Part 43
Le regole convenzionali, le costrizioni imposte, che tanto spesso reprimono lo sfogo dei sentimenti umani, non esistevano per quella schietta figlia della natura ch'era Emilia Graham. Ella e Filippo Amory s'erano amati nella loro fanciullezza; erano stati divisi quasi fanciulli ancora; e tali ritornavano ritrovandosi. Durante il lungo volgere d'anni da che rimaneva esclusa dal mondo esterno, ella era vissuta in mezzo alle care memorie del passato, salva dai contagi mondani, conservando tutta l'ingenua semplicità virginale, tutta la freschezza della sua primavera; e Filippo, che non aveva contratto altri vincoli se non forzato dalle circostanze, si sentiva rifluire nelle vene la sua prima gioventù, mentre Emilia con la destra sul suo capo benediceva Dio d'averle concesso la gioia di riabbracciarlo.
Ella non poteva vedere come il tempo avesse inargentato i suoi capelli, e velato della sua ombra il volto ch'ella amava; ma ritornasse egli nella forma del focoso giovanetto dagli occhi sfolgoranti, in cui era apparso per l'ultima volta al suo sguardo, o dell'uomo maturo dalla chioma precocemente incanutita che rendeva difficile ai curiosi determinare la sua età, o dell'anima assunta alla gloria degli angeli in cui lo sognava nei suoi sogni del Paradiso, era lo stesso per colei il cui mondo era un mondo di spiriti.
E a lui, nel mirare quel viso del quale tanto aveva temuto l'espressione, e che invece splendeva d'una santa luce d'amore e di pietà, sembrava che la testa della vergine cieca fosse cinta di un'aureola celeste.
E però la loro riunione apparteneva più al cielo che alla terra. Se le loro anime si fossero incontrate di là dalla tomba, nel soggiorno beato dove quelli che da lungo tempo furono divisi si ricongiungono in eterno, appena la loro gioia sarebbe potuta essere più pura, la loro felicità più perfetta.
Quando alfine sedettero tranquilli l'uno accanto all'altra, con le dita sempre amorosamente intrecciate, Filippo udì dalle labbra d'Emilia tutta la storia del suo dolore: le speranze e i timori, le preghiere e la disperazione; narrò poi egli a lei le sue tristi vicende, ed ella, ascoltandolo, lasciò cadere molte lacrime e molti baci sulle mani che teneva tra le sue. Allora soltanto cominciarono a credere alla realtà di quella consolazione tanto lungamente negata, ma oramai così pienamente concessa, che prometteva loro giorni felici anche su questa terra.
Emilia pianse sulle sventure e sulla morte prematura di Lucia, e apprendendo che la fanciulla a cui aveva posto tanto affetto e da lei con tanta cura educata era la figliuola di Filippo, inalzò a Dio una tacita preghiera di gratitudine per averle affidato nell'apparentemente inutile e desolata sua vita una così nobile, così santa missione.
— Se potessi amarla di più, caro Filippo, — ella disse — lo farei per amor vostro e della dolce e innocente sua madre che tanto sofferse!
— E voi mi perdonate, Emilia? — domandò egli, quando, finito di narrare il doloroso passato, s'abbandonarono alla soave delizia dell'ora presente.
— Perdonarvi?... Oh, caro, che ho da perdonare?
— La tremenda disgrazia che vi avvolse in perpetue tenebre.
— Filippo! — esclamò ella in tono di rimprovero. — Potete credere ch'io ve ne facessi una colpa, ch'io vi biasimassi un momento solo pur nel mio segreto pensiero?
— Non volontariamente, ne sono sicuro, cara. Ma avete dimenticato ciò ch'_io_ non potrò dimenticare mai.... che nel tempo della vostra angoscia, non soltanto il soverchiante pensiero, ma le vostre labbra stesse proclamarono la mia condanna.... il diniego di quella pietà, di quel perdono che la vostra anima torturata non trovava per il crudele che v'aveva fatto tanto male.
— Voi, crudele! Mai, neppure nel mio più disperato delirio, io non vi feci cotesta ingiuria, Filippo, cotesta accusa immeritata!... Il mio cuore poco filiale mormorò contro l'ingiustizia di mio padre, ma verso di voi non fu mai reo di un tale tradimento.
