Il fiume Bianco e i Dénka: Memorie

Part 9

Chapter 93,834 wordsPublic domain

Le rive di questo grande influente, chiamato anche fiume _Nam_, cominciano ad essere abitate a quattro ore di cammino dalla sua imboccatura nel lago _No_. Quindi riceve a sinistra presso il lago _Mùsciarat_ un grande torrente che scorre da nord a sud-est, e dopo il detto lago verso occidente, vari altri torrenti aventi la direzione da nord a sud. Finalmente fra l'8º e il 9º grado di latitudine, là dove il _Bàhr-el-G¨azàl_ ha il nome di fiume dei _Giùr_, viene ingrossato da un influente, che prima ha una direzione da sud a nord-est, e quindi piega verso est, e sbocca nel fiume dei _Giùr_.

Il fiume dei _Giùr_, che, come dissi, io ritengo sia lo stesso _G¨azàl_, proviene dal sud, ove tra il 4º e il 5º grado lat. N., e tra il 28º e il 29º long. est dal meridiano di Parigi, ha il nome di _Jèji_, il quale segna ad ovest il confine della lingua dei _Bàri_, ed è formato da due rami che s'uniscono fra il 3º e il 4º grado; e da questo punto di unione, dopo circa quaranta miglia geografiche, esso riceve l'influente _Irè_, e poi scorre verso nord, nord-ovest bagnando il paese dei _Giùr_, dai quali prende il nome; e finalmente piegando ad est, col nome di _Nam_ e di _Bàhr-el-G¨azàl_, si scarica nel fiume _Bianco_.

M.r Peney, col quale io parlai più volte in proposito, era pure di questa mia opinione; soltanto egli riteneva che il _Jèji_ fosse un braccio del fiume _Bianco_, mentre io sosteneva e sostengo che abbia sorgenti proprie.

M.r Jules Poncey invece lasciò scritto in argomento[18]: «On a cru jusqu'ici que la rivière appelée _Iaïe_ (le _Giei_ ou _Jeïh_ ou _Yièh_ de Peney), qui traverse le _Niàmbara_ venant du sud, était la même rivière que celle des _Djour_; il n'en est rien; car le jaïe, après avoir traversé le _Niambara_, passe un peu a l'ouest du Mandara, traverse une partie du pays des Djour et arrive enfin dans la tribu des Rol qu'il divise en deux, passe chez les Nouair e va se jeter directement dans le lac Nau. Cette rivière serait donc la même que celle des Rol. Le _Bàhr-Djour_ vient à coup sûr du sud, mais plus loin ancore à l'ouest que le jaïe. Il a été remonté par le barques jusqu'à Cazenga (Cazingo). Là, le fleuve commence a être rempli d'écueils, et sa petite quantité d'eau est cause que les barques ne peuvent aller plus haut.

À quinze à vingt journées de Cazenga, vers l'ouest, il y aurait, au dire des Niamniàm, un autre fleuve beaucoup plus grand que celui des Djour, coulant du sud-est au nord-ovest.»

Or ecco quanto posso dire io intorno alla provenienza e al corso di questo fiume, appoggiato alle relazioni esattissime che me ne diede il missionario Francesco Morlang, il quale lo visitava in persona con alcuni dongolèsi mercanti d'avorio in sullo scorcio del 1859; e dietro a quelle relazioni io delineai tutto il suo viaggio che intraprese a sud-ovest di _Kondókoro_, percorrendo oltre a un grado di latitudine e di longitudine[19].

