Il ponte del paradiso: racconto

Part 21

Chapter 213,704 wordsPublic domain

-- Caduta; -- tuonò in accento di correzione una voce, al cui suono il signor Zuliani si volse, riconoscendo il suo fedel servitore, che lo aveva seguito ed era entrato con lui, senza che egli pur ne avvertisse la presenza, nella medesima barca.

-- Giovanni, un medico! Prendi il primo che trovi; poi va a cercare il dottor Teodoro. --

Sarebbero venute opportune le cure dei medici? La povera donna era fuori dei sensi, come morta, e grondante sangue dal capo. Intanto, chiamato da alcuni pietosi, accorreva un medico dalla farmacia più vicina; vide il caso, che gli parve disperato, e ordinò che per intanto la signora fosse al più presto levata di là, dove non c'era modo, tra per la calca e per la scarsità della luce, di fare un'esplorazione convenevole. Tutti volevano aiutare, a sollevar la giacente: Giovanni si fece avanti a spintoni, e alzandola di soppeso tra le erculee braccia, mosse veloce verso l'uscio da tergo del palazzo Orseolo, che fu tosto richiuso com'egli fu passato, insieme col padrone, col medico e due o tre più solleciti aiutatori. Accorrevano intanto sulla scala le persone di servizio, gridando, gemendo, ma soprattutto chiedendo notizie.

-- Caduta! che disgrazia! caduta! -- ripeteva il portatore del prezioso fardello.

E giunto nell'anticamera, si faceva spalancare l'uscio delle stanze interne, dove entrando veloce andò a deporre la infelice padrona sul letto del signor Zuliani. Perchè là, e non due camere più oltre, sul letto della signora? Il perchè era presto detto; la camera del signor Raimondo era più vicina all'anticamera: premeva al buon servitore di non isballottare più a lungo quella povera carne semiviva.

Ciò fatto, e lasciando il dottore al suo pietoso uffizio, come il signor Zuliani alla sua desolazione, Giovanni prese in disparte uno dei volenterosi aiutatori che si erano introdotti in casa. Era una sua conoscenza, e se ne poteva fidare.

-- Bortolo, -- gli disse, -- fa un'ottima cosa, anzi due. Va in Calle larga San Marco, e cerca il dottor Teodoro Del Vago: o alla farmacia Mantovani, o in casa sua, che è a due passi dalla farmacia. Poi passa al _Cappello Nero_ e chiedi del signor Antonio Brizzi, segretario del banco Zuliani. Se non c'è, ti diranno dov'è andato. E l'uno e l'altro vengano al palazzo Orseolo. --

Una moneta da due lire, tolta generosamente dal peculio privato di "Paron Nane," scivolava intanto nelle mani di quell'altro, che promise di fare le due commissioni a puntino, e per intanto fu lesto a infilare la scala.

"Paron Nane" non aveva ancora finito di darsi attorno. Fatto un giro a destra, come per andare a chiudere usci e finestre nelle stanze vicine, entrò in quella della padrona. Non c'era nessuno, e la candela accesa seguitava a consumarsi sul cassettone, sotto lo sventolìo della fiamma al riscontro dell'aria. Egli spense prudentemente la bugia traditora, e nel buio della stanza si affacciò al terrazzino. Sporse il capo infuori, come dianzi aveva fatto il padrone. Non c'era nessuno, là sotto, tra il muro del palazzo e i pali del Canale; la ressa delle barche era tutta al traghetto, un cinquanta passi lontano; quella dei curiosi era divisa fra la riva del traghetto e le strade a tergo del palazzo. Si vociava, laggiù, e il rumor delle voci piacque a "Paron Nane" che per suo gusto lo avrebbe voluto anche più forte. Ed egli, allora, allargando le palme poderose sul davanzale del terrazzino, fece in buon punto, e in tre tempi, da vecchio soldato, quello che gli era passato per la mente di fare.

Nella camera di Raimondo, frattanto, dopo aver liberata la povera signora dalle sue vesti inzuppate, il medico faceva le sue esplorazioni. La ferita del capo non pareva che dovesse essere gravissima; la capigliatura abbondante aveva ammorzata la violenza del colpo; forse anche era da credere che, cadendo col capo all'ingiù, la vetta del cranio fosse scivolata per sua fortuna sulla testa tondeggiante d'un palo. La giacente, per altro, non era rinvenuta ancora; poteva temersi d'una commozione cerebrale, come anche d'una commozione viscerale; onde il medico prudente non si arrischiava di dare un responso. Ma a poco a poco, frizioni ed aspersioni recarono frutto; l'inferma incominciava a riaversi, dandone segno con un rammarichio sommesso, e poscia con gemiti. Sopraggiunse indi a poco il medico di casa, e si unì tosto colla esperienza dell'arte sua alla operosità del primo venuto, approvando, anzi, tutto ciò che aveva incominciato a fare il collega. E non adulava per convenienza professionale, il dottore Del Vago; quel collega trovato per caso era veramente dei buoni.

