Il Nemico, vol. I

Part 9

Chapter 93,503 wordsPublic domain

Accompagnò Olga a casa, e la prostrò con un secondo colloquio. Ella, che si aspettava a qualche galanteria, benchè le maniere di Loris non le permettessero punto simile speranza, soccombette alle prime severe parole. Con una brutalità non senza grandezza egli le espose sommariamente il proprio disegno. Olga allibì, ma Loris non le lasciò nemmeno il tempo di aver paura. Parlava freddo e splendido: mai nessun libro, fra i più rivoluzionari, aveva avuto per lei maggior fascino di poesia e di volontà; si sarebbe detto che egli sentisse davvero, nell'effimera piccolezza del proprio individuo, tutti i dolori sociali, di cui parlava.

Olga non aveva tentato nemmeno di resistere.

Loris impressionato di quella muta dedizione le aveva chiesto:

— Accettate?

— Che importa la mia volontà? Essa deve essere spezzata come tutte le altre.

Quindi avevano convenuto che Olga andrebbe a Mosca con lui nella settimana. Ella gli diede l'indirizzo di Lemm, rifugiatosi allora presso Mosca, nel villaggio di Touchino, da una sua zia, piccola mercantessa di tela. Il contratto con Sofia Semenowna non era stato difficile: per quanto la vecchia avara intendesse a sfruttare l'opera della figlia, l'offerta di trenta rubli al mese e l'anticipo di tre mesate la sbalordirono così da impedirle qualunque stiracchiamento; dal proprio canto Olga doveva ricevere altri quaranta rubli mensili e il miglior trattamento nella casa della supposta moglie di Loris. La signora era nel villaggio di Oudin nel governo di Kazan, ma probabilmente dovrebbe cercare nell'inverno clima più mite all'estero; Loris aveva detto a Sofia Semenowna, che in questo caso aumenterebbe ad Olga lo stipendio di altri dieci rubli mensili. Sofia Semenowna aveva risposto, domandando subito altri dieci rubli per sè; Olga presente al mercato arrossiva, ma Loris senza darle tempo d'intervenire aveva tagliato corto rispondendo, che ne avrebbero discusso solamente allora.

In tutta la scena Loris, che aveva detto di chiamarsi Boris Petrovich Strogonoff, si era mostrato talmente gran signore in tutti i particolari della propria vita coniugale, che la vecchia non aveva concepito alcun sospetto.

Olga lo ammirava.

— Vestitevi da signora, le disse Loris.

Olga ne aveva convenuto con segreta voluttà, sentendosi ridiventare donna sotto la sua influenza.

— Eccovi cento rubli.

Olga esitava: ma Loris guardandola severamente soggiunse:

— Ancora una ridicolaggine del vecchio nichilismo, le donne che vogliono parere uomini, e perdono così tutto il valore della propria individualità. Con questi cento rubli vi farete un abito da viaggio, e comprerete due valigie eleganti. V'intendete d'eleganza?

La mano di Olga tremava tenendo il pacchetto dei cento rubli.

— Se potrete ridiventare donna l'imparerete.

Loris a Mosca si era messo subito in cerca d'un appartamento nella piazza del grande teatro. Gli occorrevano due case su vie diverse, comunicanti fra loro pel cortile, una sulla piazza, l'altra in una strada parallela, perchè lo scoppio della mina, sprofondando il teatro, non scrollasse anche quella, dalla quale per mezzo di un filo elettrico intendeva far partire la scintilla. Possibilmente le case avrebbero dovuto appartenere a due proprietari; nella prima si sarebbe installato con Olga, facendola passare per sua moglie; nella seconda starebbe Lemm. Tagliando un muro divisorio, e coprendolo con un armadio a specchio, aprirebbero un passaggio fra i due appartamenti.

