Il fantasma di Canterville e il delitto di Lord Savile
Part 6
La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le disse di trovarsi in una posizione terribilmente difficile e che il suo onore e il suo dovere gli imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò di aver fiducia in lui e di non dubitare dell'avvenire.
La scena ebbe luogo nella serra del palazzo Merton, dove lord Arturo aveva pranzato, come di consueto.
Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed egli per un momento era stato tentato di agire vilmente, di scrivere a lady Clem che non prendesse il rimedio e di lasciare che le nozze si compissero, come se al mondo non esistesse un Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche quando Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, egli non perdette la sua calma.
La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, aveva anche toccato la sua coscienza. Egli sentì che per far naufragare una vita così bella, per solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente una volgarità, e più che mai si fece ferma la sua risoluzione.
Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando di confortarla, e, confortato egli stesso, l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver scritto al signor Merton una lettera seria ed esplicita sulla necessità di aggiornare le nozze.
IV.
A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, lord Surbiton, reduce col suo _Yacht_ da Corfù.
I due giovani trascorsero insieme una quindicina di giorni deliziosi. Di mattina passeggiavano sul Lido, oppure vagavano quà e là per i verdi canali, nella loro lunga gondola nera. Nel pomeriggio usavano ricevere sullo _Yacht_ delle visite e la sera cenavano al Florian e fumavano un infinito numero di sigarette.
Malgrado ciò, lord Arturo non era felice. Ogni giorno percorreva attentamente nel _Times_ la «colonna dei decessi», in attesa di vedervi la notizia della morte di lady Clementina; ma ad ogni giorno aveva una delusione.
Cominciò a temere che qualche incidente fosse intervenuto e maledì più volte il momento in cui le aveva impedito di prendere l'aconito lo stesso giorno in cui ella si era mostrata così desiderosa di provarne gli effetti.
Le lettere di Sibilla, sebbene piene di passione e di fede, erano talvolta profondamente tristi, talmente che egli pensava che fra loro tutto fosse finito.
Dopo una quindicina di giorni, lord Surbiton si sentì stanco di Venezia e decise di percorrere la costa fino a Ravenna, avendo sentito dire che vi era una grande caccia nella famosa pineta.
Lord Arturo voleva assolutamente rifiutarsi di accompagnarlo, ma Surbiton, ch'egli amava molto, lo persuase, affermandogli che ove avesse continuato a rimanere all'albergo Danieli, sarebbe morto di noia. Per cui, il quindicesimo giorno, essi fecero vela con un forte vento nord-est ed un mare agitatissimo.
La traversata fu piacevole. La vita all'aria libera colorì nuovamente le gote di lord Arturo ma dopo il ventiduesimo giorno egli fu di nuovo assalito dal pensiero di lady Clem e, malgrado le rimostranze di Surbiton, prese il treno per Venezia.
Quando fu sbarcato dalla gondola all'ingresso dell'albergo, il proprietario gli consegnò, con un inchino, alcuni telegrammi. Egli li aprì bruscamente.
Tutto era riuscito: lady Clementina era morta improvvisamente, di notte, cinque giorni innanzi.
Il primo pensiero di lord Arturo fu per Sibilla: le inviò un telegramma, annunziandole il suo immediato ritorno a Londra. Quindi ordinò al cameriere di preparargli i bauli per poter prendere il direttissimo della sera, pagò cinque volte più dello stabilito i suoi gondolieri e con passo leggiero e l'animo allegro salì nella sua stanza.
Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, piena di affetto e condoglianza; le altre due di sua madre e dell'avvocato di lady Clementina.
Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato con la duchessa la sera precedente alla sua morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle sue stanze molto presto, lamentando dei dolori allo stomaco.
La mattina seguente era stata trovata morta nel proprio letto: il suo volto non mostrava nessun segno di sofferenza. Sir Mathew Reid, chiamato d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed il cadavere era stato seppellito a Beauchamp Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama aveva fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo la sua piccola casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, i suo effetti personali e la sua galleria di quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e il suo braccialetto di ametiste, che lasciava in dono a Sibilla Merton.