Eccellenti ambedue; ma il povero Raimondo era disperato, vedendoli ambedue così pieni di ansietà e così reluttanti a dargli speranze, a dirgli almeno ciò che pensavano. E fece un gesto di rabbiosa impazienza, quando vennero a dirgli che un signore, capitato allora, chiedeva di parlare con lui.

-- Chi è! che cosa vuole?

-- Uno della questura; -- rispose il servo. -- E pare, a giudicarlo dall'aspetto, un pezzo grosso.

-- Ditegli che non sono in istato di ricevere. Abbia compassione; ripassi domani.

-- Se mi permette.... -- entrò a dire Giovanni. -- Lo faccia passare. Sarà venuto per sapere come è avvenuta la disgrazia. Gliela spiego io.

-- Ma.... che cosa vorresti spiegare?... -- disse Raimondo, turbato.

-- Mi lasci fare, signor padrone; si fidi di me. -- Raimondo lo lasciò fare, e lo seguì in anticamera, dove riconobbe il visitatore. Pel bisogno di prendere informazioni bastava un delegato; trattandosi della famiglia Zuliani era venuto il signor questore in persona. Raimondo lo accolse come meglio potè; ma non sapeva che dirgli, tanto era sconvolto. Venne uno dei dottori, e sommariamente descrisse all'egregio ufficiale lo stato dell'inferma; la quale era ritornata in sè, finalmente, lasciando loro aprir l'animo ad un fil di speranza; filo leggero, per altro, ancor troppo leggero.

Il signor questore si profuse in condoglianze, com'era il caso davvero. Ma come era andato il fatto doloroso? La domanda era naturalissima; nè egli, nè altri in quell'ora e in quella condizione poteva astenersi dal farla.

Gli spiegò il buon servo Giovanni ogni cosa, conducendo il degno personaggio, insieme col signor Raimondo, nella camera della signora, e di là fino alla soglia del terrazzino.

-- Badi, illustrissimo; -- gli disse, trattenendolo a quel punto; -- non si affacci, per carità. Vede che cos'è stato? --

Il terrazzino reggeva ancora dal piede e dai fianchi; ma il parapetto era andato.

-- Vedo, vedo; -- disse il signor questore, ritraendosi. -- La povera signora s'è appoggiata al davanzale; il parapetto ha ceduto....

-- Proprio così, com'Ella saviamente osserva; -- soggiunse quell'altro. -- La signora aveva l'uso ogni sera di affacciarsi di lì, guardando sul Canale, mentre faceva prender aria alla camera. Maledette anticaglie! L'ho sempre detto, io, che un giorno o l'altro questi parapetti avrebbero fatto qualche brutto scherzo. Dio sa da quanto tempo le staffe di ferro si erano corrose, e i pezzi di marmo stavano ritti per miracolo. --

Il parapetto parlava chiaro: diceva nella sua medesima assenza come fosse andata la cosa. E il signor questore, rinnovate le sue condoglianze, si accomiatò dal signor Zuliani, esortandolo ad esser forte, a sperare.

Prima di seguitare il dottore, che già si era mosso per ritornare presso l'inferma, Raimondo andò verso il suo servitore che stava chiudendo le imposte della finestra malaugurata.

-- Che è ciò? -- gli chiese, accennando il terrazzino. --

Giovanni diede anzitutto una guardata sospettosa intorno, poi ammiccò al padrone, mostrandogli le sue braccia nerborute, e facendo l'atto di scrollare davanti a sè qualche cosa.

-- La gente non avrà da malignare; -- disse egli poscia, a mo' di commento.

Il signor Zuliani capì, e gli strinse la mano. In tutt'altra occasione gli avrebbe battuta la palma sulla spalla chiamandolo "Paron Nane". Ma non era quello il momento.

Capitò in quel mezzo il signor Brizzi, ed ebbe, insieme con le altre, la notizia del parapetto caduto. Ci credette egli, che sapeva già tante cose di quelle due tristi giornate? Sì e no; ma pensando da uomo accorto che non fosse savio nè utile scandagliare il fondo delle cose.

