Part 2
«Andiamo, diss'egli seco medesimo dando al suo cavallo la direzione della casa di Fritzheim, se egli è vero quel che mi si è detto, il buon uomo non ha molti dimani a vedere. Incominciavo un poco a seccarmi de' suoi continui rimproveri. È vero che di molto io gli sono debitore, ma alla fin fine qualche cosa ho fatto anch'io per lui da qualche anno a questa parte; non gli ho mandato denaro? Non ho fatto di bei regalucci a Lucia? Ma or che ci penso; par che costei abbia preso in sul serio le nostre fanciullaggini amorose. Che diascine! Men ci vuole che una testolina come la sua per creder vero a vent'anni quello che si è detto a quindici. Follie! Or più che mai questa chimerica unione sarebbe impossibile. Quand'anco io non avessi qui in questo mio cuore scolpita quella cara immagine di Emma, che mi divora a fuoco lento, io non acconsentirei giammai ad essere lo sposo di Lucia. Che direbbe la società di me? Che direbbero i miei amici? Sposare la figlia di uno stradiere! Ed io mi esporrei con tal matrimonio a render nota a tutti la mia storia, perocchè, non ci cade alcun dubbio, al domani delle mie nozze si saprebbe nel paese che Daniele de' Rimini non è che figlio della sventura o della colpa, raccolto per carità dal padre della sposa! Ignominia! Un tal segreto vorrei che rimanesse un mistero per tutti. Se il padre Giacomo il portasse tutto con sè nella tomba!... Oh se Emma penetrasse!... Dio, Dio, non mi esporre a tal rossore!... Ella così superba de' suoi natali, così ricca... ricca e nobile! Ecco... ecco la felicità, il sogno ardente della mia vita! Ed io sposerei Lucia, povera, oscura, _ignobile_, figlia d'un _vile_ stradiere! No no..... Quando io non era ancora conosciuto, quando non mi era ancora slanciato nel mondo, avrei forse potuto sposarla, imperocchè tutti avrebbero ignorato l'oscura mia origine, ma ora! Io ho fatto tanto per innalzarmi, ho gittato sudori e lagrime sul pianoforte, sono impallidito su i capilavori musicali, non solo per amore a quest'arte, che spero per altro abbandonare non sì tosto avrò raggranellato un po' d'oro, ma bensì per farmi una strada alla fortuna, per vedere di pormi ad un certo livello con quegli giovanotti miei amici, che non si starebbero dal darmi la beffa per questo ridicolo matrimonio ch'io farei a contraggenio, e che distruggerebbe per sempre ogni speranza di possedere quel tesoro di grazie che m'innamora, e quella dote onde io cesserei di essere una creatura mercenaria. Oh.... che ignobil cosa è il lavorare per vivere! Qual differenza tra Emma e Lucia! Ma che dico! Non sono io scemo di senno per istabilire un paragone tra queste due donne! Un paragone tra Emma e Lucia! È lo stesso che paragonare l'eleganza alla goffaggine, la farfalla alla mosca, la ricchezza alla miseria. Che compiuta educazione! Che linguaggio elevato, che nobiltà di sentire! e che bellezza! Oh quelle forme del suo corpo! quei capelli! quegli occhi!! Oh la mia testa, la mia povera testa!
Ciò dicendo, Daniele, il cui carattere da questo breve soliloquio i nostri lettori potranno in parte conoscere, era giunto all'abituro di Giacomo, sotto il cui tetto egli avea per molti anni riposato.
Nell'entrar che fece Daniele nella camera dell'infermo, Lucia si era incontanente alzata da su il letto del padre, avea fatto per correre incontro al giovine, ma a mezzo la camera sentì fiaccarsi le ginocchia, e quelle lagrime che fino all'arrivo di Daniele erano rimaste premute nel petto, quivi costretto dall'acerbità d'un doppio spasimo, rifluirono tutte in un momento alle ciglia della fanciulla per un ritorno di tenerezza e Lucia pianse per qualche minuto con quell'impeto irrefrenabile, che suol succedere ad una sì lunga compressione.
Oh quanto diceva quel pianto!
Daniele era rimasto alcun poco sulla soglia di quella camera, freddo spettatore della scena di tristezza che gli si offriva; poscia, senza rivolgere una sola parola a Lucia, si era inoltrato verso il letto di Giacomo, chinando leggermente il capo dalla parte ov'era seduto Padre Ambrogio. Maria, Giuseppe e Andrea lo avevano salutato con affettuosità, se gli eran messi d'intorno; un raggio di gioia brillò su quei volti infantili; la presenza di Daniele era per essi di buono augurio; eglino tutti aveano rifuso addosso a questo giovine quella espansione di affetto e di stima che l'idiotismo d'Uccello aveva in certo modo respinto e deviato.
Nel venire Daniele, Uccello si era recato nelle braccia i suoi mici ed era corso a far festa _al Contino_.
Era questo il nome che in famiglia si era dato al fanciullo Daniele, alludendo alle costui maniere riservate e schife non meno che al grandissimo livore dal quale insino dalla più tenera età questi era preso per l'invidia che gli eccitavano i fanciulli meglio vestiti o che passeggiassero in carozza o che fossero possessori di più bei giocarelli.
— Guarda, Lucia, disse Uccello alla sorella alzando con le punte delle dita le falde del soprabito di Daniele, guarda che bell'abito ha il Contino, bada che non se lo imbratti vicino a noi altri!
Queste parole, che l'idiota avea detto in tutta l'ingenua volgarità della sua favella, fecero apparire tutt'i colori sul volto di Daniele, il quale con un mezzo sorriso rispose battendo lievemente colla frusta sul capo dell'idiota:
— Non temere, Uccello, noi non ci faremo bruttar da nessuno; e poi non ci è paura, tu mi guardi le spalle.
Così fatte celie scambiate tra Daniele e Uccello presso al letto del moribondo rattristarono padre Ambrogio e Lucia.
Vi fu un momento di silenzio agghiacciato... Giacomo avea gli occhi chiusi, e la voce di Daniele non ancora aveagli colpito l'orecchio.
Padre Ambrogio si affrettò di far conoscere all'infermo l'arrivo del suo figlioccio con tanta ansia aspettato; onde, alzata alcun poco la voce, e fattosi più dappresso all'orecchio di lui dissegli:
— Signor Giacomo, il vostro Daniele è qui.
Il volto cadaverico del vecchio si animò subitamente, dischiuse gli occhi ne' quali brillò un raggio di viva gioia, e quelle pupille andarono in cerca di Daniele, e si affisarono su lui. Giacomo distese la destra al giovine, il quale senza torsi i guanti, se l'accostò alle labbra e vi lasciò cadere un freddo bacio, sfiorando appena l'epidermide di quella mano, quasi timoroso che gli si fosse appiccato il male del vecchio, e schifo di baciar la mano di un onesto gabelliere.
Erano molti anni dacchè Daniele non baciava la mano del suo benefattore.
Nello sguardo immobile del vecchio, in quella scintilla di fuoco che, attraverso le nebbie della morte, dardeggiava dagli occhi vitrei di Giacomo, fissi su Daniele, era un lacerante rimprovero, un dolore cocentissimo ma rassegnato, una speranza viva, ardente, una preghiera affettuosa, un comando.
Padre Ambrogio leggeva in quello sguardo queste diverse passioni, questo linguaggio misto di tanti affetti, di tante commozioni; e procurò di richiamare i pensieri dell'infermo a quella pacatezza che debbon serbare gli uomini che stanno in procinto di elevarsi su tutti gli umani affetti e passioni. Daniele era distratto, preoccupato, stava così come se si fosse trovato in una casa straniera, indifferente.
— Signor Giacomo, disse Padre Ambrogio, vi avea pur detto che questo caro giovine si sarebbe affrettato di venire a baciarvi la mano e ad accorrere a' vostri desiderii: egli è qua, compatitelo perchè oggi soltanto egli ha saputo essersi aggravato il vostro male.
Il buon prete avea poggiato la voce sulle parole _oggi soltanto_ per farle ben notare a Daniele, il quale gittò su lui uno sguardo furtivo e disse anch'egli:
— Si, signore, soltanto oggi m'è stato detto che voi eravate infermo.
Daniele non avea detto _papà Giacomo_, siccome per lo addietro chiamava il suo benefattore. Questa parola _signore_ avea messo il ghiaccio di morte nel cuore di Lucia.
Giacomo avea concentrate tutte le forze della sua vita in questo supremo momento, in cui egli voleva assicurare la pace e la felicità della figliuola. La mano del vecchio avea cercato quella di Daniele e non la lasciava: il pugno dell'infermo avea acquistato una forza straordinaria di cui lo stato di prostrazione in che lo aveva gettato il morbo parea che il rendesse incapace. Questa pressura indicava abbastanza l'ardente desiderio che il vecchio aveva avuto di riveder Daniele e il timore che questi si allontanasse.
Daniele sembrava portar con impazienza quello sguardo e quello imprigionamento della mano.
Passò qualche minuto.
Giacomo alzò il capo e fe' segno lo avessero adagiato su qualche cuscino per potersi reggere a certa altezza dal letto: un eccitamento estremo gli avea dato un'apparenza di salute e di forza.
— Un sorso di sidro, chiese il vecchio con voce distinta.
Era questa la consueta bevanda, di cui usava nello stato di sanità, e che gli dava soddisfazione, ilarità, lucidezza di mente; onde quasi mai mancavane qualche boccia nella famiglia, comunque povera.
Lucia corse, col cuore palpitante di speranza, ad aprire un vecchio armadio, dov'era riposto un avanzo di caraffa di sidro inglese, ne versò tre dita in un bicchiere, ed il recò al padre, accostandoglielo alle aride e scolorate labbra.
Giacomo bevve con ansia; ma la deglutizione opravasi con difficoltà, per modo che fu impossibile al misero vecchio di tranguggiare il bramato refrigerio che gli rimase in sulla lingua; tanto più che quella bevanda non è così fluida e potabile come l'acqua.
Giacomo gittò un profondo sospiro, scostò leggiermente dalla bocca il bicchiere e la mano che glielo porgeva, e volse gli occhi al cielo facendo tacita offerta a Dio delle sue sofferenze: il cuor di Lucia ne fu trapassato: nascose il suo capo dietro quello del padre e pianse la miserella, ma divorando nel cuore le amare lagrime che le strappava lo stato del genitore.
Giacomo non era uscito dal suo abbattimento per due giorni continui; poche e indistinte parole avea proferito in questo tempo, pochi segni avea dato di vita e di avvedimento. Ma ora un pensiere, un proponimento parea dargli una fittizia energia. Comechè privo del refrigerio che sperava ottener dal sidro, ei raccoglieva quasi per forza intorno al cuore la vita che gli fuggiva. Oh l'amor paterno! Chi può dire fin dove questa onnipossente affezione dell'animo può imperare sulla caduca, argilla? Chi può segnare i limiti della sua forza? L'amor paterno commove ed agita ancora il cuore di un cadavere pochi istanti di poi che morte vi ha soffiato il gelido suo alito: l'amor paterno è un raggio dell'anima immortale che rimane ancora attaccato alla famiglia, quando il corpo del padre rientra nella creta che il produsse.
Giacomo fe' cenno a Daniele di avvicinarsigli più, imperocchè non potea parlare che a stento e con voce fiacchissima.
Daniele, Lucia e Padre Ambrogio si strinsero al letto dell'infermo per udirne le parole. Marietta e gli altri due fanciulli intorniarono quei tre: e tutti pendevano con trambasciata ansietà dalle labbra del capo della famiglia.
— Daniele, disse il vecchio, ricordi tu quel che eri e quel che ora sei?
— Lo ricordo, rispose questi, alcun poco turbato da simile interrogazione.
— Ti rammenti di quella notte in cui ti raccolsi morto di fame e di freddo sopra una felce nelle boscaglie della Sila in Calabria?... Pensa, figlio mio che ivi saresti immancabilmente perito; le tue membra quasi nude erano intorpidite dal gelo onde eran tutti coperti que' boschi deserti e quelle valli; i tuoi occhi eran chiusi, ed appena uscia dal tuo petto un fioco gemito che si perdea ne' lunghi urli del vento tra gli scheletri della vegetazione. Fu la Provvidenza che guidò i miei passi in quel bosco tetrissimo: io avea smarrito il mio cammino, o per dir meglio, Iddio volle che io mi fossi per poco allontanato dalla strada regolare per menarmi a dar vita ad una innocente creatura. In questo supremo istante della mia vita che si spegne, benedico la Provvidenza che mi fece degno di esercitare la carità e di salvar da morte un caro fanciullo, ch'io poscia ho amato qual mio figlio, e che ora amo con tutta la tenerezza paterna, quanto amo queste infelici creature che la mia morte lascerà diserte e abbandonate nel mondo.
Dagli occhi del vecchio cadde una lagrima, che restò fredda e impiombata sulla sua guancia.
A quelle parole, non si udì che un pianto universale. Daniele era commosso.
Dopo pochi momenti di silenzio, Giacomo riprese:
— Ho dovuto richiamare questa ricordanza, mio caro Daniele, non per vantare titoli alla tua gratitudine, della quale non ho mai dubitato, e di cui mi hai dato prove non equivoche; bensì per ottener da te tutto lo affetto di un figlio in questo momento ch'è per me sì solenne. Se tu ami ch'io dorma in pace il sonno della tomba, se vuoi che io chiuda gli occhi benedicendo quell'istante in cui per la prima volta i tuoi gemiti infantili colpirono le mie orecchie, togli dal mio animo ogni dubbio sulle tue rette intenzioni a riguardo di questa misera fanciulla che tanto ti ama...
Quest'ultima parte fu piuttosto indovinata dagli astanti anzi che profferita dal vecchio, tanta fu la commozione ambasciosa che gli oppresse il petto. Daniele impallidì e chinò gli occhi, interamente ombreggiati dalle folte sopracciglia, che diventarono due archi nerissimi; Lucia si sentiva scoppiare il petto; il cuore le palpitava con tal violenza che un lividor di morte le imbiancò le labbra semiaperte; gli occhi della fanciulla non si arrischiarono a riguardar Daniele, e fu per bene di lei, che se quell'adorabile creatura avesse gittato uno sguardo sul suo amato, avrebbe letto sul costui volto la più chiara smentita delle parole del padre.
— Si avvicina il mio termine, figli miei... Ringrazio la Provvidenza che mi concede la forza di parlare e di rivolgervi le mie estreme parole. Daniele, Lucia, Iddio non ha permesso ch'io fossi testimone della vostra felicità... Io avea ben ragione, mio caro figlio, di spingerti ad affrettare questa bramata unione... L'innocenza e la virtù fecero dapprima nascere il vostro amore; l'affetto fraterno si voltò ne' vostri cuori in un sentimento più dolce, che crebbe col crescer dell'età. Dio benedisse l'amor vostro, come l'ho benedetto anch'io. Daniele, misero figlio della sventura o della colpa, infelice creatura defraudata del più caro degli umani retaggi, l'amor paterno, il cielo ha colmato un tal vuoto; tu sei idolatrato da quest'angioletta. Una brillante carriera ti si apre dinanzi; così giovane hai ottenuto quello che pochi o nessuno alla tua età giunge ad ottenere: riputazione e fortuna, e ben le meriti per la tua abilità nell'arte musicale, per la quale tanto genio appalesasti fin dalla tua fanciullezza. Possa il cielo sempre più render prospere le tue fatiche, ad alleviarti le quali, avrai al tuo fianco questa cara creatura.... La misteriosa mano che oggi provvede a' tuoi bisogni o a' tuoi piaceri potrà un giorno ritirarsi da te, senza che tu abbi a sentire dolorosamente una tal perdita.
Giacomo ebbe d'uopo d'interrompersi per qualche momento... Gli astanti, ed in particolar modo Daniele, e Lucia, erano diversamente agitati e commossi.
— Daniele, ripigliò il vecchio, il tempo stringe ed io non posso abusare di questi preziosi momenti che Iddio mi concede. Io non dubito della lealtà delle tue intenzioni, tel ripeto; ben mi è noto il tuo cuore, e so che l'opera mia non fu seminata in ingrato terreno... Ma ho bisogno, nel licenziarmi da voi, figli miei, di essere pienamente sicuro dell'avvenire della mia Lucia... Chieggo da te un giuramento, Daniele.
— Un giuramento! esclamò questi, che era ben lontano da una simile idea.
— Si, figlio mio, un giuramento solenne che tu farai su quel Crocifisso, presente Padre Ambrogio e gli altri figli miei: giurerai di sposare quanto prima la dilettissima Lucia... Un tal giuramento nulla può costarti; esso non serve che a render paga e soddisfatta l'anima mia io andrò a raggiungere la mia amatissima compagna, la madre vostra, figli miei, e di lassù le nostre benedizioni vi accompagneranno sempre e dappertutto. Or via, non si perda più tempo. Son due giorni che ti ho aspettato, Daniele, e credeva che Dio non mi accordasse il piacere di vederti, per dileguare dal mio povero cuore ogni dubbiezza.
Un Crocifisso di avorio era in cima del letto, all'altezza della mano di Giacomo, il quale, toltolo dal muro, il consegnò a Padre Ambrogio e gli disse:
— Padre, ricevete il giuramento di Daniele, ed implorate le celesti benedizioni sul capo dei figli miei.
Padre Ambrogio si alzò. Il suo volto era grave e solenne; con la destra ei teneva il Crocifisso, con la sinistra toccò la spalla di Daniele, figgendogli in volto uno sguardo severo ma ripieno di bontà.
— Daniele, Iddio vi ascolta e vi giudica; ponetevi in ginocchi, figlio mio, e proferite con me il solenne giuramento che vostro padre, il vostro benefattore, chiede da voi, per abbandonare in calma ogni pensiero della terra e rivolgere tutta l'anima sua alla patria celeste.
Lucia s'inginocchiò e con essa tutti gli altri fratelli... In fondo alla camera si vedea genuflessa anche la vecchia fantesca, biasciando preci e facendosi cadere di grosse lagrime sulle aggrenzite guance.
Daniele ebbe un momento di titubanza.... Egli era rimasto all'impiedi, mentre tutta la famiglia... era genuflessa. Un pallore di morte avea coperta la bruna sua faccia... Questa titubanza non durò che momenti.
Daniele piegò a terra il ginocchio dritto e chinò il capo per non lasciare scorgere il suo turbamento.
Padre Ambrogio spiegò la sua mano sul capo del giovine.
— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno dall'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
A questa interrogazione successero pochi momenti di silenzio. Padre Ambrogio riprese:
— Pensate, Daniele, pria di giurare... Or siete libero ancora; un momento dopo, la vostra vita è eternamente avvinta a quella di questa fanciulla.
Daniele non rispose. Il vecchio Giacomo, Lucia, tutti trepidavano. Questi minuti secondi erano spine acerbissime per quella sventurata famiglia.
Il ministro di Dio replicò la formola del giuramento:
— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno dell'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
— Lo giuro, rispose Daniele con voce distinta ma rauca e profonda.
— Ti benedica Iddio! esclamò il prete.
Tutti si alzarono... Giacomo piangeva di tenerezza, di consolazione: il cuore del vecchio infermo si dilatava; parea che la vita e la salute gli tornassero; il suo volto si rischiarò; i suoi occhi brillarono ancora sotto i vapori della morte.
— Avvicinati a me, figlio mio, Daniele, qua... qua sul mio cuore, fa che ti abbracci; che io baci i tuoi capelli, la tua fronte. Oh perdona, perdonami, figlio mio... per poco io aveva dubitato di te; tel confesso... Io credevo che più non amassi la mia Lucia... Che ne sarebbe stato di questa infelice che tanto ti ama?... Appressati anche tu, Lucia, qua, qua ch'io vi stringa entrambi sul mio petto... Oh... or muoio contento!... Grazie, grazie, mio Dio, che mi hai fatto degno di tanta felicità!... Ah!.. la vista mi si abbuia... Sorreggetemi, figli miei... mie cari fi...
Giacomo cadde estenuato e privo di sensi in su i guanciali...
Lucia era rimasta nelle braccia del padre, nel cui seno avea nascosto il capo.
Daniele si era allontanato dal letto del vecchio. Nessuna lagrima avea bagnato i suoi occhi... Egli raggiustava freddamente e ravviava in sul dritto lato della fronte i capelli che, stando egli nelle braccia del padre, aveano smarrita la loro studiata drizzatura.
III.
LE ULTIME PAROLE
Le diverse e violenti commozioni alle quali Giacomo era stato in preda lo avevano abbattuto, stremandogli quel poco di forza vitale che egli aveva attinta nello immenso amore che portava ai suoi figli. Quella tensione eccessiva dei nervi nello stato in cui egli si trovava lo aveva affranto a tale modo che per poco tempo fu creduto morto.
Padre Ambrogio aveva dapprima con bei modi allontanato i teneri figliuoli dalle sponde del paterno letto, facendo a sè medesimo la più dura violenza, perciocchè alla vista delle gelide mortali spoglie del vecchio il dabben ministro della chiesa avea sentito dilacerarsi il cuore nè più nè meno che se quel corpo giacente fosse stato di suo padre: laonde ei comprendeva quale e quanto esser doveva il dolore dei figliuoli, e come la cessazione di quella vita così cara doveva farlo scoppiare qual repentina folgore.
Le sembianze del vecchio si erano imbianchite come i capelli che gli ombreggiavan le tempia; nessun segno rivelava in lui la vita.
Padre Ambrogio tastò il polso del giacente e il suo volto si rischiarò.
— Non è che un deliquio, ei disse; ben presto ricupererà il sentimento.
E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante.
Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore, ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio.
Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di Capodichino.
La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto quasi lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra gli alberi di quella mesta campagna: era la pietosa processione che accompagna con le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo asilo.
Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle opprimenti riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo, altre idee, altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua mente, idee ripiene di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di piaceri. Egli pensava che era quella l'ora consueta in cui soleva trovarsi quasi ogni sera tra crocchi brillanti di gai giovinotti, di bellissime donne; avrebbe dato una metà della sua vita per potersi involare da quella casa ov'eran la morte e la tristezza, e spiccare un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità, e dove egli forse era aspettato da Emma!
Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria contrada siccome in quella casa.
Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la sua respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo nel cavo del suo petto.
Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era quasi spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele... Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più rassegnata, più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse argomento di speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e nelle sventure la presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena, è balsamo al cuore sofferente. D'altra parte, non era il giovine da considerarsi ora come sposo di lei?
— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi questa notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai osservato con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante volte il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non sei venuto da noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al mio cuore, lo sa quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto tanto di farmi morire appresso a mio padre, se mai tu... più non mi amassi.
La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e singhiozzando si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo del suo dolore le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo per rimandar sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul volto e rizzò la faccia pallidissima guardando lui con tenerezza.