— Quella maligna donna mentì dunque asserendomi che il solo mio nome vi faceva rabbrividire?
— S'io rabbrividivo, era perchè tutto l'essere mio si ribellava all'idea del torto immane che avevate patito.... Oh, siatene certo, s'ella v'affermò che i miei sentimenti per voi erano altri che di pietà e d'immutabile affetto, le sue parole derivavano da un deplorevole errore!
— Dio, Dio, come perfidamente fui ingannato! — gemette egli.
— Non dite perfidamente, — replicò Emilia. — La signora Ellis, con tutta la sua severa formalità, fu vittima anch'essa delle circostanze. Era un'estranea tra noi, e vi credeva diverso da quel che eravate; ma se l'aveste veduta, alcune settimane dopo, piangere amare lacrime sulla parte da lei assunta nei fatti che vi spinsero alla disperazione, e, si credeva allora, alla morte, avreste sentito, come sento io, che l'avevamo giudicata male, e che un cuore di donna palpitava sotto quell'apparenza di dura pietra. L'intensità del suo dolore mi maravigliò allora: adesso comprendo ch'era acuito da un rimorso ch'io non sospettavo. Ma dimentichiamo le tristezze del passato e confortiamoci nella fede che la mano amorosa da cui ci è data questa gioia ci afflisse finora con fini di misericordia.
— Di misericordia? — esclamò Filippo. — E dove ne scorgete nella mia sciagura e nella vostra? Può essere una mano amorosa quella che fece di me lo strumento fatale, e di voi la vittima, d'una delle più gravi sventure umane?
— Non parlate della mia cecità come d'una sventura! — rispose Emilia. — Da gran tempo ho cessato di considerarla tale. Soltanto nell'oscurità della notte vediamo brillare le luci del cielo, soltanto quando siamo esclusi dalla terra possiamo varcare le porte del Paradiso. Finchè avevo occhi per contemplare le maraviglie della natura e le glorie del Signore, li tenevo chiusi tuttavia dinanzi alle manifestazioni della bontà divina onde ero circondata. Mentre godevo i bellissimi e splendidissimi doni profusi sul mio cammino, obliavo di ringraziare e lodare il donatore; e con cuore ingrato, procedevo spensierata nel mio peccaminoso egoismo senza por mente alle insidie lusinghiere tese sui passi della gioventù.
«E però la mano paterna di Colui che sempre vigila sopra di noi per il nostro bene, arrestò la creatura errante fuor della via che sola conduce alla pace, e quantunque il castigo giungesse improvviso ed aspra fosse la disciplina della verga punitrice, la misericordia nondimeno temperò la giustizia. Dalla tomba delle mie gioie sepolte sbocciarono speranze che fioriranno nell'immortalità. Dalle nubi e dalle tenebre sorse una fulgida aurora. Ciò ch'era nascosto alla veduta corporale si rivelò all'anima destata dalla vera luce, e il mio spirito turbato acquistò l'eterno riposo già sulla terra. Non piangete dunque, Filippo, sul mio fato ch'è lungi dall'essere triste: ma gioite con me nel pensiero di quel felice e non lontano risveglio, quando con gli occhi riaperti nella visione della beatitudine celeste, io starò dinanzi al trono di Dio, e fruirò della gloriosa presenza da cui, senza la luce sgorgata nell'anima mia dalla profondità delle mie tenebre terrestri, sarei stata forse bandita in sempiterno. —
Nel momento che Emilia finiva di parlare e Filippo, compreso d'ammirazione e di rispetto, contemplando nel suo viso raggiante d'un santo gaudio il trionfo dello spirito immortale, meditava sulla maestà e la potenza conferite da una pietà sincera, l'uscio s'aprì bruscamente ed entrò il signor Graham.
Il suono del noto passo troncò il sublime volo dei loro pensieri. Il colore che l'eccitazione aveva dato alle gote d'Emilia svanì in una pallidezza più intensa della consueta, mentre Filippo si rizzava lentamente dal posto che occupava al suo fianco, e con gesto deliberato si poneva di fronte al patrigno.
Il signor Graham, il quale aveva l'aria tra stupita e scrutatrice d'un padrone di casa che trova nel suo salotto un visitatore ch'egli non conosce eppur sembra aspettare d'essere riconosciuto, si volse verso sua figlia come sperando di venir tratto d'impaccio da una regolare presentazione. Ma Emilia, turbatissima, taceva, e Filippo rimaneva immobile, impassibile.
Quando il vecchio, che seguitava ad avanzarsi, incerto, fu a due passi da quest'ultimo, si fermò di botto, colpito dal suo fiero atteggiamento, e lo fissò in volto: ma non appena i suoi occhi s'incontrarono negli occhi fulminei del suo figliastro, vacillò, stese la mano verso la mensola del caminetto, e certo sarebbe caduto se Filippo non fosse stato pronto a sorreggerlo e farlo adagiare nella sua poltrona collocata dirimpetto al sofà.
Nessuno ancora pronunziava una parola.
Finalmente il signor Graham che, piombato a sedere di peso, non distoglieva lo sguardo attonito dal redivivo, esclamò con voce commossa:
— Filippo Amory! Oh, Dio mio!
— Sì, babbo, — disse Emilia alzandosi di scatto e afferrando un braccio di suo padre — è Filippo! Colui che per tanti anni abbiamo creduto morto, ci è reso sano e salvo! —
Egli si rizzò, e appoggiandosi alla spalla della figliuola s'avvicinò di nuovo al figliastro che, incrociate le braccia sul petto, aveva ripreso la sua attitudine rigida e severa. Il robusto vecchio camminava con un passo malsicuro assai diverso dal solito, e la sua mano era agitata da un tremito mentre la tendeva a Filippo.
Ma Filippo non la prese, nè rispose verbo.
Il signor Graham, parlando ad Emilia senza ricordarsi ch'ella non vedeva quella scena, disse con un tono d'amarezza e insieme di rammarico:
— Non posso biasimarlo.... Feci un torto ingiusto al ragazzo, e Dio lo sa!
— Ingiusto! — esclamò Filippo con voce così cupa da far quasi paura. — Dite che avete funestato la sua vita, distrutto la sua gioventù, spezzato il suo cuore, infamato il suo nome!
— No, Filippo, — replicò a quest'ultima accusa il signor Graham che aveva chinato il capo sotto le altre — cotesto no! Cotesto no! Nell'onore vostro non vi recai nessun danno. Scopersi il mio errore prima d'avervi denigrato pubblicamente.
— Lo riconoscete l'errore, dunque?
— Sì, lo riconosco! Imputai a voi la colpa che, come n'ebbi la prova, era stata commessa da quello de' miei impiegati in cui riponevo intera fiducia. Appresi la verità quasi subito, ma, ahimè, già troppo tardi per richiamarvi. Poi vennero le notizie della vostra morte, e mi dolse forte che l'offesa fosse ormai irreparabile. Ma non era strano il mio abbaglio, Filippo: me lo dovete concedere. Archer mi serviva fedelmente da più di vent'anni: come avrei dubitato di lui?
— Oh no, non era strano! — disse amaramente Filippo Amory. — Poichè una colpa era stata commessa, era anzi naturalissimo che l'imputaste a me. Non mi credevate capace che di male azioni.
— Fui ingiusto, lo ripeto, — replicò il signor Graham tentando di riassumere la propria dignità. — Però qualche ragione ce l'avevo.... ce l'avevo.
— Forse.... Cotesto ve l'accordo.
— Ebbene, stringiamoci la mano, e procuriamo di mettere in oblio il passato. —
Filippo non s'ostinò a rifiutare l'offerta, ma non l'accettò con troppo ardore.
Il signor Graham tuttavia parve considerare bell'e fatta la pace, e con un'aria di sollievo, come se sentisse liberata la coscienza dal peso che l'aggravava da anni (perchè egli aveva una coscienza, quantunque non tenerissima), si accomodò nella sua poltrona, e pregò il figliastro di raccontargli le proprie vicende.
Questi lo sodisfece, compendiosamente; e l'attenzione prestata dal patrigno al suo racconto, il vivo interessamento con cui egli s'informava dei particolari, gli provarono che in quel ventennio il rimpianto e il rimorso avevano dimolto addolcito il cuore dell'uomo superbo, per cui ognuna delle memorie evocate era la puntura d'un rimprovero.
Il signor Amory non fu in grado di spiegare la notizia corsa della sua morte affermata al dottor Jeremy dal suo corrispondente da Rio. Ma da un confronto di date risultò probabile che a questi l'avesse data il negoziante per conto del quale Filippo viaggiava e che non sapendo più nulla di lui lo credeva verosimilmente vittima dell'infezione dominante nel paese basso e malsano dov'era stato mandato. Poche settimane dopo era morto egli stesso.
Nè dal canto suo il reduce fu meno maravigliato di sentire che i suoi amici di Boston erano giunti a conoscere la sua fuga nel Brasile. Ma qui la spiegazione era più facile: il bastimento su cui s'era imbarcato aveva fatto diretto ritorno in quel porto, e non mancavano a bordo, tra i marinari e gli ufficiali, persone che potessero diffusamente rispondere alle inchieste, incamminate dal buon dottore mesi innanzi, le quali essendo accompagnate dall'offerta d'una generosa ricompensa, non avevano ancora cessato d'attirare l'attenzione del pubblico.
Tra i molti casi strani e romanzeschi che si svolgevano, nessuno faceva sul signor Graham un'impressione così profonda come il fatto che la fanciulla educata sotto il suo tetto e divenutagli tanto cara nonostante qualche cozzo d'interessi e d'opinioni, fosse proprio la figliuola di Filippo Amory! E mentre, finito il racconto, usciva dal salotto per ritirarsi, secondo il suo costume, nella biblioteca, andava ripetendo:
— Singolare coincidenza! Singolarissima! —
Non appena andatosene lui, un altro uscio s'aprì pian piano, e Gertrude guardò dentro timidamente.
Suo padre mosse tosto verso di lei, e, cingendole la vita con un braccio, la trasse presso ad Emilia; poi, senza parlare, le strinse entrambe in un medesimo lunghissimo amplesso.
La cieca esclamò:
— Oh, Filippo, dovete pure riconoscere la misericordia e l'amore di chi ci ha serbati a una felicità come questa!
— Cara Emilia, — egli rispose — io sono pieno di gratitudine.... Insegnatemi voi come e dove debbo offrirne il tributo! —
Le parole non potrebbero descrivere l'ora di dolce comunione che seguì fra quelle tre anime: l'estasi silenziosa di Emilia, la gioia appassionatamente espressa di Filippo, la tenera commozione di Gertrude che li contemplava con occhi splendenti d'amore e di fede.
Era quasi la mezzanotte quando il signor Amory si dispose a partire. Emilia, la quale aveva sperato ch'egli sarebbe rimasto a villa Graham come in casa propria, insistette per trattenerlo, e Gertrude unì alle vive preghiere di lei quella tacita del suo sguardo. Ma egli si mantenne fermo nella propria risoluzione con una serietà che provava quanto fosse irremovibile.
— Filippo, — disse infine la cieca posandogli una mano sulla spalla — voi non avete ancora perdonato a mio padre. —
Ella aveva letto nel suo pensiero. Egli sussultò al suo tono di rimprovero, ma tacque.
— Gli _perdonerete_, però, gli _perdonerete_, — ella proseguì con voce supplichevole. — Non è vero, caro? —
Filippo esitò un poco, poi la guardò e rispose:
— Sì, per amor vostro, Emilia, gli perdonerò.... col tempo. —
Partito ch'egli fu, Gertrude, dopo essersi indugiata sulla soglia, finchè non vide svanire la sua figura discernibile appena al fievole lume della luna calante, rientrò nel salotto dicendo con un gran sospiro di sodisfazione:
— Oh, che giornata è stata questa! —
Ma subito si represse alla vista d'Emilia che, in ginocchio accanto al sofà, giunte le mani, la faccia alzata al cielo, pareva, nella sua candida veste fluente intorno a lei sul pavimento, la personificazione della purità e della preghiera.
Pianamente, la fanciulla s'inginocchiò al suo fianco, le cinse un braccio al collo, e così unite offersero a Dio i ringraziamenti e le lodi che salivano dai loro cuori traboccanti di gioia e di riconoscenza.
