Il ponte del paradiso: racconto
Part 8
Infatti, il disegnatore aveva animata la scena, mettendo sul ponte tre figurine, accennate con pochi tratti di matita. Minuscole com'erano, corrispondevano ai contorni di tre persone vere, le quali, essendo passate per l'appunto di là alcuni giorni prima, ci si potevano ben riconoscere. Ma forse non le poteva riconoscere ugualmente la signora Livia, tuttochè s'aiutasse coll'occhialino; comunque fosse, non si fermò a sminuzzolare un esame critico, che doveva esser breve e leggero.
-- Continui il suo lavoro, prego; -- diss'ella finalmente; -- non voglio interrompere.... --
E senza finire la frase, si allontanò, andando a sedersi presso la signora Eleonora sul gran sofà che era accanto al camino. Laggiù tra le due svisceratissime amiche (si vedevano infatti per la terza volta) incominciò un lungo discorso, tessuto di tutte le cose vane che sanno dirsi le donne, e con aria di prenderci un gusto matto. L'unica cosa importante, per verità, fu l'accenno della signora Eleonora al suo Federigo, che presto si sarebbe imbarcato per un viaggio intorno al globo; dopo di che le signore Cantelli avrebbero levate le tende. Qui da una parte la conclusione naturalissima che il soggiorno sulla Laguna era stato un po' lungo, e dall'altra la dichiarazione obbligata della felicità che n'era toccata a Venezia. La regina dell'Adria parlava molto amabilmente per le labbra della signora Zuliani. E batti tu che batto io, alla maniera dei fabbri, le due signore si diedero l'illusione di una gran tenerezza. Ah, se Raimondo fosse stato là in un angolo, o dietro un uscio a sentirle!
Filippo Aldini stette ancora pochi minuti, per convenienza; poi, sempre per convenienza, prese congedo.
-- Lascio le signore ai loro discorsi; -- diss'egli. -- Noi uomini ci siam sempre di troppo. --
Era seccato di quella visita, ma non voleva parere. Margherita capì facilmente che con quella visita sopravvenuta, un uomo di garbo non poteva star sempre là, e per quanto le dispiacesse la partenza di lui, lo lasciò andare senza chiedergli se fosse davvero finito un disegno, che in altre circostanze avrebbe potuto durare fino all'ora del pranzo. Quanto alla signora Eleonora, la condizione sua e l'età le permettevano di dar commiato all'Aldini con qualche parola cortese.
-- La rivedremo presto, signor conte? -- domandò ella a Filippo, nell'atto di porgergli la mano.
-- Sì, sarà mio dovere; -- rispose egli, inchinandosi. --
E via, dopo lo _shake-hand_ indispensabile, che non è sempre una stretta di mano.
-- Un ottimo signore, e tanto garbato; -- disse la signora Eleonora, quando egli si fu allontanato.
-- Sì, -- concesse la signora Zuliani, -- ha belle maniere. Ma già, -- soggiunse con un risolino malizioso, -- i giovinotti del giorno d'oggi son sempre così colle dame.
-- Non sarebbe dunque sincero? -- chiese Eleonora.
-- Che dirle? Non saprei bene; -- rispose la signora Zuliani. -- Si parla sui generali. Quanto a me, li ho tutti per gentilissimi.
-- Ma qualche differenza si può far sempre, e alle volte si deve; -- notò la signora Eleonora. -- Lo conosce bene, Lei, il conte Aldini; e da qualche anno, mi pare.
-- Oh, dica da parecchi; mio marito lo vede tanto volentieri! --
La signorina Margherita era rimasta alquanto più in là, davanti al disegno del conte Aldini, che voleva mettere per precauzione tra due fogli di carta.
-- Margherita! -- le disse sua madre. -- Vuoi tu farmi il piacere.... La signora Zuliani permetterà. Vuoi tu farmi il piacere di finire per me la lettera al babbo? Io sono troppo lenta nello scrivere, avendo anche bisogno di occhiali; -- soggiunse, volgendosi alla signora Zuliani. -- Volevo aggiunger io una pagina; ma Anselmo ci guadagnerà di aver tutta la lettera di pugno della sua figliuola. A te, dunque, mia cara; e si potrà mandare per la posta delle quattro.
-- Sì, vado, mamma; -- rispose Margherita. -- La signora mi scusi.
