Il Miraggio: Romanzo

Part 11

Chapter 113,758 wordsPublic domain

Anche il dolore fisico imperversava. La sua fronte ardeva, le vene delle tempie pulsavano fortemente ed erano così gonfie, quasi fossero prossime a spezzarsi. Brividi le correvano le ossa. Il cuore aveva delle strette che la facevano gridare. L'inutilità della sua vita passata, lo squallore della sua vita futura le apparivano dolorosamente. L'uomo amato perduto, il padre dei suoi figli indegno di lei, adultero e mentitore, dissimulatore e vile, gli appariva perduto, irremissibilmente perduto. Le sue illusioni sfiorite, abbattute, rotte per sempre, gettavano su la sua povera anima una coltre di spine. Che le restava nel mondo? Quale scopo? Quale vita? Quale destino? In una nuvola d'oro apparvero alla dolorosa i nimbi biondi ch'erano le chiome dei suoi bambini. Per essi ella avrebbe vissuto, da quel giorno, da quell'ora, la cui tristezza immensa mai da nessun fluire di tempo sarebbe stata dispersa. Cosa morta le apparivano adesso gli anni che le restavano da vivere. Nata per l'amore, senza l'amore che altro le sarebbe rimasto per la vita? I suoi bambini, cui il suo pensiero ricorreva incessantemente come ad una salvezza, come ad un conforto, come ad una difesa, come ad un usbergo immacolato e santo, non potevano prendere nel suo cuore il posto lasciatovi deserto dall'infedele, dall'amato di tanti anni non più degno del suo amore. Tutto il sangue di lei si ribellava contro l'offesa, il sangue aristocratico della sua famiglia s'agitava al pensiero di quella mescolanza plebea, al pensiero che un'altra donna, di lei meno pura, di lei meno eletta, di lei meno devota, avesse potuto ottenere ciò che a lei era dovuto, ciò che a lei si toglieva. L'abbandono sembrava irreparabile alla desolata. Su tutto avrebbe transatto l'offesa, ma non su quel tradimento continuato, abile, mascherato, contraffatto, calcolato. Tutti gli spasimi diversi della sua anima si univano, si sposavano con un triste connubio in uno solo, altissimo, mentre dagli occhi abbattuti seguitava a sgorgare il pianto ininterrotto; pianto di vergogna e di dolore, di orrore e di amore, di amore ancòra, pianto senza sollievo, senza tregua, senza fine, pianto sovrumano di infinita desolazione.

Quando Giuliano entrò nel gabinetto da lavoro, sùbito lo sconvolgimento del volto di Beatrice che si era levata e l'attendeva in piedi, gli annunziò che qualche cosa di grave era avvenuto. Sgomento, le si avvicinò.

— Non vi accostate, ella gli gridò ritraendosi, non vi accostate. Il dolore così atroce che io soffro non deve lasciare a voi altre vie alla menzogna. Questa lettera mi svela finalmente che Claudina Rosiers è la vostra amante, ch'ella non partirà da Roma per restare con voi. La benda mi è caduta dagli occhi ed ho potuto vedere tutta l'offesa che mi avete arrecata. Io non vi rimprovero nemmeno. Il mio silenzio deve avvilirvi più d'ogni mia parola.

Giuliano, tuttavia nello sbalordimento dell'inattesa catastrofe, comprese che, con una donna leale e nobile come sua moglie, la protesta non era più possibile, nè poteva mentire. Se quella lettera era anonima e quindi dubbia la denunzia che conteneva, le sarebbe stato molto facile procurarsi altre prove ed indiscutibili, ora ch'era incamminata verso la verità. L'unica cosa possibile con quell'anima di donna era la confessione: Giuliano la tentò, disperatamente, come si gioca l'ultima carta per una posta suprema:

— Con una donna come te io non so più oltre mentire, Beatrice, egli disse. Ciò che ti hanno scritto è vero. Io ignoro chi sia il delatore volgare che mi accusa in quella lettera. Ho tanti nemici accaniti a Roma, tante gelosie, tante invidie, che vorrebbero colpirmi in quel che ho di più dolce, di più intimo e di più sacro — e vi riescono. Io non ho alcun mezzo per difendermi e non lo cerco. Ti ho troppo a lungo mentito e ne ho troppo sofferto.

— Non è vero, ribattè Beatrice, se voi aveste sofferto, come dite, nel mentirmi, non avreste atteso per confessarmi la vostra colpa che io avessi in mano una prova indiscutibile. La vostra menzogna è spietata, è orribile. Ora dite di soffrirne perchè io vi ho strappato giù dal volto la maschera della vostra fedeltà. Ma voi mi avete mentito per un anno, un mese fa, avanti ieri, ieri, stamattina. È una menzogna ininterrotta, calcolata, vile, che mi ripugna! Mi avete baciata con le labbra ancòra memori dei baci dell'altra..... Mi avete.... Per carità, per carità, tronchiamo qui il nostro colloquio..... Ogni cosa è finita fra noi. Non torniamo più su la vostra infamia: ne soffro troppo!

— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola di amarti..... Lo comprendi? Ah, tu ridi, tu indietreggi? Credimi che da tanto tempo io soffrivo, come un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che il traviamento di pochi giorni io l'ho pagato con tanto dolore, con tanta sofferenza, con tanta vergogna. Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente, _noi ti abbiamo avuta presente_, e tu ci hai fatto sentire crudelmente il rimorso dell'offesa che ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non devo ora scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli e sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo per la vita dei nostri bambini, su la quale te lo giuro: quella donna può essere stata l'aberrazione dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto, la mia venerazione, la mia devozione, la mia religione..... La tua purezza mi ha fatto sentire ancòra più la mia colpa ed in questa sempre meglio ho veduto la grandezza della tua anima, diletta! Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma ho mentito perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti perdevo! Fa di me quel che tu vuoi, abbandonami, giudicami, condannami, ma sappi questo, questo solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente, per disamore, per stanchezza. Una vertigine mi ha trascinato. Io sono debole e non ho saputo resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un solo terrore, il terrore che tu sapessi tutto e che io ti perdessi, sì, sì, il terrore di perderti, di essere solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti ho sempre amata, perchè ti amo, ti amo......

Così dicendo le aveva preso la mano e, con voce strozzata dal pianto prepotente, le alitava le parole sul volto.

— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi ed indietreggiando. Lasciatemi e tacete; non discendete ancòra più in basso!....

L'infedele cadde a sedere su una poltrona, esausto per l'emozione violentissima di ogni forza fisica e morale. Il pianto ch'egli tratteneva con sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento e di umiliazione, pianto che invocava perdono, pianto in cui si rivelava tutto il lungo dolore di tanto tempo, dal giorno della prima dedizione di Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo divano dove sua moglie si lasciava cadere, sempre più pallida, per dirgli:

— È inutile che partiate, è inutile che mi diate la rappresentazione di quelle lacrime: io non vi credo più!

La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò le lacrime che gli inumidivano il volto, rimase in piedi immobile e convulso.

— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto da me, continuava Beatrice implacabile, e mi aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra. Mi serviva di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste così avvilito ai miei occhi con una maschera di fedeltà che voi non avete mai abbassata, ma che io stessa ho dovuto strapparvi dal volto.....

— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente. Io non voglio da te il perdono, intendimi, intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima di prendere una decisione che forse muterà tutta la nostra vita, voglio che tu sappia, che tu creda, che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti, che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto io, giorno per giorno, ora per ora, arrecandotela, più di quel che tu soffra ora, misurandone la bassezza. Lo capisci tu che io non ti direi queste parole, se non sentissi profondamente nel cuore, nei sensi, nell'anima, nel pensiero, ciò che esse esprimono perchè innanzi al dolore non si deve, non si può mentire, molto più quando questo dolore viene, come il tuo, dalla menzogna? Vediamo, Beatrice..... Per l'amore che mi hai dato, per il bene che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi..... Fammi almeno pensare che nel tuo cuore vi è ancòra qualche cosa per me, e non solamente la spietatezza di una condanna.....

— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate così. Non voglio sentire nelle vostre parole nemmeno un alito di tenerezza per me. Essa mi dà troppa ripulsione verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una volta, nelle vostre parole il sentimento della verità! Ditemi che non mi amavate più, che un'altra donna vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza tanti scrupoli, perchè io ero una moglie fedele e non ero capace di rendervi dente per dente, come un'altra avrebbe fatto. Su, su, ditemi questo..... Ma non mi raccontate altre menzogne, non mi recitate altre commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del mio dolore e forse non avrete più la forza di essere sacrilego, ricordando il nostro amore d'un tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no, lasciatemi sola, mi fate ribrezzo!

Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva di Giuliano: egli si avvicinò alla moglie, con le braccia tese, con gli occhi ardenti, ma col volto coperto di un pallore mortale:

— Beatrice, ascoltami, ascoltami..... Beatrice! Non mi gettare così in preda alla disperazione..... Abbi pietà!

— Ne avete avuta voi, per me? Mi avete risparmiato forse l'affronto di farmi sapere da altri la vostra colpa? Lasciatemi, lasciatemi.....

Si ritrasse, d'un tratto, verso la porta, poichè Giuliano si avvicinava sempre più. Egli soffriva veracemente il dolore di tanto tempo e la cupa disperazione già batteva lugubremente nella sua anima. Beatrice d'altra parte aveva atteso, al principio di quella scena lacerante, un grido di verità che le svelasse come non tutto era morto nel cuore e nella conscienza di quell'uomo traviato. Ma poi l'esaltazione vertiginosa del suo stesso dolore le impediva di discernere il vero dal falso, le impediva di sentire palpitare la verità, la sincerità, il dolore, la passione nelle parole di Giuliano innanzi alla desolazione che per la sua anima si preparava. Beatrice volle chiudere quel colloquio tanto triste. Su la porta si volse, disse al marito che si copriva il volto con le palme per nascondere le nuove e più cocenti lacrime:

— È inutile purtroppo parlare più oltre..... Il mio giudizio su voi è irremovibile. Immediatamente noi ci divideremo, e per sempre. O voi lascerete questa casa o la lascerò io, questa sera stessa.

Giuliano, vinto dal tremito convulso che lo scuoteva tutto, non riesciva ad articolare parola. Beatrice aggiunse:

— Ed io condurrò con me i miei figli, ve ne prevengo!

— I nostri figli! gridò Giuliano fuori di sè. I nostri figli, no, essi sono anche miei! Sono miei, miei... Voi non potete togliermeli... Voi non potete strapparmi fin l'ultima consolazione, l'ultimo rifugio per il mio dolore...

Egli singhiozzava. I singulti di quell'uomo forte non commossero la fragile creatura colpita in quello ch'ella aveva di più geloso e di più caro. Il suo grande dolore la rendeva spietata, sorda alla pietà che quel colpevole impetrava:

— I nostri figli, no, voi non potete togliermeli, non me li toglierete! egli singhiozzava.

— In questo caso, disse fermamente la donna cui Giuliano aveva così a lungo mentito — e le sue parole avevano una insultante ironia ed un supremo disprezzo — in questo caso, metteremo di mezzo degli avvocati. Faremo un processo, se così vi piace!

Giuliano si avventò contro di lei, preso da un impeto di brutalità cieca in cui egli avrebbe voluto o piegarla verso di sè vinta e pietosa o farle del male. Ma ella era già uscita e la porta si richiudeva. Egli rimase in quella stanza, dove tante crisi della sua vita s'erano svolte, a soffrire tutto il suo spasimo, intenso e silenzioso. Beatrice sarebbe partita, i suoi figli sarebbero andati via con lei. Egli, l'infedele, rimaneva solo e triste, a mezzo di quel malinconico cammino, avendo veramente smarrita la diritta via per una oscura selva senza uscita; rimaneva così, solo e smarrito, esule nella vita, senza la calma della sua casa e l'affezione della sua famiglia e senza nemmeno una passione verace in quell'altra casa dove la sua sorte contraria si era decisa. L'ora squallida passava con una lentezza lacerante.

XII.

Quanto durò quella raffica di disperazione in cui ogni volontà ed ogni sensibilità, se non quella del dolore, sembravano abolite? A un dato momento Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide la sua solitudine in quella stanza silenziosa già invasa dalle penombre del crepuscolo. Uscì nei salotti contigui, in cerca della moglie, deciso ad ogni umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur che non gli togliesse i suoi figli.

Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala da pranzo, nel gabinetto da toeletta, nella stanzetta da bagno, nelle camere dei domestici. Beatrice non v'era. In anticamera interrogò il cameriere che non sapeva nulla. In quel momento _Miss_ Margaret saliva dal giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini, rientrati con lei, erano di nuovo usciti con la loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però dove fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati. Giuliano in un lampo intuì quello che accadeva, prese il cappello ed il bastone, deciso ad uscire, a cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano entrava.

I due uomini passarono in un piccolo salotto, ove si chiusero a chiave. Il colloquio fra loro avvenne a voce bassa, senza declamazioni, brevissimo ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano e nel tempo stesso che soffriva pel dolore della sorella, comprendeva il colpevole e s'inteneriva al dolore di lui. Egli parlò per il primo, ragionevolmente:

— La catastrofe giunta così improvvisamente, egli diceva, ci fa sentire il contraccolpo, appunto perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile. Io comprendo il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione meritata: m'inchino con riverenza a quello nobilissimo, altero, silenzioso di mia sorella, di tua moglie. Indagare la causa di ciò, è inutile. È ugualmente superfluo fermarsi a ricercare chi possa essere stato l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina Rosiers. Se vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante è questo, per ora: Beatrice si trova presentemente con i bambini in una casa amica e sicura, dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo. Non ti posso dire chi siano gli ospiti della tua famigliola, perchè Beatrice mi ha fatto giurare che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu la cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra più dolorosa ed atroce. Bisogna, dunque, prendere una decisione. Beatrice, un giorno, forse anche non lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà allora per voi una seconda luna di miele, cui io mi invito fin d'ora ad assistere. Ma, al momento presente, la povera donna è troppo abbattuta e demoralizzata per poterle parlare d'un perdono sia pure lontano. Ella non intende nè di rivederti nè di cederti i figli. La sua intenzione è di lasciarti libera la casa tua e di venire lei ed i piccini a Venezia con me. Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta appunto per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio, dunque, che sii tu ad uscire da questa casa. Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e ti avvertirò e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile tentare ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa casa e, per il mondo, nulla sarà mutato. Per tutti, tu sarai in viaggio, per affari, per diporto, che so io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza, tornerà qui. Tu hai tutto il tempo di prepararti a questa assenza non breve.

— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare i miei piccini? E chi sa per quanto tempo non li rivedrò!

— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed è meglio. Se tu li vedessi non partiresti più ed è necessario ora che tu ti assenti per qualche mese, affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno apparentemente e superficialmente.

Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che quella partenza significava per lui, la solitudine della sua vita, la sua tristezza; ma le risposte di Loredano furono così affettuose e così persuasive che poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la partenza di Giuliano era stata decisa — si abbracciavano come fratelli di dolore, virilmente ma profondamente commossi.

Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice. Giuliano incominciò una marcia veloce per le vie della città, a fine di sollevare i suoi nervi depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi nei negozi, le vie erano piene di folla, coppie di innamorati felici passavano vicino a Giuliano, lentamente, nel crepuscolo di quella soave giornata primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza di quella illusoria felicità che luccicava negli occhi di quelle coppie di amanti. Anche per loro era passata quell'ora dolce. E rivedeva Beatrice al suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate sere di luglio, mormorare parole tenere, mentre egli le sorrideva. Ed ora tutto era finito; il dramma era giunto inesorabile, a sconto delle gioie del tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove una fanfara di bersaglieri lanciava al cielo i suoi squilli inebrianti. Giunse al Corso, riboccante di folla lieta, scintillante di lumi, dorato di fanali a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche signora che passava nella propria carrozza lo salutò. Egli si sentì sempre più solo fra quella folla ignota e, come unico porto al suo dolore, gli apparvero l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina Rosiers.

PARTE SECONDA

I.

Dal fondo del suo _coupé_ riservato nel treno di Firenze, Giuliano Farnese vide l'ombra di una donna, vestita di nero e avvolta di veli, scivolare lungo i muri, seguita dai facchini col bagaglio, diretta verso di lui. La donna arrivò allo scompartimento, salì, tese le labbra a Farnese.

— Temevo che tu non venissi più, Claudina! disse lo scrittore, serrandola fra le braccia. Discioltasi, ella assestò le valigette su le reti sospese, poi si sedette dalla parte opposta allo sportello aperto, sempre nascosta dai veli. Giuliano, in piedi nel rettangolo dello sportello, cercava di nascondere la viaggiatrice. Claudina vide un uomo che passeggiava sul marciapiedi, dove i viaggiatori s'affrettavano e gl'impiegati si affannavano ed i carretti di ferro coi bagagli scorrevano con uno strepito fastidioso, vide quest'uomo avvicinarsi allo scrittore, salutarlo: ella riconobbe Santacroce che dimandava curiosamente a Farnese per dove partisse, per quanto tempo, se solo o in compagnia. Anzi egli arrischiò uno sguardo nel fondo dello scompartimento; Claudina tremò di essere riconosciuta, ma l'ombra che il lume a gas velato dalle tendine verdone lasciava e la miopia di Santacroce la protessero. Costui se ne andò, persuaso in apparenza dalle proteste dello scrittore, lungo quel marciapiede dove i cinquanta globi di luce elettrica rovesciavano fiumi di luce, da dove un rumore assordante saliva, oramai unito a quello degli sportelli sbattuti ed allo squillo delle campanelle di partenza.

Lentamente, il convoglio si mosse. Claudina osservò l'amante e vide un grande pallore disfarsi sul volto di lui, mentre le mani gli tremavano e gli occhi non si staccavano da quella stazione argentea di luce, che oramai si allontanava sempre più. Quando questa non fu più che un punto luminoso su l'orizzonte notturno, Giuliano si ritrasse dallo sportello, alzò i cristalli, venne a sedersi vicino a Claudina, le prese le mani che erano gelide, le baciò la fronte ch'era madida di sudore, le baciò le labbra ch'erano paonazze. L'amante la strinse fra le braccia, la cullò con la dolce nenia delle sue fanciullaggini amorose. Claudina parve rianimata: tuttavia non seppe trattenere le parole del suo rimorso:

— Abbiamo fatto male a fuggire, ella disse. Mi pare che noi s'abbia messo fra tua moglie e te qualche cosa di irreparabile, di insormontabile, di incancellabile, per il giorno in cui tu, non amandomi più, vorrai tornare con quelli che tu ami ancora, tua moglie e i tuoi bambini. Avrei dovuto partire io sola, io..... Tua moglie, forse ti avrebbe perdonato.... Chi sa? Le donne che amano son capaci di tante abnegazioni.....

Sorrise amaramente; poi aggiunse, vedendo Giuliano che accennava a parlare:

— So, so quel che vuoi dirmi e che mi hai già detto: che tua moglie non ti avrebbe giammai perdonato; che, d'altronde, non ti era possibile rimanere a Roma, separato da lei, per le ciarle del mondo; che tu mi ami; che, del resto, tu speri che tua moglie non saprà niente della mia partenza con te..... Ah, quanto sarebbe stato meglio per te rimanere o ritirarti in un piccolo paese con uno dei tuoi piccini, a lavorare..... Tua moglie, allora, si sarebbe persuasa del tuo pentimento ed un giorno te la saresti veduta arrivare, buona, sorridente, clemente, avendo dimenticato e perdonato.....

La sua voce era piena di lacrime e dopo una pausa la donna gettò le braccia al collo di lui, reclinò la fronte su la sua spalla ed aggiunse, ardente di passione:

— Ma no, ma no, ciò che abbiamo fatto è bene. Tu mi ami, io ti adoro, non potevamo vivere separati. No. Ah, Giuliano, come mi sento tutta tua, come mi pare di correre verso la felicità con questo treno, come mi pare di averti tutto mio e per sempre, per sempre!..... Ricordi l'altra sera, a quest'ora? Tornavamo dal teatro, cenavamo a casa mia, bevevamo dello _champagne_ alla primavera del nostro amore, all'alloro che dovrà incoronare, come dici tu, le nostre due fronti di una sola corona..... tu poeta ed io tua interprete, ricinti da un solo ramo d'alloro, uniti nella gloria, come nell'amore! Ah, che bel sogno, e noi lo realizzeremo..... Non è vero?

Giuliano sorrise d'una smorfia scettica. Il fischio del treno parve in quel momento irridere.

— Tu non hai fiducia? dimandò l'attrice. Io, sì, ne ho tanta, tanta.... L'altra sera, a quest'ora, tu mi baciavi..... e nessuno dei due avrebbe imaginato che stasera saremmo stati insieme in questo treno che fugge verso la felicità, uniti, stretti, amanti, dopo il breve dramma di ieri.... Ah, quando iersera ti vidi arrivare da me, alle sei, pallido, disfatto, come invecchiato di dieci anni, e quando mi dicesti: «Fa le valige. Partiamo domani», compresi in un baleno quello che era avvenuto... Poi, mi sentii mancare, come in un sonno improvviso, e non ricordo più nulla.... se non che mi sono risvegliata sotto i tuoi baci ardenti! Ah, il destino come galoppa! E di quali mezzi, di quali misteri si serve per compiersi! Ed eccoci qui, ora, amanti per sempre, non è vero? Per sempre! Come ti adoro. Giuliano! Baciami, baciami.....