometto tutto, avrò tutti gli eroismi.

--Badi, conto sulla sua parola più che su quella di un altro, perchè ella, per la sua nascita, ha maggior obbligo di mantenerla scrupolosamente.

Don Pio non parlava più. Abbattuto, con l'andatura stanca egli camminava accanto a Maria. Senza scambiare una parola giunsero al portone di casa, che Maria aprì con la chiave.

--Vuole che l'accompagni fin su?--domandò don Pio.

--Grazie,--risposo ella che non aveva piena fiducia nella promessa del principe,--ho i cerini.

Si strinsero la mano in silenzio e don Pio portò alle labbra le dita di Maria e gliele baciò ripetutamente. Ella si tirò indietro e chiuse il portone senza permettere a don Pio di entrare nell'ingresso buio, e salì le scale turbata, ansante, e solo quando fu nella quiete della sua camera e vide il suo bambino, che dormiva tranquillo, si sentì al sicuro.

--Ora che credevo fosse terminata la vita precaria, angustiata, miserabile, ora dovremo ricominciare i pellegrinaggi, gli stenti, i sacrifizi! Così non può durare,--diceva Maria a sè stessa ripensando alla sua situazione.--Ubaldo dovrà lasciare il posto, saremo poveri ancora,--e un sospiro angoscioso le sollevava il petto.

Mentre ella fantasticava pensando al mezzo di uscire da quella difficile situazione con minor danno possibile per il marito, don Pio, sotto il grande baldacchino di stoffa stemmata provava il pentimento per la promessa fatta e calmava la sua coscienza, poco scrupolosa, ripetendo a sè stesso che i giuramenti d'amore hanno un valore relativo, e che nessuno è obbligato a tenerli. Questo ei diceva alla sua fantasia infiammata per non privarla di una speranza, questo ei diceva ai suoi sensi eccitati, questo diceva a tutto l'esser suo che non aveva altro desiderio se non quello di possedere Maria. Non potendo dormire, don Pio si alzò verso le quattro e si pose a fumare per la camera cercando di stancarsi, affinchè gli riuscisse più facile di prender sonno; ma gli occhi restarono smisuratamente aperti, il corpo pareva non volesse il riposo e davanti a sè vedeva sempre Maria, che lo guardava affascinandolo con i suoi grandi occhi chiari, col suo sorriso fresco di bambina, con quel profumo soave di onestà che emanava da tutta la bella persona.

--Io l'avrò, l'avrò quella donna!--esclamò don Pio,--e voglio che sia mia in quel teatro che ho costruito per ubbidire a un capriccio di lei.

Calmato da questa promessa, che faceva a sè stesso, si diede a pensare al modo di mantenerla, e trovatolo si coricò di nuovo e dormì fino a ora tarda, di quel sonno tranquillo che è falso dire sia riserbato soltanto ai giusti, mentre Maria non riuscì a prender sonno, Maria che aveva la coscienza pura e non voleva altro che il bene.

X.

Prima cura di don Pio nel destarsi fu quella di scrivere a suo cognato di pranzare quella sera con loro dovendogli parlare, e dopo essersi vestito andò al teatro per vedere se aveano terminato di mettere gli apparecchi per la luce elettrica. La "Fenice" era il primo edifizio di Roma che fosse illuminato con quel sistema, e per quella novità era occorso un ingegnere venuto da Berlino, e spese, spese da non dirsi.

Mancava ancora molto, prima che tutto fosse terminato, ma il principe disse che quella sera stessa voleva si facesse la prova della luce elettrica, e per appagare quel capriccio di lui si raddoppiarono gli operai, si raddoppiarono le forze, e gli fu formalmente promesso che alle dieci avrebbe veduto il teatro illuminato.

Il principe dette ancora degli ordini, girò per i palchi, dove i tappezzieri lavoravano ancora, e si fece consegnare la chiave della barcaccia destinata alla _Stampa_ e che aveva a fianco il salottino per Maria. Quel salottino aveva una finestra sulla strada e anche di giorno era un modello di eleganza.