-- Oh cara! a patto che ritorni presto; -- gridò la signora Zuliani.
Appena la bella creatura fu uscita dal salotto, richiudendo discretamente dietro a sè l'uscio della camera attigua, la signora Eleonora si strinse al fianco della sua visitatrice.
-- Perdoni, mia buona signora; -- le disse; -- avevo bisogno di parlarle da sola a sola. Non vorrei abusare della sua gentilezza; ma certe parole sue, quando io ho fatto un piccolo elogio del conte Aldini, mi hanno messa in pensiero. Ella ha senno e uso di mondo; conosce la città, e coloro che ci vivono; il conte Aldini, poi, viene in casa loro; Ella che è donna, e delicatissima su certi punti a cui gli uomini non badano sempre, può darmene un'idea più precisa. Non merita egli tutta la stima che io facevo di lui?
-- Intendiamoci; -- notò la signora Zuliani. -- Ho detto di non saper fare alcuna differenza tra lui e tutti gli altri. Sarò troppo severa, o troppo poco esperta in materia; ma infine non volevo andare più in là. Si sa bene, del resto; giovinotti eleganti....
-- Ma dissipati, vorrebbe aggiungere.
-- Non questo, propriamente; ma oziosi, pur troppo. E l'ozio, mi concederà, può condurre molto lontano.
-- Il conte Aldini non fa nulla, per l'appunto.
-- Nulla di nulla; -- rincalzò la signora Livia. -- Ha tanto da vivere; scarsamente, perchè i suoi non gli hanno lasciato di più; ma non avendo famiglia, diciamo pure che ha tanto da vivere. Certo, gli bisognerebbe rifarsi con un ricco partito. Qui non ce ne sono; almeno, non ce ne sono di quelli che potrebbero fare al caso suo. Egli, dopo tutto, non se ne dà pensiero; mio marito piuttosto. Ma io l'annoio con queste scioccherie....
-- No, no, continui; tutto ciò m'interessa moltissimo.
-- Del resto, si capisce; -- ripigliò la signora Livia, ridendo. -- Mio marito è un gran partigiano del matrimonio. Contento di quello che ha fatto lui, della qual cosa io non vorrò dargli torto, darebbe moglie a tutti,, e prima di tutti al suo conte Aldini. Conte! ecco il titolo che secondo i calcoli di mio marito può valere una dote vistosa. Il signor conte, diciamolo pure, non ne ha mai voluto sapere. Già, le ripeto, giovinotti eleganti.... e galanti, hanno altro da pensare che a prender moglie.
-- Qualche pratica.... -- balbettò la signora Eleonora.
-- Eh, che debbo dirle? Son materie gelose. Ma infine, Venezia non è Parigi, nè Londra: si finisce presto col sapere ogni cosa. Il conte Aldini, nei primi tempi del suo soggiorno a Venezia, si era veramente un po' sparpagliato, cantando come si suol dire a tutti gli usci, e aveva fatto parlar molto di sè; poi a poco a poco si è raccolto, si è fatto più serio, vorrei dire perfino misterioso, vero tipo del _beau ténébreux_ dei vecchi romanzi francesi. Ad ogni modo, son cose che non mi riguardano. Viene spesso da noi, e ciò, me lo lasci dire in confidenza ad una signora assennata come lei, potrebbe anche essere pericoloso; tanto che alle volte, approfittando per l'appunto della occasione, vorrei fargli una ramanzina coi fiocchi. Ma non ho ancora l'età, da assumere una parte simile, nè con lui, nè con altri. Me ne rincresce, perchè il mistero c'è, e un mistero non senza pericoli....
-- Ella, da quanto pare, conosce anche la persona; -- osservò la signora Eleonora. --
Un cenno malinconico di assenso le disse che si era apposta.
-- E.... la condizione? -- riprese. -- Il nome, se Ella si fida di me?
-- Non è il mio segreto; -- mormorò la signora Livia con anima e voce contrita.
-- È giusto, perdoni; -- conchiuse la signora Eleonora. -- Capisco intanto che il conte Aldini dev'essere in uno stato d'animo assai dispiacevole. Queste pratiche hanno sempre la loro punizione con sè. S'incomincia senza pensarci troppo; la via del precipizio è sparsa di fiori; ma poi.... cara signora, ne ho vedute nella mia vita, di queste belle passioni, ne ho vedute, parecchie e finite presto in tragedie. Ah, uomini pazzi! e donne pazze! perchè son esse le maggiori colpevoli.
