Il fiume Bianco e i Dénka: Memorie
Part 18
[14] Pochi giorni dopo la stampa di questa pagina, il vescovo Daniele Comboni mi scriveva da _Chartùm_ in data 12 marzo 1881.
«.... _Cher-Allàh_, il vostro turcimanno _Cher-Allàh_, che tanto vi ha assistito a trar fuori dalle ombre la lingua dei _Dénka_, è morto poco tempo fa. Voi, don Giovanni, che avete conosciuta la vita di questo incomparabile cristiano, sappiate che com'egli visse da santo, da santo morì.»
[15] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, pag. 213, e vol. II, pag. 183.
[16] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, pag. 211, e vol. II, pag. 182.
[17] Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, _Viaggio sul fiume Bianco_. — Verona, Tipografia Vicentini e Franchini, 1861.
[18] Vedi «Le fleuve Blanc, notes géographiques et ethnologiques» — Paris. Arthus Bertrand, editeur, libraire de la société de géographie, 21, rue Hautefeuille.
[19] Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, _Viaggio sul fiume Bianco_. — Verona, tipografia Vicentini e Franchini, 1861, con carta lit. Penuti.
[20] Vedi mia relazione, 13 dicembre 1859, _Viaggio sul fiume Bianco_. — Verona, tipografia Vicentini e Franchini, 1861, con carta lit. Penuti.
[21] Il nome di detta tribù tanto dai fratelli Poncet che dal Lejean venne scritto sempre _Nìam-Niàm_.
[22] E qui si noti che sono i soli _Dénka_ e i _Bàri_ che chiamano con questo nome quella tribù, e che sì gli uni che gli altri per esprimere gran quantità di una cosa, ripetono il nome della cosa stessa due e anche tre volte. Di fatto i _Gnam-Gnàm_ dei _Dénka_ e dei _Bàri_ dànno a sè stessi il nome di _Zandèh_; «e i _Bòngo_ del nord li chiamano _Mùndo_ e talvolta _Maniània_ (_Magniàgnia?_); e dai _Mittù_ dell'est sono detti _Makarakkà_; dai _Gòlo_, _Kùnda_; e i _Mumbuttù_ li denominano _Babùnghera_.» (Vedi Giorgio _Schweinfurth_, nel cuore dell'Africa, vol. II, p. 3, ove dice pure; «il nome sotto il quale li conosciamo, e che vuol essere pronunziato _Gnam-Gnàm_ (così), è preso dalla lingua dénka (così), e significa mangiatore, o meglio gran mangiatore, e allude evidentemente (egli dice) al cannibalismo della gente cui è imposto;» — significato ed allusione, a cui io non posso sottoscrivere.)
[23] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. II, pag. 164.
[24] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. II, pag. 193.
[25] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, pag. 266, 268.
[26] Isaia, cap. XLII, salmo LXXII.
[27] Il nome di questa tribù, ch'io trovo scritto quasi sempre sulle carte geografiche a destra del fiume, deve essere posto a sinistra. Le stabili abitazioni dei _Kìc_, ch'io visitai nel 1858 col missionario Comboni, ora Vescovo di Claudiopoli e Vicario Apostolico dell'Africa centrale, sono tutte a sinistra del fiume ad una giornata circa di cammino, e non è che durante la stagione secca, che per la comodità dei pascoli i _Kìc_ s'appressano al fiume provvisoriamente lungo la riva sinistra, passando alcuni anche sulla riva destra.
[28] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, p. 243.
[29] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, pag. 35.
[30] Vedi mie memorie: _Il Sènnaar e lo Sciangàllah_, vol. I, pag. 120.
[31] _Le fleuve Blanc_. — Notes géographiques et ethnologiques et les chasses à l'élephant dans le pays des Dénka et des Djour. — Paris, Arthus Bertrand éditeur.
[32] Vedi mia _Gram. dénka_, cap. IV, § 37.
[33] In tutto il tempo che la Missione si sostenne con enormi spese e con grandissime difficoltà, cioè dall'anno 1852 al 1860, i battezzati furono 47; n. 34 dal Provicario Apostolico Ignazio Knoblecher: n. 12 dal Presidente Antonio Überbacher, dieci dei quali per ordine del medesimo Provicario; e n. 1 dal missionario Antonio Kaufman.
[34] Quest'ultimo giovinetto dopo due anni mi comparve, quasi per incanto, nel Cairo mentre tornavo in Europa, essendo stata la Missione Cattolica dell'Africa Centrale affidata ai Padri Francescani. Egli fece meco il viaggio a Terra Santa, a Costantinopoli, a Vienna; e giunti a Verona, egli venne battezzato col nome di Michele nella chiesa di S. Paolo di Campo Marzo, e gli fu padrino l'illustre comm. conte Antonio Pompei. Dopo cinque anni, affetto d'infiammazione polmonare, ritornò in Cairo, a spese dell'amato suo padrino, nella speranza che si potesse rimettere in salute; qui fu accolto amorosamente nel convento dei Padri Francescani, ove dopo un anno morì.
Un'indole così dolce, così facile, così semplice, così buona come nel mio caro Michele, non la riscontrai che nel mio turcimanno _Cher-Allàh_, tutti e due veri tipi di bontà, profondamente cristiani. — E quali vissero, così morirono nella pace, tranquilli e contenti.
La morte non è nulla, o cari, per coloro che v'assomigliano! per essi non vi sono nè tenebre, nè ombre, che si dileguano come la stella del mattino sotto i raggi dorati dell'aurora....
Voi otteneste la vittoria senza combattimento, e la corona senza lotta!...
Or pregate in cielo per chi ha fatto qualche cosa per voi!...
[35] Giorgio Schweinfurth. _Nel cuore dell'Africa_, vol. II, cap. XIV, pag. 179.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Nel testo originale sono presenti segni diacritici (accenti, legature, punti sovrascritti) per rappresentare foneticamente le parole della lingua dénka. In particolare, la legatura è usata per segnalare il suono della lettera _n_ unita ad altre lettere: è stata qui resa tramite la tilde (ñ).
End of Project Gutenberg's Il fiume Bianco e i Dénka, by Gianni Beltrame