Il lampionaio

Part 30

Chapter 303,686 wordsPublic domain

E mentre, in basso, il mondo era escluso dalla chiara luce mattutina, la vetta del monte gioiva nella gloria d'una maravigliosa aurora, di cui le stesse nubi che oscuravano con la loro ombra le dimore degli uomini accrescevano la bellezza. La navicella d'una fata avrebbe galleggiato su quelle onde vaporose splendenti al sole come neve recente, che offrivano col contrasto tra il proprio immacolato candore e il purissimo azzurro delle regioni aeree superiori uno spettacolo grandiosamente pittoresco. Il denso fogliame delle querce, degli abeti, dei larici, che avevano posto radice in quell'alta zona montana, luccicava tutto fresco e rugiadoso, e gli uccelli che vi albergavano, sicuri e lieti, facevano risonare le varie note dei loro canti.

Gertrude, dopo aver guardato a lungo, lasciò la finestra, si vestì in fretta, e uscì sul ripiano, davanti alla casa che pareva ancora immersa nel silenzio del sonno. Ella rimase qualche tempo immobile, col respiro quasi mozzo, compresa di reverenza e d'ammirazione.

Alfine un rumore di passi la scosse. Si voltò e vide i Jeremy che venivano a lei. Il dottore pieno di vita, come sempre, si tirava dietro la sua sposa riluttante e assonnata, il cui aspetto diceva quanto a malincuore ella avesse tralasciato il suo ultimo pisolo del mattino.

— Bello, eh, Gertrudina? — fece egli stropicciandosi le mani. — Una magnificenza che sorpassa ogni mia aspettazione. —

Ella volse verso di lui i suoi occhi raggianti, senza proferir parola. Pago di quella muta ma eloquente risposta, il dottor Jeremy s'avanzò fin sull'orlo della roccia piana, su cui stavano, incrociò le mani sotto le falde dell'abito, e s'abbandonò a un monologo fatto di frasi esclamative e d'interiezioni, esprimenti la sua contentezza, corroborate da rapidi e regolari inchini del capo.

— Non c'è che dire, è una cosa singolare, — mormorò la signora Jeremy soffregandosi gli occhi e girandoli attorno — ma di qui a un'ora o due sarebbe stata la medesima. Non so proprio perchè il dottore m'abbia forzata a levarmi così presto. —

In quella lo sguardo le cadde su suo marito, e tutta sgomenta sì slanciò avanti gridando:

— Per carità, dottor Jerry, non v'arrischiate così sull'orlo d'un precipizio! Siete pazzo, benedett'uomo? Mi fate morire dallo spavento! Cadrete di sotto e vi romperete il collo, come è vero che siamo al mondo! —

Trovandolo sordo alle sue supplicazioni, lo afferrò per un lembo dell'abito e tentò di trarlo indietro; placidamente egli si volse domandando:

— Ebbene, che c'è? —

Vista l'ansietà della povera donna egli retrocedette prudentemente d'alcuni passi; ma un momento dopo era di nuovo nella stessa condizione precaria. La scena si ripetè cinque o sei volte, finchè stanca di spasimare tra angosce che si ridestavano non appena sopite, ella implorò l'aiuto di Gertrude per istrappare al pericolo il temerario che a sentir lei si sarebbe senza fallo accoppato.

— Vogliamo esplorare un po' quel sentiero a destra della casa? — suggerì la fanciulla. — Pare delizioso....

— Oh, sì! — rincalzò la signora Jeremy. — Un deliziosissimo sentiero ombreggiato! Venite, dottore; Gertrude ed io si va su, di qua.... venite! —

Egli guardò nella direzione da lei indicata.

— Ah! — disse. — È quello di cui parlava il direttore dell'albergo. Conduce alla pineta. Bene, arrampichiamoci lassù, e vediamo che c'è di bello. —

Gertrude fece l'avanguardia; i due coniugi la seguirono. Camminavano in fila, uno ad uno, essendo la via angustissima. La ripidità della salita era tale che prima d'averne fatta mezza la signora Jeremy, trafelata per il caldo e la fatica, si fermò di botto, dichiarandosi incapace d'arrivare in cima: se avesse saputo di dover inerpicarsi su per quell'erta orribile non ci sarebbe venuta davvero! Tuttavia, incoraggiata e assistita da' suoi compagni, si lasciò indurre a provare un altro po'; ma di lì a qualche minuto Gertrude, ch'era avanti d'alcuni passi, l'udì gettare un fievole grido. Ella si voltò a guardare che accadesse: il dottore rideva dai precordi, mentre sua moglie, la quale sembrava l'effigie della costernazione, faceva inutili sforzi per passare di fianco a lui nello stretto sentiero, e ridiscendere la china.

