Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli
Part 27
(1290) Manca al C. F. R. _tutto quello_; onde corre meglio il senso.
(1291) Soulement sanz pechier C. F. R.
Cap. CCCLXXXXIII.
_Lo re domanda: quando (1292) lo figliuolo di Dio verrà in terra con che gente converserà egli? Sidrac risponde:_
Quando lo figliuolo di Dio sarà fanciullo, egli converserà colla madre vergine, in una provincia in Egitto, perchè vorrà mostrare ch'egli è loro verace profeta. Tutto altresì come quello profeta Moyse avrà deliberato lo popolo Isdrael del servaggio del fiero re Faraone di quella terra, li metterà in terra di promissione, tutto altresì simigliantemente lo figliuolo di Dio li buoni delle tenebre dello 'nferno egli ne trarrà, e metterà allo regno di cielo. Dopo gli sette anni si partirà egli d'Egytto, ed irà tra una gente credente in Dio. E poi si battezerà in acqua, per dare asenplo a coloro che a lui crederanno, che si battezino, siccome egli fece per santificare loro acqua che è contraria al fuoco; e per ciò che questo fuoco sia ispento si battezzerà egli in acqua; e anche per l'acqua che lava e netta tutte lordure, e spegnie la sete, e rende all'uomo la sua biltade. Simigliantemente laverà la grazia del sancto ispirito, gli peccati, al battesimo, quand'egli saranno battezati, alla fede del figliuolo di Dio; e si renderà loro la salute dell'anima, per la parola del figliuolo di Dio, e renderà loro quelle ymagine che noi avemo perduto per lo peccato d'Adamo.
(1292) Abb. agg. _quando_ dal C. R. 2.
Cap. CCCLXXXXIIII.
_Lo re domanda: lo figliuolo di Dio sarà bello uomo, e come si troverà egli? Sidrac risponde:_
Lo figliuolo di Dio sarà molto bello uomo, e aparirà a' suoi discepoli, in una montagna, a monte Tabor; e la sua faccia risprenderà come lo sole, e lo suo colore (1293) come la neve, ma secondo la forma ch'egli sarà. Assai sarà d'alta persona.
(1293) Sa robe C. F. R.
Cap. CCCLXXXXV.
_Lo re domanda: perchè morrà egli, perchè si lascierà egli morire? Sidrac risponde:_
Per obedienzia; ch'egli sarà obediente, d'infino alla morte della croce; perch'egli sarà diritto uomo tutta la sua vita. E di questa obedienza della morte si verrà l'umanità alluminata (1294). E ciò richiede Iddio a tutte le sue criature. E quando Idio vedrà che 'l figliuolo vorrà così buona opera fare, per conbattere il diavolo e per deliberare Adamo e gli suoi, si vorrà volentieri la sua morte. E di questa maniera dimosterrà egli in questo secolo sua grande caritade, ch'egli lascierà morire lo figliuolo per raccattare i suoi servi. Egli darà lo figliuolo, e lo figliuolo darà sè medesimo. E tutto questo sarà per caritade. E morrà sopra lo legnio, ch'egli vorrà raccattare quello d'Adamo, che per lo legnio (1295) è dannato. E per la sua morte si potranno salvare gli uomini de' loro peccati, chè magiore sarà la sua morte, che lo peccato. Se Dio fosse dinanzi a te, e io sapessi ch'egli fosse lo signore del secolo, e alcuno ti dicesse, uccidi quest'uomo o tutto il secolo perirà; tu nol dei mica uccidere, per salvare tutto il mondo, chè la sua vita è più preziosa che tutto il mondo, e che tutto quello che potesse essere. Altrettale sarà del figliuolo di Dio: la sua morte sarà più che lo peccato. E simigliantemente come la sua vita sarà più degnia di tutti i secoli, similemente sarà la sua morte, alla ragione di molti uomini.
(1294) L'umana generazione alluminata C. R. 2. — de ceste obedience de la mort se deura la humanite a la divinite C. F. R.
(1295) por la pome C. F. R.
Cap. CCCLXXXXVI.
