Il lampionaio

Part 5

Chapter 53,869 wordsPublic domain

Guglielmo, lì per lì, ne rimaneva un po' avvilito: _egli_ amava _tutti_, aveva fede in _tutti_, e le parole del vecchio, il tono con cui le proferiva, erano come un gelido soffio sull'ardore della sua anima giovanile; ma con l'elasticità e il cuor gaio di quell'età felice, si riaveva subito, ritornava qual'era per sua natura.

Egli non temeva il nonno, il quale non aveva mai usato severità con lui, essendosi astenuto da ogni ingerenza nell'educazione che gli dava la madre, ma a volte si sentiva agghiacciare, senza comprenderne il perchè, dal disaccordo tra la propria calda cordialità e la sua misantropia.

Quella sera, venuti a ragionare di Trueman Flint e della sua figlioletta adottiva, Cooper s'era mostrato più amaramente satirico che mai, e, prendendo il suo lume per andare a coricarsi, aveva concluso che, secondo lui, Gertrude non poteva essere per il buon uomo se non una cagione d'impicci e dispiaceri, e ch'era stata una vera pazzia non mandarla addirittura all'ospizio.

Uscito il vecchio, madre e figlio rimasero un poco in silenzio. Poi Guglielmo domandò:

— Mamma, perchè il nonno odia così la gente?

— Ma no, caro, non odia nessuno.

— Non intendevo dir proprio _odiare_ in senso assoluto; questo non lo penso neppure io. Ma infine parla come se non ci fosse persona al mondo di cui abbia stima. O non vi pare?

— Sì.... almeno non ne dimostra. Ma di te, ne ha moltissima, e farebbe qualunque sacrifizio per risparmiarmi un dolore, e ha molta amicizia per il signor Flint, e....

— Sicuro, sicuro.... lo so. Tuttavia non crede che il cuore umano sia capace di gran bontà, e gli sembra impossibile che qualcuno si volga al bene....

— Capisco, ti fa specie quello che ha detto circa la piccola Gertrude.

— Oh, non è la sola di cui voglio parlare! Quello che ha detto di lei m'ha dato occasione d'entrarvi su questa cosa; ma io l'avevo già notata parecchie volte, segnatamente da che non sono più a casa che un giorno della settimana. Per esempio, voi sapete che uomo sia il signor Bray, e in qual considerazione io lo tenga; ebbene, mentre raccontavo dianzi quanto buono e benefico è stato verso la povera signora Morris che ha la figliuola malata, il nonno aveva l'aria di non crederlo, o di non farne alcun conto.

— Ti dirò, Guglielmo, non devi troppo maravigliarti ch'egli sia così: ha sofferto tanti disinganni! Riponeva, come sai, molte speranze nello zio Riccardo, e invece ebbe per cagion sua affanni e guai senza fine; poi, ci fu il marito della zia Sara.... Ah, sembrava un uomo tanto ammodo quando Sarina lo sposò, e finì col truffare il babbo terribilmente, sicchè fu costretto a ipotecare la sua casa di Via Alta, e da ultimo a cederla!... Basta, lo sciagurato è morto, e non voglio inveire contro di lui; ma egli deluse la nostra aspettazione, e Sarina, credo, ne morì di crepacuore. Fu una prova oltremodo dolorosa per il povero babbo, perchè ell'era la minore, e la sua prediletta. E subito dopo, la mamma fu colpita dalla malattia a cui soccombette, secondo lui non senza colpa d'un ciarlatano di medico il quale le prescrisse una cura più dannosa che altro. Una tal somma di disgrazie spiega com'egli veda tutto nero adesso nella vita.... Ma tu non devi badarci, Guglielmo, devi pensare piuttosto a mantenere le buone promesse che dài di te, e vedrai ch'egli ne sarà consolato e superbo. Nulla gli fa tanto piacere quanto il sentirti lodare, e aspetta grandi cose dal suo nipote! —

Qui la conversazione ebbe termine; ma non senza che il ragazzo aggiungesse un nuovo proponimento ai molti già fatti: quello di provare al nonno, se Dio gli conservava la salute e il vigore, che le speranze non sono sempre ingannevoli nè i timori sempre fondati.