Piccolo, col soffitto a stucco lievemente filettato d'oro e di azzurro, aveva le pareti ricoperte di una stoffa celeste a piccoli fiori di un bianco perlaceo. Sul pavimento di marmo era gettato un grande tappeto persiano di una tinta mite, e gli angoli erano occupati da quattro cantoniere a cristalli di legno verniciato di bianco, oro e azzurro, che insieme con il canapè, le sedie, la consolle, le porte guarnite di cristalli e le _appliques_ dovevano aver servito ad addobbare il salotto di una signora del diciottesimo secolo. Nelle cantoniere, sui mobili era tutta una profusione di gruppi di _biscuit_ di Capodimonte, di porcellane di Delft e di Sèvres, di bronzi, di miniature, di ninnoli rari e preziosi, mentre dalle pareti pendevano due Greuze autentici, due quadretti che non avevano prezzo.

La sola cosa moderna che si vedesse in quel salottino, così fedele a un'epoca sparita per sempre, era un largo divano su cui era gettata una pelle d'orso bianco, una pelle di un candore e di una morbidezza tali da ricondurre la mente alle regioni polari, alle nevi immacolate.

Don Pio osservò tutto minutamente, ebbe cura di guardare se nella parte inferiore delle cantoniere erano collocati i servizi da thè e da liquori, se vi era il ramino d'argento, se quei mobili erano forniti di quanto può occorrere a una signora per improvvisare un piccolo ricevimento a pochi amici, e poi sedutosi sulla pelle di un bianco immacolato, sognò voluttà tali che lo facevano fremere e davano le vertigini a lui, per il quale la vita del piacere non aveva misteri.

Snervato da quello sforzo della immaginazione, don Pio uscì mettendosi in tasca la chiave di quel salottino, e andò girellando da un punto a un altro della città senza scopo, e finì per ridursi nel suo salotto ad aspettare il pranzo, a pensare a quella sera in cui la febbre che lo divorava doveva alfine essere calmata dal bacio della bella creatura. Tutto sperava da quella sera: sperava che Maria, dopo una così lunga resistenza, dopo un fatto compiuto, incancellabile, si sarebbe affezionata a lui con quell'abbandono che provano molte donne quando la loro resistenza è stata vinta violentemente, sperava una continuità di godimenti, un rinnovellamento non interrotto di profonde sensazioni, sperava che anche Maria sarebbe stata felice e prometteva di fare quanto gli permettevano la sua posizione e le sue ricchezze per mantenere quel legame in una sfera scevra di volgarità.

Alla donna gelosa, che avrebbe con mille insidie, con mille astuzie cercato di amareggiare la felicità che chiedeva a un'altra che a lei, e neppure alla donna contaminata, perseguitato da quella frenesia non pensava. Pensava a sè, a sè soltanto, ai suoi godimenti, alla sua soddisfazione, perchè al mondo egli era assuefatto a non vedere che sè.

L'arrivo del cognato, annunziatogli da Giorgio, lo trasse dai suoi pensieri e gli rammentò che era tempo di vestirsi per il pranzo. Fatto entrare don Alberto Grimaldi nel suo spogliatoio, gli disse in brevi parole quello che voleva da lui.

--Io sarò molto occupato la sera della inaugurazione del teatro, dovrò ricevere, mi dovresti fare il piacere di accompagnare Camilla?

Don Alberto non si mostrò gran che entusiasta di far da cavaliere alla sorella, ma accettò, e i due cognati entrarono insieme nella sala da pranzo dove la duchessa discuteva con l'Onorati rispetto al luogo di nascita del famoso cardinale Urbani, e donna Camilla leggeva l'_Osservatore Romano_.

--Como mai sei qui?--diss'ella al fratello.

--Ho pensato che tu desideri di venire all'inaugurazione della _Fenice_ e ho invitato Alberto a pranzare con noi per pregarlo di accompagnarti.

