Il fantasma di Canterville e il delitto di Lord Savile
Part 7
Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna. Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve.
Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito. Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si dileguò.
I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra.
— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese ad un tratto una voce dietro di lui.
Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna cieca.
— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose egli sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave.
I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere ingiusta verso di lui.
Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine questa venne.
Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il _Thè_ e ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima operetta alla _Gaité_, quando il servo portò i giornali della sera.
Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente, allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo:
«_Suicidio di un chiromante_»
Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano.
«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo Ship-Hotel.
«Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti».
Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava bene.
— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo.
— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose Sibilla lagrimando di gioia.
VI.
Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane dopo, la chiesa di San Paolo fu invasa da una folla di persone della migliore società.
Il discorso religioso fu detto in modo commovente dal pastore di Chichester e tutti furono concordi nell'affermare che mai si era vista una coppia più bella e più felice.
Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto per amore di Sibilla, mentre ella da parte sua dava a lui tutto quello che donna può dare di meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza e l'amore.
Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono sempre la freschezza dei loro sentimenti e quando, qualche anno dopo, lady Windermere si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico castello che il vecchio duca aveva dato a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in un bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del giardino, intenta a seguire con occhio amoroso un bambino ed un bambina che giocavano tra le rose.
Ad un tratto lady Windermere, prese la mani dell'amica fra le sue, e le chiese:
— Siete dunque felice, Sibilla?
— Cara lady Windermere, io sono la donna più felice di questo mondo; e voi?
— Non ho tempo di esserlo. Ho sempre amato l'ultimo uomo presentatomi, ma appena ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita stanca. Oh! mia cara; i leoni non sono buoni che per una stagione! Appena si è tagliata loro la criniera, diventano le creature più noiose della terra. Di più, se si è gentili con loro, essi finiscono col portarsi male. Vi ricordate di quell'orribile Podgers? Era uno sfrontato impostore. Naturalmente non me ne sono accorta subito: quando aveva bisogno di danaro gliene davo, ma non potevo soffrire che mi facesse la corte. Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora è la telepatia che m'incanta. È molto più divertente.
— Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, lady Windermere. È il solo tema di cui Arturo non ami che si rida: vi assicuro che su ciò egli ha idee veramente irremovibili.
— Volete dire che ci crede, Sibilla?
— Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. Eccolo.
Lord Arturo attraversava infatti il giardino, con un grosso mazzo di rose in mano, facendosi largo fra i due ragazzi che gli ballavano intorno.
— Lord Arturo?
— Ai vostri ordini! lady Windermere.
— Vorreste dirmi se credete veramente nella chiromanzia?
— Certamente, — rispose il giovane sorridendo.
— E perchè?
— Perchè le devo tutta la felicità della mia vita — mormorò sdraiandosi in una poltrona di vimini.
— Che volete dire con ciò, lord Arturo?
— Le debbo Sibilla, — rispose egli, porgendo le mani a sua moglie e guardandola intensamente negli occhi ceruli.
— Che sciocchezze! — esclamò lady Windermere. — In vita mia non ho mai udito una sciocchezza simile!
INDICE
INTRODUZIONE pag. VII Il fantasma di Canterville » 1 Il delitto di lord Arturo Savile » 67
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.