Part 41
«Da quel momento cessai d'esser _io_. Scese su me la nube che da allora m'avvolge e sotto la cui oscura ombra tu mi vedesti e conoscesti. Fui tocco da quel male che mutò il gaio mio riso in un sorriso amaro, che diede i toni dell'ironia mal celata e del sarcasmo al mio parlare, un tempo franco e piacevole. I miei capelli incanutirono precocemente, i miei lineamenti presero un'espressione dura, spesso severa; i miei simili, per i quali nobilmente ambivo divenire un benefattore, m'apparvero come antagonisti armati contro cui avrei dovuto sostenere una perpetua guerra; e il Dio che avevo adorato, nel quale avevo creduto come in un amico fedele e un giusto vendicatore, chi era Egli? dove era Egli? perchè non faceva trionfare la mia innocenza? Di qual nero e premeditato delitto ero colpevole perchè mi abbandonasse così? Ahimè, sventura somma fra le mie sventure, avevo perduto la fede nel Signore.
«Non so da qual parte mi diressi, uscendo dalla casa del signor Graham. Le strade che attraversai m'erano, senza dubbio, tutte familiari, ma non ne rammento neppur una: soltanto so che non mi fermai finchè non venni a trovarmi all'estremità d'una banchina, con gli occhi fissi sull'acqua profonda, tentato di spiccare pazzamente un salto e inabissarmi nell'oblio eterno!
«Senza quell'ultimo colpo che aveva abbattuto la mia virile energia, mi sarei attaccato ancora alla vita, almeno per rivendicare la mia buona fama; non avrei mai voluto lasciare di me una memoria denigrata da cui gli uomini m'avrebbero giudicato e su cui Emilia avrebbe pianto. Ma ora che m'importava più della gente? Ed Emilia? Aveva cessato d'amarmi, e però non si sarebbe afflitta: ed io non bramavo più altro che la tomba, il nulla.
«Vi sono istanti nella vita in cui una parola, uno sguardo, un pensiero, possono pesare sulla bilancia, del fato, e determinare un destino.
«Così m'avvenne. Io ero incapace di concepire un qualsiasi disegno: il caso risolse per me. Un rumore di remi nell'acqua mi scosse dalla mia apatia; pochi minuti dopo una barchetta venne ad ormeggiarsi a breve distanza dal posto dove stavo. Tostò udii da presso, sulla banchina, un passo rapido e sonoro, e voltandomi vidi al lume della luna che usciva appunto da un cumulo di nubi, un robusto uomo di mare con una grave giacca impermeabile sotto il braccio destro e una vecchia sacca da viaggio nella mano sinistra. Egli aveva una faccia rubiconda e gioviale, e nel passarmi accanto per saltare nella barca dove due marinari lo aspettavano, coi remi stillanti sollevati, pronti a rituffarli, mi picchiò cordialmente una spalla esclamando:
«— Ebbene, mio bel signorino, v'imbarcate con noi? —
«Senza esitare io risposi di sì. L'uomo diede un'occhiata alla mia faccia, e un'altra al mio vestito, il quale parve fargli pensar bene di me circa la condizione sociale e la possibilità di pagare la traversata; e disse ridendo:
«— A bordo, dunque! —
«Con suo stupore, perchè aveva creduto che scherzassi, io saltai nella barca, e alcuni minuti dopo mi trovavo a bordo d'una bella nave a tre alberi, in procinto di salpare: non sapevo per dove.
«Appena in capo a due o tre giorni di navigazione appresi ch'era diretta a Rio Janeiro: ma a me, qua o là, faceva lo stesso.
«Io non ero l'unico passeggero: avevo per compagna di viaggio la figliuola del capitano, a nome Lucia Grey, la quale sembrava a casa propria, tanto sopra coperta che sotto. Durante la prima settimana quasi non m'accòrsi della sua presenza, e probabilmente avrei compiuto l'intera traversata senza occuparmi di quella giovanetta, mezzo bambina, mezzo donna, se il mio strano e misterioso contegno non l'avesse tratta a condursi verso di me in un modo che mi maravigliò e finì col commuovermi. La mia aria selvaggia e smarrita, la mia continua irrequietudine, la ripugnanza che avevo per il cibo, l'indifferenza che mostravo per tutto quanto m'accadeva dintorno, la colpirono ed eccitarono la sua compassione. Da principio mi credette squilibrato di mente, e mi trattò come tale. Spesso veniva a sedersi sulla tolda, di fronte a me, e stava a guardarmi per un'ora buona, ignorando o non curandosi d'essere a sua volta osservata: poi se n'andava con un profondo sospiro. Ogni tanto m'offriva qualche bocconcino prelibato, pregandomi che mi sforzassi di mangiare; e poichè io, commosso da quella gentile benevolenza, accettavo più volentieri il nutrimento dalla sua mano che da un'altra, queste piccole attenzioni divennero quotidiane.
«A misura però che il mio aspetto e le mie maniere si ricomponevano, e il tormento febbrile a cui ero in preda si quotava in una malinconia profonda ma meno torbida e fiera, ella si comportava con maggiore ritegno; e quando cominciai ad essere più simile al comune degli uomini, a sedermi a tavola con gli altri, a dormire nel mio camerotto una parte almeno della notte invece di passarla tutta passeggiando sul ponte, Lucia cessò di frequentare quella parte della nave dove solevo stare durante la giornata; sicchè di rado avevo occasione di scambiare una parola con lei, se non la cercavo apposta.
«Ma avemmo tempi burrascosi che mi costringevano a cercare rifugio nella cabina, e là quasi sempre m'incontravo con la fanciulla che, seduta sulla traversa di poppa, leggeva o contemplava le onde agitate. Il viaggio era lungo; necessariamente quindi ci si trovava spesso insieme, tanto più che il capitano Grey, quegli che m'aveva scherzosamente invitato ad imbarcarmi, continuava a mostrare una cordiale simpatia per me, e incoraggiava benignamente quell'amicizia considerandola come un aiuto a trarmi dal mio stato di malinconia, il quale sembrava stupire e addolorare il gioviale comandante del bastimento quasi quanto la sua pietosa e sensitiva figliuola.
«La timidità di Lucia andava a poco a poco dissipandosi, e molto innanzi il termine della traversata io non ero più un estraneo per lei. Ella parlava meco familiarmente, o, piuttosto, _mi_ parlava: perchè mentre io, nonostante qualche accenno di curiosità da parte della ragazza, mantenevo un rigido silenzio circa i casi miei, ai quali non potevo nemmeno _pensare_ nonchè _discorrerne_, ella, in compenso, s'ingegnava d'intrattenermi raccontandomi la storia della sua vita, di cui mi riferiva con semplice franchezza quasi tutti i particolari.
«A volte l'ascoltavo attento; a volte, assorto nelle mie dolorose riflessioni, non udivo più la sua voce e dimenticavo la sua presenza. Allora ella s'interrompeva, e quando, scotendomi dalla mia fantasticheria, alzavo subitamente gli occhi, sorprendevo il suo sguardo fisso nel mio volto con un'espressione di rimprovero che mi faceva raccogliere tutta la mia forza di volontà per mostrare di prestarle una seria attenzione, che spesso ella alfine riusciva a cattivarsi davvero.
«Fino ai quattordici anni Lucia era vissuta con sua madre in una casina sul Capo Cod. Soltanto a rari intervalli il focolare domestico veniva rallegrato dal ritorno del padre da uno de' suoi lunghi viaggi. Di solito si recavano in quelle occasioni nella città dove il bastimento era approdato, passavano alcune settimane in continuo tripudio, e poi se ne tornavano a piangere la partenza del gaio capitano, e a contare le settimane e i mesi che dovevano trascorrere prima di rivederlo.
«E infine avvenne che la madre ammalò e morì. Lucia mi diceva con parole commoventi il suo immenso dolore, e quanto amaramente il babbo aveva pianto apprendendo al suo arrivo la triste notizia; mi narrava la sua vita a bordo della nave che dopo la perdita della mamma era divenuta la sua casa; mi confidava come si sentisse mesta e abbandonata quando infuriava la burrasca ed ella, mentre il capitano era al suo posto sul ponte, sedeva sola sola nella cabina, ascoltando l'urlo del vento e il ruggito delle onde.
«Ella aveva gli occhi gonfi di lacrime nel parlare di queste cose, ed io la guardavo con pietà come una che il dolore faceva mia sorella. Ma le prove sofferte non potevano tuttavia soffocare in lei i vivaci e baldi spiriti giovanili. Cinque minuti dopo finito di raccontare con patetica eloquenza un episodio delle sue precoci peripezie, se il padre, sempre allegro, capitava a sorprenderla con qualche burletta e a stuzzicarla provocando le sue rappresaglie, ella era già bell'e pronta a un duello di frizzi, e perfino di scherzi un po' rudi. La cabina o la tolda risonavan di chiassose risate, di motti giocosi, le malinconie erano dimenticate; e io, rifuggendo da una gaiezza che mal s'accordava con la mia infelicità e feriva i miei nervi irritati, mi ritiravo in qualche angolo remoto a meditare e piangere su miserie per le quali non potevo sperare simpatia, cui nessuno poteva partecipare, che dovevo soffrire solo, senza conforto.
«Le mie sventure m'avevano reso così misantropo, che la gara di piacevolezze tra il buon capitano e la sua vispa figliuola, il riso musicale con cui la fanciulla rispondeva alle barzellette di due o tre vecchi marinari privilegiati, mi urtavano come un'offesa: nè avrei creduto possibile che una creatura tanto poco atta a comprendere le profonde mie pene, come Lucia, provasse per me una compassione sincera, se non avessi talvolta veduto, non senza commozione, la sua innocente ilarità cadere d'un tratto, e dar luogo ad un'aria grave e triste, quando per caso i suoi sguardi incontravano il mio viso addolorato, reso più scuro ancora dal contrasto con la sua allegria e quella de' suoi compagni.
«Ma non devo più dilungarmi sulla nostra vita a bordo, perchè ho da riferire gli eventi di anni, e conviene ch'io mi tenga nei limiti d'una concisa esposizione dei fatti. M'astengo dunque dal descriverti la spaventosa tempesta durante la quale, per due giorni e una notte, la povera Lucia fu pazza di terrore, e che a me, noncurante dei disagi, indifferente al pericolo, diede occasione di contraccambiare la sua benevolenza, prodigandole tutte le cure e tutti i conforti ch'era in mia facoltà darle. Ma questo ed altri casi del lungo viaggio, conferirono a farle concepire una fiducia in me che quando fummo arrivati in porto mi pose a una difficile prova, piuttosto impacciante.
XLVII.
Non rigettar La mia preghiera! Questo lungo errare Sempre più lunge, troppo m'ha estenuato, Nè so una spiaggia dove il disperato Mio dolor possa mai requie trovare.
E. B. BROWNING.
«Il capitano Grey morì. Eravamo a circa sei o sette giorni di navigazione da Rio Janeiro quando cadde improvvisamente ammalato, e tre giorni innanzi che gettassimo l'àncora in quel porto esalò l'ultimo respiro. Io aiutai Lucia ad assisterlo, gli chiusi gli occhi, e portai tra le mie braccia la fanciulla svenuta, in un'altra parte della nave. Le feci riprendere i sensi, e tentai di confortarla con parole affettuose; ma quando ella ebbe piena coscienza della sua sventura, s'abbattè in una cupa disperazione più penosa a vedersi che la precedente assoluta insensibilità.
«Suo padre non aveva in alcun modo provveduto a lei; nè invero egli avrebbe potuto farlo come provò in seguito lo stato de' suoi affari. Ben a ragione la poveretta si doleva della triste sua sorte, perchè ella si trovava senza altri parenti e senza denaro, e doveva sbarcare in una terra straniera che non offriva alcun ricovero all'orfana.
«Seppellimmo il capitano in mare. Compiuto il lugubre ufficio, andai in traccia di Lucia, e procurai novamente, come già m'ero provato senza alcun successo, di destare in lei il sentimento della sua condizione, e deliberare sul da farsi, posto ch'eravamo già vicini al porto, e tra alcune ore saremmo stati costretti a lasciare il bastimento e cercare alloggio nella città. Ella m'ascoltò, ma non aprì bocca,
«Infine accennai alla necessità di separarci, e le domandai che idee avesse per il suo avvenire. La sua risposta fu uno scoppio di lacrime.
