Il libro di Sidrach: testo inedito del secolo XIV pubblicato da Adolfo Bartoli
Part 24
(1173) de pain et d'aigue C. F. R.; aggiunta che chiarisce meglio ciò che segue.
Cap. CCCXIII.
_Lo re domanda: quali sono le più ricche genti del mondo? Sidrac risponde:_
Le più ricche genti del mondo spiritualmente sono coloro di cui Iddio s'apaga più di loro, per le buone opere. Corporalmente a questo tenpo sono gl'indiani. Ma egli nascieranno una gloriosa gente (1174), che prima si convertiranno al verace profeta, e quella sarà la più ricca gente del mondo; ma per la loro malvagità e per gli loro agi, perderanno tutto, e diventeranno dispregiati in fra le genti; ch'egli crederanno essere migliori che l'altre genti, ma egli non saranno. Ma dopo loro la ricchezza del mondo sarà d'altre genti franche, gli quali saranno più onorati a Dio (1175), che niuna altra gente del mondo.
(1174) une gente grezoise C. F. R. — Anche il C. R. 2.: ha: groliosa. — Che il traduttore non intendesse la parola _grezoise_?
(1175) plus humelians a Dieu C. F. R.
Cap. CCCXIIII.
_Lo re domanda: quali sono li più onorati uomini del mondo? Sidrac risponde:_
Le più onorate genti di questo mondo sono a questi tenpi i persiani. Ma tenpo verrà che quelli del ponente saranno la più innorata gente del mondo, e gli più savi e gli più valenti e gli più pregiati, e la migliore gente a Dio e al mondo; e saranno credenti fortemente alla fede del figliuolo di Dio. E sarà tenpo ch'egli giustizieranno (1176) le tre parti del mondo; e gli loro onori andranno per tutto il mondo, e la loro signoria tuttavia rinforzerà. Ispesso sarà tra loro guerra, e quando Idio vorrà distrugere l'altre nazioni, quelle genti andranno ne' loro paesi.
(1176) Forse per _rendere giustizia_, e quindi _signoreggiare_. Non si hanno esempi di _giustiziare_ in questo significato.
Cap. CCCXV.
_Lo re domanda: quando tu se' in uno luogo deilo tu lasciare per migliore cercare? Sidrac risponde:_
Quando tu se' in buono luogo, tu ài lo tuo vivere, tielloti in pacie, e non ti intramettere in cupidizia di migliore avere. Ma quando Idio il ti (1177) manderae, si lo piglia, e statti in pace; chè chi troppo cupita (1178) tutto perde, e tanto gratta capra che male giace (1179), e tal crede trovare il pane fatto, che non truova il grano nel canpo. E per ciò è buono, quando l'uomo è in buono luogo, che non si parta per altro cercare, che tosto potrà perdere l'uno pell'altro.
(1177) tel C. R. 2.
(1178) cupidità àe C. R. 2. — Forse da _cupere_, invece di _cupe_, fecesi _cupita_.
(1179) et tant grate chieure che mal gist C. F. R.
Cap. CCCXVI.
_Lo re domanda: dee l'uomo credere ciò che le genti lo consigliano? Sidrac risponde:_
Certo tu farai come senplice, se tu crederai tutti i consigli che l'uomo ti dà. Tu dei udire lo consiglio della gente, e intendere uno e altro; e quello che non ti parrà buono e leale, lasciarlo e fugirlo. E se tu se' savio, non dei però dispregiare nè biasimare lo consiglio dell'altra gente, ma lodare e innorare, che allora sarà (1180) egli tenuto per savio e per provedente.
(1180) sarai C. R. 2.
Cap. CCCXVII.
