Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli

Part 6

Chapter 64,051 wordsPublic domain

Li angioli che sono in cielo non ebono volontà di peccare verso lo loro criatore, e perciò non caddono eglino cogli altri, anzi dimorano in gloria. Idio dà a ciascuno ordine e uficio angielico. Angeli v'à che anunziano (223) agli uomini le grandi cose. Anche altra maniera di angieli v'à, che anunziano (224) alle comuni creature, cioè agli uomini, le piccole cose. Altre maniere d'angioli v'à, che sono potestadi, che comandano agli maligni spiriti, che più non facciano crudeltade all'umane cose. Altre maniere d'angioli v'à, che si chiamano principi (225), che ànno signoria sopra i buoni ispiriti, e lo loro comandamento si è a conpiere lo comandamento di Dio (226). Altre maniere d'angioli v'à, che si chiamano dominazioni, che sormontano gli detti grandi angioli (227), che gli altri son loro subbietti per ubidenzia. Altra generazione d'angioli v'à, che si chiamano troni, sopra gli quali è la sedia (228) di Dio, per gli quali egli giudica i suoi giudicamenti (229). Altre maniere d'angioli v'à, che si chiamano cherubin, in cui tutte le scienzie e molte altre creature umane sono subbiette e ubidienti (230), e servono; in quello ch'egli guardano lo specchio del chiarore (231) di Dio, perfettamente egli ricevono gli segreti del creatore (232). Altre generazioni d'angieli v'à, che si chiamano serafin; quelli sono ardenti e più presso dell'amor di Dio che nulla criatura; e sormontano (233) ogni criatura d'onore, chè tra loro e Dio non è nullo altro spirito.

(223) avanzano C. R. 2.; secondo uno de' significati che ha il vb. _avancer_ in franc., che è di _annunziare_.

(224) avanzano C. R. 2.

(225) principati C. R. 2.

(226) e loro comandano he compiano el servizio di Dio C. R. 1.

(227) degli angioli C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.

(228) el sedio C. R. 1.

(229) elli usa spaventevolmente suoi indicamenti C. R. 1.

(230) a cui tucta scientia e più creature entendevoli sono obedienti e subiecti C. R. 1.

(231) della chiarità C. R. 1.

(232) delle umane creature C. R. 2. — de le creature C. R. 1.

(233) formentano C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1., e col C. F. R. che ha: surmontent. Nel C. R. 2.: soctomecteno ogni creatura d'onore.

Cap. VIII.

_Lo re domanda: gli diavoli sanno tutte le cose e possonle fare? Sidrac risponde:_

Di quello ch' (234) egli ànno angelica natura, sanno molto grande iscienzia, ma però non sanno egli tutte le cose. Che tanto quanto la loro natura (235) è più spirituale che quella degli uomini, di tanto sono eglino più (236) savi di tutto ingiegnio (237); le cose che sono a venire non sanno egli niente, se non tanto quanto Idio lascia loro sapere. Ma le cogitationi (238) e le voluntadi non sa se non Iddio, e colui a cui egli lo vuole dimostrare. E non possono fare quello che egli vogliono, che lo bene egli non vorranno fare nè non potranno; ma egli possono assai mal fare, e non mica quanto vorrebono, se non tanto come i buoni agnoli gli lassano (239) fare.

(234) Dal franc. _de ce che_ (que).

(235) Invece di _natura_ legg. nel C. L. _ma_. Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.

(236) _più_ manca al C. L. Abbiamo suppl. coi Codd. R. 1. e R. 2.

(237) di tucti ingegni C. R. 1.

(238) comuntioni C. L. Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.

(239) lascieremo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.

Cap. IX.

_Lo re domanda che forma ànno gli angioli e se sanno tutto. Sidrac risponde:_

In una maniera (240) ànno la forma di Dio, che somigliantemente (241) fece la somiglianza (242) del nostro signore in loro, in tale maniera, ch'egli sono lucenti (243). E sono sanza corpi, pieni di tutta biltade. E nella natura delle cose non à nulla ch'egli non sapiano, ch'egli vegono (244) tutti Iddio, e tutte quelle cose ch'egli vogliono, possono (245) fare senza niuna graveza. E perciò che lo numero degli angioli (246) fosse conpiuto, si fu fatto l'uomo. Egli fu fatto di corporale e di spirituale sustanzia. Lo corporale (247) fu fatto di quattro elimenti (248); che l'uomo à carne della terra, e lo sangue dell'acqua, e dell'aria si à l'anima, e del fuoco si à lo calore. Lo capo (249) dell'uomo si è ritondo, come lo fermamento, e si à due occhi altressì come lo cielo à due lucenti (250), cioè lo sole e la luna; e simigliantemente, come lo cielo àe in sè sette pianete, simigliantemente àe in sè l'uomo sette pertugi (251) nel capo; e simigliantemente come l'aria (252) à in sè gli tuoni e gli venti, sì à l'uomo al petto le grande alene (253) e le grande scosse (254). E altressì come il mare riceve tutta l'acqua, così riceve l'uomo nel suo ventre tutto enpitume (255); altressì come la terra sostiene tutte le cose, altressì sostengono i piedi tutti i pondi (256) dell'uomo. Del celestiale fuoco à egli la veduta; e dal più alto aire à l'ardore, e dal più basso à el soffiamento del naso (257); e dell'acqua lo gustare (258); e una partita della dureza delle pietre à egli nell'ossa; lo verdore (259) degli alberi è (260) negli occhi; della spirituale substanzia à egli l'anima, ch'egli è spirito in lui, e la immagine e la simiglianza di Dio (261). La inmagine si dee intendere la forma di lui, e la simiglianza si è la qualità, la grandeza; la divinità si è nella trinità (262). L'anima tiene la sua ymagine, ch'è la memoria, perch'ella si ricordi delle cose che sono passate; e si à intendimento, perch'ella intenda le cose che sono udite (263); e si à volontà, perch'ella dispregia (264) lo male e fa il bene. In Dio sono (265) tutte le cose e tutte le virtudi; e simigliantemente come Idio non puote essere tenuto dentro della sua creatura, conciosiacosa ch'ella conprende tutte le cose, el cielo no la puote mica contastare (266), ch'ella non sappia assai delle cose celestiali e dello inferno, simigliantemente che questa è la spirituale sustanzia (267).

(240) mainira C. R. 1. — Ant. franc. _maniere_, _meniere_; prov. _maneira_, _manieira_, _maniera_, _manera_.

(241) insiememente C. R. 1.

(242) sembianza C. R. 1.

(243) lucerna C. R. 2. — luysans C. F. R.

(244) ch'egli possono vegono C. L. — Abbiamo soppresso il _possono_, che non trovasi in nessuno degli altri Codd., e che toglierebbe senso al discorso.

(245) Qui manca _possono_ nel C. L., mentre leggesi negli altri Codd. Onde è chiaro che l'amanuense traspose erroneamente questa parola, ponendola sopra, dove non poteva stare, e omettendola qui dov'era necessaria.

(246) degli angeli buoni C. R. 2. — dei boni C. R. 1.

(247) Le corpora C. R. 2.

(248) alimenti C. R. 2.; C. R. 1.

(249) corpo C. R. 2.; C. R. 1.

(250) lucerne C. R. 2. — luminire C. R. 1. — lumiers C. F. R. — Di _lucente_ sost. reca un esempio la Crusca. Invece di _luminire_ crediamo abbia da leggersi _luminiere_. Si hanno esempi di _luminiera_ per _luce_. L'Ariosto, a significare il sole e la luna, disse _luminario_. L'ant. franc. ha _lumiere_, _luminaire_; il prov. _lumeira_, _lumneyra_, _lhumnieyra_, _luminaria_. „Foron fachas luminarias, so es lo solelh e la luna.„ _Rayn._, _Lex._ IV, 104. „E troverai de' buon, la cui lumiera. — Non dà nullo splendore.„ _Dante_, Canz. _O patria degna_, ecc. pag. 297., ed. Barbèra.

(251) pertusi C. R. 1. — _Pertuis_, ant. franc., da _pertusiare_, _pertusium_.

(252) airie C. R. 1.

(253) aleines C. F. R. — L'ant. fr. ha il vb. _anheler_ e per trasposizione dell'_n_ e dell'_l_, _aleiner_, onde _aleine_, _alainne_, _alaine_; ed il prov. _ale_, _alen_, _hale_, _halena_.

