Il lampionaio

Part 15

Chapter 153,774 wordsPublic domain

— E la signora Sullivan?

— Sedeva sullo scalino dell'uscio di casa, piangendo.

— Disgraziata!

— Non poteva far nulla con lui, e aveva ceduto per disperazione.

— Dovrebbe avere una donna robusta o un uomo che lo vigilasse e gli prestasse le cure necessarie.

— È precisamente questa l'idea che la sgomenta più di ogni cosa. Dice che morrebbe d'angoscia se vedesse suo padre trattato senza riguardi come lo tratterebbe di certo una persona estranea; e inoltre capisco che rifugge dal mettersi questa persona in casa. Ella è estremamente scrupolosa in materia d'ordine e di pulizia, ed ha sempre fatto tutte le sue faccende da sè: l'ho udita dichiarare più volte che vorrebbe piuttosto tener in famiglia una bestia feroce che una serva irlandese.

— La sua nuova abitazione non le ha procurato finora molto piacere, non è vero?

— Oh, no! Mi faceva appunto notare, oggi, la sua singolare sfortuna: dopo aver tanto desiderato un quartierino con tutti i suoi comodi, in un bello stabile nuovo, ecco che non appena lo ha ottenuto e ammobiliato a modo suo, le piomba addosso una tale disgrazia.

— Ma è strano che non l'abbia veduta venire già prima. Io durante le ultime visite che le feci con te nell'altra casa, m'ero accorta della decadenza intellettuale di quel vecchio.

— L'avevo osservata anch'io, da un pezzo, ma a lei non ne dissi mai nulla, e credo ch'ella non ne abbia avuto il minimo sospetto fino al momento dello sgombero, quando il distacco da tutto ciò che gli era consueto ebbe sul povero signor Cooper gli effetti più funesti.

— Non pensi, Gertrude, che la demolizione della chiesa e la conseguente perdita del suo posto di sagrestano abbiano dato un gran crollo alla sua mente inferma?

— Sì, ne sono anzi sicura. Dopo d'allora non fu più lui, e anche nella casa vecchia si mostrava inquieto e malcontento: ma la disdetta data alla signora Sullivan dai proprietari che avevano risolto di fabbricare su quel fondo magazzini, cagionò il totale sconvolgimento della poca ragione che gli rimaneva.

— Triste cosa! Quanti anni ha?

— Non so esattamente, ma certo moltissimi. Rammento che tempo fa la signora Sullivan mi disse ch'era sugli ottanta.

— È vecchio assai; non è da maravigliarsi se cambiamenti grandi e repentini nella sua vita lo hanno fatto rimbambire.

— Oh, no! E per triste che sia, è infine la sorte che può toccare a chiunque viva fino a un'età così tarda. D'altronde, non soffre, nè il suo umore, a quanto io mi ricordo, è mai stato più lieto; sicchè m'affliggo meno per lui che per sua figlia. Io sono in gran pena, Emilia, sul conto di _lei_.

— Non ha la forza di sopportare questa sventura?

— Credo che l'avrebbe se fosse in buona salute. Ma non istà bene, e temo che la cosa sia più seria di quanto ella voglia ammettere, perchè è tanto pallida, e ha ultimamente avuto parecchie manifestazioni di sintomi che danno da pensare.

— Ha consultato un medico?

— No, non vuol saperne, e s'ostina a ripetere che si rimetterà presto; io però ne dubito, specie se seguita a non aversi nessuna cura. Questa è la ragione principale che mi fa desiderare d'essere in città il più presto possibile. Sono ansiosa di farla vedere al dottor Jeremy, e spero di riuscirvi senza ch'ella sappia ch'egli viene per lei. Avrò una forte infreddatura io stessa, se non ci sarà altro modo.

— Tu parli d'essere in città come d'una cosa sicura; m'immagino dunque che tutto è già stabilito.

— Ah, non v'ho raccontato la mia visita al signor W.? È vero, scusate.... Ottimo uomo, quanta riconoscenza gli debbo! Mi ha promesso il posto.

— N'ero certa, dopo ciò che v'aveva detto dalla signora Bruce.

— Certa! E io che quasi mi peritavo di parlargliene!... Mi pareva impossibile che avesse tanta fiducia in me.... Invece è stato così buono, benevolo! Non oso riferirvi le parole che m'ha detto circa la mia capacità d'insegnare.... temerei di sembrarvi troppo vana.

