Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli
Part 7
(343) la dovea C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
Cap. XV.
_Lo re domanda perchè non fue perduto di tutto in tutto (344), che (345) così grandissimo peccato avea fatto. Sidrac risponde:_
Perciò che non potea essere disfatto quello che Idio avea fatto e stabilito. Iddio avea ordinato che egli conpierebe lo numero degli eletti del legnaggio d'Adamo, e non però (346) egli avea volontà d'amendarlo (347), et egli (348) non potea, e la misericordia di Dio non gli volle perdonare, e mettere nel suo regno tale come egli era. E se Idio gli avesse perdonato la sua ingiuria, sanza sodisfacimento, dunque non sarebe tutto potente, se egli mettesse tale uomo nella (349) sua gloria senza vendetta, là onde egli avea cacciato l'agnolo per una sola cogitazione, dunque non sarebe mica diritto; però dee essere presa la vendetta (350) del peccato, cioè del peccatore. Quando uno uomo truova pietre preziose in alcuno luogo lordo, elli no le mette mica nel suo tesoro, infino a tanto che non l'à lavate. Però che lo servo dee essere fedele del suo signore, e egli era andato al tiranno, che l'avea messo in carcere, serà mandato lo figliuolo dello re, e batterà lo tiranno, e rimenerà lo servo al suo signore colla sua gloria.
(344) in tutto C. R. 1.
(345) puoi che C. R. 1.
(346) impertanto C. R. 1.
(347) amender C. F. R.
(348) egli C. L. — Abbiamo agg. _et_ dal C. R. 2.
(349) in della C. R. 2.
(350) presso alla vendetta C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
Cap. XVI.
_Lo re domanda e disse: perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui diliberare? Sidrac risponde:_
Se l'agnolo raccattasse (351) l'uomo, dunque sarebbe (352) suo servo, e l'uomo dee essere ristorato, sicchè egli sia simigliante all'angelo. E l'altra cosa divisò Idio, che l'angelo (353) è fiebole nella sua natura, e se egli divenisse uomo, di tanto avrebe meno di potestà. E se egli avesse fatto un altro uomo, e l'avesse mandato per lui diliberare (354), dunque non aparterebbe (355) nulla la ragione alla schiatta d'Adamo. E però che l'agnolo non potea raccattare l'uomo, nè egli per sè non potrebbe fare sodisfazione, si piglierà primieramente lo figliuolo di Dio carne in una sola persona, fatta in due maniere: l'una maniera si è che vincierà lo diavolo e serà Iddio, e vincierà lo diavolo simigliantemente che lo diavolo vinse l'uomo, e averà podestà sopra tutte le cose, come elli serà Iddio, che aprirà lo cielo e tutti coloro che entrare vi dovranno; l'altra maniera si è ch'egli diventerà uomo, e farà ciò che fa (356) l'uomo sanza peccato.
(351) Se l'angelo avesse ricomparato C. R. 1.
(352) sarebbe l'uomo C. R. 1.
(353) l'uomo. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
(354) ricomparare C. R. 1.
(355) parrebbe C. L. — Abbiamo di creduto poter corr. _aparterebbe_ sulla scorta del C. F. R. che ha: apartenist; e del C. R. 1. che dice: dunque non avarebbe apartenuto.
(356) e sarà ciò che l'uomo C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
Cap. XVII.
_Lo re domanda (357): perchè vorrà egli nascere di vergine, e come sarà ella vergine quand'egli nascierà di lei? Sidrac risponde:_
Per quatro modi (358), siccome Idio fece l'uomo: lo primo, quando Adamo fu facto non ebbe nè padre nè madre, se non Iddio, così nascierà lo figliuolo di Dio, della Vergine, e egli sarà sè medesimo padre (359), e la figliuola sarà sua madre (360). Lo secondo modo si è, siccome Eva nacque della costa dell'uomo, e divenne femmina, altressì lo figliuolo di Dio nascierà della Vergine, dello Spirito Sancto e del Padre, e ciò sarà egli medesimo, e diventerà uomo. Lo terzo modo (361) si fia (362) per la sua potenza, per la sua volontade. Lo quarto modo di solamente femmina nascirae (363), per confondere lo diavolo, e per diliberare l'uomo del suo podere. E dal cominciamento del mondo guardò Iddio quelli che più l'ameranno, e lo suo comandamento faranno, e lo suo benedetto nome adoreranno: di quello lignaggio sarà eletta la Vergine, che sarà netta e pura, sanza peccato, florente, e di tutte degnità; sì generrà (364) lo figliuolo di Dio salvatore, sanza nullo diletto, e partorirà sanza nulla ordura (365) e sanza niuno dolore. E lo Salvatore entrerà (366) nel suo corpo, e uscirà, e tuttavia chiusa (367), similemente come lo sole entra per la vetriera (368), sanza danneggiarla (369). E nel suo ventre piglierà umana natura, e dimoreravvi nove mesi, però che si conpierà nove ordini d'angioli, delle genti che nascieranno in questo secolo. E tutte le cose saprà egli come Idio; e secondo la sua podestà potrà egli fare tutte le cose; ma egli vorrà di tutto in tutto tenere (370) la natura dell'uomo sanza peccare.
(357) domanda disse C. L. — Abbiamo soppresso il _disse_.
(358) I modi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., e sulla scorta del C. F. R.
(359) ed elli medesimo sarà el padre C. R. 1.
(360) „Vergine madre, figlia del tuo figlio„.
(361) mainira C. R. 1.
(362) fa C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
(363) Così ha il C. R. 1. _Nascirae_ manca al C. L.
(364) _genererà_.
(365) _Ord_, _ordure_ fr. — Nel C. R. 2.: lordura.
(366) increrà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
(367) entrerà nel suo ventre la porta kiusa e n'escirà la porta chiusa C. R. 1.
(368) ventiera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — Nel C. R. 1.: vetro. Nel C. F. R.: veriere, che vuol dire _vetro_ e _finestra_.
(369) e no la danagia C. R. 1.
(370) manca al C. L. _tenere_. — Abbiamo suppl. col C. R. 1.
Cap. XVIII.
_Lo re domanda (371): quanto tenpo visse Adamo? Sidrac risponde:_
Adamo vivette novecento anni. Quando egli venne a morte mandò lo suo figliuolo a l'angelo, che gli desse sanità di quello male ove egli era (372); e lo figliuolo andò per la via che Adamo gli disse, tanto che capitò alla porta del paradiso, là onde Adamo fu cacciato; e volendo entrare alla porta e l'angelo gliel vietò. Egli gli domandò sanitade per lo padre; e l'angelo gli diede tre granella (373), e disse: portale allo tuo padre, e mettigliele in sulla bocca; e diragli che l'uno di queste granella lo diliberrà della grande infermitade: e lo comandamento si è a cinque giorni e mezo. E egli si partì e ritornò a Adamo (374), e missegli le granella in bocca, e contogli quello che l'angelo gli avea detto. E disse, padre, non ti isgomentare, che l'agnolo mi disse che di qui a cinque giorni e mezo tu guarresti (375). E Adamo sospirò, e disse: sappi che lo giorno di Dio è mille anni; e poco stante e egli trapassò di questo secolo. E i diavoli presono l'anima sua con grande allegreza, e misserla nella sponda del ninferno. I novecento anni che Adamo vivette significano quello ch'egli fece disubidienzia verso Iddio, e dispectò la (376) conpagnia de' nove (377) ordini degli angioli (378). Le tre granella significano che nascieranno di loro albori, de' quali legni fia fatta la croce, sopra la quale fia crocificato e morto lo figliuolo di Dio. E Adam guarirà della sua infertà (379), per quella (380) morte che lo figliuolo di Dio farà, sarà diliberato dello inferno, e tutti gli amici di Dio con lui. I cinque giorni e mezo significano cinquemilia cinquecento anni (381).
(371) domanda e disse C. L. — Abbiamo soppr. _e disse_, stando alla lez. del C. R. 2.
(372) che il li donast guarison de cel mal ou il estoit C. F. R.
(373) tre granella del pomo c'Adamo avia mangiato C. R. 1.
(374) Adamo C. L. — Abbiamo agg. _a_.
(375) guariresti.
(376) alla C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(377) novi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(378) les IX\C ans senefient les IX ordens d'angles, per ce ch'il fist desobedience vers Deu, et si despita la compagnie des IX ordens des angles C. F. R.
(379) sincope d'_infermità_.
(380) la qual C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(381) Il C. R. 1. è in questo cap. di lezione assai diversa e più diffusa del C. R. 2. e del C. F. R.
Cap. XIX.
_Lo re domanda e disse: perchè è chiamata morte, e quante morti sono? Sidrac risponde:_
Perciòe è chiamata morte, perch'ella è amara, perchè Adamo morse lo pome che gli era vietato; però fummo noi morti. Quella morte che non è di natura (382), siccome quella de' garzoni, e quella ch'è di natura (383), siccome quella de' vecchi uomini, per lo peccato d'Adam è ordinata, la morte (384); altrimenti non morrebbe l'uomo. Che somigliantemente come l'una generazione trapassa apresso l'altra per la morte, e l'una generazione apresso l'altra per la vita, simigliantemente saremmo (385) mutati allora di volto in volto (386), e alla fine saremmo stati tutti simiglianti agli angioli.
(382) natura C. L. — Il C. R. 1. e C. R. 2. hanno _matura_, ma a noi è parso meglio corregg. _di natura_.
(383) e quella siccome ch'è di natura C. L. — Abbiamo tolto _siccome_, essendo evidente che è stato scritto per errore. Nel C. R. 1.: k'è naturale.
(384) Crediamo questa ripetizione _la morte_ un errore dell'amanuense.
(385) saremo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(386) di molto in molto C. R. 2. — de mort en mort C. F. R. — de mont a mont T. F. R. Tre varianti che ci paiono tutte erronee. Noi supponiamo che abbia da leggersi _di volta in volta_.
Cap. XX.
_Lo re domanda, e disse: nuoce agli uomini di quale morte e' si facciano? Sidrac risponde:_
Non mica, nè poco nè molto, chè quelli che si pensano ch'egli deono morire, quelli non muoiono già di morte subitana; e questo fanno (387) medesimamente i buoni, che in Dio credono, e lo suo comandamento fanno. E questi, in qual modo muoiano, o ch'egli sieno uccisi a ghiado (388), o ch'egli sieno divorati per le bestie salvatiche, o ch'egli sieno arsi in fuoco o anniegati in acqua, o ch'egli sieno appesi come ladroni, o ch'egli sieno morti per alcuna disaventura, non nuoce a loro: giustizia, nè lo loro ben fare non puote essere perduto (389). Questa maniera di morte non nuoce loro niente. Che se egli avessono fatto in questo secolo alcuna cosa, per fragilitade della fievole carne, si è loro tutto perdonato, per la grazia dell'aspera morte. Che della (390) morte de' malvagi uomini, che non credono in Dio, e non fanno lo suo comandamento, egli non ànno grande proficto (391), quando egli giacciono lungamente in infermità, anzi ch'egli muoiano. La loro morte è ria, ch'egli non sono mica morti in Dio (392), nè solamente (393) nollo vogliono pensare; e però la loro morte è molta pessima. Non credono mica quelli che viveranno lungo tenpo dopo noi, Idio del cielo mandi loro buona ley (394) e li X comandamenti (395), già sia cosa ch' (396) egli siano credenti in Dio, se egli non servano i dieci comandamenti, che Iddio loro averà mandati, egli morranno in quell'aspra morte, nè loro profitterà niente (397). Anche non credono gli altri, che viveranno dopo loro grande tenpo, che lo figliuolo di Dio si scienderà (398) in terra, e loro comanderà una buona legge e giusta, e crederanno in lui, ch'egli è verace Idio, e quelli che non faranno i suoi comandamenti, che a loro saranno comandati per li suoi ministri, già l'aspra morte non loro profitterà nè poco nè molto (399), anzi loro nuocie.
(387) questi muoiono C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., C. R. 1. e C. F. R.
(388) a ghiadi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(389) car la soe iustisse ne les siens bienfais ne peuent onques estre perdus C. F. R.
(390) la C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(391) perfetto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(392) idio C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. e C. R. 1.
(393) nella mente C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(394) Questa parola francese che trovasi nel ms. mostra forse che il volgarizzatore non seppe come tradurla. L'ant. fr. ha _loy_, _ley_, legge.
(395) li X i comandamenti C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. Dopo _comandamenti_ il C. L. ha: _che Idio_; ed essendo chiaro l'errore da ciò che segue, abbiano soppresse queste parole.
(396) Intendasi _avvegna che_, come ha il C. R. 1. _Già sia cosa che_ è trad. lett. del franc. _ja soit ce que_, che significa appunto _quoique_, _bien que_.
(397) Così abbiamo corr. sulla scorta del C. F. R. che dice: ne lor profitera neent. Il C. L. ha: nè loro perfettamente; il C. R. 2.: nè loro profeta niente varrà; il C. R. 1.: e non proferà loro niente. _Proferà_ supporrebbe un infinito _profare_, forse _fare pro_ recare utile, non volendo crederlo errore per _profitterà_. Tutto questo periodo, assai confuso, ci pare da intendere così: Quelli che viveranno dopo noi e avranno da Dio buona legge e i dieci comandamenti, non ritrarranno da ciò alcun profitto, benchè sieno credenti in Dio, se non osserveranno i dieci comandamenti.
(398) ascienderà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(399) Abbiamo corr. col C. F. R. che dice: ia l'aspre mort ne lor profitera ne tant ne quant. Il C. L. ha: già fia l'aspra morte non loro perfettamente nè poco nè molto. — Ed errate del pari sono le lezioni degli altri codd. ital.
Cap. XXI.
_Lo re domanda e disse: come vanno l'anime nell'altro secolo? Sidrac risponde:_
L'anime vanno nell'altro secolo simigliantemente come lo malfattore (400) si mena alla giustizia, con grande conpagnia di sergenti; non gli fanno altro (401) se non la giustizia; e simigliantemente, come l'anima si dee partire del corpo morto (402), se ella è (403) ria, si ragunano grande quantità di demoni, e si la portano in ninferno (404), e se l'anima è stata credente verso lo suo creatore, ella sarà diliberata verso la (405) conpagnia d'Adam, quando lo figliuolo di Dio ronperà lo 'nferno, e lo (406) diliberrà (407). E se l'anima non sarà stata credente verso lo suo creatore, ella sarà radice di ninferno tutto tenpo mai (408). Ma al tenpo della credenza del figliuolo di Dio, saranno l'anime menate in tre modi: quelli che avranno tenuto giustamente la sua fede e la sua credenza, e avranno fatto lo suo comandamento, quando questa giusta anima si partirà dal corpo, si raunerà (409) grande moltitudine d'angeli, nella conpagnia dell'angelo che l'averà guardato nelle percussioni (410) e nelle tribolazioni; elli lo porteranno, laudando e glorificando Idio, egli la meneranno nel paradiso celestiale. La seconda maniera, di quelli che muoiono e ànno facto assai male e poco bene, e poi si confidano (411) nella fede, la quale lo figliuolo di Dio àe loro donata e comandata, e s'amendano (412) inanzi la loro morte, quando l'anima loro escie del mortale corpo, si viene l'angiolo di Dio, e si la piglia, e dalla al malignio ispirito; e egli la porta in uno luogo dello 'nferno che si chiama lavatorio (413), cioè purgatorio, di vizii di questo secolo; egli la mette in quello luogo, e no le puote poi più malfare (414), se non quello che lo buono agnolo averà comandato. E quando ella è lavata e purgata quello ch'ella dee (415), e viene lo buono agnolo, e pigliala, e mettela in paradiso celestiale, dove sono gli altri buoni (416). La terza maniera di menare si è di quella anima che tutto tenpo avrà mal fatto, e stata in questo secolo male e in peccato, fuori della fede e del comandamento di Dio: si vengono grandissime moltitudine di diavoli, e piglialla, e portalla a grande onta (417) e a grande vergogna, e mettolla al fuoco dello 'nferno, e là istarà tutto tenpo, che giammai fine non avrà.
(400) li mali factori C. R. 1.
(401) altro male C. R. 2.
(402) mortale C. R. 2. — mortel C. F. R.
(403) la sella sebbe C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(404) in onferno C. R. 1.
(405) ne la C. R. 1. — in della C. R. 2.
(406) egli lo C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
(407) quando el figliuolo di Dio discendarà ad inferno e strugiarà el diavolo e delibarà e' suoi amici C. R. 1.
(408) tous iors mais C. F. R. — L'ant. fr. ha: _tos jors_, _tos dis_, _tos tans_, ma non trovo esempi ne' quali a questo avverbio sia aggiunto _mais_, conforme al nostro _sempre mai_. — _Sarà radice di ninferno_ ci pare da intendere: _avrà radice nell'inferno_, _sarà abbarbicata all'inferno_.
(409) si raunerà manca al C. L. — Abbiamo suppl. col C. R. 2.
(410) Sebbene tutti gli altri codd. abbiano _persecutioni_, non ci pare di poter tenere per errore _percussioni_.
(411) Il C. L. ha: si confondono. — Abbiamo data la preferenza alla lez. del C. R. 2. Nel C. F. R. leggesi: se porpencent; da _porpenser_, che vuol dire _meditare_, _riflettere_, _pensare_; onde _se porpencent de la foy_, significherebbe _meditano_, _pensano della fede_.
(412) s'emandano C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(413) Nel C. L.: lavoto; e nel C. F. R.: lavest; ma ci sembrano errori ambedue. Il C. R. 2. ha: lavatorio; e forse anche nel francese potrebbe leggersi: lavatoire; parola che trovasi usata dall'Amyot. Cf. _Dict. de l'Acad. Franc._ — _Lavatorio_ manca alla Crusca.
(414) molestare C. R. 2.
(415) Et quando avrà compiuto ciò ke die C. R. 1.
(416) le buone anime C. R. 2.
(417) ontia C. R. 1.
Cap. XXII.
_Lo re domanda e disse: che cosa è paradiso celestiale? Sidrac risponde:_
Paradiso celestiale è vedere Iddio, quando l'uomo lo vede a faccia a faccia. Che se tutte le gioie e li diletti che furono che sono e che saranno fossono in uno uomo, non avrebono delle centomilia parti l'una, d'allegreza e di diletto e di bene, che ànno coloro che vegiono Idio: egli non disiderano di sanitade e di biltà nè di forza nè d'allegreza, quelli che Iddio veggono.
Cap. XXIII.
_Lo re domanda: chi fu fatto innanzi tra il corpo o l'anima? Sidrac risponde:_
Lo corpo fu innanzi fatto di quattro elimenti, d'aria e d'acqua e di fuoco e di terra; e sì à quattro complessioni (418) in sè. E poi ch'egli fu formato, Iddio, per la sua grazia, gli soffiò nel volto ispirito di vita, e gli donò la signoria sopra tutte le cose che sono in terra; e che egli fosse signore in terra; altressì come Iddio è in cielo. E di lui fece Eva la sua parecchia (419), e non volle da loro se non l'ubidienza, siccome voi avete udito inanzi. E ella (420) si uscì fuori de' suoi comandamenti, e incontanente fu ispogliato de' vestimenti di grazia, e gittato fuori del paradiso.
(418) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano _comparazioni_ e _comperazioni_, noi abbiamo creduto di correggere _complessioni_, stando al C. F. R. che dice: et si a IIII conplesions; parendoci che dalla lez. de' due codd. fiorentini non si potesse ritrarre nessun senso. — Il presente cap. manca al C. R. 1.
(419) I due codd. fior. hanno _parrocchia_, errore manifesto, che noi abb. corr. in _parecchia_, nel significato di _pari_, _simile_, come in quel verso di Dante: „Salendo su per lo modo parecchio — A quel che scende„ (Purg. XV); e nel Ninfale del Bocc.: „Or che farà la tua madre cattiva, che non arà giammai un tuo parecchio?„ Il C. F. R. ha: sa pairille; e questo pure crediamo errore per _pareille_. In provenzale _parelha_ vuol dire _compagna_, _femmina_, ed altri potrebbe forse supporre che il volgarizzatore toscano abbia voluto dare a _parecchia_ questo significato, come già lo ebbe _par_ nel basso latino e _per_ nell'ant. francese, i quali si trovano usati per _isposa_, _compagna_.
(420) elli C. R. 2.
Cap. XXIV.
_Lo re domanda e disse: chi parla o 'l corpo o l'anima? Sidrac rispuose:_
Lo corpo non parla, anzi l'anima; ma l'anima è spirito e 'l corpo mortale (421). Simigliantemente uno uomo che fosse in su una bestia, e egli la mena ove egli vuole, et ella (422) lo porta, simigliantemente aviene del corpo e dell'anima: che cioè (423), che 'l corpo parla e fae si viene dall'anima, conciosia cosa che (424) 'l corpo abia volontà di fare alcuna cosa, egli no la puote contastare. E magiore colpa àe l'anima che lo corpo: chè il corpo è fatto di terra; e in terra dee ritornare, e morire gli conviene. Perciò non à egli così forte natura, come l'anima, che morire non puote, nè niuno travaglio sente. Dunque à l'anima magiore podere sopra lo corpo, che il corpo sopra l'anima. E l'anima puote molte volte delle cose vietare al corpo, che 'l corpo non puote fare all'anima; e perciò dician noi che l'anima governa lo corpo, e fallo muovere a parlare, e fa tutti argomenti, ciòe che 'l corpo non puote fare all'anima. E questo potete voi vedere chiaramente: quando l'anima si parte dal corpo, lo corpo rimane la più laida carogna (425) che sia nel mondo, che parlare nè muovere non si puote. Perchè l'anima si parte dal corpo, ella non muore nè mica, ma ella va a ricevere lo guidardone di quello ch'ell'avrà fatto in quello corpo ov'ella è stata; e secondo ch'ell'avrà governato, in quello tempo (426) ch'ella sia istata in quello corpo (427), ella sarà pagata. E però de' avere l'anima magior colpa che lo corpo: che per lei fae lo corpo tutti gli argomenti (428) ch'egli fa. Che s'ella non fosse consentiente del male ch'egli fa, dunque non sareb'ella dannata; nè non sarebbe messa in gloria, per lo bene che 'l corpo facesse, che 'l corpo avrebbe (429) l'uno e l'altro. Ma però che tutti gli argomenti che lo cuor pensa (430), vegnon da lei, sarà ella più colpevole e dannata che 'l corpo.
(421) e l'anima parla però che l'anima è spirito e lo corpo è mortale C. R. 2.
(422) Abb. agg. _et_ dal C. R. 2.
(423) echo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.
(424) Qui come indietro _ja soit ce que_ (avvegna che) è stato trad. per _conciosiacosache_.
(425) carogna (ant. fr. _charoigne_, _carongne_), dal nom. lat. _caro_, è la carne senza spirito, il cadavere.
(426) _tempo_ manca al C. L. — Abb. suppl. col C. R. 2.
(427) in quel corpo al secolo C. R. 2.
(428) Qui _argomento_ pare che abbia il significato di _azione_. Nel C. F. R.: argumens.
(429) manca al C. L. _chè 'l corpo avrebbe_. — Abb. suppl. col C. R. 2.
(430) che lo corpo fae C. R. 2. — che le cors fait C. F. R.
Cap. XXV.
_Lo re domanda: l'anima ch'è ispirito solamente, che non à corpo nè membro, nè prendere nè tenere non si può, nè vedere, come può sentire gioia e gloria in cielo, e pene e dolore nello 'nferno? Sidrac risponde:_
L'anima si è spirito (431) veramente, e lo spirito si è l'anima; e si è sottile cosa, ch'ella non si può vedere; e si è leggiere come vento, nè morire non puote, nè mangiare nè bere non vuole. E se centomilia anime fossono in su uno pelo, lo pelo non peserebbe più, nè più carico non avrebbe, e pigliare non si potrebe. E sì gusta (432) e sente l'anima grande gioia e grande pena e grande gloria e grande dolore: chè, quando la buona anima si parte di questo secolo, incontanente ricieve ella vestimento di gratia e di gloria, sente la gratia e la gloria di Dio, e stae (433) tra gli angioli, che mai non avrà fine (434). E la ria anima, quando ella si parte di questo secolo, incontanente riceve vestimento di pene e di dolore, e incontanente è menata allo 'nferno e al purgatorio, là ov'ella à servito (435) di stare. S'ella è in ninferno, ella vi sta sanza fine; e s'ella è in purgatorio, ella si purgherà, e poi incontanente monta in cielo, e sarà vestita di vestimento di grazia e di gloria; e questo sarà dopo l'avenimento che 'l figliuolo di Dio farà (436) in terra.
(431) isposa C. L. — Abb. corr. col C. R. 2. — Nel C. F. R.: espirt.
(432) se giusta C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.
(433) Abb. agg. _stae_ dal C. R. 2.
(434) est ele entre les angles sans fin C. F. R. — tra gli angioli che mai non ànno fine C. R. 2.
(435) a deservi C. F. R. — _Desservir_ nell'ant. fr. ha il senso di _meritare_, come in alcuni es. di ant. scritt. ital. ha _servire_.
(436) verrà C. L. — Abb. pref. la lez. del C. R. 2. — Nel C. F. R.: apres la venue dou fis de Deu en terre.
Cap. XXVI.
_Lo re domanda: qual'è più sicura tra l'anima e 'l corpo? Sidrac risponde:_