Beato il giovanetto che ha ognora dinanzi a sè l'alta mèta d'un sentimento nobile e generoso! Quale stimolo all'attività, alla perseveranza, all'abnegazione! Quale impulso a sforzi di più in più strenui! Timori che spegnerebbero ogni ardore, scoraggiamenti che farebbero perdere ogni baldanza, fatiche che opprimerebbero, ostacoli di fronte a cui cadrebbe l'animo, opposizioni che stremerebbero le forze, tentazioni che sarebbero irresistibili, tutto tutto è superato, abbattuto, domato da colui che con un fine sincero e degno combatte per la vittoria!

Perciò gli uomini venuti al mondo in mezzo agli onori e alle ricchezze, allevati nel lusso, di rado compiono grandi cose. Non sono _nati_ per la fatica, e senza fatica nulla che abbia un reale valore può essere ottenuto. Oh, perchè non si propongono essi, come movente supremo delle loro azioni, come unica mèta della loro vita, di trionfare d'una condizione così svantaggiosa, d'acquistare dottrina, saviezza, virtù, nonostante quelle ricchezze perniciose, quei vani onori, quel lusso snervante che agli occhi chiaroveggenti dei savi e degli angeli sono la più mortale delle insidie? Guglielmo aveva un incitamento al bene fin dai suoi teneri anni. Il suo nonno era di grave età, la sua mamma di debole complessione. Egli doveva divenire il sostegno della loro vecchiaia, doveva lavorare per mettersi in grado di provvedere al loro sostentamento e al loro benessere; doveva fare ancor _più_: essi speravano da lui cose egregie, e _bisognava_ che le loro speranze non fossero deluse. Non dimenticava però il presente, mentre s'armava per il futuro conflitto col mondo. Si mise a tavolino e imparò le sue lezioni per la scuola domenicale. Poi, secondo il costume, lesse ad alta voce qualche passo della Bibbia. Infine la signora Sullivan, ponendo la mano sul capo del suo figliuolo, offerse per lui al Signore una semplice e fervida preghiera: una di quelle preghiere materne che il fanciullo ascolta con reverenza ed amore, e l'uomo maturo ricorda; preghiere che ci tengono lontani dalle tentazioni e ci liberano dal male.

Quella sera la piccola Gertrude, quando, partito Guglielmo, restò sola con True, sedette su un panchettino basso, accanto a lui, e rimase un pezzo senza parlare, fissando tutta intenta la bianca figurina di gesso che si teneva in grembo. Ma certo, la sua mente infantile lavorava, perchè l'espressione del pensiero le appariva manifesta nel viso. True, il quale di rado era il primo a rompere il silenzio, vedendola così insolitamente cheta, le alzò il mento e la guardò con aria interrogativa.

— Ebbene, — disse poi — non ti pare che Guglielmo Sullivan sia un gran bravo ragazzo?

— Sì, — rispose Gertrude, ma come se, assorta in un'altra idea, non sapesse bene che diceva.

— Ti piace, dunque? — domandò egli.

— Moltissimo, — fece lei, sempre distratta.

Egli aspettava ch'ella cominciasse a discorrere della sua nuova conoscenza; ma per un minuto o due la bambina seguitò a tacere, poi, alzando gli occhi, uscì a dire:

— Zio True?

— Che vuoi, cara?

— Perchè prega Dio, Samuele? —

True inarcò le ciglia.

— Samuele?... Prega?... In verità, non so di che tu voglia parlare....

— Ecco, — riprese Gertrude sollevando la figurina — Guglielmo dice che questo ragazzino si chiama Samuele, e che sta in ginocchio, e tiene le mani giunte, _così_, e guarda in alto, perchè prega Dio che abita lassù, in cielo. Io non capisco che cosa sia quel cielo che intende lui.... E voi? —

Il buon uomo presa la statuina la osservò attentamente, si dimenò sulla seggiola, si grattò il capo: alfine disse:

— Eh sì, credo ch'egli abbia ragione.... Questo bambino prega, non c'è dubbio; io non ci avevo badato. Ma non so proprio perchè lo chiami un Samuele. Glielo domanderemo uno di questi giorni.

— Bene. E perchè Samuele preghi Dio, lo sapete?

— Lo prega perchè lo faccia buono. Le persone che pregano Dio diventano buone.

— Può Dio far buona la gente?

— Sicuro. Dio è grande. Egli può tutto.

— E come arriva a _udire_ chi prega?

— Dio ode e vede ogni cosa, nel mondo.

— E vive su in cielo? Dove sono le stelle?

— Sì, nell'alto del cielo. —

Gertrude fece molte altre domande: domande strane alle quali il povero True non sapeva rispondere, domande ch'egli si maravigliava di non aver mai rivolte a nessuno. Egli aveva un cuore umile e amoroso ed una fede infantile; se non era fornito che d'una scarsa istruzione religiosa, si sforzava però di mettere a buon profitto i lumi che possedeva. E forse nella sua pratica fedele delle virtù cristiane, specie nell'obbedienza alla gran legge della carità, egli s'avvicinava allo spirito del Divino Maestro, più di molti che grazie a lunghi studi e quotidiane letture si sono resi familiari con le sacre dottrine. Ma non aveva mai scrutato le sorgenti profonde di quelle credenze sulle quali non cadeva dubbio nell'animo suo, e non si trovava affatto preparato a risolvere le questioni che la piccola Gertrude gli andava proponendo in quel subito svegliarsi della sua mente acuta e indagatrice. Le rispondeva tuttavia come poteva meglio, e quando non ci arrivava, non esitava punto a rimandarla a Guglielmo, che, diceva egli, frequentando la scuola domenicale doveva sapere un visibilio di cose in tale materia. Tutto ciò ch'ella giunse a ricavarne si ridusse alla cognizione di questi tre fatti: Dio è in cielo, il suo potere è grande, la preghiera rende gli uomini migliori.

Il suo cervellino in effervescenza era così pieno delle nuove idee, che, venuta l'ora di coricarsi, neppure il piacere d'andar a dormire per la prima volta nella sua cameretta potè distrarnela. E quando fu nel suo lettino, e True ebbe portato via il lume, non s'addormentò. Aveva giusto di faccia la finestra, come nella soffitta d'Annetta Grant; però una finestra molto più grande, che offriva a' suoi occhi una più ampia veduta. Il cielo era tutto sfavillante di stelle, e quello spettacolo ravvivò in lei la maraviglia e la curiosità che un'altra volta le aveva destato. «Chi accendeva quei lumi così fulgidi e così lontani?» Ma adesso, contemplandoli, un subito pensiero le attraversò la mente come un baleno di luce:

— Li accende _Dio_! Oh, Egli dev'esser pur grande e potente! Ma anche un bambino può pregarlo! —

Balzò dal letto, andò davanti alla finestra, e s'inginocchiò giungendo le mani e alzando lo sguardo al cielo, nell'atteggiamento stesso del piccolo Samuele. Le sue labbra non proferivano parole, ma gli occhi le splendevano irrorati dalla rugiada di due lacrime. Non era forse ciascuna lacrima una preghiera? Ella non chiedeva alcuna grazia, ma ardeva tutta del desiderio di Dio e della virtù. Non era forse quel desiderio una preghiera? Il suo piccolo cuore levato in alto palpitava con veemenza. Non era forse ogni palpito una preghiera? E Dio, senza il cui volere non cade foglia dal ramo, non udiva, non gradiva forse, quel primo omaggio d'una povera creaturina ignorante, non scendeva forse su quel capo innocente la Sua benedizione?

Molte grazie chiese a Dio Gertrude negli anni che seguirono; spesso ella ricorse a Lui per aiuto; in più di un'ora d'amaro dolore attinse conforto alla medesima inesauribile sorgente: quando la forza le falliva quando il cuore le mancava, Egli diveniva la forza del suo cuore. Ma ella non s'appressò mai al Suo trono con un'offerta più pura, con un sacrifizio più degno, che la notte in cui nella prima sua profonda penitenza, nel primo suo atto di ferma fede, nel primo ardore della sua speranza, s'inginocchiò con le mani giunte e gli occhi al cielo, come il piccolo Samuele, e il suo cuore espresse, benchè le sue labbra non le proferissero, le parole del profeta fanciullo: «Eccomi, o Signore!»

VIII.

Dolce nel primo gusto è la vendetta Ma in breve amara torna....

MILTON.

Il giorno seguente era una domenica. True aveva per costume di trattenersi buona parte della domenica in chiesa con la famiglia del sagrestano; ma Gertrude non avendo cappello non poteva andarci, ed egli non volle lasciarla sola. Ella dunque s'appuntò in capo il suo vecchio scialletto, e passarono la mattinata insieme passeggiando lungo le banchine e guardando i bastimenti. Nel pomeriggio True dormì accanto alla stufa, e la bambina si trastullò con la gatta. Guglielmo venne la sera, però soltanto per accomiatarsi prima di ritornare dal signor Bray. Aveva gran fretta, non poteva nemmeno sedere un momentino: in casa del suo principale si faceva vita assai morigerata, e la porta era chiusa di buon'ora, specie le domeniche. Il vecchio Cooper fece la consueta sua visita. Quand'egli se n'andò, il lampionaio trovò Gertrude immersa in un sonno beato, e pensando ch'era peccato destarla, la mise a letto così come stava.

Ed ella non si destò, infatti, fino al mattino. Grande fu allora la sua maraviglia vedendosi bell'e vestita. Esilarata da questo caso bizzarro saltò su e corse a domandare a Trueman come fosse successo. Egli stava accendendo il fuoco, e Gertrude, avute sodisfacenti risposte alle sue numerose interrogazioni, s'applicò ad aiutarlo del suo meglio preparando la colazione e assettando la stanza. Ella seguiva appuntino gl'insegnamenti della signora Sullivan, rammentandoli tutti, e dimostrava notevole capacità in ogni cosa che intraprendeva. Nel corso di poche settimane, a forza di perseveranza era giunta a rendersi utile in mille maniere. Prometteva davvero di far onore alla profezia della sua maestra, diventando un'ottima piccola massaia. Certo i suoi servizi erano lievi; ma quei piedini agili e pronti risparmiavano molti passi al vecchio True, e segnatamente ella prestava un aiuto essenziale nella pulizia delle camere, sua particolare ambizione. Adesso che la polvere e i ragnateli non c'erano più, la signora Sullivan s'aspettava da lei che non s'accumulassero daccapo. Ella lo sentiva. E bisognava vederla quando, la mattina, mentre il lampionaio era fuori a nettare e riempire i suoi lampioni, accudiva alle faccende munita d'una vecchia granata il cui manico era stato accorciato a fine d'agevolargliene l'uso! Con che zelo, con che diligenza l'adoprava! Spesso la buona vicina dava una capata nel quartierino per lodarla ed assisterla. Nulla rendeva più felice la piccola Gertrude che l'imparare qualche cosa di nuovo. Beninteso, dovette anche lei pagare il noviziato. Vi furono due o tre casi di completa carbonizzazione dei crostini; e, peggio ancora, ell'ebbe a versare copiose lacrime sui frantumi di una tazza da tè dipinta, sgusciatale di mano. Ma lo zio True non la rimproverava mai; sicchè ella scordava presto queste disgrazie che d'altronde l'esperienza le insegnava ad evitare.

Caterina Mc Carty, la quale l'aveva in concetto della più svegliata e destra bambina del mondo, veniva di tanto in tanto a lavare i pavimenti e far altri lavori troppo gravi o difficili per lei.

Animata dal desiderio di rispondere all'aspettazione della signora Sullivan, e soprattutto di essere utile al suo benefattore, di manifestare nel miglior modo il grande affetto che gli portava, Gertrude era di solito buona, paziente, compiacente, quanto solerte. Invero l'indulgenza di True verso la piccina era tale, che di rado egli le imponeva la sua volontà. Ella rimaneva dunque libera di seguire il proprio talento; ma per indisciplinata che fosse, obbediva volentieri ad uno che mai la contrariava, e però non le accadeva di mostrare dinanzi a lui la violenza della sua natura che una volta eccitata non conosceva più freno. Tuttavia, se nella vita tranquilla di cui godeva adesso tra le pareti domestiche, mancava ogni causa d'irritazione, si diedero talora occasioni nelle quali fu palese che covava sempre il fuoco sotto la cenere.

Una domenica Gertrude, che ora possedeva un bel cappuccetto comperatole dallo zio True, aveva assistito con questi al servizio divino della sera, e ritornavano a casa accompagnati dal signor Cooper e da Guglielmo. I due vecchi erano ingolfati in una delle loro consuete discussioni, e i fanciulli, rimasti un po' indietro, discorrevano vivamente della chiesa, del ministro, dell'uditorio, della musica, che per la bambina erano tutte cose nuove ed avevano destato in lei gran maraviglia.

Cominciava a farsi buio nelle strade. Guglielmo l'osservò, e chinando lo sguardo verso la sua piccola compagna che teneva per mano, soggiunse:

— Di', Gertrude, vai qualche volta con lo zio True a vederlo accendere i lampioni?