— Non hai bisogno di riferirmele, cara; so da lui stesso come egli apprezzi le tue felici attitudini. Non potresti dirmi nulla di più lusinghiero per te, delle cose che ho udite dalle sue labbra.

— Il mio amato zio True voleva ch'io diventassi maestra: era l'apice della sua ambizione. Sarebbe contento ora, non è vero, cara Emilia?

— Senza dubbio si glorierebbe di vederti assistente in una scuola come quella del signor W. Forse però penserebbe come penso io che ti assumi impegni superiori alle tue forze. Tu sarai occupata le intere mattinate a far lezione, e tuttavia ti proponi d'esser l'infermiera della signora Sullivan, e la custode del suo vecchio padre demente. Bambina mia, tu non sei assuefatta a coteste eccessive fatiche, e io mi tormenterò incessantemente con la tema che la tua salute non vi resista.

— Oh, cara Emilia, non dovete affatto mettervi in pena per me! Io sono sana e robusta, e mi sento capacissima di tutto ciò che ho divisato. Il mio solo timore è che voi possiate soffrire alquanto a cagione della mia lontananza, e il pensare che io, lasciandovi....

— So che intendi dire, Gertrude: ma non averlo cotesto timore. Io sono sicura del tuo affetto. Ho fede che non mi posponi se non al tuo dovere, e non vorrei per nulla al mondo che tu mi dessi la preferenza. Caccia dunque dalla tua mente quel pensiero, e non credere ch'io sia tanto egoista da desiderare di trattenerti. Solamente sarei più tranquilla se tu rinunziassi per ora alla scuola. Potresti andare dalla signora Sullivan e stare con lei finchè ha bisogno del tuo aiuto; forse al tempo della nostra partenza per il Mezzogiorno ti troveresti libera d'accompagnarci in quel viaggio, che certo sarà allora per te un ristoro necessario.

— Ma, cara Emilia, come conciliare le cose? Io non posso piantarmi in casa della signora Sullivan a titolo di ospite, sia pure con l'intenzione di renderle servigio, e nemmeno offrirmi a lei in qualità d'infermiera, posto che non vuol riconoscere d'esser malata. Ho ponderato la questione, e veduto che anche usando tutta la finezza e tutta la delicatezza immaginabili, non c'era verso di risolverla. Inoltre, dopo tanto tempo che sto con voi, essa deve credere ch'io non sia più adatta alla semplice vita d'una volta. Ma quando il signor W. mi disse che gli occorreva un'assistente, facendomi comprendere che non gli sarebbe dispiaciuto di dare a me quel posto, mi balenò un modo d'effettuare il mio disegno. Ero certa che se la signora Sullivan avesse saputo che io entravo come insegnante in quella scuola e dovevo cercarmi una dozzina per l'inverno perchè voi l'avreste passato nel Mezzogiorno, invece di ritornare in città, non solo non si sarebbe ricusata d'accogliermi in casa sua, ma non avrebbe permesso che andassi altrove.

— E così è stato?

— Precisamente. Ed io mi sono ancor più persuasa del bisogno ch'ella sente d'un appoggio, tanto l'ha consolata il pensiero d'avermi seco.

— Tu sarai un tesoro per lei, Gertrude: lo so bene!

— Oh, no! Purtroppo non spero d'essere di grande utilità. Ma per poco ch'io possa, sarà sempre più di quanto potrebbe in questo caso qualsiasi altra. La signora Sullivan, essendo vissuta sempre ritiratissima, non ha nessuna amica intima, e davvero non vedo, me eccettuata, chi ammetterebbe volentieri sotto il suo tetto. Con me c'è avvezza, e mi vuol bene. Io non le do impaccio, anzi mi concede perfino d'aiutarla nelle sue faccende, benchè spesso dica ch'io sono diventata una signorina, non usa alle fatiche materiali. Sa poi che ho un certo influsso sul signor Cooper: vi parrà forse strano, e io stessa non so spiegarmelo, ma _l'ho_, positivamente. Io credo che sia in parte perchè egli non mi fa punto paura e m'oppongo con fermezza a' suoi insensati capricci, in parte perchè gli sono meno familiare di sua figlia. Ma c'è anche un'altra cosa che mi conferisce un gran potere su quel povero vecchio. Egli, com'è naturale, m'associa nella sua memoria con Guglielmo: ci ha veduti per tanti anni sempre insieme, abbiamo lasciato la casa quasi ad un tempo, e non ignora che la corrispondenza con lui è tenuta principalmente da me. Sembra che da quando la sua mente si è indebolita, egli non pensi che al suo nipote, sicchè in qualunque momento, e per quanto eccitato e caparbio si mostri, io riesco a calmarlo proferendogli le ultime notizie dell'assente; e non importa se gli ripeto cento volte il contenuto d'una medesima lettera: per lui è sempre nuovo. Non avete idea, cara Emilia, di come io giunga a dominarlo, grazie a questo piccolo fatto. Ho notato oggi che la mia facoltà di dirigere i suoi pensieri sollevava la signora Sullivan d'un gran peso; ed ella pareva tanto felice, quando mi sono accomiatata stasera, parlava con sì lieta speranza del conforto che sarebbe per lei l'avermi presso di sè quest'inverno, ch'io mi sono sentita compensata del mio sacrificio. Ma poi, non appena vi ho veduta, al mio ritorno, e ho pensato che voi andate via, lontano, e che passerà chi sa quanto tempo prima ch'io sia di nuovo la vostra compagna, ho provato.... —

Gertrude non potè proseguire. Chinò la testa sulla spalla d'Emilia, e pianse.

La signorina Graham la consolò con immensa tenerezza.

— Siamo state felici insieme, — ella disse — e tu mi mancherai, dolorosamente. La metà almeno di ciò che ho goduto della vita in questi ultimi anni la devo a te; ma non t'ho mai tanto amata come in questo momento che ti accingi a lasciarmi, perchè nel tuo sacrificio di te stessa vedo la più nobile, la più preziosa virtù di cui possa fregiarsi una donna. So che i Sullivan ti sono molto cari, e ben a ragione, e comprendo il tuo desiderio di riconoscere le tue antiche obbligazioni con loro; tuttavia il preferirli a noi, ora, rinunziando senza un lamento al bel viaggio dal quale ti ripromettevi tanto piacere, mi prova che la mia Gertrude è la buona e brava fanciulla ch'io speravo di vederla divenire e pregavo Dio di farla. Tu sei nella via del dovere, figliuola mia, e sarai ricompensata dall'approvazione della tua coscienza se non altrimenti. —

Mentre Emilia terminava di dire queste parole, svoltavano in un viale del giardino dove incontrarono una servetta che le cercava per avvertirle che la signora Bruce e suo figlio erano nel salotto e chiedevano di tutt'e due.

— Le hai comprato i suoi bottoni, in città? — domandò la signorina Graham a Gertrude.

— Sì, — rispose questa — e li ho trovati adattatissimi al vestito; probabilmente le preme di sapere se ho eseguito bene la commissione; ma come mi presento, così?

— Io mi fo accompagnare da Caterina; tu entra in casa dalla porta laterale e vai alla tua camera senza che ti vedano. Ti scuserò intanto con la signora Bruce; poi, quando ti sarai rinfrescata gli occhi e ti sentirai più calma, scendi in salotto. —

XXI.

Ma non forse sarà miglior consiglio Ritirarci? S'appressa una tempesta.

MILTON.

Quando, mezz'ora dopo, Gertrude entrò nel salotto, il suo viso non mostrava più traccia della commozione d'animo che l'aveva tanto turbata. La signora Bruce le mandò dal canapè un amichevole cenno di saluto: il signor Bruce si rizzò e le offerse la sua seggiola, mentre il signor Graham le indicava un posto accanto a lui, nel vano della finestra, dicendo con tono benevolo:

— Vieni qui, Gertrude. —

Ella non accettò nè l'una nè l'altra profferta. Andò a sedersi invece sull'ottomana, ch'era presso a una porta vetrata aperta a due battenti, di dove una scalinata metteva nel giardino. Subito il giovanotto la raggiunse, e adagiatosi in un atteggiamento d'indolenza sui primi scalini, prese a discorrere con lei.

Il figlio della signora Bruce non era altri che il signorino dallo zucchetto di velluto, che anni addietro soleva schiacciare dormitine nell'erba, sotto il pero. Egli aveva fatto di recente un viaggio in Europa, e superbo della rinomanza che gli davano i suoi baffi, il suo sarto francese, e il possesso d'un bel patrimonio, si compiaceva più che mai in sè medesimo.