La prima giornata fu spesa in ricerche inutili. Quella piazza, fra le più eleganti di Mosca, non aveva appartamenti disabitati. Erano quasi tutti occupati dal ricco ceto mercantile, che vi sfoggiava un lusso sempre più occidentale. Loris non potè visitarne che pochissimi. Una sola casa nella strada di ***, divisa dalla piazza da un grosso corpo di fabbriche moderne, aveva il primo piano vuoto e per un vasto cortile comunicava con un'altra prospiciente sul di dietro del teatro; ma era tutta occupata e da vendersi. Loris apprendendolo dal dwornik s'informò del padrone, un orefice, che della casa chiedeva cinquantamila rubli. Loris entrò in contratto; ciò gli permise di esaminarla minutamente a tutti i piani, domandando se non fosse possibile comprare anche l'altra, che le si univa posteriormente, per ottenere così un magnifico blocco. Gli fu risposto di no; la casa apparteneva ad una famiglia patrizia troppo ricca per disfarsi di un proprio stabile. Un appartamento laterale interno, occupato dalla famiglia di un giudice, comunicava coll'appartamento migliore dell'altra casa, formando il lato meridionale del cortile comune, ma viziandone l'architettura con un loggiato a colonnine di ghisa e a vetri, tutto pieno di vasi come di piccola serra. Loris nell'esaminare la casa ne criticava vivamente l'ordine interno, accennando a modificazioni per disporvi un vero appartamento signorile: il proprietario, tanto offeso dalla giustezza di quelle critiche quanto lusingato dalla speranza di vendere caramente la casa ad un gran signore, che ne pareva incapricciato, si offerse di trattare cogli inquilini per ottenere subito, mediante un grosso compenso pecuniario, lo sgombro di un qualche appartamento. Allora Loris aumentò le difficoltà: la sua signora avrebbe voluto stabilirsi almeno entro un appartamento, da lei stessa arredato; impossibile ottenere questo in una simile casa. La signora, appassionata pel teatro e cagionevole di salute, aveva anticipatamente imposto al marito quella piazza; era un capriccio indiscutibile di dama; quanto al prezzo Loris affettava la più grande indifferenza.

Il proprietario era sulle spine; disse a Loris di ritornare l'indomani e di concedergli carta bianca per ottenere subito l'appartamento occupato dalla vedova del giudice, sul lato sinistro del cortile, e che dava sulla piazza con una finestra, mentre all'interno combaciava colla piccola serra dell'altra casa. La vedova, rimasta piena di debiti, acconsentirebbe facilmente dietro un regalo; agli altri quartieri era impossibile pensare. Loris parve lasciarsi persuadere.

Prima di andarsene si fece mostrare dal padrone quell'unica finestra, dalla quale avrebbe goduto la vista della piazza; era all'angolo orientale. La finestra s'apriva sopra un balcone piccolo, di grevissimo disegno, Loris notò che la doccia, scendente dal cornicione del tetto, lambiva il balcone.

Un lampo gli si accese negli occhi.

— M'accorgo che è impossibile appagare la mia signora. La stagione teatrale comincia fra un mese; se questa vedova acconsente, farò disporre un arredo provvisorio da un tappezziere: per il momento bisognerà accontentarsene. Oggi è lunedì, sabato tutto dovrebbe essere terminato.

Combinarono che prima di mezzogiorno Loris andrebbe a prendere la risposta.

Allora corse subito in cerca di Sergio Nicolaievich Lemm, al vicino villaggio di Touchino sulla strada di Pietroburgo. Loris aveva noleggiato una telega a due cavalli, che andavano come ii vento; non mancava molto a sera quando giunse al villaggio. Fortunatamente riconobbe Lemm, solo, che passeggiava colla testa bassa, a mezza versta dalle prime isbe.

— Sergio Nicolaievich, gli disse rapidamente, sono sicuro che mi riconoscete. Bisogna che veniate subito con me a Mosca; ve ne spiegherò la ragione per strada.

Gli abiti del piccolo ebreo erano anche più laceri. Avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma l'altro si contentò di accennargli che si trattava di un'urgenza rivoluzionaria. Lemm corse al villaggio per avvisare la zia della propria partenza, e ne ritornò con un piccolo fagotto di panni, mentre Loris sulla strada faceva passeggiare i cavalli.

