Part 7
Rivedo i suoi occhi. Mi guardano ancóra. Sono i tuoi, Mortella; si sono riaperti in te. C'è il suo sguardo dietro il tuo sguardo. Che cosa la mia vita poteva nascondergli? Né la sua a me. I nostri silenzii erano più chiari dei nostri pensieri. La fatalità inaspettata e inevitabile ci era sopra. E, come se non fosse abbastanza atroce, la malattia inchiodò la sventura consapevole. Il vento dissipa talvolta anche la nube che abbiamo dentro. L'angoscia lo respira. Ma no: quattro pareti chiusero la lotta. Un'orribile certezza stette sopra un guanciale inerte. E un giorno egli mi disse, fissando in me la sua certezza: «Bisogna che io muoia, o che tu muoia. Quel che è, è irreparabile. Sento che questo male non mi perdona. Ma, perché io ti perdoni, bisogna che tu affretti il destino. Ho, per finirmi, un'arme sicura e bella trasmessami dai miei vecchi. Non mi vale. Bisogna che nessuno sospetti, che nessuno indovini. Fa che stasera la puntura sia mortale... Tu mi devi questo, me lo devi. Per riscattarti, tu non hai che questo prezzo. È il prezzo che t'impongo, da pari a pari. Non ne conosco di più terribile». Ah, che altro può affrontare un cuore d'uomo? e che posso io temere nel mondo e di là? di che cosa posso io tremare?
«Che la tua mano non tremi! Che il tuo polso sia fermo!». Così diceva. E la sua volontà tagliava ogni parola come il diamante invincibile. E, come i suoi occhi erano ne' miei occhi, la sua volontà diveniva la mia volontà e reprimeva in me ogni moto umano, e la compassione di lui e di me, e l'orrore della nostra forza, e la mia vertigine dinanzi al sacrifizio ch'era di là dall'amicizia e dall'amore, più alto della vita, più profondo della morte. «Se non vuoi che il mio sangue ricada su te e su quella che t'ama e che tu mi togli, liberami dalla mia disperazione, per una sola stilla. Affretta il destino. È il prezzo del riscatto. Voglio».
Ah, quelle mani d'assassino vile che avete creduto d'intravedere in quello specchio infamante, e quella faccia senza colore china su la frode abominevole! Io ho presa la mia vita, col dolore, con l'amore, con la colpa, col rimorso, col peso di tutti gli anni e di tutti i mali, con la vergogna e con la bellezza, con la menzogna e con la verità; tra queste due mani l'ho presa e l'ho sollevata là donde l'anima non può più ritornare. Che volete da me?
Protesa, fremente, ardente, Mortella ha seguìto la confessione senza battere le palpebre. Ora si lancia con un grido.
_Mortella._
Ah, un flotto per quella stilla!
Si curva e striscia ai piedi della madre, come per raccogliere il ferro. Ma la madre le abbranca il braccio e la tiene, con una forza ineluttabile.
_Costanza._
Figlia, figlia, guarda! Il mio amore, la mia passione, la mia perdizione, tutta me, ecco, te l'offro. E a te, figlio!
Fulminea, si piega, toglie di sotto al suo piede l'arme e si getta contro l'uomo per colpirlo.
_Gherardo Ismera._
Chi vendichi?
Egli non ha indietreggiato, né ha fatto un sol gesto, ma guarda fiso la sua donna che sotto quello sguardo ha un attimo d'esitanza. Selvaggiamente Mortella l'incalza.
_Mortella._
Uccidi! Uccidi!
_Costanza._
L'amore.
Ella ha risposto a voce bassa vibrando il colpo nel petto dell'uomo e lasciandovi il ferro. Balza indietro perdutamente, e lo guarda barcollare.
_Gherardo Ismera._
Amico, fratello, tu mi vedi.
Egli trattiene lo spirito nella ferita con uno sforzo sovrumano. La notte dei cipressi è sopra la sua fine. Il rombo dell'organo si propaga alla pietra dov'egli è per piombare.
Torno presso di te... Voglio che la mia anima abbia la forza di condurre il mio corpo fino alla tua pietra... Tu lo dicevi: un coraggio di solitario, un coraggio di aquila... Nessuno sa, nessuno comprende... La scintilla d'un dio la cercherò nella tua cenere... Voglio... voglio andare a lui... io solo...
Egli si muove, fa qualche passo vacillante, mette il piede su l'orlo del primo gradino. La morte gli annoda le ginocchia, gli lega la lingua. Egli stramazza e rotola fin quasi alla soglia della porta ond'era venuto.
La sua donna è caduta in ginocchio, come falciata dal terrore, incapace di accorrere, incapace fin di trascinarsi.
_Costanza._
Ti amo, ti amo! Verrò dove sarai...
Disperatamente ella tende le braccia, poi si rovescia indietro. Mortella si piega su lei, con un movimento divino di pietà e di dolore.
_Mortella._
Madre, madre, bacio la tua mano, bacio questa mano!
S'ode per la scala la voce affannosa di Giana Guinigi.
_La voce di Giana._
Mortella! Mortella! Chi ha gridato? Ho sentito gridare. Mortella, dove sei? Chi è là?
Mortella corre verso il cadavere. Si toglie dal collo il lungo velo bianco e gli copre il viso. Poi strappa il ferro dalla ferita. Giana appare alla soglia, scorge il corpo attraversato, si curva, lo palpa; ritrae le mani rabbrividendo.
Ah, è sangue! Chi l'ha ucciso?
Costanza Ismera sorge dal suo tramortimento, simile nell'aspetto a quelle anime che, per rispondere nel dì novissimo, ricompongono le loro ossa e le loro carni intorno al loro spavento.
Ma Mortella, tutta bianca, mostrando nel pugno la misericordia insanguinata, grida la sua vendetta.
_Mortella._
Io! Io l'ho ucciso, con questo.
EXPLICIT DRAMA.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (lugubre/lùgubre, mania/manìa, subito/súbito/sùbito e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.