— Gertrude, — ella chiamò — vieni, vieni! Seguimi!

— Che cos'è stato? — domandò la giovanetta.

— Ah, che cosa? Quest'altura è popolata di serpenti a sonagli, e rischiamo di esser tutti morsi a morte!

— Ma no, ma no, Gertrudina, — disse il dottore, ridendo sempre. — Le ho detto soltanto che ce n'è stato ucciso qui uno quest'estate, e subito ha còlto l'occasione d'una scusa per tornare indietro.

— Dite quel che volete, — replicò la buona donna che quasi rideva anche lei a dispetto delle sue paure — se ce n'era uno, ce ne possono essere degli altri, e io non voglio trattenermi un momento di più! Il luogo mi piaceva poco già prima, e ora intendo ritornamene giù più presto che non sono salita. —

Il dottore vedendola così determinata si risolse ad accompagnarla. Nell'andare, gridò a Gertrude di star tranquilla perchè non c'era ombra di pericolo e la pregò d'aspettarlo sulla vetta dove l'avrebbe raggiunta non appena condotta a salvamento la moglie nell'albergo.

Ella proseguì sola, non senza guardarsi attorno con un po' d'apprensione; ma il sentiero era così ben tenuto, che certo doveva essere frequentatissimo e secondo ogni probabilità sicuro, sicchè bentosto non pensò più che alla bellezza del paesaggio. Guadagnata vigorosamente la cima si trovò in un ripiano boscoso donde il suo sguardo spaziava di nuovo sul vasto mare di nubi.

Sedette a piè d'un gran pino, si tolse il cappello, perchè era accaldata dallo sforzo durato, e aspirando la fresca aria montanina riprese il corso d'una meditazione che i Jeremy avevano interrotta.

Ma d'improvviso un lieve sussurro la fece trasalire; si rammentò dei serpenti a sonagli, e scattò in piedi; ma udendo un suono sommesso, che le parve il respiro d'un dormente, guardò dalla parte donde veniva, e infatti vide un uomo che giaceva a terra e sembrava immerso nel sonno. Ella gli si avvicinò, cautamente. Prima che potesse scorgere la sua faccia, il cappello di paglia a larga tesa, e la lunga capigliatura ondulata, quasi bianca, glielo fecero riconoscere. Il signor Phillips dormiva, o pareva: la testa posava sul braccio ripiegato, gli occhi erano chiusi, l'atteggiamento denotava riposo perfetto. Ma nel momento che la fanciulla, pian piano, si fermava accanto a lui, mirandolo, egli s'alterò nel viso: l'espressione di pace disparve, si mutò in quella di profonda tristezza che già aveva destato in lei compassione e simpatia. Le sue labbra si mossero: agitato da un sogno egli proferì, o per dir meglio, gridò tre volte: «No, no, no!» e ciascuna con maggior enfasi e maggior veemenza; poi bruscamente alzò il braccio libero sopra il suo capo, e lo lasciò ricadere di peso al suolo; i suoi lineamenti si ricomposero, e mormorò in un sospiro: «Oh, Dio!» con l'accento d'un bimbo che, afflitto e stanco, reclina la testa sulle ginocchia della madre.

Gertrude si sentiva intensamente commossa. Dimenticò che quell'uomo era un estraneo: vide soltanto ch'egli soffriva. Un insetto venne a posarsi sulla bella e aperta sua fronte: ella si chinò verso di lui, scacciò la creatura avida di sangue, e, nel farlo, una delle lacrime ch'empivano i suoi occhi cadde sulla guancia del dormente.

Calmo, senza alcun movimento, egli si destò e guardò in faccia la fanciulla che, tutta confusa, dette un sobbalzo e si sarebbe voluta rapidamente allontanare; ma il signor Phillips, rizzandosi sul gomito, le afferrò una mano, e dopo averla fissata un momento senza parlare, disse con voce grave:

— Figliuola mia, avete versato quella lacrima per me? —

Ella non rispose che con gli occhi lucenti ancora della pietosa rugiada.

