Part 25
Avveniva di rado che Ben Bruce si sentisse chiamato a fare considerazioni su qualche soggetto, a raccogliere le forze del suo spirito, e ordinarle al fine d'esaminar deliberatamente i due lati d'un argomento. Vivendo com'egli viveva, senz'alcuna mira più alta che la propria egoistica sodisfazione, si era avvezzato ad approfittare di tutte le occasioni di divertirsi e compiacere a sè stesso, nè rifuggiva da bassi e gretti artifizi per favorire i propri disegni. Nonostante la ristrettezza della sua mente, egli possedeva ciò che suol chiamarsi «un buon colpo d'occhio» e non era facile ingannarlo o defraudarlo de' suoi diritti. Conosceva il valore del suo denaro e della sua condizione sociale, e non soffriva d'essere sacrificato a benefizio di coloro che cercavano di trarre un vantaggio dalla sua amicizia. L'_abnegazione_ era una virtù che egli non aveva mai praticata nè ammirava negli altri.
Ma ecco che inopinatamente era sopraggiunta una crisi, in cui i suoi desiderî e i suoi interessi cozzavano tra loro, e la necessità richiedeva che egli scegliesse ed immolasse questi a quelli o viceversa. E se Ben Bruce, per la prima volta in vita sua, dedicava un intero pomeriggio a una meditazione profonda e all'accurata misura di due forze opposte, il caso va attribuito al fatto che egli dibatteva nella sua mente il più grave problema che mai l'avesse agitata.
— Dovrò io — pensava — sposare quella ragazza che non ha un centesimo? Io padrone d'un cospicuo patrimonio, erede d'altri beni ancora, rinunzierò ai vantaggi d'uno splendido parentado che il mio stato di fortuna m'assicura, per fare partecipe delle mie ricchezze e del grado che occupo nel gran mondo, l'orfana adottata dai Graham, la quale non mi concederà un sorriso se non a prezzo di quanto posseggo? Se fosse appena un poco meno seducente, come vorrei deluderla! Chi sa che proverebbe se sposassi Rina? Ma credo ch'io non avrei il gusto di saperlo; è orgogliosa a segno che sarebbe capace di venire alle mie nozze e dirmi, chinando il suo collo di cigno con la grazia consueta: _Buona sera, signor Bruce_, nello stesso tono calmo e gentile che usa ora.... Mi fa ira vedere tanta alterezza in una fanciulla povera; ma nella _signora Bruce_ quelle sue maniere mi piacerebbero, ne andrei anzi superbo. Non arrivo a capire come io mi sia innamorato di lei.... no, proprio.... Non è bella: almeno così dicono la mamma e Isabella Clinton. Eppure il tenente Osborne la notò subito, quella sera, quando entrò nel salotto: e Fanny non fa che esaltare la sua bellezza. Quanto a me, non so che io ne pensi.... credo che m'abbia stregato, sicchè non sono più in grado di giudicare. Ma se non è bella, ha dunque un prestigio superiore alla bellezza stessa.... —
Così Ben Bruce discuteva seco medesimo: e sempre ricominciava dall'insistere sull'immensità del suo sacrificio, per finire con riflessioni sui rari pregi di Gertrude, prova chiarissima ch'egli sentiva di avere a soffrir meno deponendo le sue ricchezze ai piedi della fanciulla povera, che cercando di goderne senza di lei.
Durante alcuni giorni dopo presa la gran risoluzione, egli non ebbe opportunità di rivolgere una parola a Gertrude, la quale adesso era doppiamente ansiosa d'evitarlo, e non scendeva quasi mai entro la giornata, salvo che Emilia non la pregasse d'accompagnarla nel salotto; ma anche allora vi si tratteneva pochissimo e aveva cura di non scostarsi dalla sua amica cieca.
In quel mentre la signora Graham e la signora Bruce con le loro famiglie ricevettero un invito per una serata di ricevimento in casa di conoscenti, a circa cinque miglia di distanza. Era nell'occasione del matrimonio d'una antica condiscepola d'Isabella, e tanto questa che Rina desideravano d'assistervi. La signora Bruce, che aveva una carrozza chiusa, offerse di condurre seco le due cugine, e posto che il legno del signor Graham, quand'era chiuso, non poteva contenere se non lui e la signora, la proposta venne accettata con piacere.
