Il fiume Bianco e i Dénka: Memorie

Part 8

Chapter 83,801 wordsPublic domain

— Io indovino; essi daranno loro ad intendere che tu le hai liberate, quelle donne, per riguardi dovuti al Gran-Capo, per l'amicizia che tu professi per lui, e che altrimenti non te ne saresti dato alcun pensiero. Questo discorso, fra gli altri, fece _Ciòl_ alle donne, fin da quando eravamo in barca; che ingrato!

— Mi dispiacerebbe assai se ciò fosse, perchè così non solo noi non ne avremmo alcun merito presso gli _Abialàñġ_, ma, volendoli visitare, essi non ci riceverebbero con quelle dimostrazioni di gioia, colle quali fummo accolti l'anno passato. Non credere però, o _Cher-Allàh_, ch'io me ne dolga per me, ma, se mai, per la nostra missione. Eh! caro _Cher-Allàh_, noi, in quanto a noi, ci conviene fare il bene per il bene; non dobbiamo contar mai sulla lode o sulla gratitudine che ne possono derivare, chè quasi sempre ne andremmo ingannati; le nostre azioni mirino a Dio solo, che ne è giusto rimuneratore.

_Cher-Allàh_ gettò sopra di me uno sguardo attonito, come se il suo spirito fosse stato percosso da una nuova idea, e poscia:

— Ah! signor mio, sclamò egli, tu dici il vero.

La mattina il Gran-Capo, _Akòl-Guorgièb_, si presentò a noi, e senza cerimonie e riguardi disse: «ritornate pure alla vostra barca; quanto alle donne _Abialàñġ_, penserò io ad inviarle per terra al loro paese, poichè esse non vogliono venire con voi.»

Ritornati in barca continuammo il cammino lentamente, atteso il vento contrario, e con molta cautela, avendo inteso che altri schiavi erano stati fatti sulle rive dei _Dénka_; e anche questa volta fra gli _Abialàñġ_ da un mercante turco. — A certe svolte del fiume non era possibile di procedere avanti se non rimorchiati, e bisognava attenersi alla riva sinistra, mentre la riva destra era così ingombra di spessi cespugli e d'alberi spinosi da non permettere a' barcaiuoli di poter tirare la barca.

Eccoci finalmente tra i due canali _Tarciàm_ e _Ñġàen_, luogo degli uccisi e delle donne rapite. Qui il Turcimanno _Cher-Allàh_, messo piè sulla riva, ode da alcuni Negri che i due _Abialàñġ_, da noi veduti presso il Gran-Capo _Akòl-Guorgièb_, erano già ritornati a prendere diciotto vacche, che il Gran-Capo degli _Abujò_ esigeva quale riscatto delle nove donne; ode ancora che un altro Turco, oltre a quello che fece schiave le donne da noi liberate, era passato di là subito dopo con due barche, e ch'era riuscito ad uccidere a tradimento due uomini e una donna, e a fare schiavi due donne e un uomo. Il _Ràies_ della nostra barca asseriva d'averlo veduto in _Hèllat-Kàka_poco prima della nostra partenza, e ch'era un inviato del Divano.

Verso le quattro pomeridiane dello stesso dì, mentre io e i miei compagni missionari eravamo occupati a scrivere nella camera della _dahabìah_ la quale era ferma e un po' scostata dalla sponda, quattro Negri _Abialàñġ_ chiamavano il Turcimanno, dicendo che avrebbero voluto parlargli. Il Turcimanno, senza che nessuno di noi se n'accorgesse, si fece condurre alla riva da uno dei nostri giovani catecumeni, di nome _Fathàllah_, sopra una piccola e leggiera piroga ch'era legata a poppa della _dahabìah_.