— Sì, lo credo, — egli riprese — e vi benedico dall'intimo del cuore! Ma non piangete mai più per un ignoto: ne avrete abbastanza dei dolori vostri se vivrete fino all'età mia.

— Se non avessi avuto dolori miei, non sarei capace di sentire quelli degli altri; se non avessi spesso pianto per me stessa, non piangerei ora per voi.

— Ma siete felice?

— Sì.

— Molti scordano agevolmente il passato.

— Io non lo scordo.

— I dolori dei fanciulli sono inezie, e voi siete quasi tuttora una bambina.

— Io non fui _mai_ bambina.

— Strana creatura! — fece egli come parlando a sè medesimo. — Volete sedervi qui e intrattenervi meco alcuni minuti? —

Gertrude esitò.

— Non vi ricusate; io sono un uomo già vecchio, e affatto innocuo. Via, sedetevi sotto quell'albero e ditemi se vi piace la veduta che si gode di qui. —

Ella sorrise pensando ch'egli si chiamava vecchio, e chiamava lei bambina; ma vecchio o giovane, non trovava nessuna ragione di temerlo, nè di negargli quel colloquio. Sedette, dunque, ed egli si pose accanto a lei, ma non parlò della veduta; rimasto un poco in silenzio, le domandò senza preamboli:

— Voi non siete mai stata infelice, non è vero?

— Mai stata infelice! — ella esclamò. — Oh, spesso, invece!

— Non a lungo, però?

— Sì, posso ricordare anni interi durante i quali non sognavo nemmeno che la felicità esistesse.

— Ma il conforto venne, alfine. Che pensate di coloro per cui non viene mai?

— Ho conosciuto troppo il dolore perch'io non desideri di consolarli.

— E che potete fare per essi?

— _Sperare e pregare!_ — ella rispose con un tono vibrante di sentimento.

— Ma se non hanno più speranze, se la preghiera non può più nulla in loro pro? —

Ella affermò risolutamente:

— Nessuno è in tal caso.

— Vedete, — disse il signor Phillips — questa fitta cortina di nubi che proietta ora la sua ombra sulla terra? Vi sono cuori su cui grava un'opprimente e impenetrabile oscurità.

— Ma in alto, sopra le nubi, rifulge il sole.

— In alto! Sia pure; però che giova a chi non lo vede?

— Il sentiero che conduce in vetta alla montagna è spesso aspro e faticoso, ma il pellegrino è compensato d'ogni pena quando giunge _al di sopra delle nubi_, — rispose la giovane con entusiasmo.

— Sono pochi quelli che trovano la via per salire a tanta altezza! — replicò il malinconico suo compagno. — E anche tra essi non tutti possono respirare a lungo quella sublime atmosfera. Parecchi devono ridiscendere al piano, mescolarsi di nuovo al gregge volgare, ricominciar la lotta coi vili, i maligni, i crudeli; nubi più gravi che mai s'addensano sul loro capo, e si trovano sepolti in un'oscurità più nera.

— Ma hanno veduto la gloria della luce, sanno che risplende sempre lassù, e debbono essere sostenuti dalla fede ch'essa un giorno vincerà le tenebre. Guardate, guardate! — esclamò con fervore, brillando negli occhi. — Le nuvole si squarciano, presto il sole rischiarerà la terra. —

Indicava così parlando le ampie fessure che apparivano tra i cumuli di vapori fino allora compatti. Si volse poi al signor Phillips per accertarsi se osservasse il mutamento; ma col medesimo sorriso sul suo volto impassibile, egli contemplava lo spettacolo che la natura gli offriva non già lontano nel cielo, ma al suo fianco, nell'aspetto della giovane e ardente adoratrice del vero e del bello. E studiando quei lineamenti, scrutandone la viva espressione, egli pareva così profondamente assorto nei suoi pensieri, ch'ella lo credette caduto in uno dei suoi accessi di fantasticheria e cessò di discorrere, in modo piuttosto reciso; ma nel momento che distoglieva lo sguardo da lui, egli disse:

— Proseguite, felice fanciulla! Insegnatemi, se potete, a vedere il mondo nel roseo colore di cui si riveste per voi, insegnatemi ad amare e compatire, come voi, la miserabile creatura chiamata _uomo_. Vi assumerete, ve ne avverto, una difficile missione, ma siete così piena di fede e di speranza!

— Odiate dunque il mondo? — ella domandò, con franchezza e semplicità.

