Il Parlamento Nazionale Napoletano per gli anni 1820 e 1821: memorie e documenti
Part 4
III. _Milizie provinciali, gendarmeria ed altro oggetto di pubblica sicurezza:_ Sponsa Diodato, Perugini Pietro Paolo, Borrelli Pasquale, De Piccolellis Mario, Coletti Decio, Melchiorre Paolo, Mazziotti Gerardo, Vivacqua Francesco, Corbi Carlo.
IV. _Finanze:_ Matera Domenico, Ginestous Cesare, Gerardi Giuseppe, Incarnati Francesco Saverio, Paglione Gennaro Domenico, Pessolani Saverio Arcangelo, Losapio Giuseppe, Dragonetti Luigi.
V. _Commercio, agricoltura, arti ed industria:_ Angelini Gian Fedele, Netti Raffaele, Coletti abate Michele, Giovane Giuseppe Maria, Jacuzio Francesco, Riolo Paolino, Lozzi Giovannantonio, Corbi Vincenzo, Caracciolo Gerardo.
VI. _Istruzione pubblica:_ Petruccelli Francesco, Semmola Mariano, Strano Francesco, Sonni Domenico, Jannantuono Papiniano, Lepiane Vincenzo, Flamma Paolo, Buonsanto Vito, Desiderio Giuseppe.
VII. _Esame e tutela della Costituzione:_ Delfico Melchiorre, Ricciardi Amodio, Nicolai Domenico, Galanti Luigi, Maruggi Giovanni, Cassini Domenico, Vasta Tommaso, Ruggero Petrantonio, Imbriani Matteo.
VIII. _Amministrazione provinciale e comunale:_ Carlino Ippazio, Rondinelli Benedetto, De Oraziis Biagio, Brasile Saverio, Trigona Salvatore Giuseppe, Fantacone Giancarlo, Castagna Michelangelo, De Luca Antonio Maria, Mercogliano Antonio.
IX. _Governo interno:_ Presidente, segretario Berni, De Filippis Carlo, Mazzone Liberatore, Orazio Giuseppe.
I deputati entrati in carica ottennero un diploma di nomina, muniti del suggello del Parlamento nazionale[48], di questo tenore:
PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE.
_Certifichiamo noi qui sottoscritti, presidente e segretari pro tempore del parlamento nazionale, qualmente il signor ..... è stato nominato deputato al Parlamento per la provincia di Napoli, e che i suoi poteri sono stati esaminati e trovati in regola._
_In fede di che, ne abbiamo sottoscritto il presente. Tutti i poteri in originale sono nel nostro archivio._
Cosí fu aperto il Parlamento nazionale di Napoli che doveva tanto brevemente esistere.
PARTE SECONDA
I DEPUTATI.
PARTE II
Quadro delle abitazioni dei Deputati al Parlamento Nazionale.
MATTEO GALDI, _strada Magnovacallo n. 88_.
TITO BERNI, _salita S. Sebastiano n. 58_.
VINCENZO NATALI, _strada di Chiaia n. 66_.
NAZARIO COLANERI, _strada portici S. Tommaso d'Aquino n. 20_.
FERDINANDO DE LUCA, _strada S. Liborio n. 65, 1º piano_.
FRANCESCO LAURIA, _S. Potito palazzo Solimena_.
FRANCESCO SCRUGLI, _strada Concezione a Montecalvario n. 10_.
FELICE SAPONARA, _strada S. Potito n. 37, 3º piano_.
GIROLAMO ARCOVITO, _strada S. Matteo n. 34_.
VINCENZO CATALANO, _largo S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone n. 7, 3º piano_.
MICHELE TAFURI, _largo p. Piccola Rosario di Palazzo n. 17_.
ALESSIO PELLICCIA, _Materdei vico Cangi n. 6_.
PASQUALE CERALDI, _vico Bisi collegio dei Nobili N. 34_.
FRANCESCO STRANO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.
PAOLINO RIOLO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.
INNOCENZI DE CESARE, _strada Foria_.
ALESSANDRO BEGANI, _vico Trevaccari n. 4, 1º piano_.
GIOVANNI BAUSAN,.....[49]
FRANCESCO ROSSI, _strada Incoronata n. 24, 1º piano_.