-- Lo crede? -- disse la signora Zuliani.
-- Ne son certa. Gli uomini, infine, sono spensierati e temerarii; spesso non hanno idea di giustizia, nè di morale, due buone e belle cose facilmente dimenticate, perdute nell'uso e nell'abuso dell'esistenza. Mio marito dice qualche volta che l'uomo è nato cacciatore; poveretto! egli che non ha mai preso in mano un fucile da caccia! Ma la donna, che s'adatta a fare da selvaggina a questi cacciatori, che orrore! essa, poi, che avrebbe tante ragioni per esser forte, per custodirsi, per arrestarsi, se non altro, sulla via del precipizio! L'educazione, per esempio, una certa delicatezza di sentire, che nell'uomo è così presto cancellata dalle volgarità della vita, il pensiero della propria dignità, e finalmente la ragione più forte, quella che le val tutte....
-- E quale?
-- La religione, non le pare? E non già quel tanto di religione che consiste nel pregare a certe ore, biascicando frasi che spesso non s'intendono, e si ripetono macchinalmente, senza pensarci più che tanto; ma la religione piena, intiera, meditata, che c'insegna i nostri doveri, facendoci intendere la bellezza e gustare la felicità d'una coscienza tranquilla. --
La signora Eleonora si era un po' riscaldata, cosa che le accadeva di rado; e ci diventava perfino eloquente, di quella eloquenza che viene qualche volta alle madri. La signora Livia, che non se l'aspettava davvero, n'era rimasta maravigliata, e quasi sopraffatta, tanto che per un istante, pensando alle ragioni enumerate dalla sua interlocutrice, dimenticò quelle che avevano determinata la sua visita e la sua piccola alzata d'ingegno. Ma certamente senza volerlo gliele fece tornare in mente la signora Cantelli, discendendo dalle altezze della tesi morale, per rifarsi al caso particolare ond'era stato mosso il discorso.
-- Quello che più mi rincresce, -- ripigliava la buona signora, -- è di pensare a quel povero giovinotto, che non è, poi, e non meriterebbe di essere come tanti spensierati. Egli almeno sente che la sua condizione non è bella. È spesso malinconico, e si capisce che un triste pensiero lo turba. Gli si domanda, per isviare le sue malinconie, gli si domanda, qualche volta di punto in bianco: ed ora, che cos'ha? Si scuote allora, si sforza di sorridere, e risponde: nulla, sa, non ho nulla; difetto del mio spirito, che s'incanta volentieri, e va qualche volta nelle nuvole. --
La signora Livia tentennò ripetutamente il capo, atteggiando le labbra ad un risolino d'incredulità.
-- Eh! -- soggiunse poi. -- Che cosa le dicevo io? Altro che nuvole! Il conte Aldini ha quell'altra in mente; e non può non avercela spesso, anche contro sua voglia. Ma bisognava pensarci in tempo, come ha detto lei così bene, signora Eleonora, nella sua rettitudine; bisognava pensarci in tempo, quando si era ancora sulla via piana e sparsa di fiori. Perchè, dopo tutto, siamo giusti, anche quell'altra avrà ragione a dolersi, non lo crede? e meriterà un pochino di compassione. --
Il ragionamento, che non faceva una grinza, poteva durare dell'altro. Ma fu interrotto da un grido soffocato, che veniva dalla camera attigua, accompagnato da un rumor sordo, come di una caduta. La signora Eleonora ne fu sbigottita.
-- Margherita! figliuola mia! -- gridò ella, balzando in piedi e correndo ad aprir l'uscio.
Per un istante aveva creduto di trovarla più vicina alla soglia, e già si pentiva di aver condotto il discorso su quell'argomento delicato, senza badare che qualche frase proferita a voce meno bassa poteva essere udita di là, e destar l'attenzione di Margherita. Ma la fanciulla si vedeva più oltre, colla persona abbandonata sopra un divano, a piedi del letto di sua madre.
-- Signorina, che è stato? che cosa si sente? -- gridava a sua volta la signora Zuliani, accorrendo anche lei.