— Quasi, — fu la risposta.

— Anch'io, un tempo, — ella disse, pensosa.

— E forse l'odierete ancora.

— No, è impossibile: a me, orfana, prodigò cure materne, ed io l'amo teneramente.

— V'è stato benigno, davvero? — egli chiese vivamente. — Estranei senza cuore hanno meritato l'affetto che, sembra, sentite per loro?

— Estranei senza cuore! — ella esclamò con gli occhi pieni di lacrime. — Oh, signor Phillips, vorrei che aveste conosciuto il mio buon zio True, che conosceste la mia cara Emilia, cieca! Basterebbero essi a darvi una miglior opinione del mondo!

— Parlatemi di loro, ve ne prego, — egli disse con voce sommessa e malferma, figgendo lo sguardo nel precipizio che s'apriva ai suoi piedi.

— Non c'è molto da dire: l'uno era vecchio e povero, l'altra è affatto priva della vista, eppure hanno reso il mondo splendido e bello per me misera bimba, maltrattata, desolata....

— Maltrattata! Dunque foste una volta anche voi fatta segno di malevolenza e d'ingiustizia?

— Io? Ma tutti i miei primi ricordi non sono che di privazioni, sofferenze, e grandi cattiverie....

— Gli amici che m'avete menzionati ebbero compassione di voi?

— Sì. Lo zio True divenne il mio padre terreno, Emilia m'insegnò dov'è il mio padre celeste.

— E da allora siete sempre stata libera e leggera come l'aria, senza cure, senza desiderî insodisfatti?

— Oh, no, non intendevo dir questo!... Dovetti perdere il mio primo benefattore, ed altri cari amici.... o da qualcuno separarmi per anni. Sostenni molte dure prove, passai molte ore di tristezza e solitudine, ed anche adesso sono oppressa da più d'una causa d'ansietà e di timori.

— Come potete dunque esser così serena, così lieta? — egli domandò.

Gertrude, levatasi da sedere vedendo avvicinarsi il dottor Jeremy, teneva una mano posata sul saldo masso di pietra a piè del quale s'era posta nell'ombra protettrice. Ella sorrise pensosamente alla domanda rivoltale dal signor Phillips, e, gettando uno sguardo nella fonda valle sottostante, poi alzando in faccia a lui gli occhi raggianti di fede, mormorò con fervido accento:

— Vedo l'abisso aperto sotto di me, ma io m'appoggio alla Roccia dei secoli. —

Com'ella aveva detto, ansietà e timori l'opprimevano anche allora: tremava per la salute d'Emilia, e alla crescente apprensione che già s'approssimasse il tempo in cui la sua cara le sarebbe tolta, s'aggiungeva un altro tormentoso pensiero: Guglielmo, verso il quale il suo cuore anelava palpitante d'affetto più che fraterno, sembrava scordare l'amica della sua adolescenza o almeno non amarla più con la stessa tenerezza. Erano oramai alcuni mesi che ella non riceveva lettere dall'India, e l'ultima piuttosto breve mostrava un'insolita fretta di cui egli si scusava adducendo l'urgenza degli affari ond'era sopraccarico. Per quanto riluttante ad ammetterlo, ella non poteva cacciare il gelido presentimento che dopo la morte della madre e del nonno, i vincoli che univano ancora l'esule alla terra natia s'erano dimolto rilassati.

Nulla avrebbe potuto indurla ad accennare, neppure ad Emilia, un sospetto di negligenza da parte di Guglielmo; nulla avrebbe potuto offenderla più che una tale imputazione a lui fatta da altri; ma nel suo intimo ella qualche volta meditava dolorosamente sul suo enigmatico e prolungato silenzio che diminuiva la loro antica familiarità. Durante parecchie settimane, priva com'era di sue notizie, ella aveva continuato a scrivergli secondo l'usato, sicura che ciascun corriere gli recava le sue missive. Quali cause, se non una malattia o l'indifferenza, avrebbero reso ragione della persistente mancanza di risposta alle lettere da lei fedelmente inviate? Spesso ella cercava di bandire dal suo spirito ogni ipotesi sopra una questione avvolta in tanta incertezza; ma talora una tristezza amara la invadeva, nè riusciva a dissiparla se non elevando i suoi pensieri a Dio con la fede e la speranza che sempre l'avevano sorretta nelle ore di sconforto. E appunto da uno di questi alti voli dell'anima ella era scesa per volgersi piena di dolce pietà nelle parole e negli occhi, a un altro afflitto cui il dolore strappava gemiti fino ne' suoi sogni.