Donna Camilla, sempre sospettosa, non seppe rallegrarsi di quella insolita attenzione del marito, e rivolse su di lui uno sguardo interrogativo, ma non riuscì a leggergli nulla sul volto impassibile; peraltro dubitò che il Rosati avesse parlato e disse:

--Mi ero già scelto un cavaliere, ma naturalmente, se tu mi accompagni, Alberto, io ti preferisco a qualunque altro.

--Non credevo che tu avessi dei cavalieri serventi?--osservò don Pio.

--Dal momento che tu preferisci farlo a tutte le signore, meno che a me, io mi rassegno, e scelgo chi gode volentieri della mia compagnia.

--"Tout est pour le mieux dans le meilleur des mondes!"--sentenziò il principe ridendo.

Quella sera egli non sapeva altro che ridere, voleva esser di buon umore, voleva esilararsi. Don Pio ciarlò molto più del consueto, discusse con l'Onorati, narrò aneddoti, scenette e rese loquace anche don Alberto, che aveva lo stesso carattere freddo e noioso della sorella. E intanto che parlava beveva molti bicchierini di Tokay, il solo vino che meritasse il titolo nobiliare di nettare, come egli diceva scherzando.

Appena terminato il pranzo propose alla madre e alla moglie di andare al Costanzi dove si dava l'_Excelsior_, e fatto attaccare il _landau_ trascinò seco Alberto al grande teatro della Roma nuova. Dopo esser rimasto un poco nel palco, prese il cappello e disse di andare a far delle visite, e poi sul palcoscenico per parlare con l'impresario, e uscì. Si fece vedere infatti per un momento nel palco della moglie di un segretario dell'ambasciata inglese, e poi l'occhio indagatore di donna Camilla non riuscì a scorgerlo più nella vasta sala del teatro.

Infatti, don Pio era andato via, e salito in _botte_ si era fatto condurre alla _Stampa_. Nel salone c'era Maria, che parlava con Adriana Mariani.

Maria pallida, ma calma, composta e sorridente come al solito, quando vide il principe sussultò lievemente e gli stese la mano con la usata cordialità.--

--Siete divenuto il _Prince charmant_,--disse Adriana col suo torte accento francese, strisciando le esse e pronunziando l'erre in gola.--Non a Roma soltanto, ma anche a Parigi si parla delle meraviglie che create. Guardate che cosa dice il _Gil-Blas_ del vostro teatro!

Ella porse al principe il giornale del Boulevard. Don Pio lesse, e man mano che andava avanti sorrideva di compiacenza. Quando ebbe terminato l'_entrefilet_, che conteneva una lode grandissima per la "Fenice" e per la sua munificenza, disse, rivolto alle due signore:

--Per far sempre la parte che mi si attribuisce, vi propongo di venir subito a vedere il teatro, così giudicherete se gli elogi che se ne fanno anche a Parigi, sono esagerati.

--Andiamo, andiamo,--disse la piccola francese, sempre lieta quando le si offriva qualcosa d'inatteso e di nuovo.

--Un momento,--rispose il principe, ed allontanatosi tornò in compagnia del Rosati, del Suardi e di due altri redattori della _Stampa_.

--Ora sono agli ordini delle signore.

Maria e Adriana Mariani s'incamminarono lentamente conversando fra loro; il principe e gli altri le seguivano pure parlando, e, traversato un corridoio, che dall'ingresso del giornale metteva direttamente nel _buffet_ della "Fenice," si fermarono vedendo che tutto era all'oscuro. Il principe accese i cerini e offrì il braccio a Maria; il Suardi prese famigliarmente per la mano Adriana e gli altri si davano molto da fare per rischiarare il sentiero alle due coppie.

Quando furono giunti alla porta che dai corridoi laterali metteva nel centro della platea, il principe pregò di aspettarlo un momento, e lasciata Maria si avviò solo giù per una scala, che metteva alla stanza dov'era collocato il generatore della elettricità, e dove aveva dato ordine all'ingegnere e agli operai di attenderlo.

--È tutto pronto?--domandò.

--Tutto,--gli fu risposto.