_Lo re domanda: de' l'uomo amare i malidicenti? Sidrac risponde:_
Certo chi maldicente ama, egli ama la conpagnia del diavolo, che maldicente vale tanto a dire come male aoperante e mal cercante; e cotale uomo non dei amare, ma odiare e fugire da lui: chè maldicente mette discordia tra' fratelli e gli amici, e fa generare micidio e perdizione di corpo e d'anima. E maldicente si è servente del diavolo, e si è altresì figliuolo del diavolo. E cotali genti deino fugire (1181), e odiare sopra tutte le cose, e non crederli di cosa ch'egli dicano, perch'egli non dicono se non male, come quelli che sono dati al diavolo. E tanto com'egli viveranno, non faranno altro che male, e disamore e discordanzia mettere infra la gente; e perciò l'uomo gli dee odiare sopra tutte le cose.
(1181) de' l'omo fugire C. R. 2.
Cap. CCCXVIII.
_Lo re domanda: se si dee l'uomo crucciare se altri gli mostra mala cera? Sidrac risponde:_
Non certo, che se il tuo amico o il tuo fratello ti mostra malo senbiante alcuna volta, tu per ciò non ti dei crucciare, chè per aventura egli àe alcuno cruccio in sè, per ch'egli a voi nè altrui non può mostrare bello senbiante (1182).
(1182) Il C. R. 2. ha di più ciò che segue: E per ciò tu lo dei comportare, e pensare in te medesimo che, se tu fossi corucciato, non potresti fare bel senbiante nè a lui nè altrui. E se tu ài parole a piato con altrui, ed egli ti mostra malo sembiante, non ti dei per ciò corucciare, che per aventura egli è poco saputo, e poco senno regna in lui, che ciò li fa fare; chè tuttavia lo poco saputo mostra più di coruccio; che lo savio, bench'egli sia corucciato, egli mostra tutto lo più bello di fuori, e ciò adiviene per lo suo grande senno. E però de' l'uomo più temere lo coruccio del savio che del folle. E lo savio si sa meglio vendicare del suo nimico che lo folle.
Cap. CCCXVIIII.
_Lo re domanda: può l'uomo dimenticare lo suo paese? Sidrac risponde:_
L'uomo puote bene dimenticare lo suo paese, ove egli è stato povero e mendico, e poi tu vieni in altro paese ove tu truovi bene. Ben dei dunque dimenticare lo tuo paese, ove se' stato povero e mendico. E se tu fossi nel più bello luogo del mondo, e tu avessi parenti e amici assai, che tu làe non potessi istare per la tua povertà, e tu andassi in altra parte, là ove tu trovassi la tua vita, là è lo tuo paese. E quello paese dei tu amare, ove tu ài lo tuo vivere, e non là ove tu se' nato, che non avevi di che vivere. Che chi vuole porre mente al mondo, si troverrà che tutta la gente che furono e saranno sono istrani in questo secolo, che niuno à paese per sè, se non solamente albergo. La durata di questo secolo, se ella fosse cento milia anni e più, non sarebe albergheria una ora, alla lunghezza dell'altro secolo. Cento milia anni sono in questo secolo, a comparazione dell'altro, siccome uno uomo albergasse una ora in una strana albergheria. Per ciò siamo noi tutti istrani in questo secolo.
Cap. CCCXX.
_Lo re domanda: quale è meglio o forza o ingiegnio? Sidrac risponde:_
Forza è buona all'anima e alcuna volta al corpo, ma ingegno vale meglio al corpo. Quando tu ài alcuna cosa a fare per la tua forza, se tu la fai con alcuno ingegnio, tu la farai in tutte le cose del mondo. Ingegno vale meglio che forza al corpo. All'anima vale meglio forza che ingegnio.
Cap. CCCXXI.