— Avete dunque passato tutta la giornata a Boston, signorina Flint?

— Sì, quasi tutta.

— Ci avrete trovato un caldo terribile, eh?

— Piuttosto!

— Dovevo andare in città anch'io per certi affari che premevano moltissimo alla mamma. Facendo uno sforzo sono arrivato fino alla stazione; ma non ho potuto proseguire.

— Il caldo v'aveva disfatto?

— Sì.

— Poverino! — esclamò Gertrude con un accento tra compassionevole e ironico.

Egli alzò gli occhi verso di lei, cercando d'indovinare dall'espressione del suo viso s'ella lo dicesse sul serio o volesse canzonarlo, ma essendo il salotto scarsamente illuminato, a fine di godervi un po' di fresco, non potè pronunziare un giudizio nella propria mente, e però riprese, per chiarirsi:

— Io aborro il caldo eccessivo, signorina Gertrude. O perchè mi ci sarei esposto senza necessità?

— Perdonate, m'era parso che parlaste d'affari importanti....

— Affari della mamma. Nulla che importasse a me. E per lei quella temperatura era una scusa. Se avessi saputo che voi eravate nel treno, come ho scoperto poi, avrei perseverato nel mio proposito, attratto dal piacere di percorrere la via Washington al vostro fianco.

— Io non ho preso per via Washington.

— Ma l'avreste fatto con una scorta conveniente.

— Se avessi dovuto far un giro vizioso per accompagnare la mia scorta, il vantaggio d'essere scortata sarebbe stato assai dubbio, convenitene! — ella disse ridendo.

— Che spirito pratico avete, signorina! Intendete dire che quando andate in città è sempre con un programma d'operazioni prestabilito, e che niente al mondo può stornarvi da quanto vi siete proposta?

— No, no. Credo anzi che sia facile persuadermi o dissuadermi, adducendo ragioni sufficienti. —

Il giovane si morse le labbra.

— Dunque, voi non fate cosa alcuna senza la sua brava ragione. Allora, ditemi, di grazia, qual'è quella per cui portate quel cappellone a larghe tese lavorando in giardino?

— È un'antica consuetudine mantenutasi per la sua comodità ad onta delle invenzioni moderne che certo offrirebbero un migliore riparo dal sole. Devo riconoscermi colpevole di un po' d'ostinazione nel mio debole per quel vecchio cappello.

— Perchè non confessare piuttosto la verità, ossia che lo portate per avere quell'aria seducente e pittoresca a segno che la vostra immagine turba i sonni dei vicini? Per esempio i miei sogni del mattino sono, come voi non l'ignorate, ossessionati da quel cappello non scompagnato dalla faccia della sua proprietaria; tant'è vero ch'io mi sento attirato, quasi da una forza magnetica, verso il vostro giardino, tutti i giorni, di buon'ora.... Ah, signorina Gertrude, voi avrete da regolare un gran conto con Morfeo, che defraudate così de' suoi diritti; e la coscienza vi rimorderà per i danni cagionati alla mia salute dall'espormi alla rugiada mattutina....

— È una dura ingiustizia il condannarmi per misfatti assolutamente involontari; ma poichè le vostre visite in giardino sono per me una minaccia di rimorsi futuri, mi vedo in obbligo di proibirle.

— Oh, non sarete così barbara! Specie dopo che mi son dato tanta pena per impartirvi tutte le mie poche nozioni d'orticoltura....

— Devono esser poche davvero, oppure ho io poca memoria, — fece Gertrude ridendo.

— Ingrata! Avete dimenticato quanto m'affannai anche ieri a farvi conoscere le differenti varietà di rose? Non ricordate più quello che ve ne dissi, diffusamente, cominciando dalle rose di Damasco? E come, nel finire, non trovavo parole adeguate in lode delle rose umane, soprattutto di quella tanto soave, tanto leggiadra che mi stava dinanzi mentre parlavo?

— Ricordo che diceste un visibilio di sciocchezze; ma v'ingannate se credete ch'io le ascoltassi.

— Oh, signorina Gertrude! È fiato sprecato dir cose gentili a voi; tenete sempre i miei complimenti in conto di buffonate.

— V'ho dichiarato parecchie volte ch'era inutile prodigarmi tante parole lusinghiere. Sono sprecate, sicuro, e ho piacere che finalmente lo abbiate capito.

— Bene, sarò serio. O dove eravate stamani?

— A che ora?

— Alle sette e mezzo.

— In treno, sulla via di Boston.

— Possibile? Così presto? Io credevo che foste partita alle dieci. Sicchè, mentre io spiavo dal muro del giardino l'occasione di darvi il buon giorno, voi eravate lontana cinque o sei miglia. Rimpiango quell'ora di buon sonno, perduta!

— Davvero, è gran peccato!

— E altra mezz'ora, stasera. Perchè vi siete fatta aspettar tanto?

— Io? Quando?

— Quando sono venuto qui.

— Oh, non pensavo affatto che la vostra visita fosse per me.

— Non è che per voi sola.

— Ben, — disse al giovane il signor Graham avvicinandosi e intromettendosi un po' bruscamente nella loro conversazione — siete amante del giardinaggio? V'ho sentito parlare di rose....

— Già.... La signorina Flint ed io abbiamo avuto una vera discussione sui fiori, sulle rose in particolare.... —

Gertrude tentò di trar partito da quell'intervento per svignarsela e andare presso le signore che sedevano sul canapè; ma Ben Bruce, il quale s'era rizzato vedendo l'altro venire a lui, s'accòrse della sua intenzione e le sbarrò il cammino in modo che ella non poteva passar oltre senza respingerlo con aperta sgarbatezza.

Il signor Graham ripigliò:

— Ho in idea di mettere una piccola fontana nel giardinetto della signorina Flint. Volete venire con me? Mi darete un consiglio....

— Ma signore, non è troppo buio?...

— Che, che! Per quello che abbiamo da fare ci si vede abbastanza. Di qua, prego.... —

E benchè ad onta delle sue maniere parigine torcesse il muso e scotesse la testa con aria minacciosa, il giovanotto fu costretto a seguire il padrone di casa.

La ragazza potè allora riferire alla signora Bruce i risultati delle commissioni ch'ella le aveva affidate, e darle i bottoni che le piacquero moltissimo.

Quando i due signori rientrarono, la conversazione divenne generale.

— Signor Graham, — cominciò la signora Bruce — domandavo ad Emilia che giro farete nel Mezzogiorno: a quanto vedo dall'itinerario, vi siete proposto un viaggio delizioso.

— Così credo. Lo avevamo divisato da un pezzo. Per Emilia sarà ottima cosa: e mi figuro il piacere di Gertrude che non ha mai viaggiato finora!

— Ah, andate anche voi, signorina Flint?

— Sicuro, sicuro, — disse il signor Graham prima che l'interrogata rispondesse da sè — Gertrude ci è necessaria: non possiamo far senza di lei.

— Quanto vi divertirete! — riprese la signora fissando sempre la giovanetta.

— Io speravo d'accompagnare il signor Graham e la signorina Emilia, — rispose Gertrude — e pensavo a questo viaggio con ardente desiderio; ma dovrò invece rimanere l'inverno a Boston, come oggi appunto ho risoluto.

— Che diamine dici? — domandò il signor Graham. — Spiegati! Cotesta è nuova per me!

— E per me pure, signore; altrimenti vi avrei informato prima. M'immaginavo ch'era vostra intenzione ch'io venissi con voi, e nulla, credetelo, mi sarebbe stato più gradito. Purtroppo sono sorte circostanze che me lo impediscono; se non ve l'avevo ancora detto, gli è perchè io stessa le ignoravo.

— Ma noi non possiamo mica privarci della tua compagnia, Gertrude: non voglio sentirli cotesti discorsi. Tu devi venire, a dispetto d'ogni circostanza.

— Temo assai che non potrò, assolutamente, — replicò ella, sorridendo con grazia, ma senza perdere la sua fermezza. — È gran bontà da parte vostra il desiderarlo.

— Desiderarlo?... Ti dico che insisto su questo punto. Tu sei sotto la mia tutela, bambina, e io ho diritto di stabilire ciò che devi fare. —

Il signor Graham cominciava ad irritarsi. Gertrude ed Emilia erano turbate ma tacevano.

— Dimmi le tue ragioni, almeno, se ne hai, — egli ripigliò con veemenza. — E intendo di sapere chi t'ha messo in capo cotesta idea stravagante.

— Vi spiegherò tutto domani, signore.

— Domani? No, cara, subito. —

La signora Bruce, vedendo addensarsi una burrasca domestica, si rizzò per battere prudentemente in ritirata.

Il signor Graham contenne l'ira finchè ella e suo figlio non si furono accomiatati, ma chiuso appena l'uscio dietro a loro, proruppe:

— Ora mi dirai che significa cotesta novità! Io prendo tutte le mie disposizioni, regolo i miei affari in modo da rimaner libero di passare l'inverno in viaggio, e ciò non tanto per mia propria sodisfazione quanto per procurare un piacere a voi due; ed ecco che quando è fissato ogni cosa, e siamo quasi in procinto di partire, Gertrude annunzia che ha risoluto di non accompagnarci. Sono davvero curioso di conoscere le sue ragioni. —

Emilia s'assunse d'esporre i motivi della condotta di Gertrude e concluse approvandola pienamente. Suo padre, che l'aveva ascoltata con impazienza e interrotta con molti _poh!_ ed _uh!_, finito ch'ella ebbe scattò di nuovo, più indignato che mai:

— Dunque, essa preferisce i Sullivan a noi, e tu incoraggi questi suoi sentimenti! Vorrei un po' sapere che cosa hanno fatto loro per lei, a paragone di quello che ho fatto io!

— Le hanno dato le maggiori prove d'affetto, per anni, e adesso che sono colpiti da una grave disgrazia non ha cuore d'abbandonarli. Io per me confesso che stimo giusta la sua risoluzione.

— E io invece no. Giusta? Vuole farsi schiava nella scuola del W. e peggio che schiava nella famiglia Sullivan, piuttosto che stare con noi che l'abbiamo tenuta sempre come una signorina, e, meglio ancora, come una figliuola!

— Oh, signor Graham! — l'interruppe Gertrude vivamente. — Non si tratta di preferenza o di scelta, ma di dovere!

— E che te lo crea cotesto dovere? Forse l'essere stata qualche anno loro casigliana? O l'averti mandato quel ragazzo ch'è laggiù a Calcutta una sciarpa di pelo di cammello, una gabbia di miseri uccellini, e un monte di lettere, ti pone in obbligo di tradire i tuoi propri interessi per prenderti cura dei suoi parenti malati o pazzi? Non posso davvero ammettere che i loro diritti su te siano da compararsi ai miei. Non t'ho io dato un'ottima educazione? Ho forse risparmiato spese, sia per farti istruire sia per renderti felice?

— Signore, — rispose Gertrude umilmente eppure con serena dignità — io non ho mai pensato a numerare i benefizi ricevuti e proporzionarvi la mia condotta. Certo in tal caso devo riconoscere che le mie obbligazioni verso di voi sono immense, e che avete i diritti più ampi a' miei servigi.

— Servigi! Io non ho bisogno dei tuoi _servigi_, bambina. La signora Ellis può fare altrettanto bene le cose necessarie ad Emilia ed a me; ma mi è cara la tua _compagnia_, e tu ti mostri molto ingrata parlando di lasciarci come fai.

— Babbo, — disse Emilia — io ho creduto sempre che il vostro fine nel dare una buona educazione a Gertrude fosse quello di renderla indipendente da tutti e non già dipendente da noi.

— Ed io ti dico, figliuola mia, che questa è una questione di sentimento. Tu la consideri diversamente da me; basta; posto che mi date contro tutt'e due, non voglio più discutere. —

Così dicendo egli prese un lume, andò nel suo studio, chiudendosi dietro l'uscio con forza o per dir meglio sbattendolo, e non si fece più vedere tutta la sera.

Povera Gertrude! Il signor Graham, che era stato sempre così buono, indulgente, generoso, che non le aveva quasi mai parlato con severità, si sentiva profondamente offeso da lei. La chiamava ingrata, credeva ch'ella avesse deluso la sua benevolenza, che posponesse lui e sua figlia ad altri amici secondo il suo parere assai meno meritevoli. Addolorata, ferita nell'intimo del cuore, ella non tardò a dar la buona notte ad Emilia, afflitta del pari, e corse a rifugiarsi nella sua camera ove diede a' suoi sentimenti uno sfogo che la lasciò spossata. E non chiuse occhio.

XXII.

La virtù è ardita e la bontà non conosce paura.

SHAKESPEARE.