Il Nemico, vol. II

Part 15

Chapter 151,312 wordsPublic domain

La faccia di Loris diventava sempre più fredda. Pensava di aver fatto male a tornare nel castello, dove il principe lo sorprenderebbe fra poco, poichè sapeva già tutto indubbiamente. Forse lo aveva visto entrare dalla porticina della serra; era impossibile che un uomo del suo carattere, e con quella sua passione, si fermasse a mezzo. Quanto tarderebbe a comparire? Loris se lo chiedeva con freddezza misteriosa anche per lui stesso. Dal momento che aveva promesso a Tatiana di ritornare nella notte, gli era parso di sentire come spaccarsi una frana nella propria vita: non era più possibile andare avanti. Amava egli Tatiana? Se non l'amava, era tornato solo per vanità, perchè ella non lo credesse così pauroso da arrestarsi davanti a simile pericolo? Ma così volgare amor proprio che cosa aveva di comune colle necessità politiche di quel momento, e colla tremenda impossibilità, alla quale si era educato da sè medesimo tanti anni per assorgere al tipo ideale di capo-partito. Un rimorso amaro e velenoso gli zampillava dalla coscienza. L'ora della debolezza era suonata anche per lui, come per tutti gli uomini, anche i maggiori, quell'ora che li uguaglia ai più piccoli, e sottomette i loro più alti disegni al capriccio del più meschino fra la gente, o del più bestiale fra i piaceri. Adesso Tatiana lo dominava. Ella lo aveva voluto in quella camera, sotto la vendetta del principe, certo non credendovi, per una fantasia erotica di donna nei primi giorni di un primo amore; ed egli era venuto come uno scolaro vanaglorioso e ridicolo, invece di gettare quella donna ai pruni della propria memoria per ritrovarne poi molti anni dopo qualche brandello.

— Loris, disse Tatiana, tu sei nichilista.

— No, è troppo poco.

L'altra tremò.

— Che cosa sei dunque?

— E tu che cosa hai voluto, facendomi ritornare qui?

— Te ne penti?

— Non mi pento mai.

— Volevo chiederti, ella mormorò finalmente, dove mi avresti aspettata.

— Sarebbe stato impossibile: egli rispose, come se tutto fosse già finito, quello che stava per accadere.

Si levò, ma la sua fronte ridivenne minacciosa.

— Hai voluto che ti ami.... e sarà forse la legge comune! ma bada di non avere voluto troppo. Al di sotto di questo amore, che ubbriaca tutti, uomini ed animali, vi è un'altra legge, che sospinge le migliaia delle generazioni ad una meta oscura, lasciando loro appena il tempo necessario a riprodursi. Quella è la legge vera, che crea i popoli e li distrugge a pro di una civiltà sempre più alta. In quella legge non si ama, perchè ogni progresso si è ottenuto solo colla morte. Io volevo essere l'uomo di quella legge: avevo raccolto tutti i dolori, mi ero nutrito col sangue di tutte le piaghe. Tu hai voluto che io ami.

— Ma io ti amo, Loris.

— Il tuo amore non è che un riverbero di neve, che si squaglia nel sole: domani non amerai più.

Ella si nascose il viso fra le mani.

— Tu non puoi nemmeno comprendere tutta l'ironia della tua vittoria di donna.

— Se tu non sei nichilista, vorresti però fare una rivoluzione: io posseggo tre milioni di rubli, prendili. Adesso non hai più il diritto di ricusarmi. Poi saltandogli al collo dalla gioia esclamò: l'ho trovata, l'ho trovata!

Così barcollando caddero sul letto. Tatiana aveva l'occhio morente, Loris la baciava sul collo; ella lo teneva stretto con tutte le forze senza lasciargli modo di muoversi, e parlandogli all'orecchio.

— Se no, no, mormorò Tatiana, alzando leggermente la voce.

Egli le rispose con una stretta più convulsa, ma rivolgendo istintivamente il capo verso l'uscio, diede un balzo irresistibile.

Il principe era in piedi, dinanzi alla porta, con una rivoltella in pugno. Da quanto tempo li spiava?

— Dio! urlò Tatiana inorridita.

A questo nome Loris si senti passare una tenebra sugli occhi: l'espiazione lo sorprendeva nell'atteggiamento medesimo del delitto, da lui commesso sopra Tatiana. Eppure lo sapeva, gli sembrava di averlo già previsto. Quella vasta camera, annegata in una molle ombra femminile, diventava l'arena del suo ultimo scontro, improvviso ed inevitabile malgrado tutti i disegni della sua ragione. Si ricordò di aver lasciato il revolver nella tasca interna della pelliccia, non aveva un'arma, nulla intorno poteva diventarlo.

Il principe lo guatava.

Sotto la fissazione di quello sguardo mortale sentì scattare violentemente tutte le proprie energie, quasi nella stessa suprema emozione dei condannati all'apparire del patibolo. La sua immensa guerra sociale si riassumeva in quel duello senz'armi.

Il principe s'inoltrò; Loris mosse verso di lui, ed incrociando le braccia attese provocantemente.

L'altro, insensibile a quella sfida, camminava colla rigidità di uno spettro.

— Ebbene! chiese Loris con accento di comando.

Tatiana dal fondo della stanza si slanciò innanzi a lui, gli cinse il collo con un braccio, protendendo l'altra mano per respingere il principe.

— Chi siete, che cosa volete?

Un riso stridulo, quasi meccanico, fu la risposta.

— Scostatevi, signora, non si tratta di voi; e l'atto di Loris fu così violento, che Tatiana traballando si abbattè sopra una poltrona.

— Quest'uomo vuole uccidermi: vediamo.

— Ti ucciderò, rispose il principe con voce sorda.

— Mi assassinerete.... è il diritto dei deboli. In una lotta con me sareste ucciso.

Il principe ebbe un sorriso di scheletro, ma Loris, invece di restargli superbamente rigido dinanzi, indietreggiò di qualche passo, prese una poltrona, e vi si sdraiò squadrandolo con aria dileggiatrice. Il principe sorpreso da quella manovra si arrestò, nell'occhio di Loris passò un lampo. Il principe non era che a tre passi, teneva la rivoltella in pugno, puntata; la piccola canna pareva di cristallo.

— È dunque la mia morte che vi fa paura? gli chiese Loris con atto di scherno, piegandosi sulle ginocchia e stropicciandosi nervosamente le mani.

Il principe ebbe ancora un istante di agitazione, gettò un'occhiata di sbieco a Tatiana.

Questo bastò a Loris. Con un balzo da tigre, così seduto, s'avventò nelle gambe del principe e lo rovesciò; caddero entrambi sul tappeto, abbrancolati, senza un grido, senza un soffio. Loris tentava di afferrargli colla mano il pugno, nel quale teneva la rivoltella, mentre coll'altro gli stringeva furiosamente il collo; ma il principe era riuscito a scartare l'arma, e gli sparò nel fianco. Loris non provò che un urto violento, si rialzò di scatto, lasciando la presa, e arretrò di qualche passo.

Tatiana alla detonazione era svenuta.

Loris vide il principe raspare sul tappeto per rialzarsi; in un attimo capì che aveva tempo per scagliarglisi nuovamente addosso e soffocarlo, che avrebbe potuto correre a prendere la propria rivoltella nella pelliccia. Fu un baleno; poi un'ombra immensa gli ondeggiò agli occhi, e portandosi istintivamente la mano al cuore ricadde.

Il principe si era rialzato.

Loris aveva gli occhi socchiusi, col pallore della morte sul volto. La sua bella testa pareva dentro una nebbia, che ne intorbidasse la potente espressione; era caduto in una posa quasi elegante, come un gladiatore antico.

Quindi aperse gli occhi, che non sembravano più quelli. Il loro verde, diventato opaco, non aveva più fondo; si guardò attorno, tentando di raddrizzarsi faticosamente sopra una mano.

Un filo sottile di sangue gli usciva dal fianco, rompendosi come a goccie di coralli sul tappeto scuro.

Il principe lo contemplava, sempre coll'arma in pugno, senza che la sua faccia avesse cangiato. Allora la ragione di Loris si schiarì luminosamente, e l'opacità de' suoi occhi s'aperse lasciando passare un raggio così vivo, che il principe non potè sostenerlo. Loris si guardò attorno. La testa smorta di Tatiana penzolava dalla spalliera della poltrona respirando a stento; una mano le toccava il tappeto. La mano era diventata rossa.

Fu l'ultima sensazione.

Poi il suo sguardo si riportò sul principe, fisso, coll'immobilità vampeggiante di un incendio lontano. Quell'uomo era la fine della sua vita, l'ultima realtà del mondo, dal quale stava per sparire.

Una malinconia ineffabile gli calò sulla fronte.

— L'uomo che salverà la Russia non amerà: mormorò fiocamente.

Nè Tatiana nè il principe avevano inteso.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.