Egli, prima di accorrere presso il suo principale, aveva avvertiti i signori Cantelli, che gli erano più vicini, e che certamente, trattandosi d'una sventura come quella, così grave per il signor Zuliani, non dovevano essere lasciati in disparte.

Quando il signor Anselmo e Margherita giunsero al palazzo Orseolo, i due dottori erano ancora presso l'inferma; sicuri oramai che la commozione cerebrale si dovesse escludere; non altrettanto sicuri quanto alla commozione viscerale. E l'uno e l'altro, ad ogni modo, avrebbero passata la notte in casa Zuliani.

Raimondo vide i due ultimi visitatori, a lui tanto cari. Gittò le braccia al collo del signor Anselmo e diede in un pianto dirotto.

-- Coraggio! -- gli disse Margherita, anche essa più morta che viva!

Coraggio! Il povero Zuliani non sapeva più che cosa fosse oramai.

-- Ah! -- mormorò egli, oppresso, sfinito dall'angoscia. -- Il mio cuore è spezzato. --

XX.

Lontano, lontano!

No, non era spezzato; era colmo, rigurgitante di amore; di un amore sepolto, compresso, che risorgeva più violento di prima. Ebbro di amore e di dolore, Raimondo Zuliani stette per molti giorni sospeso tra morte e vita, perchè tra morte e vita si dibatteva quella povera carne sofferente. Quando ella incominciò a riaversi, a riprender conoscenza del mondo circostante, vide Raimondo al suo capezzale. Stette cogli occhi lungamente immoti, involgendolo d'uno sguardo intenso; poi richiuse le palpebre mentre le guance si tingevano d'un lieve rossore.

-- Perchè non lasciarmi morire? -- diss'ella, con un filo di voce.

-- No, no, non voglio che tu parli così; -- proruppe Raimondo, con accento di tenerezza, chinando il volto su lei, fino o toccarle con le labbra la fronte. -- È necessario che tu viva, m'intendi? è necessario. La mamma se tu la vedessi, com'è rimasta abbattuta!... La mamma.... ti perdonerà. --

Raimondo non parlava di sè; egli aveva già perdonato fin dalla sera fatale; o, per dire più veramente, un'altra esistenza era incominciata in lui, come in lei, rinnovandoli entrambi. La signora Adriana, lontana in quell'ora dal letto dell'inferma, aveva ben veduto il mutamento del suo Raimondo: lo aveva veduto, e compativa e taceva. Un po' debole d'animo, il suo caro figliuolo! Così poteva giudicarlo altri, non lei. E forse era tale; ma per contro era forte la passione riaccesa nel suo cuore dall'ultimo addio e dall'atto disperato di Livia.

Di vincere la signora Adriana si prese cura la signorina Margherita, che da più giorni incalzava Raimondo con sempre nuovi argomenti, vedendo omai la probabilità di far breccia. E come trepidò egli, aspettando da Margherita la risposta di sua madre! E come si sentì sollevato, quando Margherita venne a dirgli che la signora Adriana intendeva tutto, e di gran cuore avrebbe perdonato alla nuora!

-- La mamma perdona? -- gridò egli, raggiante di allegrezza. -- A questo patto soltanto io potevo accettare di vivere. --

Margherita abbracciò quell'uomo, che mai come allora si sarebbe potuto chiamare il buon genio di lei, l'arbitro del suo destino, l'autore della sua felicità.

-- Ella rende la vita anche a me; -- diceva ella al signor Zuliani; -- e la rende ad un poveretto, che non le sarebbe sopravvissuto davvero!

-- Lo crede?

-- Ne sono certissima. Glielo dimostri la mia gratitudine. --

Raimondo stette un istante pensoso.

-- Mi resta un dubbio; -- diss'egli. -- E non lo esprimo già per chiedere a Lei una parola che consoli il mio amor proprio. Non ne ho più, di questo, nè d'altri sentimenti egualmente miseri e sciocchi. Ma penso che avevamo giuocate le nostre vite, e che se fosse stato egli il perdente, si sarebbe ucciso senza fallo.

-- Sì, per l'intenzione non c'è dubbio; -- rispose prontamente Margherita; -- ma nel fatto, egli non avrebbe potuto.

-- Perchè?

-- Perchè Lei, generoso, non glielo avrebbe permesso.