Gl'immobili non avevano alcun valore, ma l'avvocato Mansfield desiderava che lord Arturo tornasse al più presto possibile perchè vi erano molti conti da saldare, non avendo lady Clementina tenuto mai conti in regola.
Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo di lady Clementina e pensò che Podgers aveva veramente una grande responsabilità in quella faccenda.
Il suo amore per Sibilla dominava però ogni altro sentimento e la coscienza di aver fatto il proprio dovere gli procurava pace e conforto.
Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente felice.
I Merton l'accolsero con grande effusione: Sibilla gli disse che non poteva sopportare altri ostacoli fra di loro, — e le nozze furono stabilite per il sette giugno.
La vita gli si presentava ancor bella e seducente.
Un giorno, egli stava facendo l'inventario della sua nuova casa di Curzon-Street insieme all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando la fanciulla emise ad un tratto un piccolo grido di gioia.
— Cosa avete trovato, Sibilla? chiese lord Arturo, levando la testa dal suo lavoro, e sorridendo.
— Questa graziosissima bomboniera d'argento. È un lavoro molto delicato, certamente olandese.... Volete darmela? Le ametiste non mi staranno bene fin quando non avrò quarant'anni, ne son certa.
E la fanciulla mostrò la bomboniera che aveva contenuto l'aconito.
Lord Arturo trasalì e un vivo rossore gl'imporporò il volto.
Egli aveva quasi dimenticato, e gli sembrò una coincidenza ben strana che Sibilla, per l'amore della quale egli aveva attraversato tante angoscie, fosse la prima a rammentarglielo.
— Certamente, Sibilla, prendetela.
— Grazie, Arturo, grazie. Ed avrò anche il _bonbon_?.... Io non sapevo che lady Clementina fosse amante dei dolci.... la credevo molto più intellettuale.
Lord Arturo divenne terribilmente pallido e un'orribile idea gli attraversò la mente.
— Un _bonbon_, Sibilla! Che volete dire? — chiese con voce rauca e bassa.
— Ne contiene uno solo. Sembra vecchio e sporco, ed io non ho alcun desiderio di mangiarlo.... Ma cosa vi accade, Arturo?.... Come siete pallido!
Lord Arturo fece un salto attraverso la sala ed afferrò la bomboniera.
In essa era contenuta la capsula color ambra con entro il liquido velenoso.
Lady Clem era dunque spirata di morte naturale!
Lord Arturo sentì quasi mancarsi le forze; gettò la capsula nel fuoco e si lasciò cadere sul divano, con un grido disperato.
V.
Il signor Merton rimase ben addolorato quando lord Arturo gli annunziò che le nozze dovevano essere rimandate una seconda volta, e lady Giulia, che già aveva ordinato il corredo, fece di tutto per indurre Sibilla ad una rottura.
Però, per quanto Sibilla amasse teneramente sua madre, ella aveva fatto dono di tutta la sua vita al giovane fidanzato, e le parole della madre non valsero a farla mancare alla sua fede.
Quanto a lord Arturo, trascorsero parecchi giorni prima ch'egli avesse potuto riaversi dalla crudele delusione.
Ma il suo buon senso trionfò di nuovo e la sua mente sana e pratica non gli permise di esitare più a lungo sulla condotta da tenere.
Poichè il veleno aveva fallito, ciò che conveniva ormai usare era la dinamite o qualsiasi altro esplosivo. Passò quindi di nuovo in rassegna i nomi degli amici e parenti e, dopo serie riflessioni, si decise a far saltare in aria suo zio, il pastore di Chichester.
Il pastore, uomo di savia cultura, aveva una passione straordinaria per gli orologi. Ne possedeva una splendida collezione, che andava dal secolo XV ai nostri giorni. Parve a lord Arturo che questa mania del buon pastore fornisse una ottima occasione alla realizzazione dei suoi piani.
Un grave problema però era quello di procurarsi una macchina esplosiva.
Il _London Directory_ non gli forniva nessuna notizia su ciò, ed egli pensò che non gli sarebbe stato di grande utilità recarsi all'ufficio di polizia di Scotland Yard, giacchè ivi non si era informati delle gesta dei dinamitardi se non quando un'esplosione era già avvenuta. Ad un tratto si ricordò del suo amico Rouvaloff, un giovane russo dalle tendenze rivoluzionarie, conosciuto l'anno precedente in casa di lady Windermere.
