# Il libro delle figurazioni ideali

## Part 4

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CORO DI GARZONI.

Sei ben cupo, o buffone.

CORO DI FANCIULLE.

Non vogliamci attristare.

CORO DI GARZONI.

Su, più lieto danzare e più lieta canzone.

CORO DI FANCIULLE.

Cantiam d'amor, cantiamo.

CORO DI GARZONI.

Belle, cantiam d'amore.

CORO DI FANCIULLE.

Vanno le pecchie al fiore.

CORO DI GARZONI.

E le fanciulle al damo.

CORO DI FANCIULLE.

Si, ma se il damo è saggio.

IL PAZZO.

Mal s'accorda sapienza con questa folle ardenza che vi comanda a Maggio.

CORO DI GARZONI.

Sotto ai miti splendori delle notti serene sorgono le Sirene ad intonare i cori.

CORO DI FANCIULLE.

Dentro al calmo giardino che la rugiada bagna la vivuola si lagna e trilla il ribechino.

I DUE CORI.

Scendiam, scendiam al fiume: colà molli giacigli ci fan le rose e i gigli: ivi è propizio il Nume.

IL PAZZO.

È ver, ma nella rosa si nasconde la spina e la dama amorosa ne piange alla mattina.

I DUE CORI.

Scendiam al dolce lido ove declina il sole.

IL PAZZO.

Sciocchi, Amor troppo vuole, e cuor di donna è infido.

CORO DI GARZONI.

O belle, udite, udite voci ch'urgono al vento.

CORO DI FANCIULLE.

È del fiume il lamento per le valli romite.

CORO DI GARZONI.

Oh ve' laggiù, sen' viene una gioconda armata.

CORO DI FANCIULLE.

Le navi in sull'aurata poppa adergon verbene.

I DUE CORI.

E salgono giulive canzoni e il ribechino trilla come a festino sulle fluviali rive.

CORO DI FANCIULLE.

Venite a noi, nocchieri! Qui siede in signoria Madonna nostra Lia. Grate dentro a' verzieri son le veglie a' nocchieri.

I NOCCHIERI _(dal fiume sulle galee)_.

Voga al gentil paese: amiche voci udiamo. Chi non ha il petto gramo batta forte l'arnese.

NAUTIFILE _(cantando dal fiume sulla galea)_.

Voghiam, che lunga ancora ne sospinge la strada. Domani all'aurora ben migliore contrada n'aspetta: e nella rada, dai Sogni desiata, ove trionfa Aprile nella gloria dei fiori, e in cui la fera umile si piega ai dolci amori, inalzeremo i cuori. Oh più larga e più grata

la canzon pel vermiglio vespero si diffonde dove nullo è il periglio e le Dame gioconde! Or su, per le quiet'onde alla patria sognata!

CORO DI GARZONI.

Mal ragiona la mente che si affida al domani.

CORO DI FANCIULLE.

Sciocco è colui che strani amor persegue ardente.

IL PAZZO.

E quando troverai la cosa che vorresti? I Desii son ben presti, ma il Poter tarda assai.

NAUTIFILE.

Ancora e sempre avanti! Lontan per l'incantato fiume invita col canto il Cigno innamorato: ecco, ardito e stellato il Paön si protende:

e poi che già vicina egli scorge l'armata la saluta e l'inchina. Così dall'imperlata scalea discende e grata la Dea ci invita e attende.

O preziosi palazzi che materia il Pensiere d'agate e di topazzi: o fonte del Piacere, ove ciascuno a bere le labra avide tende!

O beltà che l'artista Desiderio ridente, invitante alla vista, e nuda e compiacente, e tutta nostra e ardente, ne plasma entro le tende!

E blandizie ed amori sulle porpore aurate, e carezze tra i fiori delle selve fatate! Or su, avanti e sperate: già la luna discende.

IL PAZZO.

È Morgana, è Morgana!

I NOCCHIERI.

È la nostra Signora: colei che c'innamora colla bellezza strana.

IL PAZZO.

Io spesso vidi audace volitare l'insetto innocente e snelletto intorno ad una face.

NAUTIFILE.

Udite, per le brume vengon suoni di lire. Non s'allenti l'ardire: alla foce del fiume!