La sera stessa Lemm non era più riconoscibile. Loris lo aveva mandato in un grande magazzino di abiti, perchè vi si mutasse in un signore quasi elegante, dopo averlo costretto a tondersi i capelli e a radersi la barba. L'indomani Loris seppe dall'orefice che per cinquecento rubli la vedova, già decisa ad abbandonare Mosca per ritirarsi a vivere in campagna presso alcuni parenti del marito, era pronta a cedere l'appartamento, magari colla maggior parte dei mobili: questi non erano gran cosa di bello, ma aggiungendone qualche altro e con pochi restauri potrebbero servire provvisoriamente; l'appartamento era munito di tappeti. Loris andò. Un'ora dopo per mille e settecento rubli aveva comprato quell'appartamento; la vedova non ne asportava che gli abiti e la biancheria. L'appartamento, suprema follia del marito morto e per la quale egli aveva contratto gli ultimi debiti, era più che decente: si componeva di sei stanze e una cucina. Nello stesso giorno Lemm, per incarico di Loris, prendeva in affitto l'appartamento vuoto dell'altra casa in via ***, già occupato da un colonnello del 10.º reggimento granatieri traslocato a Pietroburgo; l'appartamento, più vasto e ammobigliato con gusto migliore, comprendeva anche una scuderia e una rimessa in un secondo piccolo cortile della casa.

Loris si faceva chiamare Boris Nicolaievich Perel; Lemm, conosciuto a Mosca da troppi studenti, conservava il proprio nome, spiegando la nuova fortuna col pretesto che la zia gli avesse anticipato in due mila rubli quasi tutta la propria eredità. Egli intendeva farsi dentista, spendendola in quell'impianto, per ottenere più presto una clientela fra i signori.

Lemm potè installarsi il giorno stesso, Loris non ottenne il proprio appartamento che alla fine della settimana. Olga Petrowna arrivò nel pomeriggio dello stesso giorno; alla stazione non v'era che Loris.

— Vi piaccio? gli chiese guardandosi il vestito e tremando in cuore di questo giuoco di parole.

— Questo fiore è troppo vistoso; nessuna signora lo avrebbe messo sopra un cappellino da viaggio.

Quindi le ordinò di scendere all'albergo del Cigno, ove l'indomani verrebbe a prenderla.

Ma risoluto il problema degli appartamenti, ne rimaneva un altro non meno difficile: di quali domestici servirsi? Lemm, abitando un appartamento ammobigliato, avrebbe potuto usare quelli medesimi della padrona; ma come fidarsi di loro? A prenderne altri, nichilisti, la paura di così terribile attentato, del quale solo l'intenzione basterebbe a meritare la morte, poteva vincere l'energia del loro carattere. Lemm stesso non vi era entrato che augurandosi rabbiosamente di morirvi; quindi divenuto improvvisamente guardingo, mentre Loris fedele alla propria massima sosteneva che in un caso simile il colmo della prudenza stava appunto nell'oblìo di ogni precauzione, insisteva per la propria maggior pratica delle abitudini poliziesche sulla necessità di avere almeno due domestici sicuri. A lui occorreva un uomo, a Loris una donna, per non lasciare Olga servirsi da sola, perchè questo sarebbe tosto notato da tutti gli inquilini.

Laonde suggerì a Loris di far passare Olga solamente per la dama di compagnia della moglie lontana.

— Perchè? chiese Olga.

— Non avete l'aria abbastanza signorile.

Loris ebbe un'altra idea: servirsi della figlia o della moglie del dwornik per distogliere i loro sospetti e rendersele amiche con poche larghezze, e sopratutto poterle licenziare di notte. Era sempre lo stesso sistema, cercare la sicurezza nel centro del pericolo. Dal canto proprio Lemm dovrebbe procurarsi un qualunque scimunito; ma siccome Loris intendeva munirsi di una droiska con due eccellenti trottatori pel caso di una fuga, lo si occuperebbe così col servizio dei cavalli, imponendogli di dormire nella scuderia. Quindi convennero di aprire un passaggio fra i due appartamenti: fuori avrebbero finto di non conoscersi.