Il conte Rouvaloff passava per scrittore, e si diceva ch'egli attendesse alla storia di Pietro il Grande e fosse anzi venuto in Inghilterra appunto per studiare i documenti relativi al soggiorno dello Czar in questo paese. Ma era poi voce generale che fosse un agente nichilista, e non bene visto dall'ambasciata russa a Londra.
Lord Arturo pensò che quello era proprio l'uomo che gli abbisognava, ed un mattino si recò al suo appartamento a Bloomsbury.
— Volete dunque occuparvi seriamente di politica? — chiese il conte Rouvaloff, quando lord Arturo gli ebbe esposto lo scopo della sua visita.
Ma lord Arturo odiava qualsiasi menzogna, e si credette in dovere di spiegargli che le questioni sociali non l'interessavano affatto, che aveva bisogno di un esplosivo famigliare, il quale non riguardava che lui soltanto.
Il conte Rouvaloff lo fissò per qualche istante con sorpresa.
Poi, vedendo che egli aveva parlato seriamente scrisse sopra un biglietto di carta un indirizzo, lo firmò con le sue iniziali e lo porse a lord Arturo a traverso il tavolo.
— A Scotland Yard darebbero chi sa che cosa per conoscere questo indirizzo, caro amico.
— Ma non lo avranno! — esclamò lord Arturo ridendo.
E dopo aver calorosamente stretta la mano al giovane russo, scese precipitoso le scale, guardò di nuovo il foglietto e ordinò al suo cocchiere di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e seguì a piedi la via Greek fino a piazza Bayle. Passò sotto il viadotto e si trovò in un curioso vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. Da un muro all'altro si stendevano numerose corde con appese delle tele bianche ondeggianti sotto l'aria mattutina.
Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla porta di una piccola casa verde.
Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed apparve sulla soglia uno straniero, dall'aspetto rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese cosa desiderasse.
Lord Arturo gli tese il biglietto del conte Rouvanoff.
Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed invitò il giovane ad entrare in una piccola stanza.
Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, come veniva chiamato in Inghilterra, entrò nella stanza, con una salvietta, macchiata di vino, intorno al collo ed una forchetta in mano.
— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo inchinandosi, — si è offerto di presentarmi a voi, ed io spero che vorrete concedermi un colloquio per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... Roberto Smith, ed ho bisogno di un orologio esplosivo.
— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò maliziosamente il piccolo tedesco dando in una risata. — Non mi guardate con aria così spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: Mi rammento di avervi incontrato una sera nella casa di lady Windermere. Spero che Vostra grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino a me, finchè non abbia terminato di cenare?
Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, che sono buoni conoscitori, affermano che il mio vino del Reno è migliore di quello che si può bere all'Ambasciata di Germania.
E, prima che lord Arturo avesse avuto il tempo di riaversi dalla sorpresa, si trovò seduto in un'altra saletta, dinanzi a del delizioso Marcobrünner in una coppa di cristallo ornata col monogramma imperiale.
— Gli orologi esplosivi, — disse Herr Winckelkopp, — non sono un buon articolo di esportazione per l'estero, anche se si riesce a farli passare in dogana. Il servizio dei treni è così irregolare che, abitualmente, gli orologi finiscono con l'esplodere prima d'essere giunta a destinazione. Se però vi è necessario uno di questi congegni, posso offrirvi un articolo eccellente e vi garantisco che rimarrete soddisfatto del risultato. Posso chiedervi a quale uso lo destinate? Se è per la polizia, mi spiace di non poter far nulla per voi. I poliziotti inglesi sono davvero i nostri migliori amici. Io ho sempre constatato che, tenendo conto della loro stupidità, si può fare assolutamente tutto ciò che si vuole; non vorrei dunque torcere neppure un capello ad uno di essi.
— Vi assicuro che non ho niente che fare con la polizia. Per dirvi il vero, l'orologio è destinato al pastore di Chichester.
— Per Bacco!... Non vi supponevo talmente nemico della religione, lord Arturo. I giovani di oggi non si occupano in genere di simili cose.
