Il lampionaio

Part 44

Chapter 443,756 wordsPublic domain

Era situato sul pendio d'un poggetto, e da un lato un alto masso lo nascondeva allo sguardo dei passanti, dall'altro una quercia annosa stendeva sopra esso i suoi rami. La semplicissima cancellata di ferro che lo circondava era rivestita dell'edera piantata da Gertrude, che s'abbarbicava in graziosi festoni fin sulla muscosa roccia, una sporgenza della quale offriva un sedile presso la tomba di True Flint. La fanciulla vi sedette come di consueto, e rimasta alcuni minuti in contemplazione, col gomito appoggiato al ginocchio e la fronte reclinata sulla mano, drizzò la snella persona, mandò un sospiro profondo, poi sollevò il coperchio del suo paniere, versò i fiori sull'erba, e con dita agili e destre cominciò a tessere una leggiadra ghirlanda di cui, finita che l'ebbe, ornò la tomba ai suoi piedi. Sparse il resto dei fiori sugli altri due tumuli, e infine, preso un sarchielletto, e infilato un paio di guanti da giardinaggio, lavorò un'ora buona intorno all'aiuola e alle piante rampicanti con cui aveva fatto un pergolato.

Terminato il lavoro sedette di nuovo a piè della roccia, si tolse i guanti, rimosse dalla fronte le fitte bande lisce dei suoi capelli e si riposò, pensosa.

Compivano quel giorno sette anni da che lo zio True era morto; ma Gertrude non aveva cessato di ricordare amorosamente il buon vecchio. Spesso nei suoi sogni vedeva il suo piacente sorriso, udiva le sue confortanti parole, e notte e giorno l'immagine di colui che aveva reso serena e felice la sua infanzia, l'animava ad imitarne la umile e paziente virtù.

Ma mentre ella, con gli occhi fissi sul tumulo erboso che copriva la cara salma, rievocava le liete ore che essi avevano trascorse insieme, un'altra rimembranza veniva ad amareggiare quella tanto soave: la rimembranza di un terzo, la quale non poteva esserne separata, perchè quasi sempre egli partecipava alle gioie del loro focolare domestico; e seguendo il corso delle sue intime riflessioni ella esclamò quasi inconsciamente:

— O zio True, voi ed io non siamo divisi, ma Guglielmo non è più con noi!

— Oh, Gertrude, — disse in tono di rimprovero una voce, vicino a lei — ed è forse di Guglielmo la colpa? —

Ella sussultò, si volse, e vide colui ch'era l'oggetto de' suoi pensieri, fissarla con occhi miti e tristi, cercando di leggerle nel cuore; ma senza rispondere alla sua interrogazione, si nascose la faccia tra le palme.

Egli si gettò in ginocchio dinanzi alla giovanetta e come quando s'erano incontrati la prima volta nella loro fanciullezza, dolcemente le sollevò la testa china, le scostò le mani dal viso, e la costrinse a guardarlo, dicendole con accento supplichevole:

— Ditemi, Gertrude, ditemi, per pietà, che mi esclude dal vostro affetto? —

Ma ancora ella non trovò altra risposta che le lacrime che le scorrevano giù per le gote.

— Voi mi fate soffrire crudelmente, — egli continuò con veemenza. — Che cosa ho fatto, io, perchè m'abbiate tolto così la vostra amicizia? Perchè mi guardate con tale freddezza.... e perfino rifuggite da me? — egli soggiunse, poichè Gertrude, non potendo sostenere il suo sguardo fermo e indagatore, volgeva gli occhi altrove e cercava di liberare le mani dalla sua stretta.

— Io non sono fredda.... non ho mai inteso d'esser fredda verso di voi, — ella mormorò con voce mezzo soffocata dalla commozione.

— Oh, Gertrude, — egli riprese staccandosi da lei — vedo che avete totalmente cessato d'amarmi! Io tremai al primo vedervi, ritrovandovi così bella, così amabile, e amata da tutti, e temetti che qualche fortunato rivale avesse rapito il vostro cuore a quegli che lo possedeva fin da fanciullo. Ma neanche allora pensai che non mi riconoscereste _almeno_ i diritti d'un _fratello_ alla vostra affezione.

— Ma no, ma no, Guglielmo, — ella disse vivamente. — Non v'adirate.... Io sarò sempre per voi una sorella! —

Egli sorrise d'un sorriso doloroso.

