Il Miraggio: Romanzo

Part 22

Chapter 221,404 wordsPublic domain

La sassaiuola continuava. In parte mutò direzione e si rivolse contro le guardie e i carabinieri che tentavano di arrestare i pochi dimostranti selvaggi che attentavano ai capolavori dell'arte. Ad un tratto un colpo di rivoltella sparata in aria echeggiò e la folla si diede ad una fuga sgomenta e atterrita. Ma dei colpi risposero dalla folla a quel colpo, la sassaiuola si moltiplicò per violenza, un carabiniere cadde a terra con la fronte spaccata dalla quale a fiotti il sangue sgorgava. Una compagnia di soldati giunse di corsa, con la baionetta in canna. L'ufficiale abbassò la sciabola ed il crepitìo dei moschetti echeggiò, rintronò nella piazza austera, stupì le mura gloriose e solenni dei monumenti illustri. Altre scariche seguirono, ininterrotte, tutte sparate a polvere poichè fin quando fosse possibile era nell'animo di coloro che dovevan reprimere l'intento di risparmiare che del sangue fosse versato. Ma nella convulsione veemente che aveva preso la folla nel terrore e nell'impossibilità di muoversi e di fuggire, la barbarie non si dava per vinta. Ed il fosco spettacolo di paura s'ebbe poco più tardi quando da via Calzaioli sopraggiunse la cavalleria. Gli squadroni si lanciarono nella piazza, contro la folla, la dispersero in pochi minuti.

— Andiamo, andiamo! mormorò Giuliano. È troppo atroce.

Si avviarono. E quando essi eran già per allontanarsi l'ultimo insulto venne tra la sassaiola a colpire il bel volto che scolpì Benvenuto. Un frutto fracido colpì Perseo su la bocca, vi rimase aderente, mentre il succo scorreva lungo le guancie. E da un gruppo di dimostranti una grande risata e un applauso salutarono quella prodezza. Ma i più protestarono, il sentimento dell'arte e l'antica gentilezza fiorentina parlarono in loro. Con gli oltraggiatori rapida s'aprì la colluttazione in difesa dell'arte e della bellezza.

La folla separava intanto Farnese e Loredano. Solamente su i Lungarni potettero raggiungersi e parlare.

— Oh quale ignominia! proruppe Loredano. Io non ho mai imaginato che si potesse giungere ad un'infamia siffatta. Io avrei voluto dei fucili carichi ed un po' di esterminio. Quella gente, quei bruti, son indegni di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli!

— No, no, replicò Giuliano mestamente, tu non sei nel vero. Anch'io ho avuto innanzi a quella barbarie l'impeto d'odio furente che tu provi ancòra. Ma bisogna pensare e riflettere. Essi non sono indegni di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli! Dio non ha creato nessuno indegno di quanto tu esalti.... È la società che guasta o che non migliora..... Che cosa sanno quegli ignoranti che tu chiami bruti? Chi ha mai insegnato loro che cosa sia l'arte, che cosa sia la bellezza? Essi son traviati da dottrine settarie e bugiarde, dottrine di sfruttamento e di menzogna: odiano perchè si dice loro d'odiare, colpiscono perchè s'arma e si guida la loro mano, uccidono perchè si dà loro a credere che saranno martiri ed eroi. Sono degli incoscienti, che dei malvagi astuti o dei teorici illusi rimpinzano di parole, di frasi e teorie che le loro intelligenze non posson digerire, e nelle quali non sanno discernere il bene dal male..... Oh, io penso che nessuno s'occupa veramente con affetto, con amore, con abnegazione, con apostolato di costoro..... Essi han per loro gli apostoli della tribuna, i retori della piazza che si dileguano quando v'è odor di polvere e che mandano avanti loro, mentre essi restano a casa a fumare dei sigari accanto al fuoco..... Quanti sono gli uomini, quante le intelligenze che sinceramente si danno all'apostolato di migliorare la loro morale, la loro intelligenza ed il loro pensiero, insegnando ad essi che il lavoro è santo, che la vera ricchezza di un uomo è nel suo cervello e nella sua conscienza? Pochi, ben pochi..... Eppure quale nobile scopo per un poeta, per uno scrittore, per un pensatore..... Quando ho visto scagliar le pietre contro le statue, passata la prima ribellione, io mi son sentito pieno di pietà per quei gesti ch'eran nefandi. Essi non sanno, essi non sanno..... Tutto un nuovo mondo, tutta una nuova missione per la mia penna e per il mio lavoro m'è apparsa, come nello splendore repentino d'un baleno. Io lavorerò per loro, per quei nostri fratelli umani che hanno bisogno d'insegnamenti generosi, di parole sincere, di consigli onesti, d'ideali prima e più che del pane... E quando tu avrai dato a coloro un'anima, una conscienza, un pensiero, credi che le loro braccia non si leveranno più per scagliare pietre contro le più fulgide realtà della bellezza! Oh io non saprei più, ti giuro, consacrarmi a descrivere le crisi di cuore, le complicazioni sentimentali, le assurdità psicologiche, i dilettantismi intellettuali e spirituali in cui mi compiacqui finora. L'arte mia di allora non ha fruttato forse che del male, non ha generato che del dolore. Non più, non più. Il dolore m'insegna. La mia arte nuova sarà umana e profonda, il bene splenderà come mèta ed essa sarà tutta di bontà, di generosità e d'ardore... A mezzo del cammino, io credo di avviarmi così per la via della verità, verso una mèta che non sarà un miraggio dorato e lontano come quello per cui Claudina è morta, come quello che mi attrasse fin qui!