ROSARIO MACCHIAROLI, _vico Chianche a Palazzo n. 3_.
DOMENICO MAYER, _strada S. Cristoforo all'Olivella N. 36_.
GIUSEPPE POERIO, _strada Materdei case proprie_.
LORENZO DE CONCILIIS, _nel monistero di S. Orsola a Chiaia_.
GIUSEPPE CARDINALE FIRRAO (sic), _palazzo Avellino Anticaglia n. 4, 1º piano_.
TOMMASO DONATO, _strada di Chiaia n. 209_.
DIODATO SPONSA, _strada Baglivo n. 68, 2º piano_.
PIETRO PAOLO PERUGINI, _strada Guantari n. 99, locanda Lombardia_.
PASQUALE BORRELLI, _strada nuova Monteoliveto n. 29, 1º piano_.
OTTAVIO DE PICCOLELLIS, _largo delle Pigne n. 152_.
GERARDO MAZZIOTTI, _vico storto Sant'Agostino degli Scalzi n. 12_.
FRANCESCO VIVACQUA, _vico del Carminello n. 51, 3º piano_.
CARLO CORBI, _vico Baglivo n. 68, 2º piano_.
DECIO COLETTI, _strada Stella n. 103, 1º piano nobile_.
PAOLO MELCHIORRE, _vico largo dell'Avvocato n. 35_.
DOMENICO MATERA, _locanda dell'Incoronata_.
CESARE GINESTOUS, _largo del Castello n. 81_.
GIUSEPPE GRIMALDI, _strada Nardones n. 14_.
FRANCESCO SAVERIO INCARNATI, _strada Baglivo Uries n. 13, 1º piano_.
TOMMASO GIORDANO, _strada S. Liborio n. 65_.
GIOV. DOMENICO PAGLIONE, _Pallonetto S. Chiara n. 12, 2º piano_.
SAVERIO ARCANGELO PESSOLANI, _sopra del Sacramento, vico delle Nocelle n. 87_.
GIUSEPPE LOSAPIO, _strada Corsea n. 65_.
LUIGI DRAGONETTI, _strada S. Mattia n. 88, 2º piano_.
GIOVAN FELICE ANGELINI, _strada Nardones n. 95_.
RAFFAELE NETTI, _strada Atri n. 3, 3º piano_.
MICHELE COLETTI, _calata S. Tomaso d'Aquino n. 6_.
GIUSEPPE MARIA GIOVENE, _Fontana Medina al palazzo Caravita_.
FRANCESCO JACUZIO, _strada S. Liborio n. 65 3º piano_.
GIOVANNI ANTONIO LOZZI, _vico Afflitto n. 28, 3º piano_.
GERALDO CARACCIOLO, _strada Foria_.
VINCENZO COMI, _strada Guantai nuovi n. 46_.
FRANCESCO PETRUCCELLI, _calata principe di S. Severo n. 20, 2º piano_.
MARIANO SEMMOLA, _vico dei Giganti n. 44, 2º appartamento_.
DOMENICO SONNI, _strada nuova dei Pellegrini n. 4, 1º piano_.
PAPINIANO JANNANTUONO, _strada S. Liborio n. 65, 2º piano_.
VINCENZO LEPIANE, _strada Vicaria n. 339, 1º piano_.
PAOLO FLAMMA, _strada Chiaia n. 160_.
VITO BUONSANTI, _dentro S. Domenico Soriano_.
GIUSEPPE DESIDERIO, _dirimpetto la porteria del Monistero del Consiglio n. 3_.
MELCHIORRE DELFICO, _alle case del marchese de Turris dietro il palazzo di Gravina_.
AMODIO RICCIARDI, _palazzo Monteroduni, Ponte di Chiaia_.
DOMENICO NICOLAI, _strada Nardones n. 66_.
LUIGI GALANTE, _vico Santo Spirito n. 41, 3º piano_.
GIOVANNI MARUGGI, _Magnocavallo 88, ultimo piano_.
DOMENICO CASSINI, _Pallonetto S. Chiara n. 8_.
TOMMASO VASTA, _al largo del Vescovado n. 31, a destra_.
PETRANTONIO RUGGIERO, _Cisterna dell'olio case di Petagna, 2º piano_.
MATTEO IMBRIANI, _Cisterna dell'olio n. 25, 3º piano_.
IPPAZIO CARLINO, _strada Montesanto n. 17_.
BENEDETTO RONDINELLI, _vicoletto 2 della Quercia n. 6_.
BIAGIO DE HORATIIS, _strada Foria ultimo piano in casa di Nicolini_.
LIBERANTE MAZZONE, _vico Tedeschi a Toledo sopra lo speciale S. Giorgio_.
SAVERIO BASILE, _vicoletto Tedeschi a Toledo n. 4, 1º piano_.
SALVADORE GIUSEPPE TRIGONA, _strada Nardones n. 14, 3º piano_.
GIOVANNI CARLO FANTACONE, _vico Figurella a Montecalvario n. 10_.
MICHELANGIOLO CASTAGNA, _vico Cinquesanti n. 9, 2º piano_.
ANTONIO MARIA DE LUCA, _largo delle Pigne n. 140_.
ANTONIO MERCOGLIANO, _locanda villa di Parigi nel chiostro di S. Tommaso d'Aquino_.
CARLO DE FILIPPIS, _strada nuova Pizzofalcone n. 45_.
GIUSEPPE ORAZIO, _strada vico Gerolomini n. 11, palazzo duca della Castelluccia_.
FERDINANDO VISCONTI, _S. Lucia a Mare n. 64, ultimo piano, a sinistra_.
COLONELLO PEPE GABRIELE, _alla locanda dei Fiorentini_.
PRINCIPE DI BISCARI, _dirimpetto la villa_.
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Queste notizie desunte dai documenti dell'epoca mi parvero d'un certo interesse per la storia delle nostre provincie meridionali: epperò le riprodussi integralmente.
1ª _Classe_. PRETI. — Buonsanti, Coletti (Michele), De Luca (Antonio), De Luca (Ferdinando), Desiderio, Fiamma, Galanti, Geraldi, Giovane, Jacuzio, Jannantuono, Lepiane. Pelliccia, Riolo, Rondinelli, Semola, Sonni, Strano, Vasta — 19.
2ª _Classe_. PROPRIETARII. — Basile, Corbo, Falletti, Fantacone, de Filippis, Giordani, Imbriani, Incarnati, Macchiaroli, Mazzone, Netti, Paglione, Rossi — 13.
3ª _Classe_. MAGISTRATI. — Arcovito, Catalani, de Cesare, Coletti (Decio), Melchiorre, Orazi, Ricciardi, Saya, Saponara, Scrugli, Tafuri, Vivacqua — 12.
4ª _Classe_. AVVOCATI. — Angelini, Berni, Carlini, Cassini, Colaneri, de Horatiis, Lauria, Losapio, Mazziotti, Pessolani, Poerio, Ruggero — 12.
5ª _Classe_. MILITARI. — Bausan, Begani, de Conciliis, Morice, Pepe, Piccolellis, Perugini, Sponsa.
6ª _Classe_. NOBILI. — Principe di Biscari, Caracciolo (dei duchi di Martina), Marchese Dragonetti, Grimaldi di Terrasana, Nicolai (marchese di Canneto), Cavalier Trigona — 6.
7ª _Classe_. MEDICI. — Castagna, Comi, Maruggi, Mercogliano, Petruccelli, Romeo — 6.
8ª _Classe_. IMPIEGATI. — Borrelli, Donato, Matera, Natale — 4.
9ª _Classe_. RITIRATI CON PENSIONI. — Delfico, Galdi — 2.
10ª _Classe_. NEGOZIANTI. — Ginestous, Lozzi — 2.
11ª _Classe_. CARDINALI. — Firrao — 1.
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ESTRATTO DAL GIORNALE «LA MINERVA NAPOLETANA» (_1º trimestre 1820, agosto, settembre, ottobre, pag. 332-333_)[50].
Dal prospetto dei deputati, si può agevolmente osservare:
1º Che il termine _medio_ delle loro età esclude la prima gioventú, e non tocca l'estrema vecchiezza; donde può sperarsi senno e moderazione con robustezza e virilità;
2º Che manca affatto la tendenza verso l'oligarchia, pochi essendo coloro che appartengono alla 6ª classe; ove per liberalità di principi si distinguono eminentemente il marchese Dragonetti ed il marchese di Canneto;
3º Che lo spirito _demagogico_ non può allettare persone, delle quali tutte può dirsi... _quobus est pater, et equus et res_;
4º Che gli impiegati attivi del governo sono sí rari, che, ove i loro conosciuti sentimenti non fossero cosí onorevoli come sono, non sarebbe da tenersi sopra di essi alcuna ministeriale influenza;
5º Che nel gran numero di magistrati, scelti dal popolo mentre vivevano in lontane provincia, si scorge una testimonianza lusinghiera pel corpo della magistratura e consolante per la Nazione;
6º Che nel maggior numero degli ecclesiastici si vede con piacere premiato il merito non ordinario di molti, fra i quali giova ricordare Galanti, Giovane, Pelliccia, Semola, Strano, pubblici professori di scienza e nomi cari alle lettere.
Né andranno privi di lode Buonsami e Coletti, educatori della gioventú. Gli ecclesiastici, inviati al Parlamento di Napoli, sono tali che saprebbero, nel bisogno, e difendere a prezzo della vita la patria religione, e rigettar qualunque misura contraria alla dignità ed agli interessi corporali della monarchia, fosse ancor la misura piú favorevole al loro ordine sacerdotale.
Ma alcuni di questi e non per colpa dei vescovi, si mostrarono tiepidi per la causa della libertà costituzionale.
Nelle Provincie dell'Aquila, di Chieti, i preti — si dolgono alcuni — non predicano abbastanza i doveri, che questa impone, ed i vantaggi che ne risultano; e si fanno volentieri a seguire i grandi esempii, che somministra loro il rimanente del clero. Il potere esecutivo non deve tralasciare di porvi ordine e di far conoscere i nomi di quelli, che si distinguono pel loro zelo, e per la loro virtú, come il parroco d'Orazii;
7º Il numero degli avvocati, il quale ad alcuni sembra soverchio, può non credersi tale, se si riflette, che in questo ordine si restringeva pochi anni fa tutto il sapere civile della Nazione; e che in esso anche il talento poteva incontrar la fortuna, al patto, non rade volte, di rinunciare ai sentimenti piú generosi.
Quindi le osservazioni sul numero degli avvocati nel Parlamento non cadono sulle loro persone; ma sopra alcune memorie appartenenti alla loro classe, alle quali essi recano una felice eccezione.
Si desidera che l'eloquenza parlamentaria faccia dimenticar la forense[51]. Questa non saprebbe che oscurare l'evidenza delle cose, corrompere il dritto sentire, e sostituire lunghe parole alle forme amabili e severe della libertà.
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Le biografie che seguono sono tratte dai protocolli di Polizia e dell'Interno del grande archivio di Stato di Napoli, dal giornale la «Minerva» del 1820-21, dall'«Omnibus» politico e dal «Pittoresco» diretti dal nap. Vincenzo Torelli e dagli elogi funebri recitati nelle varie occasioni di morte di quelli che appartennero al Parlamento del 1820.
Dei seguenti deputati non ho notizie — per quante ricerche io abbia fatte — e quelle poche che ho, non bastano, quantunque io abbia fatto inutile appello, nelle provincie meridionali, ai loro discendenti.
ANGELINI GIOVAN FELICE — BASILE SAVERIO — CARLINO IPPAZIO — CASTAGNA MICHELANGELO — CASSINI DOMENICO — DE CESARE INNOCENZO — COMI VINCENZO — COLETTA MICHELE — CONTI CARLO — GIORDANO TOMMASO — JANNANTONIO PAPINIANO — LOSAPIO GIUSEPPE — LOZZI ANTONIO — ORAZIO GIUSEPPE — PAGLIONE GIOVAN DOMENICO — PETRUCCELLI FRANCESCO — ROSSI FRANCESCO — STRANO FRANCESCO.