Arrivò il dottor Jeremy, e scambiati cordiali saluti e complimenti col signor Phillips, cominciò a conversare animatamente com'egli soleva, lodò la bellezza e la pace di quel sereno mattino domenicale sulla montagna; e il suo interlocutore, costretto a sforzarsi di nascondere, se non di sperdere, la tetra mestizia che gli pesava sullo spirito, discorreva con disinvoltura e perfino con una piacevolezza che stupiva Gertrude. Ella rifece in silenzio il cammino verso l'albergo, riflettendo sulla stranezza e l'apparente incoerenza di quell'uomo. A colazione non lo videro, e a pranzo egli prese posto a una certa distanza da loro, nè diede segno di riconoscerli se non inchinandosi graziosamente alla giovanetta mentre ella usciva dalla sala.

Più tardi comparve sull'ampia terrazza dove Gertrude ed Emilia sedevano insieme. Secondo il consueto, un paio d'occhi serviva alla visione mentale d'entrambe. C'era stato un violento acquazzone, accompagnato da lampi e tuoni, ma al cader del sole il temporale s'era dileguato; uno splendido arcobaleno e il suo riflesso quasi altrettanto vivace sorgevano sull'orizzonte, in apparenza assai più bassi della montagna, e il giuoco delle ombre e delle luci nella valle e sul suo fiume scintillante offriva uno spettacolo d'incantevole bellezza. Gertrude sperava che il signor Phillips venisse a intrattenersi con loro; sapeva che Emilia avrebbe gustato la sua amena e istruttiva conversazione, e, istintivamente, si confidava che la voce soave, amata e benedetta da molti a cui aveva dato conforto, infonderebbe nel cuore di lui un balsamo di pace. Ma sperò invano. Egli sussultò ravvisandole, e s'allontanò in fretta. Poco dopo ella lo vide inerpicarsi su per l'erto sentiero che li aveva attirati tutt'e due di primo mattino; e la sera egli non si mostrò all'albergo.

I Jeremy si trattennero lassù altri due giorni, perchè l'aria montanina rinvigoriva Emilia, la quale pareva più forte che non fosse stata da settimane, ed era in grado di fare qualche passeggiatina nelle vicinanze della casa.

Gertrude non si stancava mai d'ammirare il magnifico panorama. Una gita a piedi ch'ella fece col dottore a una fenditura aperta nel cuore della montagna dove un fiumicello balza giù nella valle da un'altezza di duecento piedi, le fornì il tema di deliziose fantasie descrittive, nelle quali la cieca aveva la sua parte di godimento.

Il signor Phillips non si lasciò più vedere, senza che essi sapessero perchè. Il dottore chiese di lui al padrone dell'albergo; questi gli disse ch'era partito il lunedì, molto per tempo, a piedi. Egli ne fu maravigliato e dolente perchè quel bizzarro gentiluomo gli piaceva oltremodo, e s'era lusingato, per certe domande da lui fattegli circa il loro itinerario, che intendesse d'unirsi alla loro comitiva.

— Ma non temere, Gertrudina, — disse alla ragazza con tono di faceta condoglianza — io scommetto che lo incontreremo di nuovo, e quando meno ce l'aspetteremo. —

XXXVII.

.... da una divina Semplicità guidata, ella piacea Nè di brillar cercava....

ANNA MORE.

Da Catskill il dottor Jeremy proseguì direttamente per Saratoga. La città rigurgitava di forestieri, essendo la stagione al suo apice, e i viaggiatori imprevidenti che avevano trascurato di fissar le camere anticipatamente, non potevano sperare di trovar alloggio.

— Dove scenderete? — domandò al medico un suo conoscente, in cui s'era imbattuto nel treno.

— All'Albergo del Congresso, — egli rispose. — Un soggiorno tranquillo per noi, vecchi, e per la signorina Graham, ch'è cagionevole.

— Siete dunque aspettati?

— Aspettati! Ma no.... Chi dovrebbe aspettarci?

— L'albergatore, caspita! Se non avete fissato le camere sarà un affar serio, perchè gli alberghi sono tutti pieni zeppi.