-- Niente, signora; niente, mamma; -- rispondeva Margherita. -- Un leggero stordimento improvviso, mentre venivo a domandarti d'una cosa da dire al babbo. Mi ero alzata dalla sedia, e tutto ad un tratto non ho potuto più reggermi.... Ma sarà una cosa passeggera, speriamo.
-- Se apriremo la finestra, sicuro; -- riprese la signora Zuliani. -- C'è troppo caldo, qua dentro. Ah, i caloriferi! -- soggiunse, andando appunto a girare la spagnoletta delle imposte, e facendo entrare nella camera un'ondata d'aria fredda. -- Ah, i caloriferi! invenzione diabolica!
-- Sì, difatti, era troppo caldo; -- disse Margherita. -- E quest'aria fredda mi ha fatto bene. Non ho più nulla; sorridi, mamma, non ho più nulla, davvero. --
La signora Eleonora non era molto persuasa; ma finse di crederlo, anche per dar modo alla signora Zuliani di congedarsi più presto. La signora Zuliani non era meno desiderosa di andarsene che quell'altra di vederla andare; perciò, fatti ancora due vezzi alla cara Margherita, prese lestamente commiato.
Ma la bionda signora non era forse guarita de' suoi nervi, o de' suoi vapori, come da principio pareva. Il tragitto dalla Riva degli Schiavoni al palazzo Orseolo le parve maledettamente lungo. Appena giunta a casa si mise a letto; e a letto la trovò Raimondo, quando capitò a casa per l'ora di pranzo. Effetti del caldo, diceva lei; troppo caldo in quell'albergo, dove era andata a visitare le signore Cantelli. Ma Venezia non aveva bisogno di tanto caldo, per bacco; non ne aveva bisogno con quel suo clima sempre uguale, temperato dai venti tiepidi della Laguna, specie negli appartamenti esposti a mezzogiorno.
VIII.
Tra due ammalate.
Raimondo a tutta prima si sgomentò, e senza por tempo in mezzo mandò per il medico, sebbene prevedesse di sentirsi dire che erano cose da nulla, sperando, anzi desiderando, che fosse tale il responso. È sempre bene averlo favorevole, da uomini di dottrina e d'esperienza, se anche ve lo incartoccino di astruserie, o ve lo confettino di vocaboli greci.
Il dottore Teodoro Dal Vago non era poi così ottimista come pareva, sentendolo discorrere al letto dei suoi ammalati. Era un medico esperto e consumato, che conosceva l'arte di non turbare lo spirito degl'infermi, nè delle loro famiglie; quelli sempre disposti ad aver nelle ossa tutti i malanni di cui si faccia il menomo cenno, queste sempre facili a spericolarsi per eccesso di tenerezza, e magari a lasciarsi sfuggire dagli occhi un segreto che l'ignoranza e la paura più facilmente ingrandiscono.
Venne, osservò, tastò il polso, che in verità era poco regolare, sebbene non forte, nè teso, ma che egli ebbe la buona grazia di trovare eccellente; poi venne all'interrogatorio, che fu lungo, minuto, amorevole. L'ammalata accusava dolori qua e là, al capo, al petto, alle spalle. Forse reumatici? Ma sì, reumatici per l'appunto: non aveva ella finito di raccontargli come le fosse accaduto di restare un'ora buona a conversazione in un salotto troppo riscaldato, e di uscir poi all'aria pungente della Riva degli Schiavoni? Si trattava dunque di una infreddatura; e bisognava star riguardati, riposare, riposare e ber caldo. Del resto, passando dal caso particolare, che in sè non aveva nessuna gravità, alle condizioni generali del vivere signorile, specie nella stagione fredda, o troppo variabile, il buon dottore aggiungeva le sue riflessioni tra il serio e il faceto.
-- Se lo lasciano dire, mie belle signore? Sacrificano troppo alla moda, troppo agli usi del bel mondo; non pensano che la salute è un dono del cielo, e un dono a noi fatto, come quello della vita, per una volta sola; donde la grande necessità di tenerselo caro.
-- Oh brutto dottore! -- mormorò la signora Livia, con quell'accento di bambina scorrucciata, che soleva adoperare col suo Esculapio. -- Che cosa faccio, finalmente? Non dovrò andare più neanche a teatro?
-- Non dico questo; ma andandoci.... si lasci dire anche questo, meno scollato, e più bavero.