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ARCOVITO GIROLAMO[52]. — Fu uno dei difensori di Vigliena nel 1799. Era nato nel 1771 in Reggio Calabria da Natale e da Teresa Ranieri. Fu chierico, ma gettata la sottana, si diede agli studi di legge in Napoli. Nel 1796, fu nominato capo-cantone in Calabria. Dopo i fatti del '99, chiuso in prigione e dannato a morte, fu invece mandato nel castello d'Ischia[53] e godé dell'indulto del 1801 e si laureò avvocato nel 1803. Dai Francesi fu fatto commissario delle colonne destinate alla repressione del brigantaggio, poi giudice, quindi presidente di G. C. Criminale. Tornati i Borboni restò in carica. Nel 1820 fu deputato operoso, e combattette la partenza del re per Lubiana. Nel 1821 fu presidente della Camera e firmò la nobile protesta, nel momento stesso che gli Austriaci entravano in Napoli.
Nella reazione perdette il posto di magistrato e fu latitante fino al 1825, anno in cui fu amnistiato; ma esiliato fino al 1829 in Salerno.
Morí il 1º dicembre 1847. Fu marito d'una Musitano e lasciò erede il figlio adottivo Natale Musitano.
BEGANI ALESSANDRO. — Il nome del difensore di Gaeta è stato già raccolto dalla Storia e la sua vita va tra quelle dei piú strenui generali italiani.
Nacque in Napoli ai 20 giugno 1770 ed ebbe l'educazione nel nostro collegio militare che fu il vivaio di quanti, da piú d'un secolo, portano alta la divisa dell'esercito. Ne uscí per secondare la sua indole che lo chiamava alle armi, e cominciò la _carriera_ come uffiziale di artiglieria. L'impresa di Tolone fu la sua prima campagna. Ma, quando ne tornò al 1794, ebbe a pagare in dura prigionia il culto che egli rendeva lealmente alle istituzioni liberali. Compreso nel numero dei patriotti fuorusciti napoletani che trovarono asilo in Francia, militò in quell'esercito partecipando con onore alle guerre d'Italia e prese parte anche alla famosa spedizione che si preparava sulle spiaggie della Manica per l'Inghilterra.
Reduce in Napoli nel 1806, percorse rapidamente i gradi militari superiori sino a quello di maresciallo di campo e prese parte in tutti i combattimenti del decennio[54].
Nel 1815 gli venne affidata la difesa della prima cittadella del regno di Napoli: Gaeta[55].
Il 31 maggio se ne chiusero le porte; l'8 di agosto fu resa non a quei che l'assediavano..... ma al Re.
Cosí furono salve per la nazione l'artiglierie e munizioni ivi abbondantemente raccolte, e Gaeta non ebbe a seguire la sorte di Ancona e di Pescara spogliate e mezzo demolite dai Tedeschi che in quell'epoca stessa le occuparono senza espugnarle.
Begani, vittima della bassa vendetta austriaca, ebbe l'esilio in premio della sua bella difesa. Privato d'ogni stipendio, dovette alla spontanea magnanimità del Re un sussidio che piacque alla... voracità del de Medici, risecare ancora d'un decimo!
Il principe Vicario non tardò a richiamarlo nella patria, dalla Corsica, ove egli viveva dimenticato, e lo nominò ispettore generale d'artiglieria. I suoi concittadini lo compresero nella deputazione di Napoli.
Il tenente colonnello Vinci che diresse i lavori della difesa di Gaeta ne pubblicò anche il giornale d'assedio.
BERNI TITO. — Nacque nel 1788 da Federico Berni ferrarese e da Camilla Sagarriga in Bitonto (Terra di Bari). Passata la prima giovinezza nella sua patria, ed appresevi le prime istituzioni letterarie, fu menato in Napoli ad erudirsi nella giurisprudenza sotto il chiarissimo professore Nicola Valletta. Benché dedito al Foro, ei si piacque sempre degli studi classici nei quali si distinse, meritando di appartenere a molte accademie, ed alla _Sebezia_[56] di cui fu per parecchi anni segretario.
D'ingenuo carattere e d'incorrotti costumi, fu chiamato alla deputazione quasi conformato sul modello d'un rappresentante che egli stesso aveva ritratto in un suo giornale: l'_Indipendente_. Molte sue poesie sono sparse in piccole raccolte per nozze; e la stamperia della _Biblioteca analitica_ nel 1819-21 cominciò a pubblicare due volumi di traduzioni sue dal latino e dal greco, sotto altro nome.
