# Il libro delle figurazioni ideali

## Part 2

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Così sen va di tra le Forme e i Sogni la maga Poesia delli ideali: va per le nubi, nè sente i bisogni della Carne, poi ch'alle geniali opere vede e Speranza e Desire, fulgenti e fermi e certi all'A Venire.

I SONETTI D'ORIANA.

_Laisse crôitre au vallon les femmes et les roses._

JEAN RAMEAU.

LA FATA.

Io son la bella Oriana e il seggio mio, materiato in rubini e diamanti, scintilla nell'azzurro, in contro a Dio, tra il nimbo delli incensi fumiganti. I miei baci son filtri e dan l'Oblio, brillan nelli occhi miei fascini erranti, e il mio corpo è una Coppa che il Disio, abbevera di vini estasianti.

Facile e avventurosa è la mia strada: invitan l'acque d'or del mio verziere, e sulle rame i bei frutti di giada. A me i Baron' sulla gaietta alfana, e al tintinnìo d'argentee sonagliere, vengan le Dame in lunga carovana.

I BARONI.

E noi veniamo a te, strana Maliarda, sui cavalli coperti di gualdrappe, veniamo, gioventù forte e gagliarda. Or lungo fu il viaggio e per le frappe e le forre dell'Alpe, l'alabarda nostra splendette e le vermiglie cappe giocar col vento della notte tarda. Vediam ne' tuoi giardin' rider le grappe

da cui spremi l'Ambrosia del piacere; vediam te, nuova Acrasia, in tanta gloria porger la Tazza ed invitare a bere: e noi veniamo a te sul bastione d'oro del tuo palagio, e la Vittoria squilla per noi la più ardita canzone.

LE DAME.

E noi veniamo a te, strana Sirena, che 'l tuo Regno felice abbiam sognato, pallide in volto e li occhi alla serena notte rivolti e al cielo interminato. Coi capelli infiorati di verbena abbiam compiuto i riti, e il dì beato trepidanti aspettammo. Ora, con lena, batton nell'ambio le mule il selciato

di porfido e odoran di lontano le greppie piene e li stalloni ardenti. Noi ti chiediamo il gaudio sovrumano di soffrir, tra la porpora dei letti, smunte le guancie e l'iridi languenti, sotto il bacio dei tuoi fatali Eletti.

I CAVALIERI DI GLORIANA.

E noi ridiam di te, delle Chimere, dei Sogni capziosi e delli Amori. Correte illusi voi al Dio Piacere, ai talami ingemmati, alli acri fiori delle lascivie: audaci, usiam le altere menti allo studio e a ricercar li orrori umani e a ravvivar alto il doppiere veggente della Scienza. A voi li allori

vani lasciammo e li inni. A simiglianza del Cavalier poeta, che implorava alla Dama d'accoglier la romanza benigna coll'onor della Gualdana, propiziate insana turba e schiava, la triste forma della Maga Oriana.

I SONETTI DI GLORIANA.

«......... _optimum videtur_»

_Satyricon_ PETRONIUS.

I.

S'erge il trono di bronzo e stanno intorno le tre pie suore intente a salmodiare: stringe la destra il bel calice, adorno del liquore che fa dimenticare. Chi vi beve una volta, (oh il dolce giorno!) le cure scorda e le battaglie amare: così il marino, nel grato soggiorno, indugia e oblìa il dì del ritornare.

Sotto ai lauri folti ed alle olive si raccolgon, nell'isola, i Sapienti e le dispute fan gravi e giulive: ma, poi che è notte, (splendono li argenti delle stelle benigne,) in su le rive aspettan la Sua vista riverenti.

Ecco, la Fata augusta appare e incede: e il nero corvo e l'occhiuto paone e il cane mansueto ed il leone umilemente stan ritti al suo piede.

II.

Libero il cuore e con l'acuta mente, in cospetto delli astri almi ed arcani e del mar che si lagna dolcemente, stanno ad udire i detti sovrumani: «Al calice attingeste e rettamente «avete abbandonato i desii vani «cornuta la tiara del veggente «v'onora la cesarie ed il dimani.