I Negri lo persuasero facilmente a ritirarsi con loro in una bassura distante dal fiume circa due tiri di fucile, ripetendo che avevano interessanti discorsi da fare con lui. _Cher-Allàh_, il quale quanto era buono altrettanto era semplice ed incapace di sospettar male di nessuno, vi andò, e lo seguì pure _Fathàllah_, curioso naturalmente di udire i loro discorsi. Ma essi, fatte poche parole sulle schiave da noi liberate, dissero al Turcimanno:

— Or tu devi condurci alla barca perchè desideriamo di vedere e di parlare coi Bianchi che vi si trovano.

— Volentieri, rispose, e vedrete quale accoglienza sincera e cordiale vi faranno i miei Signori, che son tanto buoni, sapete; e come tali li conoscerete sempre più quando verranno ad abitare fra voi; pregate intanto la Gran-Pioggia (_Dèn-did_, Dio) perchè ciò avvenga presto.

Non appena il Turcimanno e il giovine _Fathàllah_ presero il sentiero per accompagnarli alla barca, si sentono colpiti da una lancia vibrata loro alle spalle, e mandano un fortissimo ed acutissimo lamento. I barcaiuoli diriggono a quella parte gli sguardi; veggono i Negri fuggenti e il giovine solo, che con una corsa da disperato veniva verso il fiume. Essi gridano allora ad una voce: il Turcimanno, il Turcimanno, presto si accorra ad assistere il Turcimanno! A questo grido noi balziamo spaventati fuori della camera, mentre il giovine catecumeno, scendendo dalla riva cade colla faccia per terra, nè più si muove. Io montai tosto sulle spalle di un barcaiuolo e mi feci portare presso lui, nella fiducia di battezzarlo.... gli versai l'acqua sul capo dicendo con voce tremante e convulsa: se sei vivo, io ti battezzo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.... lo chiamai tre volte.... poveretto!... non rispose.... era morto. — La cruda lancia l'aveva trafitto; e nessun di noi sapeva comprendere com'egli avesse potuto reggere ad una corsa così violenta, dopo tanta ferita!...

Il Turcimanno, che trovammo disteso per terra, fu colpito presso la scapula diritta; ma fortunatamente la lancia non s'internò molto da produrre, a mio avviso, una ferita mortale. Da due barcaiuoli venne trasportato nella camera della _dahabìah_, adagiato in un letto, e subito medicato con arnica.

Il cadavere del giovine _Fathàllah_ fu deposto in quella piroga ch'egli poco prima aveva guidata e rimorchiato all'altra riva del fiume fra i pianti dirotti delle giovinette della missione e dei tre superstiti suoi compagni.

Davanti ad una scena sì dolorosa, crudele ed orribile, lascio pensare ad ognuno come il cuore di noi missionari dovesse sanguinare internamente.

Io, per me, non misi alcun grido: il colpo era stato troppo profondo, perchè il mio dolore potesse manifestarsi con lagrime e gemiti. — Ero seduto solo presso la piroga, e l'occhio avevo fisso al cielo.

Intanto era giunta la notte, calma, immobile e splendida. Le innumerevoli stelle nell'azzurro del firmamento mi parevano tanti sguardi scintillanti, aperti, d'un altro mondo sopra la terra intenebrata: e da quel cielo lontano sentivo come una voce che mi parlava al cuore parole di conforto e di rassegnazione. Passai tutta quella notte recitando alcune preci all'anima del trapassato, ed assistendo il povero ferito, il quale diceva di sentirsi piuttosto male, e si godeva ch'io continuassi a parlargli del divin Redentore e de' suoi patimenti, nei quali egli trovava un dolce conforto; ed io gli dicevo:

— Povero il mio _Cher-Allàh_! ti senti male n'è vero...? ed io soffro a vederti così; ma tu non perderai la pazienza nelle tue sofferenze... e quando ti parrà di non poter resistere al dolore.... mira Gesù Cristo in croce, che patì tanto per noi...!

— Sì, farò come tu mi dici, e Dio m'aiuterà certo.