(254) le grande cose. C. R. 2. — le gran cosse. C. R. 1. — les grans tous C. F. R. — les grans corps T. F. P. — _Tous_ e _corps_ ci sembrano errori, e supponiamo che abbia da leggersi invece _cous_ e _cops_, _colps_, colpi, forse nel senso che ha _coup_ in franc. di _fatto_, _azione_, al che risponderebbe in certo modo le _cose_ de' Codd. Ricc. Se pure non volesse intendersi che l'uomo riceve _al petto i grandi colpi_; ed allora il senso sarebbe renduto meglio da _le scosse_ del Cod. Laurenz. E noi preferiamo quest'ultima interpretazione.

(255) empictione C. R. 2. — empleures C. F. R.; e pare che voglia intendersi de' cibi. La Crusca registra _empitura_, ma non _empitume_ nè _empizione_ per _empimento_.

(256) poins C. F. R. — L'ant. fr. ha _poix_, _pois_, _peiz_; il prov. _pens_, _pes_: da _pensum_. Cf. _Diez_, _Etym. Wört._

(257) Così il C. R. 1. Il C. L. è in questo punto estremamente confuso. Ma è da avvertire che esso C. R. 1. ha, invece di _soffiamento_, _sofocamento_; mentre il C. R. 2. e il C. L. hanno _soffiamento_; il C. F. R. _souflement_, e il T. F. P. _soufflement_.

(258) el gustamento C. R. 1.

(259) l'odore C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.

(260) àe C. R. 2.

(261) e de la spiritual substantia à l'anima di vita ke Dio vi mise per lui, ke n'è scripto in lui l'imagine a la sembianza di Dio C. R. 1.

(262) A' teologi lo spiegare l'imbroglio di questo periodo, in tutti i Codd. ugualmente confuso. Nel C. R. 1. si legge: la imagine si dia intendere la forma di lui; la sembranza è la grandeza; la divinità fie ne la trinità. Nel C. F. R.: la semblance si est qualite, et le grandesse la divinite si est le trinite. E nel T. F. P.: et la semblance est la qualite, et la grandeur est la dignite, qui est en la sainte trinite.

(263) le cose che sono ora C. R. 1. — le cose che sono decte. C. R. 2.

(264) dispera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2. — despite C. F. R. — Forse invece di _dispera_ è da leggere _despira_, che potrebbe derivare dall'ant. fr. _despire_, _despirer_, che ha appunto il senso di _dispregiare_.

(265) Idio se non C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.

(266) Per _contrastare_.

(267) La confusione e l'oscurità è uguale in tutti i Codd., e maggiore nel francese. Al T. F. P. manca questo tratto.

Cap. X.

_Lo re domanda: fece Iddio l'uomo colle sue mani? Sidrac risponde:_

L'uomo fu facto per lo suo comandamento solamente; e perciò possiamo noi intendere la cattiva natura dell'uomo: elli lo fece di vile cosa (268), per lo confondimento del diavolo, ch'egli n'avesse vergogna (269), che così cattiva cosa montasse nella gloria, unde elli era caduto per suo orgoglio; e si li fece nome di ciò che elli (270) era facto di quattro elementi, donde (271) questo secolo è fatto; e si ebbe nome delle quattro parti (272) del mondo (273), satachano carboncini tramas robras amefin; e lo lignagio dee enpiere le quattro parti del secolo. Anche àe l'uomo simiglianza al nostro Signore in questa maniera, che, altressì come lo nostro Signore è sopra tutte le cose in cielo, e altressie sopra tutte le cose fece l'uomo in terra. E però che egli sapea ch'egli peccherebe, sì fece l'altre cose corporali, cioè quello ch'egli avrebe mestiero (274). E sì fece le mosche e le formiche e le pulci e le zanzare (275) e gli altri vermini, per l'argoglio dell'uomo, perciò che, quando elle lo pungono, egli si pensa che molto è cattivo, che non può contastare a così cattive e vili cose (276). Le formiche e li ragni, che si travagliano (277) nella loro opera, ne danno asenplo (278) che noi dobbiamo lavorare. Se noi guardiamo (279) bene tutto ciò che Idio fece (280), si ci è uno grande diletto: chè gli fiori ànno biltade, e l'erbe ànno medicina, gli frutti della terra si ci pascono, gli venti e lo sole e la luna si ci portono significanza (281); e tutte quelle cose che ci sono buone, e furono fatte per l'uomo, e si furono fatte alla gloria dell'uomo (282).