_Lo re domanda: chi 'l vedrà e come sarà egli morto? Sidrac risponde:_
Una gente l'uccideranno, li giudei; e quelli che (1296) Idio avea dato li X comandamenti, si faranno consiglio per lui uccidere. E staràe nel sepolcro due dì e una notte. E ciò significa le due morti dell'uomo, l'una del corpo e l'altra dell'anima. Lo giorno significa la sua morte, ch'ella fa loro lume, a quelli (1297) che moranno nella sua fede (1298). La sua anima andrà nel celestiale paradiso, siccome egli dirà a uno malfattore, che sarà a peso co' lui, dal lato diritto: oggi sarai con meco in paradiso. E poi discenderà allo 'nferno, a mezza notte della sua risuresione; e lo dispoglierà; e quelli ch'egli ne trarrà fuori metterà nel pardiso celestiale. E poi n'andrà nel sepolcro, e risuciterà. E se egli risucitasse (1299) così tosto com'egli sarà morto, gli giudei direbono ch'egli non fosse mica morto, ma egli era tramortito per l'angoscia della passione. Egli risuciterà il terzo giorno, lo primo dì della settimana, cioè la domenica; ch'elli vorràe rinovellare il secolo, in quello giorno che l'avea fatto.
(1296) di quelli a cui C. R. 2.
(1297) ch'ella sarà lume di quelli C. R. 2.
(1298) Nel n. t. leggesi _morte_. — Abb. corr. secondo i Codd. R. 2., F. R.
(1299) Manca al n. t. _E se egli risucitasse_. — Abb. suppl. col C. R. 2.
Cap. CCCLXXXXVII.
_Lo re domanda: dove andrà egli dopo la sua risuresione? Sidrac risponde:_
Egli starà XL giorni con Enoc, che fue inanzi Noè, e con un altro buono uomo, ch'à nome Elia, nel paradiso terresto. E si sarà dopo la sua resuresione più bello che non è il sole per sette volte; e di quella forma lo vedranno i suoi disciepoli; egli aparirà XII volte, e prenderà vestimento dell'aria (1300). Alla prima volta aparirà a quelli che 'l sopellirà, in carne, a Iosep (1301). La seconda volta aparirà alla madre. La terza alla Maddalena. La quarta a uno de' suoi sancti ministri Jacopo, che quelli si boterà, che giammai non manicherà, se non lo vedesse. La quinta aparirà a due suoi disciepoli. La sesta aparirà allo prencipe de' suoi disciepoli, sancto Piero. La settima aparirà a' pellegrini, che lo meneranno a uno castello. L'ottava aparirà a tutti i suoi disciepoli, in uno tabernacolo, là dove saranno tutte le porte chiuse. La nona volta quando sancto Tommaso metterà le sue dita nelle sue piaghe, per essere creduto (1302) della sua morte. La decima allo mare di Taburia. L'undecima al monte Taburro. La dodecima là dove troverrà del popolo de' giudei insieme.
(1300) Nel n. t.: _anima_. — Abb. corr. secondo la lez. dei Codd. R. 2. e F. R.
(1301) apparirà in carne a quello che lo soppelliro nella prigione dove sarà Giuseppo C. R. 2.
(1302) credente C. R. 2.
Cap. CCCLXXXXVIII.
_Lo re domanda: monterà egli solo in cielo? Sidrac risponde:_
Tutti quelli che morranno co' lui risuciteranno co' lui. In quella forma monterà in cielo chente sarà istato inanzi la sua passione. E allora monterà in sul nuvolo; e quand'egli sarà in su i nuvoli, si avrà quelle figura che si dimostrò alla montagna a' suoi disciepoli. Egli vorrà montare, dopo la sua resuressione XL giorni, in cielo, perch'egli vorrà mostrare che quelli che faranno i X comandamenti della legge per gli quattro vangelisti, si monteranno tutti dopo lui.
Cap. CCCLXXXXVIIII.
_Lo re domanda: avrà egli magione lo figliuolo di Dio? Sidrac risponde:_
Lo figliuolo di Dio avrà una santa magione in terra, la quale sarà la sua isposa. E simigliantemente come il capo dell'uomo è sopra il corpo, simigliantemente lui e la sua magione saranno una, per lo sagramento del suo corpo. E similiantemente come gli ministri saranno governati per lo corpo, simigliantemente gli buoni del suo popolo saranno governati per lo suo sacramento. E quelli che saranno iscacciati della sua magione, elli saranno dannati nello 'nferno, se quelli della casa no' li ricevono per l'amendamento ch'egli faranno.
Cap. CCCC.
_Lo re domanda: Lo corpo del verace profeta sarà tuttavia in terra in sua casa per lo comandamento di Dio? (1303) Sidrac risponde:_
Lo suo corpo sarà tuttavia in terra, e sarà nella sua casa, per lo comandamento e lo dono ch'egli farà a' suoi ministri. Ch'egli sarà in una cena, che loro ronperà lo pane, e dirà: pigliatelo e mangiate, chè questo è lo mio corpo. In simiglianza, quand'egli avrà cenato, e egli piglierà lo vasello del vino, e dirà: pigliate e beete, chè questo è lo mio sangue. E tutti quelli che riceveranno quello corpo e quello sangue, e avranno fede in lui, ch'egli sia veracemente lo corpo di Dio, salvi saranno. E quello corpo sarà tutto giorno veduto nell'universo mondo, chè gli boni avranno lo podere che avranno gli suoi ministri, di farlo, ciascuno giorno; e faranno del pane corpo di Dio. E le degne parole ch'egli sopra loro diranno e faranno, e lo segno della croce che faranno, e lo dono che da lui avranno, e quello pane diventerà carne e sangue in lui, e l'umana natura tuttavia vi sarà in lui; che così degna cosa d'umana vita non potrà istare sanza sangue. Simigliantemente quand'egli sarà morto in croce, e' sarà fedito d'una lancia al fianco diritto, e lo sangue salterà (1304) fuori del suo corpo, e ralluminerà quelli che fedito l'avrà. Altressì lo suo corpo che sarà fatto di pane nella sua santa casa, conciosia cosa che lo corpo sarà fatto di pane, tuttavia sarà il sangue in lui; chè l'umana natura è sostenenza di vita, e sarà tuttavia in lui. E ciò sarà pane di vita, ch'egli dirà colla sua santa bocca, io sono pane di vita; e di questo sarà lo suo santo corpo, che di pane sarà fatto. Anche, quelli che avranno lo podere di fare quello prezioso corpo, s'egli avessero mille pani inanzi di loro, e dicessono quelle sante e degne parole, e facessero lo segno della santa croce, incontanente tutto quello pane si farebbe carne e sangue del figliuolo di Dio, e l'umana natura di vita sarebbe in lui. E niuno uomo e niuna femmina salvare non si potrà, se di questo verace pane e corpo di Cristo non ricevono, con credenza ch'egli sia veracemente lo corpo del verace profeta. E li piccoli garzoni che non cognoscono, e non sanno che ciò si sia, per la loro gioventudine, non è già forza se no' 'l ricevono, chè per la loro puritade e per la loro verginitade egli sta tuttavia co' loro. Gli miscredenti che in lui non credono, e lui conosciere non vogliono, quelli nol dee mica ricevere di tutto in tutto, se lui non riconoscono, e a lui non si convertono; e allora lo puote ricevere. E chi altrimenti lo riceve, la sua dannazione farà; chè il corpo di Dio dee morire in sè medesimo, e quelli riceverà fuoco.
(1303) Nel C. F. R. prima della rubrica di questo cap. leggonsi le seguenti parole, le quali ci pare non inutile riferire: Cest capitle si est encontre toutes les naisons, chi dient, por quoi les frans ne donent au peuple dou cors che le presle resoit et dou sanc che il resoit o le cors?
(1304) spillerà C. R. 2.
Cap. CCCCI.
_Lo re domanda: ciascuno del suo popolo buoni e rei potranno fare lo corpo del veracie profeta? Sidrac risponde:_
Non già, se non quelli solamente che avranno lo podere della sua santa magione eclesia. E quello dignissimo corpo non potrà essere menomato nè lordato, se non come lo sole che non puote essere lordato da neuna carogna che l'uomo metta (1305). E quelli che degniamente lo riceve e lo riceverà e manterrà, in colui rimarrà egli. E quelli che lo riceverà, e non sarà degno di riceverlo, in colui non dimorerà egli mica, anzi monterà egli in cielo, per gli angioli, e lo corpo del verace profeta dimorerà in sè medesimo; e quelli che lo piglierà, piglierà pane tanto solamente; e sì tosto com'egli piglierà quello pane, lo diavolo enterà nel suo corpo. E tutti quelli che degnamente lo riceveranno, egli dimorerà in loro; e quelli che no' lo riceverà degniamente, egli non dimorerà mica in loro, anzi se n'andrà in cielo, per gli angeli; e egli riceveranno la loro dannazione.