— Avevo ragione dunque? Temevate ch'io chiedessi troppo, e per scoraggiarmi stimaste bene non concedermi nulla. Sia pur così. Forse la vostra prudenza è stata per il meglio; ma.... oh, Gertrude, mi avete spezzato il cuore!

— Guglielmo! — ella gridò, turbatissima. — Non sentite quanto stranamente suoni cotesto linguaggio in bocca vostra?

— Perchè stranamente? — replicò egli, quasi offeso. — È forse tanto strano ch'io v'ami? Non ho io per anni alimentato il ricordo del nostro antico affetto, non ho sempre riguardato la nostra riunione come l'unica mia speranza di felicità? Non mi ha quest'amorosa speranza sostenuto e confortato nelle mie fatiche, e fatto pregiare la vita nonostante la perdita de' miei cari? E vorrete, Gertrude, qui in cospetto dei freddi tumuli dove giacciono sepolti quelli che soli, oltre voi, amavo sulla terra, schiacciare e distruggere senza compassione questo solitario, ma pur....

— Guglielmo, — ella lo interruppe, ridivenuta calma, e parlando in tono benevolo, ma serio — vi pare onorevole parlarmi così? Voi dimenticate....

— No, non dimentico nulla! — egli esclamò appassionatamente. — So che non ho diritto di molestarvi, di tormentarvi, e non lo farò più. Ma Gertrude, _sorella_ Gertrude (giacchè il sogno d'un più stretto vincolo tra noi è svanito), non vogliate biasimarmi, nè vi maravigli troppo, se non mi sento ancora capace di fare la mia parte di fratello. Io non posso rimanere vicino a voi, non posso rassegnarmi ad essere pazientemente il testimonio della felicità d'un altro. Ma i miei servigi, il mio tempo, la mia vita sono ai vostri comandi, e nel mio esilio non cesserò mai di pregare Iddio che lo sposo da voi scelto, chiunque egli sia, si mostri degno della mia nobile Gertrude e l'ami, s'è possibile, quanto io l'amo!

— Che follia è cotesta, Guglielmo? — disse la fanciulla. — Io non sono fidanzata a nessuno; ma che debbo pensare del tradimento vostro verso Isabella?

— Isabella? — gridò il giovane, rizzandosi, come afferrato da una nuova idea. — È dunque arrivata fino a voi quella sciocca diceria? E voi avete potuto prestarvi fede, per quanto evidentemente falsa?

— Falsa? — fece Gertrude sollevando le palpebre fino allora abbassate, e gettando a Guglielmo, attraverso le lunghe ciglia umide di pianto, un profondo sguardo scrutatore.

Egli lo sostenne, calmo, a capo eretto, e rispose senza esitare, con un tono di maraviglia e di rimprovero:

— Falsa, sì! È mai possibile che, conoscendo tanto bene me e lei, ne abbiate dubitato pur un momento?

— Ahimè, — ella gridò — devo non credere alla testimonianza de' miei occhi e de' miei orecchi? Se mi fondassi su qualche altra meno sicura, potrei pensare che fui ingannata. Non tentate di nascondermi una verità ch'io sono in grado d'affermare. Trattatemi con franchezza. Oso dirlo, Guglielmo, la merito da voi, la merito!

— Franchezza, Gertrude? Ma siete voi stessa la misteriosa! S'io potessi mostrarvi a nudo l'anima mia, mi sarebbe agevole persuadervi della sua fedeltà, piena ed intera fedeltà, al suo primo amore. Quanto ad Isabella Clinton, se alludete a lei, i vostri occhi ed i vostri orecchi v'hanno ingannata anch'essi, se.... —

Ella l'interruppe:

— Ah, Guglielmo, Guglielmo! Avete così presto scordato la vostra devozione alla bella di Saratoga? La vostra riluttanza a lasciarla allontanarsi da voi per qualche giorno? Il gran dolore che vi cagionava la sola idea del suo pur breve viaggio, e l'amorosa impazienza che vi faceva parere quei pochi giorni un'eternità?

— Basta, basta! — esclamò il giovane, nella cui mente balenava la luce che doveva dissipare il mistero. — Ditemi invece dove avete risaputo coteste cose.