L'idea di brillare in una gaia e sontuosa festa rianimava lo spirito depresso d'Isabella, ridestava le sue energie. Tutte le sue ricche abbigliature di gala furono cavate fuori, per scegliere la più elegante e più adatta. Ritta davanti allo specchio ella provava l'una dopo l'altra le sue ghirlande, e appariva con ciascuna così mirabilmente bella, che non sapeva quale preferire. Invano Rina tentava di farsi ascoltare dalla vanitosa fanciulla, ottenere un consiglio circa la foggia e il colore più convenienti a lei. Finalmente, disperando di riuscirvi, corse a consultare Gertrude.
La trovò nella sua camera; leggeva, e posò tosto il libro, vedendola entrare come una folata di vento, pronta a prestarle tutta la sua attenzione.
— Gertrude, — disse Rina — che devo mettermi stasera? Ho cercato di chiederlo a Bella, ma non c'è stato caso che mi desse retta; quando è occupata delle sue gale, non conosce altro.... Oh, è terribilmente egoista.
— E _lei_ chi la consiglia?
— Nessuno. Sceglie da sè.... Ma essa ha molto buon gusto, e io, invece, punto.... Ditemi dunque voi, Gertrude, come mi vesto?
— Io dubito d'essere in grado di rispondervi: non sono mai stata ad un ricevimento in vita mia.
— Oh, non importa! Sono sicura che se ci andaste, fareste miglior figura di qualunque tra noi, e m'affido senza temer di sbagliare al vostro parere perchè non v'ho mai veduta portar nulla che non avesse un'aria di signorilità: perfino la vostra veste di ghingano, da mattina, non manca di stile.
— Adagio, adagio, Rina cara, andate troppo oltre; non dovete eccedere se volete ch'io vi creda.
— Ebbene, senza parlare di voi.... (voi siete superiore ai complimenti lusinghieri, lo so.... _qualcuno_ me l'ha detto....) chi fornisce la guardaroba della signorina Emilia? Chi sceglie i suoi vestiti?
— Io, adesso. Ma....
— Me l'immaginavo, me l'immaginavo! Sapevo che la povera signorina Graham lo deve a voi se è sempre così elegante e bella.
— No, v'ingannate; io non ho mai veduto Emilia meglio vestita che il giorno del nostro primo incontro; e la sua bellezza non deriva dall'arte: è naturale in lei.
— Oh, certo ella è avvenentissima, e tutti l'ammirano; ma non pare verosimile che si dia pena di mettersi così belle cose e portarle con tanta grazia, per sua propria sodisfazione.
— Non lo fa soltanto per sè medesima: è soprattutto per compiacere suo padre che ha cura di vestire lindamente e con gusto. A quanto ho udito, quand'ebbe la disgrazia di perdere la vista si abbandonò da prima a una grande noncuranza del suo esteriore, ma avendo scoperto che con ciò accresceva l'afflizione del signor Graham, si fece animo, aiutata dalla signora Ellis; da allora lo ha sempre contentato in questo particolare. Avrete però notato, Rina, che non porta mai nulla di ricco e di vistoso.
— È vero; ed appunto la sua squisita semplicità mi piace tanto. Ma dunque, Gertrude, essa non è cieca dalla nascita?
— No; fino ai sedici anni ebbe occhi bellissimi che vedevano bene quanto i vostri.
— Che le accadde? Come accecò?
— Lo ignoro.
— Non gliel'avete mai domandato?
— No.
— Curioso! O perchè?
— So che non ne parla volentieri.
— Ma a voi non si sarebbe ricusata di dirlo. V'idolatra!
— Se avesse voluto dirmelo lo avrebbe fatto spontaneamente. —
Rina guardò Gertrude con maraviglia. Era colpita da un tale esempio di delicatezza e di rispetto della sventura, ed ammirava per istinto un ritegno di cui, lo sentiva, ella non sarebbe stata capace.
— Ma il vostro abbigliamento? — domandò sorridendo la sua amica. — Lo dimenticate?
— Ah, sì, avete ragione! Quasi m'era uscito di mente.... E sono venuta per questo! Che mi metto dunque stasera? Un abito grave o leggero? Bianco, celeste o rosa?
— Che ha scelto Isabella?
— Una splendida seta celeste: è il suo colore favorito. Ma a me non va.
— Infatti, preferirei un altro per voi.... Bene, venite, Rina, andiamo nella vostra camera; mi mostrerete i vestiti e vi dirò il mio parere. —
Ispezionata la guardaroba della signorina Ray, Gertrude osservò che per la stagione erano più adatte le stoffe leggiere e vaporose, e la scelta cadde sopra un finissimo crespo bianco. Ma sorse una nuova difficoltà. Nessuna delle acconciature da testa che Rina possedeva era d'una perfetta freschezza, nè, men che meno, poteva sostenere il paragone con la leggiadra ghirlanda, nuova fiammante, che Isabella stava accomodando sui suoi ricci biondi.
— Non ce n'è una ch'io possa portare senza sfigurar troppo accanto a lei! — sospirò Rina. Ma volgendo gli occhi alla toelette dove c'era una scatola aperta, esclamò vivamente: — Oh, ecco quello che mi piacerebbe! Isabella, di dove li hai avuti, questi magnifici garofani rosa? —
Così dicendo prese alcuni dei fiori, i quali erano un vero miracolo d'imitazione, e mostrandoli a Gertrude soggiunse che facevano proprio al caso suo.
— Non toccare i miei garofani! — gridò irosamente Isabella, spiccandosi dallo specchio. — Me li sciupi! —
E li strappò di mano alla cugina, li ripose nella scatola, chiuse questa in una cassetta del cassettone, poi mise la chiave in tasca: atto di cui Gertrude fu testimone attonita e indignatissima.
— Rina, — ella disse — io vi farò, se volete, una ghirlanda di fiori naturali.
— Davvero? — rispose Rina ch'era rimasta male. — Oh, che felice idea! Non ci può esser nulla di più bello! Isabella, vecchia avaraccia stizzosa, tientele pure tutte le tue ghirlande! Peccato che tu non possa metterne due in una volta! —
Fedele alla sua promessa, Gertrude preparò un'acconciatura da sera per la signorina Ray: e seppe contessere con gusto tanto squisito i più bei fiori del giardino, che quando Bella Clinton vide la cugina così elegantemente ornata, grazie ad affettuose cure di cui non soleva essere oggetto, ella, nonostante la superba coscienza della propria singolare bellezza, sentì un acuto morso di gelosia contro Rina e una fiera avversione contro Gertrude.
Per lei, che non poteva sopportare d'essere eclissata, la manifesta corte fatta a Rina da Ben Bruce mentre ella rimaneva negletta, era causa di gran dispetto. Non già che inclinasse ad amare il giovane cui l'altra desiderava piacere; ma la gloria derivante alla cugina dalla preferenza ottenuta, il vivo interessamento della zia, le occhiate significative della signora Bruce, le facevano sentire ch'ella era scesa al secondo posto: e però bramava oltremodo di offuscare quella sera la piccola Ray tanto meno appariscente di lei, attirando l'ammirazione generale. Quando la signora Graham complimentò Rina sulla sua straordinaria eleganza, dicendole che non era mai stata così incantevole e soggiungendo che _qualcuno_ glielo avrebbe provato, Isabella atteggiò le labbra a un sorriso di sprezzo e di sfida. E Rina, col viso invermigliato dalla gioia, si volse a Gertrude e le mormorò all'orecchio:
— Il bianco piace al signor Bruce; me lo disse l'altro giorno mentre appunto passavate per il salotto vestita del vostro abito di mussolina. —
XXXII.
Sappiate dunque che io ho sostenuto le mie pretensioni alla vostra mano nella maniera che meglio si conveniva al mio carattere.
IVANHOE.
Emilia non stava bene quella sera. Accadeva spesso da qualche tempo che l'emicrania, o una stanchezza insolita, una nervosa insofferenza d'ogni rumore, d'ogni eccitazione, la costringessero a ritirarsi nella sua camera e anche a coricarsi presto.
Dopo che la signora Graham e le sue nipoti furono scese nel salotto ad aspettare che il signor Graham fosse pronto e che arrivasse la signora Bruce, Gertrude, la quale aveva lasciato l'amica per alcuni minuti, ritornò a lei, e la trovò più che mai molestata da quella ch'ella chiamava l'importuna sua testa. Agevolmente l'indusse a cercare nel sonno l'unico infallibile rimedio; e sedutasi accanto al letto le fece bagnuoli alle tempie, come soleva in questi casi, finchè non la vide quetarsi in un placido sopore. Parve disturbata un momento quando giunse la carrozza dei Bruce, ma si riaddormentò subito, e così profondamente da non essere scossa nemmeno dalla voce sonora della padrona di casa che prima di partire dava ordini a una delle persone di servizio.
La giovanetta rimase ancora un poco senza muoversi; poi, pian piano, si rizzò, preparò ogni cosa per la notte, secondo i desiderî d'Emilia ch'ella ben conosceva, e chiuso con riguardo l'uscio dietro a sè andò nella propria camera a prendere un libro, col quale scese nel deserto salotto dove c'era più fresco.
Sedette a un tavolino, e si dispose a godersi quell'ora di pace e libertà: occasione rara per lei.
Aperse il volume portato seco; ma fossero i suoi pensieri più avvincenti di quella lettura, o le dessero noia le farfalline attirate dalla vivida fiamma del lume, o la seducesse l'incanto della serena notte estiva, ella non tardò a levarsi di lì per andare a sedere presso la grande porta vetrata.
Stava immersa nelle sue meditazioni, con la fronte reclinata sulla mano, quando udì nel salotto un passo, e voltandosi vide accanto a sè Ben Bruce. Ella dette un sobbalzo ed esclamò:
— Come! Voi qui, signor Bruce?... Credevo che foste alle nozze.
— No, v'era qualche cosa di più attraente per me a villa Graham.... Vi pare ch'io possa trovar piacere in una festa alla quale voi non partecipate?
— Non ho mica tanta vanità da presumere il contrario.
— Vorrei che ne aveste un po' più, signorina Gertrude. Forse allora prestereste qualche volta maggior fede alle mie parole.
— Sono lieta del candore con cui riconoscete che senza questo requisito è impossibile credere alle vostre belle frasi, — diss'ella sorridendo.
— Io non riconosco nulla di simile. Ciò che dico a voi sarebbe creduto, e volentieri, da qualunque altra ragazza; ma in qual modo persuadervi ch'io sono serio, e merito d'essere ascoltato, indurvi a trattar meco liberamente, a non sfuggire la mia compagnia?
— Parlandomi con semplicità e sincerità, risparmiandomi quei discorsi e quelle galanterie che, come mi sforzo sempre di provarvi, io non posso gradire, e a voi non fanno onore.
— Ma io ho un fine, Gertrude, un fine _onorevole_. Da parecchi giorni cerco un'opportunità di comunicarvi la mia risoluzione; voi _dovete_ ascoltarmi. _Dovete_ — proseguì con forza vedendola mutar colore e mostrar segni d'inquietudine — darmi una pronta risposta; e mi confido che sarà favorevole ai miei desiderî. Vi piace che si parli schietto; ebbene, così parlerò ora che ho preso un partito con animo deliberato. I miei parenti e i miei amici facciano pure le maraviglie e dicano quel che vogliono quando sapranno che ho scelto in isposa una fanciulla senza beni di fortuna e senza famiglia: io sono risoluto a sfidarli tutti e ad offrirvi il mio nome. In fin dei conti, a che serve il denaro se non rende l'uomo indipendente e padrone di fare il piacer suo? Quanto al mondo, non vedo perchè voi non vi portereste alta la testa al pari di chiunque. Sicchè, se non avete obiezioni, cessiamo questa scherma di parole, e consideriamo la cosa come regolata. —
Così dicendo cercò di prenderle la mano.
Ma Gertrude si ritrasse vivamente; aveva le fiamme al viso, e gli occhi le sfolgoravano nel fissarsi in quelli di lui con un'espressione di stupore e d'orgoglio offeso, tale ch'egli non poteva illudersi.
Lo sguardo calmo e penetrante di quei grandi occhi neri era pieno d'eloquenza; Ben Bruce non lo sostenne e rispose alla muta interrogazione:
— Spero che la mia franchezza non vi sia dispiaciuta....
— No, la franchezza non può mai dispiacermi, — ella disse con dignità. — Ma che ho fatto io inconsciamente perchè abbiate a tenervi così sicuro di me che mentre vi vantate di sfidare l'opposizione dei vostri, quasi vi pare superfluo chiedere qual sia il mio sentimento? —
Egli si scusò:
— Nulla, al contrario anzi.... Soltanto io pensavo che la vostra ritrosia derivasse dall'impressione ch'io vi lusingassi per giuoco, e che se aveste conosciuto la serietà delle mie intenzioni non m'avreste sfuggito nè trattato con sì sdegnosa alterezza; ma, credetemelo, quel dignitoso contegno non faceva che accrescere la mia ammirazione, e se ho presunto di poter essere amato da voi dovete perdonarmelo. Mi stimerò felicissimo d'ottenere il vostro consenso e lo riceverò come un favore. —
L'espressione d'orgoglio offeso svanì dagli occhi di Gertrude.
— Non è sua colpa; — ella disse tra sè — è fatto così. Io devo compiangerlo per la sua vanità e la sua ignoranza, e compatirlo per il disinganno che gli cagiono. —
Quindi, pur dichiarando al signor Bruce in modo esplicito e positivo ch'egli non aveva destato in lei simpatie più tenere della benevolenza di un'antica e buona conoscente, procurò d'addolcire il rifiuto dandogli una forma cortese, evitando ogni parola che potesse affliggere il giovane o mortificarlo. Ella sentiva, come sente in simili casi una vera donna, di dover gratitudine e riguardo all'uomo che, per quanto poca stima ella facesse di lui, le rendeva il maggior onore possibile; e sebbene il suo rincrescimento fosse temperato dal pensiero di Rina e della strana condotta di Ben verso la fanciulla, condotta ora doppiamente inesplicabile, nemmeno _questa_ riflessione le impedì di comportarsi non soltanto da perfetta signora, ma da persona che, costretta a dare ad altri un dispiacere, è addolorata dalla necessità di farlo.
Comprese però che la sua delicatezza era quasi sprecata quando scòrse qual fosse l'animo del signor Bruce nel vedersi opporre quel rifiuto inaspettato.
— Gertrude, — egli disse — cotesto è un prendere a giuoco o me o voi medesima. Se siete ancora disposta a far la ritrosa per civetteria, desidero che sappiate ch'io non m'umilierò a sollecitarvi più oltre; ma se, dimenticando i vostri propri interessi, ricusate deliberatamente una fortuna come quella ch'io v'offro, è davvero gran peccato che non abbiate amici da cui siate bene consigliata. Non si presentano tutti i giorni di tali occasioni, specie a una povera maestrina di scuola; e se vi lasciate scappare questa, oso dire che non ve ne capiterà mai una seconda. —
A tale linguaggio insultante, _l'antico temperamento_ di Gertrude si ridestò, l'ira agitò il suo spirito, si tradì nel lieve tremito delle sue dita appoggiate alla tavola presso cui stava ritta, essendosi alzata di scatto mentre egli parlava; ma per quanto insolita e improvvisa fosse la ribellione del vecchio nemico vinto, i suoi sentimenti erano da troppo tempo assoggettati a una severa disciplina perchè ella cedesse a quell'impulso, e rispose con voce commossa ma pacata:
— Signor Bruce, ammesso ch'io potessi fino a tal punto dimenticare _me stessa_, non vorrei fare _a voi_ l'ingiuria di sposarvi per il vostro denaro. Io non dispregio la ricchezza: so il bene di cui può esser fonte. Ma il mio amore non si compera a prezzo d'oro. —
Così dicendo mosse verso l'uscio. Egli le afferrò una mano.
— Fermatevi! Vogliate ascoltarmi un momento, permettermi una domanda.... Siete gelosa delle attenzioni da me prodigate ultimamente ad un'altra?
— No, punto. Confesso però che non mi posso spiegare la vostra ambigua condotta.
— Avete forse creduto ch'io mi curassi davvero di quella scioccherella? — proseguì Ben con ardore. — Ch'io avessi alcun altro desiderio che di mostrarvi se fossero apprezzabili i miei omaggi?... No, non ho mai provato ombra di passione per Rina Ray.... Il mio cuore è stato sempre tutto vostro, e se mi fingevo attratto da _lei_, era soltanto nella speranza d'ottenere uno sguardo da _voi_.... uno sguardo _ansioso_, intendete? Oh, quanto ho spesso bramato di vedervi manifestare la metà del piacere che manifestava Rina in mia compagnia.... arrossire e sorridere così.... brillare in viso quand'ero allegro, esser triste del mio malumore, farmi sperare infine d'aver conquistato l'amor vostro, come il suo.... Ma amarla, io? Poh! La canina della signora Graham non potrebbe essere una rivale meno pericolosa per voi di quella puerile....
— Tacete, tacete! — gridò Gertrude interrompendolo. — Per _me_, se non per rispetto di _voi stesso_! Oh, è mai possibile.... —
Non potè continuare. Si lasciò cadere in una poltrona, scoppiò in lacrime, e nascondendo la faccia tra le palme, al modo che soleva quand'era bambina, pianse irrefrenabilmente.
Ben Bruce era sbalordito. S'accostò a lei e chiese in tono sommesso:
— Perchè piangete? Che ho fatto? —
Ella non fu in grado di rispondere se non in capo a qualche minuto. Sollevò la testa, si scosse dalla fronte i capelli scomposti, e mostrando un viso che esprimeva solo un intenso dolore, disse con voce rotta:
— Che avete fatto? E potete domandarlo? Ella è una dolce creatura, gentile, affettuosa. Ha un cuore amante e fidente. E voi l'avete _ingannata_, ingannata per causa mia.... Oh, come, come ne foste capace!... —
Il giovanotto ora pareva sconcertato, e mormorò, non senza esitare:
— Le passerà.
— Le passerà, _che cosa_? — replicò Gertrude. — Il suo amore per voi? Può ben darsi. Io non so quanto profondo sia. Ma pensate alla sua felice e amorosa natura, e al tradimento con cui l'avete contristata! Pensate ch'ella credeva sincere le vostre parole, mentre erano tutte vuote, tutte false! Abusando così della sua fiducia, voi avete dato una perniciosa lezione di scetticismo ad una giovanetta, orfana di padre e di madre, che ha diritto alla simpatia e alla protezione di tutti.
— Non m'immaginavo che voi la pigliereste in cotesto senso, — disse Ben.
— E in quale altro potrei pigliarla? — ella rispose. — Speravate forse che una tale condotta vi concilierebbe la mia stima?
— Date troppo peso alla cosa, Gertrude: siffatti corteggiamenti sono comunissimi.
— Tanto peggio. Per me, che non ho pratica del bel mondo, il trastullarsi con un cuore umano è una mala azione. Se Rina vi ami, io non so; ma quale opinione può avere della vostra lealtà?
— Mi pare che non dovreste essere tanto dura, signorina Gertrude, posto ch'io sono stato mosso unicamente dall'amore che vi porto.
— Forse sarò dura. Non ho autorità di censurare: parlo soltanto per impulso del cuore. Che un'orfana prenda la difesa di un'orfana è naturale. Forse anche Rina stessa considera il fatto meno grave che a me non sembri, e non ha bisogno d'avvocati. Ma, signor Bruce, non abbiate del mio sesso una così bassa opinione da credere che si possa guadagnare l'amore e il rispetto d'una donna con un tradimento verso un'altra. Sarebbe l'infima tra le femmine colei che rinnegasse così i principî della rettitudine e dell'onore.
— Tradimento! Che paroloni! Voi esagerate per troppo orgoglio.
— Tant'è vero che mezz'ora fa mi sentivo disposta a piangere vedendo che voi avevate riposto il vostro affetto in chi non poteva corrispondervi, e se ora piango per colei che ha dato ascolto alle vostre parole menzognere, e la cui pace fu per lo meno _minacciata_ a cagion mia, dovete ascriverlo al non essersi ancora inaridito il mio cuore nel contatto col mondo. —
Seguì un breve silenzio. Ben Bruce fece alcuni passi verso l'uscio, poi si fermò, tornò indietro, e disse:
— Dopo tutto, Gertrude Flint, io credo che verrà un tempo in cui le vostre idee saranno meno romantiche, e ricordando questa sera vi dorrà di non aver proceduto diversamente. V'accorgerete, non dubitatene, che questo è un mondo ove ciascuno deve provvedere a sè. —
E uscì concitato, senza soggiungere verbo. Un momento appresso Gertrude l'udì chiudere la porta di casa d'un colpo violento.