--Allora fra cinque minuti che il teatro sia tutto illuminato,--e senza informarsi d'altro, senza aggiungere altro risalì per raggiungere il resto della comitiva.

--Si può fare a mosca cieca per ammazzare il tempo,--diceva il Suardi.

--Pazienza!--gridò il principe da lontano.--L'oracolo mi ha detto che fra meno di cinque minuti il miracolo si compirà e quando si pronunzieranno le solenni parole: _Fiat lux_, la luce si farà.

--Speriamolo,--rispose il Suardi.--Per ora è buio pesto, e in questo stato di cose non mi accorgo della differenza che passa fra il volto della signora Maria e quello del mio amico Sbarbati.

Era quello il soprannome affibbiato dal Suardi al Rosati e col quale gli rammentava continuamente che i baffi non volevano spuntargli.

--Qui potrei passare anche per barbuto come te,--rispose bonariamente Fabio.

--_Fiat lux_,--disse il principe vedendo il filo delle piccole lampade elettriche, che incominciava a farsi incandescente.

Un istante dopo un'onda di luce siderea, di luce fredda illuminava da cima a fondo la sala del teatro mettendo in rilievo le dorature, gli stucchi, gli affreschi della vòlta, le stoffe delle drapperie, il ricco telone, tutta quella profusione di ornamenti, tutta quella ricchezza che dava alla sala l'aspetto di un luogo incantato.

--Evviva il _Prince charmant_!--gridò Adriana battendo le mani.

--Evviva l'autore del teatro!--gridò il Suardi.

Gli evviva non finivano più. Soltanto Maria rimaneva muta, pareva abbagliata da tutta quella luce, da tutta quella ricchezza; rimaneva muta perchè il cuore le diceva che un uomo che fa tutto quello per appagare il desiderio di una donna, non si rassegna a rinunziare a lei, non può rassegnarsi a non cercare con ogni mezzo di conseguire il premio che ha sperato.

--Non le piace?--domandò don Pio a Maria, sentendosi offeso da quella freddezza.

--Sono sbalordita,--rispose ella chinando a terra lo sguardo per trovare un punto meno splendente ove posarlo.

Intanto l'ingegnere era salito per domandare al principe se era contento della illuminazione.

--Contentissimo,--rispose egli.

Adriana, che era molto curiosa di capir subito tutti i nuovi ritrovati per poi parlarne ai non iniziati e sbalordirli con la sua erudizione, incominciò a rivolgere molto domande all'ingegnere sul come si generava e si trasmetteva la luce, sulla diversità delle lampade, e l'ingegnere le rispondeva con molta precisione, nel suo cattivo francese; intanto il principe guidava gli altri nella visita del teatro e salivano e scendevano a caso.

Il Rosati, che sapeva benissimo il desiderio del principe di rimanere a parlare con Maria, fece in modo da condurre i compagni sul palcoscenico; Adriana si fermò a guardare l'addobbo dei palchi mettendo il naso per tutto senza cessare di rivolgere interrogazioni al suo compagno, e il principe, accorgendosi di non esser seguito, condusse Maria nel suo palco della _Stampa_. Ella era così stanca, così abbagliata da tutta quella ricchezza che la schiacciava, da quel tributo grandioso resole da don Pio, che non aveva più forza, e si lasciò cadere spossata sopra un divano non supponendo che alcun pericolo la minacciasse, e convinta che Adriana, che vedeva in un palco poco distante, l'avrebbe presto raggiunta.

--Come è abbattuta, come è malata, povera Maria,--le disse don Pio,--mi permette che le prepari una tazza di thè?

--Faccia quello che vuole,--rispose Maria senza moversi e senza neppur seguire con lo sguardo il principe, che apriva la porta del salottino, e tolto il bricco d'argento da una cantoniera vi accendeva sotto lo spirito.

Il principe tornò subito presso Maria e le disse:

--Quel salottino era destinato a lei; con ogni cura glielo avevo preparato. Nessuna regina ne ha uno simile in un teatro del mondo; non vuol neppur degnarsi di guardarlo?