— Credo che voi mi stimiate più di quello che io meriti, Herr Winckelkopp, — soggiunse lord Arturo arrossendo. — Io sono completamente ignorante in teologia.
— Allora si tratta di un affare personale?
— Appunto.
Herr Winckelkopp alzò le spalle ed uscì dalla saletta. Cinque minuti dopo riapparve con un piccolo rotolo di dinamite ed un orologio francese, sormontato da una figurina della Libertà che calpesta l'idra del dispotismo.
Il volto di lord Arturo s'illuminò.
— Ecco ciò che mi occorre. Ed ora ditemi come esplode.
— Ah! questo è il mio segreto, — rispose Herr Winckelkopp, contemplando con orgoglio la sua invenzione. — Ditemi solo quando vi occorre che esploda ed io regolerò il meccanismo per l'ora indicata.
— Sta bene! Oggi è martedì e potete prepararmelo subito....
— Impossibile. Ho molto lavoro, un lavoro urgentissimo per alcuni amici di Mosca.
— Sarete sempre in tempo, rimettendo questo lavoro a domani sera o a giovedì mattina.... Quanto al momento dell'esplosivo, sia per venerdì a mezzogiorno. A quell'ora il pastore è sempre in casa.
— Venerdì, a mezzogiorno, — ripetè il tedesco, e l'annotò sopra un grande registro aperto su di una scrivania.
— Ed ora ditemi quanto vi debbo, — chiese lord Arturo alzandosi.
— Poca cosa, lord Arturo. La dinamite costa sette scellini e mezzo; il movimento d'orologeria tredici scellini e la cassa cinque scellini.
Sono troppo felice di poter servire un amico del conte Rouvaloff....
— Ma il vostro incomodo, Herr Winckel-Kopf?
— Oh! nulla. È un piacere per me. Io non lavoro per il danaro: vivo interamente per la mia arte.
Lord Arturo pose il danaro sul tavolo, ringraziò il piccolo tedesco della sua cortesia e lasciò in fretta la casa.
Per due giorni lord Arturo rimase in preda ad una grande eccitazione.
Il venerdì, a mezzogiorno, si recò al _club_ Buckingham per attendere notizie.
Per tutto il pomeriggio lo stupido servitore recò telegrammi da ogni parte dello stato, col resoconto delle corse di cavalli, i verdetti delle cause di divorzio, il resoconto della seduta notturna alla Camera dei Comuni e del piccolo panico scoppiato in borsa a Londra.
Alle quattro, finalmente, comparvero i giornali della sera e lord Arturo si rifugiò nella sala di lettura con il _Pall Mall Gazzette_ con la _James's Gazzette_, col _Globe_ e l'_Echo_, lasciando indignato il colonnello Goodchild, che desiderava ardentemente leggere il resoconto di un discorso da lui pronunziato la mattina in casa del _Lord-Maire_ sopra le missioni sud-africane e sulla convenienza di avere in ogni provincia vescovi negri.
Scorse impaziente i vari giornali, ma neppure in uno trovò il nome di Chichester: l'attentato non era dunque riuscito! Rimase per qualche istante completamente affranto.
Il signor Winckelkopf, ch'egli andò a trovare l'indomani, si sprofondò in grandi scuse e si offrì di dargli gratuitamente un altro orologio o una cassa di bombe di nitro-glicerina, a prezzo di costo; ma lord Arturo, che aveva ormai perduto ogni fiducia negli esplosivi del piccolo tedesco, dovette persuadersi che a questo mondo tutto è falsificato e che era assurdo attendersi qualche cosa dalla dinamite germanica.
Herr Winckelkopf, pur ammettendo che il movimento di orologeria fosse in qualche punto difettoso, lo assicurò che l'orologio poteva esplodere ancora e citò, ad esempio della sua tesi, il caso di un barometro ch'egli aveva inviato una volta al governatore militare di Odessa, barometro che doveva esplodere il decimo giorno.
Per tre anni questo barometro era invece rimasto intatto, ma un bel giorno aveva esploso, facendo in tanti pezzi solo la serva del governatore, perchè questi aveva lasciata la città sei settimane prima. Se l'effetto non era stato proprio quello voluto, ciò provava però che la dinamite, come forza distruttrice, sotto l'impero di un movimento di orologeria, era un mezzo possente, anche se inesatto.