_Lo re domanda: se alcuno domanda ragione dègli l'uomo inmantanente rispondere? Sidrac risponde:_
Se alcuno domanda ragione l'uno all'altro, e egli è savio e proveduto, ch'egli sapia rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda, egli dee rispondere a diritto e a ragione di ciò ch'egli lo domanda, egli dee rispondere inmantenente; e se ciò averà, egli vincerà lo piato e sarà tenuto per savio. E se ciò non sa fare, può pensarsi dinanzi quello ch'egli dee rispondere; e se così tosto non può pensare, egli dee pigliare termine. E poi vada alle scritture, e legga i libri, e riceva nel suo cuore ciò ch'egli vi troverà; e poi conbatta tutto giorno con quelli che lo contastano, e faccia sì che gli vinca e gli metta di sotto. E allora sarai tutto savio e filosafo, e porterai lodo sopra l'altra gente. Quelli che rispondono di ciò che l'uomo loro domanda, quelli sono chiamati filosafi, e gli filosafi sono i ministri del mondo corporalmente; che altra gente possono insegnare e inprendere.
Cap. CCCXXII.
_Lo re domanda: come dee l'uomo domandare quando vuole sapere alcuna cosa (1183)? Sidrac risponde:_
L'uomo dee domandare ciò che dee (1184), cortesemente e di buona aria, una o due o dieci (1185); e s'egli nol puote avere, egli lo dee mostrare cortesemente, là ove egli crede avere ragione. E se tu dei dare alla gente alcuna cosa, pagagli cortesemente, perch'egli un'altra volta ti possano aiutare in tuoi bisogni; chè quelli che cortesemente pigliano e rendono, quelli ànno parte nell'altrui avere; e quelli che pigliano e malvolentieri rendono, quelli non avranno forza nè aiuto ne' loro bisogni.
(1183) Meglio nel C. R. 2.: _in che modo de' l'omo domandare ragione?_
(1184) ce che l'om li doit C. F. R.
(1185) una volta o due o tre o dieci C. R. 2.
Cap. CCCXXIII.
_Lo re domanda: perchè sono più savia gente quegli del ponente che quelli del levante? Sidrac risponde:_
Quegli del ponente non ànno tanto del calore del sole come ànno quelli del levante. Quando lo sole si leva a levante egli è molto caldo e secco, e allora iscalda tutto lo levante, e quelli che vi sono. E quando egli è alto, egli non è tanto caldo in tali luoghi. E quando egli è a mezzo giorno, egli è caldo comunalmente per tutto lo mondo. Quando egli s'abassa per la notte aprossimare (1186), si piglia lo suo torno al ponente, e allora non è tanto caldo. Dunque non ànno quelli dal ponente tanto caldo, quando lo sole iscende, come n'à quelli del levante, quando egli si leva. Per questa ragione sono più savi quelli del ponente che quelli del levante, chè lo loro cervello non à tanto del calore come quelli del levante. E di questo vi potete voi avedere legiermente: chè chi fosse in uno luogo, che lo sole lo potesse iscaldare oltra a misura, in poco (1187) potrebe diventare folle e perdere il senno. E anche ci à altra ragione, che quelli del ponente possono mangiare calde vivande, tutte le stagioni dell'anno, che giamai male non faranno. Se quelli del levante le mangiassono, elle farebono loro grande male: che ciò è per la calda compressione della terra ove egli sono. Quelli del ponente le possono mangiare per la fredda compressione della terra dove sono.
(1186) Intendasi, _per l'approssimarsi della notte_. — Per la nuit aprochier C. F. R.
(1187) in poco di tempo C. R. 2.
Cap. CCCXXIIII.
_Lo re domanda: quale è più bello alla femina o lo bello corpo o la bella persona o lo bello volto? Sidrac risponde:_
Uomo o femina che sieno conpiuti di loro menbri e sono interi, la bella cera istà loro meglio che il bello corpo; che se lo corpo è bianco o bruno, egli è coperto di vestimenti, e lo volto è scoperto tuttavia; e lo diletto non è se non nel volto. L'uomo non dee riguardare se non nel volto; e chi inanzi si mette a riguardare, egli pecca fortemente. E perciò diciamo noi che lo bello volto è più piacevole al corpo sano e conpiuto, che non è lo bello cuore saggio (1188).
(1188) Et por ce dions nos che la belle chiere est plus seant a la persone entiere et conplie che la belle charogne C. F. R.
Cap. CCCXXV.
_Lo re domanda se le pianete sono tutte in un luogo o sono tutte d'una maniera e natura o sono di più nature? Sidrac risponde (1189):_
Ciascuna è per sè in ciascuno luogo, ed àe suo esaltamento e suo abbassamento. Mercurio dimora in ciascuno segno giorni XXIIII e più. Sua natura si è calda e umida, e si ama tutte le cose amare; si è di tutte sapienzie e di tutte arti e sottiglieze; ciò è a dire, quando egli è posto in buona inmagine; lo suo buono amico è Iupiter e Venus e Saturno. Lo suo asaltamento è a Virgo, e per la forza dell'esaltamento si è a tre gradi di Virgo. Lo suo abbassamento si è a Pisces; la forza dell'abassamento si è a tre gradi del Pesce. Luna si dimora in ciascuno segno due giorni e mezzo; e si è posta al sottano cielo (1190). Sua natura si è fredda e umida, e lo giorno di sua conbustione si è per fare tutte cose a la sua quintadecima. Altressì si ama colori d'argento o d'acque. Suo asaltamento si è a Tauro, e la forza dello abassamento è a Scorpio, a tre gradi di Scorpio. Saturno dimora in ciascuno segno due anni e mezzo, e si è posto nel settimo cielo. Sua natura si è fredda e secca, e si ama tutte cose amare e lo ferro e tutti i colori neri. Egli à grande nimistà con Mars, e' suoi amici sono Iuppiter, Sole, Luna. Lo suo asaltamento è Libra; e la forza dell'asaltamento si è a XXIIII gradi. Lo suo abassamento è in Aries; e la forza del suo abassamento si è a XXIIII gradi d'Aries. Iuppiter dimora in ciascuno segno uno anno, e si è posto al decimo cielo. Sua natura si è calda e umida; egli ama tutte cose umide, siccome burro, latte e mele e cera; e si s'ama con tutte l'altre pianete; se non se con Mars. Lo suo abassamento si è Cancer; e la forza dell'asaltamento si è a gradi XXIIII di Cancer; e l'abassamento si è in Capricornio. Mars dimora in ciascuno segno giorni XXX e più, insino al XLV; e si è posto al quinto cielo; e si è vago di sangue e di battaglie e di ruine, di tutti colori vermigli, e di tutte cose agre e forte alla bocca dell'uomo; e si è ria pianeta. La sua natura è calda. Ella s'ama con Venus, e con tutte l'altre pianete; si vuole grande male. Lo suo grande nimico si è Iuppiter. E ella ama città e reame e vino. E lo suo asaltamento si è a Capicornio. La forza del suo asaltamento è a gradi XXVIII di Cancer. Sol dimora in ciascuno segno giorni XXX; e è posta al quarto cielo. Sua natura è calda e secca, e è vago di tutte signorie, e di colori gialli e vermigli; ella ama tutti. Soli suoi nimici sono Mercurio e Luna. L'asaltamento è in Aries, a gradi XVIIII; l'abassamento in Libra, a gradi XVIIII. Venus dimora in ciascuno segno giorni XXX, e più e meno; e si è posto al terzo cielo. Sua natura si è friggida e umida; egli ama tutte cose umide, burro, latte e mele; egli è vago di signorie, di femine, e di sollazzi e di diletti; e si è buona pianeta; e si non à niuno nimico. Il suo asaltamento si è a gradi XVIII di Piscies. L'abassamento si è a gradi XVIII di Virgo. Testa di Dragone dimora in ciascuno segno uno anno e mezzo; ma ella non è nimica pianeta, e non va siccome pianeta; ma ella va siccome casa; o fae scurare lo Sole e la Luna, quando ella passa per la sua casa. Lo suo asaltamento si è Virgo, a uno grado. La coda di Dragone vae per quella medesima ragione, e è malvagia per tutte cose, e fa iscurare lo sole e la luna.
(1189) Questo cap. manca al C. F. R.
(1190) al cielo di sotto C. R. 2.
Cap. CCCXXVI.
_Lo re domanda: se uno uomo trovasse un altro sopra la moglie (1191)? Sidrac risponde:_
Se uno uomo trovasse un altro uomo che vituperasse la moglie, se elli si cruccia egli non è da biasimare; ma tuttavia egli si dee passare cortesemente e di buona aria. Le dee gastigare umilemente e amaestrare cortesemente, e lasci andare l'uomo, chè tutto il carico e il biasimo non è se non della femmina; chè niuno uomo del mondo potrebbe sforzare femina, se egli nolla volesse uccidere. E mai questo fatto nol dei mettere dinanzi, nè rimproverargli più, perchè le farebe peggio. E tu dei tôrre lo cruccio e la gelosia del cuore. E se tue pensi più in questo fatto, tu penserai follia. Che se ài trovato mogliata con uno uomo, tu non se' solo al mondo; e per questa follia che mogliata à fatta, tu non sarai però morto, e per ciò la terra non perde il suo frutto a rendere, nè l'acque non sono però secche, nè le genti nè l'altre criature del mondo non sono però morte, e già per ciò lo nostro Signore non distruggerà lo mondo. E per ciò si dee passare leggiermente, non si dee mettere in pensieri nè in tribulazioni, per uno cane che s'acosta a una cagnia; chè tutti gli uomini che colle moglie altrui giacciono, eglino sono cani, e peggio che cani; e tutte le femine che si danno altrui che al suo marito, elle sono simili alla cagnia e peggio; e per ciò per uno cane e per una cagnia tu non dei fare cosa per la quale tu sii distrutto e morto, e poi lo pentere no' gli vale nulla. Ma egli si dee passare brievemente e celatamente e di buona aria; e tu farai lo tuo profitto e lo tuo onore all'anima e al corpo, e farai piacere all'anima e al corpo (1192), e piacere a Dio, e duolo al diavolo.
(1191) _Se l'omo trovasse uno altro uomo adosso alla moglie che de' fare?_ C. R. 2.
(1192) e farai lo tuo bene e lo tuo onore, e prode all'anima e al corpo C. R. 2.
Cap. CCCXXVII.
_Lo re domanda: de' l'uomo pensare per la gente (1193)? Sidrac risponde:_
Spiritualmente l'uomo dee pensare al fatto della gente; ma corporalmente tu non dei pensare se non di te e de' tuoi. Che ài tu a fare degli altri strani? Tu non dei mica pensare di quelli che niuno pensiero ànno di te, se tu ài bene o male o santà o malizia; niuna menzione fanno di te, come quella (1194) cosa che non fue; anche lo simile dei tu fare di loro. Bene sarebbe tenuto stolto quelli che pensasse de' pesci del mare che non fossero presi nè mangiati; altressì è stolto quelli che pensa ne' fatti della gente; chè di quelli che non pensano di loro, egli non deono pensare di loro.
(1193) Correggasi col C. R. 2.: _de' l'omo pensare de' fatti de le gienti e de la terra?_ — E meglio nel C. F. R.: _porter pencer_.
(1194) di quella C. R. 2.
Cap. CCCXXVIII.