— Sul luogo stesso dove le diceste e le faceste. Il nostro primo incontro non avvenne già nel salotto del signor Graham. A Saratoga in un viale del passeggio, e in riva al lago, ad Albany sul piroscafo, io vi vidi insieme con la signorina Clinton, e vi riconobbi, non riconosciuta da voi. Là, le vostre parole m'accertarono di quel fatto che riferitomi da altri avrei posto in dubbio. —

La luce del sole mattutino non è più serena e ridente di quella della riaccesa speranza che illuminava adesso la faccia di Guglielmo.

— Ascoltatemi, Gertrude, — egli disse con un tono di fervore quasi solenne — e credete che dinanzi alla tomba di mia madre, alla presenza — (e in atto reverente alzava gli occhi al cielo) — del puro spirito che m'insegnò l'amore della verità, parlo con quella sincerità e quel candore che si convengono parlando agli angeli. Io non starò a discutere se abbiate udito proprio esattamente le parole di protesta e di preghiera da me rivolte alla signorina Clinton sul proposito del suo viaggio, e le espressioni della mia impazienza per il suo ritorno. Non m'indugerò nemmeno a ricercare dove fosse l'oggetto dei miei pensieri nel momento in cui, causa i felici mutamenti in esso operati dal tempo, sfuggiva al mio sguardo bramoso. Lasciate ch'io prima mi discolpi dall'imputazione che grava sopra di me; poi avremo agio di venire alle altre spiegazioni.

«È verissimo ch'io mi dolsi forte della improvvisa partenza d'Isabella per Nuova York, sotto un pretesto che non avrebbe dovuto avere alcun peso per lei. È verissimo ch'io tentai di far valere ogni miglior argomento per dissuaderla da quel capriccio, e, riuscita vana la mia eloquenza, cercai in tutte le maniere d'indurla almeno a ritornare il più presto possibile. E ciò non perchè la compagnia di quell'egoista fosse comunque necessaria alla mia felicità (al contrario anzi), ma perchè l'ottimo suo padre, il quale l'adora a segno che nessun sacrificio gli parrebbe eccessivo al fine di procurare un piacere a quell'unica sua figliuola, giaceva ammalato, lottando tra la vita e la morte, in un albergo d'una affollata città d'acque alla moda, dove gli mancavano comodi e quiete, ed era da lei abbandonato, con un'indifferenza che mi disgustava, alle cure d'una infermiera mercenaria e d'un giovanotto di buona volontà ma inesperto, come me.

«Che nell'assenza della figlia ingrata l'eternità potesse mettere un suggello a quella separazione, era un pensiero ch'io, indignatissimo, fui sul punto di manifestare: ma mi repressi, non volendo intromettermi tropp'oltre in una cosa che infine non mi riguardava, nè destare in Isabella apprensioni forse inutili. Se un sentimento egoistico entrava nella mia somma impazienza di vederla ritornata dove il suo dovere la chiamava, era unicamente il desiderio di essere dispensato dall'obbligo di supplirla al letto del mio amico infermo, e poter correre a colei dalla quale speravo un'accoglienza non impari all'ardore del mio affetto.... Figuratevi dunque se quella ch'io ricevetti agghiacciò il mio cuore palpitante....

— Ma adesso comprendete le ragioni della mia freddezza, — disse Gertrude volgendo a lui la faccia inondata di lacrime dove un sorriso di gioia splendeva come un'iride tra la pioggia estiva. — Adesso sapete perchè non osavo lasciar parlare l'anima mia....

— Sicchè, quest'era tutto? — gridò egli giubilante. — Voi siete libera, e posso amarvi sempre?

— Libera da ogni legame, sì, caro Guglielmo, salvo quello con cui m'avete avvinta a voi fin da bambina.... —

E stretti cuore a cuore, si dissero tutto l'amor loro, quell'amore che, nato nell'infanzia, cresciuto nella giovinezza, alimentato e rafforzato nella lontananza, reso perfetto dal dolore, doveva alfine allietare e santificare tutti i giorni futuri della loro vita.

— Ma, Gertrudina, — disse Guglielmo, quando, ritornati all'antica confidenza, sedettero l'uno accanto all'altra e presero a discorrere con piena libertà del passato — come hai potuto pensare pur un momento che Isabella Clinton avesse per me un prestigio che le facesse usurpar il tuo posto nel mio affetto? Io, almeno, non t'ho fatto un simile torto: se mi sono creduto soppiantato da un altro, m'immaginavo però ch'egli fosse un eroe di virtù così splendide da essere incomparabili.

— E chi potrebbe compararsi ad Isabella? — domandò Gertrude. — Ti maravigli ch'io dubitassi della tua fedeltà, considerando la sua bellezza, la sua eleganza, la sua cospicua condizione sociale, e l'occasione che tu avevi d'apprezzare tutti questi vantaggi?

— Ma che valore hanno, per chi la conosca come la conosciamo noi due? Un piglio altezzoso e sprezzante non distrugge forse l'effetto della bellezza? Può l'eleganza scusare la scortesia, o la nobiltà della nascita supplire alle deficienze naturali? Quanto al denaro, l'ho io mai bramato se non per provvedere al benessere tuo.... e al loro? — E così dicendo accennava le tombe della madre e del nonno.

— Oh, mio Guglielmo, tu sei tanto disinteressato!

— Non in questo caso. Possedesse Isabella la bellezza di Venere e la sapienza di Minerva, non mi avrebbe fatto dimenticare che poca felicità è da sperarsi con una fanciulla tutta dedita alla ricerca dei piaceri mondani, e dimentica degli affetti e dei doveri più sacri. Potevo io vederla fuggire dalla camera del padre malato per correre a divertirsi tra gli omaggi d'una folla oziosa, o, se condotta riluttante al suo letto, scansare le fatiche delle cure e delle veglie che il suo stato richiedeva, e illudermi che una donna tale fosse atta a divenire la benedizione e l'ornamento del mio focolare domestico? Come non avrei paragonato la sua colpevole negligenza, la sua mal dissimulata petulanza, la leggerezza del suo spirito irriverente, con la dolce e amorosa devozione, la santa pazienza, la profonda e fervida pietà della mia Gertrude? Io avrei tradito me stesso più ancora che te, carissima, se Isabella, col carattere che m'ha mostrato, avesse fatto venir meno la mia ammirazione e il mio amore per colei ch'è un modello di tutte le virtù femminili. E quando guardo la piccola compagna d'un tempo, di cui serbavo un così tenero ricordo, trasformata in una donna avvenente e graziosa le cui dolci attrattive sono coronate da una bellezza quasi inesprimibile, e penso che il suo cuore è sempre mio, oh, la mia felicità mi sembra troppo, troppo grande. Mi fosse concesso di farne partecipi quelli che tanto ci amarono tutt'e due! —

E chi può dire che non ne fossero partecipi? Che lo spirito dello zio True non fosse presente e gioisse dell'adempimento di tutte le sue più rosee profezie? Che il vecchio nonno non assistesse invisibile a quella scena e vedesse come i suoi dubbi e i suoi timori si mutassero in liete certezze? Che l'anima della madre gentile la quale, ancor vivente, aveva presagito quell'incontro in un sogno estatico, non benedicesse la coppia felice? Ella, che coi precetti inculcati al suo figliuolo fin dalla più tenera età, con gli ammonimenti datigli nella giovinezza, e la vigile guida del suo spirito disincarnato lo aveva armato per la lotta contro le tentazioni, sostenuto nelle sue prove, e restituito trionfante alla dolce amica della sua infanzia, per certo aleggiava sui due virtuosi amanti, godendo nella realtà la gioia pregustata in quella mirifica visione ove le era stato così vivamente dipinto il connubio tra il suo Guglielmo strappato dall'amorosa sua cura ai pericoli che lo insidiavano, e la figliuola del suo cuore resasi degna, per la perseveranza nelle vie del bene, d'una così alta e perfetta ricompensa.

L.

Di purissima luce un raggio splende Delle tenebre nostre nell'orrore Quando per sempre ogni altra luce è spenta: Celeste raggio acceso dal Signore.

Le ombre s'allungavano, volgendo già il sole al tramonto, quando Guglielmo e Gertrude si levarono da sedere per lasciare il camposanto.

Uscirono dal cancello opposto a quello donde era entrata la fanciulla, perchè egli aveva lasciato là il calessino e il cavallo con cui era venuto. Il legno si trovava sempre al suo posto; ma l'animale era riuscito a sciogliersi dalle briglie che lo legavano e, scostatosi dalla strada, brucava allegramente l'erba, guardando ogni tanto intorno e annusando l'aria. Pareva che non vedendo ritornare il padrone si disponesse a svignarsela da solo.

Ma chiamato dal giovane, venne a lui docilmente, e riattaccato al calesse, dove Gertrude prese posto, partì di buona lena, quasi fosse contento di correre dopo una lunga sosta, e in meno di mezz'oretta condusse i due fidanzati a villa Graham.

Non appena giunti in vista della casa, Gertrude, la quale conosceva bene le consuetudini della famiglia, capì che avveniva qualche cosa di straordinario. Si notava, dietro i cristalli, un muover di lumi in varie direzioni; l'ingresso principale dell'atrio era spalancato; perfino, cosa da lei mai veduta, un gran fuoco ardeva nel caminetto della sala d'onore, come si poteva discernere oltre le finestre; infine, quando furono più vicini, s'avvide che il portico era pieno di bauli e valigie.

Questi segni annunziavano l'arrivo della signora Graham, e probabilmente d'alcuni ospiti: ella lo congetturò subito; e certo l'improvvisa comparsa di quella chiassosa e irrequieta persona proprio nel momento in cui ella desiderava ardentemente profittare dell'opportunità di presentar Guglielmo a suo padre e ad Emilia, l'avrebbe contrariata, se non fosse stata troppo felice perchè una tale inezia potesse turbare la sua gioia. Forse quel pensiero le si presentò alla mente, ma svanì subito.

— Prendiamo per il viale, — ella disse — così Giorgio ci vedrà, e verrà a condurre il tuo cavallo in scuderia. Entreremo dalla porticina laterale.

— No, — rispose Guglielmo — non posso entrare ora: la casa è, pare, piena di gente, e inoltre ho un fissato in città, alle otto. Poco ci manca, e ho promesso d'essere puntuale; — soggiunse guardando l'orologio — non credevo che fosse tanto tardi. Ma ti rivedrò domani, non è vero? —

Gertrude gli rivolse uno sguardo ch'esprimeva il suo pieno consenso, e con una lunga stretta di mano e un amoroso sorriso si separarono.

Appena aperto il cancello, Gertrude si trovò tra le braccia di Fanny Bruce, la quale aveva impazientemente aspettato la partenza di Guglielmo per impadronirsi di lei, e con molte lacrime e molti baci congratularsi e ringraziare Dio di rivederla uscita a salvamento da quell'orribile piroscafo; giacchè le due giovani s'incontravano ora per la prima volta dopo la catastrofe.

— È arrivata la signora Graham? — domandò Gertrude, quando, calmate le effusioni di tenerezza, s'avviarono insieme verso la casa.

— Sì, sì! — rispose Fanny. — La signora Graham, e Rina, e Isabella, e una bambinetta, e un signore malato.... il signor Clinton, credo.... e un altro signore. Ma questo è andato via.

— Chi è andato via?

— Un signore alto, d'aspetto nobile, con grandi occhi neri, bello in viso, bianco di capelli come se fosse vecchio: ma non è.

— E dite ch'è partito?

— Sì; non era venuto con gli altri. L'avevo trovato già qui.... Sarà un'oretta che se n'è andato. L'ho sentito dire alla signorina Emilia che aveva un fissato con un amico a Boston, ma che forse ritornerebbe stasera. Ne avrei piacere: dovreste conoscerlo, signorina Gertrude! —

Erano giunte all'ingresso della casa, e Gertrude udiva già la voce sonora della signora Graham, proveniente dal salotto a destra. Ella discorreva con suo marito ed Emilia, e nell'atto che la giovane entrò stava dicendo:

— Oh, è la cosa più terribile ch'io abbia mai udito in vita mia! E pensare, Emilia, che voi eravate a bordo.... E la nostra Isabella! Povera figliuola, non ha ricuperato ancora i suoi bei colori, dopo quello spavento! E anche Gertrude Flint.... A proposito, dov'è?... Dicono che quella ragazza s'è comportata mirabilmente.... —

Si voltò, e vistala sulla soglia le corse incontro e la baciò con cordialità sincera. La signora Graham, sebbene un po' grossolana e impetuosa, non era in fondo priva di buoni sentimenti che si mostravano se un'occasione li destava.

L'entrata delle due fanciulle avendo interrotto i commenti e le esclamazioni della loquace signora sulla catastrofe, ella finalmente pensò alla necessità di togliersi il cappello, il velo, lo scialle, la sciarpa, dei quali due ultimi indumenti s'era liberata a mezzo lasciandoli strascicare sul pavimento.

— Basta! — ella esclamò. — Sarà meglio ch'io segua l'esempio delle ragazze e vada a levarmi di dosso questa roba impolverata. C'è da rimaner sepolti nella polvere, in treno! Ma è sempre meno male che avventurarsi su uno di quegli orribili piroscafi come mio fratello Clinton pazzamente ci proponeva. Dov'è Brigida? Bisogna che venga a raccattare un po' le cose mie....

— V'aiuterò io, — disse Gertrude pigliando in una mano una sacca da viaggio, gettandosi sul braccio la sciarpa, caduta a terra, e seguendo da presso la signora a fine di reggere l'estremità strascicante del pesantissimo sciallone che le scivolava giù dalle spalle.

Ma sul primo pianerottolo venne fermata da Rina Ray che la strinse in un caldo amplesso; e fu costretta a deporre il suo carico per rispondere alle carezze e ai baci dell'amica.

In capo alla scala, poi, incontrò Isabella avvolta in un accappatoio, con una gran brocca in mano, e un viso quanto mai acerbo. Tuttavia posò la brocca per terra e salutò Gertrude di buona grazia.

— Sono ben lieta di vedervi in vita, — ella disse — benchè io non possa guardarvi senza rabbrividire.... la vostra vista mi ricorda tanto quel giorno terribile in cui abbiamo corso un mortale pericolo! Sorte, essere state salvate mentre tanti affogarono! Mi maraviglio sempre, Gertrude, della vostra calma in quei momenti.... Io avevo perduto la testa, e non avrei saputo che fare, se voi non vi foste trovata lì per suggerirmelo. Oh, Dio, non parliamone più.... è una cosa a cui non devo pensare! — Con un brivido e una scrollatina di spalle lasciò cadere il discorso, e si mise a chiamare la cugina con tono stizzoso:

— Rina, o dove ti sei cacciata? Credevo che tu pensassi a farci portare l'acqua! —

Rina, che in obbedienza a un clamoroso appello della zia era corsa in furia nella camera di questa con la sacca da viaggio che Gertrude aveva lasciata sul pianerottolo, arrivò, trafelata, domandando:

— Non è ancora venuto nessuno? Ho pur sonato due volte!

— No, nessuno! — rispose Isabella. — E vorrei pure lavarmi il viso e arricciarmi i capelli, s'è possibile, prima del tè.

— Datemi la brocca, — disse Gertrude. — Io scendo, e vi manderò Gianna con l'acqua.

— Grazie, — fece Bella a mezza voce.

Rina s'oppose:

— Ma no, ma no, Gertrude, vo io. —

Gertrude però scendeva già le scale.

Ella trovò la signora Ellis turbata e in grande perplessità.

— Ah, povera me, sono rimasta di sasso! — esclamò la governante. — Piombano qui, senza una parola d'avviso, cinque persone.... e io non ho nulla in casa da servire col tè! Non un dolce fino, non quattro fette di prosciutto! E s'intende, saranno affamati, dopo un così lungo viaggio, e pretenderanno qualche cosa di buono....

— Oh, se sono affamati, signora Ellis, mangeranno volentieri anche il manzo salato, i biscotti freschi e la focaccia! Se volete darmi le chiavi caverò fuori le conserve, e l'argenteria di gala, e vedrò che la tavola sia apparecchiata per benino. —

Nulla pesava a Gertrude, quella sera. E dov'ella metteva le mani, tutto andava a maraviglia. Gianna, animata dal suo esempio, fece prodigi d'attività; e quando la tavola del tè, veramente appetitosa, fu pronta, la signora Ellis, girato lo sguardo intorno e visto che di meglio non poteva desiderare, fissò Gertrude negli occhi raggianti, osservò le sue gote invermigliate, il suo fulgido sorriso, ed esclamò nella propria ignoranza:

— Dio buono, Gertrude, si direbbe che siete esultante di gioia nel vedere di ritorno quelle signore! —

Pochi minuti innanzi che il tè fosse servito, mentre Gertrude sceglieva i tovagliolini nell'armadio dello stanzino delle porcellane, Rina Ray fece capolino all'uscio, poi entrò conducendo per mano una bimba lindamente vestita a bruno. La sua faccia era tutta ridente, ma quando volle parlare ruppe in lacrime, e gettando le braccia al collo dell'amica le mormorò all'orecchio:

— O Gertrude, sono tanto felice! Ho bisogno di dirvelo....

— Felice? — disse Gertrude. — Ma allora non dovete piangere! —