BISCARI (_principe di_). — Nacque a Catania nel 1779. Nel 1820 seppe con la voce e col danaro contribuire alla tranquillità di quella terra di cui fu eletto deputato al Parlamento. Da quel tempo rimase sempre in Napoli, dandosi tutto all'archeologia, passione ereditata dal padre, menando vita ritirata e solitaria. Grandemente ricco, spese immense somme nell'acquisto di oggetti antichi e pietre preziose, nella conoscenza delle quali era cosí dotto da stare molto innanzi ai piú saputi nell'arte.
Aveva tale copia di oggetti che patí un furto di oltre dugentomila ducati senza alterare le collezioni. Veramente tutto fu — in breve tempo — riacquistato, mercé la sagacia del commissario di polizia Portalupi. Tra le gioie rubate erano quattordici grossi bottoni formati ciascuno da un rubino, da uno smeraldo e da un diamante l'uno nell'altro incastrati, straordinario lavoro, e un filo di cinquanta bellissimi diamanti ciascuno di venti grani.
La biblioteca ed il museo passarono, poi, in eredità al fratello. Morí nel 1844 (6 maggio). Passò la maggior parte della sua vita sempre seduto, circondato da antiquari, orafi e gioiellieri, da quanti oggetti d'arte che d'ogni specie possono immaginarsi, da libri, da pappagalli e da animali non comuni di cui era appassionatissimo[57].
Infermo di grave malore, non ricorse ai medici che molto tardi. Il principe di Biscari non credeva alla medicina: e pure aveva tanta fede nell'... archeologia!
BAUSAN GIOVANNI. — Nacque a Gaeta il 14 aprile 1757 da Giuseppe, tenente generale nell'esercito napoletano e da Rosa Pinto y Fonseca.
Fu ammesso a dieci anni nella regia accademia di marina di Napoli[58].
Dal marzo al settembre 1774, e dal giugno all'ottobre 1785 navigò sulla _galera padrona_ e nel luglio seguente sulla fregata _Santa Amalia_, sulla galera _San Germano_ e sulle fregate _Santa Dorotea_ e _Santa Chiara_.
Serví sulle navi inglesi dove fu inviato con altri dal ministro Acton; nel 1782 combatté al fianco dell'ammiraglio Rodney, e nell'infruttuosa spedizione contro Algeri del 1774, Bausan comandò lo sciabecco _Robusto_ e riportò una ferita nella coscia.
Nel 1788 combattette contro i barbareschi.
Nel 1798, alla fuga del re Ferdinando IV da Napoli, il Bausan trovavasi a Palermo colla corvetta _Aurora_ per caricarvi armi.
Durante la _repubblica partenopea_ stette col Caracciolo e dopo, promosso capitano di vascello, fu imprigionato ed esiliato in Francia.
Coi Francesi tornò in Napoli e fu preposto al supremo comando delle forze navali.
Vinse gli Inglesi ai 24 e 25 giugno 1809[59] e fu nominato barone da Gioacchino Murat con una donazione di 10,000 ducati in beni.
Negli anni 1812-13-14 tenne il comando della flottiglia leggera e dei vascelli _Capri_, _Gioacchino_, e della fregata _Letizia_.
Alla restaurazione del 1816 fu riformato e nominato giudice e presidente in diversi consessi di guerra e della marina.
Nel luglio 1820, scoppiati i moti di Sicilia, fu richiamato in attività di servizio.
Morí nel 1825; le sue ossa, trasportate nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, non ebbero onore di marmi.
BORRELLI PASQUALE. — Nacque a Tornareccio (Chieti) nel 1782 da Gaudenzio, dotto medico, e Concetta d'Antonio.
Ebbe la prima educazione in seminario, e nel 1796 fu avviato nel collegio di Chieti per apprendervi le matematiche e la filosofia. Nel 1798 tornossene a Napoli, dove volle addirsi alla medicina. Studiò presso Onorato Ricci, presso il Guidi, fisico, e medicina col Macry e nello stesso anno pubblicò per le stampe: _Euricipia zooanosiae_[60].