Tuttavia Lemm non sapeva ancora nulla di preciso sull'attentato. Il piccolo ebreo, dopo il rifiuto di entrare nello tchin e l'abbandono dell'università, ove non aveva potuto compiere gli studi di medicina per mancanza di denaro, era caduto nella più atroce miseria. La vecchia zia, che fingeva di mercanteggiare nelle tele tessute dai contadini nei lunghi inverni, e faceva invece la piccola usuraia, lo aveva accolto malamente; anzichè dargli il danaro necessario ad iscriversi per gli ultimi due anni di clinica, gli aveva rinfacciato il posto ottenutogli per mezzo di un alto funzionario, del quale Lemm si era fatto un nemico irreconciliabile col gettargli sul viso il diploma di scrivano in polizia. Ma realmente quel funzionario lo aveva ricevuto come un mendicante. La vecchia, incapace di comprendere simile orgoglio nella condizione del proprio nipote, ripeteva:

— Lo hai voluto? pensaci tu ora.

Lemm aveva avuto con lei una di queste spiegazioni, quando incontrò Loris.

Al contatto di lui le sue idee rivoluzionarie rifiammeggiarono; poi lo sbalordimento del lusso impostogli, il mistero di quell'attentato, la semplicità grandiosa delle maniere di Loris, lo esaltarono. Quando questi gli disse di spacciarsi dentista, perchè la ciarlataneria della professione intonasse meglio colla nuova ricchezza, Lemm esclamò:

— Ma pensate dunque a tutto?

— A molte cose certo: per esempio, non avete denaro. Eccovi due mila rubli, nella vostra nuova posizione dovete possederne; non li prodigate però. Domani tornerete da vostra zia per dirle che li avete vinti al giuoco, ma che vi pare più conveniente di confessare in pubblico di averli ricevuti da lei, poichè intendete stabilirvi a Mosca come dentista. Ritornate nella mattina; è necessario entro domani aprire la comunicazione fra i due appartamenti.

Quella notte la passò solo nel nuovo quartiere.

Si sentiva entrato in campagna contro tutto l'impero russo. Un immenso orgoglio gli gonfiava il cuore nella solitudine di quella casa, ove nessuno ancora lo conosceva e nessuno lo conoscerebbe nemmeno dopo l'attentato. Oramai il dado era tratto: se anche Lemm ed Olga dovessero abbandonarlo, agirebbe da solo; ma li aveva scelti troppo bene per temere d'esser tradito. Erano due spiriti fanatici. Lemm, polacco ed ebreo, covava nella coscienza tutti i rancori di una razza senza patria e senza libertà; il suo odio, avvelenato dalla educazione, era arrivato da tempo al parossismo settario colla partecipazione indiretta alla lotta dei vecchi nichilisti contro lo czar. I suoi eroi erano i rivoluzionari morti sul patibolo, i suoi veri compatriotti si trovavano in Siberia fra i deportati politici, in quell'immenso esercito di prigionieri accantonato nei villaggi ad enormi distanze, sepolti vivi nelle miniere, dispersi pei deserti nevosi, ma che riunendosi per un magico appello sarebbero bastati a rovesciare l'impero. Olga era un'anima assetata di amore, una popolana tratta da una eguale superbia plebea all'università, e che i dolori di una vita anormale avevano cacciato nell'orbita tragica della rivoluzione. La sua ragione, già squilibrata dalle tempeste della esistenza domestica, era stata travolta alle più terribili negazioni della critica demolitrice delle scuole ribelli, mentre i sentimenti le erano rimasti puri nel fondo del cuore. Credeva di odiare i ricchi, e invece non amava che i poveri; invocava l'esterminio dei potenti, che facevano soffrire, e appena li vedesse schiacciati sotto una rivolta dei deboli, chiederebbe forse la loro grazia. Loris si sapeva troppo adorato da lei per dubitare di poterla sempre dominare.

Finalmente si sentiva preso nell'opera propria. La stanchezza della lunga preparazione era scomparsa: solamente ora gli pareva di comprendere la nullaggine degli studi, nei quali aveva passato tanti anni che ne provava ancora la nausea nell'anima. A che studiare? La vita è opera; prima e dopo l'opera, il pensiero non è che sogno. Un uomo poteva contrapporsi anche solo ad un impero, deviandone la storia: ma nè Mosca, nè il resto della Russia sapevano ancora ciò che egli preparava loro.

Questa esplosione della fantasia gl'impedì per lunghe ore di addormentarsi. A un certo punto dovette scendere di letto per mettersi alla finestra, che dava sulla piazza, guardando la massa bruna del teatro, più vasta in quella tenebra della notte. La fissava come in duello, al momento di abbassare la pistola contro l'avversario. Ma l'immensa massa del teatro dormiva tranquilla nel buio, mentre invece dell'onnipotente indifferenza del giudice, che condanna, egli provava l'incertezza febbrile dell'assassino, che si stanca nell'agguato.

— Sarei anch'io un attore, che quel teatro esalterebbe come tutti gli altri? si disse d'un tratto con quella fredda ironia, che talvolta lo rendeva così terribile.

Si erano finalmente acquartierati.

Olga era stata ricevuta come la dama di compagnia della signora, che non tarderebbe molto ad arrivare. La moglie e la figlia del portinaio, due figure insignificanti, avevano accettato con entusiasmo l'offerta di entrare al loro servizio con uno stipendio provvisorio di dieci rubli al mese, finchè la signora giungesse colle proprie cameriere: ma Olga aveva lasciato intendere che la signora, malaticcia e soggetta ad improvvise e violenti simpatie, era a discrezione della prima persona, che le piacesse. La figlia del portinaio, ragazza di diciott'anni, Matrona Carpowna, non doveva venire che a rassettare l'appartamento e a pettinare Olga; quanto al pranzo, lo avrebbe fornito il trattore più vicino. Olga, di abitudini molto semplici, non aveva quasi d'uopo di cameriera. Per amicarsi la ragazza, dietro consiglio di Loris, cominciò dal farsi accompagnare in un magazzeno da sarta, e le regalò un vestito.

Lemm aveva preso un vecchio soldato, rimasto senza nè mestiere, nè padrone per la triste abitudine dell'ubbriachezza. Lo aveva trovato una mattina passeggiando nel Giardino del Romitaggio: il soldato gli aveva chiesto un mozzicone di sigaro, facendo il saluto militare; l'altro finì col condurselo a casa. Il vecchio, che avendo servito nella cavalleria adorava i cavalli, quando seppe dal padrone il proposito di comprare una pariglia di trottatori, stentò a contenersi: in quella prima effervescenza promise di non ubbriacarsi quasi più.

— Ecco, _batuscha_, non si può smettere, ma quando si ha un cavallo, non si ha più bisogno di andare alla bettola per cacciare i cattivi pensieri: si resta nella stalla a parlare con lui. I cavalli sono molto intelligenti.

— Bene, bene, Alessio Alexeieff: quando vorrai ubbriacarti, me lo domanderai, disse Lemm sorridendo. Se non avrò bisogno di te per molte ore, te lo permetterò.

Il vecchio s'accarezzò colla grossa mano sudicia la barba incolta, guardando il padrone con simpatia mista di diffidenza.

Questi comprese.

— Ti darò io stesso una bottiglia di vodka, quando potrò permetterli di ubbriacarti, ma ti chiuderò nella stalla. Sei contento?

— Ah! ah.

E per il momento non seppe esprimere meglio la propria approvazione.

L'aprire un passaggio fra i due appartamenti non fu difficile, giacchè il loro muro divisorio costruito in mattoni era solo di due teste: bastò con un pretesto farvi collocare dai servi un armadio in ambo i lati. Naturalmente Loris e Lemm scelsero l'armadio più largo: poi scostati gli armadi nella notte, con uno scalpello tagliarono diligentemente l'intonaco e scopersero il muro. Le prime pietre presentarono qualche difficoltà, dovendo essi servirsi di quelle sole armi per non destare rumore; ma levate le prime, tutte le altre rimasero come slegate: la calce stessa era di pessima qualità. Lemm e Loris lavoravano d'accordo; quando il buco fu così grande che poterono vedersi in faccia, ebbero un sorriso di gioia quasi infantile. Scalpellavano ritti sopra una sedia; Olga aveva steso un lenzuolo sul tappeto, perchè la polvere dei calcinacci non vi penetrasse destando sospetti nei domestici, e guardava i due lavoratori. Bastarono poche ore a compiere un taglio abbastanza largo che vi si potesse passare. Per nascondere i mattoni e i calcinacci, Lemm aveva trovato una magnifica idea; nella cucina del proprio appartamento v'era un pozzo, che non serviva ad altri. Lemm cavò la corda dalla carrucola per evitare anche il pericolo del suo cigolìo, e con un secchio, reggendolo a tutta forza di braccia, calarono lentamente rottami e spazzature nel pozzo. La maggior fatica fu nello scoppettare i tappeti per togliere ogni traccia: poi con una sottile sega da orefice, quasi sorda, tagliarono tre assi dal fondo degli armadi, e li ricollocarono di contro al vano. La breccia era aperta; bastava tener inchiavati gli armadi perchè nessuno la scoprisse.

L'indomani Lemm, dopo aver fatto un segno ad Olga dalla propria finestra, per assicurarsi che Matrona Carpowna non fosse nell'appartamento, v'entrò trionfalmente. Era ilare. Allora Loris gli espose il proprio disegno: il modo immaginato per far saltare il teatro era di una semplicità assurda a forza di essere temeraria. Entrambi lo ascoltavano immobili, senza fiatare; nessuna obbiezione era possibile: o ricusare, o entrarvi quasi colla sicurezza di non riuscirvi. Ma in questo caso n'andava di mezzo la vita.

— Non c'è che dire, rispose finalmente Lemm: tutto è calcolato, ma avremo quasi il cento per cento contro. E voi, Olga?

Ella mormorò tremando:

— Tutta quella povera gente....

— Chi? le si volse Loris con impeto: la corte, l'aristocrazia? Non sono dunque i nostri nemici?

Ma Lemm le venne in soccorso.

— Olga alludeva ai cantanti, a tutta la gente di teatro.

— Vorreste dare una battaglia senza morti accidentali? D'altronde i cantanti sono anch'essi una ragione della miseria popolare: i teatri imperiali costano quanto tutte le università. Tornerò fra due ore a prendere la vostra risposta, così potrete ripartire questa sera stessa, perchè bisogna avere tutte le prudenze, quando non si accettano tutte le temerità.

— Credete dunque che esiti per la paura?

— Esitereste per riguardi alla corte?

— Ma il vostro disegno è impossibile.

— Appunto per questo riuscirà: non si prendono precauzioni contro l'inverosimile. La vostra cooperazione vi sarà però molto minore di quella di Olga.

Essa cercò con uno sguardo sottomesso quello di Loris.

— Nemmeno voi credete alla sua possibilità?

Essa scosse il capo melanconicamente.

— Quindi davanti alla certezza del pericolo vi ritirate.

La voce di Loris tremava. Olga indovinò il dolore di quell'immensa vendetta, cui tutta la rivoluzione tendeva da cinquant'anni, e di una ambizione anche più immensa. Il suo cuore battè: Loris le parve sovrumano di passione.

— No, mormorò con un sorriso di rassegnazione, mostrandogli non solo di averlo compreso, ma di sorpassarlo coll'accettare tutta quella catastrofe forse inutile: sarà la morte di Sofia Perowskaia.

Lemm umiliato titubava ancora.

— È impossibile.... ripetè dibattendosi contro l'evidenza, che gli soffocava la ragione.

Loris gli voltò le spalle per uscire.

— Aspettate, per Dio! perchè volete andarvene per tornare? La risposta ve la do qui: Olga accetta, dunque accetto anch'io, ma saremo scoperti prima, e diventeremo ridicoli. Ecco quello che temo.

Loris si raddrizzò superbamente.

— Nessuno in Russia può sentirsi così forte da ridere di quest'impresa, anche se dovesse fallire, perchè nessuno avrebbe osato nemmeno di concepirla. Sofia Perowskaia, si volse ad Olga, ricusò di salvarsi per morire romanticamente sul patibolo con Jeliaboff, ma quando si è scoperti bisogna suicidarsi piuttosto che lasciarsi arrestare: così il nemico vince, ma non trionfa.

Il disegno di Loris era questo.