-- Vero; -- concesse Raimondo. -- Ma si sarebbe egli arreso?

-- Sicuramente; e per due ragioni. Guardi come son ricca, al suo paragone! -- replicò Margherita, ridendo. -- La prima è questa, ch'egli si sarebbe arreso.... per me. La seconda è quest'altra, che egli sentiva di esserle schiavo e non avrebbe potuto ricusarsi alla sua volontà. Le paiono convincenti? Credo di sì. Vuole assicurarsi che son sue, e non mie? Lo mandi a chiamare; io tacerò ed Ella le udrà ripetere punto per punto da lui.

-- No, no, non occorre; debbo credere a Lei; -- rispose Raimondo. -- E faccia ognuno la sua strada; -- soggiunse, precorrendo colla difesa un altro assalto, di cui sentiva già la minaccia in aria; -- e gli dica, quando lo vedrà.... che gli ho perdonato. --

Ma la vita di Raimondo Zuliani, rinnovata per l'amore, era finita per le consuetudini antiche.

Risanata la sua Livia, il signor Zuliani rimase a Venezia un mese ancora; il tempo necessario per fare con lei qualche apparizione agli usati ritrovi, seccandosi alle condoglianze, seccandosi alle congratulazioni, non vedendo l'ora di sottrarsi alle une ed alle altre. Non meno di lui n'era seccata la signora; ma forse, per quelle medesime ragioni di prudenza che avevano mosso Raimondo in tutto il corso di quel dramma domestico, non poteva dispiacerle troppo di farsi vedere alla gente, rifiorita di salute e di bellezza, lieta e sorridente, tra un marito sempre devoto ed una suocera apertamente amorevole. Per quelle stesse ragioni fece buon viso alla contessa Galier, troppo tenera amica, che omai vedeva volentieri come il fumo negli occhi; e senza uno sforzo così grande che per verità non era il caso, trattandosi di gentili cavalieri, accolse per due o tre mercoledì alla fila i Lunardi, i Gregoretti, i Ruggeri, i Telemachi, i maestri di musica, tutta la sua piccola corte, a cui fece perfino la grazia di mostrarsi una sera a teatro tutta sfavillante di gioia e di gioie, con quel suo diadema della farfalla adamantina che sfuggiva alle fauci del serpe insidioso, tutto smeraldi, crisòliti e rubini.

Pochi giorni dopo quella comparsa trionfale, la bella signora Zuliani spariva. Moglie e marito partivano da Venezia, per fare un viaggetto a Parigi, a Londra, e fors'anco altrove, se non si fossero seccati. Ma non si erano seccati di certo, perchè il viaggetto durò mesi parecchi, e le garrule Procuratie ebbero tempo a dimenticarsi dei due viaggiatori. I quali posarono finalmente, ma per istabilirsi lontano, chi disse in Isvizzera, chi sul lago di Como, chi in Liguria, chi perfino a Madera, e naturalmente per consiglio dei medici; savio consiglio, giustificato abbastanza da una complessione troppo delicata, e dalla scossa troppo violenta di un caso disgraziato, che tutti dovevano ricordar per un pezzo.

Caso disgraziato, davvero, e non effetto di un disperato proposito. Così fu creduto da tutti, poichè con la sua stessa rovina parlava il parapetto di un terrazzino sul Canal Grande. Una trovata veramente felice era stata quella di "Paron Nane". Ed era stata anche una buona azione; perciò rimase ignorata. Se si fosse risaputa, di sicuro gli archeologi l'avrebbero dichiarata cattiva. Che si canzona? Mandare in pezzi quel gentil parapetto dai tre pilastrini istoriati, dai due rosoni traforati con tanta maestria di scalpello elegante! Quel terrazzino era un capolavoro di scultura quattrocentesca, innestato sopra un'architettura di tre secoli più antica. Per verità, restavano ancora i suoi gemelli delle altre finestre; e non sarebbero mancati, alla più trista, i suoi somiglianti sulla facciata di un altro edifizio, che era il palazzo Contarini Fasan, manifestamente adornato dall'ingegno di un medesimo artefice. Ma non era quella una buona ragione per consolarsi della rovina di quel prezioso cimelio. Casca oggi, casca domani, il bello, il vero bello, che è solamente l'antico, se ne va a pezzettini, e ci siam visti.

Un'altra rovina, mezza, se non intiera, fu quella del banco Zuliani, che, per l'assenza prolungata del suo titolare, fu costretto a restringere di molto la cerchia delle sue operazioni.