I NOCCHIERI.

Forse ci chiami, o Dea? Già fremon le verbene. O soave dolcezza!

CORO DI FANCIULLE.

Ai naviganti a dio!

IL PAZZO.

Doman lungi pel mare; vogheran le triremi. Odo sospiri estremi e bestemie suonare. Pregate or qui: le amare acque non dan rifugio, non ceri e non altare. Ai naviganti a dio!

I NOCCHIERI.

Voghiam, voghiamo ancora: così vuole il destino.

CORO DI GARZONI.

O tace il ribechino? Danziam fino all'aurora.

CORO DI FANCIULLE.

Sospiran le vivuole nella notte serena: Arcadelte rimena la danza sulle ajuole.

UNA VOCE.

Arcadelte, non fare: non conosci la gioia: si usan le strofe care pria che la notte muoja.

ARCADELTE.

Il satirello guata tre ninfe nude al rio intorno: or mai l'amata tutta vagheggia: o grata vista! Va il mormorio dell'acque e par sospiro.

CORO DI FANCIULLE.

Se il ruscello sospira sospira in verso al mare.

CORO DI GARZONI.

E se l'amor delira, è per fame d'amare.

ARCADELTE.

E il satirel s'asconde timido e titubante: o belle membra all'onde donate, o chiome bionde capricciose al sembiante! E il satirel sospira.

MADONNA LIA.

Arcadelte, a che i baci tralasciar per il canto?

IL PAZZO.

Madonna le procaci arti sa dell'incanto.

MADONNA LIA.

O Signor, quando Amore spira egli solo regna.

ARCADELTE.

Certo, ma non disdegna nè la lira nè il fiore....

IL PAZZO.

A che tornar tra i rivi?...

I DUE CORI.

Le nude ninfe stanno bagnandosi nei rivi: ed accrescon l'affanno al rustico amatore.

MADONNA LIA.

Andiam: dai pergolati pendon le poma d'oro, andiam dall'ingemmati alberi in bel lavoro pendono molli imprese. E sul vago paese la fontana s'aderge dell'Oblio ed asperge felicità d'intorno. Qui poserem, Signore, nel beato Soggiorno.

CORO DI GARZONI.

Or che avvien per il cielo che la luna discende?

CORO DI FANCIULLE.

Ohimè! l'azzurro velo già si svolge e s'accende.

UNA VOCE.

Così passano l'ore.

I DUE CORI.

Ed al fremer novello della luce ritorna alla sveglia l'uccello assueto al dì e s'adorna.

IL PAZZO.

Tal vale all'uom Prudenza; la notte posa e dorme.

CORO DI GARZONI.

Ve', all'occidente torme vaghe fuggono: urgenza nuova spinge le cose.

CORO DI FANCIULLE.

Ve' intorno, son le rose più rosse: ahimè! già il gelo ci conquista le membra....

ARCADELTE.

O Madonna, non sembra or che s'imbianchi il cielo?

CORO DI GARZONI.

Perchè le membra immote si rifiutano al passo e il corpo è freddo e lasso?

CORO DI FANCIULLE.

Oh perchè cupe e vuote noi sentiamo l'occhiaje?

I DUE CORI.

O tormento, o sciagura!

IL PAZZO.

È la Morte sicura dopo il ballo e le baje.

ARCADELTE.

O Signora, già il labro ricusa il riso e i baci, già inlivida il cinabro, e tremante tu taci. Dove le belle e audaci cortesie? Oh secreti limiti al cuor e inquieti desiderii oltre al Fine!

IL PAZZO.

Odo voci divine giunger a me pel vento.... io tutto aspetto e sento pulsar forte la vita.

UNA VOCE.

In alto! Redimita di Peana e di Gloria, già spazia la Vittoria.

CORO DI GARZONI.

Voci dal cielo udiamo? E per dove il richiamo? Al festino, alla danza?

IL PAZZO.

La Morte non avanza membra ai giuochi ed ai suoni.

UNA VOCE.

Lampi per l'etra e tuoni.

UN'ALTRA VOCE.

Qui non regge speranza.

LE VOCI DELL'ARIA.

Araldi usciam dal tempio del ciel colla rugiada, colori urgendo e esempio di luce in sulla strada che Titania percorre. Il tempo alacre corre, seguendo i Precursori, fermo e senza timori.