— Ebbene, ci affideremo alla fortuna! — fece il buon dottore con un'indifferenza che l'abbandonò quando, giunto alla sua destinazione, ebbe a toccar con mano la veracità delle parole dettegli dall'amico.

— Non so proprio che faremo, — disse alle signore, lasciate un momento nell'atrio della stazione mentre egli s'informava — pare che in nessuna casa ci sia un bugigattolo libero. Non ci resta altro che ripigliare il treno, se non vogliamo dormire sul lastrico.

— Vettura, signore? — domandò un fiaccheraio sporgendosi da una ringhiera, e gesticolando a tutta possa verso il dottor Jeremy, mentre, più audace, un addetto a un omnibus gli picchiava una spalla facendogli un'offerta analoga, con voce insinuante.

— Vettura! — esclamò egli in un tono più che mai irritato. — E per che farne? Dove ci condurreste, di grazia? Non c'è da ottenere ricovero neanche in una soffitta nella vostra Saratoga, nè per amor di Dio, nè per quattrini sonanti!

— Ebbene, — ripigliò il secondo sollecitatore, togliendosi il berretto e asciugandosi la fronte con un cencio di pezzuola poco pulita — se non c'è posto nell'albergo vi _colonizzeranno_ fuori.

— Fuori? — gridò il dottore, incollerito. — Ci siamo già, mi sembra. Quel che a me preme, è d'esser _dentro_, in qualche luogo. Dove va il vostro omnibus?

— All'Albergo del Congresso.

— Basta, portateci lì; ma badate, se non ci ricevono, dovete tenerci finchè non abbiamo trovato un alloggio pur che sia. —

La signora Jeremy, Emilia e Gertrude furono fatte salire in un omnibus piccoletto e ficcate a stento tra una mezza dozzina di signore e di ragazzi, stanchi e polverosi, che facevano esercizio di pazienza e s'incoraggiavano mutuamente con vaghe speranze. Il dottore prese posto all'esterno. Non appena il veicolo si fermò, egli balzò a terra e corse a presentarsi all'albergatore; ma, come temeva, non c'era in tutto l'albergo un angolo vacante. Desideroso nondimeno d'accomodarlo, quegli accennò alla possibilità di procurargli avanti sera _una_ camera in una casa della strada attigua.

— _Una_ camera! Nella strada attigua! — gridò il dottore. — Ah, questo si chiama essere _colonizzati_ fuori, non è vero? Ma, signore mio, per me non fa. Io devo alloggiare le mie signore e subito. O perchè diamine non avete alberghi sufficienti a ricevere i vostri ospiti?

— È il culmine della stagione, e....

— Oh, il dottor Jeremy! — esclamò la voce giovanile di Netta Gryseworth, la quale attraversava l'atrio con la nonna. — Come state? La signorina Flint e la signorina Graham sono con voi? Vi tratterrete qualche tempo? —

Innanzi ch'egli potesse rispondere alle sue domande e salutare la signora Gryseworth, una veneranda matrona che aveva conosciuta trent'anni addietro, l'albergatore s'accostò a lui dicendo:

— Il dottor Jeremy?... Scusatemi, non vi conoscevo. Il dottor Jeremy di Boston?

— In petto e in persona, — egli rispose inchinandosi.

— Ma allora il caso è diverso. Le vostre camere sono impegnate, e saranno pronte tra pochi minuti. Si trovano libere da due giorni, e nessuno le ha occupate più. —

L'onesto dottore dichiarò, stupefatto:

— Non capisco.... Io non ho fissato camere!

— Allora le fissò per voi un amico. Sorte che ne abbia avuto l'idea, specialmente se siete in compagnia di signore. Saratoga è affollatissima in questa stagione: c'erano ieri in città settemila forestieri. —

Jeremy ringraziò la sua buona stella e l'amico ignoto, e chiamò le sue compagne a godere dell'insperata fortuna.

— Siamo capitati bene, eh? — fece la signora entrando nella comoda camera assegnata a lei e volgendo in giro uno sguardo di compiacenza. Passò poi a visitare quella delle signorine dall'altro lato dello stretto corridoio, e soggiunse: — Se penso a tutto quello che si raccontava della ressa di gente che s'arrabatta per strapparsi un posticino, proprio non mi par vero! —

Il dottore, venuto a raggiungerle, dopo aver dato gli ordini concernenti i bagagli, udì questa sua osservazione, e, ponendosi l'indice sulle labbra, bisbigliò con una burlesca aria di mistero: