Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli
Part 26
Di diverse maniere sono le bestie. Chè bestie àe sopra terra, che sono molte pericolose. Una maniera di bestie sono, che sono fatte a maniera d'uomo maschio e di femmina; e si è molto grande e molta pilosa e molta pericolosa. Anche ci à bestie che ànno quattro piedi e due teste. Anche ci à bestie che sono sì grandi, che ciascuna potrebe portare X uomini adosso e più. Anche ci à bestie ch'ànno coda di lione e volto e unghia di leone, e sono molte pericolose. Anche ci à bestie a modo di serpente, e si ànno volto d'uomo e capegli di femina (1248). Anche ci à bestie che della cima della coda à uno osso lungo d'uno palmo, molto tagliente, come uno rasoio (1249). Anche v'àe altre bestie diverse assai, che troppo vi parebbe (1250). E queste pericolose bestie sono ne' grandi deserti. Per paura di loro molte provincie saranno disabitate. Ma uno re nascierà che le caccierà indietro nel grande diserto, là ove l'uomo non vede punto; e là istaranno tuttavia.
(1248) Vedi _Tesoro_, Lib. V., cap. 59. — Curioso a leggersi, e non privo di importanza, è il capitolo dove parlasi delle bestie d'India nel poema _Ymage du monde_.
(1249) Il C. R. 2. ha questo di più: Anche ci àe altre bestie che ànno uno corno nella fronte, e altre che n'ànno due, l'uno torto verso la fronte, e l'altro verso lo collo. E altre bestie sono in guisa di serpenti, e ànno viso d'uomo, e sono pericolosi, che s'eglino vegono la persona prima che la persona loro, inmantenente muore; e lo simile aviene se la persona vede prima loro, cioè la bestia. Anche ci àe altre bestie, che vanno in due piedi, e ànno mani e piedi a modo di scimia, e non ànno se non uno occhio in della fronte, e tutt'i denti della bocca sono due passi: eglino li ànno sì forti che romperebero gli ossi; e sono molti isnelli.
(1250) troppo vi parebono a udire contare C. R. 2.
Cap. CCCLXV.
_Lo re domanda: di quante maniere sono gli uccelli? Sidrac risponde:_
Li uccelli sono di molte maniere, che lunga cosa sarebe a contalle. Ma una maniera d'uccelli sono, che sono magiori che bufole, e più forti, e sono vaiati; e non vivono se non di carne, e non possono fare lo dì se non tre voli, e ciascuno volo è di due miglia, o di IIII al più. È un'altra maniera di uccielli, che sono fatti a modo di bestie (1251); e sono grandi e forti molto e pericolosi. E questo due maniere d'uccelli abitano nell'isole del mare d'India. E uccelli sono che ànno due teste e quattro piedi, e non vivono se non d'una gente che sono nell'isola d'India, che pigliano la gente, e mangialla; e quella gente à tuttavia co' loro briga e guerra (1252). Un'altra maniera sono d'uccelli che covano al fuoco, e al fuoco fanno i loro pulcini, e la loro piuma non si puote ardere; e quando egli vogliono covare, egli ragunano legne, e entranvi dentro, e battono tanto dell'alie, che lo fuoco sale e s'aprende a quelle legne. Altre maniere ci à d'uccelli, che ànno il collo lungo come una lancia; e altri ch'ànno i piedi a modo di cavallo; e altri che cantano dolcemente inanzi la loro morte, due giorni o quattro. Altri v'à che non covano i loro pulcini se non collo sguardare, e fanno due figliuoli maschi; e quando ànno XXX giorni, egli montano nell'aria, e combattono tanto che l'uno cade morto. Altra maniera v'à d'uccelli assai, alli quali noi faremo fine (1253).
(1251) ch'ànno il corpo come uciello, il capo come bestia C. R. 2.
(1252) Anche al Cap. LXXIX è parlato della gente che ha guerra cogli uccelli, favola negli antichi scrittori spesso ripetuta. Ved. _Leopardi_, Err. degli Ant. — Nell'_Ymage du Monde_:
Iluec sont unes gens menues . . . . . . . . . . . Qui soventes fois se bataillent Contre les grues que les assallent . . . . . . . . Teles gens ont nom pigmen Et sunt petit comme naien.
Intorno ai _pigmei_, cf. _Berger de Xivrey_, Trad. Teratolog., pag. 101.
(1253) Veda il lettore come alcune di queste favole sugli uccelli sembrino tolte dai racconti del Polo.
Cap. CCCLXVI.
_Lo re domanda: quale è lo più bello uccello del mondo? Sidrac risponde:_
Lo più bello uccello del mondo si è lo gallo; ch'egli à molto di bellezza e di bontà in lui, le quali uomo non truova in altri uccelli. Lo gallo à primamente corona; secondo, porta speroni; terzo, Idio gli à donato di sapere conosciere l'ore del dì e della notte. Il gallo è geloso della moglie, più che niuno uomo della sua, e si è sì largo ch'egli soffera fame, per dare alla sua moglie a mangiare. Gallo fa asalto e battaglia l'uno contra l'altro. E se lo gallo fosse di caccia, tutti gli altri gli farebono onore e riverenzia e lo doterebono (1254). Di biltà è egli lo più bello uccello del mondo, di sua grandezza.
(1254) Nel C. L.: terebono. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al C. F. R.
Cap. CCCLXVII.
_Lo re domanda: qual'è la più bella bestia del mondo? Sidrac risponde:_
La più bella bestia e la più forte e la più valente si è lo cavallo, perchè i cavalli si mantengono signorie, e si guadagna onore e terre e provincie. Non à niuna bestia al mondo che, s'ella fosse caricata com'è il cavallo covertato, e collo cavaliere con tutta l'arma, ch'ella potesse andare più che nel passo (1255). Lo cavallo non sa essere sì carico, che con sia più isnello che un'altra iscaricata (1256). Cavallo si dee amare e innorare e pregiare sopra tutte l'altre bestie del mondo.
(1255) di passo C. R. 2.
(1256) non sia isnello come niuna altra bestia scarica C. R. 2.
Cap. CCCLXVIII.
_Lo re domanda: qual'è lo più degno uccello del mondo? Sidrac risponde:_
Lo più degno uccello del mondo si è la lape, che procaccia la sanità al corpo dell'uomo. Ella ci aducie i buoni fiori per la volontà di Dio (1257), e si fa lo mele, lo quale si fa prode al corpo dell'uomo e delle bestie, per molte maniere; e si fa cera, della quale noi facciamo bella luminaria, e di medicine e unguenti (1258).
(1257) Così anche nel C. R. 2.; ma nel C. F. R.: abeille vait maniant des bones flores.
(1258) e si aopera la ciera e lo mele a medicine C. R. 2.
Cap. CCCLXVIIII.
_Lo re domanda: quali sono gli più begli cavagli che siano? Sidrac risponde:_
Assai sono di belli cavalli per lo mondo. Ma lo cavallo dee avere in sè IIII cose lunghe, e IIII cose larghe, e IIII cose corte. In prima dee avere in sè lo bello cavallo lungo collo e lunghe gambe e lunga ischiena e lunga coda. E si dee avere in lui largo petto e larga groppa e larga bocca e larghi anari. E si dee avere corto pasterone (1259) e corto dosso e corti orecchi e corta coda, non mica, le setole, ma lo canone della coda (1260). E sopratutto questi dee avere grandi occhi aperti. E s'egli à in sè tutto questo, e egli è sano e bello e di buona costuma, quelli è buono cavallo e bello e bene da pregiare.
(1259) Forse per _panzerone_, _panzirone_?
(1260) Nel C. L. sta scritto: e corta coda nello pelo ma la proprietà della carne e dell'osso. — Noi abb. adottata la lez. del C. R. 2. — A spiegar poi l'errore del n. t. giova riferire il C. F. R.: et corte coe, non pas le pel, mais la propriete de la car et de l'os.
Cap. CCCLXX.
_Lo re domanda: quale è la più benignia bestia che sia? Sidrac risponde:_
La più benignia bestia che sia si è l'agnello e il bue. Agnello viene a dire benedetto e umile; bue viene a dire umile cosa e semplice. Il bue si travaglia per la vita dell'uomo e per la sua, e per la vita di molte altre bestie. Bue non à altro officio se non della terra arare, per lo frutto della terra guadagniare.
Cap. CCCLXXI.
_Lo re domanda: quale è la più bella cosa che Idio abia fatto al mondo? Sidrac risponde:_
Iddio per la misericordia fece tutte le cose e tutti i beni, e non maledisse se non il diavolo solamente, perciò ch'egli volle essere simigliante a lui. L'altre criature non maledisse egli mica, chè le bestie velenose e pericolose non maledisse egli già per lo veleno; chè, con tutto loro pericolo, si tengono elli bene la legie che Idio diede loro, e lodano e ringraziano lo loro criatore.
Cap. CCCLXXII.
_Lo re domanda: perchè gli piccoli alberi portano grande frutto, e gli grandi alberi portano piccoli frutti? Sidrac risponde:_
Li grandi alberi portano piccoli frutti. La ragione è per l'umidore che disciende di sua grandezza e nelle sue branche, e perciò nascono i frutti piccoli. E quando l'albore è piccolo, i frutti per natura diventano grandi, chè tutto l'umido vae in lui. E per questa ragione lo piccolo albore porta grande frutto, e lo grande albore porta piccolo frutto.
Cap. CCCLXXIII.
_Lo re domanda: quali sono le più intendevoli bestie che sieno? Sidrac risponde:_
Le più intendevoli bestie del mondo sono iscimmie, orsi e cani. Queste sono le più conoscienti bestie del mondo, chè Idio à loro donato cotale natura, d'intendere alcuna cosa dell'uomo. Quando Noè fue nell'arca per lo diluvio, queste tre bestie stettono più presso a lui che niuna altra; e quand'egli uscirono dell'arca, elle furono le sezaie che si dipartirono da lui, chè per lo loro intendimento aveano paura che lo diluvio non tornasse adietro.
Cap. CCCLXXIIII.
_Lo re domanda: gli uccelli di caccia perchè non beono? Sidrac risponde:_
Gli uccelli di caccia non beono per lo loro volare, ch'egli volano più alto che tutti gli altri uccelli, e ànno tuttavia la frescura dell'aria. Iddio à loro donato natura che non possono bere spesso; e alcuna volta beono, quand'egli vogliono montare, s'egli truovano acqua.
Cap. CCCLXXV.
_Lo re domanda: le serpi sono istate tuttavia in questa forma? Sidrac risponde:_
Lo serpente è stato tuttavia in forma tortigliata; e perciò lo diavolo entrò in lui, e si atortigliò (1261) nell'albero, e tentò Eva di manicare il pome, e Eva tentò lo suo compagnone. Ma allora era lo serpente di più bello colore ch'egli non è ora. Ma la forma à egli come allora.
(1261) Nel C. L.: conciliò. — Abb. corr. col C. R. 2.
Cap. CCCLXXVI.
_Lo re domanda: a cui escie sangue del naso e stagnare non si può, che ne potrebbe l'uomo fare? Sidrac risponde:_
Naso che getta sangue e stagnare non si puote, per due cose lo può l'uomo istagnare. Piglia lo sterco del porco, caldo, e fa ricevere al naso lo fummo, inmantenente istagnerà. L'altra, piglia merda di cammello, secca, e pestala che la facci sottilmente (1262), e metti al naso quella polvere, e alenerà bene forte, sì ch'ella vada ben dentro, e inmantenente lo sangue istagnerà.
(1262) e pestala sottilmente C. R. 2.
Cap. CCCLXXVII.
_Lo re domanda: la rea lebbra che monta alle gambe dell'uomo come si può guarire? Sidrac risponde:_
Ria lebbra che al corpo monta leggiermente si può guarire, chi pigliasse li scarafagi, e ardesseli come cenere, e pestasseli sottilmente, e poi bollisse lo lardo (1263) del porco vecchio, e mettesse quella polvere dentro, e altrettanto, come la metà, di biacca, e facessene unguento, e ugnessene la piaga; e poi vi mettesse una piastra di pionbo sottile, sopra la ganba, e pertugiata ispesso (1264), e mutassesi la mattina e la sera lo pionbo (1265), se rotto non fosse, si guarrebbe.
(1263) sangue di porco vecchio overo lardo C. R. 2.
(1264) e pertugiata in più luoghi C. R. 2.
(1265) e mutasseli la matina e la sera l'unguento, non mica lo piombo C. R. 2. — et changeroit matin et vespre l'ongiement et le plomb. C. F. R.
Cap. CCCLXXVIII.
_Lo re domanda: come potrebe l'uomo trarre la volatica che fortemente è apresa nella carne? Sidrac risponde:_
Volatica che s'apiglia alla carne, non (1266) si vuole partire, chi pigliasse porcar (1267) (cioè uno vermine bacarozolo, grande com'una fava, e si è biadetto e tenero, e à molti piedi sottili e bianchi, e lo ventre bianco; e quando l'uomo lo tocca egli diventa tondo com'uno bottone), chi fregasse lo vermine sopra la volatica, sì forte che lo vermine si spiccioli (1268) tutto, due volte o III o IIII, egli guarrebbe tosto.
(1266) e non C. R. 2.
(1267) pichaar C. F. R.
(1268) si disfacesse C. R. 2.
Cap. CCCLXXVIIII.
_Lo re domanda: uomo che à male stomaco che gli potrebe l'uomo fare? Sidrac risponde:_
L'uomo che à rio stomaco pigli mele cotogne dolci, e cavane le granella, e falla com'uno bossolo, e enpila di mele di lape e di fiori, e la 'nvogli (1269) con pasta di grano, e mettila sopra la senplice brucia, e falla bollire e ispremare bene, e bere di quella acqua a digiuno IIII o V matine, e guarrà.
(1269) Così nel C. R. 2.: per _la involgi_. — Nel n. t.: lavogli. — Nel C. F. R.: et metre dehors tout en tout part, ec.
Cap. CCCLXXX.
_Lo re domanda: stomaco ch'è scaldato ed è enfiato come si potrebbe aiutare? Sidrac risponde:_
Lo stomaco ch'è scaldato e enfiato, piglia radice di serpillo, e mettila in buono vino dolcie o in altro buono vino, uno giorno e una notte, e poi lo cola, e usalo VIII giorni o X, a digiuno.
Cap. CCCLXXXI.
_Lo re domanda: che può l'uomo fare al dolore dello stomaco? Sidrac risponde:_
Chi avesse calore al fegato e fosse di colore giallo, e anche fosse rognoso, pigliasse acqua di cicoria e acqua di cime di more salvatiche, e chi vuole avere queste acque, priemile insieme e pestile, e acque di lattuga; e piglia altrettanto zuchero; e fallo tanto bollire che diventi a modo di sciloppo; e poi metti entro uno peso e mezzo di ribarbero, e bealo la mattina e la sera con acqua fredda, una parte di scilopo e due parti d'acqua, e guarirà.
Cap. CCCLXXXIII.
_Lo re domanda: chi fosse in cammino, ed egli non potesse avere delle cose, ed egli avesse male al fegato o allo stomaco o di calore o di stordigione, che vi potrebe fare per ricoverare? Sidrac risponde:_
Uno lattovaro che si fa di cinque cose, o le mangiasse o le beesse in acque, III pesi o IIII, egli guarirebbe. E queste sono le cose: iscerlogie, zamur, more, ziezara, granelatorio (1270). E tutte queste cose pestare, e confettare, come gli è bollito. E chiamasi lattovario di vita.
(1270) Non sapremmo che intendere di queste parole, le quali variano ne' diversi Codd. Il C. R. 2. ha: stralogia, zaracut, more, genziera, granellatori. — Il C. F. R.: storlozie, zaront, more, gencian, grainderere. = Par certo che siaci dello zenzero e delle more, da pestare insieme! Il C. R. 2. vuole ancora che le sieno _confettate con mele d'api bollito_. Forse per _iscerlogie_ potrebbe intendersi l'_aristologia_, la quale _mundificat pectus_. E per _zamur_, il _zirumber_, che _stringit ventrem et retinet vomitum_. Cf. _Alb. Magn._ De veget. et plant.
Cap. CCCLXXXIIII.
_Lo re domanda: perchè à lo stomaco cotante medicine? Sidrac risponde:_
Dallo stomaco vengono i più de' mali del corpo; e chi potesse domandare i morti che sono e che saranno, egli troverrebe più che le tre parti sono morti di male di stomaco, imperò che lo stomaco è la più pericolosa cosa del corpo.
Cap. CCCLXXXV.
_Lo re domanda: come potrebe l'uomo stagniare lo sangue della piaga? Sidrac risponde:_
Pigliare un'erba che si chiama lunemaca (1271), e mettere delle sue foglie in nella fedita, e lo sangue istagnerà. E chi non puote avere di quella erba, ai pigli piume, e ardale, e fanne cenere e di quella cenere si lordi (1272), e polla in sulla piaga; e lo sangue ristagnerà.
(1271) limemachaf C. R. 2. — mohaf. C. F. R.
(1272) Questo _lordi_ pare abbia ad essere un errore del Cod., e forse trovasi qui per una associazione d'idee col _lardo_; leggendosi nel C. R. 2. che la cenere delle piume s'ha a mescolare col _lardo di porco fresco e sevo_. Forse potrebbe leggersi _lardi_. Il C. F. R. non ha nulla di ciò.
Cap. CCCLXXXVI.
_Lo re domanda: che potrebe (1273) l'uomo allo 'nfermo che avesse lo fegato riscaldato e fosse di giallo colore? Sidrac risponde:_
Bere VIII giorni o X merda di vermi che fanno la seta, e ciascuno (1274) uno peso; e tosto guarirà. E chi non la puote avere, bere similmente della 'nfracidatura del legname (1275), con iscilopo, dieci giorni, e guarirà.
(1273) _potrebe fare_ C. R. 2.
(1274) ciascuno giorno C. R. 2.
(1275) della polvere del legno C. R. 2.
Cap. CCCLXXXVII.
_Lo re domanda: persona che sia troppo magra e à male nel ventre di vermini come guarrà? Sidrac risponde:_
Midolla di volpe e foglie di cabar (1276) e merda di cammello (1277) e midolla (1278) d'oriner; pestale tutte con tre pesi di grasso di porco, e mettere poi latte di fichi (1279), e farne unguento, e usarlo; e guarirà.
(1276) ghabar C. R. 2.
(1277) di cavallo C. R. 2.
(1278) granella C. R. 2.
(1279) di femina C. R. 2.
Cap. CCCLXXXVIII.
_Lo re domanda: quale fu lo primo uomo che Idio fece e che generazione fu e sarà? Sidrac risponde:_
Lo primo uomo che Idio fece si fue Adamo; e di lui venne Abel lo giusto, e fece sacrificio a Dio inanzi sua morte. E poi fue uno ch'ebe nome Seth, che Idio elesse in suo luogo; del quale Seth uscirà il parentado del figliuolo di Dio. E poi fu un altro ch'ebe nome Enoc, che Idio traportò andando a lui (1280). Apresso fu lo buono servo di Dio Noè, del quale Iddio enpiè il mondo di lui, e de' suoi figliuoli nacquero XX migliaia di persone, innanzi la sua morte. E di quella generazione siamo noi venuti. Questi ch'io v'ò mentovati furono gli amici di Dio, che furono da Adamo infino al tempo di Noè.
(1280) alant o lui C. F. R.
Cap. CCCLXXXVIIII.
_Lo re domanda: che generazione sarà quella del veracie profeta? Sidrac risponde:_
Per la grazia di Dio, la quale egli ci degnò di dare alcuna cosa a sapere della loro maniera, alcuna cosa ne diremo (1281). Uno buono uomo fue, lo quale ebe nome Melchisedec, del quale Idio degnò di ricevere da lui pane e vino in sagrificio. E nascierà uno buono uomo Abraam, il quale Idio diliberrà di tutte tentazioni. E nascierà un altro, il quale Idio diliberrà del suo fratello Iacob. E nascierà un altro, il quale Idio diliberrà della 'nvidia de' suoi fratelli, Ioseph; e per le sue buone opere diliberrà una grande gente di fame. E nascierà un altro, il quale Iddio diliberrà delle tentazioni di Satanas, Iob; e lo diliberrà della sua lebbra, e gli renderà la sua substanzia, secondo lignaggio di vita. E nascierà un altro e uno suo fratello, al quale Idio manderà una legge da cielo, Moyse e Aron, gli quali diliberanno una grande generazione di servaggio; e Idio farà per lui molte virtudi, e distrugerà e annegherà in mare uno possente re con tutta la sua gente, Faraone. E apresso nascierà un'altra gente, che Idio diliberrà d'una fiera gente, Osian, Balan. Apresso diliberrà un'arca di loro testamento per uno fiume Giordano. E apresso diliberrà uno buono uomo, Roboan, d'una villa, Gerico. E apresso diliberrà uno forte uomo, Sansone, dell'ira del leone e delle mani d'una gente, Filistei. E apresso diliberrà il popolo Isdrael, là ove l'angelo ucciderà LXX uomini di quello popolo. Apresso diliberrà uno buono uomo, Davit, della fiera d'uno orso e d'uno lione e delle mani di due re, Golia e Saul. E apresso diliberrà uno popolo della setta del popolo Isdrael, e due fanciulli di servaggio. E apresso diliberrà cento uomini di XXX pani, e loro soperchierà assai dello rilievo (1282). E apresso diliberrà uno grande uomo, Amon, della lebbra, al fiume Giordano. E si diliberrà molti uomini profeti, per quello medesimo fiume, e uno re d'Egito. Apresso diliberrà Datan, e due cittadi dell'oste di Soria. Apresso diliberrà uno buono uomo, Geremia, d'una fiera terra, Babillonia. Apresso diliberrà Anania, Esariel, Misael, tre fanciulli, della fornace di fuoco ardente. Apresso diliberrà una femmina di falsi testimoni; e Iona, si è uno uomo, del ventre del pescie balena. E apresso di LXX anni diliberrà Iuda Macabeo della lebbra, e di molte passioni. E si diliberrà Daniel delle mani d'uno fiero uomo. E apresso diliberrà uno buono uomo, e ancora padre di santo Iohanni, che sarà molto buono uomo e grande. E diliberrà una femmina che fia sterile, che anunzierà al suo marito Gioachino, com'ella sia pregna d'una santa figliuola Maria, ch'egli averanno, per cui tutto il mondo sormonterà. In quella vergine s'aonberrà lo figliuolo di Dio, e piglierà carne e sangue in lei. E apresso di quella vergine nascerà lo figliuolo di Dio, che diliberrà sè medesimo d'un possente re Erode, lo quale farà uccidere tutti i fanciulli di quella contrada, per lui uccidere, e lo numero di coloro sarà CXLIIII. E si diliberrà Guaspar, Baldassar, Melchior, tre re che veranno del levante, per lui adorare, per lo guidamento della stella del cielo; e porterannogli presenti, oro e incenso e mirra. Gli tre re significano ch'egli vorrà trarre a sè, per fey (1283) gli Asiriani e gli Africani e quelli di Uropia, e bene tre parti del secolo, Asia e Africa e Uropia. Questi sono quelli che nasceranno di Noè, infino alla venuta del figliuolo di Dio, che verranno e saranno amici del figliuolo di Dio. E molte altre cose (1284) che molto sarebe lungo a raccontare (1285).
(1281) Manca al C. L. alcuna cosa ne diremo. — Abb. suppl. col C. R. 2.
(1282) e a loro rimarrà assai rilievo C. R. 2.
(1283) per fede C. R. 2.
(1284) E molti altri assai C. R. 2.
(1285) Ci è parso inutile, comecchè fosse facilissimo, correggere i molti errori di nome, che leggonsi in questo Cap.
Cap. CCCLXXXX.
_Lo re domanda: sarà conosciuta la natività del figliuolo di Dio? Sidrac risponde:_
La natività del figliuolo di Dio sarà conosciuta per molte maraviglie. Una grande istella lo giorno aparirà, e al sole uno grande cierchio, che lo nuvolo verrà tutto che lucerà come oro (1286). Una fontana d'olio surgerà fuori della terra; le bestie mutole parleranno; e gli uccegli e gli pesci si rallegreranno; gli diavoli tristi seranno. All'ottavo giorno della sua natività sarà circonciso per lo conpiere della ley (1287), e per mostrare ch'egli è verace Idio e verace uomo.
(1286) Così nel Cod.; potrebbe intendersi che le nuvole saranno del colore dell'oro. — Anche il C. R. 2. ha la stessa lezione. — Nel C. F. R. non parlasi di nuvole: I sercle chi environera le souleil chi sera a or propre. — E ciò che nel Cap. seguente dicesi, par confermare l'erroneità dei due Codd. ital.
(1287) leggie C. R. 2.
Cap. CCCLXXXXI.
_Lo re domanda: che significheranno le maraviglie che saranno quando lo figliuolo di Dio sarà nato? Sidrac risponde:_
La stella significa i buoni uomini; e però aparirà ella molto chiara, chè lo signore de' signori sarà nato. Lo cerchio dell'oro intorno al sole significa la sua grazia, che allumina la sua santa fede; e sarà altressì chiara e pura e netta come il sole. La fontana dell'olio significa misericordia, che discenderà della vergine. Signum verace pacie (1288), che sarà nata sopra terra, ciò sarà egli medesimo. La bestia mutola che parlerà significa le genti pagane disconoscienti, che si dovranno (1289) al figliuolo di Dio convertire. Li diavoli avranno duolo, inperciò che sarà quelli che ronperà lo 'nferno, e metterà fuori i suoi amici; e a' diavoli egli raddopierà la loro pena. Le bestie e gli uccegli saranno allegri, inperciò ch'egli sentiranno l'umiltà del loro criatore, che degnò d'umiliarsi a volere nasciere sopra terra, a santificarla.
(1288) La pacie significa verace pace C. R. 2.
(1289) Tanto nel n. t. che nel C. R. 2. leggesi _daranno_. La correz. ci è parsa evidente, tanto più leggendosi nel C. F. R.: _devoient_.
Cap. CCCLXXXXII.
_Lo re domanda: lo giorno che lo figliuolo di Dio nascerà saprà egli più d'un fanciullo? Sidrac risponde:_
Lo giorno che lo figliuolo di Dio nascierà, egli saprà tutte le cose, come Dio, che co' lui serà riposto lo tesoro di sapienzia, tutto quello che unque fue e sarà e potrebe essere (1290). E secondo la sua podestà potrà egli fare tutte le cose. Ma egli vorrà di tutto in tutto tenere la via dell'uomo, sanza peccare (1291).