I DUE CORI.

È la morte, è la fine!

IL PAZZO.

È il risveglio sublime!

O Sole, i miei sonagli getto e al capo il cimiero cingo: d'altri scandagli migliori va il pensiero forte in corsa, nel vero l'intendere rivolgo fermo alle cifre e svolgo l'arcano avvolgimento.

O Sol, salve! Alla nuova alba assurge la mente che il cuor tempra e rinnova. Altre Forme l'ardente raggio incita al morente crepuscolo, migliori si rinfrancan l'ardori al buon rinascimento:

e l'Animo del Mondo, che languì nell'oscuro Regno, s'avvia giocondo alla meta e sicuro. Or mai non m'impauro: altre menti, altri cuori, altri canti, altri fiori sacri al rinnovamento.

MADONNA LIA.

Arcadelte, un feroce turbamento m'occupa: vacilla e si dirupa la terra: senza voce la gola gela e freme.... Amor.... un bacio.... estreme parole queste.... A dio....

ARCADELTE.

O Santa, o Bella, o Pia! Morta!

CORO DI FANCIULLE _(in un grido)_.

Madonna Lia!

UNA VOCE.

Arcadelte, è il Destino!

CORO DI GARZONI ED ARCADELTE.

Le dita al ribechino spirano affrante. A dio!

CORO DI FANCIULLE.

A dio: la vivuola spira la danza...: amore, amor è morto al cuore, che la notte s'invola.

LE VOCI DELL'ARIA.

Il preludio del giorno andiam cantando, avanti al Sol che fa ritorno, per l'empireo osannanti. O Sole, o bel Titano, lussureggia già il grano all'opere: l'arcano mondo sparì, il Lavoro regge e impera: o tesoro dell'unica Poesia! E, squillando armonia, all'ombre sigilliamo finalmente l'arresto..... e avanti ancor, cantiamo.

IL PAZZO.

Così, solo, servivo nè triste, nè giulivo, ma all'A Venire io resto.

TELOS.

LA FANTASIMA.

--Sibylla ti theleis.

--Apothanein thelo.

Fermò il destrier nel selvaggio paese: vuoto e tenebre e in alto unica e smorta una stella a brillar.

Ei, ritto in sella, i sogni interminati della Illusion vide cader nel nulla, e non un eco dei suoi inni ispirati intorno a sè, non risa di fanciulla.

Sbuffò il polledro e tintinnò l'arnese e il suono vagolò come parola via per il gran silenzio.

Egli l'augusta fronte alzò a pregare: «O pia Donna, che siedi in tanta gloria «come nell'atto di comunicare, «la tua patera arcana, in cui trabocca «dolce il vin come i baci, «scendi ed appresta alla mia arsa bocca: «il tuo sacro liquor è la Vittoria. «Vedi? Fuman per te di sull'altare «l'incensi e vigilan sempre le faci.»

Sbuffò il polledro ancor, nè pel deserto voce umana a conforto. Or mai vaneggia Speranza alli Ideali. Si spense in ciel la stella: il Cavaliere calò la buffa e disse: «E sia: avanti! «Addio, gioie d'amor, addio, piacere «feroce delle lotte e risuonanti «scudi ed ardite imprese in sul cimiere.»

Il cavallo nitrì, volse la testa come per dimandare ed il Barone: «Che temi? Alla mia festa «che mi sacrò dal nascere la Sorte, «alla Consolazione «vado, alla Morte!»

A MIA MADRE.

THE FLOUR AND THE LEAF

CHAUCER.

LA BALLATA DELLE DAME DEL FIORE.

Convien che il cuor s'allegri e si rinfranchi e guardin l'occhi miti all'amatore: convien che vinca la Gioia al Dolore, però ch'è il tempo che dobbiamo amare.

Amore, amore è la dolce stagione ch'augei rimena al nido e fiori al prato: e brilla al sole il rosso gonfalone del Maggio e giuoca all'alito odorato. A noi sen' vien cantando il ben amato, e, poi che è presso, dice: «In cortesia, deh, lasciatevi amar, Madonna mia.» Piega il ginocchio e trema all'aspettare.

LA BALLATA DELLE DAME DELLA FOGLIA.

Convien che s'armi il cuor per l'a venire, poi che non sempre splende gajo il sole; non sempre il prato esprime le viole, la fresca rosa e il gilio intatto e mite.

Cantando, ripensiam che breve è il giorno e che rimena il vespero la sera: sorgon le nubi e il gonfalone adorno piega improvviso e cade alla bufera; vediam lontano e in mezzo al ciel la Spera che tutto accoglie nell'Eterno Amore; ed esclamiamo: «Oh, quando al suo splendore saran l'anime nostre redimite?»

A ME STESSO.

LA PERORAZIONE.

_Das ist deine Welt? Das heisst eine Welt_?

_Faust_--GOETHE.

Queste Dame plebee e licenziose diran: «Conviene che costui si vanti di questo strano ingegno e portentose imagini ricerchi e insulti canti

alle nostre beltà: sogliam le amene ore del vespro passare sui letti, poi che presti ed umili i giovinetti cavallerescamente alle catene

delle nostre malie porgon le braccia: sogliam tra i vini dell'Isole ed i giuochi passar le notti, fin ch'urgano i fuochi del Nascente che i Sogni incalzi a caccia:

e, le corone sulle fronti e risa sulle labra, così gustar la vita, che giovinezza or mai più non s'avvisa d'intristir, tra le lagrime, romita.

Amor, questo è il Desio: questa è l'Azione: e, scherzando gioconda la stagione delle strane lascivie e delli ardori, svolgiamo, intorno a Noi, l'incantagione.»

Questo diran le Dame. E Primavera, spargendo grazie e rinnovando ai cuori palpiti e sangue, sorge, la severa maestà dell'Idea in mezzo ai cori

lusinghieri dei Miti, ecco, esprimendo. Così nel verzier' dove s'ammuta il Festino coll'ultima battuta della vivuola (poi che va sorgendo

l'alba sperata,) il Pazzo ultimo invoca, ultimo resta e fermo. O beffeggiata anima santa e pia, a cui sonagli imposero al berretto, poi che ai ragli

il tintinnio s'accoppia e la brigata non t'abbia a sdegno e ti comprenda: vuota pur ti sembrava e trista e sciagurata questa vita che al ballo e alla parata

tutte volgea le cure. Taccian ora le rive e i bei giardini: Sciarra lungi riporta i Farfarelli: splende Aurora. Invano ardito hai tu? Di nuovo pungi

e vibra l'asta avvelenata ai terghi! O Maschera, o Buffon'! Non stanno usberghi al tuo bastone incontro; e tirso e scettro e caduceo qui cadono. Battaglia

sommuove dalle corde alacre il plettro, assuete ai madrigali: la zagaglia prova alla punta e aspetta; oh tardi forse?.... L'annuncio è dato e già urta al confine.

Fantasima, a Chi vai? Le strane corse della cavalcatura senza fine ti svian dalla Meta: ti rimorse alla coscienza Disinganno o Amore?

Che cerchi oltre alla Terra? Il tuo sublime sdegno è sterile e sciocca passione: non ha Idea il cervello, non nel cuore Carità? Volgi il polledro, o Barone,

ad altre imprese: e se di fra l'ulivi (quieto è il giorno, nè ardisce il gonfalone del Maggio all'aria, seguendo Prudenza,) ritroverai in utili e giulivi

ragionamenti i saggi Cavalieri diserti tra di lor, tu, a questa Scienza (da che si schiude bello Intendimento) dati Orgoglio ed Ardir, scifra dai veri

sensi il secreto del Miglioramento.

IL FINE DEL LIBRO DELLE FIGURAZIONI IDEALI.

=PINAX=

PROLEGOMENA ALLE FIGURAZIONI IDEALI

IL PRELUDIO Pag. 23

I SONETTI D'ORIANA 29

I SONETTI DI GLORIANA 39

I SONETTI DELLA CHIMERA 53

L'INTERMEZZO DELLA PRIMAVERA 71

I MADRIGALI ALESSANDRINI 101

LA CANTATA DELL'ALBA 125

LA FANTASIMA 169

THE FLOUR AND THE LEAF. = CHAUCER 173

LA PERORAZIONE 179

=TELOS=