«Io manifestai tutta la mia pietà per il suo cordoglio, la esortai a non disperarsi.
«Allora, tra i singhiozzi, e interrompendosi spesso per dare in esclamazioni di dolore, ella si raccomandò con semplicità infantile alla mia compassione, supplicandomi di non lasciarla, anzi diceva di non «abbandonarla», ricordandomi ch'era sola al mondo, e che toccando terra sarebbe stata sperduta in paese straniero, implorando la mia misericordia perchè la salvassi dal morire derelitta e disperata.
«Che dovevo fare? Mi trovavo anch'io solo e sperduto, la mia vita non aveva alcun fine. Eravamo tutt'e due del pari, orfani e desolati. Non v'era che un punto di differenza: io potevo lavorare e proteggerla, ella non era in grado d'aiutarsi. A _me_ ella offriva una ragione di vivere: il rifugio ch'io avrei offerto _a lei_, per quanto povero, sarebbe stato sempre qualche cosa di meglio che il rimanere esposta ad ogni sorta di sofferenze e di pericoli. Io le dissi chiaramente che ben poco avevo da darle; perfino il mio cuore era spezzato. Ma volentieri avrei lavorato per sostentarla, l'avrei difesa, consolata, e forse anche amata, col tempo.
«L'ingenua fanciulla non pensava al matrimonio invocando il mio appoggio: cercava la protezione d'un amico, non già un marito. Io le spiegai che soltanto il vincolo coniugale poteva impedire la nostra separazione, ed ella nell'umiltà della sventura finì con l'accettare la mia non molto lusinghiera profferta.
«L'unico confidente del nostro subitaneo fidanzamento, l'unico testimonio della cerimonia nuziale, seguita poche ore dopo, fu un vecchio marinaro, un veterano incotto dal sole e dai venti, che aveva conosciuto ed amato Lucia fin da bambina, e il cui nome ti sarà probabilmente familiare: Ben Grant. Egli scese a terra con noi e ci accompagnò alla chiesa, che fu la nostra prima mèta, e poi nel più che modesto alloggio di cui bisognava per allora contentarsi. Il buon uomo si dedicò alla figlia del suo capitano con abnegazione; ma ahimè, in un frangente che or ora saprai, il suo zelo fu malinteso e riuscì funesto.
«Dopo molte difficoltà ottenni un impiego da un negoziante nel quale riconobbi per caso un ottimo amico del mio defunto padre. Egli era stabilito a Rio da parecchi anni, ed esercitava un vasto traffico. Volentieri m'accolse nella sua casa commerciale in qualità di commesso, e di tanto in tanto mi mandava anche a trattare affari in posti più o meno lontani. Le mie occupazioni erano regolari e proficue, sicchè presto non solo fui al riparo dal bisogno, ma potei procurare alla mia giovane sposa una certa agiatezza, se non il lusso.
«Il suo carattere dolce, il buon animo e l'umor gaio con cui aveva sopportato le privazioni, l'ardore de' suoi sforzi per rendermi felice, non rimasero senz'effetto. Combattei la mia torva malinconia, pervenni a rasserenare il mio aspetto; e le rughe precoci che la sua piccola mano amorosamente spianava, alfine non ricomparvero più. Il breve tempo che passai con tua madre, Gertrude, è un episodio soave nella memoria della tempestosa mia vita. Giunsi ad amarla molto; non come amavo Emilia.... questo sarebbe stato impossibile.... ma ella era il fiore solitario che cresceva sulla tomba delle mie speranze giovanili e diffondeva intorno a me una gentile fragranza. La figliuola ch'ella mi diede non m'è più cara perchè è una parte di me stesso che per essere il frutto di quel caro fiore, tanto presto divelto e schiacciato....
«Circa due mesi dopo la tua nascita, bambina mia, innanzi che i tuoi occhi avessero appreso a sorridere alla vista di tuo padre necessariamente molto spesso lontano da casa, gli affari di cui ero incaricato quale agente mi chiamarono in una piazza piuttosto distante da Rio. Ero assente da quasi un mese, avendo dovuto estendere il mio viaggio oltre l'itinerario fissatomi, e avevo sempre mandato regolari notizie a Lucia (la quale, però, credo non ricevette mai le mie lettere), quando capitai in un posto i cui dintorni erano infestati da malaria. Per amore della mia famiglia presi tutte le precauzioni a fine d'evitare l'infezione, ma furono inutili. La terribile febbre mi colse e giacqui settimane tra la vita e la morte. Durante la mia malattia fui crudelmente negletto, perchè non avevo colà alcun amico, e l'esiguità della mia borsa non allettava i mercenari: ma la pena in cui ero per Lucia e per te, superava di gran lunga i patimenti fisici, pur tanto gravi.
«La mia immaginazione inquieta mi suscitava ogni sorta di paure: ahimè, nessuna delle peggiori s'avvicinava alla realtà che m'attendeva al mio ritorno. Dopo un'interminabile degenza, ripresi la via di Rio, emaciato, estenuato, quasi privo di denaro e con le vesti lacere. E quando cercai la mia casa la trovai deserta, e fui ammonito d'allontanarmene, poichè la funesta epidemia della quale io ero stato preda, aveva poco meno che spopolato quella strada e le adiacenti. Benchè facessi le più minuziose inchieste, non potei saper nulla di mia moglie e della mia creatura. Corsi all'orribile carnaio dove durante l'infierire della pestilenza venivano esposti i cadaveri non riconosciuti; ma tra quei miserandi avanzi sfigurati era impossibile distinguere i propri congiunti dagli estranei. Errai giorni e giorni per la città sperando d'ottenere qualche informazione concernente Lucia: nessuno l'aveva mai udita menzionare. Esplorai tutte le banchine che Ben Grant, al quale v'avevo affidate, tua madre e te, soleva frequentare, chiesi di lui, descrivendo esattamente la sua persona: non ne scopersi la minima traccia.
«Il mio primo pensiero era stato ch'egli e Lucia si fossero, com'era naturale, rivolti al negoziante per cui viaggiavo a fine di conoscere la causa della mia prolungata assenza. E però trovando vuota la mia casa avevo affrettato il passo in cerca di lui. Anch'egli era caduto vittima del morbo dominante! Il suo banco era chiuso, la sua ditta cancellata. Io continuai le indagini finchè l'ultimo bagliore di speranza non fu spento. Ma venni assicurato che quasi nessuno tra gli abitanti del rione dove avevo lasciato la mia famiglia era sfuggito al flagello; e persuaso alfine che il mio fato continuava a perseguitarmi con un implacabile furore di cui quest'ultimo colpo, ch'io mi avrei dovuto aspettare, non era se non un singolo sfogo, disperatamente risolsi d'imbarcarmi, pagando la traversata col mio lavoro, sulla prima nave che mi portasse a questo prezzo lontano dai luoghi pieni di così strazianti ricordi.
«Da quel punto cominciò quella corsa angosciosa attraverso il mondo, senza termine e senza requie, in cui si riassume la mia vita. Con vari propositi, e lottando con varia fortuna per conseguirli, viaggiai in tutte le regioni del globo. Non v'è quasi una terra che il mio piede non abbia premuta; ho navigato tutti i mari, respirato l'aria di tutti i climi. Ho vissuto parimente nella città e nel deserto, fra gli uomini inciviliti e fra i selvaggi. Ed ho imparato la triste verità, che la pace non esiste in nessun luogo, e che l'amicizia per lo più è un nome vano. Se sono giunto a odiare, a sfuggire, a disprezzare il genere umano, è perchè io lo conosco bene.
«Una volta visitai perfino la dimora dove trascorse la mia adolescenza. Non conosciuto, non veduto, calcai il suolo familiare, mirai le facce familiari benchè tocche dal tempo. Stetti davanti alla finestra della biblioteca del signor Graham, vidi l'aspetto sereno d'Emilia, contenta, felice nella sua cecità e nell'oblio del passato. Una fanciulla sedeva accanto al fuoco tentando di leggere alla luce vacillante della fiamma. Io non sapevo allora che desse un così dolce incanto alla sua fisonomia pensosa, nè perchè il mio sguardo vi si posasse con raro piacere: nessuna voce diceva al mio cuore paterno che io contemplavo il volto della mia figliuola. Non giurerei che il forte impulso da cui mi sentivo spinto ad entrare, a farmi riconoscere, ad implorare da Emilia una parola di perdono non fosse per prevalere sul timore del suo sdegno; ma in quella apparve il signor Graham, con la sua aria glaciale e severa, ed io fuggii di là.... Il giorno seguente ripartivo alla volta di luoghi lontani.
«Quantunque nei diversi lavori che ero costretto a intraprendere per mantenermi decentemente, io guadagnassi spesso tanto da poter godere una temporaria indipendenza, e concedermi il lusso di costosi viaggi, non pensavo ad accumulare un patrimonio: a che m'avrebbe servito, poichè non avevo da provvedere che alla sodisfazione de' miei bisogni immediati? Ma il caso mi gettò dinanzi quella ricchezza ch'io non m'affannavo a cercare.
«Dopo un anno passato nelle selvagge solitudini dell'Occidente, tra avventure il cui racconto ti sembrerebbe incredibile, seguitai ad attraversare quella regione, compiendo, senza compagni, un aspro e lungo viaggio, il quale aveva l'unico fine d'appagare il mio umore vagabondo. Venni così a trovarmi nel paese che fu poi chiamato la «terra promessa», nonostante che per molti dei cupidi emigranti fosse invece una terra di false lusinghe e di amari disinganni. Tuttavia per me ne scaturì l'oro di cui non avevo sete. Io fui tra i primi scopritori delle prodigiose miniere, e uno dei più fortunati, benchè dei meno diligenti e meno bramosi d'arricchirsi.
«Ma questa non fu la sola nè la maggiore delle fortune toccatemi. Coi primi frutti delle mie fatiche comperai un'immensa distesa di terreni, approfittando di un'occasione offertasi. Ero ben lungi dal sognarmi che quei campi deserti diverrebbero un giorno le strade e le piazze d'una grande e prospera città. Eppure fu così: ed io senza sforzi, quasi senza saper come, acquistai ricchezze favolose.
«Non è tutto. Il caso felice che guidò i miei passi alla terra dell'oro, mi condusse a scoprire una perla preziosa, un tesoro a paragone del quale le miniere della California sono un nulla ai miei occhi.
«Tu sai che il grido della conquista corse il mondo, e uomini d'ogni nazione portarono le loro braccia al campo della fortuna. Poi venne la fame, seguita dalla malattia e dalla morte; e molti furono quelli che mentre s'affrettavano ansiosamente verso l'aurea mèsse, caddero sul margine della via prima d'averla pur veduta ondeggiare da lontano.
«Per quanto io disprezzassi quell'avida canaglia, non potevo, nelle mie privilegiate condizioni, ricusarmi di soccorrere gli sciagurati che venivano ad abbattersi ai miei piedi; e, per una volta, la mia umanità trovò la sua ricompensa.
«Un uomo di miserabile aspetto, cencioso, sfinito, mezzo morto, si trascinò fino alla mia tenda (il paese, in quel tempo primitivo, non offriva altra abitazione) e con voce fievole si raccomandò chiedendo la carità. Io lo accolsi nell'angusta mia dimora, e non gli fui avaro delle cure che ero in grado di prestargli. Ma egli non soffriva che d'inedia, e quando si fu satollato, manifestò subito la selvaggia brutalità della sua natura nell'arcigna indifferenza con cui ricevette l'ospitalità benevolmente concessagli da un estraneo, e nella vile ingratitudine con cui ne abusò. In capo ad alcuni giorni le sue forze erano ristorate, sicchè io, desideroso di levarmi d'attorno quell'intruso il quale cominciava a condursi in modo da farmi dubitare della sua buona fede, lo avvertii che doveva andarsene, non senza però mettergli in mano una quantità d'oro sufficiente ad assicurare il suo sostentamento finchè fosse giunto alle miniere ove diceva d'essere diretto.