— Non ci sono andata mai, dopo la notte che mi portò a casa sua, — ella rispose. — Io ne avevo una voglia matta, ma era sempre tanto freddo che lui non me lo permise: diceva che mi sarei buscata di nuovo la febbre.

— Oggi non è punto freddo; sarà una bellissima notte: se lo zio True è contento, si va tutt'e due con lui. Io ci andai più volte.... Ci si diverte un mondo a guardare dentro dalle finestre nei salotti dove i signori stanno a prendere il tè o a conversare in circolo, davanti al fuoco....

— E io godo di veder accendere quei grandi lumi che fanno tutt'intorno una luce così bella, così allegra! Spero che dirà di sì.... Lo pregheremo.... Vieni, — proseguì tirandosi dietro Guglielmo — raggiungiamolo, diciamoglielo subito....

— No, aspetta, ora sta ragionando col nonno.... Glielo diremo poi, quando saremo a casa. Già poco ci manca. —

A stento però il ragazzo poteva contenere l'impazienza di Gertrude. Non appena furono giunti al cancello della corte ella si strappò da lui, si precipitò verso Trueman, fece la sua richiesta che fu benevolmente accolta. E i tre partirono per il loro giro.

Da principio l'attenzione della piccina si concentrò tutta nelle fiammelle che via via s'accendevano. Non aveva occhi per altro. Ma svoltato il canto della strada si trovò di faccia alla vetrina d'una grande farmacia che la fece rimanere incantata. I vivi colori dei liquidi brillanti nei vasi di cristallo che per la prima volta vedeva di sera, così illuminati, cattivarono la sua fantasia. Ed avendole Guglielmo detto che la bottega del suo principale era simile a quella, pensò che doveva essere una delizia passar la vita in un luogo tanto bello. Si maravigliò poi che fosse aperta la domenica mentre tutti gli altri negozi erano chiusi. Egli si fermò per spiegargliene la ragione e appagare la sua curiosità su varie coserelle; sicchè quando si mossero s'avvide che True li precedeva d'un buon tratto. Sollecitò allora Gertrude dicendole che si trovavano adesso nella più signorile delle vie per cui dovevano passare, e che bisognava far presto se volevano vedere a loro agio la casa che più gli premeva di mostrarle. Infatti il lampionaio nel momento che lo raggiunsero già appoggiava le sua scala a un lampione di fronte a un'isola di bei fabbricati. Molte delle finestre avevano le tende chiuse, dimodochè i fanciulli non potevano guardar dentro; ma in alcune le tende non c'erano, o non erano ancora tirate. In un salotto si vedeva un bel fuoco di ceppi e davanti al caminetto signori e signore che conversavano: Gertrude non si sarebbe più staccata di là. In un altro era accesa una splendida lumiera, e sebbene non ci fosse nessuno, la sontuosità del mobilio, l'appariscenza di tutto l'insieme la rapirono. Ella battè le mani dall'allegrezza, e non s'indusse a seguire Guglielmo se non dopo ch'egli l'ebbe assicurata che un po' più oltre c'era una casa non meno stupenda, dove forse avrebbe anche veduto certi bellissimi bambini.

— O come sai che ci saranno? — domandò ella mentre s'incamminavano.

— Io non lo so positivamente, ma credo. C'erano sempre alla finestra quando andavo con lo zio True, l'inverno passato.

— Quanti?

— Tre, mi pare. Ricordo una bellezza di bimba coi ricci biondi e un visino dolce eppure furbetto. Sembrava una bambola di cera, ma molto molto più carina.

— Oh, spero che la vedremo! — esclamò Gertrude ballando sulle punte de' piedi, tanto era eccitata dal piacere.

— Eccoli! — disse Guglielmo. — Ci sono tutti e tre, come allora!

— Dove? dove?

— Là, dirimpetto, in quella grande casa di pietra. Su, attraversiamo la strada.... Ma c'è una mota!... Aspetta, ti porto. —

Prese la ragazzetta in collo e la portò fino al marciapiede opposto. True doveva ancora arrivare. I bambini aspettavano lui, alla finestra. Gertrude non era la sola che si divertisse a veder accendere i lampioni.