XLIX.
Gentil creatura, te bambina amai, Per terra e mari sempre meco in cuor L'immagin tua, la voce tua portai. Deh, parla, o cara, e per me vivi ancor!
HEMANS.
True Flint era stato reverentemente sepolto dal suo vecchio amico Cooper nell'antico cimitero attiguo alla chiesa dove questi teneva l'ufficio di sagrestano: un cimitero da lungo tempo abbandonato, come mostravano le sue pietre ricoperte di musco e in parte rovesciate. Ma prima che il già cadente edifizio dovesse cedere il luogo a una bella chiesa moderna, i venerati resti dello zio True avevano trovato un più sicuro riposo.
Col gusto delicato e il pietoso sentimento che ai nostri giorni fanno eleggere per le sacre dimore dei morti luoghi tra i più ameni, un delizioso boschetto su terreno ondulato, poco lontano dalla villa del signor Graham, era stato adibito a uso di camposanto rurale. E nell'angolo più tranquillo e ridente di quell'asilo di pace, il buon lampionaio dormiva il sonno eterno.
Quella zolla di terra acquistata per affettuosa liberalità di Guglielmo, scelta da Gertrude e da lei abbellita di fragranti rose e d'edera sempre verde, racchiudeva adesso anche le salme del signor Cooper e della signora Sullivan. Su quelle tre tombe la fanciulla educava molti fiori inaffiati dalle sue lacrime. E segnatamente nelle ricorrenze degli anniversari, ella considerava come un pio e caro dovere l'ornarle di fresche ghirlande.
Con questo fine, in un bel pomeriggio circa una settimana dopo il felice evento, ella si dirigeva dalla villa al camposanto. Recava appeso al braccio un paniere contenente la sua offerta, e affrettava il passo, tutta assorta nei suoi pensieri.
Aveva lasciato suo padre con Emilia. Benchè egli le avesse espresso il desiderio di visitare una volta la tomba dello zio True, s'era astenuta dall'invitarlo ad accompagnarla vedendoli discorrere insieme con tale evidente piacere, che le sarebbe parso un peccato disturbarli.
E appunto alla loro calma e serena felicità ella pensava, incominciando la sua passeggiata, e pensava anche ai vincoli d'affetto che la univano ad entrambi, all'amore d'Emilia posto a sì lunghe e dure prove, alla tenerezza che profondeva su lei in mille modi il padre ritrovato, e che, lo sentiva, ella poteva ricambiare appena con la sua devozione per tutta la vita.
Ma poi, ogni poco, in mezzo alle sue riflessioni sulla dolce e fida amicizia tra lei ed Emilia, che gli anni avevano resa sempre più forte, e su quell'affezione paterna e filiale di così recente origine eppure già tanto intima, tanto viva, che il tempo nulla avrebbe potuto aggiungervi, i ricordi d'un altro amore, più antico e non meno tenero, adesso, ahimè, miseramente infranto, le si riaffacciavano a mal suo grado. Ella tentò di bandire dalla sua memoria l'infedeltà di Guglielmo, stimando che sarebbe stata ingratitudine piangere le speranze perdute, dimentica delle sante gioie che le restavano ancora. Tentò di ribadire nell'animo suo la risoluzione ultimamente presa di non pensar mai a ciò ch'era stato il più amaro dolore della sua vita passata, per consacrare tutto il rimanente dei suoi giorni alla felicità di suo padre e d'Emilia.
Non ci riusciva però. Quei ricordi penosi ritornavano in folla, insistenti, soverchianti, ad onta d'ogni suo sforzo per cacciarli, e infine cessando la vana lotta ella s'abbandonò a una profonda e malinconica meditazione.