Partiva l'intrepido Missionario nell'ottobre 1859 da _Kondókoro_ con circa venti dongolèsi, dirigendosi verso sud-ovest, e fece la sua prima stazione a _Tokimàn_; lasciò quindi a destra il monte _Kunùpi_, e dopo faticoso cammino arrivò a _Kèlie_, seconda stazione. — Non nomino che le stazioni fatte in luoghi abitati da Negri. — Oltrepassò poi due grandi torrenti, il _Lurì_ e il _Kòda_, e dopo le stazioni di _Dìmu_, _Kakaràk_, _Riòka_, _Tongà_, _Lòci_, _Lìghi_, _Liguèk_ e _Morò_ egli vide le rive del fiume _Jèji_, che scorreva da sud a nord e presentava la grandezza del _Ciuffiri_ (fiume _Bianco_) dei _Bàri_. Fu in questa stazione di _Morò_ che gli indigeni, dei quali egli conosceva la lingua la quale era quella dei _Bàri_, gli parlarono del fiume _Irè_ influente del _Jèji_, le cui rive erano abitate dai famosi _Gnam-Gnàm_ o _Makarakàk_, cui la tradizione aveva tramandato ai Nubî qual popolo, che riepilogava in sè stesso tutto ciò che l'idea di selvatichezza può far concepire di più spaventoso a gente dotata di spirito inventivo.

«I selvaggi designati da cotesto nome terribile, i _Gnam-Gnàm_, non erano soltanto vicini all'animalità per il genere di vita, ma dicevasi conservassero il marchio della loro discendenza; e la questione dell'origine scimmiesca dell'uomo era allora scioccamente discussa sulle rive del Nilo con non minor calore che non lo sia ora da alcuni in Europa.»

Il Morlang avrebbe voluto visitare per il primo que' Negri, vederli coi propri occhi, e sollevare un lembo del velo che involgeva quella nazione leggendaria, percorrendone una provincia almeno da essi abitata; ma i suoi compagni di viaggio non v'acconsentirono, e dovette con essi piegare a mezzodì. Il merito di farli conoscere l'ebbe di poi il viaggiatore italiano mio amico Piaggia, il quale passò venti mesi fra i _Gnam-Gnàm_ dell'ovest, e quindi l'illustre Giorgio Schweinfurth, che lo seguì da vicino, e fu in grado di descriverci quel popolo interessante, di cui ha studiato le tribù orientali, in modo da rendere affatto inutile ch'io ripeta ciò che mi disse il Morlang intorno ai _Gnam-Gnàm_ per relazioni avute dagli abitanti lungo le rive del _Jèji_, relazioni che corrispondono perfettamente con ciò che scrisse l'illustre viaggiatore.

Il Morlang adunque dovette piegare a mezzodì; traversò il ramo orientale del _Jèji_ e sostò a _Morciàk_; e finalmente si diresse a _Vrànga_ presso la riva destra del ramo occidentale dello stesso _Jèji_. Fu qui che intese che le sorgenti di questi due rami componenti il _Jèji_ non erano molto lontane, e ne sentì parlare con tanta sicurezza da escludere ogni sospetto che il _Jèji_ sia un canale del fiume _Bianco_, secondo l'opinione di M.r Peney.

Nè io posso convenire con Jules Poncey, che cioè il _Jèji_, il quale traversa il paese dei _Jàmbara_ (_Jàngvara_), non sia lo stesso fiume dei _Giùr_. Egli dice: il _Jèji_ dopo d'aver traversato il paese dei _Jàmbara_, passa un po' all'ovest dei _Màndara_, scorre una parte del paese dei _Giùr_, ed arriva in fine nella tribù dei Rol che divide in due parti; bagna quindi la terra dei _Nuèr_, e si getta finalmente nel lago _No_. Ma io credo fermamente ch'egli scambi il _Jèji_ col grande torrente _Kòda_, il quale traversa di fatto il paese dei _Jàmbara_, passa un po' all'ovest di _Màndara_, scorre una parte del paese dei _Giùr_, ed arriva in fine nella tribù dei _Rol_ che divide in due parti; e bagnata quindi la terra dei _Nuèr_, io ritengo che direttamente sbocchi nel lago _No_, o da solo o dopo d'essersi unito col torrente _Lurì_[20].