— Io credo invece, disse Loredano, che tu ti lasci attrarre su la nuova via da un miraggio ben più fallace e doloroso. Questo dislivello sociale e morale esisterà sempre con l'umanità e non lo toglieranno certamente nè gli scrittori con le loro finzioni, nè i filosofi con le loro dottrine e le pillole di scienza impartite al popolo in proporzioni omeopatiche. Comunque, poichè tu sei un artista, e un grande artista, qual si sia l'idea che t'ispira, tu farai dell'arte prima che del bene, — nel senso in cui tu l'intendi — della bellezza prima che dell'apostolato... E questo, credimi, mio caro poeta, è quel che più importa.

Erano giunti all'albergo, dove trovarono un affettuoso telegramma di Beatrice che sollecitava il loro ritorno a Roma.

— Pranzeremo qui, se vuoi, disse Loredano. Con questi disordini non è prudente andare in giro. Io intanto salgo a chiudere le mie valigie. A più tardi.

Giuliano Farnese rimasto solo salì anch'esso nella sua stanza. Senza fretta, chiuse gli involti, serrò le valigie, dopo essersi vestito per il viaggio. Quando ebbe finito, si appoggiò alla finestra che dava su i Lungarni pallidamente illuminati dal tremolìo giallo dei fanali.

Egli si sentiva più calmo e più sereno. Le responsabilità che fino a quel momento lo avevano angosciato sarebbero state cancellate dalla nobile missione cui la sua penna era per consacrarsi. Quel periodo di dolore si sarebbe chiuso nella sua vita, poichè Beatrice lo amava, poichè i suoi figli erano con lui, poichè egli avrebbe avuto il magico conforto dell'arte consacrata ad un fine di umanità profonda. La vita gli avrebbe ancòra sorriso. Ed un giorno, vecchio allora, guardando indietro la sua vita e la sua opera avrebbe potuto non arrossir di quella ed esser superbo e glorioso di questa. Così egli avrebbe trovata la vera gloria, il vero connubio di questa con l'amore. E di Claudina Rosiers, morta pel dolce miraggio dei suoi primi sogni d'artista, egli avrebbe sempre custodito nel cuore il rimpianto e il fervore.

Guardò il cielo. Era divenuto oscuro e profondo, nubi grevi e nerissime vi si appesantivano lugubremente. Un ingenuo richiamo fece paragonare a Giuliano Farnese quel cielo nero e minaccioso col triste dramma che aveva attraversato la sua vita. Ma in quel momento, rialzando lo sguardo, vide con un sorriso che due nuvole si erano appena disgiunte e che fra loro, più fulgida fra quell'ombra, come una luce di speranza e di fede, una stella splendeva.

Quisisana, settembre 1898.

Roma, febbraio 1900.

FINE.

ERRATA CORRIGE

pag. 73 linea 20 _in certezza_ INCERTEZZA » 75 » 11 _inacceso_ INACCESSO » 83 » 24 _presa_ PRESE » 85 » 3-4 _im-nente_ IMPONENTE » 104 » 17 _in mezzo questa_ IN MEZZO A QUESTA » 112 » 28 _con essi_ CON QUELLO » 155 » 3 _terzo_ TERSO » 160 » 28 _poteva_ POTEVANO » 200 » 15 _trafiggendi_ TRAFIGGENTI » 200 » 18 _sarebbe_ SAREBBERO » 204 » 2 _che si_ CHE LI » 204 » 16 _lenti_ LENTE » 220 » 22 _La pena aggravandosi_ AGGRAVANDOSI LA SUA PENA » 258 » 8 _inquietitudini_ INQUIETUDINI » 272 » 14 _d'un_ D'UNO » 299 » 20 _la_ LE » 336 » 16 _inquietitudine_ INQUIETUDINE » 336 » 21-22 _compiuti_ COMPIUTO

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_Finito di stampare il giorno_ III MARZO MDCCCC _nella Tipografia di Ludovico Cecchini in Roma_.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (ancòra/ancóra e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Le correzioni indicate nella tabella "Errata Corrige" sono state riportate nel testo.