(268) Il C. R. 2. aggiunge: _cioè di bellecta di terra_; lo che non leggesi nè nel C. F. R. nè nel C. R. 2., onde è a crederlo un glossema dell'amanuense. _Belletta_ è il _limus_ de' latini. „Or ci attristiam nella belletta negra„. _Dante._

(269) ontia C. R. 1. Manca alla Crusca.

(270) Nel C. L.: nella gloria la ove egli era fatto, ec. Abbiamo corr. e suppl. col C. R. 1.

(271) unde C. R. 1.

(272) partite C. R. 1.

(273) secolo C. R. 1.

(274) di ciò ke avia mistiero C. R. 1.

(275) zenzare C. R. 2. — zanzane C. R. 1.

(276) a si picciola cosa C. R. 1.

(277) che si fadicano C. R. 1.

(278) essempro C. R. 2.

(279) sguardiamo C. R. 1. — Ant. fr. _esgarder_, _esguarder_.

(280) fane C. R. 1.

(281) portent significations C. F. R.

(282) a lodo de la gloria di Dio C. R. 1. — a la loenge de la gloire de Deu C. F. R. — _Loenge_, _louenge_ vuol dire _permesso_, _approvazione_, onde fu mal tradotto per _lodo_. Invece di _alla gloria dell'uomo_, com'è nel C. L., crediamo si abbia a leggere _alla gloria di Dio_.

Cap. XI.

_Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:_

Adamo fu facto in Ebrot (283), ove egli morì e fu sopellito. E quando elli fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole (284), in Oriente. Là (285) sono albori di diverse maniere (286); egli sono buoni contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai istanco (287) non sarebbe; e al drieto (288), s'egli mangiasse di quello che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e Eva fu fatta in quello paradiso dal lato (289) all'uomo, quando egli dormia, cioè a intendere della sua costa (290). E simigliantemente, come egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore (291). E Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli uomini (292), cioè d'Adam (293); e però fu fatto Eva di lui. E si li fece tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono stati sì afermati (294), che giammai eglino e gli altri non potrebono avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi (295), e non aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo che àe la gola (296). E 'l nostro Signore sapea (297) che grande bene e grande profitto dovea essere (298) di quella ischiatta. Anzi che peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò, ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore (299); e le tre ore (300) mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore (301) mangiò la femina il pome (302), e diello al marito, e egli lo mangiò per lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin (303), con una spada di fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco (304), onde quello paradiso ne fue intorniato (305), apresso quello peccato. Cherubin fu quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i corpi e gli spiriti (306); chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo, infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà inpeso (307) in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che intornia (308) il paradiso, e ronperrà le porti (309) del ninferno, e trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso celestiale. E allora (310) tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare (311) si lascierà morire.

(283) Ebron C. F. R., C. R. 1.

(284) diliciano C. R. 1.

(285) ine C. R. 1. — ileuques. C. F. R., che è da corr. _ilueques_.

(286) mainiere C. R. 1.

(287) lasso C. R. 1.

(288) da dirieto C. R. 2. — a la perfine C. R. 1. — au deran C. F. R. — Vedesi come il traduttore del testo Laurenziano abbia volgarizzato secondo il significato etimologico della parola. _Au darrien_, _au daarrain_, _a la deraina_, significa _in ultimo luogo_, _alla perfine_, e deriva da _deretranus_, e questo da _de retro_, onde il _drieto_, _dietro_ del nostro testo.

(289) de la costa C. R. 1.

(290) de la sua costa diricta C. R. 1.

(291) coragio C. R. 1. — corage C. F. R. — Nel franc. ant _corage_, _coraige_ vuol dire _cuore_, _sentimento_, _volontà_. Lo stesso significato ha _coratge_ in prov. e _coraggio_ in ital.

(292) Abbiamo adottata la lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.: que tout encement (_esement_, _ensement_) com de lui descendent toutes coses, encement nasquissent tuit li home d'Adam.