-- Ah, per questo, -- saltò su a dire Raimondo, che il primo responso sul caso particolare aveva levato d'ansietà, -- ti dirò anch'io come mia moglie: brutto dottore! ed anzi aggiungerò: "sior Tòdaro brontolon!" Passi pel bàvero, per la pelliccia, per la mantellina ovattata, per quell'altro che tu vorrai, e che raccomando sempre all'uscita. Ma un po' di scollato, Dio buono, quando si è dentro, un po' di scollato!... È così bella, mia moglie!
-- Raimondo! -- esclamò la signora, con una languida intonazione di rimprovero.
-- Ebbene? -- ribatteva egli, animandosi. -- È ciò, che dicono tutti. Quel po' di scollato ti va così bene! Non si sente infatti ripetere che la tua linea, dal collo alla spalla, ricorda appunto la Venere Capitolina? --
Il buon dottore sorrideva, avendo l'aria di partecipare a quei maritali entusiasmi.
-- Sì, sì, -- riprese egli, -- è l'opinione generale. Ma appunto per ciò mi raccomando. Pensate, ragazzi miei, che la Venere Capitolina ha ricco il platisma micoide.
-- Platisma? -- ripetè Raimondo, interrogando.
-- Micoide; -- ribadì il dottore Dal Vago. -- Ma già tu vuoi la moneta in ispiccioli: diciamo dunque pannicolo carnoso, quello che scende da qui fin qua, dal mento al petto, e vi si sovrappone e segue amabilmente il pannicolo adiposo; cioè a dire quel buon tessuto cellulare sottocutaneo, che conferisce grazia alla persona, proteggendo anche gli organi respiratorii. La Venere Capitolina, se ben ricordo, ne ha quanto occorre. Il troppo stroppia; ma per mantenersi in quelle giuste proporzioni, bisogna aversi riguardo, e nel caso nostro non esporsi a perdere, cercare anzi di guadagnare. Dunque, dico io, preservativi, e ricostituenti. Ella è di complessione sana, ma delicata, signora mia bella; voglia guardarsi adunque dai troppo forti cambiamenti di temperatura, ed anche assoggettarsi ad una piccola cura che la rinvigorisca. Tutto ciò che riguarda la salute va fatto; tutto ciò che riguarda la bellezza non va trascurato. Dico bene? --
Così, tra raccomandando e celiando, il dottore Dal Vago lasciò la camera della bella inferma, per andare nello studio di Raimondo a scrivere quelle due righe di recipe, senza cui non pare che il medico abbia adempito a tutti gli obblighi suoi.
Rimasto solo con Raimondo Zuliani, il buon dottore parlò in un modo alquanto diverso da quello di prima.
-- Fenomeni isterici, mio caro; e qui prima di tutto, vogliono esser rimedii calmanti.
-- Isterici! -- esclamò Raimondo. -- Tu mi spaventi, dottore.
-- Perchè? Leggeri, anzi tutto. Non creder poi che questo sia soltanto il caso di tua moglie. Son tutte isteriche, più o meno, le signore dei nostri giorni. Ed anche gli uomini, infine....
-- Anche gli uomini? Ho sempre creduto che l'isterismo....
-- Eh sì, -- interruppe il dottore, -- che cos'è l'isterismo, se non una sovreccitazione del sistema nervoso, e una forma della nevrosi, che è il gran male del secolo? Ora, vedi, più si è deboli, e più facilmente si soggiace alle conseguenze di queste sovreccitazioni; onde i cardiopalmi, i fenomeni stenocardici, le dispepsie.... Ah, dimenticavo che tu non vuoi parole greche; diciamo dunque palpitazioni, stringimenti di cuore, digestioni difficili.
-- Ed ora non mi spaventi più, mi atterrisci.