Oramai faceva notte, e le persone che si trovavano nelle stanze illuminate non potevano distinguere quelle ch'erano fuori; ma così Guglielmo e la sua compagna avevano maggior opportunità di guardare nell'interno della casa. Una bella casa davvero: senza dubbio v'abitava gente assai ricca. Il salotto era gaiamente rischiarato dalla viva luce d'un gran lume sospeso e dal riverbero del fulgido fuoco di carbone che ardeva nel caminetto. I sontuosi tappeti, le tende di stoffe smaglianti, i quadri in cornice dorata, i grandi specchi che riflettevano l'insieme da ogni lato, diedero a Gertrude la sua prima idea del lusso. E le comodità che si combinavano con quell'eleganza conferendole un'aria di piacevole intimità la rendevano ancor più affascinante per la povera creatura cresciuta nella miseria. Una tavola era squisitamente apparecchiata per il tè; la tovaglia damascata, candidissima, la lucida argenteria, e soprattutto la teiera di famiglia col suo placido ronzio, avevano un aspetto seducentissimo. Un signore in pantofole ricamate stava adagiato in un'ampia poltrona accanto al fuoco; una signora con una cuffietta riccamente guarnita invigilava la cameriera che finiva d'apparecchiare; i bambini, tutti sorridenti come sono i bambini felici, s'erano radunati davanti alla finestra e, ritti sopra un panchetto, guardavano in istrada.

Guglielmo li aveva descritti bene. Erano tre belle e graziose creature, specie una ragazzina, la maggiore, che toccava circa l'età di Gertrude. I capelli biondi scendenti in folti ricci lungo il collo d'una bianchezza nivea, gli occhi azzurri, le guance pienotte e rosee, i lineamenti gentili, la facevano somigliare a un cherubino. Gertrude non trovava modo d'esprimere la sua ardente ammirazione che con grida di gioia, e risa, e salti, o indicando a Guglielmo or questa cosa or quella, in confuso.

— Di', non è un amore di bimba?... Guarda che splendido fuoco!... E la signora com'è bella!... O le scarpe del signore, le hai vedute?... Che sarà quella roba sulla tavola? Qualche cosa di buono, sicuro.... C'è uno specchio sterminato.... Ah Guglielmo, che cari bambini! Vere bellezze!... —

E sempre cominciava e finiva con le lodi dei bambini. Guglielmo era sodisfatto. La sua piccola amica si divertiva quanto egli s'era ripromesso.

Ma True arrivava, e il lume della sua torcia scorreva lungo il marciapiede. Allora essi furono alla lor volta osservati e divennero il soggetto di un'animata conversazione. La ricciutella li vide e li additò agli altri due. Sebbene Gertrude non potesse indovinare che dicessero, l'idea d'essere sottoposta all'esame e ai commenti di qualcuno le dispiaceva forte. Lesta lesta si nascose dietro la colonna del lampione, e non volle più muoversi nè alzar gli occhi alla finestra, per quanto Guglielmo la canzonasse e le dicesse che ora _toccava a lei_ d'essere guardata.

Quando il lampionaio ripigliò la sua scala e proseguì il cammino, ella si slanciò dietro a lui di corsa per isfuggire agli sguardi curiosi; ma tosto che il ragazzo la richiamò dicendole che i bambini s'erano ritirati, non seppe resistere alla tentazione di gettare ancora un'occhiata nel bel salotto e fece giusto a tempo per vederli prender posto alla tavola del tè. Un momento dopo la cameriera venne a tirar giù le tende, Gertrude prese la mano di Guglielmo e affrettarono il passo per raggiungere True.

— Non ti piacerebbe vivere in una casa come quella? — domandò egli.

— Oh sì! — rispose lei. — Non è una magnificenza?

— Io ne vorrei una così. E l'avrò un giorno o l'altro. —

Questa presunzione sbalordì Gertrude.

— L'avrai? E in che maniera?

— Lavorerò, diverrò ricco, e me la comprerò.

— Impossibile. Ci vuole un monte di quattrini.

— Lo so. Ma io ne guadagnerò dimolti. Il signore che abita in quel magnifico appartamento era un ragazzo povero quando arrivò a Boston: o perchè non ho da potere anch'io arricchire al pari di lui? E ne ho la ferma intenzione.

— Come avrà fatto a guadagnare tanto?

— Come abbia fatto _lui_ non so. Ci sono parecchi modi. Certuni dicono che tutto dipende dalla fortuna.... ma secondo me la bravura non è meno necessaria.