(293) cioè Adam C. L. Abbiamo aggiunto il _d'_. Nel C. R. 1. v'è di più: d'Adamo ke fu masso di tucta l'umana generatione.

(294) fermi C. R. 1.

(295) inudi C. R. 1.

(296) Del _nodo della gola_ non parlasi nè nel C. F. R., nè nel T. F. P., nè nel C. R. 1.

(297) che sapea C. L. e C. R. 2. — Abbiamo tolto il _che_, parendoci errore evidente, e non leggendosi nè nel C. R. 1., nè nel T. F. R.: et nostre sire soit, ec.

(298) nasciare C. R. 1. — estre C. F. R. Probabilmente il testo francese da cui fu trad. il nostro, diceva _istre_, una delle forme del vb. _issir_, uscire, che dal volgarizzatore fu confusa con _estre_, essere.

(299) VII dì C. R. 1.

(300) e a la terza ora C. R. 1.

(301) a la sexta ora C. R. 1.

(302) pomo C. R. 1. — pome C. F. R.

(303) lo quale avea nome cherubin C. R. 2.

(304) Concordano tutti i codd. Il T. F. P. ha: qui sembloit feu, et de celle espee fist ung mur, ec.

(305) avironato C. R. 2. — environee C. F. R.

(306) i corpi e gli spiriti che di paradiso, che nullo, ec. C. L. — Abbiamo tolto _che di paradiso_, stando alla lez. del C. R. 2.

(307) apresso C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. Nel C. R. 1.: pendente.

(308) invirona C. R. 1.

(309) Per _porte_. Cf. _Nannucci_, _Teorica_, _Cap. X._, 265, 268.

(310) e da ine inanzi C. R. 1.

(311) ricomparare C. R. 1., per _ricomprare_.

Cap. XII.

_Lo re domanda: quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli? E Sidrac risponde:_

Adamo sì venne in Ebrocti (312), ove egli fu fatto, e là ingienerò gli figliuoli (313). E poi (314) cento anni egli pianse Abel suo figliuolo, che Caino l'avea ucciso; e unque poi non si volle acostare (315) alla moglie. Ma però che Idio non volle nasciere della malvagia semenza (316) di Caino, fece Adamo amaestrare per l'agnolo suo, che giacesse colla moglie: e egli sì lo fece, e ingenerò uno figliuolo ch'ebbe nome Sem, della cui ischiatta lo figliuolo di Dio nascierà (317). E sapiate tutti di vero che dal tenpo d'Adamo infino al tenpo di Noè, non piove (318) unque, e non aparvono nuvoli in cielo (319). E non mangiavano carne e non beveano (320) vino: e tutto quello tenpo era così bello come la state; e si era abondanza di tutte le cose; e tutto questo rimase (321) per lo peccato della gente.

(312) Ebron C. R. 1. e C. F. R.

(313) VII anfans C. F. R. — filz et filles T. F. P. — Nel C. L. si legge: e là ingienerò gli figliuoli disse Signore e poi cento anni, ec. _Disse Signore_, che non trovasi in nessuno degli altri codd., ci è parsa una interpolazione dell'amanuense, e l'abbiamo soppressa.

(314) e per C. R. 1. — e più C. R. 2.

(315) asenbiare C. R. 1. — assembler T. F. R.— _Assembler_, _assambler_, _assanber_, ant. fr., unirsi ad alcuno; e _assemblement_, unione dell'uomo colla donna.

(316) semente C. R. 1.

(317) nasceo C. R. 1.

(318) piobe C. R. 1.

(319) nè apparì arco in cielo C. R. 1. — l'arc dou ciel C. F. R.

(320) bevivano C. R. 1.

(321) _cessò_, _mancò_.

Cap. XIII.