(1305) Nel C. R. 2.: che l'uomo vi metta. — Ma non si intende, veramente, come potrebbe mettersi la carogna nel sole. — Migliore è la lez. del C. F. R.... soleil chi ne peut estre concies de la pulentie d'une longuaige — Vedi la nota (3) a pag. 26.
Cap. CCCCII.
_Lo re domanda: quelli che avranno podere di fare lo corpo del verace profeta saranno eglino onorati più inanzi a Dio che gli altri? Sidrac risponde:_
Già, per lo dono nè per altri mestieri ch'elli ànno, non potranno fare piacere a Dio, se non per le loro buone opere. E se riamente (1306) mantengono i loro ministerii, elli saranno più dannati che gli altri; chè lo verace loro profeta gli domanderà più che l'altre genti; chè a loro più comanderà della fede e de' suoi comandamenti che gli altri. Egli gli farà pastori sopra le sue pecore; se per la loro mala guardia i lupi le pigliassono, cioè lo diavolo, eglino saranno risponditori inanzi a Dio, e fortemente però saranno tormentati.
(1306) Nel n. t. lealmente. — Abb. corr. l'errore evidentissimo, secondo la lez. del C. R. 2.
Cap. CCCCIII.
_Lo re domanda: deono egli fare tutto giorno lo corpo del verace profeta? Sidrac risponde:_
Elli debono (1307) fare per la sua gloria, e per la sua santa madre eclesia, e per sè, e per lo popolo. E quelli che lo faranno giustamente, siccom'egli dovranno, egli saranno onorati e innalzati sopra tutti gli altri. E quelli che lo riceveranno con mala conoscienza (1308), meglio sarebbe di mettervi uno tizzone di fuoco. E sapiate che molto dannerà la sua anima chi così lo riceverà. Iddio non fece in paradiso niuno male nè niuna pena, anzi lo fece tutto buono; ma Adamo fece bene male a suo corpo, quand'egli mangiò lo pome che Idio gli avea divietato, e si fece la volontà del diavalo. Quelli che di buona conoscienza lo riceveranno, già perciò ch'egli sieno peccatori, non deono lasciare di pigliarlo, se lo ricevono di buono cuore e di buona fede confessata (1309).
(1307) lo deno C. R. 2.
(1308) coscienza C. R. 2.
(1309) e confessati C. R. 2. — Questo _confessati_ manca al C. F. R.
Cap. CCCCIIII.
_Lo re domanda: che cosa è peccato? Sidrac risponde:_
Peccato è nulla, chè Idio fece tutte le cose, e tutte le fece buone. Perciò dobiamo noi sapere che 'l peccato è nulla, per sustanzia, chè tutte le cose che Iddio fece ànno sustanzia, e tutte sustanzie sono buone. Ma nulla (1310) non à nulla substanzia. Ma si è sì grieve cosa il peccato, che uno piccolo peccato è maggiore di tutto il mondo. E quando l'uomo fa il peccato, elli sarà tutto tornato a lui per la sua dannazione; chè niuno uomo puote dire che nella santa creatura abbia niuno male.
(1310) il male C. R. 2.
Cap. CCCCV.
_Lo re domanda: come conoscierà_ (1311) _la morte del santo profeta verace? Sidrac risponde:_
La morte del verace profeta sarà conosciuta per tenebre che saranno per tutto il mondo, e per la ressuresione, ch'egli risuciterà i morti, e per molti miracoli che allora saranno. Starlobio santo Dionigio (1312) sarà nel ponente, che conoscierà la sua morte per le tenebre e per la sua strologia.
(1311) _conoscerà l'omo_ C. R. 2.
(1312) Uno buono uomo strolago santo Dionizio C. R. 2.
Cap. CCCCVI.
_Lo re domanda: quale virtù farà in terra lo figliuolo di Dio? Sidrac risponde:_
Prima vincerà l'umano lignagio per sè medesimo; vincerà lo diavolo e ghiottornia e cupidigia e argoglio per che Adamo cadde, lo primo uomo. E sanerà uno fanciullo di centurione, in una città ch'à nome Carnafan; e apresso sanerà tutti gli malati che là saranno, e deliberrà due indemoniati, e diliberrà paralitichi; e questi IIII miracoli farà; e gli peccati saranno perdonati, e li pensieri mutati. E sanerà una femina nella via del sangue del corpo; e resuciterà in una casa una figliuola d'uno uomo sordo e mutolo del diavolo; e sazietà V\M uomini, sanza i fanciulli e le fanciulle femine, di V pani d'orzo e di due pesci; e si ne rimarà XII cofani pieni di rilievo (1313); e comanderà al vento e al mare di bonacciare (1314), incontanente sarà bonaccia. E diliberrà per lo suo comandamento molta gente, in una città di Nazaret; e diliberrà in quella parte una pulcella, per umile risposta, dal diavolo, che molto la travaglierà; e satollerà IIII\M uomini di V pani e di due pesci; e diliberrà altrui della fame del corpo; e deliberrà una lunatica, che gli suoi discepoli non potranno curare nè sanare; e sanerà uno sordo e mutolo; e alluminerà due ciechi, che grideranno apresso di lui, figliuolo di Davit, abbi misericordia di noi e dacci lo vedere. E si perdonerà gli suoi peccati a una che avrà nome Madalena, la quale laverà i suoi piedi delle sue lagrime; e si guarirà uno cieco di XVIII anni; e si sanerà uno zoppo, uno sabato, in una casa d'uno grande uomo, e sanerà X lebbrosi; e risuciterà uno uomo morto, Lazaro; e si sanerà uno orbo in Gierusalem collo sputo suo, che gli ungerà gli occhi (1315); e risuciterà molti corpi di buoni uomini che morti saranno, inanzi la sua resuresione, e si deliberrà quelli di ninferno.
(1313) dodici corbelli di rilevo C. R. 2. — XII cofins de relif C. F. R.
(1314) La Crusca non registra _bonacciare_.
(1315) e sputerà nella polvere e farà loto e ongierà gli occhi di colui che sarà aluminato C. R. 2.
Cap. CCCCVII.
_Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio dopo la sua andata in cielo che faranno? Sidrac risponde:_
Li suoi discepoli si dipartiranno per l'universo mondo, che egli lo dirà loro: andate per l'universo mondo, e anunziate lo mio verbo, cioè lo vangelo. E tutti quelli che vi crederanno e che si battezeranno, salvi saranno; e quelli che non vi crederanno, dannati saranno. E però egli andranno per l'universo mondo, anunziando la parola di Dio, ciò sono gli vangeli; e tali andranno soli, e tali acompagnati.
Cap. CCCCVIII.
_Lo re domanda: gli disciepoli del figliuolo di Dio potranno eglino salvare gl'infermi? Sidrac risponde:_
Egli faranno miracoli e vertudi a' miscredenti, e gli saneranno di molte malizie, per convertirgli alla fede di Dio e lo figliuolo di Dio farà per loro, e tuttavia sarà co' loro. Lo principe delli ministri, cioè santo Piero, sanerà molti uomini di corporali malizie; e Idio per lui sanerà uno paraletico; e poi sarà rinchiuso da uno re miscredente, cioè Herode; e uno angelo lo caverà di prigione. E poi saneranno uno uomo (1316) d'una grande malizia, della quale egli sarà giaciuto VIII anni; e risuciterà una morta povera femmina. E lo figliuolo di Dio diliberrà uno fiero uomo di pene (1317), santo Paolo, e lo convertirà alla sua fede; e fia egli poi maestro. Elli convertirà andando a vedere uno santo uomo del popolo del figliuolo di Dio; e poi ch'egli fia convertito, diventerà egli de' suoi disciepoli; e nel suo nome si faranno ancora molte chiese (1318), perch'egli si lascierà dicollare, nel nome di Dio; e innanzi che muoia risuciterà, per Dio, una femina; e lo figliuolo di Dio lo sanerà d'una morsura pericolosa; per lo toccamento della roba di quello ministro, sanerà molti uomini di diverse malizie. E si caccierà i maligni ispiriti de' corpi degli uomini e delle femine. E per vertudi (1319) faranno di molti miracoli quelli disciepoli, per l'universo mondo, che troppo sarebbe lungo a racontare. Ma egli saranno poi morti nel suo nome, di diversi martirj; e le loro anime andranno poi a Dio del cielo, e saranno coronate nella vita perdurabile.
(1316) Vogliamo, per la sua singolarità, dare il nome, _Eneas_, che quest'uomo ha nel C. F. R.
(1317) dalle pene dello 'nferno C. R. 2. — Non era certo dotto, neppure nella _storia sacra_, questo Sidrac, che mette san Paolo all'inferno, per farnelo levar fuori da Cristo.
(1318) cose C. R. 2.
(1319) per virtù di Dio C. R. 2.
Cap. CCCCIX.
_Lo re domanda: al tempo del figliuolo di Dio sarà lo mondo moltiplicato? Sidrac risponde:_
Al tenpo del figliuolo di Dio lo mondo sarà presso che moltiplicato di gente, e tuttavia si moltiplicherà più. E alla fine del mondo sarà egli moltiplicato più che a nullo tenpo del mondo.
Cap. CCCCX.
_Lo re domanda quanto può essere grande lo cielo e lo 'nferno, e se vi dee essere tutto il popolo che furono o che saranno. Sidrac risponde:_
Se tutta la gente che furono al mondo e sono e saranno, C\M e altrettante (1320), fossero tutte in cielo, e ciascuno di loro avesse uno sì grande palagio che vi capesse C\M uomini, e ciascuno palagio avesse forno e bagno e giardino e mulino, tutti questi non l'empierebono a X parti del cielo (1321); e somigliante del ninferno.
(1320) ciento milia volte altretante C. R. 2.
(1321) non empierobono la diecima parte del cielo C. R. 2.
Cap. CCCCXI.
_Lo re domanda: quali sono più o quelli che nascono o quegli che muoiono? Sidrac risponde:_
Quegli che nascono sono assai più che quelli che muoiono; conciosia cosa che quelli sono grande quantità. E niuna ora è del giorno dell'anno, che sono XXIIII ore, non è che mille persone non nascano. E se quelli che muoiono fossono più che quelli che nascono, pur X, lo mondo non si potrebbe moltiplicare. Ma perchè lo mondo va tuttavia cresciendo, può l'uomo sapere che più sono quelli che nascono che quelli che muoiono.
Cap. CCCCXII.
_Lo re domanda: quale è magiore o l'ira di Dio o la sua grazia? Sidrac risponde:_
La grazia di Dio è sì grandissima che cuore d'uomo nol potrebe pensare; e quella è più che tutte le gocciole del mare e la rena della terre e gli peli degli uccelli e delle bestie, e se tutti questi numeri fossero insieme; e più tanto quanto cuore d'uomo potesse pensare, le grazia di Dio è molto magiore, a quegli che la disiderano d'avere. E quelli che avranno la sua grazia, tardi quanto vuole, elli avranno la sua gloria. E quelli che saranno in cielo nella grazia di Dio, giammai non avrà fine. Similmente adiverrà di coloro che sono nelle pene dello 'nferno. E sapiate che Idio non à neuna ira, altro che grazia e misericordia; ma lo male che l'uomo fa, l'ira gli torna sopra lui.
Cap. CCCCXIII.
_Lo re domanda: quelli che saranno in cielo e che giamai fine non avranno no' lo si recheranno eglino a grande increscimento? E quelli dello 'nferno non avranno grande invidia e non si consumeranno eglino di tanto dimorare in pene? Sidrac risponde:_
Quegli che saranno in cielo giammai increscimento non avranno, nè vecchi non saranno, anzi saranno tuttavia giovani come fanciulli e allegri; egli saranno contenti (1322) come uccegli volanti, e legieri come lo vento, e bianchi come la neve, e sprendienti come lo sole, e savi come gli angeli, e onorati come i re, e leali come la morte. E staranno sanza consumare lo corpo. Di C\M anni non loro sarà una ora (1323), allo grande diletto in che egli saranno. Quegli dello inferno (1324) pena e paura e dolori e trestizia e angoscia e onta e villania e martirj e infermitadi e tormenti, che della grande pena ch'egli avranno, ciascuna ora (1325) parrà mille anni; e vorranno morire, e la morte gli sfuggirà.
(1322) Nel n. t.: correnti. — Abb. preferita la lez. del C. R. 2.
(1323) li mille anni non parrà a loro una ora C. R. 2.
(1324) sottintendi: _avranno_; com'è nel C. F. R.
(1325) Manca _ora_ al n. t. — Abb. suppl. col C. R. 2.
Cap. CCCCXIIII.
_Lo re domanda: quelli che sono in ninferno non avranno eglino niuno riposo da Dio? Sidrac risponde:_