-- Calma; siamo appena ai principii, e tutte queste brutte cose sono ancora in proporzioni ristrette. Ma poi, chi non provvede in tempo, va soggetto a convulsioni, alle contratture muscolari, ai trismi.... voglio dire alle contrazioni persistenti dei muscoli elevatori della mascella inferiore. Seguono o precedono, secondo i casi, le allucinazioni, le insonnie, le anestesìe sensorie.... voglio dire i mancamenti temporanei, le diminuzioni di sensibilità; nella vista, per limitazione del campo visivo, essendo resa insensibile una porzione periferica della retina; nella voce, nell'udito, e via discorrendo. Alle anestesìe, poi, si alternano le iperestesìe .... cioè, diciamo pure gli eccessi di sensibilità, come accade per l'appunto nelle allucinazioni, quando l'isterico, in uno stato di mezza incoscienza, vede ripresentarsi alla sua mente più scene della vita passata, e ti mostra di riviverle, negli atteggiamenti diversi del viso, o nei fenomeni ipnotici, nel sonnambulismo, ad esempio, quando egli risponde macchinalmente alle tue domande imperiose. Bada, -- soggiunse il buon dottore, vedendo la cera contraffatta di Raimondo, -- io ti parlo così, contro l'uso mio, perchè siamo lontani da questi pericoli, e vogliamo e dobbiam prendere in tempo le nostre precauzioni. _Principiis obsta_.... E questo lo intendi benissimo.
-- So anche il resto: _sero medicina paratur_; -- disse Raimondo. -- Ma i rimedii?
-- In farmacia non ne mancano; -- rispose il dottore; -- ma sono pei casi urgenti e in fondo in fondo son palliativi e non altro; calmanti, tonici, narcotici, ipnotici, non valgono certamente la cura diretta dello spirito, sussidiata dalla dietetica e dalla climatica. Distrarre la mente, nutrire e corroborare l'organismo, ecco il punto. Lo stomaco si adatta mal volentieri ad una nutrizione ricostituente, lo so; ma appunto per questo il cambiamento d'aria è raccomandato. Potrai tu lasciare per un po' di tempo i tuoi affari?
-- Per lei, figùrati, farò questo ed altro.
-- Alla buon'ora. Stazioni climatiche invernali non mancano; in Liguria, per esempio, da Nervi a San Remo, e più in là, se ti piace. Si fa doppia cura, dello spirito e del corpo; ed anche è doppia quella dello spirito, perchè alle distrazioni moderate e sempre piacevoli della vita nuova, si aggiunge il benefizio dello avere abbandonata la vecchia, con tutti i suoi turbamenti.
-- Qui, per altro, -- osservò Raimondo, -- la mia Livia fa una vita abbastanza quieta.
-- Sì, va bene; ma le visite, i teatri, i balli, le conversazioni; son tutte cagioni di esaurimento nervoso, per una costituzione così delicata.
-- Come si fa, buon Dio? -- esclamò Raimondo. -- Come si fa a romperla con tutte le consuetudini sociali?
-- Eh, lo so bene; restando, non si può; ma andando?... Del resto, hai tempo a pensarci, poichè i disturbi della tua signora sono nello stadio iniziale. Forma leggera di una malattia molto seccante, si possono, si devono domare in tempo, per non aver noie più tardi. --
Fatto questo po' di chiacchiere, coll'amico Zuliani, il dottor Teodoro Dal Vago lasciò il palazzo Orseolo, e fuori di là il dialogo si restrinse in monologo. Sempre così, il buon dottore; un discorso al malato, un altro alla gente di casa, e il terzo a sè.
-- "Donne, donne! eterni Dei!" -- incominciò, canticchiando tra i denti, sull'aria conosciuta del _Barbiere_. -- Eccone una che non me la dice giusta, colla impressione del freddo all'aperto, dopo essere stata in un salotto troppo riscaldato. Dio sa che altro sarà stato, per metterle i nervi in combustione. Ed è più malata che non sembri. Quella tosse spasmodica! quella respirazione accelerata! Già incominciamo dal dire che questa storia è vecchia; e di forma ereditaria, ci scommetterei la testa. La madre, a quel modo nevrotica, come è finita! Quanto a lei, è stravagante, a dirne poco. Capricciosa è sempre stata, dacchè la conosco, ed è ancora una bambina, a trent'anni, se non li ha passati d'un bel poco. Età climaterica, direbbero gli astrologi. Basta, se l'amico Zuliani si decide a tirarla via da Venezia, e lei si lascia condurre, che mi pare il più difficile, possiamo rimediarla ancora. Ma occhio alla penna! --
Così conchiuso il suo ragionamento, se ne andò il buon dottore Dal Vago a visitare altri ammalati, a fare altri dialoghi, per finire con altri monologhi. I medici l'hanno ancora, la consolazione di questi piccoli sfoghi, dopo essere stati costretti a dir le cose per metà, ed anche a non dirle affatto.