Ella aveva ricevuto altre due visite di Guglielmo, dopo la prima. La seconda era stata assai simile a questa, e nell'ultima il loro impaccio era aumentato anzichè scemare. Parecchie volte, invero, il giovane aveva mostrato un'intenzione di rompere il ghiaccio, e ritornare all'usata familiarità di linguaggio e di maniere: ma tosto un rossore, o un'aria di confusione e d'angoscia, della fanciulla, lo facevano desistere da ogni tentativo di dissipare quel riserbo, quella mancanza di confidenza che mettevano tra loro una barriera. Dal canto proprio Gertrude, in tutt'e due le occasioni, s'era proposta d'accoglierlo con la franchezza e la cordialità ch'egli doveva attendersi da lei; al suo presentarsi, infatti, gli aveva sorriso affettuosamente, e porto la mano in atto così fraterno, da incoraggiarlo a trattenerla nella sua e stringerla con calore: ma parendo egli allora in procinto di parlarle a cuore aperto, di liberarsi dal peso d'un grande segreto, ella s'era bruscamente ritratta, e preso su un lavoretto pur che fosse, gli aveva rivolto mentre sembrava applicata a quello, una domanda su cose indifferenti: contegno che sbaragliava le sue idee, e lo sconcertava per tutta la durata della visita.
Ora, ponderando i miseri e penosi risultati di questi loro colloqui, ella quasi desiderava ch'egli cessasse di rinnovarli, perchè credeva che i sentimenti d'entrambi sarebbero meno feriti da una totale separazione, che da incontri in cui divenivano sempre più estranei l'uno all'altra.
Per quanto fosse strano, ella non aveva partecipato a Guglielmo l'evento, tanto importante per lei, della scoperta di suo padre, d'un padre che così caramente amava. Una volta s'era accinta a farlo, ma il solo pensiero di parlare all'amico dei suoi primi anni di ciò che la toccava nell'intimo dell'anima, la turbava a segno, che aveva taciuto per tema d'essere soverchiata dalla commozione, e, perduta la padronanza di sè, trascinata a tradire il suo dolore.
Ma una cosa l'angosciava sopra ogni altra. Nel suo primo vano tentativo di gettare la maschera, Guglielmo aveva chiaramente accennato alla propria infelicità; e prima ch'ella trovasse modo di mutar discorso, e scansare una confidenza alla quale non si sentiva preparata, egli era giunto a manifestarle una malinconica sfiducia nell'avvenire.
Ella non poteva spiegarsi cotesta confessione, se non connettendola col suo fidanzamento: e le destava il sospetto che, abbagliato dalla rara bellezza d'Isabella, egli si fosse impulsivamente avvinto ad una fanciulla che non era capace di renderlo felice. Le piccole scene di cui il caso l'aveva fatta testimone, la confermavano in questa idea, giacchè ogni volta che le era accaduto di vedere insieme i due innamorati e d'udire le loro parole, Guglielmo pareva avere qualche ragione di malcontento.
— Egli l'ama, — pensava Gertrude — e anche l'onore lo impegna; ma già s'avvede della disarmonia tra le loro nature. Povero Guglielmo! È impossibile che sia felice con Isabella! —
E il tenero e pietoso cuore di Gertrude non gemeva sulla propria afflizione più che sul disinganno che doveva soffrire Guglielmo se mai aveva sperato di trovar pace nell'unione con una ragazza così prepotente, stizzosa, irragionevole.
Assorta in queste riflessioni, camminava con una rapidità che quasi non avvertiva, e arrivò presto ai filari di grandi pini che ombreggiavano l'entrata del camposanto: là, sostò un momento per godere la fresca brezzolina alitante fra i rami, poi passò il cancello, volse a destra, nel viale carrozzabile, e cominciò lentamente la salita.
Il luogo, sempre tranquillo, era in quell'era solitario, e come segregato dal mondo: tranne i gorgheggi di qualche uccello, non un suono turbava il silenzio e la quiete. A misura che Gertrude contemplava le bellezze a lei familiari di quel sacro recesso da anni mèta favorita delle sue passeggiate, e procedendo fra le aiuole fiorite respirava l'aria aulente di soavi fragranze, e sentiva l'appello solenne della morte, l'aspirazione dell'anima verso il cielo, tutte le commozioni non armonizzanti con quella scena svanivano, ed ella non provava più se non il senso di dolce e serena malinconia destato dal pensiero di coloro che fruiscono della beata pace.
Dopo un tratto di cammino lasciò la larga via che seguiva e prese per un vialetto laterale, donde poi svoltò nello stretto sentiero conducente all'angolo ombroso e remoto che, parte per la sua lontananza dai viali più frequentati, parte per la sua amenità, era stato da lei preferito.