Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli
Part 5
(29) Cestui Sidrac Deu le deigna de mostrer per sa grace la forme de la soe sainte trinite. C. F. R. — E questo Sidrach Idio si degnò per sua gratia e misericordia di mostralli la forma della sua santa trinità. C. R. 2.
(30) Nontior C. F. R.
(31) Il C. R. 2. ha qui e sempre: _autre_.
(32) Boctus C. F. R. — Bottus C. R. 2.
(33) Convertire C. L. Abbiamo corretto col C. F. R. e col C. R. 2.
(34) Gl'idoli sordi e mutoli C. R. 2.
(35) Conteremo. C. R. 2.
(36) Trataber C. R. 2. — Al C. F. R. manca.
(37) per la gratia di Dio nostro signore Jesu Xpo e della sua madre madonna sancta Maria C. R. 2. Qui nel C. R. 2. è una divisione di capitolo, e ciò che segue è intitolato così: _Coma lo re Botus domanda Sidrach di quistioni_.
(38) glie le dispianò C. R. 2.
(39) per la qual cosa gli piacque molto, e sì ne fecie questo libro C. R. 2.
(40) par la trait dou deable C. F. R. Potrebbe leggersi ancora par _l'atrait_; e corrisponderebbe meglio alla traduzione italiana.
(41) Madiano C. R. 2. — Madiam C. F. R.
(42) Prine C. F. R. Se non è errore per _prince_, potrebbe intendersi nel senso che ha il vb. _primer_. Nell'ant. fr. si trova _prin_, per _prim_, _prime_.
(43) Manan C. R. 2. — C. F. R.
(44) Traduzione litterale del franc. _dou tout en tout_, che significa _affatto_, _interamente_. Trovasi pure _du tot en tot_, _des tot en tot_. F. _Burguy_, _Gram._ II, 329.
(45) Padre C. R. 2., che è certo errore, legg. nel C. F. R. _poeir_.
(46) Grison C. F. R.
(47) Sabastra C. R. 2. — Sabaste C. F. R.
(48) Dionasile C. R. 2. — Ayo vacileo C. F. R.
(49) Abbiamo corr. col C. R. 2. Il C. L. ha _lo al_.
(50) Demetrio C. R. 2.
(51) et si fu a Tolette martures et mors. C. F. R. _Martures_ da _marturiare_.
(52) Manca _questo libro_ al C. L.: abbiamo supplito col C. R. 2.
(53) Chiericia C. R. 2. — Clergie C. F. R.
(54) de gresois en latin. C. F. R.
(55) e ordinò tanto che lo ebe C. R. 2.
(56) le tint en gran chierte por les belles demandes que il trouva en lui C. F. R. Corr. _cherte_ e cf. _Burguy_, _Gramm._, e _Littré_, _Dictionn._ Il C. R. 2.: tennelo molto caro per le belle cose che su v'erano scripte.
(57) lo re Amomeni di Tunisi C. R. 2. — Emir el Momenim C. F. R.
(58) Saracinesco C. R. 2. — Sarazinois C. F. R.
(59) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per titolo: _Come lo 'mperadore Federigo mandò per questo libro allo re di Tunisi_.
(60) respontioni C. R. 2.
(61) maraviglionsi C. R. 2. — merveilloyent C. F. R.
(62) Ogier C. F. R.
(63) Todia filosafo C. R. 2. — Todre le phylosophe C. F. R.
(64) Antiochia C. R. 2.
(65) Camberlain C. F. R. Il prov. _camarlenc_, _chamarlenc_, è quello che noi chiamiamo oggi _ciamberlano_, nell'ant. fr. _chambellanc_, _chamberlens_, ufficiale della camera. Manca _camarlingo_, in questo significato, alla Crusca.
(66) Teodia C. R. 2.
(67) le manda en present C. F. R.
(68) Antiochia C. R. 2.
(69) Abbiamo corr. col C. R. 2. — Il C. L.: Alleone.
(70) Assemprò C. R. 2. — contecrist C. F. R., errore che forse potrebbe essere corr. in _contr'escrsit_, _contrescrist_, nel senso che ha _contrefaire_, reproduire, par imitation, quelque chose. Varie forme ebbe questo vb. al t. p. nell'ant. fr. _escrit_, _escript_, _escristrent_.
(71) ciasquiduno C. R. 2.
(72) De quoy cest livre cascun ne le pot mie avoir C. F. R. De quoy (de coi, d'où vient que) è mal tradotto per _de' quali_. E il senso torna meglio secondo il testo francese, facendo punto dopo _buoni libri_. Anche il C. R. 2. ha: non lo possono avere.
(73) Nuova divisione di capitolo nel C. R. 2. dove ciò che segue ha per titolo: _Siccome lo re Bottus cominciò la ciptà e ongni vuolta era disfacta, onde fece venire tucti li filozafi et i savi_.
(74) Persia la grande C. R. 2. — Perce la grant. C. F. R.
(75) Bocteriensa C. R. 2. — Boctoriens C. F. R.
(76) avint que cil roy Boctus apres la mort de Noe de VIII\C. et XLVII ans voloit ec. C. F. R.
(77) guerdoier C. F. R., che potrebbe essere errore per _guerroier_ o per _guarder_.
(78) Guarahap C. F. R.
(79) da capo tostamente C. R. 2. — de richief mout austivement C. F. R. _De richief_ corr. _de rechief_, _re-chief_, _re chef_. _Austivement_ sarebbe forse errore per _vistement_, che nell'ant. fr. trovasi per _prontamente_, _tostamente_?
(80) Manca _ogni cosa_ al C. L.; abbiamo supplito col C. R. 2.
(81) che C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(82) gueroyer C. F. R.; e ciò conferma l'errore di _guerdoyer_.
(83) la nocte è abactuto e messo in terra C. R. 2. — le demain se treuve tout abatu C. F. R.
(84) Noi crediamo che da _cherere_, siasi fatto _cherendo_, _cheiendo_, e quindi, pel cambiamento dell'_e_ in _a_, _caiendo_, _caendo_. E lo stesso cambiamento riscontrasi nell'ant. fr. del Berry, ove in luogo di _chercher_ si disse _charcher_. Cf. _Jaubert_, _Gloss._, _supplément_.
(85) _Discorso_; e in questo senso manca alla Crusca.
(86) Qui nel C. R. 2. è un'altra divisione di capitolo, intitolato: _Si come li Savj disseno ch'aveano veduto come la torre si compierebe_.
(87) voleano venire dinanzi da lui C. R. 2. — voloyent venir per devant lui C. F. R.
(88) faites vos bon corage C. F. R.
(89) Abbiamo preferita la lezione del C. R. 2. Il C. L. ha: a quindici dì della luna allora che noi comincieremo, il punto e direllovi (direnlovi), e allora ec. Nel C. F. R.: et a tel jor passant a XVI jors de la lune, alore che nos conmanderons et au point, feres comencer, ec.
(90) vi saremo presenti C. R. 2.
(91) Ci è sembrata migliore la lez. del C. R. 2. Nel C. L.: vi misero a guardare.
(92) Vogliamo notare che il C. F. R. ha: vos de la ne istres; perchè _istre_ è una delle forme più rare del vb. _issir_. Trovasi _ist_, uscì e _istroit_, uscirebbe, nel Romans de Brut: Et Brutus ist de son agait. — Corinéus s'an istroit; vol. I. pp. 14, 48.
(93) È propriam. trad. del franc. _engien_, _engin_.
(94) fist aler la crie C. F. R.
(95) Trattabero C. R. 2.
(96) Noe le grand C. F. R.
(97) Così il C. R. 2., preferibile alla lez. del C. L.: venne di mano di re in altro.
(98) Sidrach C. R. 2. — Sydrac C. F. R.
(99) Io re Bottus mando altamente salute alla vostra signoria e amico carissimo C. R. 2.; e meglio il C. R. 1.: a vostra signoria, re Trattabar, come a signore ed amico.
(100) suoi lectere C. R. 2.
(101) prede C. L. Ci è sembrato buono di dare preferenza alla lez. del C. R. 2. Nel C. F. R.: qui les poroit avoir feroit quant que il vodroit. _Vodroit_, _da vouloir_, una delle molte forme del condizionale.
(102) siamo C. R. 2.
(103) Et elli si mosse e cavalcò tanto C. R. 2.
(104) sopra essa per pascere C. R. 2. — et s'acist sus celle C. F. R. _Acist_ (_assir_, _asseoir_ da _ad_ e _sedere_) è forse una forma del vb. _achir_, che si usò nel Picard. Cf. _Littré_, _Dictionn._
(105) _forma_, _figura_. „Così temo vostra altiera fazzone, Madonna mia.„ _Dello Bianco._
(106) les chieres C. F. R. Dal lat. _cara_, fecesi _chere_, _chiere_ nell'ant. fr., _cara_ in prov. e spagn., _cera_ in ital., e significò _viso_, _sembianza_. „Che s'io troppo dimoro, aulente cera„ _Pier delle Vigne_. I _Cinamologhi_, nel Dittamondo di Fazio degli Uberti, _han muso e le labbra di cane_. Lib. V., cap XX.
(107) feminoro C. R. 1. e C. R. 2. Forse dal gen. plur. del latino, _feminarum_, _feminaro_, _feminoro_. Il trovarsi questa stessa parola in tre codici di lezione diversa, e di diverso tempo, ci pare prova sicura che non sia da tenersi per errore; e ci conferma in questa opinione il trovare _regno femminoro_ nel testo della Tav. Rit. pubbl. dal Polidori, pag. 292.
(108) dampno C. R. 2. È noto che Fra Guittone usò _dampnaggio_, e che l'ant. fr. ha _dampnier_, e il prov. _dampnatge_.
(109) Aboivrent C. F. R., da _aboivre_.
(110) doveunque C. R. 2.
(111) _l'idoli_ manca al C. L. Abbiamo supplito col C. R. 2.
(112) Così pure gli altri codd. Essendo _idole_ in fr. di gen. fem., il traduttore ha scritto _idola_.
(113) gittava C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2.
(114) enlace C. F. R. Da _laqueus_, franc. _lac_, prov. _lacs_, port. _lazo_, ital. _laccio_; e vbb. _allacciare_ ital., _lacer_, _enlacer_, franc.
(115) Abbiamo corretto col C. R. 2. Nel C. L.: come ài così idio e così bello come questo?
(116) ma C. R. 2.
(117) non si die nient'adorare, ma vergognare et avilarlo C. R. 1.
(118) et en s'amor sacrifier C. F. R. Nei pronomi possessivi _ma_, _ta_, _sa_ si usò qualche volta di elidere l'_a_, quando la parola che seguitava cominciasse per vocale. Così trovasi: _m'amour_, _s'auctorité_ ec. Il C. R. 2. ha: del suo benedetto nome si de' sacrificare.
(119) Nel dialetto del Picard si usò _biel_.
(120) di lui isguardare C. R. 1. — en lui esgarder C. F. R.
(121) Abbiamo dato la preferenza alla lez. del C. R. 1. Il C. L. ha solamente _disse Sidrac_; e il C. R. 2.: _disse lui Sidrach_.
(122) Nel C. L. _vi noia_. Abbiamo corretto col C. R. 2. — Venque nostre creance C. F. R.
(123) iscongiurato C. R. 2.
(124) devant cest mescreant C. F. R.
(125) erano C. L. Abbiamo corretto col C. R. 2.
(126) se murent en tour C. F. R.
(127) e arse, e a modo di cenere si fece C. R. 2.
(128) sconficto C. R. 2. — qu'il ne poient riens faire, et seroient malement desconceilles C. F. R. _Desconseillies_ vale _abbandonati_, _senza consiglio_. „Mais nostre sires qui les disconsellies conseille.„ Villehardouin. — Lo _isconsigliato_ del n. t. è traduzione letterale del francese.
(129) sapiate C. L. — Abbiamo creduto di corregg. col C. R. 2.
(130) per forteries ou per la force de son deu C. F. R. Credo da correggere _sorteries_, per _sortilegi_. Da _sortiarius_ del b. l. fecesi _sortiere_ ital., _sortero_ spagn. Il testo francese del ediz. Palat. ha: par sorcerie ou par la force de son dieu. — Nel Romans de Brut, _sortisséors_: venir fist ses sortisséors.
(131) fomes a plaisir C. F. R.
(132) al nostro C. R. 2.
(133) paroule C. R. 2.
(134) isconficti C. R. 2. — desconceilles C. F. R.
(135) ch'io te lo sappia C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(136) gli quali Idio cacciò del cielo per la loro argaria e per la loro superbia C. R. 2. — _Argaria_ per _algaria_. „Algaria è nelle persone belle„. Bart. da San Conc.
(137) oyables C. F. R., del quale è traduz. letterale _udevole_ (da oyr). Ma parrebbe che avesse piuttosto a leggersi _oyant_, _che odi_, _udente_.
(138) isnel espirt C. F. R.
(139) cupiditade C. R. 2.
(140) vagiello C. R. 1.
(141) asiele C. F. R., che pare abbia ad essere l'imperativo del vb. _aseoir_, placer, etablir.
(142) tre e per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
(143) acist C. F. R., forse da _achir_.
(144) fusti C. R. 1.
(145) Lo stesso che _ad alto_. „Il loro luogo è molto ad alti.„ _Fr. Giord. Pred._ — Nel C. F. R.: et cria a haute vois.
(146) en leur ciege (siege) C. F. R.
(147) in uno C. R. 2.
(148) parvi C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
(149) tre per uno idio C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2.
(150) parte C. R. 1.
(151) troppo corrucciata C. R. 1.
(152) ò lassato el pionbo et preso el fino oro C. R. 1. — ie ai laisse la longuaigne et la pulentie. C. F. R. — _Longuaigne_ in ant. fr. vale _latrina_, _elvace_. _Pulentie_ dev'essere lo stesso che _empuance_, che significa _fetore_, _corruzione_. Trovasi _pulent_, _pullent_, che il Burguy fa derivare da _purulentus_. Cf. _Du Cange_, _Gloss._; _Burguy_, _Gloss._ — _Fino oro_ è anche nel Tesoretto di B. L.: Sì ch'io credea che 'l crino. — Fosse d'un oro fino.
(153) L'ant. fr. ha _mater_, _matir_; prov. _matar_, che vuol dire abbattere, vincere, indebolire. Si hanno esempi di _matare_, _emattere_, in antichi scrittori italiani. Cf. _Nannucci_, _Analisi_, 253, 2.
(154) pessimo veleno C. R. 1. — trencant venin C. F. R. _Trencant_ intenderei _mortale_, _che abbatte_, _che uccide_, dal vb. _trencher_, _trancher_. Cf. _Burguy_, _Gramm._; _Diez_, _Etym. Wört._ a _Trinciare_.
(155) Esempio da aggiungersi a quello delle Istorie Pistolesi e de' Fioretti, registrati dalla Crusca. Dove bene osserva il Nannucci (_Analisi_, 147-48) non essere da intendere _chiaro_ per _forte_ e _gagliardo_, ma per _lieto_, _brillante_, _gaio_, _sereno di spirito_. E non solamente il provenzale ha _clar_ in questo significato, come il Nannucci avverte; ma anche l'antico franc. ha _clair_, _cler_, _cleir_, secondo il Burguy, il quale però non reca esempi che confermino questo significato. Il C. F. R. ha solamente _plus fres_; e il T. F. P.: _plus sains_; il C. R. 1.: _più bello e più fresco_.
(156) una saetta di folgore C. R. 1.
(157) dampnagio C. R. 1.
(158) entrò elli e li suoi ne li altri ydoli C. R. 1. — se mist dedens les aultres idoles C. F. R.
(159) allo C. L. — Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1.
(160) tuoi C. R. 2.
(161) cani C. R. 1. — chiens C. F. R.
(162) ingannato C. L. — Abbiamo preferita la lez. del C. R. 1.
(163) e falla C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
(164) chiens C. R. 2.
(165) iscomentati C. R. 2.
(166) et garde toy de l'engi au deable C. F. R. _Engi_ è da corregg. in _engin_, _engien_, che qui vale, inganno, furberia.
(167) soctometti C. R. 2.
(168) scura C. R. 2. — cougne C. F. R. Da _cuneus_ fecesi in ant. fr. _coignie_, _coignee_, _cognee_; in prov. _cunh_, _conh_, _cong_. Nel dialetto vallone trovasi _counie_, _cougne_. Cf. _Grandgagnage_, _Dict. etym. de la langue Wall._
(169) misero una boce sì forte C. R. 1.
(170) 'mpegno C. R. 2. — engin C. F. R.
(171) e vene uno terrimuoto per ingegno del diavolo, sì che allora fu viso ha tucti si dovesser confondare C. R. 1. Nel Romans de Brut: „Vis li fu là où il dormoit„ etc. _Confondare_ è traduzione erronea del franc. _confundre_, prov. _confondre_, _cofondre_, che vale _rovinare_, _distruggere_.
(172) annegare C. R. 2. — sonabissare C. R. 1. — de gros tonieres et lampieres et plovoir et gresilles che toute celle terre senblent qu'elle devoit noyer C. F. R. — _Gresil_ sarebbe diminutivo di _gresle_, _grêle_. Cf. _Burguy_, _Gloss._
(173) _questo_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2.
(174) si smagò C. R. 1.
(175) _che_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 2.
(176) claritade C. R. 1.
(177) de la haberge C. F. R. — _Heberge_, tenda, accampamento.
(178) piega C. R. 2. — bates C. F. R.
(179) _Sydrac_ manca al C. L. Abbiamo suppl. col C. R. 1.
(180) pooir C. F. R. Pare che il traduttore abbia confuso _poor_, _poer_, _pooir_ con _peire_, _piere_, _pere_.
(181) fusti C. R. 1.
(182) tre per uno Iddio C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1.
(183) Lo vagello è 'l mondo ke sostiene el podere di Dio e santa trinità k'è tutto uno C. R. 1.
(184) risucitamento C. R. 2. — passione C. R. 1. — cruceflement C. F. R., che credo da corr. _crucifiement_.
(185) significano C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1.
(186) battegiato C. R. 1. Il prov. ha _bathegar_, _batejar_.
(187) fera C. F. R.
(188) letti e creduti C. R. 1. — leaus et creaus C. F. R. — leuz et creuz T. F. P. — _Leaus_ potrebbe correggersi in _leus_, partic. pass. del vb. _lire_; e _creaus_, _creus_, _creuz_ potrebbe essere una forma del partic. pass. del vb. _creire_, _crere_, _croire_. Il tradutt. pare che abbia creduto _leus_ partic. del vb. _lever_, e _creus_ del vb. _croistre_.
(189) alimenti C. R. 2. — elemens C. E. 2. — parties C. F. P. — Crediamo che non si abbiano esempi di _elementi del mondo_ per _parti del mondo_, nè in francese nè in italiano.
(190) convertiranno C. L. Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
(191) e salveranno C. L. Abbiamo aggiunto _si gli_ dal C. R. 2.
(192) ad adorare e credere C. R. 2.
_Sidrac, ebe Idio mai cominciamento? E Sidrac rispuose (Qui diciamo capitolo primo, ma gli altri cinque sono nella storia adietro):_
E' non ebbe unque cominciamento nè fine, nè none avrae. Egli fece cielo e terra, e anzi ch'egli lo facesse, si sapea bene ch'egli dovea fare questo e l'altre cose ch'egli fece. E sepe lo novero degli angioli, anzi che gli facesse, e degli uomini e delle bestie e de' pesci e degli uccielli, e quale morte dovea ciascuno fare; e sapea tutti quelli che doveano essere salvi e che doveano essere perduti (193), e gli loro pensieri e gli loro fatti e li loro detti e le loro volontadi; e s'egli non sapesse questo, stato egli non sarebe Idio (194). E di tutto ciò, perchè facesse lo mondo e le cose che sono nel mondo, egli non se ne migliorò punto; e s'egli noll'avesse fatto, egli non potrebe esser di nulla piggiorato. Iddio fu sanza cominciamento e sarà sanza fine (195). La sua potenza sa tutto, e si è per tutto. E si è la sua sustanza in tre (196) cieli; l'uno corporale, e questo è quello che noi veggiamo; e l'altro è spirituale, e questo è quello che noi non vegiamo (197), ove gli angioli sono; lo terzo è quello ove Idio nostro signore dimora, lo quale vedranno i giusti visibilmente.
(193) dampnati C. R. 1.
(194) non sarebbe egli stato Idio C. R. 1.
(195) finiminto C. R. 1.
(196) intra C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
(197) veggiano C. R. 2.
Cap. II.
_Lo re domanda: puote Idio essere veduto? Sidrac risponde:_
Iddio è visibile e non visibile: egli vede tutto, e non puote essere veduto; chè niuno corpo terreno puote vedere ispirituale cosa; ma lo spirito vede lo spirito. Ma, se lo spirito è buono e giusto, potrà essere ch'egli vedrà Idio, secondo (198) le sue opere. Ma questo averrà apresso (199) lo tenpo che 'l figliuolo di Dio sarà venuto (200) in terra; che sarà (201) lo spirito di Dio che si aonberrà (202) in una vergine, e lo nome della vergine sarà apellato Maria; e piglierà di lei corpo, e sarà veduto e udito (203); e farà (204) tutto quello che l'uomo; e sarà sanza peccato; e sarà Idio medesimo; e per la sua potenza sarà egli in cielo e in terra. E la vergine Maria, concieputo per spirito sancto, si rimarà vergine inanzi il parto e dopo il parto (205). E se egli non pigliasse corpo nella Vergine, niuna corporale cosa lo potrebbe vedere.
(198) esendo C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(199) presso C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1.
(200) veduto C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2. — apresso de l'avenimento di Dio C. R. 1.
(201) cosa arà C. L. — non sarà C. R. 2. La lezione ci pare errata in ambedue; nè col C. R. 1. e col C. F. R. possiamo corregg. Ma il senso del discorso ci fa credere che abbia da legg. _sarà_.
(202) s'aombrara C. R. 1. — Se ombrerà C. F. R. — _S'aombrer_, _s'anombrer_ nell'ant. fr. significa _divenire uomo nel seno della Vergine_. „Com fist Gabriel li Archangles — Quant me dist que li rois des Angles — S'aombreroit en mes sains flancs.„ _Du Cange_, _Gloss. Gall._ — In provenzale ha lo stesso significato _solumbrar_. Il Raynouard ne reca due esempi, tolti da un testo prov. del Sydrac: „Apres l'avenimen del filh de Dieu qui _solombrara_ en la Virgis„; e traduce _qui s'ombragera_, con errore che ci par manifesto. „Virtus Altissimi obumbrabit tibi.„ _S. Luca_, I, 35.
(203) manca al C. L. _e sarà_. — Abbiamo suppl. col C. R. 2.
(204) sarà. C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(205) Così il C. R. 2. Nel C. L.: E la vergine Maria che concieputo per lo spirito sancto l'averà vergine fatta inanzi il parto, e vergine sarà dopo il parto.
Cap. III.
_Lo re domanda: è Iddio in tutti luoghi e per tutti? E Sidrac risponde:_
Iddio è in tutti luoghi e per tutti i tenpi. Egli è potente in ogni luogo come in un altro; e com'egli è possente in cielo, così è possente in terra e in ninferno, perciò ch'egli è tutto possente là ov'egli è; chè a quella ora che governa quelli che sono in oriente, a quell'ora governa le cose che sono in occidente; e però è egli tuttavia per tutto, che governa tutto giorno tutte le cose.
Cap. IV.
_Lo re domanda: sentono tutte le cose Iddio? E Sidrac risponde:_
Idio non fece unque (206) nulla criatura, che lui non sentisse, e che lui non dotti; chè queste cose che noi asenbriamo (207) sanza anima mortale (208), quelle vivono e sentono lo loro criatore. Lo fermamento lo sente, quando, per lo suo comandamento, non fina (209) di volgersi il sole, la luna; le stelle lo sentono, che tutto tenpo ritornano (210) nello loro luogo; la terra lo sente, che ciascuno anno rende lo suo frutto; i venti lo sentono e lo mare, che, quando egli fanno la fortuna, ritorna in bonaccia per la sua volontà; l'acque lo sentono, ch'elle corrono allo luogo là ond'elle escono; i morti lo sentono, che risucitano alla sua volontà, quando a lui piace; la notte e lo giorno lo sente, ch'egli guardano bene quella legge che Idio à loro donata; le bestie lo sentono, ch'elle seguiscono la loro natura.
(206) umche C. R. 2. — L'ant. franc. _onkes_, _unkes_, _unques_, _unc_, _onc_.
(207) che noi sembriamo C. R. 2. — che noi sembiamo C. R. 1. — chi nos semblent C. F. R.
(208) animale mortale C. R. 2.
(209) finono C. R. 2. — Da _finare_, ant. franc. _finer_, prov. _finar_. „Finar, madre, non volemo„ _B. Iacopone._ „Per mostrar alla gente. — Che loco sia finata. — La terra e terminata.„ _B. Latini_, _Tesoretto_.
(210) ritorna C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
Cap. V.
_Lo re domanda: che fece Idio primamente? Sidrac risponde:_
Primieramente fece Idio uno molto bello palagio, lo quale è apellato regno di cielo; e poi fece questo secolo, e poi lo 'nferno. Ma quello palagio à egli eletto uno grande ordine de' suoi amici (211): onde egli non usciranno giammai, poi che egli vi fieno entro. E quello numero volle egli fare d'uomini come delli angeli, per umiltà, perchè gli uomini e gli agnoli adorassono uno solo Iddio in trinità, padre e figlio e spirito sancto.
(211) Ma in quello palagio àe egli uno lecto grande di suoi amici C. R. 2. — mais ycel palais ailes leupor un grant nombre de ses amis C. F. R.; che io leggerei: mais ycel palais a il esleu por, ec. E _uno lecto_ credo che debba intendersi per _una eletta_.
Cap. VI.
_Lo re domanda: quando (212) furono fatti gli angioli? Sidrac risponde:_
Allora che Idio disse, sia fatto lucerna (213), e tutti gli agnoli e arcagnoli furono fatti in quello punto, cherubin e serafin. E quando lo malvagio agnolo Lucifero vide che Idio gli avea dato onore e gloria sopra tutti gli altri agnoli, si volle dispregiare gli altri agnoli, e volle essere pari del suo (214) creatore; e volle avere altra sedia che Idio non gli avea dato; e si volle agli altri per lo suo argoglio comandare. E egli fu incontanente del paradiso cacciato, cioè gittato, e fu messo in carcere. Siccom'egli era prima bello e splendiente (215), così fu poi laido (216) e scuro e nero, ch'egli cadde incontanente. E si dimorò una ora in gloria (217); che, si tosto com'egli fu fatto, si cadde; che diritto non era (218) ch'egli gustasse di quella gloria, poi che così fatto argoglio avea incominciato contro lo suo criatore. Gli altri che peccarono co lui, traboccarono co lui di cielo, perciò che a loro piacque lo suo argoglio; e credeano ch'egli potesse Idio sopra montare. E egli erano simigliantemente alti sopra gli altri, e gli più mastri di loro con esso lui furono gettati in ninferno (219), e gli altri furono cacciati nella più ispessa aria (220), là ove egli ardono, come s'egli fossono in uno fuoco (221), che giammai mercè non avranno, e non la poterano adomandare (222).
(212) come C. R. 2.
(213) „Vid'io in essa luce altre lucerne.„ _Dante._
(214) al suo C. R. 2.
(215) sprendiente C. R. 2. — piagente C. R. 1.
(216) ladio C. R. 2. — lasco C. R. 1. _Lasco_ può essere il _lasche_, _lasque_, nel senso di _vile_.
(217) Sappiate ke non vi dimorò una ora compita C. R. 1.
(218) Nel C. L. sono, per errore evidente, ripetute le parole _ora in gloria che si tosto_.
(219) onferno C. R. 1.
(220) in questo più spesso aiere C. R. 1.
(221) in onferno C. R. 1.
(222) mercè non avranno potranno e non la domandorno C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
Cap. VII.
_Lo re domanda: di che servono gli angeli in cielo? Sidrac risponde:_