Compiuti appena gli studi di medicina, e divulgatosi il nome del Borrelli nella capitale, si vide tosto circondato da folto stuolo di giovani che lui volevano maestro nelle scienze mediche. E il Borrelli di buon grado secondò quelle istanze, insegnando, in una cattedra dell'ospedale di San Giacomo, la materia medica. Volgendo intanto l'anno 1805, gli amici lo persuasero ad entrare nel foro, dove la sua eloquenza avrebbe trovato un campo piú esteso, poiché prima prerogativa di lui era il parlare facondo e spontaneo. Epperò — tralasciati gli studi di medicina — divenne in breve tempo peritissimo in legge e nel _mestiere_ d'avvocato salí in gran fama non solo in Napoli, ma in tutto il regno.
Amò nel 1807 passionatamente Rosina Scotti, bella e colta fanciulla, che immaturamente morí nell'età di ventuno anni. (Vedi VINCENZO FONTANAROSA: _Una congiura a Napoli nel 1807_).
Fu inconsolabile il Borrelli di tale perdita e scrisse versi teneri e pietosi, bellissimi. Da quell'epoca egli lasciò il foro per tornare ancora una volta alla scienza ed alle lettere.
Sul finire di quell'anno vennero in luce i suoi _Principii di zoaritmia_. Guidato dai risultamenti di vari trovati algebrici, egli spiega in quest'opera — mercé una tavola numerica — i fenomeni principali della vita sana e della inferma; e benché, sí la zoognosia, che la zoaritmia partono dal sistema di Brown, tuttavia sono sparse d'idee originali e vere.
Nel 1809 comincia la vita pubblica di Pasquale Borrelli, perché fu eletto segretario generale della commissione feudale e quindi della prefettura di polizia. Nel quale impiego spiegò carattere di benignità verso i perseguitati e di liberalità verso i suoi subalterni; e si distinse sopra tutto per la eleganza di che faceva uso nella direzione degli atti amministrativi.
Nel 1811, la biblioteca analitica di scienze e belle arti pubblicò una sua prolusione sui poemi di Ossian. La quale, essendo ricca di pensieri originali e nuovi, fruttò bellissima lode all'autore di eruditissimo letterato, nella stessa guisa che da tutti era riputato valentissimo nelle severe filosofiche discipline.
Le sue cognizioni gli valsero la magistratura nel 1813, ed essendo giudice di appello, non sapremmo descrivere come fosse stato attivo, diligente ed accorto nel disimpegno del suo ministero.
Cambiato l'ordine del governo, tornò uomo privato.
Le piú stimabili e ragguardevoli persone della capitale lo visitarono; numerosa clientela ridomandò il suo patrocinio; fu accolto nel foro con una specie di trionfo e le sue arringhe, appena pronunciate, erano pubblicamente applaudite; e d'allora fu gridato sommo e profondo giureconsulto.
Nelle vicende del 1820 e 1821 lo Stato, la provincia e il Parlamento ebbero bisogno di lui. Sicchè lo Stato lo elesse presidente di pubblica sicurezza, la provincia suo deputato ed il Parlamento suo presidente. Sulla sua condotta molto si è detto non che scritto con varietà di giudizio e di passioni, ma noi parleremo, in altro lavoro, piú a lungo e meglio di lui.
Caduta la costituzione, andò in esilio a Gratz e vi stette tredici mesi, cinque a Baden e Vienna, e circa un anno e mezzo in Toscana.
Intorno a quest'epoca scrisse il suo corso filosofico, del quale fin dall'età di 18 anni aveva tracciate le linee generali. Pe' tipi di Lugano, venne pubblicata la sua introduzione alla filosofia del pensiero, sotto il nome anagrammatico di _Pirro Lellabasque_.
Dal 1825 al 1840 pubblicò le seguenti opere:
— _I principii della scienza etimologica che coopera al gran Dizionario della lingua italiana pel ramo dell'etimologia._ — Anno 1830.
_L'anticholera. Osservazioni famigliari sul cholera di Napoli, sui vermi tricocefali rinvenuti nei cadaveri dei colerosi._