_Lo re domanda: de' l'uomo biasimare Dio per perdita o per dannaggio ch'egli abbia? Sidrac risponde:_
Iddio per la sua bontà non può essere biasimato, nè niuno biasimo non può giugnere a lui; ma lodo e ringrazia e onore. Se tu se' folle, e tu ti crucci per la tua follia, di che dei tu biasimare Dio? Se tu ài dannaggio per la tua negligenzia, però non dei tu biasimare Dio; biasima te medesimo e la tua negligenzia. E se tu non puoi guadagnare per la tua fraleza, tu non dei però biasimare Dio, ma te, per la tua fraleza. Biasimati, penati a travagliare (1195), e Idio t'aiuterà o consiglierà. E se tu non puoi per lo tuo travaglio guadagnare lo tuo vivere, e tu non vuogli per la tua fraleza, che colpa te n'à Iddio, che tu dimandi a Dio che egli ti mandi lo tuo vivere? Sappi che non te ne manderà punto, se tu non ti travagli; ma se tu t'aiuti con una mano, egli t'aiuterà con due. Se uno uomo fosse in una aqua, e fosse in pericolo d'annegare, e egli sapesse notare; e per la sua cattività non si volesse aiutare per diliberarsi di morte, se non che dicesse (1196): siri Iddio, aiutami; sapiate che Idio nollo aiuterebe nimica, se egli non si aiutasse; ma s'egli menasse i piedi e le mani, Idio l'aiuterebbe bene iscanpare di quello pericolo.
(1195) di travagliare C. R. 2.
(1196) e non faciesse altro se non ch'egli diciesse C. R. 2.
Cap. CCCXXVIIII.
_Lo re domanda: di che può l'uomo avere più lodo di dare al ricco uomo o al povero? Sidrac risponde:_
L'uomo puote avere magiore onore del ricco che del povero; chè lo ricco può fare magiore onore del suo e del suo corpo, che non può fare il povero; ma del povero può avere magiore grado che dello ricco. Al povero uomo non può dare l'uomo sì piccola cosa, ch'egli non abia di lui gran gioia; e terrallo a grande onore, e riconterà all'altra gente la cosa che l'uomo gli avrà donata. In tutt'i luoghi ch'egli sarà, vorrà ricontare lo dono che uno prode uomo gli avrà fatto, per farsi onore di quello dono, e per mostrare alla gente che quello prod'uomo l'ama, e gli donò del suo. E se il dono è per Dio, egli à lodo da Dio. E se tu donassi uno dono a uno ricco uomo, già per quello dono non ti vorrà lodare, nè metterti inanzi; chè per aventura egli àe altrettanto onore chente tu; e non vorrà mica portare lo tuo onore sopra lui. Onde l'uomo de' avere magiore lodo di dare lo dono al povero che allo ricco, e da Dio e dalle genti.
Cap. CCCXXX.
_Lo re domanda: dee l'uomo servire a tutte genti? Sidrac risponde:_
L'uomo dee servire a tutte genti, e non dee guardare a cui, povero o ricco. Se tu servi minore di te, tu lo fai per Dio e per tuo pro', e per onore di lui avere. Chi serve alla gente per onore o per pro' avere o per merito, non si dee mica anoiare, nè stare in gran dire; chè a tale giorno potrà venire, che quelli ch'egli averà servito lo guidardonerà, n'avrà per uno dieci. E però non si dee tenere niuno prode uomo del servire, chè tenpo verrà del guidardone.
Cap. CCCXXXI.
_Lo re domanda: quale è la più saporita cosa che sia? Sidrac risponde:_
La più saporita cosa che sia si è lo dormire; chè quando tu ài talento grande di dormire, mangiare nè bere, neuno altro diletto è nulla incontro lo diletto del dormire (1197); chè lo corpo non può vivere sanza il dormire, altressì come tutte criature vivono di vento; che se il vento non fosse, niuna criatura vivere non potrebe. Idio per la sua pietà vide che l'uomo, ch'è fatto di terra, volea avere riposo per frale natura in che egli è fatto; si stabilio giorno e notte, per lo riposo dell'uomo. E se non fosse per lo dormire, Idio che è tutto potente avrebe tutto fatto giorno (1198); ma per lo dormire fece egli il dì e la notte. E similmente si dilettano le bestie e gli uccelli al dormire, come le genti. Niuna bestia è, sì piccolo (1199) vermine, che non si diletti in dormire. Lo dormire è spirituale, simigliante all'udire (1200), che si sente e non si vede. Nè niuna persona nè niuna criatura movibile (1201) che l'aria sente, non potrebe vivere sanza il dormire.
(1197) tu lassi mangiare e bere e ogni altro diletto C. R. 2.
(1198) tuttavia fatto giorno C. R. 2.
(1199) nè sì piccol C. R.
(1200) Così ha pure il C. R. 2.; ma l'errore è corretto dal C. F. R. dove leggesi: le dormir si est espirituel, et ensemblant a l'air che il ce sent et ne se voit.
(1201) mobile C. R. .
Cap. CCCXXXII.
_Lo re domanda: gli re e gli signori deono essere leali e larghi? Sidrac risponde:_
Li re e le signorie (1202) debono essere in prima leali di loro corpi, e di loro parole e di loro giudicamenti; apresso deono essere savi e proveduti e cortesi e di buona aria; apresso deono essere a' malvagi e a' rei e a' traditori duri e fieri, e dare a ciascuno secondo che serve, a diritto e a ragione. E se li signori sono leali di loro corpi e di loro parole, egli fanno piacere a Dio, e onore alla loro signoria; e s'egli sono savi e proveduti, egli deono essere (1203), perchè molte genti ànno a governare per lo loro senno. E s'egli sono cortesi e di buona aria e di grande bontà e di grande umilitade, a Dio fanno onore (1204). E se sono arditi e pro' e valenti di loro corpi, elli deono bene essere, perchè la gente piglino asenpro di loro. E s'egli sono larghi e donanti, egli debono bene essere, chè per doni e per larghezza manterranno egli la loro signoria. E s'egli sono di leale giudicamento e fieri e duri a' rei, a' ma' fattori, cotali deono egli essere, per mantenere giustizia e lealtade a' poveri e a' ricchi. E così faranno gli comandamenti che Iddio à comandati e comanderà in terra. E altrimenti i re e i signori non deono essere.
(1202) li signori C. R. 2.
(1203) come denno essere C. R. 2.
(1204) Nel C. L.: a Dio lo fanno. — Abb. corr. col C. R. 2., conforme al C. F. R.
Cap. CCCXXXIII.
_Lo re domanda: gli re deono andare in battaglia? Sidrac risponde:_
Li re e le signorie (1205) deono prima uscire della cittade e degli alberghi, perchè la loro gente esca apresso di loro; e quando egli sono venuti alla battaglia, egli deono tenere una buona parte della loro gente in loro conpagnia; e dee muovere al dirieto di tutte le battaglie, vigorosamente. E se la loro gente dinanzi è sconfitta, e egli vegano ch'egli non (1206) abiano forza e potere contra gli loro nimici, egli deono muovere a loro (1207) vigorosamente e coragiosamente. E s'egli vegono ch'egli sieno più frali di loro, egli si debono ricogliere bellamente e saviamente al (1208) loro onore; chè meglio vale un buono fugire che uno male stallo. E se i loro nimici gli seguitano troppo, e gravano, egli deono rivolgersi a loro vigorosamente e di grande coraggio, e difendere i loro corpi contro ai loro nimici, come prodi uomini. Nè niuno re nè niuno signore giammai non dee venire alla prima battaglia, ma pure alla deretana, perchè tutta l'oste prende il loro (1209). Se la battaglia del signore è sconfitta, tutte l'altre sono isconfitte, chè lo corpo del signore è per tutti gli altri. E se l'oste è perduta, e lo signore scanpa, egli ricoverrà in altra oste (1210), per aventura. E se lo signore è perduto, tutto è perduto.
(1205) li signori C. R. 2.
(1206) Manca _non_ al C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.