Era rimasto alle mani dell'ottimo signor Brizzi; finalmente prese nome da lui, e vive ancora di vita modesta ma sicura, se non gloriosa, non abbandonato del tutto dai capitali del signor Raimondo Zuliani, nè dalla benevolenza del banco Cantelli.

Anche la signorina Margherita aveva lasciato presto Venezia, poichè il governo, predestinato a non indovinarne mai una, non aveva esauditi i fervidissimi voti della signora Eleonora, e la corvetta, armata di tutto punto, era partita proprio sul finir di gennaio, portandosi via lo sposo Federigo e il suo vistoso corredo per ogni clima e per ogni temperatura del globo. Filippo Aldini aveva naturalmente seguiti i signori Cantelli a Milano; un mese dopo. Margherita Cantelli diventava la contessa Margherita Aldini.

È felice, ora, interamente felice col suo Filippo, e passa la maggior parte dell'anno nella quiete desiderata di Parma. Babbo e mamma non tralasciano occasioni per andare da lei e far visite lunghe; ed ella e Filippo fanno spesso le loro corse a Milano, segnatamente d'inverno, quando è più intensa la vita dei teatri, e le prime rappresentazioni della Scala attraggono l'artistica curiosità della giovine e bella contessa. Ma essa ai teatri non vuole andare senza Filippo; Filippo ha da esserle sempre al fianco. Ne è forse gelosa? No, tanto è sicura di lui; ma trova piacevole al sommo tenerselo vicino, averlo così _digne et in æternum_ marito ed amante; e se la cosa fa scandalo, perchè fuori di moda, a lei non importa. La moda, in questa materia delicata, se la fa lei; non la impone a nessuno, e non si lascia imporre quella degli altri. Ma ne è così lieto il suo Filippo! il suo Filippo, che è perfino arrivato al punto di amar la musica teatrale, l'assordante, l'indigesta, la noiosa, e quant'altre varietà se ne spacciano sul mercato dei suoni.

La contessa aspetta ora il fratello, che in tre anni di assenza dovrebbe aver finito il suo giro del globo. Lo aspetta a Parma, naturalmente, e nell'antico palazzo degli Aldini, che Filippo ha ricomprato e rinnovato. Così potesse lei comprar Torrechiara, per farci una serie di restauri, degni di Pier Maria De' Bossi, e di Bianca Pellegrini d'Arluno! Ma già più volte è andata lassù, oltre Langhirano, a visitare la ròcca, intrattenendosi lungamente nella camera d'oro, davanti a quelle file di cuori fiammanti accoppiati, cerchiati di tre corone d'oro per coppia, e accostati dalle due chiare leggende latine dei due nobili amanti del Quattrocento.

Ed anche più volte, risalendo il corso della Parma, la cara donna ha visitato il bosco di Corniglio, tutto castagni secolari, che con le lunghe braccia distese danno benedizione di ombra e di pace ad una tacita casa d'antichi; poi quella conca di smeraldo che è la fresca valletta dei Lagadelli, degno soggiorno a poeti, forse più degno a filosofi; donde, per un sentiero sassoso tra i faggi lucenti, s'è inerpicata alla dolce solitudine del Lago Santo, custodita da vigili scolte di abeti; e più su, con breve e facile ascesa tra cespi di baccole, fino alla vetta prominente dell'Orsaro.

-- Bel nome, quello! Fiero quest'altro, e mi piace egualmente! -- diss'ella un giorno lassù. Da questa pace sublime luccica a noi qualche cenno di umano consorzio; ma lontano, per buona sorte, lontano, lontano; e qui le anime si ritemprano, e i cuori amano meglio. Ci hai pensato mai, Lippo? Si è scesi un po' tutti, a prima o dopo, dai monti, per dirozzarci al piano, per educarci, e, se Dio vuole, per intendere il bello. Ma poi, chi più intende il bello e il brutto, e soprattutto il mediocre della vita di laggiù, si ritira passo passo, ritorna alle origini, si rifugia sui monti.

-- Hai ragione; e ci vive; -- rispose Filippo. -- Ma per viverci, e sentirsi vivere, ci vuol Margherita.... l'intelligenza, la bontà, la bellezza e la grazia. --

_Fine_.

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OPERE di A. G. BARRILI.

