Part 6
— Ah, mio Dio! — fece la serva. — Vuol dire che la notte lei andava per le stanze....
— Sì, mamma Trosse, qualcosa di simile. Parlavo, facevo ogni cosa proprio come quand'ero sveglio; nè più, nè meno. A vent'anni però ebbi una gran malattia (fui sull'undici once di andarmene) e quel sonnambulismo cessò. Che voglia ricominciare? Cospetto! Sarebbe una gran seccatura! Ma sicuro — continuò dopo qualche intervallo — sicuro che ho scritto dormendo! Ne parlerò sùbito al dottore. Andate, serrate quell'uscio.
Il signor Van-Spengel riprese in mano il quaderno, e svoltata la prima pagina, lesse:
«Signore,
«Questa mattina (2 marzo) alle ore 11 ant...»
Si fermò nuovamente, per cavar di tasca l'orologio.
— Curiosa! Manca poco alle dieci e mezzo! Cose fatte dormendo!...
Ecco intanto ciò che il signor Van-Spengel lesse tutto di un fiato. Lo trascrivo dall'_Appendice A_ posta in fondo al volume.
«Signore,
«Questa mattina (2 Marzo) alle ore 11 antimeridiane, recandomi dal mio ufficio al Ministero dell'interno per ricevervi le istruzioni e gli ordini di S. E. il Ministro, allo sboccare della via _Grisolles_ nella via _Roi Lèopold_, vidi una gran folla radunata, davanti a la casa segnata col N. 157, accanto al palazzo del signor visconte De-Moulmenant. Dubitando di un assembramento di sediziosi contro il pastaio che ha la bottega là presso al N. 161, mi affrettai ad accorrere dopo aver chiamato le due guardie Lerouge e Poisson che si trovavano di fazione a capo della vicina via _Bissot_. Si trattava di ben altro. Il cocchiere, il cuoco, due camerieri della signora marchesa di Rostentein-Gourny stavano davanti al portone della casa a due piani, proprietà di detta signora marchesa, picchiando, ripicchiando da un'ora e mezzo e non erano riusciti a farsi sentire nè dal portinaio, nè dalla cameriera rimasta in casa, nè dalla marchesa, nè dalla marchesina.
«Quelle persone di servizio affermavano aver ricevuto dalla marchesa il permesso di assistere alle nozze della figlia del cuoco; erano perciò rimaste fuori di casa tutta la nottata.
«Si cominciava a sospettare di qualche grave accidente.
«Il cocchiere, scalato il terrazzino di mezzo a cavaliere del portone, aveva tentato di farsi sentire, picchiando su le persiane con tale violenza da rompere alcune stecche; ma senza frutto. Pareva che in quella casa non ci fosse mai stata anima viva.
«Dimenticavo di dire che il sergente Jean-Roche, con altre sei guardie, mi avea precesso sul luogo, ed aveva già mandato uno dei suoi uomini dal giudice del Circondario per aprire il portone con le forme richieste dalla Legge. Il giudice arrivò da lì a pochi minuti, insieme col Cancelliere.
«Si cercò un magnano, e dovemmo stentare un pezzetto prima che le serrature interne fossero messe allo scoperto e sforzate.
«Assegnate sei guardie per contenere la folla e scelti due testimoni, entrammo insieme con questi domestici, chiudendo il portone dietro a noi. I domestici dovevano servirci di guida e dar gli schiarimenti opportuni.
«Fatti pochi passi, ecco sul primo pianerottolo della scala un'orribile scena. Il portinaio giaceva là quant'era lungo, con la testa appoggiata a un gradino; nuotava nel sangue. Le sue mani erano squarciate da tagli in direzioni diverse. Aveva due ferite alle regioni del cuore, tre in fondo all'addome.
«A quella vista la Luison, una delle cameriere, svenne e fu presa da convulsioni violente. Nichette invece si slanciò su per le scale urlando, piangendo e chiamando a nome la sua padroncina. Gli uomini, allibiti, non pronunziavano sillaba.
«La guardia Maresque fu tosto spedita per un dottore.
«Eravamo appena a mezza scala, quando Nichette, affacciatasi dall'alto della ringhiera, urlava:
«Assassinate! Assassinate!
«La casa pareva presa d'assalto. Oggetti di biancheria alla rinfusa per terra; cassette, cassettoni, armadi, tutti scassinati e messi sossopra. I divani e le poltrone del salone di ricevimento spostati, o buttati a gambe all'aria. Presso il pianoforte, sopra una duchesse, il cadavere della marchesina di Rostentein-Gourny.
«Colpita da una sola stilettata al cuore, era rimasta là, con le mani aggrappate ai capelli, col capo rovesciato indietro sulla spalliera. Una piccola riga di sangue le macchiava la veste.
«Gli usci che dal salone introducevano nella stanza da letto della marchesa erano tutti spalancati. In fondo, per terra, si vedeva una forma di persona avvoltolata tra coperte. Era il cadavere della signora Marchesa. Due guardie lo distrigarono a stento. Parecchie lividure al collo indicavano ch'era stata prima strangolata, poi raggomitolata a quel modo.
«La cameriera giaceva assassinata sul proprio letto nella camera accanto.
«Il dottor Marol arrivato in quel punto, dopo attente osservazioni, constatò che le quattro vittime dovevano esser morte da otto ore, poco più, poco meno. L'atroce misfatto era stato dunque consumato dalle due alle tre dopo la mezzanotte. Evidentemente i malfattori non erano andati là con lo scopo di assassinare. Ma non si penetra di soppiatto in una casa abitata da persone che, non foss'altro, possono urlare al soccorso, senza che l'assassinio sia anticipatamente calcolato.
«Dalla vista dei luoghi non era difficile immaginare quel ch'era accaduto.
«Il portinaio, levatosi per rendersi ragione di qualche insoluto rumore, dovette essere aggredito all'uscire della sua cameretta. Grosso, robusto, coraggioso, si liberò dalle strette degli assalitori e tentò di chiamar gente. Egli lottò con qualcuno dei malfattori (le tracce della lotta sono evidenti) ma gli altri lo finirono a coltellate.
«Penetrati nelle stanze superiori, alcuni eran corsi nella camera della Marchesa, introducendosi probabilmente dalla parte di destra, altri nella camera della cameriera. La Marchesa, sveglia, deve aver avuto appena il tempo di alzare il capo e di aprire gli occhi, ch'era già ridotta in istato da non poter più gridare.
«Forse nello stesso tempo veniva uccisa la cameriera. Giacchè la marchesina ancora alzata, avvertita certamente dallo insolito movimento nella stanza vicina, suonò parecchie volte il campanello, fino a strappare il cordone. Vedendo entrare qualcuno degli assassini, la Marchesina era scappata via, inseguita di stanza in stanza, rovesciando tutto quel che le capitava innanzi, sedie tavolini, poltrone. Ma nel salone, trovatasi circondata da parecchi di quei visacci, si era abbandonata su la poltrona e vi era stata uccisa di un colpo.
«Le induzioni erano queste; ci trovavamo tutti d'accordo.
«Dopo lunga e minuziosa ispezione, potemmo avverare che l'argenteria, le gioie, i valori erano stati violentemente involati con arditezza senza pari.
«Da che parte e con che mezzi gli assassini eran penetrati in quella casa?
«Ecco una difficile ricerca.
«Il portone, solidissimo, sbarrato da spranghe interne e chiuso da un magnifico ordegno inglese di struttura assai complicata, non mostrava guasti di sorta alcuna. Nelle imposte, ermeticamente chiuse all'interno ed all'esterno, nessuna traccia di violenza. Il cancello di ferro fuso che chiudeva l'entrata del giardino aveva la sua serratura a posto. Le mura delle cantine erano intatte. Il piccolo portone in fondo alle cantine, che rispondono nel vicolo _Mignon_, era chiuso con tanto di spranga. I tetti, le soffitte in perfettissimo stato. Insomma ci trovavamo in faccia ad uno di quei difficili problemi che l'inesauribile astuzia dei malfattori presenta, come una sfida, alla polizia.
«Appoggiato al davanzale di una delle finestre che guardavano nella via _Roi Lèopold_, io riflettevo da un pezzo, quando tutto ad un tratto.....»
— Hem? — fece il signor Van-Spengel, interrompendo la lettura.
E appuntò una terribile interrogazione sul viso della Trosse che si disegnava nel vano dell'uscio tenendo tra le dita un biglietto di visita.
— Ah, l'amico Goulard! — esclamò il signor Van-Spengel. — Stavo per piantarlo. Diavolo! Le dieci e tre quarti? Leggerò il resto più tardi. Mamma Trosse — poi soggiunse con un comico atteggiamento, mettendo in tasca il manoscritto — siamo sul punto di diventar scrittori, romanzieri, come il vostro Ponson du Terrail. Che ne dite?
— Tanto meglio! — rispose la Trosse, senza capire.
— E i nostri romanzi li scriveremo senza fatica, a occhi chiusi, dormendo!
— Tanto meglio!
Il signor Van-Spengel si lasciò spazzolare da capo a piedi, aggiustò tranquillamente gli occhiali che gli si erano abbassati fino alla punta del naso, mise in testa la tuba, prese in mano la mazza e disse alla serva che andava a far colazione dal suo amico Goulard. Il Goulard intanto aspettò fino al tocco, ma invano. Il signor Van-Spengel non si fece vivo in tutta la giornata.
Giudichi il lettore se sarebbe stato possibile indovinare, anche dalla lontana, quel che gli era accaduto.
II.
Il signor Van-Spengel senza nemmeno entrare nelle stanze dell'Ufficio, scese in fretta le scale e attraversato il vicolo dei _Roulets_, era riuscito a metà della via _Grisolles_.
Il conte de Remcy, maggiore dei granatieri, che lo incontrò poco più in là del _Cafè de Paris_ e lo fermò alcuni minuti, ribadisce anche lui il racconto della serva intorno alla perfetta tranquillità d'animo del suo amico.
Il signor Van-Spengel era (e come no?) vivamente impressionato dal caso di quello scritto. Fra le poche parole scambiate col De Remcy ci furono anche queste:
«_Van-Spengel._ Credete voi all'assurdo?
«_De Remcy._ Anzi!
«_Van-Spengel._ Ebbene questa sera vi dirò una cosa che vi farà strabiliare.
«_De Remcy._ Perchè non ora?
«_Van-Spengel._ Ho fretta.»
Il dottor Groissart riferisce altre quattro testimonianze di persone che fermarono il Van-Spengel lungo la via _Grisolles_; sono dello stesso tenore.
Dalla chiesetta _Saint-Michel_ fino allo sbocco della via _Grisolles_ nella via _Roi Lèopold_ il signor Van-Spengel fu accompagnato dal signor Lebournant, sarto, che tornava a raccomandargli un suo affare. Fu questi che notò pel primo un istantaneo e profondo sconvolgimento sul volto del Direttore in capo della Polizia.
— Ah, mio Dio! Ah, mio Dio! — avea esclamato il signor Van-Spengel.
Sboccando dalla via _Grisolles_ nella via _Roi Lèopold_, aveva visto una gran calca di gente presso il palazzo del visconte De-Moulmenant, precisamente innanzi al portone della marchesa De Rostentein-Gourny.
«Però, riferisce il signor Lebournant, quel turbamento gli durò poco. Io lo guardavo con sorpresa. Non era mica naturale che un uomo della sua fatta si turbasse per l'assembramento di un centinaio di persone. Sospettai che ci fosse per aria qualcosa di grave. La prima idea che mi si affacciò fu quella di andar a chiudere il mio negozio. Intravvidi le barricate.
« — Permettete — mi disse torcendo a destra per la via _Bissot_.
«Lo tenni d'occhio.
«Ritornò poco dopo con due poliziotti e insieme con essi s'indirizzò verso la folla.
«Mi mescolai tra i curiosi. Tutti si fermavano domandando di che si trattasse.» (pag. 70).
Riconosciuto il Direttore in capo della Polizia, la folla si aperse per lasciarlo passare.
Una scala era appoggiata al terrazzino centrale del palazzotto Rostentein-Gourny; e quando il signor Van-Spengel giungeva davanti al portone, la persona che discendeva diceva ad alta voce:
— Hanno il sonno duro.
Il signor Van-Spengel impallidì. Il riscontro del suo scritto con la realtà era così evidente che anche una testa più solida della sua ne sarebbe stata sconvolta. Bisogna dire che il suo organismo fosse proprio d'acciaio, se potè far violenza a se stesso e padroneggiare fino all'ultimo la sua crescente emozione.
Lascio la parola al dottor Groissart.
«È difficile, egli scrive, indovinar con precisione ciò che accadeva nell'animo del signor Van-Spengel alla terribile conferma data dai fatti alla sua visione di sonnambulo. Il giudice signor Lamère, appena arrivato sul luogo, notò che l'aspetto del Direttore era nervoso. Guardava attorno un pò stralunato; pacchiava con le labbra asciutte, impaziente. Era di un pallore mortale, quasi cenerognolo; respirava affannato. Il signor Lamère gli rivolse più volte la parola senza spillarne altra risposta che uno o due monosillabi.
«Entrarono.
«Alla vista del cadavere del Portinaio, il signor Van-Spengel lasciò sfuggire un oh! prolungatissimo, e si passò più volte la mano su la fronte. Nel salire le scale sudava. Cavò fuori ripetutamente il fazzoletto per asciugarsi le mani e il viso. Nel salone di ricevimento si fermò immobile, davanti al cadavere della marchesina Rostentein-Gourny, tenendosi la testa con tutte e due le mani.
«Il signor Lamère si affrettò a domandargli:
« — Si sente male?
« — Un pochino — rispose.
«E andò verso la finestra che dava sulla via _Roi Léopold_.
«Quando il giudice lo invitò ad assistere alla perquisizione, il signor Van-Spengel rispose secco secco:
« — Fate.
«E rimase assorto nei suoi pensieri, a capo chino, con le mani chiuse l'una nell'altra, appoggiate al mento ed alle labbra, e le spalle rivolte alla via.» (pag. 130).
Il dottor Marol lo trovò in questa posizione. Ma poco dopo, quand'ebbe terminato l'esame della ferita della Marchesina, vide che il signor Van-Spengel, coi gomiti sul davanzale della finestra e il il mento sui pugni, guardava fisso tra la folla.
Stette così forse una mezz'ora. Il giudice signor Lamère, compiute le sue indagini, gli si era accostato per consultarlo sul da fare. Egli credeva che i servitori, che almeno qualcuno dei servitori avesse avuto parte in quel misfatto:
Gli pareva prudente far arrestare senza indugio tutte le persone di servizio. I particolari del delitto mostravano, quattro e quattro fa otto, che là c'era lo zampino di qualcuno di casa.
— Un momento — rispose il signor Van-Spengel dopo alcuni istanti di riflessione.
Andò lentamente a sedersi sul canapè nel lato opposto della camera, trasse dalla tasca del sobrabito alcune carte piegate in lungo, saltò parecchie pagine e si mise a leggere con grande attenzione.
In quel punto l'aspetto del signor Van-Spengel aveva un'espressione stranissima.
Gli abbondanti capelli grigi che gli rivestivano la testa erano arruffati, quasi irti per terrore. Il luccichio dei cristalli degli occhiali, ogni volta ch'egli alzava il capo quasi cercasse una boccata d'aria, accresceva il sinistro splendore della pupilla e del volto. Le rughe della sua fronte parevano tormentate da interna corrente elettrica e comunicavano la loro violenta mobilità a tutti i muscoli della faccia. Le labbra si allungavano, mentre i piedi sfregavano continuamente sul tappeto poggiando con forza.
— Tutti i direttori di polizia sono così? — disse il signor Lamère al dottor Marol.
— Che volete ch'io ne sappia? — rispose questi più stupito di lui.
Passarono dieci minuti.
Il signor Van-Spengel si slanciò verso la finestra dove il signor Lamère ed il dottor Marol erano rimasti ad aspettare.
— Ebbene? — domandò il primo.
— No, — rispose — arrestereste degli innocenti. Attendete. Lasciatemi fare. Maresque! Poisson!
Le due guardie erano accorse sùbito.
— Con permesso, fatevi in là — disse al dottore. — Affacciatevi con me, ad uno ad uno — seguitò rivolgendosi alle guardie — fingete indifferenza. Attenti alle mie indicazioni. Occhio desto!
E si fece alla finestra col Maresque.
Il signor Lamère sentì questo dialogo:
«_Van-Spengel._ Vedi tu quel biondo accanto all'uscio del gioielliere Cadolle?
«_Maresque._ Quello con l'abito bigio e il berretto alla polacca?
«_Van-Spengel._ Bravo! Fissati bene in mente la sua figura.
«_Maresque._ Lo riconoscerei fra mille, signor Direttore» (pag. 250).
Rientrarono.
— Ora, a te, Poisson!
E ripetè all'altra guardia la medesima cosa.
In quel punto il signor Van-Spengel non pareva più l'uomo di pochi momenti fa. Era calmo e impartiva gli ordini con la serietà delle persone del suo mestiere.
— Via! — esclamò all'ultimo, sospirando. — Usciremo dal vicolo _Mignon_; qui c'è tanti grulli curiosi! Tu, Maresque, ti accosterai al nostro biondino senza far le viste di badargli. Son sicuro che il colore della tua divisa gli urterà sùbito i nervi. Prenderà il largo e tu dietro, da vicino, senza aver l'aria di pedinarlo. Poisson verrà con me. Signor dottore, signor Giudice, fra un quarto d'ora uno degli assassini sarà qui. Abbiate la pazienza di attendere.
— Che dica sul serio? — chiese il Giudice al dottore.
— Ma! — rispose questi, stringendosi nelle spalle.
— Ha detto il negozio del Cadolle non è vero?
— Sì, il gioielliere; eccolo là!
E tutti e due si affacciarono alla finestra tra increduli e curiosi.
Più di tremila persone stavano accalcate in quel piccolo tratto di via, incatenate dalla curiosità di conoscere i risultati delle indagini dell'autorità giudiziaria, coi visi in alto, verso le finestre del palazzotto Rostentein-Gourny, con le immaginazioni riscaldate dai pochi e contraddittorii particolari che andavano attorno.
Il Maresque si era fermato più volte, prima di accostarsi verso il negozio del Cadolle.
Il biondo indicato dal signor Van-Spengel, rimasto tranquillo per qualche minuto, faceva due passi, poi tre, poi dieci verso la piazzetta _Egmont_, e spariva senza voltarsi. Il Maresque spariva dietro a lui. Il signor Direttore e l'altra guardia li seguivano a dieci passi di distanza. Più in qua della piazzetta _Egmont_, Poisson si staccava dal Direttore. Dopo questo, il giudice e il dottore non videro più nulla. La loro sorpresa era immensa.
Il biondo, secondo l'espressione del signor Van-Spengel, si era sentito urtare i nervi della divisa del Maresque ed aveva preso il largo con una indifferenza da ingannare il più astuto.
Sui trent'anni, con lunghi e folti baffi rivolti in giù, occhi cerulei, limpidi ma irrequieti, il biondo era uno di quegli esseri sociali che non si sa mai con certezza a quale classe appartengano.
Indossava, con la eleganza che vien dall'abitudine a una vita molle e disoccupata, un vestito di fantasia, accozzaglia di foggie diverse, dal berretto polacco alla scarpa parigina, dalla giacchetta ungherese al calzone inglese e alla cravatta americana; ma questa accozzaglia non stonava, armonizzata dal suo bizzarro portamento. Nessuno, a vederlo, avrebbe sospettato in quel giovane il menomo indizio di un assassino. Poteva esser preso facilmente per un artista un po' matto.
Dal signor Van-Spengel si erano avute parecchie prove veramente sorprendenti di quella lucida, elettrica intuizione — vero colpo di genio — che distingue l'uomo dell'alta Polizia dal Commissario volgare. Si tratta di sorprendere intime relazioni tra avvenimenti che paiono disparatissimi; d'intendere il rovescio d'una frase, d'un motto o d'un gesto che cercherebbe di sviarvi; di dar grave importanza a certe cose apparentemente da nulla; di afferrare a volo una circostanza da mettervi in mano il bandolo che già disperavate di trovare; lotta di astuzie, di finezze, di calcoli, di sorprese che con la sodisfazione del buon successo compensa l'uomo dell'alta Polizia del suo ingrato lavoro.
Ma qui la cosa andava diversamente. Il signor Van-Spengel, letta la seconda parte del suo lavoro di sonnambulo, vi aveva trovato, negli interrogatorii anticipatamente scritti, i più minuti particolari di quel che poi doveva accadere e si era messo, dirò così, ad eseguire punto per punto il programma della giornata, visto che la prima parte aveva corrisposto così bene.
Svoltando a destra della piazzetta _Egmont_, il biondo s'era avveduto della guardia, con la coda dell'occhio, e aveva capito che lo pedinava. Allungato il passo, vicino al chiassetto dei _Trois Fous_, avea tentato un colpo ardito. S'era fermato davanti a un portone e v'era entrato in un lampo. La casa aveva un'altra uscita nella via della _Reine_. Se poteva essere perduto di vista per venti secondi il colpo gli riusciva.
Profittando di alcuni carri che ingombravano la via della _Reine_ verso il _Restaurant des Artistes_, girò con lestezza attorno ad essi, ritornò sui propri passi mentre il Maresque lo cercava con l'occhio tra la folla, e infilò un vicolo stretto, torto, sudicio, una di quelle tante anomalie che si trovano spesso nel cuore delle grandi città.
Aveva fatto i conti senza l'oste.
Il signor Van-Spengel lo aveva scoperto da lontano.
Il biondo varcò un usciolino sepolto tra le panche di erbaggi di una bottega di ortolano e i cenci di un rivendugliolo ebreo, spenzolanti in mostra dalla tabella.
Il signor Van-Spengel, seguito dal Poisson e dal Maresque, diè un'occhiata allo stabile; poi, senza dir motto, cominciò a salire la scala che principiava quasi alla soglia.
Trovarono un andito largo, una specie di corridoio senza vôlta, col pavimento sdrucito e i vecchi mattoni che vi formavano degli isolotti: un locale freddo, grigio, di aspetto sinistro. Sei usci, segnati con grossi numeri rossi, indicavano sei stanze; ma il perfetto silenzio che vi regnava faceva supporre che i locali fossero allora disabitati.
Il Signor Van-Spengel si accostò all'uscio numero 5, e picchiò con le nocche delle dita tre colpetti risoluti.
— Chi è? — avea risposto una bella voce di uomo.
— La Legge!
Apparve all'uscio un uomo in veste da camera. Pareva di essere su la quarantina. Aveva il volto tutto raso, i capelli neri e molto lunghi, gli occhiali inforcati sul naso e un libro in mano.
— Disturbo? — disse il Signor Van-Spengel con impercettibile ironia, mostrando la sua fascia tricolore.
— Niente affatto — rispose l'altro inchinandosi. — La Legge è la migliore ospite di questo mondo. Ai suoi ordini, signore.
Le guardie scambiarono due occhiate interrogative, scrollando le spalle.
— Caro dottor Bassottin — disse il signor Van-Spengel, appuntando in viso a quell'uomo i suoi sguardi di fuoco. — Caro dottor Bassottin, o meglio signor Colichart, o, se più vi aggrada, signor Anatolio Pardin, scegliete!... (l'altro al sentir pronunziare quei tre nomi avea fatto tre movimenti mal frenati di sorpresa). È provato che la notte scorsa voi, insieme coi vostri compagni Broche, Vilain, Chasseloup, Callotte e Poulain — col mezzo di due ordegni inglesi da voi fatti costruire l'ottobre passato dal Blak di Londra — penetraste, alle due e un quarto dopo la mezza notte, nella casa della signora marchesa De Rostentein-Gourny, via _Roi Léopold_, numero 157......
L'uomo a cui erano rivolte queste parole lo guardava imperterrito, facendo segni negativi col capo.
— Voi ne usciste l'ultimo — continuò il signor Van-Spengel — richiudendo il portone collo stesso ordegno servito ad aprire. Appena uscito vi metteste a cantare e a schiamazzare insieme con gli altri. Poi vi sparpagliaste per diverse direzioni e vi riuniste dopo mezz'ora in questo locale a dividervi il bottino.
— Ma, signore — interruppe l'altro con un tono calmo ed insinuante, sorridendo — qui dev'esserci uno sbaglio. Io sono il dottor Bassottin in carne e in ossa, medico chirurgo di Bruges. Voi mi trovate tra i miei libri di scienza e i miei strumenti. Non ero preparato a questa visita. Signore..... oh! dev'esser corso proprio uno sbaglio.....
— Signore Anatolio — replicò il Direttore di polizia accostandoglisi all'orecchio. — Io so qualche cosa che i vostri complici non sanno: so dove avete nascosto quel diadema di brillanti che la vostra abilità di giocoliere fece sparire senza che quelli se ne accorgessero!
— Ah! Voi siete il diavolo!.....
E Anatolio si appoggiava al muro, tremante come una foglia.
— Cavategli quella veste da camera — disse il signor Van-Spengel. — Strappategli quella parrucca.
Il Pardin non oppose la minima resistenza.
Com'erano ricomparsi i vestiti, ricomparvero allora anche i capelli biondi del giovane pedinato. Le due guardie, stralunarono dalla sorpresa.
— Se vuol rimettersi i baffi! — disse il signor Van-Spengel seriamente.
E il Pardin, che pareva sotto l'oppressione di un potentissimo fascino, cavati macchinalmente di tasca i baffi finti, se li adattava come li avea prima.
— Ed ora mettetegli le manette.