— Sì, t'aiuterà; pensa che non c'è palpito nè lagrima d'oppressi che sieno dimenticati da questo divino Consolatore. Egli porta nel suo cuore paziente e generoso i dolori di tutto il mondo... Sopporta adunque pur tu, o fratel mio, con pazienza e con rassegnazione il dolor tuo, e sta sicuro che, per quanto è vero che c'è un Dio, verrà il giorno della retribuzione.... e per tutti.... anche per quegl'infelici che hanno tentato di assassinarti.... come hanno assassinato il povero _Fathàllah_; ma noi vogliam pregare per loro, come c'insegnò Gesù Cristo....

— Sì, padre, tu l'hai detto più volte, che questo Crocifisso morente in croce perdonò ai suoi crocifissori.... dunque anch'io perdono.

_Cher-Allàh_ stringeva colle mani un Crocifisso, e contemplava con adorazione la maestà di quel volto, ove splendeva una pazienza sublime, e lo sguardo divino commosse l'anima di lui sino nelle più intime fibre. Allora egli mi diede un'occhiata espressiva, colla quale pareva volesse dirmi qualche cosa....

— Parla, parla, o fratel mio, dimmi.... io sono qui per assisterti in tutto quello che desideri.

— Una carità ti domando, o padre.... battezzami subito.... Tu m'hai insegnato che senza il battesimo, nessuno può entrare nel regno dei cieli a goder Dio per sempre.... e s'io morissi, e tu non fossi in tempo di battezzarmi....

— Tranquillati, o _Cher-Allàh_; in questo caso, il desiderio che tu hai d'essere battezzato supplirebbe al battesimo di acqua. Tuttavia voglio accontentarti, abbenchè io non veda che tu sia in pericolo di morte; spero anzi che tu guarisca, e presto.

— Perdona, padre, alla mia ignoranza.... Io mi metto nelle tue mani.... Quelle cose che tu mi hai insegnate, le ascoltai volentieri.... e le credo con tutta l'anima mia.... e provo un piacere che non ti so dire, a sentirmele ripetere.... ma non saprei recitarle a memoria, perchè io sono un povero ignorante.... e la memoria specialmente non mi serve.

Io lo disposi a ricevere questo sacramento, e poi lo battezzai.

Da questo momento il cuore di _Cher-Allàh_ riboccò d'una gioia così grande che m'è impossibile di esprimerla; bisogna averlo veduto, per averne una qualche idea; quella gioia, bisognerebbe averla provata per apprezzarne la grandezza. Egli si sentì rinascere il cuore, e provò celesti ineffabili emozioni. Gli acuti dolori che prima sentiva tanto, non voleva più sentirli.... e non li sentiva più. — Il sentimento del dolore rimase sopraffatto da quello della gioia d'esser cristiano, seguace di Cristo; e pregava per tutti, ma specialmente per la conversione de' suoi fratelli africani.... e pregherà ancora, mentre egli vive presentemente nella casa dei Missionari cattolici in _Chartùm_[14].

Fattosi il mattino, ordinai a quattro barcaiuoli di prendere con loro una vanga e di seguirmi. Poco distante dal fiume venne scavata una fossa profonda; e tornati alla barca, feci levare il cadavere dalla piroga. Noi sacerdoti coi giovanetti della Missione recitammo le solite preci pei defunti; e quindi due compagni del povero _Fathàllah_, assistiti da due barcaiuoli, ne portarono il cadavere al sepolcro, preceduti da tutti noi altri. Fu seppellito in silenzio, colmata la fossa, ricoperta d'erbe, e benedetto quel tumulo.

Nessuna pietra segna il luogo ove riposa il vostro fratello — io dissi allora ai giovinetti della Missione che piangevano — ma il suo e nostro Salvatore conosce questa tomba, da cui egli risorgerà immortale per partecipare alla gloria degli eletti. Voi lo sapete, quanto era buono _Fathàllah_! Quanta premura metteva nell'apprendere il catechismo! Quanto desiderava di essere battezzato!... Dio se l'ha voluto con lui.... sia fatta la sua volontà. E voi, figliuoli miei, lo dimenticherete mai, il fratello, nelle vostre preghiere?... procurerete sempre d'imitarne le virtù...? Tutti abbassarono il capo in segno d'affermazione, e risposero.... con un gemito!

VI.

Il fiume _Jâl_ — Il _Sóbat_ e i suoi abitanti — Affluenti del _Sóbat_ e i Negri _scìluk_ — Dall'imboccatura del _Sóbat_ al lago _No_ — Il _Bàhr-el-G¨azàl_ e i suoi affluenti — I _Gnam-Gnàm_; etimologia del nome e cannibalismo di questi popoli.

Fra i paesi di _Hèllat-Kàka_ e di _Dènab_, il fiume _Bianco_ riceve a destra l'influente _Jâl_ che discende dalle montagne dei _Bèrta_. Questo influente nel suo corso da est ad ovest bagna dapprima il paese dei _dénka Beèr_, ov'è ingrossato dalle acque di più torrenti; e quindi il paese degli _Agnarkuèi_[15].

Più a sud il fiume _Bianco_ riceve il _Sóbat_ (9°, 11′, 25″ lat. N.), così chiamato dagli stranieri e dagli Arabi, i quali lo dicono pure _Bàhr-el-Mochàda_, fiume dei guadi, perchè molti sono i luoghi, come io stesso ho potuto osservare, che si passano a guado; ma i _Dénka_, che abitano vicino alle rive del fiume _Bianco_, l'appellano _Kiâti_, piccolo fiume, e quelli che sono lontani _Kìdid_, gran fiume (_kir_, fiume; _adìd_, grande) per distinguerlo dai piccoli torrenti che lo ingrossano. Questi nomi diversi io trovo molto alterati e confusi sopra alcune carte geografiche.

Il fiume _Sóbat_ si compone di due rami principali, l'uno dei quali, che è il più importante, proviene dal sud, e conserva una direzione costante verso nord, N. O.; e l'altro deriva dall'est, e procede verso ovest, S. O.[16]

Il _Sóbat_, dopo d'essersi riunito col ramo settentrionale ch'io penso sia l'_Addùra_, forma, seconda i ragguagli del viaggiatore Filippo Terranova, ch'io conobbi in _Chartùm_, varie isole abitate pressochè tutte da Negri, fra i quali dai _Scìluk_, che non posseggono bestiami, ma son dati alla coltivazione del _màis_, dei fagiuoli e del tabacco, che seminano nelle isole, e ne raccolgono frutti abbondanti. Questi _Scìluk_ sono pure abilissimi cacciatori di elefanti e di ippopotami, e vivono in amichevoli relazioni coi _Nuèr_ che si trovano sulla riva sinistra, e coi _Dénka_ della riva destra, coi quali confinano ad est, N. E.

I _Dénka_ del _Sóbat_ sono quasi sempre in guerra coi _Nuèr-Balòk_, i quali benchè combattano muniti di bastone e di lancia, senza lo scudo, pure sanno farsi temere dai _Dénka_ e da altri Negri, che tremano al sentirsi pronunciare solamente il nome di _Nuèr_.

Un giorno Filippo Terranova fu pregato dai _Dénka_, presso i quali egli dimorava da circa un anno, d'unirsi a loro per discacciare i _Nuèr-Balòk_ dalla riva destra del fiume ove s'erano condotti coi loro bestiami, trovandovisi buoni pascoli. I _Dénka_ già contavano sulla vittoria, poichè il Bianco, come essi lo chiamavano, aveva un cannone di bronzo che soleva caricare a mitraglia, allo scoppio del quale i _Nuèr_ spaventati si sarebbero dati a precipitosa fuga, abbandonando i loro bestiami in mano al nemico.

Il Terranova dovette accondiscendere al desiderio dei _Dénka_, e poco dopo eccolo col suo cannone in mezzo a un migliaio di combattenti di fronte ad altrettanti _Nuèr_. Sul principio, dall'una e dall'altra parte non si faceva che correre di qua di là per assicurarsi dagli assalti nemici ed impadronirsi di posizioni vantaggiose; ma tutt'a un tratto i _Nuèr_ si scagliarono contro i _Dénka_ così improvvisamente, da non dar loro tempo di prepararsi a resistere all'impeto dell'assalto, e da costringerli quindi ad una fuga disperata, lasciando il povero Terranova,, che fatto non aveva ancora un colpo di cannone, a sbrogliarsela da solo coi _Nuèr_. Buon per lui che questi, contenti della vittoria riportata, tornarono ai loro posti senza darsi il menomo pensiero del Bianco, il quale col suo cannone rifece con fatica la strada di prima.

I _Nuèr-Balòk_, che si estendono sulla riva sinistra del fiume _Sóbat_, dal 9º fin presso all'8º grado di latitudine, hanno gli stessi costumi e le stesse abitudini dei _Nuèr_ che abitano lungo le rive del fiume _Bianco_, dei quali parleremo di poi. Questi però sono più ricchi di bestiami e di grano, e più destri di quelli del fiume _Bianco_ nel dare la caccia agli elefanti.

Durante la stagione delle piogge (_charìf_), essi abbandonano la riva del fiume e si ritirano nell'interno tra il canale _Zeràf_ e il _Sóbat_.

Nel 1855 due barche di negozianti arabi s'avventurarono lunghesso il fiume _Addùra_, e dopo parecchi giorni di marcia giunsero ad una tribù di Negri che si dicevano _Scìluk_, i quali avevano il loro re come quelli di _Dènab_. Questi Negri appena videro le barche, ch'erano ancorate in mezzo al fiume, presentarono ai negozianti due bovi, dicendo che volessero accettarli come segno di buona ospitalità; e siccome intesero ch'erano venuti in cerca di denti di elefante, fecero loro sperare che sarebbero partiti colle barche cariche d'avorio. Non parve vero a que' negozianti d'aver trovato fra quella tribù tanta cordialità con tanta fortuna; ne ringraziarono la Provvidenza, e s'affrettarono ad aprire le casse contenenti perline di vetro, per mostrarne i campioni. Quindi gli uomini della barca più vicina alla riva smontarono disarmati, e si sparpagliarono pieni di fiducia in mezzo ad una moltitudine di Negri, dai quali vennero tosto assaliti e barbaramente trucidati, senza che n'andasse salvo nè pur uno. La gente dell'altra barca, atterrita a tanto spettacolo, fece presto a discendere il fiume per non incontrare la sorte dei compagni. Dopo questo fatale avvenimento, nessuna barca osò più inoltrarsi su quel fiume.

Alquante miglia geografiche a sud, S. E. del paese dei _Nuèr-Balòk_, trovansi altri _Scìluk_ sulla riva sinistra e sulla riva destra del _Sóbat_, e inoltre lungo il _Ghìlo_, che pare sia un ramo del fiume _Addùra_. Tutti questi _Scìluk_ però formano una sola e grande tribù soggetta al medesimo Capo, che come abbiamo detto ha il titolo di re.

Un po' più a sud, S. E. di questi _Scìluk_, il _Sóbat_ riceve a destra le acque del _Nikàna_, che credesi un ramo settentrionale del _Bongiàk_. Il _Bongiàk_ poi sbocca nel fiume _Giùba_ proveniente dal sud, di cui ignote sono le sorgenti.

Dall'imboccatura del _Sóbat_ chi rimonta il fiume _Bianco_ deve dirigersi, per quasi un grado di longitudine, verso ovest fino al lago _No_, ove il _Bàhr-el-Àbiad_ riceve le acque del maggiore de' suoi influenti chiamato fiume delle gazzelle (_Bàhr-el-G¨azàl_, 9°, 18′, 24″).

In questo lungo tratto il fiume _Bianco_, poche ore di cammino dopo il _Sóbat_, riceve a destra un canale grande quasi la metà dello stesso fiume. Questo canale è conosciuto col nome di _Bàhr-ez-Zeràf_ (fiume delle giraffe), le cui rive sono abitate dai _Nuèr_ fin oltre l'8º grado di latitudine, ed esce dal fiume Bianco nel paese dei _Bòr_, tra il 6º ed il 7º lat. N., presso al villaggio _Akuàk_. Un vecchio de' miei barcaiuoli mi diceva d'averlo percorso quasi tutto con una piccola barca; il _Ràies_ stesso ed altri della mia gente già lo conoscevano a tratti, e tutti s'accordavano nell'asserire che il canale, il quale esce da _Akuàk_, nel paese dei _Bòr_, è quello stesso che rientra nel gran fiume presso il _Sóbat_; e ciò mi confermarono pure altri, durante il viaggio che feci a _Kondókoro_[17].

Il _Bàhr-ez-Zeràf_ è il più largo e il più lungo fra i canali del fiume _Bianco_; canale ch'io trovo mal segnato su diverse carte geografiche.

Il fiume _Bianco_ quindi riceve a sinistra un influente, che secondo gli abitanti che ne abitano le rive, prende nomi diversi, cioè di _Bàhr-el-Aàrab_, nella parte conosciuta più occidentale, poi di _Solongò_, e finalmente di _Kiâti_ presso allo sbocco.

Poco prima di arrivare al lago _No_, io vidi a poca distanza, rimontando il fiume, i monti _Tekèm_ a nord, N. O., all'ovest dei quali sono i _Baggàra Homùr_, che vivono in continua guerra coi _Nuèr_ e coi _Gianghè_.

La tribù dei _Gianghè_ è posta tra la tribù dei _Scìluk_ e quella dei _Nuèr_, e si estende per alquante miglia geografiche nell'interno verso occidente. Questa tribù, alleata a quella de' _Nuèr_, coi quali ha comuni la lingua ed i costumi, è nemica acerrima dei _Scìluk_, cui spia continuamente per assalirli e depredarli.

Il 28 gennaio 1859 feci arrestare la barca proprio al confine di queste due tribù. Non molto lontani dal fiume scorgeansi i loro villaggi. Io speravo che i Negri _Scìluk_ o i _Gianghè_, vedendo la barca, venissero per far mercato, avendo io bisogno di provvedermi di carne e d'altro. Di fatto non andò molto che ci comparvero parecchi _Scìluk_, armati di lancia, scortando donne e fanciulle, le quali portavano sul capo cestelle di paglia ripiene delle miserabili loro derrate, dùrah, specialmente, fagiuoli, sesàme e cotone; avevano anche galline ed uova; ed alcuni giovanetti tenevano per una corda capre e montoni. Si poteva comprare d'ogni cosa con perline di vetro, ad eccezione delle capre e de' montoni, che valevano lance o anelli di ferro o di rame. In poco d'ora il mercato aumentò fino a comporre circa duecento persone tra uomini, donne e fanciulli. Quando io fui abbastanza provveduto, ordinai la partenza; e tutti questi poveri _Scìluk_ s'avviarono pian piano alla volta delle loro capanne contenti e allegri dei prezzi ricevuti. Tutt'a un tratto noi udiamo alzarsi acutissime grida.... «Ecco, ecco là, disse il mio Turcimanno, i _Gianghè_ che inseguono i _Scìluk_, e sono tanti come l'erbe che crescono dal terreno.... (era la sua frase ordinaria per esprimere una grande moltitudine); essi tentano di assalirli a mezzo del cammino; ma i _Scìluk_ giungeranno prima alle loro capanne; o, se mai, sapranno far loro resistenza; molti vengono in loro aiuto.» Io fui spiacentissimo di quello scontro, del quale era stata occasione il mercato, che non era prudenza di fare al confine di due tribù nemiche. Dopo alcuni istanti sole voci di pietà mi percuotono il cuore più che l'orecchio, nè potei più seguirli coll'occhio, poichè un rialto di terreno me li nascose totalmente.

Il fiume _Bianco_ tra l'imboccatura del _Sóbat_ e il lago _No_, ove, come dissi, riceve le acque del maggiore de' suoi influenti, è notevolmente ristretto e rigirante per frequenti e rapidissime svolte, le quali rendono assai difficile e faticosa ai barcaiuoli la navigazione, e le sue rive sono adorne di boschetti eleganti di papiri.

Il _Cyperus Papyrus_, o _Papyrus Antiquorum_ è l'antica e celebre pianta del cui libro usavano gli Egizi per iscrivere; ed è frequentissima tra il 9º e il 10º grado nelle regioni del Sóbat, del fiume delle Gazzelle e del fiume _Bianco_.

Intorno al lago _No_ crescono rigogliosi gli _Àmbag_, i papiri, le ninfee, e fra esse il famoso loto (_Nymphaea lotos_), la _Neptunia stolonifera_, e la palma _deìèb_.

Navigando sul fiume _Bianco_ da est ad ovest verso il lago _No_, ci si presenta dapprima il grande e maestoso fiume delle Gazzelle (_Bàhr-el-G¨azàl_), e poi subito il fiume _Bianco_, il quale pare che qui si umili ed offra spontaneo all'altro fiume il tributo delle sue acque.

Io vidi questo piccolo lago e lo girai quattro volte. Vi giunsi una volta di notte, due ore avanti giorno, e i miei barcaiuoli fecero allora molti spari di fucile, e perchè? — «Perchè, com'essi mi dicevano, all'imboccatura de' grandi fiumi si trovano adunati vari spiriti, che conviene salutare così, affinchè non imprechino contro di noi.»

Il fiume delle Gazzelle (_Bàhr-el-G¨azàl_) sbocca, come abbiamo detto, nel fiume Bianco (_Bàhr-el-Àbiad_) al 9°, 18′, 24″ lat. N. Questo fiume, del quale io ebbi tutta la cura di studiarne il corso, fino al 1859 non era conosciuto che presso al punto di confluenza col fiume _Bianco_.

L'arabo _Aly-Omùri_ fu il primo a rimontarlo per quasi un grado di longitudine ovest dal lago _No_, e quindi per circa cinquanta miglia geografiche verso sud-ovest; finalmente piegando a sud, dopo due giorni di penoso cammino, egli arrivò ad un luogo ove il fiume dilaga; e quel lago dagli arabi _Baggàra Homùr_ è chiamato _Mùsciarat_.

Il console inglese Petherick, poco tempo dopo lo navigò oltre a quel lago; e d'allora in poi molti altri s'avventurarono più innanzi e scoprirono nuovi paesi. Dopo tre anni, cioè nel 1862, già era conosciuta la parte ovest e sud, sud-ovest del fiume delle Gazzelle, e così pure il fiume dei _Giùr_, ch'io ritengo sia lo stesso _G¨azàl_, come vedremo in appresso, proveniente da sorgenti proprie e non dal fiume _Bianco_, come opinava M.r Peney ed alcun altro viaggiatore.

Brun-Rollet aveva tentato invano di rimontare il fiume delle Gazzelle, dal lago _No_ fin nella tribù dei _Giùr_, onde così provare che il fiume che attraversa la tribù dei _Giùr_ era il fiume stesso delle Gazzelle (_Bàhr-et-G¨azàl_); e fu più tardi un Arabo a scoprirlo. A questo fine egli fece costruire una piccola barca nel paese dei _Giùr_, colla quale discese la corrente per luoghi paludosi ed intricati fin presso al lago _Mùsciarat_.

Il _Bàhr-el-G¨azàl_ nel lento suo corso fra il lago _Mùsciarat_ e il lago _No_ riceve due o tre grandi torrenti, che rigonfi durante la stagione delle piogge scorrono da sud a nord. Questi torrenti impaludano e formano una specie di laghetto, da cui escono uniti in un sol ramo, che limpido e tranquillo si scarica nel _Bàhr-el-G¨azàl_.