«vi propizia l'anello di rubino. «All'Arbore fatato vi nutrite, «che stilla incenso e mirra e belzuino: «e, nell'aule chiuse, ampie e romite, «lo spirito afferrate del divino «Mondo, al vegliar delle coscienze ardite.»

Poi benedice e le pupille chiare rivolte al ciel, continua il sermone: brillan li occhi alle penne del paone, nella notte, e le perle alle tiare.

III.

«I ricchi mercatanti di Tangeri «solean sul porto sedere a festino «quando, al vespro, scioglievano i nocchieri «le brune vele al presto brigantino «per varcar le Colonne. I bei coppieri, «dall'anfore di rame, mescevan vino «intorno, ed i valletti i fichi neri «e i datteri inchinavano al triclino.

«Bevean, sotto le frangie di Palmira, «i Signori le patere a diletto, «ascoltando li arpeggi della lira, «però che varca il marino lo stretto, «Sirti sfidando e dei marosi l'ira, «a ridur perle ed ambre e argento eletto,

«Così suda lo schiavo e si percuote «come il bove all'aratro e, nei palagi, «il Satrapo sorride e ascolta i Magi «che fausto gli oroscopan Boote.

IV.

«Quindi, vagare le galee vermiglie, «(poi che la luna dalle eteree porte «sale,) io discerno ed adunar le Figlie «insidiose dell'acque la coorte. «Giuocan danzando intorno esse alle chiglie «e, coll'incanto, ai regni della Morte «già precedon l'armata; alte vigilie «fa il nocchier, ma non mutasi la sorte.

«Cantano le Sirene: Stan secreti, «sotto gli arbori dalle poma d'oro, «l'odorosi giacigli e fra i roseti «il Castello s'aderge in bel lavoro: «dentro alle sale inneggiano i Poeti «e guida nuda Oriana e strofe e coro.

«Così Morgana i suoi palazzi aderge «e li orti freschi sull'equoreo piano: «infuria la procella non lontano «e la captiva armata urta e sommerge.»

V.

«Ma Oriana sta nelli ampi suoi verzieri, «sul letto d'alabastro orientale, «e si riposa: al sen splendono i neri «carbonchii e all'anche il balteo d'opale «e fra l'aroma delli incensieri, «tubano le colombe alte sull'ale «e vigilan seduti i levrieri. «Ora, alla notte, destasi e fatale,

«il popolo dei suoi vaghi ella aduna: «lascia il letto, il giardino, il verde monte «e scende al fiume al lume della luna. «Son lusinghiere danze sopra il ponte «della nave dorata, ma la bruna «corrente mette capo ad Acheronte.»

Scendono le parole colla fede dei cavalieri al cuor come lustrale acqua a purificare e in alto sale la mente quando la Fata procede.

VI.

Ed ammonia: «Così io; dalla stanza «mistica dei riposi, nel viaggio «che ritorno non ha, non ha speranza, «veggo penar l'illuso a somiglianza «d'Ellenora regina, eletta al Maggio, «che non piega ed irride alla romanza «del Satirel rossigno ed al selvaggio «ritmo del Fauno nell'agreste danza.

«Galoppano i Baroni alla ventura, «perseguendo la Gloria ed il Piacere: «brillano la divisa e l'armatura «e caracolla il gajetto destriere; «però che, al nuovo sole, alla pastura «dei biondi teschi accorrà lo sparviere.»

Ciò insegnava Gloriana e i Cavalieri Saggi assentian col gesto e col dir forte: «Non prevarranno i regni della Morte, «ora che n'hai svelato i lor misteri.»

A FELICE CAMERONI.

I SONETTI DELLA CHIMERA.

E ton broton Kenodoxia eis ton apeiron pseudamene eri.

Somatos arrosian therapeuein techne, psyches de hiatros iatai Thanatos.

I.

Prostesa Ella fatale e sovrumana, e curva ad arco la gran coda al dorso, le fauci aperse ed alla notte strana sferrò fumo e faville: via al soccorso della sua implorar opera arcana udiva e avvicinar, rapida al corso, pei deserti la lunga caravana. Ella ghignò e biancheggiâr nel morso

preste le zanne. «Aiuto!» nella nera immensità si grida! «i bei flabelli dei palmizii si schiantan: la bufera soffia infuocata e soffoca i camelli: veniamo a te sperando;» E la Chimera: «Sempre sperando nel sogno, o Fratelli!»

Poi si rizzò, squassando le vellose terga e le zampe in sulle arene stese: più forte urgean le voci lamentose, vane sonanti pel vuoto paese.

I NAVIGANTI.

Videro le Galee rider dal mare oltre le Sirti Aurora, e cristallina Morgana materiar palazzi ed are: carche d'oro ad Ophir, d'argenti a Cina, d'issopo e mirra in Asia e di più rare glossopetre a Zabarca, alla marina secreta dei miraggi a riposare le carene fermâr. Cantar l'Ondina

al ritmo lento del grave Oceano udì 'l nocchiero e novellar di Fate, mentre, ardito nel cuor più non umano, sorgeva il desiderio d'insperate ebrietà di conquiste e d'un arcano veleggiar per region' non pria tentate.

E ancora e sempre veleggiò penando l'acque dei Sogni audace la Galea: e ancora e sempre il cuor sale sperando e arriva a te, Fatale Madre e Dea.

LI ALCHIMISTI

«Già le bracie splendettero ai fornelli della Grand'Arte e, pei silenzii astrali, sui piropi e i diaspri delli anelli risonâr le parole augurali. Crescemmo, nelle notti, li alberelli dei dittami benigni e sulli strali d'oro, perfuso il farmaco, li Uccelli sacri alla Morte invocammo e i Narvàli.

Li arcani del futuro le Comete dicono ed ammonisce Ecate vaga; di sette stole induti, le secrete virtù del cielo l'astrolabio indaga; ma cerchiam sempre e ancor brucia la sete dell'Or che l'alambicco non appaga.

E sempre e ancora pei cammini oscuri del Mistero va e perdesi l'Idea: e sempre e ancora claman li scongiuri verso di te, Regina e Madre e Dea.

LI AMANTI.

Acrasia c'invitava ai suoi festini col gesto largo e le chiome fluenti: sulle pergole d'oro dei giardini s'accordavan li alati in bei concenti ed al talamo intorno, i ribechini trillavano nascosti. Oh labra ardenti a suggere l'ambrosia dei divini baci e blandizie e sospiri ed accenti!

Oh! bianchi fiori umani a voi a bere chinâr, celestial eterna coppa, Orgoglio, Nobiltà, Gloria, Dovere! Ed Acrasia ingannò: sprona e galoppa Desio pei labirinti, che al corsiere, oltre al Signor, siede Illusione in groppa:

galoppa sempre a ricercar la fera candida e trista e il troppo ardor lo svia; galoppa ancora e, nella notte nera, bacia ingannato alla tua bocca, Iddia.

I POETI.

Suonâr le note or meste ed or giulive dentro alle fresche ombrie dei verzieri, d'amor cantando: poi le terre argive, i bei Miti, le Dame e i Cavalieri Casmena ricordò: meditative pensâr le rime, e li arditi corsieri, armi e tumulti, meschini e captive squillò il Peana. Ed or vani ed alteri

dell'eterno Ideal, rapiti araldi, dell'Infinito l'armonia nel cuore fremer sentiamo: a nulla li smeraldi propizianti ed il febeo vigore irraggian la cesarie: andiam spavaldi a ricercare il Verbo dell'Amore.

Andiamo, ed il pensier, muto d'Incanti, pei regni bui prosegue la tua via: non vivono, non palpitano i canti, ma senton Te, fatale Madre e Iddia.

I CAVALIERI DI GLORIANA.

Disse Gloriana, e via per le fiorite rive suonò l'eloquio: stillò il vino della Scienza alle patere forbite: veggenti, tra i vapor' del belzuino, splendeano intorno all'aule romite le Sette Faci, poi, ch'oltre il mattino, si producean le veglie in sulle ardite carte a luttar coi segni. Ahimè! il cammino

sale la mente invan, fuorvia Ragione per l'arduo insidiar dello Infinito: e rammentiam dolenti la magione grata diserta pria che al mago invito s'accendessero i cuori e che 'l paone salutasse all'arrivo, erto in sul lito.

Gloriana inganna e fa l'incantamenti sotto ai lauri folti in sulla sera: spiega il Verbo, ma nelli ammonimenti Tu sola ghigni e irridi, Tu, Chimera!

LA CHIMERA.

Più avanti, avanti ancora. I miei palazzi, materiati in candidi vapori, splendono: avanti: invitano ai sollazzi del corpo e della mente, alli splendori della Gloria, ai Piaceri, ai Desii pazzi Orgoglio e Vanità, Vigilan l'ori terrestri i Basilischi ed i topazzi stanno nelli antri bui; guarda i tesori

dell'acque Leviathan e nei muti imperii dell'Atlantide i forzieri s'ascondon delle perle ed alli acuti scogli il corallo cresce. Cavalieri date le vele al mar, canti ai venti, baci alle donne ed anima ai misteri!

Avanti a investigar e l'Uomo e Dio; seguite me, fedeli, ch'io ammonisco; non germoglia l'elleboro nel mio regno, da che Follia servo e blandisco.

VIII.

E ancora e sempre avanti; e se i palagi sfumano nelle nebbie, e se nel mare e tortuosi anfratti e cupe ambagi si perdon nei profondi, e se in sull'are e di Gloria e d'Amor fuman le stragi delle vittime illuse, e il camminare dalla Fonte allontana, e se i malvagi mister' la Sfinge impone a decifrare,

che importa? Or mai non regge più speranza; parla a vuoto nell'isola Gloriana: stride al vento sirventa e romanza: e il manto istoriato della strana Rabetna io spiego in contro alla Costanza, come vessillo per l'immensa piana.

E pur seguite me: argento ed ostro son l'occhi miei bruciati e splendenti: son liriche i ruggiti: è il faro vostro la vampa che esce dalle fauci ardenti.

L'INTERMEZZO DELLA PRIMAVERA.

....... è primavera l'antica proscente che s'ammanta di fiori e di foglie a nasconder le rughe, che sotto al peplo vermiglio l'ulcera ricopre e dalle porte, dove amor si vende, ride ed inchina al passeggier e lo tenta e raccomanda a lui la merce buona. Or su la gonna l'alza, o fanciulletto cuore, e vedrai ciò ch'ha di sotto fiorito ed odoroso.

_La meditazione al Cuore._

Oidon chelidona ne ton Eraklea ear hede.

A LUDOVICO CAVALERI.

I.

Amore insidia dalla rosa e tace: vanno i passeri a torno folleggiando e bela l'agno all'agnella vicino, cercando amore.

Amore insidia dalla rosa e tace: van le cavalle e nitriscono pazze, poi che vicina Primavera esulta, cercando amore.

Amore insidia dalla rosa e ride e passa il bel garzone e il giunge un dardo: egli piega morente e par che spiri, cercando amore.

ALLA MIA BUONA COMPAGNA.

II.

Restava Giulietta in mezzo a Romeo, e ad uno, chiamato Marcuccio il guercio, che era uomo di Corte molto piacevole e generalmente molto ben visto per i suoi motti festevoli e per le piacevolezze ch'egli sapeva fare; perciocchè sempre aveva alcuna novelluccia per le mani da far ridere la brigata e troppo volentieri senza danno di nessuno si sollazzava............. Giulietta, che dalla sinistra aveva Romeo e Marcuccio dalla destra, come dall'amante si sentì pigliar per mano, forse vaga di sentirlo ragionare, con lieto viso alquanto verso lui rivoltata, con tremante voce gli disse: benedetta sia la venuta vostra a lato a me! E così dicendo, amorosamente gli strinse la mano.

La sfortunata morte di due infelicissimi amanti, che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono; con vari accidenti.

MATTEO BANDELLO--_Novelle_.

PERSONÆ

_Agunt et Cantant_:

--GIULIETTA. --ROMEO. --MERCUTIO. --L'ANIME DELLA NOTTE.

AZIONE.

_Notte vicina all'alba. Nei giardini dei Capuleti: un verone splende solo al palazzo tra li alberi: una scala di seta pende dalla ringhiera. La luna cala dietro le torri ed i campanili._

L'ANIME DELLA NOTTE.

Zitti: il Montecchio dal giardino ascese per l'ardua via al talamo nuziale, chè la canzon dell'Ora egli già intese a intonargli l'invito augurale.

Zitti: la brezza va lungi e riporta baci e sospiri fin sotto all'arcate in cui s'asconde vindice la scorta dei Capuleti, vigilando armata.

Or la fontana rida ai suoi zampilli sul laghetto dei cigni: e in bianche forme vaghino le visioni: or riscintilli la Luna in fronte alle soavi torme.

Ecco, scorron sull'erbe a cui rugiada diamanta le foglie e i lunghi veli trascinan qui sui bei fiori di giada, in mezzo alle pervinche e a li asfodeli.

Noi, sospiri dell'Ora, andiam vagando ed abbiam per baciarsi e bocche ed ali: l'armonia qui si compie tra i lilliali petali e tra le rose e va incantando: i mister' della Notte a quando a quando urgono amore e fremono speciali avvolgimenti, poi ch'ora già spira coll'Orgoglio e coll'Odio impeto d'Ira.

MERCUTIO _(di lontano)_.

S'ilare ho il volto e più giocondo il cuore e sul labro mi sboccia come un fiore la parola, la Fata m'asseconda.

Perchè stan fiori al prato e stelle in cielo, perchè muore e risorge Primavera e il vin di Cipro al mio pensier fa velo e m'immaga l'idea, forse è sincera passione umana? Ecco, all'alto ora anelo colli sguardi e col cuore: ed è questo un bisogno dell'anima o un bizzarro e vago sogno? Regina Maab per certo mi circonda.

L'ANIME DELLA NOTTE.

Zitti: Mercutio ride e si sollazza per quest'ombre diafane d'Aprile e s'accorda alla notte allegra e pazza l'ebrietà dei vini. Zitti: un monile più ricco che le perle alla corazza e alla gorgera pongono le braccia candide dell'amata: oh sulla faccia baci, riccioli, lagrime e blandizie!

Zitti: dormono i cigni: la fontana gorgheggia, van le forme alate intorno. Oh portento! Noi siam dell'Ora strana i sospiri e moriam come sia il giorno.

ROMEO _(dal verone illuminato con un ampio gesto verso l'occidente)_.

O Luna, o bella Luna, non calare!...

L'ANIME DELLA NOTTE.

Zitti: i Genii risurgon dalle rose ed il prato assomiglia a un verde altare, steso alle vaghe vittime amorose.

MERCUTIO _(avvicinandosi oltre il muraglione)_.

Regina Maab però non s'accontenta di perlustrar le stelle ad una ad una, chè, morto il Sol, (il mondo s'addormenta), il popolo dei Miti Ella raduna e discende col raggio della luna: innanzi al carro d'or l'araldo squilla ed Essa come un'agata scintilla, Regina Maab, bella Regina bionda.

Così cala alla terra e, ad incensieri, splendono innanzi calici di gigli: cala, s'avanza e posa all'origlieri candidi e ai grami ed ispidi giacigli, e fa sognare: o vision' che i cigli bianchi e bruni ricercano, o divina Arte d'uscir dai sensi ed indovina Scienza che scifra quanto ne circonda!

O gentil turbamento ai giovinetti cui Proscenete la rosa disfiora idealmente, e contese nei letti, sapute avanti l'esperienza e l'ora; forse per ciò son già sperti ginnetti le zitelle che allor calca supine ed ammaestra: o molli e alabastrine membra che informa all'opera gioconda!

ROMEO _e_ GIULIETTA _sul verone abbracciati. La scala di seta dondola alla brezza e batte sui ferri di lancia del davanzale: uno squillo debole ne suscita. La luna batte in fronte ad un monile sui capelli biondi della fanciulla e sorgon raggi._

ROMEO.

O Luna, o bella Luna, non calare! Se in quest'ora è la vita ed ora è notte, non più risplenda il dì, non più l'avare luci s'accendano e l'Erebo inghiotte il fuggente Titano invidioso; e se manchiam nel sogno radioso, così, non fu già mai questo morire!

L'ANIME DELLA NOTTE.

Quando parlan li amanti van secreti fascini per le spere: or mai le lire non cantan come i baci: or mai discreti si nascondono i Genii. O bel languire di due giovani bocche e di due seni!

ROMEO.

Innalza l'occhi tuoi fermi e sereni, sorella mia; a che ti giova il pianto? Lascia, lascia che il gaudio or mai si sfreni alto e libero in faccia all'a venire.

GIULIETTA.

Triste ho il cuor: questo istante che ci sfugge dolor rimena: oh se nemica tanto non fosse la tua casa! A che ci strugge passione e ci avvelenan l'odii e l'ire?

ROMEO.

Angiol di luce, or taci: per il mondo non stan contese: Amor porge il bicchiere e ci invita al festino: oh, più fecondo di bell'opre non fu certo il Piacere.

Innalza, innalza il cuore! oltre le stelle sta il paese d'Amor, che ne rivela colla Fede, il Desire le più belle forme esprimendo ai sensi: or mai la mano acconsente ed invita al sovra umano festino e l'occhio tuo anche si vela alla dolcezza estrema... ah, tutta mia Vergine, assurta dalla Poesia, in questa notte, a questa arcana Gloria! Sacrilegio non è soffocar l'odii, che stagnan accidiosi alla memoria; baciar convien, baciami in bocca e godi.

GIULIETTA.

Desio di forme va presto e non dura, nè si rinnova come Primavera: nè Passion di sensi s'assicura se pur dal labro or mai esca sincera. Vedi, già muor nell'alba questa pura notte: o Romeo, dell'ora estasiata, come sorgerà il dì, come baciata ti avrò la bocca, rimarrà il ricordo?

L'ANIME DELLA NOTTE.

Silenzio: i Genii fan l'ultimo accordo sulle rose dei prati: oltre ai castelli trema la luce nuova: o luna, o belli pallid'Astri, così voi disparite!

MERCUTIO _(sotto il muraglione del giardino)_.

E che Regina Maab d'aspre ferite piaghi il cuor e la mente tutti sanno: la faccia imbianca pel desio d'amare strugge muscoli e nervi e ordisce inganno; la fiera umilia ed accende la mite agnella, poi che a Venere comare prude l'uzzolo e chiama a sè Cupido, lercio garzone, mentitore e infido. Si badi a Primavera e a ben amare!...

ROMEO _(dalla stanza illuminata, pregando)_.

O Luna, o bella Luna, non calare!

GIULIETTA.

E se tu m'ami dillo veramente!

MERCUTIO _(allontanandosi)_.

....Poi che Regina Maab torna alle stelle ed il lievito lascia nella mente che dietro al sogno viaggia: ahimè! le belle si fanno il volto e l'occhi ottimamente.... come il vin che rianima e ci strega....

ROMEO _(apparendo sul verone)_.

Arresta ancor: la tenebra s'annega in un mare di luce: oh, incantamento che ci ruba il volar triste del Tempo....

GIULIETTA _(in un ultimo abbraccio)_.

O Romeo, o Romeo, serba il ricordo!...

L'ANIME DELLA NOTTE.

Freme dei Genii ancor l'ultimo accordo e le rose dei prati apron li stoma: nuovi fior, nuovi canti e nuovi aroma!

GIULIETTA.

Buona notte, Signor, l'aerea chiostra si spalanca alla luce ed al dolore...

ROMEO _(scendendo dalla scala di seta)_.

O, buona notte, sì, poi che migliore giorno non vedrà mai la vita nostra, e se triste è il presagio che t'accora, questo bacio lo fughi, o bella e pura Donna ideale, questo bacio estremo, or ch'Oriente, come fa, s'inostra.

GIULIETTA.

O Signor, come il giorno m'impaura! E a che speranza, s'ogni cosa io temo? Portami via! Ah!... Il bacio dell'Aurora.

MERCUTIO _(più lontano)_.

Torna Regina Maab al suo riposo colla chioma ricinta di viole rubate al Mondo e di pianti e di lai; e Titania abbandona il vecchio sposo....

L'ANIME DELLA NOTTE _(fievolmente)_.

Sorge il sol, sorge il sole, il sole, il sole!... Muto l'incanto ed alto il giorno è or mai!...

FINE DELL'AZIONE.

III.

Canta la brezza vocale tra li alberi e dice: «perchè stormite? giunge Primavera?»

Passa la luna d'argento e alle nuvole incita: «fuggite presto: Primavera giunge.»

Schiudonsi ai fiori le foglie ed i petali azzurri: «beviam la luce «cantano» novella.»