_Capitan Dodéro_ (1865). 12.ª ediz. L. 1 -- _Santa Cecilia_ (1866). 10.ª ediz. L. 1 -- _Il libro nero_ (1868). 4.ª ediz. L. 2 -- _I Rossi e i Neri_ (1870). 5.ª ediz. (2 vol.) L. 2 -- _Le confessioni di Fra Gualberto_ (1873). 13.ª ediz. L. 1 -- _Val d'olivi_ (1873). 18.ª edizione L. 1 -- _Semiramide_, racconto babilonese (1873). 8.ª ediz. L. 1 -- _La notte del commendatore_ (1875). 2.ª ediz. L. 4 -- _Castel Gavone_ (1875). 10.ª ediz. L. 1 -- _Come un sogno_ (1875). 23.ª ediz. L. 1 -- _Cuor di ferro e cuor d'oro_ (1877). 18.ª ediz. (2 vol.) L. 2 -- _Tizio Caio Sempronio_ (1877). 2.ª ediz. L. 3 50 _L'olmo e l'edera_ (1877). 18.ª ediz. L. 1 -- _Diana degli Embriaci_ (1877). 2.ª ediz. L. 3 -- _La conquista d'Alessandro_ (1879). 2.ª ediz. L. 4 -- _Il tesoro di Golconda_ (1879). 12.ª ediz. L. 1 -- _Il merlo bianco_ (1879). 2.ª ediz. L. 3 50 -- Edizione illustrata (1890). 5.ª ediz. L. 5 -- _La donna di picche_ (1880). 6.ª ediz. L. 1 -- _L'undecimo comandamento_ (1881). 10.ª ediz. L. 1 -- _Il ritratto del Diavolo_ (1882). 3.ª ediz. L. 3 -- _Il biancospino_ (1882). 9.ª ediz. L. 1 -- _L'anello di Salomone_ (1883). 3.ª ediz. L. 3 50 _O tutto o nulla_ (1883). 2.ª ediz. L. 3 50 _Fior di Mughetto_ (1883). 4.ª ediz. L. 3 50 _Dalla Rupe_ (1884). 3.ª ediz. L. 3 50 _Il conte Rosso_ (1884). 3.ª ediz. L. 3 50 _Amori alla macchia_ (1884). 3.ª ediz. L. 3 50 _Monsù Tomè_ (1885). 3.ª ediz. L. 3 50 _Il lettore della principessa_ (1885). 3.ª ediz. L. 4 -- -- Edizione illustrata (1891) L. 5 -- _Victor Hugo_, discorso (1885) L. 2 50 _Casa Polidori_ (1886). 2.ª ediz. L. 4 -- _La Montanara_ (1886). 7.ª ediz. L. 2 -- -- Edizione illustrata (1893) L. 5 -- _Uomini e bestie_ (1886). 2.ª ediz. L. 3 50 _Arrigo il Savio_ (1886). 2.ª ediz. L. 3 50 _La spada di fuoco_ (1887). 2.ª ediz. L. 4 -- _Il giudizio di Dio_ (1887) L. 4 -- _Il Dantino_ (1888). 3.ª ediz. L. 3 50 _La signora Àutari_ (1888). 3.ª ediz. L. 3 50 _La Sirena_ (1889) 5.ª ediz. L. 1 -- _Scudi e corone_ (1890). 2.ª ediz. L. 4 -- _Amori antichi_ (1890). 2.ª ediz. L. 4 -- _Rosa di Gerico_ (1891). 3.ª ediz. L. 1 -- _La bella Graziana_ (1892). 2.ª ediz. L. 3 50 -- Edizione illustrata (1893) L. 3 50 _Le due Beatrici_ (1892). 5.ª ediz. L. 1 -- _Terra Vergine_ (1892). 5.ª ediz. L. 1 -- _I figli del cielo_ (1893) 5.ª ediz. L. 1 -- _La Castellana_ (1894). 2.ª ediz. L. 3 50 _Fior d'oro_ (1895). 4.ª ediz. L. 1 -- _Il Prato Maledetto_ (1895) L. 3 50 _Galatea_ (1896). 4.ª ediz. L. 1 -- _Diamante nero_ (1897). 3.ª ediz. L. 1 -- _Sorrisi di gioventù_ (1898). 2.ª ediz. L. 3 -- _Raggio di Dio_ (1899). 2.ª ediz. L. 1 -- _Il Ponte del Paradiso_ (1904) L. 3 50 _Lutezia_ (1878). 2.ª ediz. L. 2 -- _Con Garibaldi, alle porte di Roma_, ricordi (1895) L. 4 -- _Zio Cesare_, commedia in cinque atti (1888) L. 1 20

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