Il fiume _Jèji_ e il suo influente _Irè_ scorrono fra due lunghe catene di monti aventi una direzione da sud a nord, delle quali l'occidentale prende diversi nomi secondo le posizioni, di _Lopiòko_, di _Ghirimenìt_, di _Vovù_, di _Kurubù_, di _Malangà_, di _Longobè_, e l'orientale è conosciuta col nome di montagne di _Bègong_ a nord, e di montagne dei _Jàngvara_ a sud.

Questi due fiumi sono abitati da ippopotami e coccodrilli, e a sinistra dell'_Irè_ e del _Jèji_, dopo ricevute le acque dell'_Irè_, è la grande e famosa tribù dei _Gnam-Gnàm_, che si estende fra il 3º e il 6º grado di latitudine nord; ma ancora non si sa con precisione fin dove s'estenda il paese dal lato dell'ovest; volendo però giudicare da ciò che i Nubî ne conoscono, pare abbia una lunghezza di cinque o sei gradi.

Gli abitanti sarebbero stati calcolati a circa due milioni.

Io che non ebbi la fortuna di visitare i _Gnam-Gnàm_, non ho mai voluto credere ch'essi fossero cannibali quali me li dicevano i _Nubî_, che non gli avevano però ancor visitati, ed alcuni avventurieri della tratta dell'avorio, argomentandolo anche dal nome, col quale viene chiamata questa tribù.

In una mia carta geografica annessa ad un opuscolo, che scrissi dal fiume _Bianco_, il quale porta la data 13 dicembre 1859, e vide la luce nel 1861 (Verona, tipografia Vicentini e Franchini), io chiamai questa tribù col nome di _Gnemgnèm_ (_Gnèm-gnèm_), e non di _Niam-Niam_ o _Nyam-Nyam_, come dalla maggior parte degli scrittori era stata chiamata; e nel settembre del 1867 spedivo l'opuscolo al mio amico marchese O. Antinori accompagnandolo con una lettera, nella quale gli dicevo che la tribù da lui chiamata dei _Niam-Niam_ avrebbe potuto chiamarsi _Gnemgnèm_; e ciò non dissi a caso, ma avvertitamente. La qual cosa diede motivo a due lettere che non sarà discaro al lettore ch'io qui riferisca, sebbene sieno state registrate sul Bollettino della Società geografica italiana (anno I, fascicolo 1º-1868). Ecco la lettera del marchese O. Antinori sulla parola _Niam-Niàm_.

_D. Giovanni mio pregiatissimo._

Firenze, 2 ottobre 1867.

Le sono debitore di molte grazie per l'opuscolo sul suo viaggio del fiume Bianco che Ella ha voluto inviarmi, e che ho gradito molto, mentre la copia che io possedeva da lunga data, non so per quale fatalità, era mancante delle carte sul corso dei due fiumi Bianco ed Azzurro, cosa che osservasi in fin di libro.

Mi permetta ch'io le ritorni un mio lavoro sui volatili che raccolsi durante il mio soggiorno in alcune delle contrade da Lei descritte, ed in altre, che avrebbero ben meritato una sua visita, se Ella non si fosse restituita in Europa.

Nella prefazione vi troverà lo scheletro del mio viaggio, sul quale non discesi a minuti ragguagli nol consentendo il titolo del libro che dava al pubblico.

Sulla parte, o meglio sul paese interno del G¨azàl, vi tornerò sopra quando pubblicherò un lavoretto sui Niam-Niàm che mi propongo di fare. E poichè mi cade quasi involontariamente sotto la penna il nome di questa tribù che Ella nell'ultima sua mi consiglia di chiamare Gnem-Gnèm, ad esempio di quanto Ella aveva praticato nel suo libro, mi permetta ch'io le richieda, se vi sia una particolare ragione etnica per così chiamarla, o se il suo parere appoggi piuttosto sul valore del suono della parola, quale le si è presentato all'orecchio allorchè l'ha udita proferire. In questo caso, per me che ho soggiornato lungamente fra i Giùr, e che mi sono sentito ripetere le mille volte questo vocabalo, esso mi ha sempre suonato Niam-Niàm, o al più Gnam-Gnàm, e non mai gnem-gnèm; lo che accorderebbe maggiormente coll'origine che si può attribuire alla detta parola, sia pure essa divisa in due, o in una sola come Ella la scrive. I fratelli Poncet, Heuglin, Lejean, ne resero il suono nel modo stesso adoperato da me, e la differenza unica che s'incontri fra l'uno e l'altro dei detti autori, è differenza ortografica propria alla lingua in cui essi scrissero.

Heuglin poi asserisce che il plurale di Nyam-Nyam è Nyamanyam; lo dice in modo assoluto, ma senza accennarne il perchè. Esso, a parer mio, lo si potrebbe ripetere dalla natura stessa del linguaggio di molte famiglie dell'Africa australe, ove la forma etnica vuole che si pongano innanzi, appresso e anche in mezzo ai nomi proprii dei popoli e delle tribù, le particelle _ba_, _ma_, _ouà_, _ouè_ ecc. ecc. Burton parlando del popolo Fân dice che nel plurale vien chiamato Bâ-Fân ed anche Fan-ouè. E nel caso nostro, nella parola Nyamanyam rivelataci da Heuglin, la particella _ma_ troverebbesi interposta fra le due sillabe che compongono la parola Niam-Niàm, alla quale per ragione eufonica sarebbesi soppressa la prima _m_, e convertita l'ultima _m_ in _n_. Ma qualunque possa essere l'ipotesi dedotta da me dagli esempi di linguaggi dell'Africa australe, per spiegarmi in qualche modo l'asserzione di Heuglin, rimarrà sempre vero che il suono tanto nel singolare che nel plurale è in _à_ e non in _è_, e che lo stesso suono hanno le parole da cui essa probabilmente è derivata. Livingstone ci dice che nel Zambesi Nama-nama è un grido che i rematori fanno ad un Trogon, allorchè l'uccello col suo canto imita il suono della lira, e vuol dire carne carne. Gnià, nel linguaggio Niam-niam vuol dire animale ed anche carne. Presso i Dor vuol dire pure animale, e presso alcune altre tribù del nord esprime il bufalo. Ciam-ciam presso i Dor vuol dire mangiare, e notisi che oltre a certa analogia di suono che questi vocaboli hanno col motto Niam-niam, Speke ci fa sapere che presso gli Ouganda gli venne assicurato che Niam-niam significa mangia mangia. Non pare a Lei che vi sia un qualche rapporto non dirò etimologico, ma eufonico fra il vocabolo Dor e quello con cui vengono chiamati i loro vicini? E la parola gnia, animale o carne che essa significhi, non ha pure un ravvicinamento di suono e di significato col vocabolo in questione? A Lei dottissimo in alcune delle lingue dei Negri lascio il deciderne, contento di averle esposte alcune ragioni, in forza delle quali a me sembrerebbe che il vocabolo Niam-Niàm non dovesse mutarsi. Se Ella mi illuminerà in proposito non lascerò di tenerne conto a suo tempo.

_Suo servo ed amico_

O. ANTINORI

Eccone la risposta.

_Pregiatissimo signor Marchese,_

Verona, 8 ottobre 1867.

Oggi ho ricevuto la carissima sua del 2 corrente, ed alcuni giorni prima il prezioso Catalogo descrittivo di una collezione di uccelli, fatta nell'interno dell'Africa con tanto disagio ed abnegazione della sua vita. — Ne la ringrazio infinitamente.

..... Ma or veniamo alla tribù ch'Ella, signor marchese, Petherick, Lejean, Heuglin, Speke ecc., nomi tutti rispettabilissimi, ed i quattro primi a me tanto cari, conosciuti in Chartùm, chiamano dei Niam-Niàm, e che io Le suggeriva nell'ultima mia di chiamare piuttosto Gnem-Gnèm, come sta scritto nel mio opuscolo, che porta il titolo: «Un viaggio sul fiume Bianco nell'Africa centrale,» ed avrei anche potuto dire Gnam-Gnàm, che è il singolare, come vedremo, di Gnem-Gnèm. — Prima di tutto Le dirò che in quella denominazione Niam-Niàm, io non intesi, com'Ella ha creduto, di appuntar la vocale _a_, ma di meglio esprimere il valore della consonante radicale _n_, che in questa parola come in molte altre, nella lingua dei Bári e in quella dei Dénka, suona precisamente come l'unione delle due consonanti _gñ_ seguite da vocale in italiano.

Del resto nella denominazione Niam-Niàm io non trovo errore; la trovo anzi quasi affatto consona a quella di Gnam-Gnàm, poichè il _ni_ o _ne_ davanti ad una vocale fanno il più delle volte una sillaba sola colla medesima, che rappresentasi in italiano ed in francese con _gñ_, p. e. Signor, Seigneur; nello spagnolo con _ñ_, p. e. Señor; nel portoghese con _nh_, p. e. Senhor, derivazioni tutte dal latino Senior-vecchio, seniore ecc. — Volli dire con ciò, che Petherick, Heuglin, Speke nominando la tribù all'occidente dei Bàri e al sud dei Dénka e confinante con essi, Niam-Niàm, non poteano, usando della loro ortografia, meglio esprimerla di quello che l'abbiano espressa, mancando, tedeschi ed inglesi, di quel suono nasale che in italiano e in francese risulta dalla combinazione, come dissi, delle due consonanti _gñ_ seguite da vocale, suono, ripeto, che perfettamente corrisponde a quello dei Bàri e a quello dei Dénka in questa ed in molte altre parole. — Or resterebbe a vedere come il Lejean e i fratelli Poncet, da Lei pure citati, e che sono francesi, abbiano chiamato quella tribù. — Ella stessa, signor marchese, mi dice che «l'unica differenza che notasi fra l'uno e l'altro dei sopradetti autori è differenza ortografica propria della lingua in cui scrissero,» ma che tutti hanno chiamata quella tribù facendo sentire il suono della vocale _a_. — Questo io credo, e così anche va bene; ma io vorrei poter credere ancora che i signori Lejean ed i fratelli Poncet, essendo francesi, l'avessero nominata, secondo la propria ortografia, Gnam-Gnàm e non Niam-Niàm, a meno che non abbiano voluto accomodarsi ad una ortografia straniera che non corrisponde, come la nostra, al debito suono[21]. — Veniamo adesso alla vocale. — Io dissi che non fu mia intenzione di appuntare nella denominazione Niam-Niàm la vocale _a_; tuttavia io debbo rendere ragione perchè scrissi sulle carte del mio opuscolo Gnem-Gnèm e non Gnam-Gnàm, che è, com'io diceva, il singolare di Gnem-Gnèm. — Ecco da che fui indotto a ciò fare:

I. Perchè sentii qualche volta chiamarsi così quella tribù da molti negri Dénka, da alcuni Bàri e da qualche missionario di Kondókoro, sebbene sia vero che il più delle volte mi suonava all'orecchio il singolare Gnam-Gnàm. — Io domandai ad alcuni Negri perchè la dicessero Gnem-Gnèm qualche volta, e non Gnam-Gnàm, come il più delle volte e generalmente era chiamata; ed essi mi rispondevano senz' altro dire «è la stessa cosa.» — Questo motivo però non era ancor sufficente perchè io dovessi adottare il plurale piuttosto che il singolare, che dai più e il più delle volte era usato.

II. Il vero motivo però che m'indusse ad usare il plurale Gnem-Gnèm (o come scriverebbero i tedeschi ed inglesi Nien-Nièm o Nyem-Nyèm) piuttosto che il singolare Gnam-Gnàm (o secondo altri Niam-Niàm o Nyam-Nyam) fu per accennare in qualche modo la via a rintracciare la vera etimologia di questa parola nella natura appunto, per ripetere, signor marchese, le sue parole, del linguaggio di molte famiglie appartenenti all'Africa centrale. — M'attenda:

Ella sa che fra i Gnam-Gnàm scorre un fiume verso il Bàhr-el-G¨azàl o Kèilak, formato tra il 4º e il 5º grado lat. N. dal fiume Jèji e dal suo influente Irè. In questo fiume, come riferivano il missionario Francesco Morlang, che vide il Jèji a Morò, e tutti quelli che viaggiarono con lui, sono molti coccodrilli. Vedi! — io dissi allora fra me — il coccodrillo da tutte le tribù Dénka del fiume Bianco è detto Gnàn, plurale Gnèn; così adunque lo chiamano i Giùr, gli Atuòt, i G¨ok, i Ròl, tribù Dénka limitrofe ai Gnam-Gnàm dalla parte nord. Così chiamano il coccodrillo anche i Bàri ed i Scìr, che confinano coi Gnam-Gnàm ad est, e sono divisi dal fiume Jèji. L'etimologia, io conchiusi quindi, di questo nome Gnam-Gnàm dato a quella tribù deve ripetersi dalla parola Gnan-coccodrillo, plurale Gnèn-coccodrilli. Per la qual cosa, tribù dei Gnam-Gnàm o dei Gnèm-Gnèm vorrebbe dire tribù del coccodrillo o dei coccodrilli, i quali abitano in gran copia nelle acque dell'Irè e del Jèji[22]. Ora questa etimologia è fondata sulla realtà delle cose, sul fatto dell'esistenza dei coccodrilli in quella tribù; mentre altri vorrebbero ripeterla dalla supposizione che quella tribù sia antropofaga. Nè, io credo, potrebbesi sostenere questa ipotesi da ciò che narra il celebre ed intrepido viaggiatore Speke, a cui gli Ougànda tradussero, egli dice, la parola Niam-Niàm per mangia-mangia. Io vorrò credere benissimo che allo Speke gli Ougànda abbiano detto che Niam-Niàm esprime mangia mangia, ma riferendosi alla tribù da essi accusata, o a torto o a ragione, come antropofaga; ma come provò egli mai che mangia-mangia è il vero senso della parola Gnam-Gnàm dei Dénka e dei Bàri? — Nè vale il dire, a sostenere questa ipotesi, che presso i Dòr la voce cian-cian, com'Ella scrive, vuol dire mangiare; poichè questa voce, mi pare, non ha alcuna analogia con quella di Gnam-Gnàm o Nyam-Nyàm, essendo affatto diversa la prima radicale; ma l'ha piuttosto colla parola ciám dei Dénka, che pur significa mangiare; anzi direi che è la stessa parola, mentre sappiamo che le due consonanti _m_ ed _n_ sono ambedue lettere nasali, che facilmente si scambiano.

Ella dice finalmente, signor marchese, che la parola Gnià nel linguaggio pure dei Dòr ed in quello stesso dei Gnam-Gnàm significa animale; e non sembra a lei che vi sia una grande analogia fra questa parola Gnià-animale, e Gnàn-coccodrillo? e non ci verrà il sospetto almeno che questo animale, che i Gnam-Gnàm chiamano Gnià, sia lo stesso coccodrillo? — Aggiungerò che tutti quelli, coi quali io stesso parlai, e che si recarono fra i Gnam-Gnàm o Gnem-Gnèm, non hanno potuto, non dico verificare, ma nè manco sospettare che quella tribù si cibasse di carne umana. — Aggiungerò ancora che allorquando dovevo recarmi nel 1854 nella tribù dei Bèrta fra gli Sciangàllah, mi si diceva da molti, e seriamente, ch'erano antropofagi; e quando io li vidi, dovetti persuadermi che la cosa era ben altra da quella che mi si voleva far credere....[23] Dopo tutto ciò, mio carissimo marchese, è facile concludere che la ragione che m'indusse a cambiare la parola Niam-Niàm in quella di Gnem-Gnèm o Gnam-Gnàm che n'è il singolare, non fu solo sensazione organica, ma fu particolare etnica ragione. — Ad altro.

Da questa mia risposta può immaginarsi il lettore quanto io fossi lontano dal credere i capricciosi racconti e le feroci accuse lanciate dai _Nubî_, specialmente, e dagli avventurieri della tratta dell'avorio contro i _Gnam-Gnàm_.

Della famosa coda che si pretendeva formasse parte del loro corpo, io parlai a lungo col mio amico viaggiatore Lejean, e dovetti ridere con lui quando nel 1860, reduce dal fiume _Bianco_, mi diceva che la pretesa coda dei _Gnam-Gnàm_ altro non era che una striscia di cuoio, che passa fra le gambe e si spande, inferiormente alle reni, in un largo ventaglio in guisa, che veduta di lontano produce l'effetto d'una coda.

«Ma per essere senza coda, i _Gnam-Gnàm_ non cessavano per ciò di figurare come gli eroi d'una infinità di storielle di caccia e di guerra riferite da alcuni avventurieri, storielle d'interesse palpitante. Abitavano inoltre un paese sconosciuto, e anche per tal motivo destavano in Europa una viva curiosità.» — Così scrisse l'illustre viaggiatore Schweinfurth, che dopo il Piaggia, intrepido viaggiatore italiano, visitò quel popolo interessante e ne studiò le tribù orientali. Or ecco quanto egli ne dice in proposito:

«A parte i lineamenti speciali, caratteri di razza che, più o meno spiccati, contraddistinguono i diversi gruppi della famiglia umana, i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) sono uomini della stessa natura degli altri, colle stesse passioni, le stesse gioie, gli stessi dolori di noi. Io ho scambiato con essi molte e molte facezie, ho partecipato ai loro giuochi infantili, avvivati dal rumore di tamburi o dal suono di mandolini, e trovai in essi il buon umore e l'estro che s'incontrano altrove....

«I _Niam Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) sono eminentemente carnivori, ed è appunto la carne che mette il colmo ai loro piaceri gastronomici. «Carne! carne!» è la parola d'ordine che risuona in tutte le loro campagne, è il grido che esprime la loro collera o i loro desideri.

«È naturale che in ogni paese, nella stagione in cui la selvaggina è più abbondante e migliore, l'idea della caccia s'impadronisca di tutti i cervelli: ma tale disposizione può anche essere soltanto temporanea. A me pare che il più sicuro criterio del genere di nutrimento prevalente in tale o tal luogo, sia quello delle voci usate dagli abitanti per ciò che concerne le loro refezioni. Così, presso i _Bòngo_, popolo essenzialmente agricolo, il nome del sorgo è l'indefinito del verbo mangiare, mentre fra i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) è la voce carne omonima del verbo: carne e mangiare s'esprimono colla stessa parola.

«Quanti scrissero intorno ai _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_), tutti li hanno accusati di cannibalismo; e l'accusa parrà giustificata a chiunque ricordi l'origine della mia collezione di cranî.

«Anche qui, come dappertutto, la regola ha naturalmente delle eccezioni. Viaggiatori che visitarono i distretti di _Banzibèh_ e di _Tèmbo_, situati all'ovest della strada da me seguita, mi riferirono di non aver veduto nulla che possa far credere a siffatto costume; e Piaggia, che passò in questa provincia quasi due anni, dal 1863 al 1865, fu testimonio d'un unico fatto d'antropofagia; fatto nel quale trattavasi d'un nemico ucciso nella mischia, e divorato da uomini che la battaglia aveva resi sitibondi di sangue e di vendetta. Io stesso posso citare dei Capi, che respingono con forza l'idea di cibarsi di carne umana, sebbene, essendo sempre in guerra, avrebbero di continuo occasione di soddisfare il loro appetito, se tale fosse il loro gusto.