_Lo re domanda: fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se non quello ch'egli trapassò (322) lo suo comandamento e mangiò lo pome (323)? Sidrac risponde:_

Non certo (324); ma questo fu tropo gran peccato, ch'egli disiderò d'essere Iddio, e (325) però mangiò lo pome, che Idio gli avea vietato. Egli non volle fare lo comandamento di Dio, e la criatura non dee fare nulla (326) contra lo suo creatore. Certo se tu fossi inanzi a Dio, e alcuno ti dicesse guardati indietro, e se tu non lo facessi (327) tutto il secolo pericolerà; e (328) Idio ti dicesse, io non voglio che tu guardi indrieto, anzi voglio che 'l secolo pericoli, tu dei (329) fare lo comandamento del tuo criatore, e l'altro no, conciosia cosa che (330) 'l mondo perisca. E così fece Adamo, egli era (331) dinanzi a Dio. E sì tosto come lo diavolo lo molestò (332), egli guardò indietro, e però fece magior peccato, che di pericolare tutto il mondo. Et in quello solo peccato fece secte criminali peccati, per li quali (333) egli ingonbrò (334) tutti quelli che doveano nasciere di lui. Primieramente fue argoglio ch'egli volea essere pari di Dio; lo secondo fu (335) innobedienzia, ch'egli trapassò lo comandamento del suo criatore; lo terzo fu avarizia, ch'egli disiderò più che Idio non gli volea dare (336); lo quarto fu sacrilegio, ch'egli prese in sè quello che Idio gli avea difeso (337); lo quinto fu la spirituale fornicatione, che la sua anima era coniunta a Dio, e quando egli fece la volontà del diavolo, sì fece adulterio (338), e però perdette l'amore del suo verace isposo; lo sesto fu micidio (339), ch'egli uccise sè e tutti gli altri; lo settimo fu morte e ghiottornia (340), ch'egli mangiò lo pome, e credette alla volontà della femina, e fece quello che Idio gli avea vietato (341), e tolse l'onore a Dio. Per quello peccato gli conviene fare sodisfazione, che chi dell'altrui toglie, rendere gli conviene, e per l'amendamento (342) si piglia mercede. E perciò che Adamo dee fare sodisfazione a Dio, egli è ancora in tenebre d'inferno, e sarà, infino a tanto che il verace profeta figliuolo di Dio verrà in terra per lui diliberare.

(322) travalcò C. R. 1.

(323) la poma C. R. 1.

(324) None niente C. R. 1.

(325) ma C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.

(326) neuna cosa dia fare C. R. 1.

(327) che tu nollo avessi fatto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — e se nol fai C. R. 1.

(328) Abbiamo agg. questo _e_ dal C. R. 2. e C. R. 1.

(329) dii C. R. 1.

(330) Qui ha il senso di _malgrado che_, _nonostante che_, conforme al franc. _ja soit ce que_, _ja seit ce que_, di cui è traduzione. Cf. _Burguy_, _Gramm._, II, 383; _Roquefort_, _Gloss._ — Nel C. R. 1.: Se tucto el mondo perisse.

(331) Pare che debba sottintendersi _infinchè_ o _quando_. Nel C. R. 1.: k'era.

(332) Ci pare migliore la lez. del C. R. 1.: l'amaestrò. Nel C. F. R.: lor mostra. _Mostrer_, ant. fr., insegnare.

(333) Così ha il C. R. 1., la cui lezione ci è parsa preferibile a quella del C. L.

(334) Così tutti i Codd. _Encombrer_ in ant. fr. e _encombrar_ in prov. hanno il significato di _souiller_. Il Raynouard reca questo stesso passo, tolto da un testo prov. del Sydrac: el fetz VII peccatz mortals per que encombret cels que devion naisser de lhuy. Cf. _Burguy_, _Gramm._, e _Roquefort_, _Gloss._

(335) ch'egli fu C. L. Errore evidente, che abbiamo corr. col C. R. 2.

(336) gli avia donato C. R. 1.

(337) _proibito_.

(338) avolterio C. R. 1.

(339) omicidio C. R. 1.

(340) mortal ghiotornia C. R. 1.

(341) vetato C. R. 1.

(342) lo mendamento C. R. 1.

Cap. XIV.

_Lo re domanda che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà rendere. Sidrac risponde:_

Adamo tolse a Dio tutto quello che doveano avere tutti quelli che di lui doveano nasciere, e simigliantemente vincere lo diavolo, com'egli era vinto da lui. E se tutti quelli che doveano nasciere di lui in tal maniera lo doveano (343) ristorare, come se egli non avesse unque peccato, però ch'egli avea magior peccato che tutto il mondo, si dovrebbe rendere tal cosa che fosse magiore di tutto lo mondo; ma egli non potè fare nè l'uno nè l'altro; però rimas'egli in cattivitade.