Lord Arturo rimase alquanto sollevato da queste informazioni: ma doveva aver presto un nuovo disinganno.
Due giorni dopo, mentre saliva le scale, la duchessa lo chiamò nel suo salottino e gli fece vedere una lettera ricevuta in quel punto.
— Giovanna mi scrive lettere graziosissime: leggi quest'ultima; è interessante come i romanzi che ci manda Maudie.
Lord Arturo prese vivamente la lettera e lesse:
27 maggio.
_Carissima zia_,
Ti ringrazio tanto per la flanella che mi hai mandato per la società Dorcas, e anche per le trine.
Hai ragione quando dici assurdo il bisogno di portare delle cose graziose; ma oggi sono tutti così radicali, così irreligiosi che è difficile far loro capire che non devono avere i gusti e l'eleganza delle classi elevate.
Non so davvero dove finiremo! Come dice papà nei suoi sermoni, noi viviamo in un secolo d'incredulità. Noi abbiamo avuto un bel caso per un piccolo orologio a pendolo, inviato da un ammiratore ignoto a papà, giovedì scorso. Ci è arrivato da Londra, porto franco, in una cassettina di legno e papà crede che gli sia stato mandato da qualche lettore del suo sermone «La licenza e la libertà», essendo l'orologio sormontato da una figura di donna, con un berretto frigio in testa.
Partier spacchettò l'oggetto e papà lo mise sul caminetto della biblioteca.
Eravamo venerdì mattina tutti seduti in questa stanza, quando, al momento in cui l'orologio a pendolo suonava mezzogiorno, udimmo come uno sbattere d'ali; un buffo di fumo uscì dal piedistallo della Dea della Libertà e questa cadde e si ruppe il naso sul parafuoco.
Maria ebbe un po' di paura, ma la cosa era così ridicola che Giacomo ed io ne ridemmo sonoramente ed anche papà ci fece coro.
Quando esaminammo l'orologio, ci avvedemmo che, mettendo la lancetta sopra una data ora, dopo aver posto della polvere e una capsula fulminante sotto un piccolo martello, si poteva produrre a piacere lo scoppio. Papà disse che era una pendola troppo rumorosa per la biblioteca. Credi tu che Arturo gradirebbe un dono di nozze come questo? Io suppongo che a Londra debba esser di moda. Papà dice anzi che questi orologi sono atti a far del bene, perchè fanno vedere che la libertà non è duratura e che il suo regno deve finire con una caduta. Papà dice pure che la Libertà è stata inventata al tempo della rivoluzione francese.
Vado subito dai Docars e leggerò loro la tua lettera così istruttiva. Quanto hai ragione, zia mia, dicendo che, malgrado la loro condizione, essi non hanno altro desiderio se non quello di portare ciò che loro non conviene. Tale eccesiva preoccupazione del vestire è assurda; mentre ben più gravi preoccupazioni dovrebbero avere in questo mondo e nell'altro!
Sono contenta che la tua stoffa di lana a fiori vada bene e la tua trina non sia lacerata. Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che mi hai regalata e credo che farà grande effetto.
Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti ne portano.
L'orologio donatoci ha ancora esploso e papà ha ordinato di portarlo in scuderia. Non credo che gli piaccia come quando lo ricevette, sebbene sia contento di un regalo così grazioso e ingegnoso: Ciò prova che si leggono i suoi sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando che la gotta dello zio Cecilio vada meglio.
Credimi, cara zia, tua nipote affezionata
GIOVANNA PERCY».
«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda».
Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice, che la duchessa scoppiò a ridere:
— Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla, se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io.
— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose lord Arturo con un sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre.
Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si empirono di lagrime.
Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse...
Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione. Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto, è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il suo.
In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo.
Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo.
Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se ne andò, sotto il pretesto di un convegno.
Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera. Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra.
Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non ricorrere più a nuovi tentativi.
Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume. La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa.
Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte fischiando acutamente.
Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte tremasse.
Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una barca; ed ogni rumore della città cessò.
Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars. Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno!
Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto nuovo.
L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del lampione lo riconobbe: era Podgers.
Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò.